mercoledì, aprile 06, 2016

Attenzione alle inezie

Di Lev Trotsky, ottobre 1921


Il testo "Attenzione alle inezie", fa parte di una serie di interventi di Trotsky scritti agli inizi degli anni '20 in cui il rivoluzionario si interroga sul ruolo dell'individuo all'interno del processo di transizione verso il socialismo. In questo testo in particolare viene espressa una concezione della disciplina – militare, "quotidiana" e di partito – che di fatto si fonde con la concezione contemporanea della "cura" e del “prendersi cura di”: l'attenzione ai dettagli, agli oggetti e agli spazi privati e comuni diventano il terreno del riconoscimento dell'altro e del suo lavoro, dunque del suo esserci come parte del mondo; ma diventano anche lo strumento di emancipazione e responsabilizzazione del soggetto stesso, chiamato a prendere parte in prima persona del cambiamento, a farsi esso stesso cambiamento. È in questo senso che Trotsky critica e combatte aspramente il “burocratismo”, che lui definisce come «concentrazione sulla vuota forma, a spese, contemporaneamente, del contenuto e delle attività»; la sua è una lotta continua per l'affermazione dell'umanità sulla barbarie. Inoltre questo testo tocca un altro nodo importantissimo, ossia la battaglia contro gli sprechi e la conseguente educazione alla sobrietà.


L'economia è in rovina e va ricostruita. Il processo economico è il prodotto composito di tanti elementi e di innumerevoli dettagli, particolari e inezie. La ricostruzione dell'economia è possibile solo se concentriamo la massima attenzione su tali inezie. Questo noi non l'abbiamo fatto, o, al massimo, l'abbiamo fatto troppo poco. Il compito essenziale dell'educazione in ambito economico è quello di risvegliare, stimolare e acuire l'attenzione su questi bisogni particolari, banali e quotidiani dell'economia. Non lasciatevi sfuggire niente; prendete nota di tutto; fate i passi appropriati nel momento appropriato ed esigete che gli altri facciano lo stesso. Questo è il compito che abbiamo di fronte in tutti i campi della nostra attività di governo e del nostro lavoro in economia.

Rifornire l'esercito di stivali e uniformi nelle attuali condizioni dell'industria non è un compito semplice. Il nostro apparato di distribuzione è spesso soggetto a lunghi ritardi. Allo stesso tempo non vediamo pressoché nessuna attenzione o interesse per la conservazione delle uniformi e degli stivali esistenti o per la loro tempestiva riparazione. Difficilmente i nostri stivali vengono regolarmente lucidati. Quando chiedi perché, ricevi le più svariate risposte: a volte non c'è la cera per gli stivali; a volte non era stata consegnata in tempo; a volte gli stivali sono marroni e la cera è nera; e così via. Ma la ragione principale è l'assenza di un atteggiamento metodico verso le cose da parte sia dei soldati di truppa dell'armata rossa, sia degli ufficiali di comando e dei commissari.

Gli stivali non lucidati, particolarmente quando si bagnano, si asciugano dopo settimane e si logorano. La fabbrica rimane indietro e inizia a fare cuciture scadenti. I nuovi stivali si consumano prima del solito. Questo è un circolo vizioso. Ma una soluzione c'è ed è veramente semplice: gli stivali devono essere regolarmente lucidati, devono essere opportunamente allacciati, o altrimenti si sformeranno e si squarceranno o si consumeranno prima. Molto spesso noi roviniamo un buono stivale americano semplicemente perché non abbiamo dei lacci adatti. È possibile averli solo se continui a insistere; e se non ci sono i lacci, è perché nessuno sta prestando attenzione a tali inezie economiche. Ma è a partire da tali inezie che il tutto è stato creato.

