venerdì, gennaio 24, 2014

DIP-PARTITO OPERAIO RIVOLUZIONARIO DELLA TURCHIA - PROGRAMMA PER SUPERARE LA CRISI

Il Partito Operaio Rivoluzionario (DIP) della Turchia ha ideato e diffuso un programma per cercare di superare l'attuale grave crisi politica del paese, con meccanismi che siano funzionali agli interessi della classe operaia. Il testo originale è in lingua turca, poi tradotto in inglese e qui ne viene proposta, dal PCL, una sua rielaborazione in lingua Italiana: 

“La Turchia è nel mezzo di una crisi profonda: è in crisi la politica, è in crisi il suo sistema giudiziario, è in crisi lo Stato e anche l'economia, che con una lenta ma continua progressione, sta scivolando, verso uno stato di recessione. Che cosa ha portato a quei conflitti che erano latenti nella società turca e che sono poi esplosi con la ribellione popolare del giugno 2013 che ha avuto inizio dai fatti di Gezi Park. È necessario che siano i lavoratori a trovare una via d'uscita da questa crisi, con accorgimenti che siano in linea con i propri interessi: essi non devono cedere per nessun motivo alle forze borghesi, che vanno in un arco compreso dall’AKP, alla rete religiosa di Fethullah Gülen, dagli Stati Uniti, i quali mettono sempre il naso in ogni questione politica della Turchia, al Partito Repubblicano del Popolo, opportunista ed espressione della borghesia laica, dai militari, al Partito d'Azione, fascista e nazionalista, che cerca ancora una volta di alzare la voce. Capita che tutti questi soggetti alle volte discutano o addirittura si scontrino tra di loro, o che magari si combattano aspramente, ma nei momenti di emergenza sanno rimanere uniti per far fronte comune e opprimere le persone che lavorano. Questo è il motivo per cui i lavoratori debbono imporre una propria soluzione alla crisi senza consentire un eventuale colpo di coda, a nessuna di queste forze borghesi. Governo e magistratura sono entrambi compromessi in episodi di corruzione e concussione, a riguardo esistono fascicoli di indagine che documentano queste colpe ed è necessario che questi non debbano esser lasciati nelle mani del governo o della magistratura, la quale, tra l’altro, è sottoposta a forti pressioni, tutte di natura illegale in una successione infinita di storie di corruzione, nelle quali il governo sembra essere il principale imputato. È sotto gli occhi di tutti che la rete di Fethullah Gülen abbia svolto un ruolo primario in tutti quelli che sono stati episodi di scandalo, concussione e corruzione, con l’unico scopo di perseguire i propri interessi piuttosto che difendere quelli del popolo. Bisogna rimuovere ogni secretazione sulle indagini di tangenti e corruzione, istituire una commissione d’indagine indipendente, composta dai rappresentanti di sindacati, associazioni forensi e ordini professionali, in particolare il TÜRMOB (revisori contabili) e la TMMOB (ingegneri e architetti)! Tutti i casi di corruzione sono il sintomo di un problema molto ampio, che è emerso solo in parte e il meccanismo che riesce a garantire la pratica dell’appropriazione indebita (stimata oramai in milioni di dollari) è la proprietà privata del suolo urbano e il fatto che i piani urbanistici della Turchia siano gestiti dal TOKİ (l'ente Amministrativo edilizio della Turchia) in maniera clientelare, in modo tale che si arricchiscano imprenditori privati, anche se il TOKI è un ente pubblico. Per sconfiggere la corruzione non è sufficiente punire corruttore e corrotto, bisogna nazionalizzare tutti i terreni destinabili a utilità pubblica e per fermare l'arricchimento di tutti quanti questi disonesti, diventa necessario costruire alloggi popolari e tutta una serie di infrastrutture. Una politica del genere dovrà esser il frutto di investimenti del governo promossi sulla base di un bilancio pubblico, con l’impiego di lavoratori assunti dallo stato e sotto uno stretto controllo popolare! Oramai ci si è abituati alla politica che determina lo svuotamento di un’impresa statale, per poi rivenderla per pochi soldi a un amico degli amici: questo accade dall'epoca di Turgut Özal, il pioniere del neoliberismo nel 1980. A questo bisogna aggiungere che la corruzione della Halkbank (Banca