venerdì, maggio 31, 2013

BANKITALIA PERPETUA L'AGGRESSIONE SOCIALE. LA CGIL BALBETTA E AVALLA

Il Presidente di Bankitalia ha rivendicato la continuità dell'attacco alle condizioni di vita dei lavoratori. Le cosiddette “riforme strutturali” evocate sono solo la prosecuzione dello smantellamento dello stato sociale, a beneficio delle “garanzie” da offrire alle banche in fatto di pagamento del debito pubblico. L'unica nuova spesa pubblica legittimata è quella del pagamento dei debiti alle imprese. L'unica nuova manovra fiscale contemplata è quella della riduzione del “cuneo fiscale”, come richiesto da Confindustria. In una parola: l'unica “ripresa” realmente rivendicata è quella dei portafogli industriali e bancari,sulla pelle del lavoro. Il resto è chiacchiera. 
Per questo colpisce che la burocrazia CGIL si sia allineata al tradizionale ossequio riverente delle classi dirigenti a Bankitalia. Evidentemente l'abbraccio a Squinzi trascina con sé l'abbraccio a Visco. Il “patto dei produttori” trascina con sé il patto coi banchieri. A copertura delle politiche di rapina e del governo PD/PDL, contro i lavoratori e la maggioranza della società italiana.

giovedì, maggio 30, 2013

PIENA SOLIDARIETA’ E SOSTEGNO AI LAVORATORI DELLA LOGISTICA IN LOTTA



Da mesi i facchini del settore della logistica, in stragrande maggioranza immigrati, stanno sviluppando una lotta esemplare, tra le più importanti, se non la più importante di quelle, purtroppo poche ed isolate le une dalle altre, che si stanno sviluppando nel nostro paese. I compagni lottano , per l’ottenimento di un contratto dignitoso, sia dal punto di vista salariale che normativo. 
In questa lotta ha un ruolo centrale di organizzazione e direzione il Sindacato Intercategoriale Cobas (SICobas), con l’appoggio di alcune altere sigle di base minori. 
Nella lotta i lavoratori non si scontrano solo con i padroni.. Hanno contro ovviamente le strutture cosidette di “cooperazione” di cui sono “soci-lavoratori”, e centralmente la Lega delle Cooperative, segno della inqualificabile degenerazione totale di quella che fu, all’origine, una struttura del movimento operaio, ed è oggi, invece, una struttura per un supersfruttamento con caratteristiche semischiavistiche. 
Ma hanno contro anche i grandi sindacati confederali, compresa la Filt -CGIL, i cui dirigenti svolgono un’opera di vero e proprio crumiraggio. 
Ed hanno contro le strutture dello stato borghese. La polizia e i carabinieri hanno costantemente aggredito i picchetti di sciopero dei lavoratori. La questura di Piacenza ha riesumato contro il dirigente del SICobas Milani ed altri due compagni la sanzione amministrative del divieto di presenza per tre anni nella città capoluogo. 
Ma tali misure non hanno bloccato la lotta dei lavoratori, che si è estesa e ha visto nelle giornate di sciopero del 22 marzo e del 15 maggio due importanti successi. 
A questo padronato e stato borghese hanno reagito con due gravi misure, spinte in particolare dalla grande società alimentare (della Lega Coop) Granarolo. 
In primo luogo la “Commissione di Garanzia sugli scioperi” ha dichiarato “servizio pubblico essenziale” quanto prodotto dalla Granarolo, per impedire di fatto gli scioperi. 
Infine la coop logistica della Granarolo ha licenziato per rappresaglia 40 lavoratori, i più attivi nella lotta. 
La battaglia per il loro reintegro è una battaglia di tutto il movimento operaio classista e del nostro partito. Questo è stato,nei limiti delle sue forze, da tempo accanto alla lotta dei lavoratori. Alcuni compagni hanno partecipato ai picchetti di massa nel corso degli scioperi e un nostro contingente era presente alla manifestazione, svoltasi a Piacenza, lo scorso mese, contro il provvedimento questurino contro Milani e gli altri compagni. 
Così aderiamo e parteciperemo alla manifestazione che si terra a Bologna, sabato 1 giugno, alle ore 16, in Piazza del Nettuno, contro i licenziamenti dei 40 lavoratori in lotta e contro le decisioni reazionarie della “Commissione di Garanzia sugli scioperi” .

GRILLO ATTRIBUISCE LA PROPRIA SCONFITTA A DIPENDENTI PUBBLICI E PENSIONATI.

Persino nel commento della sconfitta elettorale del M5S, Beppe Grillo rivela la natura reazionaria del proprio programma. L'idea di attribuire la responsabilità della sconfitta a “19 milioni di pensionati e 4 milioni di pubblici dipendenti”, indicati come zavorra parassitaria dell'”Italia produttiva”, non è solo delirante sotto il profilo del calcolo elettorale. E' l'indiretta riproposizione di un programma sociale che rivendica la spoliazione di lavoro, stipendi, pensioni, a vantaggio di quella Confindustria cui Casaleggio ha promesso l'abolizione dell'Irap. 
L'opposizione sociale al governo Letta/Alfano va condotta in piena autonomia dal grillismo, che è avversario dei lavoratori.

giovedì, maggio 23, 2013

Unisciti alla Conferenza Internazionale “Europa in crisi- per un’alternativa rivoluzionaria internazionale”

Unisciti alla Conferenza Internazionale “Europa in crisi- per un’alternativa rivoluzionaria internazionale” ad Atene, Grecia, nella sala dell’Unione Nazionale dei Giornalisti, via Akadimias and Voukourestiou , 9-10 Giugno2013 

Basta con la dittatura della 
Troika UE/BCE/FMI! 