Le inezie, accumulandosi e sommandosi, possono costruire o distruggere qualcosa di grande. Piccoli danneggiamenti di una strada lastricata, se non riparati in tempo, si ingrandiscono; piccoli buchi diventano solchi o fossati profondi. Essi rendono più difficoltosi i viaggi sulle strade. Causano danni ai carri, sfasciano automobili e camion e rovinano gli pneumatici. Una strada in cattive condizioni fa aumentare di dieci volte le spese rispetto al costo della sua riparazione. È proprio in questo modo che dettagli insignificanti causano la distruzione dei macchinari, stabilimenti industriali e case. Per conservarli c'è bisogno di un'attenzione instancabile e quotidiana per le inezie e per i dettagli. A noi manca questa vigilanza attiva perché manca l'economia appropriata e la formazione culturale. È necessario avere un'idea molto chiara di questo, che è il nostro principale difetto.

Frequentemente noi confondiamo l'interesse per i dettagli e per le inezie con il burocratismo. Fare questo è un enorme e grossolano errore. Il burocratismo è concentrazione sulla vuota forma, a spese, contemporaneamente, del contenuto e delle attività. Il burocratismo sguazza nel formalismo, nella pignoleria, ma non nei dettagli concreti. Al contrario il burocratismo abitualmente scansa i dettagli delle attività, quelle questioni di cui le attività stesse sono composte, ansioso solo di vedere che i conti tornino sulla carta.

La regola di non sputare o di non gettare i mozziconi di sigaretta nei corridoi o sulle scale pubbliche è un'«inezia», una piccola regola. Tuttavia, ha un grande rilievo culturale ed economico. Una persona che sputa sul pavimento o sulle scale mentre passa è uno zoticone dissoluto. Non potremmo mai ravvivare l'economia sulla base di cose simili.

A qualcuno, ripeto, può sembrare che la continua attenzione su tali fatti sia da petulanti, sia «burocratismo». Il negligente e il dissoluto amano nascondersi dietro la lotta contro il burocratismo. Dicono: «A chi interessa se i mozziconi di sigaretta vengono buttati sulle scale?». Questo atteggiamento è rivoltante. Buttare I mozziconi di sigaretta sul pavimento senza riguardo per la pulizia dimostra una mancanza di rispetto per il lavoro degli altri. Chi non ha rispetto per il lavoro degli altri non ha cura del suo stesso lavoro. Se vogliamo veramente sviluppare istituzioni basate sulla vita in comune, è imperativo che ogni uomo e ogni donna dedichino la massima attenzione all'ordine, alla pulizia e agli interessi della casa nel loro insieme. Altrimenti finiremo (come capita troppo frequentemente) con un lurido buco da pezzenti, piuttosto che con un'abitazione della comunità.

Dobbiamo ingaggiare una lotta instancabile e inflessibile contro tali trascuratezze e contro questa mancanza di cultura, con le parole e con i fatti, con la propaganda e con standard più alti, con l'esortazione e chiamando gli individui a rispondere del proprio comportamento. Coloro che tacitamente tollerano cose come sputare sulle scale o lasciare un cortile o una casa come un porcile sono cattivi cittadini e indegni costruttori della nuova società.

Nell'esercito tutte le caratteristiche positive e negative della vita nazionale sono concentrate nella maniera più vivida. Questo, inoltre, è vero anche in relazione al problema di educare le persone a essere parsimoniose. Questo può essere fatto attraverso gli sforzi reciproci di tutti i principali elementi dell'esercito stesso, dall'alto al basso, con la cooperazione degli elementi migliori tra gli operai e i contadini nel loro insieme.

Davanti a noi sta una battaglia importante: la lotta contro tutte le forme di negligenza, trascuratezza, indifferenza, imprecisione, incuria, mancanza di disciplina individuale, sperpero e spreco. Tutti questi sono solo gradi differenti e sfumature dello stesso male. Da una parte una mancanza di attenzione e dall'altra una sfrontatezza di bassa lega. Questo richiede una campagna estensiva, quotidiana, persistente, instancabile con tutti gli strumenti, come fu fatto nel caso della campagna contro la mentalità partigiana: agitazione, esempio, esortazione e punizione.

