lunedì, settembre 15, 2014

11 SETTEMBRE 1973: Intervento di Marco Ferrando a Castiglion Fiorentino sul Golpe di Pinochet dell'11 settembre 1973 in Cile.

UCRAINA, TRA GUERRA E REAZIONE: INTERVISTA A YURI SHAKHIN (PROTY TECHII - CONTROCORRENTE)

La situazione ucraina è di nuovo sull'orlo di un'ulteriore precipitazione. Mentre l'obiettivo dell'assedio finale ad est potrebbe risolversi in una resa dei conti, in stile ceceno, senza possibilità di uscita per Donetsk, una permanente guerriglia a bassa tensione è ciò che resta e che minaccia costantemente la tregua seguìta ad una battaglia strategica come quella di Mariupol', porto sul mare di Azov, prima offensiva che sia mai stata tentata da Donetsk, a fine agosto. Il tutto mentre Poroshenko lavora al coinvolgimento della NATO e fa sfoggio di volontà revansciste ("La Crimea tornerà ad essere ucraina").
Degli sviluppi degli ultimi mesi ad est e ad ovest e dell'intera situazione abbiamo parlato a fine agosto, in occasione del campeggio internazionalista del Partito Operaio Rivoluzionario (DIP), in Turchia, con Yuri Shakhin dell'organizzazione marxista rivoluzionaria Proty techii (Controcorrente), vicina al Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale, di cui il PCL è sezione italiana.
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Qual è la situazione generale dell'Ucraina occidentale e del sud? Come descriveresti la fase attuale?


Dopo la vittoria di Maidan e l'annessione russa della Crimea, c'è stata nell'Ucraina centro-occidentale e del sud una grande ondata di nazionalismo e di patriottismo. Il governo temporaneo di Yatseniuk l'ha utilizzata con molta sapienza, ai suoi fini, per unire tutto il popolo ucraino attorno ad esso. Insomma, per legittimarsi e rafforzarsi. Hanno fatto in modo che le attività e le manifestazioni antigovernative venissero viste come attività organizzate e gestite direttamente da Putin. In estate questa ondata di nazionalismo è ulteriormente aumentata. Ogni dimostrazione di opposizione è stata dichiarata ostile in quanto "russa". Questa propaganda ha avuto effetto ed è penetrata tra i cittadini. Ad esempio, in molti ad Odessa pensano seriamente che i morti della strage del 2 maggio fossero davvero agenti russi. L'opinione pubblica pensa che in questo momento l'Ucraina sia aggredita dalla Russia, che sia la Russia ad attaccare.

In questo quadro, qual è l'azione e il ruolo delle opposizioni al regime di Kiev?


Le opposizioni, nell'ovest, nel centro e nel sud del Paese, esistono sono solo su internet. Ma il governo sta correndo ai ripari. Ormai il governo controlla tutto, tutti i mezzi di comunicazione, nazionali ma anche regionali. In ogni caso, le mobilitazioni di massa che ancora c'erano in primavera, adesso non ci sono più. Adesso stiamo assistendo a manifestazioni contro la guerra, che poi sono l'unico genere di manifestazioni che hanno luogo. Queste manifestazioni sono di due tipi: c'è chi protesta contro la guerra in quanto tale e chi protesta contro la partecipazione dei propri parenti alla guerra. Il secondo tipo di manifestazione è molto diffuso. Il governo non dà informazioni su queste proteste. Ciò che è interessante è vedere che queste manifestazioni avvengono nelle provincie dell'estremo ovest, in città come Chernivtsi, Verkhovyna, Berehove, Lviv, città dove non solo non c'è mai stato nessun tipo di manifestazione di opposizione dopo Maidan, ma che anzi avevano fornito supporto attivo a Maidan, dato che molti supporter venivano da lì. Mentre adesso vedono che il governo non fa gli interessi dei lavoratori, ma che invece li manda in guerra.

Quali sono le posizioni espresse da questi manifestanti?