Popolare) non ha nulla a che vedere con la sua condizione dell’essere la banca di stato, ma deriva dalla mancanza di meccanismi di controllo interno e se è difficile controllare una banca di stato, diventa quasi impossibile riuscire a farlo con quelle private, per queste ragioni bisogna nazionalizzare tutti gli istituti di credito e metterli sotto il controllo del popolo, creando un unico organismo che agisca a sostegno dei lavoratori, dei contadini e dei proprietari di piccole imprese, invece di continuare a ingrassare i soliti parassiti. Per cercare di coprire gli scandali di concussione e corruzione, Erdoğan, in occasione della recente riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale, ha avviato una sorta di contrattazione con i militari; utilizzando i generali in carcere come ostaggi, sta cercando di superare la difficile situazione nella quale oramai si ritrova, ottenendo l'aiuto delle forze armate. Nazionalisti laici, presumibilmente di sinistra, che solo di recente hanno considerato come legittima, un'alleanza con i fascisti, hanno deciso di non volersi astenere dal far parte dei negoziati volti a poter salvare Erdoğan e per questo diciamo no all'utilizzo di casi come quello dell’Ergenekon o dello Sledgehemmer per coprire concussione e corruzione. Va detto inoltre che da parte del governo turco non vi è un minimo di opposizione nei riguardi dell'embargo messo in atto contro l'Iran e, malgrado verso questo paese molti membri del governo abbiano convogliato ingenti quantità di dollari sottratti alla comunità turca, il DIP chiede con forza al governo di rifiutare esplicitamente e ufficialmente l'embargo contro l'Iran, perché questa è un’imposizione da parte di forze imperialiste e sioniste che di fatto condizionano le relazioni della Turchia con i propri vicini e la cosa è inaccettabile! Il DIP, comunque, ritiene che anche questo sia insufficiente, perché un obiettivo più ambizioso è quello di far smantellare lo scudo missilistico NATO schierato sul nostro territorio contro l'Iran! Bisogna dire basta alle menzogne che l’AKP, costruisce su presunte cospirazioni: le vere cospirazioni sono quelle della NATO, che di per sé è un centro di complotto imperialista, feroce avversario di qualsiasi lotta dei lavoratori e del popolo turco. Bisogna chiudere le basi militari NATO, a iniziare da quella di Incirlik e dichiarare il sig. Ricciardone, ambasciatore degli USA, persona non gradita, per la sua mentalità coloniale e per il suo modo di comportarsi, come se fosse un governatore piuttosto che un ambasciatore. Bisogna che il popolo turco e quello curdo, escano insieme, per strada a manifestare conto gli imperialisti, le confraternite religiose e tutti i piccoli padroni che inquinano la società. In più va detto che la questione curda non potrà mai trovare soluzione con questo governo: la condizione dei Curdi, non è una questione di negoziazione, ma una questione di uguaglianza, libertà e fraternità! I curdi devono avere gli stessi dritti e libertà dei turchi, ma con questo governo è impossibile che vi possa essere uno sbocco a quello che rimane un problema politico e va anche detto che Erdoğan sta tentando di mettere Massoud Barzani contro il PKK, perché la sua intenzione è quella di mettere, in qualche modo, le mani sulle riserve di petrolio del Sud Kurdistan. L'emancipazione dei Curdi ci potrà essere solo formando un fronte comune con i lavoratori e gli operai della Turchia, contro questa condizione vi sono continue trattative di gruppi laici, nazionalisti per salvare tutti i golpisti e gli assassini che sono contro i lavoratori, in un’ottica simile a quella del sultano ottomano Selim Yavuz . Negoziare con Erdogan equivarrebbe svendere la rivolta popolare iniziata a Gezi Park, significherebbe mortificare la condizione della donna e significherebbe anche che omosessuali, lesbiche, intellettuali, giovani e artisti continuerebbero a essere il bersaglio degli insulti e degli attacchi di Erdogan. Il principale slogan della ribellione di Gezi Park, è molto più attuale oggi di quanto lo fosse durante i giorni della ribellione: lasciate che Erdoğan si dimetta, lasciate che il governo si dimetta! La crisi politica in atto