Il migliore dei piani, senza attenzione ai dettagli e ai particolari, è una mera perdita di tempo. Che valore ha, per esempio, il piano di battaglia più accuratamente esaminato se per trascuratezza arriva troppo tardi, o se viene copiato in modo sbagliato, o se viene letto con negligenza? Chiunque abbia ragione nei piccoli fatti avrà ragione anche in quelli grandi.










1 ottobre 1921

venerdì, marzo 18, 2016

La lotta per un linguaggio colto (Lev Davidovic Trotzkij, 1923)

Quella contro la volgarità non vuole essere solo una battaglia per la costruzione di un linguaggio "più inclusivo", ma rientra pienamente nella formazione rivoluzionaria e nel processo di costruzione di un nuovo mondo e di una nuova umanità; è dunque una battaglia di emancipazione, che delinea un processo di educazione tanto del sé quanto dell'altro. 
Trotsky intuisce e suggerisce in questo testo quello che poi diventerà uno degli slogan più potenti del femminismo odierno, e cioè che "il personale è politico"; ma il compagno Leone va ben oltre e inquadra questo principio nella prospettiva della rivoluzione permanente e della costruzione del comunismo.






Il linguaggio scurrile e la volgarità sono un lascito della schiavitù, dell’umiliazione e della mancanza di rispetto per la dignità umana, la propria e quella degli altri. Questo è in particolare il caso della scurrilità in Russia. La scurrilità russa tra le classi più basse era il risultato della disperazione, dell’amarezza, e soprattutto della schiavitù senza speranza e senza fuga. E la scurrilità delle classi più alte, quella che sgorga dalle gole della nobiltà, delle autorità, era il risultato delle regole di classe, dell’orgoglio degli schiavisti dal potere incrollabile.
La rivoluzione è prima di tutto un risveglio della personalità umana nelle masse, che si supponeva non avessero personalità. Malgrado la crudeltà occasionale e la crudele spietatezza dei suoi metodi, la rivoluzione è, innanzitutto e soprattutto, il risveglio dell’umanità, la sua marcia progressiva, ed è contraddistinta da un crescente rispetto per la dignità personale di ogni individuo e da un interesse costante-mente crescente per i deboli. Una rivoluzione non è degna del suo nome se, con tutti i mezzi e la forza a sua disposizione, non aiuta la donna a incamminarsi sulla strada del progresso individuale e sociale.
Una rivoluzione non è degna del suo nome se non si ha la massima cura possibile per i bambini, la futura generazione a beneficio della quale è stata fatta la rivoluzione. Come si può creare giorno dopo giorno, a piccoli passi, una nuova vita basata sulla mutua considerazione, sul rispetto, sulla vera uguaglianza delle donne, sulla cura efficiente dei bambini, in un’atmosfera avvelenata dalla fragorosa, rimbombante ed echeggiante scurrilità dei padroni e degli schiavi, quel bestemmiare che non risparmia nessuno e che non si ferma di fronte a niente? La lotta contro il «cattivo linguaggio» è una condizione della cultura intellettuale tanto quanto il combattere contro il sudiciume e i parassiti è una condizione della cultura del proprio corpo.
Finirla radicalmente con il linguaggio scurrile non è cosa semplice, considerando che il linguaggio sboccato ha radici psicologiche ed è un risultato degli ambienti incolti. Le abitudini psicologiche che si tramandano di generazione in generazione e impregnano l’atmosfera della vita sono veramente difficili da abbattere; d’altro canto da noi in Russia accade spesso che, fatto un violento slancio in avanti, si abusi delle nostre forze e poi si lascino andare le cose nel vecchio modo.
Come regola, che ovviamente ha delle eccezioni, gli uomini che usano un cattivo linguaggio disprezzano le donne e non hanno riguardo per i bambini. Questo non vale solo per le masse incolte, vale anche per la cosiddetta classe dirigente dell’attuale ordine sociale. E innegabile che, sei anni dopo l’Ottobre [la Rivoluzione d’ottobre del 1917, ndr], le vecchie forme prerivoluzionarie del linguaggio siano ancora in uso e siano quasi la moda più in voga. Quando fuori dalla città, in particolare da Mosca, i nostri dignitari considerano loro dovere usare un linguaggio forte, evidentemente pensano che ciò li metta a più stretto contatto con i contadini.
La nostra vita in Russia è fatta dei più sorprendenti contrasti, in economia come in tutto il resto. Nel centro più profondo del nostro paese, vicino a Mosca, ci sono migliaia di paludi, di strade impraticabili, e poco distante puoi inaspettatamente trovare una fabbrica che potrebbe impressionare un ingegnere americano o europeo per il suo equipaggiamento tecnologico. Contrasti simili abbondano nella nostra vita nazionale. Fianco a fianco a qualche vecchio tipo di profittatore ingordo e rapace, tornato in vita nell’attuale generazione, passato attraverso la rivoluzione e l’espropriazione, impegnato nel truffare e nell’arricchirsi in modo disonesto, mascherato e legalizzato, che presenta intatta, in ogni momento, la sua volgarità suburbana e la sua ingordigia, notiamo i migliori tipi di comunisti della classe operaia che dedicano le loro vite giorno per giorno agli interessi del proletariato mondiale e sono pronti a combattere in ogni momento possibile per la causa della rivoluzione in ogni paese, anche quello di cui, probabilmente, non sarebbero in grado di indicare la posizione geografica.