La gente dice: "Siamo patrioti, ma non vogliamo combattere", oppure: "Date armi buone ai nostri figli". La legge ucraina stabilisce che i soldati debbano ricevere salari alti, e in caso di morte, che debbano ricevere una cospicua ricompensa. Ma il fatto è che il governo di Kiev non ha soldi, per cui non possono stipendiare i soldati. Quindi il governo cerca di aggirare la cosa dicendo che i soldati sono volontari. Cioè facendo figurare l'esercito regolare come esercito di volontari. Il governo ha organizzato tre grandi campagne di reclutamento. L'ultima è iniziata alla fine di luglio. La prima era stata a marzo, ed aveva avuto un certo successo. Quella di luglio invece, si è risolta quasi in un fallimento. Gli uomini fuggono per non essere costretti alle armi. L'apparato dell'esercito è costretto a cercare i "volontari" e a farli reclutare con la forza.

A quale apparato ti riferisci?

Parlo dell'apparato dell'esercito statale, regolare. L'esercito ucraino è stato indebolito con la fine dell'URSS. L'Ucraina decise di dismettere e depotenziare l'esercito e di aumentare e potenziare la polizia, che infatti è molto forte. Come Controcorrente, abbiamo condotto un'indagine in materia, e ne abbiamo dedotto che i governi ucraini post-sovietici hanno coscientemente perseguito questo obbiettivo perché volevano prepararsi a gestire la situazione interna, a sorvegliare e reprimere la popolazione ucraina.

Qual è l'attività, ad oggi, di Svoboda e Pravyi Sektor?

Oggi la loro attività è concentrata sulla guerra ad est. I loro militanti sono nel Donbass. In questo mese (agosto, ndr) sono stati riconosciuti e legalizzati i loro gruppi armati, che sono stati irregimentati nella polizia. In pratica, alle loro milizie sono stati conferiti i gradi della polizia e svolgono funzioni di polizia. Nel resto del Paese, centro, ovest e sud, Svoboda e Pravyi Sektor non sono più presenti come in primavera; la loro attività in queste zone è diminuita.

Puoi parlarmi della situazione di Donetsk e Lugansk?

Ciò che viene conosciuto con i nomi di Repubblica Popolare di Donetsk e Repubblica Popolare di Lugansk è nei fatti una federazione, dal momento che hanno trovato una loro unità, in primo luogo di funzione difensiva, e si sono autodenominati Federazione della Nuova Russia. A livello politico ci sono differenze fra loro, ad esempio fra le loro costituzioni. Quella della repubblica Popolare di Donetsk è simile alla costituzione sovietica del 1977. Queste "repubbliche" non hanno avuto tempo e modo di sviluppare un apparato amministrativo civile. C'è una prevalenza dell'apparato militare, anche rispetto alle funzioni amministrative civili. I leader dell'apparato militare sono allo stesso tempo i leader politici. Non ci sono partiti politici veri e propri, in quanto l'aspetto militare, legato alla necessità della resistenza contro il governo di Kiev e i fascisti, prevale sugli aspetti della vita politica. Il pericolo, in questa situazione di emergenza, è che si formino regimi autoritari. Erano previste elezioni a settembre, indette a maggio. All'interno delle Repubbliche Popolari ci sono posizioni e orientamenti politici differenti. Sappiamo che a Lugansk si è formato di nuovo il Partito Comunista (il PCU, Partito Comunista Ucraino, di tradizione nazional-stalinista, perseguitato dopo Maidan, ndr). Il presidente del Parlamento della RPD è un ex PCU. Anche Borot'ba è presente, e ha deciso di cambiare nome in Movimento Comunista della Nuova Russia.

Nell'evoluzione che a partire da Maidan ha portato alla formazione delle Repubbliche, che tipo di rapporto c'è stato e c'è tra le Repubbliche, appunto, e la popolazione locale?

