domenica, marzo 02, 2014

LA SCUOLA SECONDO MATTEO LA PRIMA TRUFFA DEL GOVERNO RENZI

Ogni mercoledì Matteo va a scuola. Sapendo che l'argomento scuola investe un bacino elettorale ampio, cerca di presentarsi come l'uomo della svolta. “Edilizia scolastica primo impegno del governo!” grida ai quattro venti. E annuncia 2 miliardi di investimento pubblico da qui al 2016 sforando il “patto di stabilità” interno. 

“Miracolo!” esclamerà qualche ingenuo. “Finalmente un po' di attenzione per la scuola!” dirà un altro. Saranno delusi. Sotto gli effetti speciali del primo annuncio propagandistico si nasconde una realtà ben diversa. Innanzitutto sul merito del provvedimento annunciato, ma non solo. 

L'unico dato disponibile sull'anagrafe scolastica dice che per risanare le scuole in Italia occorrono 13 miliardi ( dati della Protezione civile). Ma il costo reale è molto più alto se si calcolano gli enormi costi aggiuntivi della necessaria sicurezza antisismica (L'Aquila insegna). Dunque si tratta di una cifra enorme. I 2 miliardi promessi, anche fossero reali, non sarebbero dunque la “soluzione” come Renzi dice, ma un modestissimo palliativo, che lascerebbe in larga misura le cose come stanno. Oltretutto si tratta di una promessa di incerto futuro, affidata alla preventiva raccolta dati di Presidenti di Provincia in decadenza e ormai fantasma, e proiettata nell'arco di tre anni politicamente imprevedibili. Una promessa insomma a futura memoria: utile non per la scuola, ma per la campagna elettorale di Renzi nelle imminenti elezioni europee e per le eventuali elezioni politiche anticipate tra un anno . E ancora: dove si prenderebbero i soldi? Se si sfora il patto di stabilità interno ma al tempo stesso si dice- come Renzi e Padoan dicono- che si rispetta il vincolo del 3% di deficit imposto da banchieri e capitalisti, c'è una sola conclusione possibile: quei soldi ( eventuali) sarebbero ricavati da altri tagli di spesa. Dalla Sanità, dalle prestazioni sociali..o alla fine dalla scuola stessa? 

Perchè qui casca l'asino. Nel momento stesso in cui Matteo Renzi si presenta come lo scudiero della scuola italiana, la ministra montiana dell'istruzione, appena insediata, annuncia sfracelli: taglio degli scatti di anzianità agli insegnanti che hanno un contratto bloccato dal 2006; aumento dell'orario di lavoro a parità di salario per i docenti delle scuole secondarie, col nuovo taglio inevitabile di posti di lavoro; riduzione a 4 degli anni di liceo; ulteriore taglio dei fondi di istituto, già amputati sostanzialmente del 50% nell'ultimo anno ( nel silenzio generale); sostituzione delle già miserabili borse di studio coi famigerati prestiti d'onore, che negli anni caricherebbero di debiti gli studenti “beneficiati”; eventuale recupero del Ddl Aprea , bloccato due anni fa da una forte mobilitazione. 

Sarebbe questa la “centralità della scuola”? 

L'esordio del nuovo governo sulla scuola è in realtà la metafora illuminante del corso generale del renzismo. La propaganda dell'annuncio mira non solo a lustrare l'immagine del Capo del governo e a soddisfare il suo ego, ma anche a coprire la continuità della rapina sociale contro i lavoratori e i servizi pubblici, al servizio dei capitalisti e dei banchieri. I finanziamenti che Renzi riceve dagli industriali emergenti della moda, dell'agroalimentare, del design- grandi sostenitori del Renzismo- sono evidentemente soldi ben spesi. E non sono certo destinati alla..scuola. 

E' necessario rilanciare da subito una mobilitazione unitaria e di massa di studenti e docenti contro i progetti annunciati dalla ministra Giannini. Una mobilitazione che denunci e sbugiardi l'ipocrisia di Renzi, che rivendichi e ricerchi l'unità col movimento operaio in una logica di fronte comune. Che richiami tutte le sinistre alle loro responsabilità. 

E' l'ora di un'opposizione reale, unitaria, radicale, di massa, al governo di un imbonitore confindustriale.

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