giovedì, aprile 10, 2014

Non sarà la Concertazione con Matteo Renzi a salvare i lavoratori

Non sarà la Concertazione con Matteo Renzi a salvare i lavoratori 

testo volantino nazionale PCL per l' attivo nazionale dei delegati FIOM del 21 Marzo

Compagni e compagne, 
questa assemblea nazionale dei dirigenti FIOM a tutti i livelli si svolge in un momento drammatico per la CGIL e il movimento operaio nel suo complesso. 
In particolare sul terreno della democrazia sindacale, l’accordo attuativo del 10 gennaio rappresenta l’istituzione di un modello totalmente antidemocratico, che istituzionalizza una sorta di “dittatura di maggioranza” burocratica, funzionale a bloccare le capacità di lotta dei lavoratori. 
In riferimento a ciò non possiamo che salutare positivamente la scelta della maggioranza FIOM di contrapporsi alla consultazione-bidone prevista dalla maggioranza camussiana dei vertici CGIL. Tuttavia l’accordo del 10 gennaio non cade dal cielo, né si sviluppa nel vuoto e su questo è necessaria la massima chiarezza. 
L’accordo attuativo del 10 gennaio è figlio di quello del 31 maggio 2013, che incredibilmente, i rappresentanti della maggioranza Fiom accettarono in direttivo nazionale CGIL, lasciando l’onere di denunciarne il carattere antidemocratico e di collaborazione di classe alla sola minoranza congressuale. Ci si può arrampicare sugli specchi e negare l’evidenza, ma basta guardare gli articoli 3, 4 e 7 del capitolo “Titolarità ed efficacia della Contrattazione” dell’accordo del 31 maggio per verificare che sono la base dei peggiori aspetti di quello del 10 gennaio. 
Certo, le modalità applicative sono l’espressione peggiore possibile di quanto previsto allora, ma dato il carattere di quest’ultimo testo e il quadro generale della politica camussiana, sarebbe stato assurdo non prevederlo. Faremmo un insulto all’intelligenza di Landini e Rinaldini, pensando che ciò non fosse loro prevedibile. La realtà è che nella primavera dell’anno scorso si realizzava l’accordo senza principi del gruppo dirigente della Fiom e della vecchia area de “La CGIL che vogliamo” con Susanna Camusso, accordo che ha portato al testo “unitario” di maggioranza congressuale. 
E’ quando è apparso evidente che Susanna Camusso non intendeva stabilire alcuno spazio di gestione comune della CGIL e della sua politica con Landini e i suoi compagni, che le contraddizioni sono esplose. Per quanto sia dunque positiva la attuale scelta della FIOM, per il suo gruppo dirigente essa non nasce dalla difesa degli interessi della classe, ma dal fallimento di un inciucio burocratico. 
Questo appare ancora più chiaro se dall’ ambito sindacale passiamo al quadro generale. 
Negli ultimi mesi tutti noi abbiamo visto con crescente sorpresa decine di interviste sulla stampa e dichiarazioni televisive in cui Landini lanciava segnali d’amorosi sensi a Matteo Renzi, essendone ricambiato. Questo si è espresso ufficialmente da parte della segreteria FIOM nella sua lettera programmatica al nuovo presidente del consiglio di due settimane fa. Al di là del contenuto modestamente riformista quella lettera costituiva all’evidenza una apertura di credito verso il nuovo governo. In altre parole il tentativo di costruire una ipotesi concertativa, in cui la lotta di classe non esiste o è solo un elemento d’appoggio. 
Se la concertazione è da sempre il segno distintivo del riformismo e della collaborazione di classe, essa si esprime oggi verso un governo che, con caratteristiche nuove, intende continuare e approfondire l’attacco contro la classe operaia e gli altri strati sfruttati e oppressi della società. 
L’imbroglio delle misure di mercoledì 12 lo dimostra chiaramente 
Gli 80 euro in busta paga corrispondono all' aumento parallelo delle addizionali locali Irpef che il governo ha liberalizzato. Le coperture principali verranno dai tagli alla spesa pubblica, e quindi dalla spesa sociale ( contributo da pensioni, nuovi tagli alla sanità concordati coi governi regionali , riduzione dei trasferimenti alle ferrovie coperti da un nuovo aumento di tariffe e biglietti, eventuale compressione delle già miserabili pensioni di reversibilità..). Saranno dunque pagate dagli stessi “beneficiari” dell'aumento in busta. Altre coperture sono per lo più virtuali e potranno dunque tradursi in ulteriori tagli sostitutivi di spesa sociale. L'enorme massa dei pensionati poveri è totalmente ignorata dalla manovra sull'Irpef mentre pagherà i tagli sociali che la finanziano. I padroni incassano una nuova riduzione dell'Irap, a vantaggio dei loro profitti e a danno della sanità pubblica ( oggi coperta dall'Irap); e ottengono soprattutto, per decreto, la completa liberalizzazione dei contratti a termine e ulteriori vantaggi sull'apprendistato, quindi una nuova espansione di lavoro precario e ricattabile. 