Subito dopo Maidan all'est nessuno voleva la guerra. All'inizio dell'insurrezione la maggior parte della popolazione era passiva. Ma quando l'esercito ucraino iniziò ad attaccare, la situazione cambiò in fretta. Il sostegno della popolazione cominciò a manifestarsi. Si calcola che oggi le Repubbliche godano, sul piano militare, di circa ventimila miliziani.

E prima dell'attacco del governo quanti erano i miliziani?

Fino a maggio fra i tre e i cinquemila.

E i lavoratori come hanno reagito? Che rapporto c'è con l'insurrezione?

Anche i lavoratori erano passivi, fino alla formazione delle Repubbliche. Le prime attività di una certa consistenza risalgono a fine maggio, dopo la proclamazione d'indipendenza, con le prime manifestazioni a favore delle Repubbliche. A partire da allora, i lavoratori hanno iniziato a partecipare attivamente alle milizie. Il primo segnale di una presenza sociale dei lavoratori arriva con le dichiarazioni dei minatori, e con la lettera aperta di luglio. Il proletariato della regione ha sin da subito manifestato per la fine della guerra. In queste dichiarazioni i lavoratori hanno chiesto quale fosse lo scopo vero di questa guerra, ma nessuno ha risposto loro, neanche ad est.

Si può parlare di sostegno politico dei lavoratori alle Repubbliche Popolari e alle loro dirigenze?

Come ho già detto, c'è diversità di posizioni all'interno delle Repubbliche. I lavoratori, pur essendo schierati dalla parte della resistenza al governo di Kiev, non trovano risposta ai loro interessi. Anche se hanno consentito a Borot'ba di gestire alcune fabbriche e di combattere all'interno delle milizie, i vertici degli insorti hanno altre posizioni. Parlando delle nazionalizzazioni e del controllo operaio, Aleksandr Zakharchenko, il Primo Ministro della Repubblica Popolare di Donetsk, in parlamento si è rivolto ai comunisti dicendo: "Non sperate di fare come in URSS!"

Come si spiega, allora, che il sostegno alle Repubbliche continui ad essere garantito, da parte dei lavoratori? Come è possibile che ci sia questo contrasto fra la base e i vertici?

Si spiega con il fatto che la leadership politico-militare delle Repubbliche Popolari è fondamentalmente piccolo borghese. E ciò spiega anche la presenza fra gli insorti e nella stessa leadership di posizioni grandi russe e di estrema destra. Ciò costituisce la principale contraddizione politica all'interno delle repubbliche, e se i lavoratori prenderanno l'iniziativa sarà motivo di una tensione sempre maggiore.

Qual è la visione che Controcorrente ha della Russia?

La Russia è essa stessa parte delle tensioni e delle contrapposizioni che si accumuleranno fra gli interessi del proletariato e la politica seguita dai vertici delle Repubbliche Popolari.

Voi avete definito la Russia stato imperialista.

Sì, per noi il completo ristabilimento della proprietà privata e lo sviluppo del capitalismo hanno portato la Russia ad essere uno stato imperialista. Oggi la Russia ha raggiunto un livello di allargamento del proprio capitale interno e della propria produzione che gli consente di esportare merci e capitale al di fuori dei suoi confini.

C'è chi sostiene che non basti l'esportazione di merci e capitale per caratterizzare un Paese come imperialista.

È vero, ma nel caso della Russia noi vediamo che, oltre a ciò, il capitale industriale è strettamente connesso al capitale bancario non solo russo, ma mondiale. E questo, secondo Lenin, è una delle caratteristiche distintive dell'imperialismo.

Per concludere, come dovrebbero intervenire in questa situazione i rivoluzionari? E come valuti lo sviluppo dello scontro con il governo?

