lunedì, ottobre 28, 2013

UN RISULTATO STORICO PER Il TROTSKISMO ARGENTINO

Il Frente de isquierda rivoluzionaria (FIT) ha riportato un risultato eccezionale nelle elezioni politiche argentine: il 5,17% su scala nazionale, con 1.150.000 voti. Sono stati eletti tre deputati rivoluzionari nelle circoscrizioni della provincia di Buenos Aire ( con quasi 500.000 voti), di Mendoza ( col 14%),di Salta ( col candidato del PO al 19%). I deputati eletti sono Nestor Petrola e Pablo Lopez del Partido Obrero (PO), sezione argentina del CRQI, e Nicolas Del Cano del Partido de Trabajadores Socialistas(PTS). Altri tre candidati hanno mancato la elezione per pochissimi voti. Il FIT ha inoltre riportato la elezione di 8 consiglieri provinciali che si aggiungono a quelli già eletti nel Nequen e a Cordoba. 


Complessivamente un risultato storico per il PO e per il Frente: che raggruppa tre partiti trotskisti ( PO-PTS-Isquierda Socialista) accomunati da un programma apertamente rivoluzionario basato sulla prospettiva del potere dei lavoratori. Un programma che è stato al centro della campagna elettorale del Frente. A fronte della crisi politica del governo peronista , il trotskismo argentino emerge come punto di riferimento di un'avanguardia di massa della classe operaia e degli sfruttati. Non è un caso se lo straordinario risultato elettorale, si combina con l'affermazione dei trotskisti nelle elezioni sindacali di numerose e importanti fabbriche ( Craft, Pepsi Cola.. ) e di settore ( come tra gli edili di Buenos Aire). 


E' un risultato che dimostra come un duro lavoro rivoluzionario controcorrente può alla lunga aprire una breccia, in condizioni favorevoli, nella coscienza operaia di una vasta avanguardia. Ma sopratutto è un risultato di eccezionale importanza per il rilancio del progetto di Rifondazione della Quarta Internazionale su scala mondiale, e dunque del CRQI quale strumento centrale di tale progetto. 


IL PCL, sezione italiana del CRQI, incorporerà il successo del PO e del FIT nel lavoro di costruzione e radicamento del partito rivoluzionario in Italia.

martedì, ottobre 22, 2013

#19o ROMA: FERRANDO SULLA MANIFESTAZIONE E SULLA PRESENZA PCL

SULLO SVERSAMENTO DI ACQUE RADIOATTIVE NEL CANALE NAVICELLI AD OPERA DEL CISAM

Nelle prossime settimane è annunciato uno sversamento di acque radioattive presenti nella centrale nucleare di San Piero a Grado gestito dal CISAM (Centro Interforze Studi e Applicazioni Militari ).Malgrado le pressanti rassicurazioni dell’ Ammiraglio Domenico De Bernardo responsabile militare delle operazioni sulla natura innocua delle acque di smaltimento, malgrado l’ operazione venga spacciata come il massimo della tecnologia e dell’ innovazione, i dubbi, i rischi e l’ asservimento politico delle istituzioni ad un volere “militare” restano tutti. In particolare su radionuclidi pericolosissimi e difficili da smaltire come il Trizio. Basterebbe ricordare il ruolo di insabbiamento del CISAM nelle penose inchieste sull’uranio impoverito negli scorsi anni o perfino quella sull’incidente dei sommergibili nucleari USA nell’ arcipelago della Maddalena ne 2004, per essere preoccupati. Perché è stato scelto il Canale Navicelli? Certamente per i bassi costi dell’ operazione e per l’ appoggio politico delle istituzioni al CISAM. Non solo:la stessa Confindustria in questi anni ha svolto un ruolo di collaborazione stretta con i militari del CISAM 

Gli interessi in campo sono moltissimi e riguardano in modo particolare la scelta di un sito in un territorio asservito agli interessi militari/industriali a scapito della salute e dell' ambiente. Ricordiamo il progettato HUB, la presenza della base USA di Camp Darby ,il rigassificatore OLT LNG al largo delle coste che necessita di un controllo militare in ampia zona interdetta di mare e gli interessi di Finmeccanica nel mercato degli armamenti. Lo sversamento del CISAM peggiorerà ancor di più la situazione di degrado dell’ area portuale di Livorno dato che per il gioco delle correnti e delle chiuse nei canali scolmatori, gran parte delle acque sversate finiranno in quella zona. 

Il PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI della Toscana si oppone a questo ulteriore attentato contro il territorio e la salute dei cittadini e chiede che sia istituita da subito una commissione imparziale di valutazione e di inchiesta sull’operazione da parte dei cittadini del territorio Pisano e Livornese. Inoltre si adopererà con la denuncia e la mobilitazione contro questo scempio che sta per avvenire nel silenzio totale anche della sinistra istituzionale.

lunedì, ottobre 21, 2013

LIBERI TUTTI, LIBERE TUTTE

Un corteo di circa 100 mila persone ha attraversato ieri Roma arrivando fin sotto i palazzi istituzionali del potere per ribadire la sua ferma, forte e determinata opposizione alle manovre “lacrime e sangue” imposte dal governo Letta/Alfano, governo dei banchieri e degli industriali.

La risposta dello Stato borghese alle ragioni sociali del corteo è stata la solita criminalizzazione del movimento accompagnata da una militarizzazione pressoché totale della città, con il dispiegamento di oltre 4000 agenti in assetto antisommossa. Durante alcuni tafferugli quindici compagni sono stati arrestati.

Avanza la crisi, aumenta il conflitto sociale, si radicalizza la reazione capitalistica. Il Partito Comunista dei Lavoratori invita le realtà della sinistra di classe e di movimento a sostenere in senso militante tutte le iniziative di solidarietà verso gli arrestati, per scagionarli dalle assurde accuse e dalla montatura giudiziaria che in queste ore viene architettata dalla stampa borghese.

Come PCL sezione di Pisa esprimiamo la nostra incondizionata solidarietà ai compagni colpiti dalla repressione dopo la grande manifestazione nazionale del 19 ottobre a Roma. Come da copione prima si crea un clima da terrorismo psicologico (treni e bus fermati per ore, arresti e fogli di via preventivi, ecc) in modo da giustificare poi la repressione successiva. Noi ci schieriamo senza se e senza ma al fianco di tutti i compagni e di tutte le compagne che sono stati colpiti da provvedimenti repressivi, chiediamo la loro immediata liberazione e ci impegniamo da subito nella battaglia per riaverli insieme a noi il prima possibile.

Libertà per tutti i/le compagni/e arrestati
La repressione non ci fa paura la lotta sarà sempre più dura

CONSIDERAZIONI SUL 19 OTTOBRE. ANTAGONISMO E RIVOLUZIONE A CONFRONTO

La manifestazione del 19 Ottobre ha visto una partecipazione superiore alle aspettative. 