Il decreto del governo su contratti a termine e apprendistato non è solo un ordinario peggioramento della precarietà del lavoro: è la condanna definitiva di un intera generazione a un precariato permanente, privato di ogni residua tutela legale ,di ogni confine temporale, di ogni protezione dal licenziamento senza giusta causa. Questo è il fatto Un fatto che richiederebbe di alzare immediatamente un argine a difesa dei lavoratori e di milioni di giovani, organizzare finalmente una mobilitazione unificante dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati attorno a un proprio programma indipendente: che rivendichi la cancellazione di tutte le leggi di precarietà, il blocco dei licenziamenti, la ripartizione generale del lavoro, un grande piano di nuovo lavoro per opere sociali, finanziato dalla tassazione progressiva di grandi capitali e patrimoni. Senza un proprio programma di lotta , il movimento operaio è disarmato. 
Ma per realizzare questa svolta di lotta, unitaria e radicale, occorre rompere con Renzi. Rimuovere complicità, equivoci , o subordinazioni al“vincitore”. Denunciare apertamente la valenza sociale di classe del suo programma e il significato reazionario del nuovo corso populista. 
Certo, il dramma per la classe operaia è che essa si trova in un quasi completo vuoto di rappresentanza politica. 
IL PD, da tempo partito compiutamente borghese e liberista è stato il motore (in alternanza con Berlusconi) dei peggiori attacchi sociali ai lavoratori e alle masse popolari. E’ stato il primo governo Prodi nel ’97 che ha istituzionalizzato la precarietà generale con il pacchetto Treu, aumentato le tasse ai poveri e ridotto quelle ai ricchi; e’ stato il secondo governo Prodi che ha realizzato la famosa “presa per il cuneo” nel 2007, regalando 7 miliardi di riduzione delle tasse a padroni e banchieri e un pugno di mosche ai lavoratori, mentre continuavano a tagliare ferocemente i servizi sociali. 
Ma la sinistra sedicente radicale (Bertinotti , come i ministri Ferrero e Diliberto, il governatore Vendola e persino, nel 2007, il “critico” Turigliatto) ha appoggiato questi governi, votato queste schifezze, tradito totalmente i lavoratori. 
Le parole di Vendola al rappresentante dell’industriale criminale Riva “siamo a disposizione”, indicano la natura reale di questi politici, che si presentano come alternativi, radicali o addirittura comunisti solo per prendere il sostegno e il voto dei lavoratori, e utilizzarli nel teatrino della politica borghese. 
Su un piano diverso e con caratteristiche particolari non solo Susanna Camusso e il gruppo dirigente della CGIL, ma anche Landini e il gruppo dirigente della FIOM rientrano in questo quadro di collaborazione di classe. 
Solo il Partito comunista dei Lavoratori, pur nelle sue modeste dimensioni, si è opposto coerentemente a tutto ciò, in nome degli interessi della classe operaia e nella prospettiva anticapitalista e rivoluzionaria. 
Se da un lato, quindi, noi continuiamo a rivendicare, sulle questioni concrete, come la lotta contro l’accordo del 10 gennaio, la massima unità possibile; dall’altro chiamiamo tutti i lavoratori e le lavoratrici , in particolare gli attivisti politici e sindacali , a rompere politicamente, dentro e fuori il sindacato, con i gruppi dirigenti fallimentari e collaborazionisti, per organizzarsi intorno ad un vero riferimento di classe, la minoranza classista della CGIL (cui, come saprete i militanti del PCL partecipano pienamente, anche con ruoli dirigenti) e, soprattutto, sul piano politico, il nostro partito. 
E’ l’unica strada per uscire dal dramma pluridecennale delle sconfitte.

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