Bisogna intervenire tra i lavoratori e nella base attiva delle Repubbliche Popolari, tenendo però conto delle difficoltà di cui ho parlato. Ma il fronte va allargato ad ovest. È necessario che all'iniziativa dei lavoratori dell'est si unisca il proletariato dell'ovest. È difficile dire quale sarà il corso degli eventi, ma non penso che, in queste condizioni, le Repubbliche potranno resistere ancora per più di un anno o un anno e mezzo.

mercoledì, settembre 10, 2014

NAPOLI E CARABINIERI. RIVOLUZIONARI E STATO

Uno “scontro” inedito fra corpi militari dello Stato e governo Renzi sul terreno economico e contrattuale. Un ragazzo assassinato per mano dei carabinieri in un quartiere di Napoli.
La minaccia di uno sciopero unitario dei corpi militari, carabinieri inclusi, contro il governo. La ribellione popolare e giovanile di un quartiere contro i carabinieri e i corpi repressivi dello Stato.

L'intreccio concentrato di questi fatti, in pochi giorni, ripropone l'attualità di un chiaro orientamento classista : non puramente “antagonista”, ma rivoluzionario. Nell'impostazione e nella prospettiva.


FORZE DELL'”ORDINE”... PER QUALE ORDINE?

Il PCL denuncia innanzitutto la natura e funzione reale dei corpi repressivi dello Stato.

I fatti di Napoli, l'ennesimo colpo mortale “ accidentale” contro un giovanissimo proletario di un quartiere degradato, illustra una volta di più l'ipocrisia della propaganda borghese sulle cosiddette forze dell'”ordine”. L'”ordine” che quelle forze sono chiamate istituzionalmente a difendere è quello della società borghese. Sia che si tratti di reprimere lotte sociali e movimenti di ribellione contro oppressione e sfruttamento ( con una intensificazione strisciante ma progressiva negli anni di crisi); sia che si tratti di gestire i “normali” rastrellamenti e controlli su migranti senza difese e senza diritti, rendendo ancor più impossibili vite impossibili; sia che si tratti di amministrare la miseria quotidiana di quartieri spogliati di tutto ( lavoro, ritrovi, svaghi, vita) e quindi consegnati agli affari di camorra ( intrecciata fisiologicamente al capitale finanziario); al business dei giochi d'azzardo ( su cui lo Stato borghese cinicamente lucra); alla disperazione della solitudine e dell' eroina ( fonte del massimo saggio di profitto e della massima accumulazione finanziaria del capitale).

Tutto ciò che fanno i singoli poliziotti, in un quartiere, si riduce a questo? No, evidentemente. Ma questa è la funzione istituzionale dell'ordine. Il poliziotto che tutela dal rischio di furto illegale la “borsa della vecchietta”, tutela innanzitutto l'ordine legale che rapina quella borsetta ogni giorno, per mano del governo in carica, per conto dei capitalisti e delle banche.

Polizia e Carabinieri non difendono la “sicurezza” della società contro la “delinquenza”, come vogliono le rappresentazioni da cartolina. Difendono la delinquenza della società capitalista, e quindi l'insicurezza delle sue vittime. Se necessario, come si vede, con metodi delinquenti. Non difendono la “Legge” come principio astratto, al di sopra delle classi. Difendono l'ordinaria legalità della follia capitalista. Se necessario, come si vede, con manifeste illegalità.

Il monopolio della violenza che lo Stato assegna a Polizia e Carabinieri, è lo strumento legale di questa funzione e dei suoi crimini. Cucchi, Aldovrandi, Davide Bifolco, sono solo il manifesto di questa verità rimossa. Che di tanto in tanto emerge nelle pieghe di qualche caso di clamore, ma poi ridiscende nel sottobosco ordinario del buon senso istituzionale. Protetto dal silenzio delle sinistre riformiste, dal quieto vivere delle loro complicità assessorili , o addirittura dalla loro subordinazione a culture questurine ( Ingroia docet).


PER UN ALTRO ORDINE, UN'ALTRA FORZA.

Il PCL non si accoda all'ipocrisia liberale che chiede alle “forze dell'ordine” il rispetto “ della propria funzione ”. Nè all'invocazione giustizialista di una “pace tra società e Stato”(De Magistris). Nè all'eterna richiesta (illusoria) di “una riforma democratica della polizia” borghese; né infine alle richieste supplichevoli... di un numero identificativo per gli agenti “a tutela dei manifestanti, e degli stessi poliziotti per bene” ( come se queste“soluzioni” risparmiassero vite, repressioni e crimini nei tanti paesi in cui vigono; come se non si ritorcessero paradossalmente su chi le propugna con richieste speculari di “numero identificativo” per i manifestanti e nuove lesioni di libertà).