Per l’abolizione del debito verso gli usurai internazionali! 
Nazionalizzare le banche e le aziende che chiudono o licenziano, sotto controllo dei lavoratori, senza indennizzo per i grandi azionisti. 
Fermare la catastrofe sociale della disoccupazione; lavoro per tutti! 
Basta razzismo e discriminazioni. Abbattiamo il fascismo! 
Giù le mani dagli immigrati! Uguali diritti per tutti i lavoratori! 

Via i governi Merkel, Letta, Samaras, Rajoy, Coelho, e tutti i governi capitalisti di sfruttamento e oppressione! 
Per un governo dei lavoratori, per il potere ai lavoratori! 
Basta con la disoccupazione di massa ed il cannibalismo sociale, dell’Unione Europea, prigione dei popoli imperialista. 
Per gli Stati Uniti Socialisti d’Europa! 

Dopo sei anni di una crisi capitalistica mondiale senza precedenti, non c’è via di uscita di fronte all’impasse di un sistema sociale di bancarotta, che minaccia di seppellire le masse popolari sotto le sue macerie. 
L’Europa è diventata l’epicentro della crisi globale. La Grecia ne è stato solo l’anello più debole, adesso non solo l’anello ma l’intera catena si è spezzata. La bancarotta e la devastazione sociale della Grecia mostrano il presente o l’immediato futuro delle altre nazioni. 
E’ la fase acuta di una situazione che si sta evolvendo, in tempi diversi, in tutto il Sud Europa, dall’Italia alla Penisola Iberica, colpendo adesso anche i paesi centrali come la Francia, e minacciando persino l’apparentemente potente Germania. 
Anche nelle statistiche ufficiali, i dati mostrano una catastrofe sociale nel vecchio continente maggiore di quella della Grande Depressione negli Stati Uniti. 
Il tasso di disoccupazione in Grecia ha raggiunto il 32% , con oltre il 62% per i giovani tra i 18 ed i 24 anni. In Spagna ha raggiunto il record storico del 27%, con il 57,2% tra i giovani sotto i 25 anni. In Portogallo la disoccupazione è intorno al 17%, mentre due anni fa era al 12%. In Francia siamo al 10,6% e nell’ intera eurozona è stato raggiunto il record storico del 12%. 
Queste statistiche infernali, che peggiorano di giorno in giorno, danno una pallida immagine della realtà, se teniamo conto dell’imponente numero di precari e manodopera extracomunitaria senza diritti. 
L’Europa oggi è un continente di masse senza diritti, senza lavoro, o che lavorano in condizioni precarie, di semi-schiavitù, senza una casa (40.000 sfratti in Spagna per confische di case a chi è indebitato, ad Atene circa 25000 senza tetto), con tagli continui agli stipendi, alle pensioni, ai diritti sociali, con servizi sanitari e scolastici al collasso, un Continente di miseria. I capitalisti, i loro governi ed i loro politici, avevano promesso un’Europa paradiso di “libertà e prosperità” e ci hanno invece condannato ad un inferno di “austerità” eterna, ed alla schiavitù sociale imposta dall’oppressione statale, sempre più assistiti da squadracce fasciste come Alba Dorata in Grecia ed il Jobbik in Ungheria. 
Le incessanti misure di cannibalismo sociale imposte da Bruxelles, Berlino e dal Fondo Monetario Europeo, hanno prodotto una sofferenza inimmaginabile nella gente, senza sortire la benchè minima soluzione alla crisi, o una via di uscita all’impasse sistemico. Al contrario, stanno peggiorando tutti gli aspetti della crisi – economico, fiscale, del debito sovrano, bancario e politico – dimostrando così che ciò che stiamo vivendo non è solo una crisi circoscritta nel tempo, ciclica o congiunturale, ma è la bancarotta storica sia dell’intero progetto europeo che dell’intero sistema sociale basato sullo stesso sfruttamento capitalistico. 
La realtà smentisce le affermazioni che la situazione si stia stabilizzando e che la crisi dell’eurozona si stia attenuando, dopo le dichiarazioni di Draghi e della BCE nell’estate 2012 che loro avrebbero fatto il possibile per salvare l’Euro, al contrario, la debaclè di Cipro nel marzo 2013 ed i prelievi forzosi imposti sui conti correnti, hanno chiaramente mostrato che la crisi c’è ancora e sta peggiorando. Le elezioni in Italia hanno svelato sia la bancarotta dell’attuale sistema politico borghese, sia il fatto inconfutabile che i programmi di austerità hanno raggiunto i loro limiti politici e sono insostenibili. Nonostante ciò, tutti i governi Europei proseguono lo stesso corso di catastrofe sociale. 
Al contempo, gli imperialisti europei cercano non solo di accollare la crisi sulle masse popolari, ma anche di esportarla: nell’Europa dell’Est, nei Balcani, in Russia, così come nel Medio Oriente dopo il risveglio popolare rivoluzionario della Primavera Araba. 