Il clima di intimidazione poliziesca che ha preceduto e accompagnato il corteo- con blocchi, perquisizioni, strumenti repressivi di vario genere- non ha impedito a decine di migliaia di lavoratori, precari, disoccupati, migranti, attivisti dei movimenti di lotta su casa, ambiente, territorio, di manifestare la propria opposizione alle politiche di austerità e di miseria sociale condotte dai governi di unità nazionale, protette dalla Presidenza della Repubblica, dettate dal capitale finanziario italiano ed europeo. 

A differenza della manifestazione del 12 Ottobre( Rodotà/ Landini), che teneva i piedi in tante scarpe( con i movimenti ma anche con le Procure, “contro” il governo ma strizzando l'occhio al PD), la manifestazione di sabato aveva un carattere di opposizione inequivoca. Anche da qui la partecipazione organizzata, combattiva e militante, del Partito Comunista dei Lavoratori ( oltretutto, tra i soggetti politici del corteo, lo spezzone col maggior numero di giovani). 

Tuttavia, passata la manifestazione, si impone qualche considerazione politica. Di bilancio e di prospettiva. 


LIBERTA' PER GLI ARRESTATI 

Il primo dovere è sicuramente quello di rivendicare la immediata libertà dei compagni/e arrestati/e. 

E' una rivendicazione incondizionata. Non riconosciamo allo Stato borghese il diritto di colpire un'espressione di opposizione, quale che sia. Le divergenze profonde che abbiamo con impostazioni nichiliste e/o avventuriste, indifferenti al rapporto con la classe e alla crescita del movimento di massa, non ci fanno perdere di vista il fatto fondamentale: l'avversario è lo Stato, le classi dominanti, il loro governo. Se contrastiamo azioni e logiche minoritarie lo facciamo proprio nel nome della prospettiva della rivoluzione, non certo della difesa della “legalità” o del principio della “non violenza”. Perchè è lo Stato l'organizzazione concentrata della violenza: quella che tutela lo sfruttamento, affonda i migranti, partecipa alle guerre.. 

A sua volta proprio una seria prospettiva rivoluzionaria chiama in causa posizioni ideologiche e culture di larga parte dei soggetti promotori della manifestazione del 19. 


“SOLLEVAZIONE” : PAROLE E REALTA' 

“Sollevazione” era la parola d'ordine e lo striscione d'apertura del corteo. “Sollevazione” recitava il tam tam di un'area vasta di realtà di movimento riconducibili in senso lato all'arcipelago dell'”Autonomia”. Ma cosa si intende per “sollevazione”? Questo è il punto decisivo. Perchè con le parole non si gioca. (Anche perchè qualcuno può prendere sul serio un gioco mediatico e d'immagine, con conseguenze imbarazzanti per gli stessi giocolieri). 

Chiamare “sollevazione” una manifestazione di decine di migliaia, convocata da due mesi, concordata (comprensibilmente) con la Prefettura, sfociata in un presidio autorizzato di duecento compagni davanti a un ministero, è obiettivamente ridicolo. Tanto più se il suo sbocco è l'incontro con il Ministro Lupi, attraverso l'interessamento dell'assessore Nieri( SEL). 

Ma non si tratta di una improprietà terminologica. Si tratta di una questione politica seria. Si tratta di una cultura che riduce la rivoluzione al “proprio” antagonismo, cioè all'antagonismo di una minoranza. Questo antagonismo può, a seconda dei casi, confliggere con lo Stato negli scontri di piazza e/o negoziare con lo Stato e i suoi ministri. Ma parte sempre dal culto di sé, dalla propria autorappresentazione come “Il Movimento”, al tempo stesso avversario e interlocutore dello Stato. Dentro una visione in cui tutto si riduce al ( proprio) “conflitto” e/o “mediazione” col potere. Senza prospettiva di reale alternativa di società e di potere, quindi di rivoluzione, quindi di conquista delle grandi masse alla rivoluzione. Chiamare “sollevazione” la “propria” manifestazione è semplicemente una traduzione di questa cultura. 


LA SERIETA' DI UNA PROSPETTIVA RIVOLUZIONARIA 

Le reali ragioni di lotta e di movimento che si sono espresse nella manifestazione del 19 Ottobre meritano e richiedono un'altra logica e prospettiva. Non la propria autorecinzione in un piccolo bacino d'avanguardia. Ma l'investimento in una prospettiva di autentica esplosione sociale di massa, concentrata e radicale, che rovesci i rapporti di forza con la borghesia e il suo Stato. Perchè questa è una sollevazione : non una manifestazione di migliaia, ma una ribellione di milioni. A partire dalla forza decisiva di 16 milioni di lavoratori salariati. 

E' questa l'unica via per strappare risultati reali in ordine alle proprie rivendicazioni, perchè l'avversario- tanto più in tempo di crisi- concede solo quando ha paura ( e solo una ribellione di massa può incutergli realmente paura). Ma soprattutto è l'unico modo di aprire la prospettiva del rovesciamento del capitalismo e della conquista del potere da parte dei lavoratori e degli sfruttati. Un potere basato sulla loro organizzazione e la loro forza: l'unico potere che possa riorganizzare da cima a fondo la società, e dunque l'unico potere che possa davvero assicurare lavoro, reddito, casa, diritti... 
Costruire un ponte, in ogni lotta, tra queste rivendicazioni e un alternativa di potere, è l'unico modo di dare loro una prospettiva seria. Certo difficile, ma l'unica reale. La costruzione controcorrente del partito rivoluzionario è in funzione di questa politica e prospettiva. 

“Senza le masse non c'è sollevazione, lotta di classe, rivoluzione”: questa parola d'ordine- tra le altre- ha scandito non a caso lo spezzone di corteo del PCL. Riassume la differenza di fondo tra puro antagonismo e prospettiva anticapitalista. E perciò stesso tra il gioco autocentrato dell'illusionismo ideologico, e la serietà della politica rivoluzionaria.

mercoledì, ottobre 16, 2013

VIA IL GOVERNO LETTA ALFANO PER UNA SVOLTA UNITARIA E RADICALE DI LOTTA PER UNA PROSPETTIVA DI RIVOLUZIONE

Vecchio governo, nuova rapina. La “legge di stabilità” di Letta Alfano ripropone.. la stabilità della rapina: quella del capitale ai danni del lavoro. Nuovi tagli sociali, nuove privatizzazioni, nuove regalie di miliardi ai capitalisti e alle banche. Una immutata “unità nazionale” (..con Berlusconi) al servizio del capitale finanziario, italiano ed europeo. Sotto il controllo vigile del Presidente della Repubblica, quale garante supremo dei capitalisti.