Un partito rivoluzionario che si batte per rovesciare la dittatura dei capitalisti non difende i “corpi di uomini in armi” ( Engels) preposti a difenderla. Nè illude i proletari che possano funzionare diversamente. Fa l'esatto opposto. Denuncia la loro natura reale. Fa leva su ogni “caso” di clamore per spiegare che non si tratta di un “caso” ma dell'espressione- fosse pure “casuale” e “incidentale”- di una funzione generale e strutturale. Partecipa in prima linea ad ogni manifestazione di massa, di protesta e di rabbia, contro i corpi repressivi dello Stato e la loro brutalità, come a Napoli in questi giorni. Sviluppa un'aperta agitazione e propaganda di massa, tesa a sviluppare una coscienza di classe anti statale nei più ampi strati proletari , e a evitare (oltretutto) che la rabbia sociale possa essere capitalizzata o incanalata da forze equivoche e/o reazionarie ( magari camorriste).

Lo diciamo chiaro: un governo dei lavoratori, basato sulla loro organizzazione e la loro forza, scioglierà gli attuali corpi di Carabinieri e Polizia. Non avrà bisogno di “corpi di uomini in armi” come organi separati dalla società, posti a salvaguardia dello sfruttamento di una classe sull'altra. Non avrà bisogno di spendere 20 miliardi l'anno ( questo è oggi il costo annuale complessivo delle cinque forze dell' ”ordine” in Italia) per proteggere il fortino del privilegio sociale di un pugno di ricchi, oltretutto criminogeno. Potrà invece sviluppare una struttura di autodifesa dei lavoratori e delle lavoratrici, legate ai loro luoghi di lavoro e di vita. Potrà organizzare una milizia operaia e popolare mille volte più radicata sul territorio, mille volte più deterrente ed efficace contro il vero crimine, mille volte più democratica e socialmente controllabile. Una milizia che non avrà bisogno di ufficiali, gradi, stellette e medaglie per ottenere la disciplina interna della “truppa” e l'”obbedienza”dei quartieri. La sua forza sarà il suo prestigio sociale presso i lavoratori ,i giovani, le donne, gli anziani, quale strumento di tutela dei loro diritti e conquiste, contro chiunque voglia insidiarli nella loro pacifica quotidianità. Una quotidianità finalmente liberata dalla legge del capitale e dunque dai crimini ( “legali o illegali”) del profitto.

E' in questa prospettiva rivoluzionaria- e solo in essa- che acquista un senso intervenire nelle contraddizioni interne all'apparato dello Stato.


I CARABINIERI E MATTEO RENZI

L'attuale aspirante Bonaparte minaccia il blocco contrattuale di tutto il pubblico impiego, e in esso del trattamento economico di Polizia e Carabinieri.

Per finanziare il debito pubblico alle banche, rispettare i patti europei del capitale finanziario, continuare a destinare ai capitalisti decine di miliardi l'anno, e in più finanziare le proprie truffe elettorali, il premier bullo Matteo Renzi chiede sacrifici ai propri “sbirri “. Cioè ai tutori istituzionali dell'attuale ordine sociale .