Le implicazioni della crisi capitalistica sono globali, e la nostra risposta a questi pericoli deve essere altrettanto globale e decisiva. 
ABBIAMO BISOGNO URGENTEMENTE DI UNA ALTERNATIVA VERA, RIVOLUZIONARIA, INTERNAZIONALISTA! 
Nel dicembre 2012, nell’incontro ad Atene, l’ EEK (Partito Rivoluzionario dei Lavoratori) della Grecia, il Partito Comunista dei Lavoratori dell’ Italia, il Devrimci Işçi Partisi-DİP (Partito Rivoluzionario dei Lavoratori) della Turchia, il Partido Obrero dell’ Argentina, e la Commissione del Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale (CRQI) hanno preso l’iniziativa di lanciare una campagna per una Conferenza speciale internazionale, dedicata alla crisi in Europa. La conferenza è aperta a tutte le forze di lotta di classe e liberazione, provenienti da tradizioni differenti, consapevoli che dobbiamo urgentemente coordinarci e unificare le nostre azioni a livello europeo ed internazionale, per una alternativa radicale, internazionalista, proletaria e socialista. 
Già organizzazioni, movimenti sociali e figure indipendenti da tutta l’Europa occidentale ed orientale, meridionale e settentrionale, dai Balcani, la Russia, l’Ucraina, il Medio Oriente, l’Africa e l’America Latina, parteciperanno a questo importante evento. 
NOI FACCIAMO APPELLO ai lavoratori in lotta, alle organizzazioni popolari e alle collettività europee e mondiali, coinvolte nelle lotte sociali, in particolare alle loro avanguardie, così come alle forze della sinistra rivoluzionaria, a partecipare a questa Conferenza Internazionale sulla crisi europea e sulle sue implicazioni globali: per un’alternativa internazionalista ed una via d’uscita socialista; per discutere un programma di emergenza per resistere e sconfiggere la catastrofe sociale e pianificare azioni comuni svincolate e libere dai soliti apparati burocratici di controllo, per la costruzione di una nuova leadership rivoluzionaria, oggi più che mai necessaria. 
Dobbiamo discutere e decidere con urgenza un piano di azioni e campagne comuni. Noi proponiamo i seguenti punti: 
• contrattaccare gli usurai internazionali, la dittatura dei mercati, delle banche e del capitale finanziario. Tramite la cancellazione totale del debito pubblico, che devasta le vite di milioni di persone, e tramite l’esproprio delle banche, sotto controllo dei lavoratori. 
• Tutte le misure di austerità, il cannibalismo sociale imposto dalla Ue, dalla BCE e dal FMI, e dai governi capitalistici, devono essere immediatamente fermate. La crisi la paghino i capitalisti, non gli sfruttati. Dobbiamo lottare per ripristinare i salari, le pensioni, i diritti sociali della classe lavoratrice in base ai bisogni sociali, non al profitto di pochi. 
• contro la disoccupazione di massa, noi chiamiamo alla lotta per vietare i licenziamenti, per la distribuzione delle ore lavorative tra tutti i lavoratori. Lavori pubblici di infrastrutture, che comunque sono vitali e necessari, devono essere sviluppati per creare nuovi posti di lavoro. 
I baroni delle grandi industrie ricattano sempre i lavoratori per far loro accettare più tagli ai salari , altrimenti le aziende chiuderanno o delocalizzeranno; la nostra risposta è di occupare le fabbriche che chiudono o che licenziano in maniera massiccia, di espropriarle senza indennizzo, sotto il controllo diretto dei lavoratori. 
• Per una lotta risoluta contro il fascismo, il razzismo, la discriminazione di sesso, di orientamento sessuale, di tutte le minoranze! Difendiamo gli immigrati e tutte le comunità di oppressi! Uguali diritti per tutti i lavoratori, indipendentemente dal colore, dall’origine etnica, dalla religione! i lavoratori e i movimenti popolari devono organizzare una Guardia di Difesa dei Lavoratori contro le squadracce fasciste e la repressione di Stato. 
• Per lo smantellamento dell’apparato repressivo dello stato borghese, della Nato e delle basi militari – piena solidarietà a tutte le lotte anti-imperialiste delle nazioni oppresse in Africa, Medio Oriente, Asia e America Latina. 
• Per tutte le richieste vitali della classe lavoratrice e delle masse popolari, il nostro grido di battaglia dovrà essere : Via tutti i governi capitalistici! Per un governo dei lavoratori e per il potere ai lavoratori! Basta con l’Unione Europea degli imperialisti! Per gli Stati Uniti Socialisti d’Europa! 

