martedì, gennaio 28, 2014

IL SESSISMO COME STRUMENTO DI EGEMONIA, PER UN FEMMINISMO CLASSISTA

Il testo seguente è stato elaborato e presentato ai congressi locali durante lo svolgimento del III Congresso del Partito comunista dei lavoratori, come contributo di un compagno della sezione di Pisa alla discussione sul documento "Femminismo e Comunismo".

Il documento Femminismo e Comunismo rappresenta un buon punto di partenza per un dibattito interno al partito sulla questione di genere e del femminismo. Questo mio intervento vuol solo aggiungere materiale al dibattito e si vuol porre in continuità col documento approvato all'ultimo CPN. 

Sono due le linee guida fondamentali in cui vorrei tracciare il mio contributo. 

In primo luogo mi preme tornare sulla questione delle specificità del sessismo nella società borghese. E' vero, come dice il documento, che nella società borghese la condizione economica è determinante nell'affermazione di potere di un individuo su un altro e che quindi la donna proletaria avrà un trattamento del tutto inverso rispetto a quello che avrà una capitalista o una imprenditrice, ma se è vero che nel capitalismo c'è un appiattimento delle discriminazioni sessiste in ossequio al potere economico, questo appiattimento non è una dissoluzione, ma è piuttosto una sublimazione in una umanità “sui generis”, un umanità ideale ed astratta ma che è totalmente ed incontrovertibilmente maschile e virilizzata. Da materialisti storici dobbiamo considerare che il capitalismo non è piovuto dalla luna, ma che ha trionfato sul feudalesimo dopo secoli di fermento e lo ha fatto in un contesto di profondo radicamento del patriarcato. Quando il capitalismo ha trionfato nelle sue rivoluzioni, ha trovato secoli di sedimentazioni e di costruzioni sociali di oppressione di genere da poter ereditare e modificare a suo piacimento. Il sistema feudale precedente, esisteva già in condizioni di discendenza patrilineare e il patriarcato era la forma dominante dei rapporti tra i generi (e non solo tra i generi). La lotta tra feudalesimo e tra capitalismo è stata essenzialmente scritta e interpretata da uomini per altri uomini. Se è vero come è vero quel che dice Marx nel Manifesto che con lo sviluppo dell'industria moderna “ per la classe operaia non han più valore sociale le differenze di sesso o d'età”, è pur vero che il capitalismo nel costruire un modello di società a sua immagine e somiglianza, ha trovato nella famiglia patriarcale uno strumento eccezionalmente efficace. Nasce così la famiglia borghese come garante del capitale privato. Il capitalismo ha creato una società per uomini, in cui c'è spazio anche per le donne, a patto che queste si trasformino, per l'appunto, in uomini. Il borghese, il padrone, l'imprenditore, l'uomo che detiene il potere economico, in ultima istanza “l'uomo affermato”, il “self-made man” sono tutte categorie maschili che nel sistema capitalistico possono essere intraprese e raggiunte senz'altro anche dalle donne. L'uguaglianza di genere di fronte al capitale non è un uguaglianza priva di genere, ma è un uguaglianza di genere nel genere maschile. L'oppressione di genere quindi non è solamente una questione di rapporti privati uomo-donna, né solamente nella costrizione della donna in un ruolo da “focolare” nell'ambito della famiglia borghese, ma è anche una questione di costruzione di immaginario sociale e di egemonia culturale: la donna imprenditrice è di fatto una donna virilizzata, perchè i ruoli dirigenziali, sia da un punto di vista politico che economico, nella società borghese, sono stati pensati, vissuti e costruiti da uomini per altri uomini. Il dominio del capitale nella società borghese permette senza dubbio alla donna di superare discriminazioni sessiste e raggiungere ruoli di potere economico o politico, ma sempre vestendo abiti maschili. Per tutti questi motivi, la questione di genere, il femminismo, devono essere elementi caratterizzanti di un partito comunista, perché la lotta contro l'oppressione di genere è la lotta contro uno dei cardini sociali (sicuramente sovrastrutturali, ma comunque in grado di esercitare un effetto egemonico) su cui si regge il sistema capitalista. 

Da questo assunto discende il secondo punto del mio intervento. 

Ogni generazione di rivoluzionari deve in prima istanza fare i conti col fatto di essere nato e cresciuto in un contesto di egemonia culturale della classe dominante ed in particolare le ultime generazioni, cresciute dopo il crollo dell'Unione Sovietica. Fin da prima della nostra stessa nascita, la famiglia lavora, spesso inconsapevolmente, per tramandarci i valori della società dominante e la liberazione dalle incrostazioni che la formazione culturale borghese ci lascia addosso è un lavoro che richiede una costanza straordinaria. Non è facile liberarsi di certi atteggiamenti sedimentati, spesso a livello inconscio, nei nostri comportamenti. Non si tratta di avere occhi di riguardo verso le compagne o di assumere atteggiamenti da “pari opportunità”: non c'è niente di più liberal-borghese delle pari opportunità. Si tratta si fare i conti con un immaginario costruito dalla classe dominante a proprio uso e consumo. Questo immaginario è maschile, perchè maschile è la costruzione sociale che il capitalismo si è dato. Si tratta di fare i conti con il fatto che la classe dominante ha creato un'immagine astratta di umanità che risponde ai suoi canoni maschili. Il machismo non ha niente a che vedere con la forza e con la violenza proletaria ma è al contrario un sottoprodotto culturale dell'egemonia di classe della borghesia, cionondimeno è un atteggiamento diffuso in moltissimi ambienti antagonisti e conflittuali in cui si riproducono pari pari dinamiche imposte dalle classe dominante. In molte di queste aree si ha una subordinazione culturale di classe così forte, che si è finiti a produrre un “idealtipo” di rivoluzionario militante completamente maschile. Il rivoluzionario, il militante, è esclusivamente un maschio e le compagne sono veramente tali solamente se assumono connotati maschili. Il superamento di queste dinamiche di oppressione di genere è e deve essere un punto fondante all'interno delle organizzazioni di classe e di area conflittuale e dovrebbe essere a mio avviso un tratto distintivo della militanza.

Nessun commento:

Posta un commento