venerdì, aprile 25, 2014

UN 25 APRILE DA RIVOLUZIONARI. CONTRO IL GOVERNO RENZI. CONTRO IL CAPITALISMO. PER UN GOVERNO DEI LAVORATORI



La sollevazione partigiana del 45 rovesciò il regime nazifascista. Le aspirazioni più profonde di quella giovane generazione andavano ben al di là: ponevano in discussione il regime capitalista che aveva generato il fascismo, e le classi dirigenti che lo avevano sostenuto e foraggiato. La “rossa primavera” delle canzoni partigiane parlava di socialismo e di potere dei lavoratori. 


LA RESISTENZA: UNA RIVOLUZIONE TRADITA 

Ma le direzioni della sinistra italiana a partire dal PCI di Togliatti tradirono la Resistenza Partigiana. In accordo con Stalin, e le sue intese di spartizione con le potenze capitaliste “democratiche”, salvarono il capitalismo italiano. Si accordarono con la DC e i partiti borghesi per una soluzione di governo di unità nazionale, che salvaguardasse la proprietà dei capitalisti, rimettesse in sella i vecchi prefetti, amnistiasse i fascisti. Il ministro di Grazia e Giustizia era Togliatti, a braccetto di De Gasperi. Fu la pugnalata alla schiena di una rivoluzione possibile. La Costituzione borghese del 48 concordata fra De Gasperi e Togliatti sigillò il tradimento della Resistenza. “ Una rivoluzione promessa in cambio di una rivoluzione mancata” scrisse Calamandrei. Era la verità. 

Tutto ciò che seguì, nella lunga pagina del dopoguerra ( dalla repressione degli operai e dei comunisti sino allo stragismo di Stato) è la riprova dell'ipocrisia della “democrazia” borghese: come diceva Lenin “un paradiso per i ricchi, un inganno per gli sfruttati”. La letteratura della Costituzione serviva a mascherare questa verità. 


MATTEO RENZI: UN ASPIRANTE BONAPARTE 

Oggi gli ultimi eredi del PCI dopo infiniti trasformismi hanno concluso la propria carriera nel PD di Matteo Renzi. Relegati a ultima ruota di scorta dal partito liberale da loro stessi fondato. Un partito divenuto il comitato elettorale di un piccolo Bonaparte in pectore, che rompe definitivamente con ciò che resta della Costituzione borghese del 48 per puntare ad una propria soluzione di comando. Con una legge elettorale truffa peggiore di quella dei fascisti del 23 ( legge Acerbo) che assegna a una minoranza la maggioranza del Parlamento, e pone il Parlamento sotto il controllo stabile del governo. Una enormità. Che serve solo a rendere più rapide, stabili, governabili, le politiche di precarizzazione selvaggia del lavoro, dei tagli sociali, delle privatizzazioni, a uso e consumo dei profitti dei capitalisti e delle banche. E' il progetto di una Repubblica reazionaria. 

Il fatto che oggi manchi ogni reale opposizione a sinistra a questo progetto e al governo Renzi; che le burocrazie di CGIL e FIOM coprano la truffa populista degli 80 euro, a sua volta funzionale a mascherare quel progetto; che le stesse sinistre cosiddette “radicali” non promuovano una mobilitazione nazionale contro questa infamia, ed anzi preferiscano imboscarsi in liste civiche di liberal progressisti, misura non solo la capitolazione dei gruppi dirigenti della sinistra italiana. Ma lo spazio che di fatto offrono con questa politica all'opposizione populista di Beppe Grillo e al suo progetto di Repubblica plebiscitaria senza partiti e sindacati sotto il controllo della ( sua ) Rete. Oggi il nuovo bipolarismo Renzi/Grillo trascina la deriva della democrazia borghese italiana. 


PER UNA REPUBBLICA DEI LAVORATORI. 
PER UNA SINISTRA CHE NON TRADISCA 

Passato e presente ci chiamano dunque a un bilancio e alla necessità di una svolta. 
Occorre costruire una sinistra rivoluzionaria, che stia sempre e solo dalla parte dei lavoratori, che rompa con la compromissione coi loro avversari, che leghi ogni battaglia immediata, sociale e democratica, ad una prospettiva di rivoluzione. Il capitalismo non ha più nulla da offrire né in termini sociali né in termini di democrazia. La sua sopravvivenza trascina con sé una regressione storica sempre più profonda delle condizioni sociali e dei vecchi diritti costituzionali. Solo una rivoluzione socialista, solo un governo dei lavoratori che rifondi la società da cima a fondo, può impedire una deriva reazionaria. In Italia e in Europa. 

Per questo l'unico modo di onorare realmente la memoria del 25 aprile è di lottare per la Liberazione dalla dittatura del capitale, la speranza per cui tanti partigiani combatterono e morirono. 

Dare un partito a quella speranza. Dare un partito al programma di una Repubblica dei lavoratori, è l'impegno quotidiano del Partito Comunista dei Lavoratori. L'unico partito che non ha mai tradito gli operai.

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