EEK( Grecia) 
PCL (Italia) 
D I P (Turchia) 
MTL (Finlandia) 
PO (Argentina) 
Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale 
Centro Socialista dei Balcani ‘Christian Rakovsky” 
RedMed web site

mercoledì, maggio 22, 2013

ESPROPRIO DELL'ILVA E CONTROLLO OPERAIO

Come volevasi dimostrare. Quando il PCL, un anno fa, avanzò controcorrente la parola d'ordine della nazionalizzazione dell'ILVA e dell'intera siderurgia, senza indennizzo per i padroni, e sotto controllo operaio, fu subissato di obiezioni dal “buon senso realista” delle sinistre politiche e sindacali. Un anno dopo sono tutte in coda a sussurrare, timidamente, la parola proibita: “nazionalizzazione”. Nel momento stesso in cui il ladrocinio sfrontato dei Riva e le sentenze della magistratura spingono persino esponenti liberali del PD ad abbozzare questa ipotesi, pur di “salvaguardare la siderurgia italiana”. Tutto bene, dunque? Meglio tardi che mai? Niente affatto. Sulla bocca dei liberali e dei loro reggicoda di “sinistra”, l'evocazione di “commissariamenti” e persino di “nazionalizzazioni” maschera soluzioni di classe di altro segno. “COMMISSARIAMENTO”? OCCHIO ALLA TRUFFA Si evoca un “commissariamento” dell'Ilva con passaggio all'”amministrazione straordinaria”. Ma l'amministrazione straordinaria dovrebbe essere richiesta dagli stessi padroni dell'azienda, secondo la legge Marzano. Oppure dalle banche creditrici. Oppure potrebbe rientrare nelle competenze del governo, in base alla legge “salva Ilva” del 2012 ( legge 231). In ogni caso il commissariamento tutelerebbe la proprietà. Un commissario (super pagato) avrebbe la funzione di saldare i debiti dell'azienda con le banche attraverso i soldi ricavati dalla vendita di pacchetti azionari sul mercato: dove già si affollano tanti possibili acquirenti( capitalisti russi, ucraini, brasiliani, indiani..). La proprietà criminale dei Riva intascherebbe parte dei soldi. I lavoratori resterebbero in balia di nuovi capitalisti senza scrupoli, svincolati da qualsiasi impegno, e pronti a rivendere a nuovi compratori ( magari dopo l'immancabile tosatura di posti e condizioni di lavoro), dentro un mercato siderurgico internazionale in piena sovrapproduzione. Il risanamento dell'ambiente e la salute dei lavoratori resterebbero fiabe: perchè occorrono almeno 10 miliardi; il governo PD/PDL non li mette perchè impegnato a pagare gli interessi sul debito alle banche ( tra le quali le creditrici di Riva) dentro le sacre compatibilità di bilancio dell'Unione Europea; mentre gli 8 miliardi (virtualmente) confiscati ai Riva saranno congelati dal ricorso giudiziario della famiglia e dai tempi infiniti del contenzioso civilistico. Risultato? Capitalisti in sella e lavoratori sacrificati al profitto. E' comprensibile che la stampa padronale rivendichi il commissariamento quale “migliore soluzione”. Ma perchè gli operai dovrebbero applaudire? LA “NAZIONALIZZAZIONE” IN BOCCA AI LIBERALI Lo stesso vale, in forma diversa, per la cosiddetta “nazionalizzazione”. Questa parola solleva lo scherno arrogante del Presidente di Federacciai Antonio Gozzi:”.. E' una stupidaggine. I Riva restano tuttora i proprietari e certo non possono essere espropriati dalla magistratura, se il diritto ha ancora un senso. Se esproprio dev'essere, serve una legge. Ma non credo che l'Europa lo consentirebbe” ( La Stampa,27/5). Il sindacato dei padroni siderurgici sa difendere bene i suoi associati. E soprattutto conosce bene la natura di classe della legge e del “diritto”, in Italia e in Europa. La verità è che dentro le compatibilità delle leggi borghesi, le nazionalizzazioni si riducono a una finzione. La nazionalizzazione dell'Ilva che oggi piace ad esponenti del PD e della..UIL, significa solo nel migliore dei casi la partecipazione azionaria dello Stato alla proprietà aziendale. Lo spiega sull'Unità l'economista Giulio Sapelli:”..Resta la nazionalizzazione secondo il modello delle partecipazioni statali, in cui l'Italia è stata maestra in Europa. Il che vuol dire l'ingresso del pubblico, ma senza escludere il privato in compartecipazione. La strada è percorribile..”(27/5). In parole povere: lo Stato acquisterebbe con soldi pubblici pacchetti azionari dell'Ilva, ingrassando gli azionisti privati venditori, e contribuendo al risanamento dei conti. Parallelamente altri azionisti privati continuerebbero i propri affari nell'azienda risanata, siano essi i Riva o nuovi pescecani. Garanzie per lavoratori, posti di lavoro, salute? Nessuna. L'unica garanzia sarebbe per le banche creditrici, meglio assicurate dalle partecipazioni statali. Naturalmente anche i lavoratori potrebbero sul momento beneficiarne, grazie alla continuità produttiva. Ma la favola del risanamento resterebbe tale: lo Stato che acquista azioni, a maggior ragione risparmierà sull'ambiente. E gli azionisti privati continueranno a tutelare l'unico bene che a loro interessa: i propri profitti. Grazie anche alla compartecipazione dello Stato. Del loro Stato. L'ESPROPRIO DEI RIVA, UNICA VIA La verità è che l'unica traduzione progressiva della parola “nazionalizzazione” è quella dell'esproprio. Cioè della nazionalizzazione senza indennizzo della proprietà dei grandi azionisti. Un esproprio sotto controllo operaio: perchè solo il controllo dei lavoratori può garantire l'interesse operaio, sia sul versante del lavoro che su quello della salute. Ciò è tanto più vero nel caso dell'Ilva. La pretesa di affidare a un padrone criminale il risanamento della fabbrica e del territorio è fallita. Le illusioni pietose seminate a sinistra in questa direzione si sono rivelate una truffa. Quel padrone va espropriato, nelle sue proprietà produttive, azionarie, immobiliari, finanziarie. Senza alcun onere per lo Stato. Solo i lavoratori possono garantire, sotto il proprio controllo, un piano vero di risanamento ambientale. Con la collaborazione e l'aiuto di tecnici e ambientalisti affidabili, proprio perchè autonomi dalla proprietà. PER UN GOVERNO DEI LAVORATORI A sua volta la lotta per l'esproprio dei Riva, è inseparabile dalla rivendicazione della nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio dell'intera industria siderurgica, nella prospettiva anticapitalista del governo dei lavoratori: l'unico governo che può espropriare padroni criminali e investire le risorse espropriate a vantaggio del lavoro e della salute. L'unico governo che può fare leggi a favore dei lavoratori, perchè fa dei lavoratori gli estensori delle leggi. L'unico governo che può cambiare il volto dello Stato perchè fa dei lavoratori l'architrave di un nuovo Stato, basato sulla loro organizzazione e sulla loro forza. L'unico governo che può rompere con L'Unione Europea dal versante dei lavoratori, perchè fa dei lavoratori il soggetto costruttore di una nuova Europa: unita e socialista.