La “crisi” di ottobre tra PDL e PD riguardava unicamente l'equilibrio malfermo dei loro interessi politici e le loro contraddizioni interne. Quando la borghesia ha richiamato all'unità i propri partiti, l'unità si è alla fine ( per ora) ricomposta. Contro lavoratori, precari, disoccupati.

LE SINISTRE IMMOBILI O COMPLICI

Ma se la grande rapina può continuare non lo si deve certo alla “forza” della borghesia e dei suoi partiti, più che mai disarticolati e divisi. Lo si deve all'assenza di una reale opposizione di massa, per responsabilità delle sinistre politiche e sindacali: che sono oggi immobili o complici.

I vertici della CGIL hanno usato le contraddizioni tra borghesia e Berlusconi per stringere un patto con Confindustria a vantaggio del PD: facendo lobby coi padroni sul “cuneo fiscale” e concedendo loro la “esigibilità” dei contratti.

I dirigenti FIOM hanno coperto la CGIL, sino a presentare come propria “vittoria” la lesione della libertà di sciopero . Cercando parallelamente un proprio spazio di pressione sul centrosinistra con l'iniziativa del 12 ottobre .

Sinistra e Libertà combina l'”opposizione” a Letta col matrimonio con Renzi- un populista confindustriale amico di Marchionne - prenotando ministeri in un suo (eventuale) futuro governo.

Infine ciò che resta del PRC si aggrappa ora a SEL ora a Landini per cercare di sopravvivere alla propria disfatta.

I VEICOLI DI UNA DINAMICA REAZIONARIA: REPRESSIONE, GAULLISMO, CASALEGGIO

Qual'è il risultato d'insieme di queste politiche? Che 16 milioni di lavoratori sono allo sbando sotto i colpi dei loro avversari, con effetti di ulteriore smarrimento e disgregazione. Che l'ulteriore deterioramento dei rapporti di forza incoraggia il salto della repressione contro settori d'avanguardia e le loro lotte, assieme a nuovi progetti istituzionali gaullisti. Che nel cedimento di un argine di classe, aumenta lo spazio nel senso comune per il qualunquismo reazionario ( e xenofobo) di Grillo e Casaleggio. I quali hanno utilizzato lo sdoganamento offerto loro da tanta parte della sinistra ( con l'eccezione del PCL) per allargare la propria influenza tra i lavoratori: che sono in realtà le vittime designate del loro progetto anti operaio ( scioglimento del sindacato in quanto tale) e plebiscitario ( una Repubblica Web, senza diritti democratici).

PER UN FRONTE UNICO DI CLASSE E UNA SVOLTA RADICALE DI LOTTA

Occorre una svolta, unitaria, radicale, di massa.

Le iniziative di sciopero e manifestazione del 18 e 19 Ottobre sono un'utile espressione di chiara opposizione alle politiche dominanti. Ma occorre andare oltre la dimensione dell'avanguardia e la soglia di iniziative occasionali, per porci all'altezza di un livello di scontro storicamente nuovo.

E' necessario lavorare in ogni lotta per una prospettiva di vera e propria opposizione di massa alla borghesia: una opposizione che unifichi attorno alla classe operaia le ragioni di tutti i movimenti ; che sia tanto radicale quanto radicali sono i padroni e il loro governo; che sia capace di mettere in campo la forza materiale di milioni di proletari e di sfruttati. Perchè solo una forza di massa uguale e contraria alla determinazione avversaria può strappare risultati concreti, approfondire le divisioni nel fronte borghese, aprire dal basso la prospettiva di un'alternativa vera.

PER UNA REPUBBLICA DEI LAVORATORI

Berlusconi, Renzi, Grillo, stanno tutti, in forme e con ruoli diversi, dall'altra parte della barricata. Sono i lavoratori, i precari, i disoccupati, che possono e debbono prendere in mano il proprio futuro. Liberandosi da ogni illusione e imponendo la propria soluzione della crisi.

Questa soluzione non sta nell'eterna attesa di un “governo amico”, di una “borghesia buona”, dei miracoli della Costituzione borghese. E neppure in un puro antagonismo fine a se stesso. Sta nel congiungere le lotte quotidiane di resistenza alla prospettiva del rovesciamento del capitalismo e del potere dei lavoratori, fondato sulla loro organizzazione e la loro forza. Perchè solo una Repubblica dei lavoratori può liberare la società dalla dittatura del capitale, riorganizzare da cima a fondo l'economia, raccogliere le aspirazioni di tutti i movimenti, realizzare una democrazia vera e nuova, in cui a comandare sia la maggioranza della società, non la minoranza che l'opprime. Solo una Repubblica dei lavoratori può essere realmente “fondata sul lavoro”. Solo una rivoluzione può aprirle la via.

Il PCL è l'unico partito che si batte, in ogni lotta e in ogni movimento, per sviluppare la coscienza dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, in direzione di questa prospettiva rivoluzionaria.

CONTRO LA DITTATURA DEGLI INDUSTRIALI E DEI BANCHIERI
PER UNA REPUBBLICA DEI LAVORATORI

IL PCL ADERISCE ALLO SCIOPERO DEL 18 OTTOBRE


Il PCL appoggia lo sciopero e le manifestazioni indette dalle organizzazioni sindacali di base per il 18 Ottobre e sostenute dalla “Rete 28 Aprile- opposizione CGIL”. 

Al di là di limiti di impostazione sul terreno della ricerca del più ampio fronte di classe, lo sciopero e le manifestazioni del 18 Ottobre rappresentano un momento positivo di opposizione alle classi dominanti, al governo Letta-Alfano, e alle politiche di concertazione con Confindustria e col governo portate avanti dalla burocrazia dirigente della CGIL: politiche che disarmano i lavoratori di fronte alla crisi, a tutto vantaggio dei loro avversari di classe, e ampliano gli spazi d'inserimento di forze populiste reazionarie ( M5S) tra le loro fila. 