Oltre a questi contrasti sociali - l’ottusa bestialità e il più alto idealismo rivoluzionario - spesso assistiamo a contrasti psicologici in una stessa persona. Un uomo è un solido comunista devoto alla causa, ma le donne sono per lui solo «femmine», da non prendere in nessun senso seriamente. Oppure accade che un altro affidabile comunista, mentre discute di questioni nazionalistiche, cominci a parlare irrimediabilmente di argomenti reazionari. Per darci una spiegazione di questo dobbiamo ricordarci che parti diverse della coscienza umana non cambiano e non si sviluppano simultaneamente e su linee parallele. C’è una certa economia nel processo. La psicologia umana è particolarmente conservatrice per natura e il cambiamento dovuto alle domande e alla spinta della vita agisce in primo luogo su quelle parti della mente che ne sono direttamente coinvolte.
In Russia lo sviluppo sociale e politico degli ultimi decenni procedette in modo abbastanza inusuale, con sorprendenti passi da gigante, e questo dà una spiegazione della nostra attuale disorganizzazione e confusione, che non è solamente confinata all’economia e alla politica. Gli stessi inconvenienti sono manifesti nelle menti di molte persone, esprimendosi in una curiosa mescolanza di visioni politiche avanzate, ben ponderate e sentimenti, abitudini, per certi versi idee che sono una diretta eredità di ancestrali leggi interne. In generale la formula corretta per l’educazione e l’autoeducazione, soprattutto per il nostro partito, cominciando dall’alto, dovrebbe essere l’organizzare il fronte ideologico, cioè riplasmare tutte le aree della coscienza usando il metodo marxista. Ma qui ancora il problema è estremamente complicato e non può essere risolto solo dall’insegnamento scolastico e dai libri: le radici delle contraddizioni e delle incoerenze psicologiche risiedono nella disorganizzazione e nella confusione delle condizioni nelle quali vive la popolazione. La psicologia dopotutto è determinata dalla vita. Ma la dipendenza non è puramente meccanica e automatica: è attiva e reciproca. Di conseguenza il problema deve essere approcciato in molteplici modi diversi.
La battaglia contro il cattivo linguaggio è anche parte della lotta per la purezza, la chiarezza e la bellezza della lingua russa. Gli stupidi reazionari sostengono che la rivoluzione, se non l’ha completamente rovinata, causa un processo di deterioramento della lingua russa. In realtà c’è un’enorme quantità di parole in uso che sono state originate dal cambiamento, molte di esse sono espressioni provinciali perfettamente inutili, alcune contrarie allo spirito della nostra lingua. E malgrado tutto gli stupidi reazionari si stanno completamente sbagliando sul futuro della lingua russa, come su tutto il resto. Fuoriuscendo dallo sconvolgimento rivoluzionario, la nostra lingua verrà rafforzata, ringiovanita con un’accresciuta flessibilità e finezza. Il nostro linguaggio giornalistico prerivoluzionario, ovviamente burocraticamente ossificato e liberale, è già considerevolmente arricchito da nuove forme descrittive, da nuove espressioni più precise e dinamiche. Ma durante tutti questi anni burrascosi il nostro linguaggio è certamente diventato alquanto farraginoso e parte dei nostri progressi nella cultura dimostreranno, tra l’altro, la capacità di liberare il nostro linguaggio da tutte le parole e le espressioni inutili, e da quelle che non sono in armonia con lo spirito del linguaggio, mentre verranno preservate le indiscutibili e inestimabili acquisizioni linguistiche dell’epoca rivoluzionaria.
Il linguaggio è lo strumento del pensiero. La precisione e la correttezza del linguaggio sono condizioni indispensabili di un corretto e preciso pensare. Nel nostro paese la classe operaia è arrivata al potere per la prima volta nella storia. La classe operaia possiede una ricca quantità di esperienza di lavoro e di vita e un linguaggio basato su questo. Ma il nostro proletariato non ha avuto un sufficiente insegnamento scolastico per quanto riguarda il leggere e scrivere elementari, per non parlare dell’educazione letteraria. Questa è la ragione per cui l’attuale classe operaia al potere nonostante tutto non si è ancora levata con l’energia necessaria contro l’intrusione di nuove parole ed espressioni inutili, corrotte e a volte orribili.
Il linguaggio ha anche bisogno di igiene. E la classe operaia ha bisogno di una lingua sana non meno, ma un po’ di più delle altre classi: per la prima volta nella storia essa comincia a pensare in maniera indipendente sulla natura, sulla vita e sui suoi principi; e per pensare ha bisogno di un linguaggio chiaro e incisivo come strumento.


