giovedì, marzo 27, 2014

MOBILITAZIONE IMMEDIATA CONTRO DECRETO LAVORO

Il decreto del governo Renzi sul lavoro- da oggi effettivo- è un nuovo colpo drammatico alle condizioni della giovane generazione. La precarizzazione si fa generale e definitiva, senza limiti temporali , tutele legali, protezioni sindacali, contenuti formativi. Nessun governo precedente avrebbe potuto osare tanto. Se può provarci Renzi , dietro lo schermo truffa degli 80 euro, è grazie alla complicità o la passività delle sinistre politiche e sindacali. 

Non bastano le “critiche” platoniche al decreto, tanto più dopo aver esaltato i provvedimenti di Renzi come “giorno di festa” ( Camusso) o “ positivo cambiamento”( Landini) o “momento di svolta” ( Vendola). E' necessaria una mobilitazione di massa in tutta Italia per il ritiro immediato del decreto, per l'abolizione di tutte le leggi di precarietà, per la ripartizione del lavoro esistente, per un piano di nuovo lavoro. 

Camusso, Landini, Vendola, cessino di corteggiare un aspirante Bonaparte. E uniscano in una lotta generale (e vera) lavoratori, precari, disoccupati. Fuori da questa scelta, resta solo il loro semaforo verde al governo. Nella speranza ( vana) di essere prima o poi chiamati a corte.

domenica, marzo 23, 2014

GRILLO DIFENDE LE RENDITE FINANZIARIE

Non c'è niente da fare. Il cuore di Grillo batte dov'è il suo portafoglio. 
La difesa delle rendite finanziarie è emblematica 

Com'è noto Renzi ha elevato dal 20% al 26% il prelievo fiscale sulle rendite finanziarie. A che scopo? Per finanziare il taglio parziale dell'Irap . In effetti c'è da indignarsi: altri 3 ai 4 miliardi di euro che escono dalla tasca sinistra per finire nella tasca destra della stessa giacca. La giacca del padrone: di chi ha ottenuto per decreto- parallelamente- la precarizzazione totale del lavoro. Una vergogna. 

Ma Grillo si indigna per la ragione opposta. Non per il fatto che il ricavato finisce nelle tasche dei ricchi. Ma per il fatto... che si tassano le rendite finanziarie. “E' immorale!” ha gridato, e una volta tanto, c'è da scommettere, non è una recita. Come non fu una recita la sua reazione scandalizzata sui controlli fiscali a Cortina. Come non è una recita il suo plauso alla cancellazione delle tasse per le multinazionali del web. 

E' che questo vendicatore miliardario dei torti dell'umanità, che chiede i voti degli operai ( e molto spesso purtroppo li ottiene), non può sopportare che si tassi il capitale. Neppure per una innocua partita di giro. Neppure per una finzione propagandistica. E' proprio il principio che non gli va giù... quando si tratta del portafoglio suo e dell'ambiente della sua classe.

domenica, marzo 02, 2014

L'UCRAINA NELLA MORSA DI LIBERAL-FASCISTI E IMPERIALISMO RUSSO

La formazione di un governo ucraino reazionario filo europeo, sottoprodotto di una rivolta di massa a egemonia fascista o semifascista, ha generato come contraccolpo la mobilitazione della minoranza russofona nell'est del Paese, ed in particolare in Crimea. Aprendo il varco ad un possibile incipiente intervento militare dell'imperialismo russo e del suo governo bonapartista. 

Nessuno dei due campi che si fronteggiano, ha una valenza progressiva per i lavoratori ucraini. Nessuno dei due merita il sostegno dei marxisti rivoluzionari e del proletariato ucraino, russo e internazionale. 

Non ha certo un ruolo progressivo il campo del nuovo governo borghese ucraino, sostenuto dal movimento di piazza Maidan. L'aspetto di difesa della “indipendenza dell'Ucraina” è oggi secondario rispetto alla natura liberal fascista delle forze dominanti a Kiev, segnate dalla presenza di un nazionalismo reazionario, russofobo e antisemita. Peraltro gli imperialismi europei che appoggiano questo governo, mirano a usarlo come nuovo cappio al collo della popolazione ucraina per estorcerle ulteriori pesantissimi sacrifici. Ogni cosiddetto “aiuto” economico del FMI e/o dell'Unione (peraltro ristretto a causa della crisi U.E.) sarà pagato dai lavoratori ucraini con una nuova stretta sul pagamento del debito pubblico alle banche europee, e quindi con nuovi colpi a salari, pensioni, servizi. Il nazionalismo ucraino sarà usato come leva dell'ennesima subordinazione dell'Ucraina contro la sua classe operaia dell'ovest e dell'est, e contro la popolazione povera dell'intero Paese. 