Per questo il PCL invita tutti i lavoratori e le lavoratrici, a partire dai propri iscritti e militanti, al di là della loro collocazione sindacale, ad aderire allo sciopero e alle manifestazioni del 18 Ottobre. Dove porteremo la nostra proposta generale di una svolta unitaria, radicale e di massa del movimento operaio, sul terreno del programma rivendicativo e delle forme di azione. Dentro la prospettiva di lotta per un governo dei lavoratori, quale unica vera alternativa.

giovedì, ottobre 10, 2013

IL CINISMO REAZIONARIO DI GRILLO /CASALEGGIO



Il sostegno di Grillo e Casaleggio al reato di clandestinità per i migranti, misura una volta di più il loro cinismo reazionario. Tanto più rivoltante a ridosso dell'ecatombe di Lampedusa e dell' odiosa indagine giudiziaria contro i “clandestini” sopravvissuti. 
La tolda di comando a “5 Stelle” ha come unico reale progetto la conquista del potere per realizzare la propria Repubblica plebiscitaria via Web. Ogni sua posizione ha come fine la raccolta del consenso necessario per realizzare quel progetto reazionario: sia quando sventola la “Costituzione e Rodotà”, sia quando affoga i migranti in compagnia di Bossi e Maroni. 
Si conferma ancora una volta la miopia di tutte quelle sinistre politiche e sindacali che hanno corteggiato il grillismo e il suo presunto “progressismo”. Il PCL è l'unico soggetto della sinistra italiana ad aver denunciato il M5S per quello che è: un avversario pericoloso del movimento operaio e delle stesse rivendicazioni democratiche più elementari.

mercoledì, ottobre 09, 2013

L'UNICA REPUBBLICA “FONDATA SUL LAVORO” E' UNA REPUBBLICA DEI LAVORATORI.


La manifestazione del 12 Ottobre registrerà sicuramente la domanda di svolta di parte importante del popolo della sinistra. 
Ma l'interrogativo è: quale traduzione e prospettiva offrono a questa domanda i promotori della manifestazione? 


NO AL GOVERNO LETTA/ALFANO. E QUINDI ANCHE AL PD E A NAPOLITANO 

Ogni rivendicazione sociale e democratica, che voglia essere progressiva, va indirizzata contro gli avversari della classe lavoratrice . Tra questi avversari c'è sicuramente il frodatore fiscale Berlusconi. Ma c'è anche il Partito Democratico, che al fianco di Berlusconi ha votato le politiche di Monti/ Fornero su pensioni , articolo 18, pareggio di bilancio in Costituzione, così come le politiche di Letta/Alfano per aumentare la precarizzazione del lavoro ( abolizione della causale sui contratti a termine). E che oggi nella cosiddetta “nuova maggioranza” al fianco di Sacconi, Formigoni, Giovanardi ( e.. assieme a Berlusconi) vota il programma di nuove privatizzazioni, regalie fiscali alle imprese , ulteriori tagli di spesa. Col plauso di Borsa, Confindustria, vescovi, e in primo luogo di Napolitano, in questi anni supremo garante della “governabilità” del capitale. 

É dunque necessaria una chiara opposizione non solo al governo Letta, ma al PD e al Presidente della Repubblica. La pretesa di SEL di stare all'opposizione del governo Letta ma di prenotare l'accordo col populista confindustriale Renzi, è un inganno per i lavoratori in attesa di ministeri. L'eterna illusione- sempre smentita- di un possibile “governo amico” di centrosinistra, va tanto più oggi definitivamente archiviata. 

Le sinistre politiche, sindacali, di movimento, debbono fare fronte comune, in piena autonomia, contro tutti gli avversari dei lavoratori, senza ambiguità o silenzi. 


NO AL PATTO CGIL /CONFINDUSTRIA 
PER UN FRONTE UNICO DI LOTTA CONTRO IL PADRONATO E IL SUO GOVERNO 

La mobilitazione per i diritti democratici è inseparabile da una mobilitazione di classe. Che richiede, innanzitutto, la piena autonomia dal padronato. Il patto dei vertici CGIL con Confindustria è un fatto grave. Sia quando si traduce in una comune lobby di pressione sul governo attorno alle richieste dei padroni (”cuneo fiscale”). Sia quando concede ai padroni la lesione di libertà sindacali, come il divieto del diritto di sciopero contro contratti di lavoro ( “esigibilità”). Colpisce che lo stesso gruppo dirigente della FIOM copra oggi questa politica e addirittura la rivendichi come propria “vittoria”. 

C'è bisogno di una politica opposta. Che rompa definitivamente con la concertazione, e che promuova una mobilitazione di massa contro il padronato e il suo governo, attorno ad una piattaforma di lotta indipendente. La linea di resistenza azienda per azienda, in ordine sparso, porta solo alla sconfitta. E' necessaria una mobilitazione generale, tanto radicale quanto radicali sono i padroni . Senza questa svolta di lotta unificante c'è non solo il disarmo sociale dei lavoratori, ma l'arretramento ulteriore della loro coscienza politica. Se il programma reazionario di Grillo e Casaleggio- che mira ad una repubblica plebiscitaria via web- inganna tanti operai, è perchè tanti lavoratori si sentono abbandonati dai propri gruppi dirigenti nella crisi sociale più profonda del dopoguerra. 


SENZA ILLUSIONI COSTITUZIONALI, PER UNA REPUBBLICA DEI LAVORATORI 

La lotta contro ogni deriva reazionaria è sicuramente una necessità. Ma questa lotta dev'essere coerente. Non può né tacere sulla natura del M5S ( tanto meno abbellirla), nè subordinarsi alle impostazioni populiste ben poco democratiche ( Travaglio) che sostengono le Procure e leggi elettorali maggioritarie ( Mattarellum). Al contrario: deve battersi per la difesa di ogni movimento che sia oggetto della repressione,per l'amnistia verso i cosiddetti reati di lotta, per una legge elettorale interamente proporzionale. Contro l' impianto della seconda Repubblica. 

Al tempo stesso non crediamo davvero che l'alternativa alla seconda Repubblica stia nello sventolio della Costituzione del 48. Naturalmente, da comunisti, siamo per la difesa di tutti i diritti democratici sanciti dalla Costituzione, contro ogni loro arretramento. Ma senza tacere sulla natura borghese di quella Carta, figlia del compromesso tra Togliatti e De Gasperi a garanzia del capitalismo italiano. La verità è che se si vogliono “applicare” i principi progressivi richiamati dalla Costituzione, bisogna mettere in discussione quella società capitalista che la Costituzione tutela. “Diritto al lavoro”, “diritto alla casa”, “diritto all'istruzione” sono incompatibili, tanto più in tempi di crisi, con la tutela della proprietà privata. Sono incompatibili con un' organizzazione sociale, che dietro il sipario di una finta democrazia, è fondata sulla dittatura degli industriali e dei banchieri. Richiamano l'esigenza di un altro Stato , di un'altra Costituzione, di un'altra democrazia: in cui siano realmente i lavoratori e la maggioranza della società a decidere del proprio destino, non la Borsa e il Mercato . Ma questa democrazia può solo significare potere dei lavoratori: un potere basato sulla loro organizzazione e la loro forza. Solo una Repubblica dei lavoratori può essere realmente “fondata sul lavoro”, liberando la società dal capitalismo e riorganizzandola su basi socialiste.

