martedì, aprile 30, 2013

GOVERNO LETTA/BERLUSCONI/NAPOLITANO

La nascita del governo Letta/Alfano, salutata dal plauso di tutta la borghesia italiana, merita alcune prime considerazioni. 


UN GOVERNO PRESIDENZIALE 

Il nuovo governo di “unità nazionale” nasce sotto il segno presidenziale. Il presidente della Repubblica rieletto lo ha imposto di fatto, ne ha ispirato la composizione, si pone pubblicamente quale suo protettore e garante. 

Giorgio Napolitano ha scelto Enrico Letta come Presidente del Consiglio, per assicurarsi il massimo coinvolgimento politico del PD nel nuovo governo; e al tempo stesso per premiare un giovane quadro del capitalismo italiano, già ampiamente sperimentato nei crocevia bipartisan della seconda Repubblica, particolarmente gradito agli ambienti industriali e al Vaticano. 

I ministeri chiave del nuovo governo sono di fatto di nomina presidenziale: Saccomanni, direttore di Bankitalia, all'economia, a massima garanzia del capitale finanziario italiano ed europeo; Moavero, tecnico confindustriale montiano, alle politiche comunitarie, quale garanzia di diretta continuità col governo uscente sulle partite negoziali in corso con la U.E.; Giovannini, Presidente dell'ISTAT, al lavoro, come regista “super partes” della nuova concertazione tra Confindustria, sindacati e banche; Cancellieri, da ministro degli Interni alla Giustizia, per lavorare da posizione “neutra” alla “pacificazione” tra Magistratura e Berlusconi, disinnescare mine, ricomporre l'equilibrio tra i poteri dello Stato; Emma Bonino agli Esteri, per garantire un sicuro presidio filo sionista (sotto la veste di un'immagine “popolare”)sul versante del complesso scenario medio orientale. 

Su tutte le frontiere “critiche” il Lord Protettore Giorgio Napolitano ha posto l'interesse generale del capitalismo italiano al di sopra del negoziato privato tra i partiti borghesi. Facendo leva sulla loro crisi e sulla crisi dei loro rapporti. 

EQUILIBRI DI GOVERNO E AFFARI BORGHESI 

I partiti borghesi, dal canto loro, si sono spartiti il resto della partita ministeriale. Letta Presidente del Consiglio e Alfano vice presidente, nonché ministro dell'Interno, segnano al massimo livello l'accordo di governo tra PD e PDL. Al di sotto di questo livello di rappresentanza, l'equilibrio politico del nuovo esecutivo si regge tra le seconde o terze file dei due maggiori partiti. Con due elementi di nota: la sostanziale assenza di ministri di “estrazione PCI/DS” e la pletora trasversale di ministri cattolici. La prima registra la crisi verticale del campo bersaniano dentro la disfatta del PD: i gruppi dirigenti del PCI e la loro “ditta” sono la prima vittima del disastro della propria creatura. La seconda misura la funzione cerniera del campo cattolico borghese lungo la linea centrale dell'equilibrio politico, il suo peso contrattuale nei rispettivi schieramenti, i suoi legami con potentati borghesi. Lupi a Infrastrutture e Trasporti compensa CL della caduta di Formigoni, a presidio dell'enorme giro d'affari sull'Expo. Lorenzin alla Salute onora le proprie relazioni familiari coi vertici di Farmindustria, e garantisce gli interessi della sanità privata. De Girolamo all'Agricoltura, più modestamente, riflette i legami filiali col potente direttore del Consorzio Agrario di Benevento. 

Come si vede i conflitti di interesse, piccoli o grandi, non sono una prerogativa di Berlusconi, come vorrebbe la letteratura liberal progressista, ma un connotato fisiologico della vita politica borghese. Quando Marx parlava del governo come “comitato d'affari della borghesia” si riferiva alla rappresentanza dell'interesse generale DI sistema. Ma anche alle miserie correnti dei mille interessi particolari NEL sistema. 