MANIFESTAZIONE DELLA FIOM: FERRANDO SU SINISTRA E SINISTRE

venerdì, maggio 10, 2013

PALESTINA 1948/2013 - AL NAKBA - LA CATASTROFE CONTINUA

Ogni 15 maggio il popolo palestinese e tutte le sue comunità nel mondo commemora la Nakba, la catastrofe. Chiamata in questo modo dai palestinesi è la data del 15 maggio del 1948, giorno in cui l’esercito sionista ha invaso i territori palestinesi, impossessandosi delle terre, delle case e della sopravvivenza di tutto un popolo. Al Nakba è stato il giorno in cui il popolo palestinese si è trasformato in una nazione di esiliati, in cui almeno 800.000 persone sono state espulse dalle loro case e costrette a vivere in campi profughi disseminati in tutto il Medio Oriente. La ribellione a questo “stato di fatto” della volontà sionista per la Grande Israele è stata soffocata nel sangue dal 1948 in poi. Sono più di 500 i villaggi palestinesi che sono stati evacuati o rasi al suolo completamente, cancellando la storia, la memoria, ogni richiamo ai ricordi di una comunità e di una cultura. Sono state distrutte perfino le coltivazioni agricole, le scuole e le immagini delle comunità e del loro passato. Israele attualmente continua ad opporsi con ogni mezzo al ritorno nella loro terra per circa sei milioni di rifugiati. Non solo ma ancora oggi cerca di espellere i palestinesi dalla loro terra, attraverso politiche segregazioniste instaurando una delle peggiori apartheid della storia.
IN CISGIORDANIA E A GAZA GIORNO DOPO GIORNO LA CATASTROFE NON E’ MAI FINITA.
Basta ricordare l ‘operazione "Piombo Fuso" (dicembre 2008 - gennaio 2009), i bombardamenti, le incursioni armate, gli omicidi, gli attacchi in mare alle barche dei pescatori che non sono mai cessati e che causano, giorno dopo giorno, la morte di centinaia di abitanti di Gaza, per la maggior parte civili. Basta ricordare il provocatorio atteggiamento contro prigionieri palestinesi in sciopero della fame nelle carceri israeliane. La decisione dell’ ONU di riconoscere la Palestina all’ interno dell’ UNESCO è per lo stato sionista carta straccia.
Non solo ma in questi giorni stiamo assistendo ad un escalation da parte dell’esercito israeliano nell’ area siriano-libanese appoggiato dall’ imperialismo USA contro le milizie Hezbollah per accrescere la tensione con il nemico di sempre l’ IRAN.

BATTIAMOCI PER IL DIRITTO AL RITORNO DEGLI ESULI PALESTINESI
PER UNO STATO LAICO E SOCIALISTA ANTIMPERIALISTA
PER DUE POPOLI
CONTRO L’APARTHEID SUBITO IN CISGIORDANIA E ISRAELE
CONTRO LE VERGOGNOSE SCELTE DEI GOVERNI ITALIANI IN APPOGGIO AD ISRAELE.
PER LA LIBERAZIONE DI TUTTI I PRIGIONIERI RINCHIUSI NELLE CARCERI ISRAELIANE
APPOGGIAMO LA CAMPAGNA BDS DI BOICOTTAGGIO, DISINVESTIMENTO E SANZIONI DELLE AZIENDE CHE FANNO PROFITTO SULLO SFRUTTAMENTO DELLA PALESTINA


Coordinamento Toscano

GRILLO E LO IUS SOLI

Il nuovo attacco di Grillo allo Ius Soli- prontamente applaudito da La Russa- conferma una volta di più la natura reazionaria del Grillismo. Tutte quelle sinistre che in questi mesi hanno corteggiato Beppe Grillo, ne hanno beatificato il falso “progressismo”, o hanno rifiutato di contrastarlo, sono di fronte al crollo del proprio teorema . Il qualunquismo tecnologico di Grillo e Casaleggio ha un solo obiettivo: la conquista del potere politico in nome di un progetto plebiscitario. Ogni arma ideologica può rivelarsi utile allo scopo: dall'immagine di Rodotà alla bandiera opposta del razzismo. E' ora che tutte le sinistre-politiche, sindacali, associative, di movimento- alzino un argine contro il grillismo rimuovendo ogni silenzio o compiacenza, e sviluppando su basi indipendenti una propria opposizione radicale al governo Letta/Alfano.

UN CONTRIBUTO CRITICO



testo del volantino che verrà diffuso alla iniziativa di Cremaschi dell' 11 Maggio


UN CONTRIBUTO CRITICO. 


La crisi verticale e autodistruttiva del PRC sta sospingendo diverse iniziative e proposte “unitarie” di rilancio della sinistra. Talvolta concorrenziali tra loro. Talvolta sovrapposte. Spesso provenienti in tutto o in parte da gruppi dirigenti che, in forme diverse, hanno contribuito alla disfatta di Rifondazione o non l'hanno contrastata. In ogni caso proposte segnate dalla rimozione del punto decisivo: la prospettiva rivoluzionaria del governo dei lavoratori, quale unica reale alternativa alla catastrofe sociale del capitalismo; e dunque la costruzione di un partito comunista rivoluzionario che si batta in ogni lotta per questa prospettiva. 

L'appello avanzato per “un movimento politico anticapitalista e libertario”, ci pare rientri in questo quadro. 


RISPETTO E CONFRONTO 

Guardiamo con rispetto all'iniziativa, e ai compagni e alle compagne che vi concorrono. Il fatto che siano suoi copromotori gruppi dirigenti del PRC e di Sinistra Critica da cui ci ha diviso il sostegno, totale o parziale, al governo anti operaio di Romano Prodi non costituisce per noi fattore d'impedimento all'unità d'azione e al confronto più largo. Tanto più oggi il governo di unità nazionale, e l'aggressione di tutte le forze padronali contro il lavoro , richiamano l'esigenza del più ampio fronte unitario di lotta di tutte le sinistre- politiche, sindacali, associative, di movimento- in contrapposizione all'avversario comune. 