Vajont 9 ottobre 1963: Il vero responsabile è ancora a piede libero

Già dal giorno dopo la tragedia si è cercato di oscurare la verità dei fatti. Tutta la stampa padronale si mobilita a mo' di scudo protettivo verso la gerarchia responsabile del disastro, dalle pagine dei giornali uscivano articoli sulla catastrofe naturale, sulla malignità della natura, su eventi che non si potevano prevedere, dove nessuno ha colpa. Giorgio Bocca scriveva sulla forza della natura che l'uomo non poteva dominare. Dino Buzzati esalta la tenuta della diga e sintetizza scrivendo che “un sasso è caduto in un bicchiere colmo d'acqua e l'acqua è traboccata sulla tovaglia. Tutto qui.” Il settimanale della Democrazia Cristiana La Discussione scrive: “Quella notte nella valle del Vajont si è compiuto un misterioso disegno d'amore”. 
Oggi, nel cinquantesimo anniversario, ancora ci si ricorda di quella notte, i media trasmettono servizi con immagini e testimonianze, luoghi comuni e sentimento di unità nazionale, in ogni occasione eludendo la domanda del perché. O al massimo i perché vengono spiegati ancora con totali falsità (la più in voga ora il ritardo della geologia). O ancora le ultime rivelazioni-scoop da fotoromanzo della figlia di un notaio, il quale avrebbe assistito a conversazioni in cui si rivelava che la frana sarebbe stata provocata deliberatamente. Oltre ad aggiungere falsità si rilancia il revisionismo. Si vogliono celare le vere responsabilità e tutte le dinamiche dei fatti, nascondere le vere ragioni di quelle duemila morti nella notte del 9 ottobre 1963 nella valle del Vajont e a Longarone. Si sa, la verità è rivoluzionaria. 

La storia del Vajont è una storia esemplare in cui vengono alla luce le dinamiche basilari che ancor'oggi si ricalcano in altri contesti. Una storia dove ad ogni passo si riesce a seguire il filo conduttore dell'interesse economico di pochi che scavalca l'interesse delle masse popolari e la vita di innocenti. 
Non è lo scopo di questo breve articolo entrare nei dettagli della storia dei fatti (recuperiamo invitando alla lettura del libro di Tina Merlin “Sulla pelle viva, Come si costruisce una catastrofe”), ma una semplicemente enunciazione può inizialmente far aprire gli occhi. A partire dalle modalità losche della concessione dei lavori; all'esproprio delle terre dei contadini; alla violenza sugli oppositori; alla complicità tra impresa costruttrice e stato; alla prostituzione di settori accademici; alla noncuranza della storia della valle; agli avvertimenti contemporanei alla costruzione della diga, come frane e crolli nei paesi circostanti e come la prima frana del Vajont nel 1960; all'imboscamento di studi scientifici che segnalavano elevati pericoli; al depistaggio riguardo segnali di scosse di terremoto e slittamenti della montagna; agli studi e ai lavori per provare ad aggirare un problema non più risolvibile (galleria di by-pass); ai lavori della diga pagati dai contribuenti due volte (prima attraverso finanziamenti dello stato e poi con l'indennizzo per la nazionalizzazione).. e ancor dopo la tragedia l'opera di falsificazione da parte di SADE, stato, e dei loro servi; l'elemosina verso i superstiti trattati come numeri; la speculazione di professionisti sui diritti dei superstiti; la speculazione con la “legge Vajont” (n. 357/1964) in cui venivano facilmente elargiti miliardi di lire ad imprese estranee al disastro per dare inizio allo sviluppo in quel nord-est ancora in ritardo. 
Allora, come sempre, l'opera è spacciata come necessaria. Mentre in realtà la necessità è solo per un sistema barbaro. 

Ora grazie alla tarda riscoperta delle dinamiche dei fatti, all'opera di Marco Paolini, e anche grazie al film del regista Martinelli, alla riscoperta quindi del grande lavoro di denuncia fatto al tempo da Tina Merlin, molte persone riescono a capire che con il Vajont, usando le parole di Mauro Corona, “il 9 ottobre alle 22.45 duemila persone entrano nel nulla per ambizioni e interessi altrui”. Ma non tutti riescono ancora a scovare e capire la causa primaria. 
Il Vajont non è l'esempio della vergogna della scienza e della tecnica, come alcuni ancora dicono, ma dell'uso che l'uomo piegato al profitto ne fa. Non per una malvagità naturale dell'uomo, che non esiste, ma come membro piegato ad una gerarchia di comando che domina sulla maggioranza della popolazione. Ogni problema tecnico si riduce ad un problema economico di premio che si ottiene riducendo i costi ed alzando i ricavi. E' il profitto il vero responsabile, e neanche il profitto selvaggio, semplicemente il profitto. Per cui lascia il tempo che trova andare a scovare le responsabilità personali, che certo ci sono, ma che sono tutte condotte alla grande responsabilità di morte di questa legge, alla responsabilità del sistema capitalistico. 
E poco contano mere denunce, se non si fanno scendere in campo forze reali di mobilitazione e di lotta tenace contro questi meccanismi e contro questo sistema. Infatti, il lavoro svolto al tempo da parte del PCI (che di comunista aveva ben poco, un partito già corroso dal riformismo), l'unica forza che appoggiava le ragioni degli oppositori alla costruzione della diga, fu arrendevole, cioè si limitò a iniziative istituzionali (interpellanze, inchieste e ricorsi alla magistratura) ed ad una marcia per la sicurezza, quando anche un inviato speciale sul luogo del disastro disse “che a fronte di tale situazione e documentazione, i comunisti avessero dovuto fare la rivoluzione”. Il PCI, fuso nel sistema borghese, subì addirittura l'attacco lanciato da Montanelli che li definiva come sciacalli del Vajont. Il PCI rinunciò alla battaglia politica sul Vajont (scegliendo piuttosto un'azione umanitaria verso i superstiti), e rivendicò questa scelta. 

Tutta la storia e la filosofia del Vajont ovviamente non resta confinata a sé stessa, ma rilancia oggigiorno inevitabilmente ad altri casi. Casi in cui viene riproposto l'interesse del capitalismo contrapposto all'interesse delle masse popolari: terremoto de L'Aquila, TAV Torino-Lione, ILVA di Taranto, ponte sullo Stretto di Messina, Mose, Muos, sono solo alcuni esempi. 
Ogni giorno il sistema capitalismo, tra crisi, guerre e disastri, mostra la sua decadenza. E' necessario prendere atto dell'anti-storicità di questo sistema di sfruttamento e barbarie, e quindi prendere parte attiva per il cambiamento e l'alternativa: per un governo dei lavoratori, per il socialismo!

