giovedì, dicembre 18, 2014

POLETTI CONTESTATO A NAVACCHIO

Più di cento tra lavoratori, studenti, avanguardie politiche, hanno contestato la presenza del Ministro del Lavoro Poletti a Navacchio, venuto a presenziare ad un'iniziativa del PD dall'emblematico titolo: PERCHE' IL LAVORO NON RIMANGA UN SOGNO.
Per due ore abbiamo presidiato l'ingresso del Polo Tecnologico di Navacchio, dentro cui si è barricato il PD ed il suo ministro, ben difesi dai cordoni della polizia.
Il Jobs Act, fuori dalla tremenda retorica renziana che ormai investe tutto il PD, è uno strumento di aggressione, di violenza, di moltoiplicazione dello sfruttamento.
Il Jobs Act, insieme alla legge di stabilità, rappresenta la declinazione  pratica della scelta di campo del Governo Renzi, sempre più padronale e confindustriale.
L'idea che Poletti ci venga poi a parlare di lavoro e a fare spot per il Jobs Act rasenta il ridicolo alla luce degli scandali romani e di legami che tutte le forze politiche borghesi e governative hanno per l'ennesima volta rivelato avere con mafiosi e fascisti. Un legame che non deve e non può meravigliare: find alle origini la seconda Repubblica, ipocritamente sorta da Tangentopoli, si è caratterizzata per politiche di liberalizzazione, esternalizzazione e privatizzazione che hanno ingigantito il mercato della guerra tra bande nella borghesia per l'accaparramento degli appalti e degli spazi lasciati vuoti dallo stato. La fine dei vecchi partiti e la nascita dei nuovi partiti personali ha esteso senza limiti la corruzione politica, moltiplicando clan, cricche e potentati ad ogni livello e corruzione e criminalità affaristica sono oggi la normalità del capitalismo italiano marcescente.
Il Jobs Act e la legge di stabilità segnano la dichiarazione di guerra di Renzi e del suo governo contro i lavoratori e il movimento operaio può rispondere solo con una forza uguale e contraria a quella messa in campo dall'aggressione padronale. Qualunque risultato, a partire dalla cancellazione del Jobs Act, si può ottenere solo con la mobilitazione della forza di milioni di lavoratori salariati.
E' necessario costruire a partire dalle lotte, dalle vertenze isolate, una direzione politica e sindacale che serva da collante per tutte le forze parcellizzate che sono in campo oggi contro l'aggressione, una nuova direzione del movimento operaio che lotti per l'unica alternativa possibile alla situazione attuale, un governo dei lavoratori e dei lavoratrici, l'unico che può guidare i movimenti e le lotte verso la liberazione dal capitalismo nella prospettiva di una alternativa in senso socialista di società.
Il PCL è, a partire dalle lotte in cui è presente, ovunque impegnato per lanciare questa prospettiva e questa parola d'ordine fondamentale.



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