sta progressivamente generando una crisi economica: la fragilità del sistema economico turco sta portando il paese verso una deriva dagli esiti incontrollabili; per dirla in breve, il paese è sull’orlo di un precipizio e tutti, a iniziare da molti settori della borghesia si lamentano dell’aumento vertiginoso dei tassi di interesse e dell’apprezzamento di dollaro e euro sulla lira turca. Questo significherà che la crisi dovranno, ancora una volta, pagarla i lavoratori e Il primo passo sarà quello di intervenire a danno del loro TFR, il diritto di fine rapporto e questa è una delle cose che va necessariamente difesa e con ogni forza. I capi di MÜSİAD , TUSKON e TUSIAD si stanno già organizzando per fare una serie di licenziamenti di massa e malgrado tra di loro ci siano alcune rivalità, rimangono uniti e compatti nella lotta contro la classe operaia, come dimostra il recente progetto di legge che vuole creare una categoria estremamente precaria, istituzionalizzando la figura del "lavoratore in affitto"! Bisogna fare in modo che siano i padroni a pagare la crisi, bisogna dire basta ai licenziamenti e che tutte le aziende che licenziano siano nazionalizzate. Qualsiasi manovra contro il diritto dei lavoratori di ricevere il trattamento di fine rapporto è un motivo legittimo per dichiarare uno sciopero generale! Bisogna dire di no alle "agenzie di manodopera", che trasformerebbero i lavoratori in merce di noleggio; non bisogna in alcun modo permettere che il governo di Erdoğan si possa salvare attraverso la negoziazione degli ostaggi che tiene nelle carceri, né sostenere l'opposizione schierata a favore degli USA contro il governo AKP. Non mancano vie alternative, tutti quelli che sono solidali con i lavoratori e gli oppressi debbono unirsi, perché l’unica possibilità della ribellione popolare alla crisi in corso è quella che tutti i lavoratori siano uniti.” 
1 Ergenekon è il nome dato a una presunta organizzazione clandestina, con possibili legami con membri delle forze militari e di sicurezza del paese, contro la quale si è celebrato un processo per terrorismo, in cui erano imputate 275 persone. Il tribunale ha condannato diciassette persone all’ergastolo, tra cui l’ex capo di stato maggiore Ilker Basbug e altri ufficiali militari in pensione. Fuori dall’aula in cui si è tenuto il processo, nel complesso carcerario di Silivri, nella provincia occidentale di Istanbul, ci sono stati diversi scontri tra le forze di sicurezza turche e centinaia di persone che manifestavano contro il governo del partito islamista di Erdogan, accusato, in prima persona, di avere manipolato la sentenza. 
2 L'operazione «Sledgehammer» è uno sviluppo dell'originario progetto di golpe di Ergenekon, portato alla luce la prima volta nel 2003, che ha visto l’arresto di quattordici ufficiali dell’esercito (sette in servizio e sette in congedo) tra cui l'ex capo di stato maggiore dell'aeronautica, Ibrahim Firtina, gli omotipi della marina, Ozden Ornek, e dell'esercito, Ergin Saygun. Il piano prevedeva, tra l'altro, di piazzare due bombe in due Moschee di Istanbul e far salire la tensione con la Grecia spingendo i jet di Atene ad abbattere un aereo turco sull'Egeo per dimostrare l'incapacità del governo. 
3 Masʿūd Bārzānī è il Presidente della regione del Kurdistan iracheno, provincia autonoma dell'Iraq e dal 1979 capo del Partito Democratico del Kurdistan (PDK). 
4 Yavuz fu il sultano ottomano che ha massacrato legioni di alleviti durante il suo regno nei primi anni del XVI secolo; il governo dell'AKP ha recentemente dato il suo nome al terzo ponte sul Bosforo, attualmente in costruzione. 
5 MÜSİAD è l'Associazione degli Industriali indipendenti e uomini d'affari, che ha sostenuto il governo dell'AKP. 
6 TUSKON è Confederazione turca di imprenditori e industriali, affiliata alla fraternità di Fethullah Gülen, che ha sostenuto il governo dell'AKP per lungo tempo, ma nei riguardi del quale ha avuto una serie diattriti che poi sono sfociati in una vera e propria lotta. 
7 TUSIAD è l'Associazione degli industriali turchi e uomini d'affari, oramai insoddisfatta con l'orientamento islamista dell'AKP

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