I capi di Polizia e Carabinieri “protestano” e minacciano per la prima volta nella storia repubblicana uno sciopero unitario contro il governo. Il loro scopo è trattare una eccezione per la propria corporazione, con un messaggio inequivoco a Renzi:

“Comprendiamo il blocco per i normali lavoratori statali, capiamo e sosteniamo le politiche di sacrifici per gli operai, precari, disoccupati, siamo noi che difendiamo nelle piazze ogni giorno quelle politiche, siamo noi che facciamo scudo ogni giorno ai governi che le propugnano, contro la sofferenza e l'odio sociale che suscitano. Abbiamo dunque diritto a una eccezione. Pagateci il ruolo eccezionale che noi svolgiamo al vostro servizio e al servizio dei capitalisti che voi rappresentate. Già lo avete fatto quando ci avete esentato dalla legge Fornero sulle pensioni. Fate un'altra eccezione, e sarete ricompensati. Se non lo farete rischiate di trovarvi a corpo nudo di fronte alla società che umiliate . E faticheremo a controllare la nostra stessa truppa . Con i rischi del caso. Guardate a Napoli..”.

Il governo è scosso. La stampa borghese che ogni giorno chiede più rigore e sacrifici contro gli operai e i dipendenti pubblici, nel nome della “lotta agli sprechi” e del taglio della spesa pubblica, chiede al governo di fare... eccezione per Polizia e Carabinieri. Il “rigoroso” Padoan è alla ricerca di una soluzione. Il ministro Alfano cerca di salvare un piccolo bacino di voti. Il premier bullo ostenta fermezza ma cerca sottobanco una via d'uscita. Gli alti comandi militari lavorano per trovargliela cercando al tempo stesso di non perdere la faccia con la propria truppa. E' una strettoia difficile

Affari loro. Ma non solo..


UNA POLITICA RIVOLUZIONARIA VERSO LE CONTRADDIZIONI DELLO STATO

Il PCL rifiuta ogni eccezione corporativa nel nome dell'”ordine pubblico”.
Ci battiamo e ci batteremo per la più ampia ribellione di massa contro il blocco contrattuale per milioni di lavoratori e lavoratrici del pubblico impiego, e più in generale contro le politiche di austerità e sacrifici a vantaggio dei capitalisti, italiani ed europei. La combinazione del mantenimento di questo blocco e di una “eccezione” per i Carabinieri sarebbe una provocazione scandalosa : significherebbe che lo Stato privilegia i tutori istituzionali dell'ordine sociale che impone contro le vittime sociali di quell'ordine, e proprio in funzione della difesa di piazza di quell'ordine.

Al tempo stesso, paradossalmente, ogni concessione che lo Stato dovesse fare agli “sbirri”, rischia obiettivamente di trasformare una eccezione nella rottura di una diga. “Perchè sì ai Carabinieri, e non a noi insegnanti, infermieri, postini, ..?”, così potrebbero ragionare milioni di lavoratori e lavoratrici. Questa è la preoccupazione del governo. Quella di una frana incontrollabile e pericolosa per la stessa tenuta dell'ordine pubblico. Da qui la resistenza e le difficoltà.

Il diavolo fa la pentola ma non i coperchi. Di certo il coperchio non lo metteranno i rivoluzionari.

Saremo nelle piazze di autunno dalla parte dei lavoratori contro il governo e contro lo Stato. Ci inseriremo in ogni contraddizione dell'avversario per allargare il fronte di massa e sviluppare coscienza. Costruiremo ove necessario e maturo strutture ed esperienze di autodifesa di massa contro la repressione. E qualora si sviluppassero manifestazioni di poliziotti contro il governo, interverremo senza riserve con un volantino politico antigovernativo:” Governo e Stato vi usano contro i lavoratori e finiscono con lo spremere anche voi come limoni, pur di onorare gli interessi del capitale finanziario. I vostri comandi cercano il compromesso col governo contro di voi, per continuare a usarvi contro di noi lavoratori. Noi vi diciamo: ribellatevi al governo e unitevi ai lavoratori..”.

Una politica rivoluzionaria è tale se entra da ogni lato nelle contraddizioni della società borghese. Se in ogni contraddizione sviluppa la prospettiva della rivoluzione come prospettiva storica reale, non come riferimento letterario e ideologico. E' ciò che differenzia il PCL non solo dalla sinistra riformista, ma anche dall'antagonismo di nicchia. E' ciò che fa del PCL l'asse di costruzione del partito rivoluzionario in Italia.