 Dalla “Pravda”, 16 maggio 1923 – ora in Leon Trotsky, La vita è bella, Chiare lettere, 2015

lunedì, marzo 07, 2016

SABATO 12 MARZO PRESIDIO CONTRO LA GUERRA DI FRONTE A CAMP DARBY


Il PCL aderisce e partecipa alle manifestazioni contro la guerra promosse per il 12 marzo, in continuità con le iniziative del 16 gennaio. Abbiamo lavorato sull'appello, chiedendo e ottenendo la rimozione di ogni passaggio che potesse sottintendere, fosse pure implicitamente, una posizione di tipo “campista” (di sostegno alla Russia di Putin, all'Iran e ad Assad). Perché una simile posizione avrebbe subordinato il movimento contro la guerra ad uno schieramento di potenze in guerra. Laddove è per noi fondamentale che il movimento contro la guerra si ponga in contrapposizione a tutti gli interessi imperialisti e a tutte le politiche di potenza, anche tra loro confliggenti, assumendo come unico riferimento le ragioni sociali e democratiche dei lavoratori e delle masse oppresse di ogni paese. 
L'impostazione ottenuta ha favorito l'allargamento del fronte promotore a soggetti che non avevano partecipato alle manifestazioni del 16 gennaio (come Sinistra Anticapitalista). Un allargamento unitario che consideriamo positivo. 
L'appello presenta ugualmente genericismi, e alcuni richiami da cui dissentiamo: come il riferimento ad un'Italia “neutrale” quale fattore di “pace”. L'Italia è un paese imperialista, tra paesi e potenze imperialiste. Nessun imperialismo può essere fattore di pace, quale che sia la sua collocazione diplomatica, perché si fonda sull'oppressione diretta o indiretta di altri popoli. Solo il rovesciamento dell'imperialismo, e dunque del capitalismo su cui si fonda, può liberare uno scenario di vera pace. Che è inseparabile dall'emancipazione e liberazione da ogni oppressione. 
Tuttavia, il limite pacifista dell'appello non cancella la sua valenza positiva e progressiva. Tanto più a fronte dei possibili preparativi di guerra in Libia, e della tragica continuità della macelleria siriana. Poniamo semmai l'esigenza di allargare il fronte della mobilitazione contro la guerra, fuori da ogni logica minoritaria, per trasformarlo in un fattore politico capace di incidere sullo scenario italiano. Per questo abbiamo proposto e proponiamo la ricerca attiva di una convergenza unitaria nella mobilitazione anche con forze e associazioni dell'"integralismo pacifista" (Zanotelli), così come con forze del movimento operaio e della sinistra, politica e sindacale. Per questo proponiamo comitati unitari contro la guerra che, nel rispetto delle diversità di posizioni e del loro confronto, siano capaci di aggregare in ogni territorio il fronte di mobilitazione più vasto. 
In ogni mobilitazione il PCL porterà il profilo complessivo della propria proposta indipendente: classista, internazionalista, socialista.