PARTIDO OBRERO: RISULTATO STORICO A SALTA



Oggi, Domenica 6, vi è stato un risultato storico nelle elezioni a Salta nella capitale della provincia, Claudio del Pla supera il 22% dei voti, ed è il più votato nel distretto provinciale. Questa percentuale implica un aumento del 30% rispetto alle elezioni nazionali dell'11 agosto. L'altra conseguenza è che, oltre ad accrescere il numero dei legislatori provinciali, da uno a quattro, questi risultati consacrano come senatore provinciale Gabriela Serrano, il prossimo 11 novembre nelle elezioni generali della Provincia, e da sei consiglieri del Comune . Il PJ raggiunge solo il 28% dei voti per la somma delle varie liste. 

Per l'Argentina è una giornata veramente storica, che rafforza la possibilità che Paolo Lopez entri nel Congresso Nazionale nelle elezioni del 27 ottobre. Si è prodotta una vera e propria rivolta popolare nelle urne della capitale Salta e nella coscienza politica dei lavoratori della provincia. 

Salta è la vera inchiesta prima delle elezioni nazionali. In un contesto di crisi nazionale, dovuta all'impasse economica forte, e un apparente volatilizzazione dei partiti tradizionali, il Fronte di Sinistra emerge come un'alternativa politica nazionale dei lavoratori. Invitiamo i cittadini a dare il mandato necessario, il 27 ottobre prossimo, per poter sviluppare questa prospettiva in maniera concreta e pratica.
Jorge Altamira 
Partido Obrero

lunedì, ottobre 07, 2013

GRECIA: GLI ARRESTI DEI NAZISTI DI ALBA DORATA

Gli arresti dei deputati e dei membri del partito nazista Alba Dorata, compreso il suo ridicolo "führer" Nicos Michaloliakos, lo scorso fine settimana ad Atene, dopo l'assassinio di Pavlos Fyssas, giovane rapper e lavoratore, militante antifascista di sinistra, è un chiaro segnale della profonda crisi di regime di una Grecia socialmente devastata. Solo pochi giorni prima di tale crimine, funzionari importanti del governo (come lo stesso segretario del governo, Takis Baltakos), e giornalisti dei mezzi di comunicazione borghesi filogovernativi (ad esempio il canale televisivo Sky) facevano propaganda in favore di una possibile coalizione di potere, dopo le prossime elezioni, tra il partito di destra attualmente al governo, Nuova Democrazia, e una versione "più seria" (!?), "più moderata" della stessa Alba Dorata.

Ma l'enorme ira popolare che ha seguito l'assassinio di Pavlos da parte dei gangsters nazisti, che agirono sotto gli occhi della polizia locale, presente sul luogo del crimine, ha reso la posizione del governo capitalista politicamente insostenibile. Rimangono ancora impuniti quattro omicidi e 400 gravi ferimenti avvenuti nel corso di un anno, dovuti ad attacchi delle truppe di assalto naziste composte dai criminali di Alba Dorata, strumenti extra-istituzionali del governo. Il governo temette che l'esplosione di odio popolare gli avrebbe fatto perdere il controllo della situazione. In realtà, le manifestazioni di massa che hanno fatto seguito al crimine del 18 settembre e gli arresti del 28 dello stesso mese dimostrano che la situazione sta sfuggendo di mano alla classe governante, e che la classe operaia non ne ha ancora assunto il controllo. Le condizioni pre-rivoluzionarie in Grecia stanno maturando rapidamente.

L'assassinio di Pavlos è avvenuto una settimana dopo una prima ondata di importanti scioperi nel settore pubblico, e mentre la troika visitava nuovamente la Grecia per dettare nuove misure contro la classe operaia e le masse popolari. Appena due settimane prima del crimine, ebbero luogo i processi a due antifascisti, il segretario generale dell'EEK Savas Michael-Matsas e il rettore dell'Università Tecnologica di Atene, Konstantinos Moutzouris, a seguito della denuncia promossa da Alba Dorata con l'appoggio degli apparati repressivi dello stato. È stato il primo processo perso da Alba Dorata dal momento della sua ascesa! Ma appena terminato il processo, si intensificò una campagna di repressione da parte della polizia contro la sinistra e gli anarchici, e Alba Dorata portò a termine nuove aggressioni violente attraverso le sue truppe d'assalto, accompagnate da minacce di morte contro l'EEK, il suo segretario e il movimento antifascista nella sua totalità.

Questa volta è stato un greco a essere ucciso dai nazisti, non un immigrante pachistano o bangladese, afgano o egiziano. Per questo tutto il popolo, compresa una parte di popolazione greca conservatrice e nazionalista che era rimasta tranquilla quando venivano uccisi gli immigranti o rinviati a giudizio gli ebrei, non ha potuto tollerare il ruolo criminale svolto dal governo greco e dallo stesso stato, e non soltanto dai suoi cani da guardia nazisti. Il governo di Samaras non poteva agire diversamente. Ma non si devono nutrire illusioni nei confronti di un governo nel quale la cerchia più ristretta dei "consiglieri" che sta intorno al primo ministro è composta da noti nazionalisti di ultradestra e da consumati antisemiti (T. Baltakos, Chr. Lazarides, Failos Kranidiotis e altri), e addirittura da ex leaders del nazismo greco (Makis Voridis, portavoce del gruppo parlamentare di Nuova Democrazia e il "consigliere" Thanasis Pleviris, figlio del tristemente noto guru del nazismo greco Kostas Pleviris, e adesso nominato da Samaras vicedirettore dell'Organizzazione Nazionale Farmaceutica). Nessuno, nemmeno i più ingenui, può sentirsi sicuro sapendo che i nazisti hanno posti importanti e una forte influenza nella polizia, nei servizi segreti e nell'esercito. Il governo stesso non solo li protegge, ma utilizza anche deliberatamente gli attuali arresti dei più importanti membri di quella banda per introdurre nuove leggi antidemocratiche e imporre misure contro la sinistra in nome della “lotta contro l’estremismo, tanto di sinistra come di destra”.

Soprattutto perché già esistono e si stanno aggravando le condizioni materiali e sociali che hanno aiutato Alba Dorata a diventare il terzo partito borghese più importante del paese, secondo i sondaggi, anche dopo l’assassinio di Pavlos: la bancarotta del sistema capitalista, le misure di cannibalismo sociale imposte dalla “troika” (Unione Europea, Banca Centrale Europea, FMI), la decomposizione e la perdita di credibilità del sistema parlamentare borghese.

La lotta contro il fascismo non può essere separata da una lotta senza quartiere contro la devastazione sociale, per cacciare la troika e i suoi lacchè e il governo Nuova Democrazia-Pasok, spazzare via il sistema capitalista in bancarotta, che genera fame e disoccupazione di massa, così come l’apparato repressivo statale e le truppe d’assalto naziste che sono il suo strumento; aprendo così la strada per una via d’uscita socialista dalla crisi, con la presa del potere da parte dei lavoratori e degli sfruttati, e la riorganizzazione della società su nuove basi socialiste.