Ma il “movimento politico anticapitalista e libertario” va al di là del fronte unico d'azione, e richiama un nuovo “soggetto politico”. Su questo terreno si ripropongono intatte le distinzioni di fondo. Su cui vogliamo dire qualcosa, perchè la sincerità è una forma del rispetto. 


CONTRADDIZIONI IRRISOLTE 

Una osservazione, per così dire, preliminare: un appello che giustamente rivendica l'autonomia dal centrosinistra è copromosso da settori della maggioranza dirigente del PRC (legati all'ex ministro Paolo Ferrero) che continua a governare col PD importanti regioni e città, votando tagli sociali in cambio di assessori. Non è un po' singolare? Oppure: un lungo appello che si vuole “anticapitalista e libertario” rimuove totalmente ogni caratterizzazione del M5S, ossia di un movimento populista reazionario che rivendica l'abolizione del sindacato in quanto tale, disegna una Repubblica plebiscitaria, e là dove governa(Parma) colpisce frontalmente lavoratori e diritti. Si può oggi sviluppare coerentemente anche solo una politica di indipendenza di classe, senza un aperto contrasto del grillismo tra i lavoratori? 
Temiamo non si si tratti solo di una divergenza d'analisi. Si tratta di un impostazione politica che ripropone, al fondo, il primato del movimento sul fine. E che quindi tende a salutare positivamente un fenomeno che riflette la crisi di consenso del potere, indipendentemente dal suo segno di classe e dalla sua contrapposizione alla prospettiva socialista ( e persino in questo caso alla battaglia democratica). 


LA DIVERGENZA DI FONDO: ANTAGONISMO SENZA RIVOLUZIONE 

Si riaffaccia, a noi pare, la vecchia cultura dell'”antagonismo senza rivoluzione”. Che anche quando parla di “cambiamento rivoluzionario” lo dissolve nel movimentismo. Contrapponendo l'apologia dei movimenti alla costruzione del partito rivoluzionario (v. il movimento non global di Genova raffigurato come esempio potenziale del “soggetto politico anticapitalista di massa”); rimpiazzando la centralità strategica della classe operaia, e della costruzione attorno ad essa del blocco sociale alternativo, con la sommatoria orizzontale di tutte le istanze di movimento ( dove le sacrosante rivendicazioni “ambientaliste, femministe, antirazziste..” restano prive di quel polo sociale di ricomposizione che è condizione necessaria per la loro stessa realizzazione) ; ignorando la ragione di un programma di rivendicazioni che faccia da ponte tra gli obiettivi immediati e la necessità della rivoluzione ( cosicchè ad es. la stessa rivendicazione dell'abolizione del debito pubblico verso le banche viene sostituita dal “rifiuto del vincolo del debito”, aprendo la porta alle teorie riformiste sulla sua “negoziazione” , sulla distinzione tra debito “legittimo e “illegittimo”..). Il risultato paradossale è che in un appello che si vuole fondato su una “proposta di lotta” manca una proposta generale di svolta, unitaria e radicale, proprio sul terreno delle forme di lotta ( occupazione delle aziende che licenziano, vertenza generale, sciopero generale prolungato..): perchè la stessa proposta di lotta è inseparabile dal fine che si persegue. 

Insomma: nel nome del “nuovo” si ripropone la vecchia soluzione politica “centrista”- “nè riformismo, né rivoluzione”, “nè carne, né pesce”- che ha finito col dissolvere in tempi recenti “Sinistra Critica”, come già negli anni 80 Democrazia Proletaria. Ogni volta con l'inevitabile dispersione di militanti e disgregazione di forze. 


UNIFICARE LE AVANGUARDIE ATTORNO AL PROGRAMMA DI RIVOLUZIONE 

Naturalmente manterremo e svilupperemo una politica di unità d'azione, su obiettivi comuni, con l'eventuale “movimento politico” che qui viene annunciato come con altri soggetti della sinistra, dentro la costruzione comune dell'opposizione sociale. 

Ma lo faremo a partire da un programma di rivoluzione. Lavorando a sviluppare in ogni lotta la consapevolezza che solo un governo dei lavoratori, su un programma anticapitalista, può segnare una svolta vera per gli sfruttati. Costruendo un partito militante, socialmente radicato e organizzato, unito nell'azione e libero nella discussione, quale strumento insostituibile di questa politica rivoluzionaria. 

Attorno a questo partito lavoriamo ad unificare tutti i militanti d'avanguardia, ovunque oggi collocati, che ne condividano il programma e siano disposti a sostenerlo. Anche in risposta a quei segnali di avvicinamento ed ingresso nel PCL che si vanno moltiplicando, da versanti diversi, in varie parti d'Italia. 


PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

LA PAURA E LA REPRESSIONE - FENOMENI DEL DISSENSO (solidarietà ai compagni di Milano e Napoli)

Come al solito tutto si può dire al sistema capitalista, tranne che possieda una scarsa capacità di analisi della fase che sta attraversando. 
Che il momento sia delicato è a conoscenza tutti (o quasi), ma la classe dirigente si sta rendendo conto, prima ancora che lo facciano gli studenti, gli operai e i pensionati, il quarto stato, che il sistema è fortemente a rischio. Ma non si tratta del rischio di default e non si tratta del fallimento delle banche o dell'aumento dello spread. Le proteste messe in atto davanti ad ogni fabbrica che chiude o licenzia, le proteste per l'intervento dei vari ministri con le loro facce di bronzo nelle diverse città italiane, le proteste in difesa dell'università e del bene pubblico, le manifestazioni contro gli sfratti e contro la repressione, fino al gesto disperato di un singolo uomo stanno causando il panico all'interno delle stanze del palazzo. C'è paura per una possibile radicalizzazione della lotta, c'è paura per l'unione di settori per ora divisi e quindi deboli. 
In questa situazione gli spazi occupati e i cortei di protesta in difesa degli stessi diventano un fiammifero acceso in una polveriera. Loro, al contrario di tanti di noi, lo sanno. La risposta è la solita: a chi chiede diritti negare diritti, a chi chiede spazi chiudere spazi. E nelle strade il dissenso viene caricato dalla polizia, mentre i media si schierano verso il sistema, falsificando notizie e fatti, chiudendo gli occhi di fronte all'evidenza. 
E' successo a Milano, dove uno spazio riconvertito a biblioteca è stato sgomberato e reso inagibile, e dove il rettore stesso ha dato l'ordine e il permesso alla polizia di violare le porte dell'università contro quegli studenti che l'università dovrebbe difendere e sostenere, contro quegli studenti che l'università (la loro università, pubblica e libera) difendono e sostengono. Ma l'università non è più un luogo di cultura e scambio, non è un luogo di formazione sociale prima ancora che intellettuale. Oggi l'università e la scuola in generale sono tornate ad essere caserme di formazione per la classe dirigente dove il dissenso deve essere represso ad ogni costo e con ogni mezzo. 
L'indignazione per i fatti di Milano non si è limitata alle ragazze e ai ragazzi della libreria Ex-Cuem e la solidarietà e la protesta si sono rapidamente diffuse da Firenze a Napoli. Polo delle scienze sociali - Novoli, Firenze 
A Napoli gli studenti si sono riuniti in corteo per protestare contro le politiche di repressione alla presenza del ministro Carrozza (nuovo ministro dell'istruzione e della ricerca), per esprimere sdegno per quello che era avvenuto a Milano e per sostenere l'idea di universalità del diritto allo studio, per lottare per l'istruzione e l'università, per il proprio futuro. Diversi scontri con dirigenti appartenenti all'estrema destra cittadina e con la polizia senza motivo già in tenuta anti-sommossa hanno portato a diversi feriti tra i giovani che protestavano. 
E' stato premuroso il premier Letta o il presidente Napolitano, o chi in questo paese davvero comanda a farci capire come stanno le cose con questa solerzia. 
Questi attacchi, premeditati e scrupolosamente architettati sono la dimostrazione di come il sistema stia cercando da una parte di mettere in chiaro che il dissenso non è tollerato, dall'altra di disperdere e spaventare quelle masse indignate e pronte a tutto per cambiare questo paese. Ma seppur le coscienze delle masse in lotta siano ancora troppo spesso assopite e intontite dai discorsi di politici e sindacalisti collusi col sistema, qualcuno inizia a svegliarsi, e lo fa attraversando tutto il paese, e la protesta e la solidarietà si uniscono in una sola voce e in una sola lotta unitaria. Le parole anticapitalismo e lotta di classe, iniziano a suonare con una nuova forza, e diventano oggi come ieri nuovamente cariche di significato (d'altronde lotta di classe era un termine obsoleto solo per la classe sfruttata, mentre una guerra di classe è sempre stata all'ordine del giorno di ogni governo locale o nazionale della classe sfruttatrice). 
Fa bene quindi la borghesia italiana e internazionale a temere questi eventi. La fiamma è accesa e la polveriera è esposta, ora sta a noi dirigerci nel punto giusto, tutti insieme per un mondo diverso.

DI QUALE SINISTRA HANNO BISOGNO I LAVORATORI? LE ILLUSIONI SU VENDOLA E LA SOCIALDEMOCRAZIA EUROPEA



"Volantino che verrà distribuito alla manifestazione nazionale di SEL l'11 Maggio a Roma"."


DI QUALE SINISTRA HANNO BISOGNO I LAVORATORI? 
LE ILLUSIONI SU VENDOLA E LA SOCIALDEMOCRAZIA EUROPEA 


Cari/e compagni/e, 
chi è venuto oggi in questa piazza cerca giustamente un'alternativa di riferimento al disastro della sinistra italiana. Può trovarla in gruppi dirigenti che sono parte di questo disastro? Lo chiediamo col rispetto dovuto ai compagni e alle compagne con cui condividiamo, quotidianamente, tante battaglie comuni sul fronte del lavoro, dei diritti democratici, dell'ambiente. Ma anche con la schiettezza che proprio quel rispetto richiede. 

LA CRISI DEL PD E DI CHI LO HA INSEGUITO 

In questa fase non si consuma solamente la crisi profonda del PD, di un partito nato dalla rottura col movimento operaio e con la sinistra, e infine approdato all'abbraccio esplicito con Berlusconi (su comando degli industriali, delle banche, del Vaticano). Si consuma anche il fallimento di quella sinistra cosiddetta “radicale” che per 20 anni ha perseguito e praticato l'alleanza col PDS/DS/.. PD: sempre con la pretesa formale di condizionarlo a sinistra, sempre col risultato di subordinarsi alle sue politiche confindustriali e ai suoi disastri politici. Come è avvenuto con la corresponsabilizzazione nei due governi Prodi, e il voto conseguente alla precarizzazione del lavoro, alla detassazione dei profitti, persino alla guerra. La parabola autodistruttiva del lungo ciclo di Rifondazione comunista è l'esito ultimo di questo fallimento. 