mercoledì, gennaio 20, 2016

Contro i licenziamenti politici: proseguire la lotta! Dalla DNA di Pontedera alle Officine Meccaniche Carraro di Padova: stessi nemici, stessa lotta.




La marcia indietro di DNA sui 4 licenziamenti esecutivi e sugli altri annunciati è sicuramente il frutto migliore della straordinaria mobilitazione che i lavoratori della DNA, insieme a quelli della Ceva e della Piaggio hanno messo in campo nei giorni scorsi, con scioperi e blocco dello stabilimento. Ma il licenziamento del compagno Sandro Giacomelli, delegato Cobas, rimane in piedi. Il ritiro dei 16 licenziamenti complessivi è un importante successo ma alla parola d'ordine "se toccano uno toccano tutti" si deve dare continuità con la lotta e non solo con la solidarietà.  Il fronte unico di lavoratori che si è mosso nei giorni scorsi è un valore da non disperdere ma anzi da rilanciare contro l'aggressione generalizzata del padrone.
I licenziamenti politici delle avanguardie nei luoghi di lavoro sono un obbiettivo strategico del padronato e della confindustria, ed è fondamentale che chi lotta per i lavoratori e le lavoratrici non ceda alla provocazione che vuole dividere i licenziamenti economici da quelli politici.

Il licenziamento del compagno Sandro è la conseguenza della sua attività sindacale e delle vertenze di cui è stato protagonista negli anni precedenti per la difesa dei contratti Full-Time e gli aumenti salariali. E' un caso analogo a quello del compagno Francesco Doro, membro del CC della Fiom e militante dell'area classista "Il sindacato è un'altra cosa - opposizione CGIL", licenziato dalle Officine Meccaniche Carraro col pretesto della crisi economica ma in realtà esclusivamente per la sua attività politica e sindacale dentro e fuori la fabbrica. 
In questa fase di feroce aggressione ai diritti e ai salari portata avanti dalla premiata ditta Governo Renzi e Confindustria segnata dal Jobs Act, dal testo unico sulla rappresentanza sindacale, dallo sfondamento del modello Marchionne nel pubblico impiego, la difesa delle avanguardie operaie e sindacali colpite è una parte cruciale della nostra battaglia.
In questo contesto non ci sono parole abbastanza negative per descrivere il comportamento di Landini e della burocrazia FIOM che invece di sostenere le avanguardie operaie e sindacali che tengono alta la testa e lo scontro, le combatte dal versante sindacale e fiacca la loro resistenza: come testimoniato dalla vicenda del compagno Destradis, delegato FIOM in FCA ed esponente de "Il sindacato è un'altra cosa - opposizione CGIL" che la burocrazia FIOM tenta di estromettere dal Comitato Centrale per la colpa di aver promosso scioperi e lotte contro gli straordinari comandati. Marchionne esige sabati e domeniche in fabbrica, estendendo lo sfruttamento di lavoratori e lavoratrici, per garantire continuità nella produzione e saturazione degli impianti. In questo modo, e solo in questo modo, spera di sviluppare un’azienda “drogata di capitale” (come lo stesso Marchionne la definisce), riducendo i debiti e distribuendo valore tra gli azionisti. 