Socialismo o barbarie!

Savas Michael

LIBERTA' PER CIHAN YILMAZ, LIBERTA' PER TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI TURCHI



La caccia alle streghe continua contro coloro che hanno partecipato alla ribellione.
Il 2 ottobre, la polizia ha fatto una perquisizione nella casa di Mustafa Cihan Yilmaz , che è uno dei nostri principali dirigenti di Antalya. Cihan è anche uno dei leader del movimento studentesco dell'Università. E 'stato arrestato e inviato al dipartimento anti-terrorismo ad Antalya. All'interno della stessa inchiesta sono stati arrestati quattro membri dell'Associazione dei giovani socialisti (organizzazione giovanile dell'ESP - Partito Socialista degli Oppressi).


Il 4 ottobre, dopo l'interrogatorio nella sezione anti-terrorismo e il processo, tutti sono stati inviati alla Corte per il loro arresto. Insieme al nostro compagno Mustafa Cihan Yilmaz , Ayşe Deniz Karacagiller y Murat Sezgin dell'Associazione dei Giovani Socialisti sono stati arrestati e mandati in prigione dal tribunale.


Sappiamo che la decisione della Corte, presa senza nessuna prova, è una decisione puramente politica, al fine di eliminare la ribellione e i rivoluzionari. Tuttavia, il governo dell'AKP e il Tribunale hanno sbagliato. Lotteremo fino a che Cihan e tutti i prigionieri della ribellione torneranno liberi! Noi lotteremo fino a quando tutti responsabili di della violenza e delle lesioni durante la ribellione siano assicurati alla giustizia!
Ma non solo, fino a quel giorno, ci batteremo per il potere dei lavoratori!
Libertà per Cihan e libertà per tutti i prigionieri della ribellione!

Partito Operaio Rivoluzionario

DIP

LAMPEDUSA: LA STRAGE E' DI STATO


Ieri, nel mar Mediterraneo si è consumata l'ennesima tragedia di un barcone il cui carico era formato da pura disperazione:cinquecento persone in fuga da miseria, povertà, violenza, fame, sfruttamento e guerra.

Il peschereccio su cui erano imbarcati, a mezzo miglio nautico (926 metri se calcolati sulla terra) dalla spiaggia dei conigli dell'isola di Lampedusa, è affondato e tra morti e dispersi si contano almeno trecento persone, tra cui bambini e donne incinte.

Nell'Italia della crisi si tenta di contrabbandare questo delitto come una tragedia dovuta alla fatalità ed alla malvagità dello scafista di turno per difendere, scagionare e alla fine assolvere quelli che sono i veri responsabili di questo crimine contro l'umanità.

I nostri governanti, con l'ipocrisia e la disumanità che li ha sempre contraddistinti, oggi ostentano commozione e piangono atelecamere accese (ieri è stato il turno di Alfano e Napolitano su tutte le reti tv) mentre ognuno di loro si era già reso responsabile di aver votato leggi contro l'immigrazione (la famigerata Turco/Napolitano e in seguito la ancor più famigerata Bossi/Fini) e dopo di questo di aver suffragato la scelta di guerre imperialiste, spacciandole come necessarie a importare la democrazia ma funzionali solo a un sistematico e rigoroso saccheggio delle risorse proprie dei paesi del sud del mediterraneo (Iraq, Jugoslavia, Libia, Siria), dopo bombardamenti che hanno demolito e cancellato interi paesi provocando la fuga di milioni di persone.

L'occidente, strillando la sua indignazione e solidarietà per le popolazioni civili maciullate, ha contemporaneamente finanziato bande armate di delinquenti, vere e proprie compagini di carnefici, che hanno avuto e hanno il solo scopo di destabilizzare, per consentire a chi li paga, di depredare territori e popoli, riducendo la gente alla fame e alla disperazione costringendola a fuggire da tutto questo – e non a caso è la parola "fuggire" che meglio aderisce a questa realtà, perche la parola "emigrare" nasce da presupposti diversi.

Quando non si è intervenuti con le bombe, si è cercato di sostenere governi criminali che favorissero gli interessi occidentali (Tunisia, Egitto, Bahrein, ecc), ma nel contempo si sono approvate leggi razziali per impedire a queste persone di fuggire e, a coronamento del tutto, sono stati istituiti i CIE (centri di identificazione ed espulsione, prima chiamati CTP - centri di permanenza temporanea).

Nei CIE, quanti vi sono trattenuti non sono considerati detenuti, essi vengono eufemisticamente definiti ospiti della struttura, in realtà si tratta veri e propri luoghi di detenzione, lager utilizzati per rinchiudere quanti sono fuggiti dai propri orrori e trattenerli in attesa di restituirli a questi.

La fortezza Europa blinda le proprie frontiere e assieme a questa manovra viene rarefatta la subdola operazione di fomentarecampagne terroristiche verso i questi fuggiaschi, definendoli una minaccia per la cultura e le radici dei cittadini europei.

Una politica che porta ad alimentare l'odio verso il diverso, verso il più povero, verso il più sfruttato; si mettono contro lavoratori italiani e lavoratori immigrati, si aizzano campagne di vero e proprio rancore contro questi considerati "diversi" prendendo a pretesto singolie isolati fatti di cronaca, si alimenta una sorta di guerra fra poveri che favorisce solo e soltanto quanti speculano sulle altrui vite.

Quella di Lampedusa non è una fatalità, non è un tragico incidente ma un omicidio di massa, con la connotazione di una vera e propria strage di stato, i cui responsabili hanno nome e cognome, Livia Turco, Giorgio Napolitano, Umberto Bossi, Gianfranco Fini, Silvio Berlusconi, Gianni Letta e un unico mandante: i poteri forti internazionali, Unione Europea, Banca Centrale, Fondo Monetario, Nato e quanti agiscono di concerto con gli interessi di questi organismi.

Solo un governo dei lavoratori (italiani e migranti) può cambiare la situazione, abolendo tutte le leggi razziste e con la libera circolazione delle persone.

Via le leggi razziste Turco-Napolitano e Bossi-Fini per la libera circolazione, contro ogni forma di razzismo.
Unità dei lavoratori italiani e migranti
contro i governi del capitale.