GRANDE CAPITALE E PARTITO DEMOCRATICO 

Il grande capitale è il mandante diretto del nuovo governo dell'unità nazionale. Come lo fu del governo Monti nel novembre del 2011. 

Non era questo il suo disegno. Dopo l'esperienza del governo “tecnico” la grande borghesia puntava su un equilibrio politico basato sull'incontro tra PD e Monti, dentro la ricomposizione di una dialettica bipolare rifondata che emarginasse ruolo e peso di Berlusconi ( apparentemente “finito”). La sconfitta elettorale del centrosinistra, lo sfondamento populista a 5 Stelle, il recupero politico di Berlusconi, la precipitazione senza rete della crisi politico istituzionale, hanno totalmente ribaltato il quadro. Dal 26 Febbraio tutti i poteri forti hanno visto nell'unità nazionale l'unico possibile sbocco della crisi politica. Per questo hanno accompagnato con scetticismo e persino sarcasmo i tentativi di Bersani di sfuggire alla propria sconfitta. E per questo hanno salutato con entusiasmo la rielezione di Napolitano e la formazione del nuovo governo di “pacificazione”. 

Dopo mille drammatiche convulsioni, il PD e tutte le sue componenti fondamentali si sono infine allineati al volere del grande capitale. Nella drammatica emergenza capitalistica del novembre 2011 fu il grande capitale industriale e bancario a chiedere al PD di non andare al voto, a favore della soluzione Monti: e Bersani rinunciò ad una vittoria elettorale certa proprio in virtù della dipendenza PD dalle scelte e necessità del capitale. Oggi, nella drammatica emergenza politico istituzionale di questi mesi, è ancora una volta la pressione del grande capitale a riallineare alla fine tutto il PD attorno all'unità nazionale: sino a imporgli la sconfessione pubblica di un'intera campagna elettorale e l'umiliazione penosa del gruppo dirigente. Oggi come ieri, l'interesse generale della borghesia italiana prevale sull'interesse particolare di partito. La natura borghese del PD, se ve ne era bisogno, è confermata nel modo più clamoroso dall' intero svolgimento politico dei due ultimi anni. Contro tutte le illusioni di un suo possibile condizionamento a sinistra. 


GOVERNO MONTI E GOVERNO LETTA 

Il nuovo governo non è e non sarà la semplice continuità del governo Monti. Medesima è la maggioranza politica che lo sostiene, seppur ora in forma esplicita e non più mascherata. Ma diversa è la sua funzione, perchè diverso è il contesto. 

Il governo Monti nacque alla fine di una legislatura berlusconiana, nel momento di massima crisi economico finanziaria del capitalismo italiano, col compito di tamponare l'emergenza con misure urgenti di impatto brutale ( distruzione delle pensioni d'anzianità, età pensionabile a 70 anni, smantellamento dell'articolo 18): misure che non avrebbero potuto adottare con le proprie forze né un governo Berlusconi in agonia, né un governo Bersani/Vendola; e che richiedevano dunque la supplenza temporanea dei grandi “tecnici” del capitale. 

Il governo Letta Alfano nasce al piede di partenza della legislatura, nel momento della massima crisi politico istituzionale della seconda Repubblica. Ha il compito di amministrare l'eredità e la continuità delle politiche di Monti sul terreno dell'attacco alle condizioni del lavoro e alle prestazioni sociali. Ma ha anche il compito di inquadrare e stabilizzare le politiche di sacrifici in un nuovo contesto. Deve consolidare un quadro stabile di concertazione sindacale, che recuperi organicamente la CGIL al fianco di CISL e UIL. Deve cercare di riaprire parallelamente uno spazio di negoziazione in Europa sul Fiscal Compact e le politiche di bilancio che consenta un margine di manovra più ampio ( anche e innanzitutto per dare più soldi ai capitalisti). Deve avviare una vera riforma istituzionale e costituzionale che miri a dare al capitalismo italiano un quadro certo di governabilità, sullo sfondo di una crisi capitalistica nazionale ed europea che è ben lungi dall'essere superata( “Convenzione per le riforme istituzionali”). L'avanzata delle posizioni presidenzialiste in campo borghese si colloca in questo quadro. 