SINISTRA E LIBERTA': LE GIRAVOLTE ALLA CORTE DEL PD 

Ma questo fallimento interroga tanto più Sinistra e Libertà e il suo gruppo dirigente. Il gruppo dirigente di SEL ha reagito alla disfatta di Rifondazione, di cui è stato partecipe, portando alle estreme conseguenze proprio la politica che ne ha originato la disfatta: la subordinazione ai liberali e il governismo coi liberali. Giungendo non solo a realizzare una coalizione elettorale di governo con un PD sostenitore di Monti e delle sue politiche antioperaie su lavoro e pensioni. Ma addirittura (sino a poche settimane fa) a rivendicare una propria possibile unificazione col PD: ciò che avrebbe dissolto SEL in un partito liberale, trasformando Vendola in un concorrente scalatore della sua leaderschip. 

Si dirà che quell'ipotesi ora è archiviata e che ora “si rilancia la sinistra”. Ma QUALE sinistra si rilancia? Questo è il punto. 
E' vero: non è più possibile unificarsi col PD perchè il PD è in agonia, e dunque si punta a raccogliere forze occupando un campo alla sua sinistra. Ma subito si precisa che la sinistra che si vuole costruire è una sinistra “di governo”; che la sua collocazione sta nella “socialdemocrazia europea”; che non si vuole alcuna rottura col PD ed anzi si punta in prospettiva alla ricomposizione del centrosinistra ( persino con Renzi); che di conseguenza l'opposizione al governo Letta/ Alfano sarà “costruttiva” e “responsabile”, al fine di non rompere il cordone ombelicale con gli alleati di ieri e di domani. 
La candidatura al governo in alleanza col PD resta la stella polare del gruppo dirigente di SEL. Persino di fronte all'alleanza tra PD e Berlusconi. 


LA SOCIALDEMOCRAZIA EUROPEA: UN GOVERNO DEI SACRIFICI 

“Sinistra di governo!” si esclama. E si rivendica la socialdemocrazia europea. Ma la socialdemocrazia in Europa governa contro i lavoratori. Lo ha fatto in Germania con Schroeder e poi in coalizione con la CDU, attaccando le vecchie conquiste del Welfare. Lo ha fatto in Spagna con Zapatero, allargando ulteriormente la precarizzazione del lavoro. Lo ha fatto in Grecia col Pasok, gestendo le politiche di rapina del capitale finanziario. Lo fa oggi in Francia con Hollande, che sta liberalizzando i licenziamenti ( e precipitando nei consensi), in perfetta coerenza con la tradizione della socialdemocrazia francese. E' questo il futuro che si vuole offrire al movimento operaio e alla giovane generazione? 

La verità è che il capitalismo in crisi non ha più niente da dare ma solo da togliere alla maggioranza della società. E che ogni governo di questo sistema, quale che sia il suo colore, è solo un gestore di sacrifici al servizio degli industriali e dei banchieri. 


PER UNA ALTERNATIVA ANTICAPITALISTA 

C'è bisogno, è vero, di “ricostruire la sinistra”. Ma una sinistra che si liberi da ogni illusione. Che rompa coi partiti liberali. Che si batta per sviluppare un'opposizione radicale e di massa al padronato e ai suoi governi. Che si batta per unire il movimento operaio e tutti gli sfruttati contro il capitalismo per un alternativa di società. Che si batta insomma per un governo dei lavoratori, basato sulla loro forza e sulla loro organizzazione: l'unico governo che possa bloccare i licenziamenti; nazionalizzare le aziende che licenziano; ripartire il lavoro fra tutti con la riduzione dell'orario di lavoro a parità di paga; dare un salario dignitoso ai disoccupati che cercano lavoro; abolire il debito pubblico verso le banche e nazionalizzarle senza indennizzo per i grandi azionisti... Fuori da questa prospettiva anticapitalista e rivoluzionaria, c'è solo la rassegnazione all'imbarbarimento sociale, e il rischio di derive populiste e reazionarie.( Magari a 5 Stelle: con un comico milionario che vuole abolire il sindacato in quanto tale e realizzare una Repubblica plebiscitaria). 

Il PCL rivendica il più ampio fronte unitario di lotta di tutte le sinistre- politiche, sindacali, associative, di movimento- in contrapposizione al governo Letta e a tutti i partiti che lo sostengono, sulla base di un programma di svolta. 
E al tempo stesso si candida a raccogliere e organizzare attorno a un progetto rivoluzionario tutti i compagni e le compagne della sinistra che vogliono rompere coi gruppi dirigenti della disfatta e con le loro politiche fallite. E che non vogliono rassegnarsi all'orizzonte del governo dell'esistente. 

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

mercoledì, maggio 08, 2013

LIBERTA' PER SEDA AKTEPE



Nei giorni scorsi è stata arrestata a Castiglioncello Seda Aktepe, militante comunista del MIKP, su richiesta dello stato turco. Seda aveva ottenuto l'asilo politico in Svizzera per sfuggire alla persecuzione del regime turco, notoriamente antidemocratico. In Turchia sono migliaia i comunisti ed i militanti della sinistra, politica e sindacale, rinchiusi in carcere. La tortura nelle carceri turche è una pratica comune sopratutto nei confronti dei prigionieri politici turchi e kurdi.
Seda rischia l'estradizione in Turchia.
Il Partito Comunista dei Lavoratori della Toscana esprime la propria solidarietà alla compagna Seda Aktepe e chiede che la compagna venga immediatamente scarcerata e che gli venga concesso lo status di rifugiata politica.
Il PCL toscano si impegna a mobilitarsi per la liberazione di Seda Aktepe e fa appello a tutte le forze politiche, sindacali e sociali a far pressione per l'immediata liberazione della compagna.


Libertà per Seda Aktepe e per tutti i prigionieri politici kurdi e turchi