Ma un ruolo progressivo non l'ha neppure il campo opposto russofilo. 
La mobilitazione della popolazione russofona contro la minaccia nazionalista reazionaria ucraina ha in sé una sua legittimità. In particolare la Crimea – inserita in Ucraina dall'Urss di Krusciov nel 1954 – ha diritto alla propria autodeterminazione. Ma le istanze russofile sono oggi la leva di manovra di altre forze e interessi. Di parte della vecchia oligarchia capitalista mafiosa, arricchitasi con 20 anni di spoliazione del popolo ucraino, dell'ovest e dell'est; e soprattutto del nuovo imperialismo russo del bonaparte Putin, che punta a controbilanciare la disfatta di Kiev con lo sviluppo di un proprio più diretto controllo politico, economico, e militare sull'est dell'Ucraina: innanzitutto sulla Crimea, che ha una collocazione strategica centrale per l'imperialismo russo, perchè si affaccia sul mare; e più in generale sulle risorse industriali del Paese concentrate soprattutto nelle sue regioni orientali. Peraltro non è un caso se Putin gode nell' “operazione Ucraina” del sostegno attivo dei circoli nazional fascisti della “grande Russia” (Zirinovsky). E se all'interno della stessa mobilitazione russofila dell'est ucraino, è presente una componente sciovinista grande russa contro le proprie minoranze nazionali (in particolare i Tatari). 

Questa situazione complessiva conferma la crisi drammatica del movimento operaio ucraino, oggi assente in quanto classe dallo scenario politico. Gravi sono le responsabilità del Partito Comunista e del Partito Socialista ucraini, che pur disponendo di una certa forza, non si sono mai adoperati per l'organizzazione della classe operaia su basi politiche indipendenti. 

La rivoluzione bolscevica del 1917 aveva dato l'indipendenza all'Ucraina. La restaurazione capitalista, preparata dallo stalinismo, ha consegnato l'Ucraina ai suoi pretendenti imperialisti e ai loro diversi disegni. Gli avvenimenti ucraini ripropongono dunque una volta di più il bilancio storico generale del 900, e la necessità di costruire una nuova direzione del movimento operaio, su scala internazionale e in ogni Paese. 

Solo la classe operaia ucraina, dell'ovest e dell'est, può spezzare la morsa che oggi si stringe attorno al Paese e dare una soluzione storica progressiva alla sua crisi. Solo una nuova direzione marxista rivoluzionaria può dare una prospettiva indipendente al movimento operaio ucraino. 

Nè col bonapartista Putin. Nè coi liberalfascisti di Kiev. 

Contro il governo di Kiev, le forze reazionarie che lo sospingono, e gli imperialismi occidentali che lo manovrano. 
Contro la vecchia oligarchia capitalista parassitaria, l'imperialismo russo di Putin, i suoi disegni strategici. Per una Repubblica dei lavoratori in Ucraina. 

Per una Ucraina socialista unita – con il rispetto dei diritti nazionali della minoranza russofona, e dello specifico diritto di autodeterminazione della Crimea – nella prospettiva degli Stati Uniti Socialisti d'Europa.

M5S Al fianco del governo Renzi, su delega fiscale e multinazionali miliardarie del web






Ricordate l'opposizione barricadiera dei grillini, sotto i riflettori dei media, contro il famigerato decreto su Bankitalia? Occupazione con fazzoletti al volto dei banchi del governo, grida concitate di sdegno(“7 miliardi alle banche, vergogna!), denuncia vibrata del governo Renzi come “governo delle banche”... Ebbene: è stata solo propaganda d'immagine per raccattare i voti degli ingenui e sfruttare il loro odio sacrosanto contro le banche strozzine. 