Continuare la battaglia per il ritiro del licenziamento del compagno Sandro Giacomelli, di Francesco Doro e di tutte le altre avanguardie colpite dalla repressione padronale nei luoghi di lavoro è un dovere per il nostro partito e di tutte le forze sindacali e politiche che si pongono sul terreno della difesa degli interessi di classe, immediati e futuri; eliminare dai posti di lavoro i dirigenti delle lotte - nell'intento di cancellare le posizioni sindacali coerentemente intrasigenti - vuole dire colpire con maggiore facilità tutta la classe lavoratrice.



L’UNICA RISPOSTA CONCRETA ALLA DISOCCUPAZIONE ED AI LICENZIAMENTI È LA DISTRIBUZIONE DEL LAVORO TRA LAVORATORI E DISOCCUPATI, CON RIDUZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO A PARITÀ DI PAGA. 

LE VERTENZE CI SONO E ATTRAVERSANO TUTTA ITALIA, IL PASSO NECESSARIO PER VINCERE E' L'UNIONE DI TUTTE LE LOTTE IN UN FRONTE UNICO CONTRO CONTRO IL GOVERNO RENZI, PER RIBALTARE I RAPPORTI DI FORZA E RESPINGERE L'AGGRESSIONE PADRONALE!

lunedì, gennaio 18, 2016

CONTRO I LICENZIAMENTI AL POLO LOGISTICO PIAGGIO

Da questa mattina un nutrito gruppo di operai della Ceva, della Piaggio e della DNA, insieme a militanti politici e sindacali, tra cui i compagni del PCL, hanno iniziato il picchettaggio del cancello del Polo Tecnologico per chiedere il ritiro delle lettere di licenziamento del delegato Cobas Sandro Giacomelli e di altri 4 operai.
La DNA, in appalto alla CEVA (di fatto magazzino Piaggio esternalizzato negli anni '90), ha annunciato un totale di 16 licenziamenti, a cui cercherà di arrivare attraverso lo strumento del licenziamento individuale. Il licenziamento del compagno Sandro Giacomelli, colpito da una sequela di pretestuosi provvedimenti disciplinari, va inquadrato nell'ambito della sua attività sindacale e di lotta per il salario e i diritti, culminata con gli scioperi che negli ultimi anni avevano permesso di difendere i contratti full-time e di ottenere aumenti salariali.
I padroni dicono che non c'è lavoro e per questo devono licenziare e per meglio far sentire la loro voce licenziano e colpiscono con provvedimenti disciplinari i lavoratori che svolgono attività sindacale e che si battono contro le politiche anti-operaie del padronato e dei suoi governi. Così è per il compagno Sandro Giacomelli della DNA, come per il compagno Doro, membro del CC della Fiom e animatore dell'area classista "Il sindacato è un'altra cosa - opposizione CGIL", licenziato dalle Officine Meccaniche Carraro col pretesto della crisi economica ma in realtà esclusivamente per la sua attività politica e sindacale dentro e fuori la fabbrica.
Sostenere la battaglia per il ritiro dei licenziamenti in DNA è un dovere per il nostro partito e di tutte le forze sindacali e politiche che si pongono sul terreno della difesa degli interessi di classe, immediati e futuri; eliminare dai posti di lavoro i dirigenti delle lotte - nell'intento di cancellare le posizioni sindacali coerentemente intrasigenti - vuole dire colpire con maggiore facilità tutta la classe lavoratrice.
I padroni dicono che non c'è lavoro ma questo NON E' VERO!
L’UNICA RISPOSTA CONCRETA ALLA DISOCCUPAZIONE ED AI LICENZIAMENTI È LA DISTRIBUZIONE DEL LAVORO TRA LAVORATORI E DISOCCUPATI, CON RIDUZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO A PARITÀ DI PAGA.
LE VERTENZE CI SONO E ATTRAVERSANO TUTTA ITALIA, IL PASSO NECESSARIO PER VINCERE E' L'UNIONE DI TUTTE LE LOTTE IN UN FRONTE UNICO CONTRO CONTRO IL GOVERNO RENZI, PER RIBALTARE I RAPPORTI DI FORZA E RESPINGERE L'AGGRESSIONE PADRONALE!