Nel suo insieme il programma del nuovo governo è quello di una stabilizzazione capitalista sul fronte sociale e della transizione alla Terza Repubblica sul fronte politico. 


INCOGNITE POLITICHE E CRISI DI CONSENSO 

Ma questo programma ambizioso deve fare i conti con molte difficoltà, su un terreno politico ancora scosso, e segnato da numerose incognite ( sviluppi della crisi del PD, vicende giudiziarie di Berlusconi..). E sopratutto deve misurarsi con l'assenza di spazi materiali significativi sul terreno del recupero del consenso sociale; con la presenza di forti contraddizioni nei compositi blocchi sociali di riferimento i partiti che lo sostengono; col rischio, in particolare, di una ripresa reale dell'opposizione sociale e di massa. 

Il governo cercherà di prevenire e ridurre questo rischio con qualche iniziale concessione che provi a dare l'immagine di “una nuova stagione”( come sull'IMU). Così produrrà qualche fatto simbolico sul terreno dei cosiddetti “costi della politica”( stipendi, vitalizi, numero dei parlamentari, rimborsi elettorali..), per mascherare la continuità dei sacrifici sociali per le grandi masse: a riprova del fatto che il populismo rappresenta a tutti gli effetti uno strumento di conservazione dell'ordine borghese e di protezione delle sue politiche di rapina. 
Ma gli strumenti di distrazione di massa non sono infiniti. E possono rivelarsi effimeri. 


LO SPAZIO POLITICO DELL'OPPOSIZIONE SOCIALE 

C'è una differenza importante, dal versante della percezione di massa, tra la genesi del governo Monti e la genesi del governo Letta Alfano. Il governo Monti beneficiò al piede di partenza di alcuni fattori favorevoli. In primo luogo dell'effetto “liberatorio” della caduta di Berlusconi presso un'ampia fascia di opinione pubblica democratica . In secondo luogo del fatto di essere un governo “senza partiti” nel momento del loro massimo discredito agli occhi di grandi masse popolari. Ciò consentì al governo di intraprendere la propria offensiva antioperaia e antipopolare in un quadro segnato da un senso comune popolare inizialmente non ostile. Su cui peraltro si appoggiò la stessa burocrazia CGIL per coprire la rapina sulle pensioni, a vantaggio del PD. Un PD a sua volta tonificato dagli anni di opposizione a Berlusconi. 

Oggi il decollo del nuovo governo avviene su uno sfondo molto diverso. E meno “protetto” nel rapporto di massa. 
I partiti che si alleano al governo attorno a Letta hanno perso nel loro insieme 11 milioni di voti dal 2008. I lunghi anni della crisi capitalista e l'esperienza comune del sostegno a Monti per ben due anni ne hanno sfibrato ulteriormente credibilità e forza. In più il popolo della sinistra è ampiamente traumatizzato e scosso dal “ritorno di Berlusconi” al governo e da un quadro di unità nazionale che lo stesso PD aveva chiamato a superare e a respingere: da qui un sentimento diffuso a sinistra di estraneità o di rigetto. 
La burocrazia CGIL (nuovamente spiazzata dal mancato appuntamento concertativo con l'agognato governo di centrosinistra) si aggrappa in mancanza di meglio al nuovo governo e alla ritrovata intesa con CISL e UIL, candidandosi più direttamente di ieri a copertura di un PD allo sbando, e dunque a scudo del governo. Ma sarà dura coprire la continuità dei sacrifici, senza risultati, e dentro una recessione che permane. 