La prova è nei fatti. Che sono impietosi. E fanno a pezzi i ciarlatani. 

Atto Primo. 
Giovedì 27 Febbraio i gruppi Parlamentari M5S si sono astenuti sulla “delega fiscale” al governo Renzi. In poche parole hanno dato via libera al “governo delle banche”. Cos'è la delega fiscale? E' uno strumento decisivo che il governo ha chiesto e ottenuto dal Parlamento per avere la possibilità di intervenire con una serie di decreti entro 12 mesi ( il primo entro 4 mesi) in materia di riforma fiscale: dalla riforma del catasto alla riorganizzazione delle agevolazioni fiscali. In altri termini: per rispettare gli impegni finanziari contratti con le banche, con la BCE, con la Troika, ( e liberare al tempo stesso qualche risorsa da spendere per la propria immagine), Renzi ha chiesto mano libera su voci pesanti del bilancio pubblico, che incideranno sull'intero equilibrio della tassazione e colpiranno anche prestazioni sociali: si pensi solo al peso delle agevolazioni fiscali in fatto di spese mediche e scolastiche di milioni di lavoratori e famiglie povere, il cui abbattimento è da tempo obiettivo dichiarato del capitale finanziario italiano europeo. Insomma, Renzi ci prova perchè è “uomo del fare”, e vuole meritarsi il plauso del FMI, puntualmente arrivato. Per “fare il compito a casa” e farlo il più rapidamente possibile, ha chiesto al Parlamento il diritto a emanare decreti in materia: cioè a strozzare tempi e forme della cosiddetta “discussione Parlamentare”. La maggioranza di governo ha votato a favore, assieme a Forza Italia e Lega. SEL e M5S si sono astenuti. Cioè hanno rinunciato all'opposizione, persino formale. SEL perchè non vuole tirare la corda col PD, da cui attende favori. Il M5S perchè sa che i decreti sono attesi dalle organizzazioni confindustriali e di piccola e media impresa cui Grillo e Casaleggio hanno promesso particolare attenzione. 

Atto secondo. 
Venerdì 28 Febbraio i gruppi parlamentari del M5S hanno votato a favore della decisione del governo Renzi di abolire la cosiddetta Web Tax, la tassa sulle multinazionali miliardarie presenti in Internet, da Google ad Amazon. Cosa prevedeva la Web Tax? Una cosa elementare: l'obbligo per le multinazionali del settore di dotarsi di una partita Iva per continuare ad operare in Italia. In altri termini l'obbligo di pagare le tasse al pari dei concorrenti. Renzi aveva preannunciato l'intenzione di abrogare la tassa, già al momento delle Primarie. E' stato di parola. Ha difeso gli interessi di un ambiente capitalistico prevalentemente anglosassone presso cui gode di buone entrature. Grillo e Casaleggio hanno fatto lo stesso, con queste parole:“L'abrogazione della tassa è un atto non solo giusto, ma inevitabile, dal momento che l'entrata in vigore della norma avrebbe causato all'Italia una procedura d'infrazione da parte dell'Unione Europea. Una norma con queste caratteristiche necessita di una discussione preliminare in sede europea”. Ma non si trattava dell'Europa delle banche, di cui rifiutare i dictat? In ogni caso un fatto è un fatto: M5S ha votato un regalo di 137,9 milioni annui alle multinazionali internet. E lo ha fatto assieme a Renzi, Berlusconi, Alfano. Del resto, perchè meravigliarsi se un comico milionario e il suo guru sono comprensivi verso altri miliardari? E' la stessa ragione per cui Grillo due anni fa si mostrò solidale con gli evasori di Cortina. Sono solidarietà d'ambiente e di classe tra ricchi. 

La morale della favola è semplice: Grillo e Casaleggio mirano solo alla conquista di una propria Repubblica plebiscitaria. Per questo puntano esclusivamente al bottino elettorale, con un cinismo spregiudicato e disinvolto. Se annusano un tema o occasione per far voti sotto i riflettori delle telecamere (come su Bankitalia) possono recitare le sceneggiate più spumeggianti contro “il capitale finanziario”. Se non c'è posta elettorale in gioco, emerge l' ordinario richiamo della propria classe di riferimento. 

Lavoratori, occhio alla truffa!