OMICIDIO DI MASSA LUTTO IPOCRITA DEL GOVERNO E DI NAPOLITANO

”Va potenziata la frontiera europea del Mediterraneo e il ruolo di Frontex, perchè nei flussi di immigrati si annidano cellule terroriste” ( Alfano, ministro degli interni,20 Settembre) 

” E' indispensabile stroncare il traffico criminale di esseri umani in cooperazione con i parsi di provenienza dei flussi di emigranti e richiedenti asilo. Sono dunque indispensabili presidi adeguati lungo le coste da cui partono questi viaggi di disperazione e morte”( così ieri Giorgio Napolitano, ex ministro degli interni del primo governo Prodi) 

” E' giusto. E' ciò che facevo io da ministro: respingere i barconi e salvare le vite”( risponde subito entusiasta Maroni, ex ministro degli interni del governo Berlusconi) 

Basta questo scambio di “opinioni” per misurare l'ipocrisia del lutto delle autorità politiche e istituzionali di fronte all'ecatombe di Lampedusa. 
Non solo perchè rivelano la continuità di fondo delle politiche sull'immigrazione tra i diversi governi degli ultimi 20 anni (.. più volte col voto delle sinistre di governo). Ma perchè confessano e firmano le responsabilità del delitto. 

Sono proprio le politiche securitarie contro i migranti basate su respingimenti e segregazione, a riprodurre all'infinito orrore e morte. A consegnare ai famigerati “scafisti” la disperazione di donne e di uomini in fuga dalla fame, dalle torture, dalle guerre. A concordare con i peggiori governi dei paesi di provenienza il loro imprigionamento in luoghi di tortura e di stupri ( Libia), (spesso oltretutto via di transito per la loro “vendita” a organizzazioni criminali). A ostacolare persino il loro soccorso volontario in mare con la minaccia di “concorso al reato di clandestinità”. A rinchiudere nelle proprie prigioni coloro che riescono a sopravvivere e ad approdare: perchè è bene ricordare che i morti di Lampedusa, se fossero scampati alla tragedia, si troverebbero prigionieri dei CIE, senza diritti e dignità, come abominevoli.. “clandestini”. Per volontà di quelle stesse autorità che oggi piangono commosse sui loro cadaveri. 

Per questo il nostro lutto non ha nulla a che spartire con i responsabili dei crimini. Ma si coniuga tanto più oggi con un progetto di rivoluzione.

giovedì, ottobre 03, 2013

LA “NUOVA MAGGIORANZA” CONTRO I LAVORATORI

Il frodatore fiscale Berlusconi ha conosciuto una sconfitta politica e si prepara ai domiciliari. Bene. Ma non è un giorno di festa per i lavoratori. Un immutato governo Letta Alfano rivendica la stabilità politica in funzione della stabilità della rapina: tagli sociali, privatizzazioni, regalie ai profitti. Quelle che Letta stesso in Parlamento ha chiamato “riforme dolorose”. La stessa sconfitta di Berlusconi verrà utilizzata per rafforzare la governabilità anti operaia. Non a caso il primo voto di fiducia è venuto dalla Borsa, da Confindustria, dalle banche. Quanto alla “nuova maggioranza” che sostiene il governo e che il PD rivendica non è affatto “più avanzata” o “più onesta”: si fonda sui faccendieri di Comunione e Liberazione(Formigoni), su cattolici integralisti e reazionari come Giovanardi, su avanguardie anti operaie come Sacconi. La differenza è che non ha più l'alibi dello “stato di necessità” evocato in precedenza per giustificare l'alleanza con Berlusconi. E' una scelta politica del PD e di Napolitano, benedetta dai Vescovi e dall'Unione europea, in funzione degli interessi generali del capitale finanziario. 

La passività subalterna delle sinistre politiche e sindacali- a partire dalla burocrazia CGIL- ha consentito che gli avversari dei lavoratori ricomponessero, contro i lavoratori, la propria unità di governo. 

L'alternativa non è certo quella di Grillo e Casaleggio, che si battono per un regime plebiscitario senza sindacato e senza partiti, per tagliare pensioni e lavoro a vantaggio dei padroni 
Solo il rilancio di un'opposizione di classe, radicale e di massa, alle classi dominanti e al loro governo- per la sua cacciata- può aprire dal basso un scenario politico nuovo: nella prospettiva di un'alternativa dei lavoratori, quale unica vera alternativa.

mercoledì, ottobre 02, 2013

RINASCE IL GOVERNO LETTA / ALFANO I PARTITI BORGHESI NON “TRADISCONO” LA PROPRIA CLASSE

Enrico Letta ha chiesto la “fiducia” per poter realizzare quelle che ha testualmente definito “riforme dolorose”: ulteriori tagli di spesa per rispettare il vincolo costituzionale del pareggio di bilancio; nuove dismissioni e privatizzazioni col loro carico fisiologico di licenziamenti; “cuneo fiscale” alle imprese, che già con Prodi destinò loro 5 miliardi l'anno ( col voto delle sinistre); nuovi sgravi fiscali per il capitale e gli investimenti stranieri, a carico del bilancio pubblico; investimento centrale nell'Expo, col carico allegato di nuova precarizzazione del lavoro, speculazioni, malaffare. E via dicendo.. 

Questo programma ha ottenuto giustamente il voto di fiducia della Borsa. Di Confindustria. Delle banche. Dell'Unione Europea dei capitalisti e dei banchieri. Di tutti i governi europei di ogni colore ( da Hollande a Rayoi): tutti interessati alla stabilità del capitalismo italiano e dunque del suo consiglio d'amministrazione ( il governo). 

Di conseguenza ha ottenuto il voto di fiducia di tutti i partiti borghesi italiani, tutti sul libro paga di industrie e banche. 
Del Partito Democratico innanzitutto, com'è naturale- in ogni sua espressione, da D'Alema a Renzi- quale primo tutore dell'interesse generale di sistema. Come anche dei diversi tronconi di un PDL ormai frantumato: della nuova sezione del PPE, guidata da Comunione e Liberazione ( Lupi e Formigoni), da integralisti reazionari come Giovanardi e Rocella, da anti operai radicali come il famigerato Sacconi, tutti benedetti dalla Conferenza Episcopale; e del miliardario populista ( frodatore fiscale) Berlusconi, Cavaliere disarcionato, ex monarca assoluto del PDL, che aveva puntato a far saltare il banco per evitare la galera, e che alla fine è stato costretto a una penosa retromarcia dal fallimento della propria operazione. 

Dunque, “tanto rumore per nulla”. La borghesia comanda e i suoi partiti si allineano, dopo incidenti e bizze, per amore o per forza. 
Ora il governo Letta Alfano, cercherà di utilizzare la sconfitta e l'indebolimento di Berlusconi, per rilanciare il progetto di “stabilità” politica invocata dal capitale finanziario: che è solo la “stabilità” della rapina sociale contro i lavoratori. 

Sta al movimento operaio costruire una opposizione sociale radicale e di massa contro le classi dominanti e il loro governo, per costruire la propria alternativa: non la Repubblica plebiscitaria via Web che Casaleggio è andato a presentare al convegno dei banchieri , ma una Repubblica dei lavoratori, che faccia piazza pulita delle attuali classi dominanti e dia finalmente il potere a chi lavora.