LA SCUOLA SECONDO MATTEO LA PRIMA TRUFFA DEL GOVERNO RENZI

Ogni mercoledì Matteo va a scuola. Sapendo che l'argomento scuola investe un bacino elettorale ampio, cerca di presentarsi come l'uomo della svolta. “Edilizia scolastica primo impegno del governo!” grida ai quattro venti. E annuncia 2 miliardi di investimento pubblico da qui al 2016 sforando il “patto di stabilità” interno. 

“Miracolo!” esclamerà qualche ingenuo. “Finalmente un po' di attenzione per la scuola!” dirà un altro. Saranno delusi. Sotto gli effetti speciali del primo annuncio propagandistico si nasconde una realtà ben diversa. Innanzitutto sul merito del provvedimento annunciato, ma non solo. 

L'unico dato disponibile sull'anagrafe scolastica dice che per risanare le scuole in Italia occorrono 13 miliardi ( dati della Protezione civile). Ma il costo reale è molto più alto se si calcolano gli enormi costi aggiuntivi della necessaria sicurezza antisismica (L'Aquila insegna). Dunque si tratta di una cifra enorme. I 2 miliardi promessi, anche fossero reali, non sarebbero dunque la “soluzione” come Renzi dice, ma un modestissimo palliativo, che lascerebbe in larga misura le cose come stanno. Oltretutto si tratta di una promessa di incerto futuro, affidata alla preventiva raccolta dati di Presidenti di Provincia in decadenza e ormai fantasma, e proiettata nell'arco di tre anni politicamente imprevedibili. Una promessa insomma a futura memoria: utile non per la scuola, ma per la campagna elettorale di Renzi nelle imminenti elezioni europee e per le eventuali elezioni politiche anticipate tra un anno . E ancora: dove si prenderebbero i soldi? Se si sfora il patto di stabilità interno ma al tempo stesso si dice- come Renzi e Padoan dicono- che si rispetta il vincolo del 3% di deficit imposto da banchieri e capitalisti, c'è una sola conclusione possibile: quei soldi ( eventuali) sarebbero ricavati da altri tagli di spesa. Dalla Sanità, dalle prestazioni sociali..o alla fine dalla scuola stessa? 

Perchè qui casca l'asino. Nel momento stesso in cui Matteo Renzi si presenta come lo scudiero della scuola italiana, la ministra montiana dell'istruzione, appena insediata, annuncia sfracelli: taglio degli scatti di anzianità agli insegnanti che hanno un contratto bloccato dal 2006; aumento dell'orario di lavoro a parità di salario per i docenti delle scuole secondarie, col nuovo taglio inevitabile di posti di lavoro; riduzione a 4 degli anni di liceo; ulteriore taglio dei fondi di istituto, già amputati sostanzialmente del 50% nell'ultimo anno ( nel silenzio generale); sostituzione delle già miserabili borse di studio coi famigerati prestiti d'onore, che negli anni caricherebbero di debiti gli studenti “beneficiati”; eventuale recupero del Ddl Aprea , bloccato due anni fa da una forte mobilitazione. 

Sarebbe questa la “centralità della scuola”? 

L'esordio del nuovo governo sulla scuola è in realtà la metafora illuminante del corso generale del renzismo. La propaganda dell'annuncio mira non solo a lustrare l'immagine del Capo del governo e a soddisfare il suo ego, ma anche a coprire la continuità della rapina sociale contro i lavoratori e i servizi pubblici, al servizio dei capitalisti e dei banchieri. I finanziamenti che Renzi riceve dagli industriali emergenti della moda, dell'agroalimentare, del design- grandi sostenitori del Renzismo- sono evidentemente soldi ben spesi. E non sono certo destinati alla..scuola. 

E' necessario rilanciare da subito una mobilitazione unitaria e di massa di studenti e docenti contro i progetti annunciati dalla ministra Giannini. Una mobilitazione che denunci e sbugiardi l'ipocrisia di Renzi, che rivendichi e ricerchi l'unità col movimento operaio in una logica di fronte comune. Che richiami tutte le sinistre alle loro responsabilità. 

E' l'ora di un'opposizione reale, unitaria, radicale, di massa, al governo di un imbonitore confindustriale.