Da qui il “rischio” serio di una radicalizzazione sociale. 
E' il vero timore dei circoli dominanti. La reazione corale di sistema agli sventurati colpi di pistola di piazza Montecitorio, all'insegna del “stringiamoci a corte” contro chi “aizza la piazza”, non ha alcun rapporto logico con l'episodio in sé: riflette invece la volontà di disarmare preventivamente l'opposizione di massa, di intimidirne le ragioni, di disinnescare ogni possibile dinamica di ribellione. Quando Napolitano evoca il rischio di “una piazza contrapposta alle istituzioni” confessa la paura della borghesia italiana. 

Le opposizioni parlamentari lavorano contro la radicalizzazione sociale. 
Il M5S di Grillo e Casaleggio cercherà di capitalizzare le politiche dell'unità nazionale a vantaggio del proprio progetto (reazionario) di Repubblica plebiscitaria. Che è contro il movimento operaio. 
Sinistra e Libertà si attesterà sull'opposizione “costruttiva” per salvaguardare la prospettiva di una ricomposizione col PD in occasione delle future elezioni politiche. 

Il PCL lavorerà per l'unificazione delle lotte sul terreno di un'opposizione radicale e di massa che miri alla cacciata del governo Letta/Alfano/Napolitano. Solo un'esplosione sociale radicale guidata dal movimento operaio può dare una soluzione progressiva alla crisi italiana aprendo dal basso un nuovo scenario politico. Solo la rottura di ogni cordone ombelicale col PD, e il rifiuto di ogni subordinazione al qualunquismo populista, possono liberare la via della ribellione di massa. Lavorare all'innesco della ribellione, dare ad essa una coscienza anticapitalista, indicare nel governo dei lavoratori l'unica vera alternativa per gli sfruttati: questa è tanto più oggi la politica del PCL, e lo strumento della sua stessa costruzione e radicamento.

Marco Ferrando - Circolo P.u.l.p. di Ponticino (AR) - 27 Aprile 2013

lunedì, aprile 29, 2013

Solidarietà ai compagni e alle compagne dello Spazio Antagonista Newroz



Nella mattinata di ieri, 28 Aprile, ignoti hanno effettuato un vile attentato incendiario dopo aver sfondato la porta d'ingresso del S.A. Newroz.

I compagni e le compagne del Partito comunista dei lavoratori di Pisa esprimono la loro totale solidarietà ai compagni del Newroz. 

Quale che sia la matrice del gesto risulta chiaro trattarsi di un tentativo di intimidire chi da anni è in prima linea nelle lotte sociali in città e contro tutte le ricadute che sul territorio hanno le politiche di austerità dei governi centrali.

Non sarà un incendio a fermare le lotte sociali, non sarà una vigliacca intimidazione a rallentare la lotta ai governi dei padroni e alle amministrazioni dei palazzinari.

Solidarietà totale e incondizionata ai compagni e le compagne del Newroz.

Alla lotta! 
Fino alla rivoluzione!

mercoledì, aprile 24, 2013

PISA CITTA' DELLA CULTURA, PISA CITTA' DELLA GUERRA.

Come ogni anno anche questo 23 Aprile si è svolta a Pisa la cosiddetta "Giornata della Solidarietà", un teatrino militarista in salsa pseudo-nazionalista in cui i bambini delle scuole elementari di Pisa sono stati convogliati in città per assistere al lancio di alcuni Parà e per tutta una serie di altre iniziative a giro per la città e l'Università in compagnia dei militari. Il Sindaco Filippeschi e l'assessore Chiofalo sono tra i principali sostenitori di questa iniziativa, organizzata per commemorare la morte di Nicola Ciardelli, soldato pisano deceduto durante la guerra in Iraq.
L'intreccio di ludico e militare sta al centro di questa operazione a dir poco vergognosa.
L'obbiettivo non è solamente quello di falsificare il ruolo delle forze armate, propagandate come portatrici di pace quando l'Italia si è in realtà macchiata nel corso degli ultimi anni di numerose aggressioni e occupazioni tra cui quelle di Iraq nel 1991, Jugoslavia nel 1999, Afghanistan dal 2001, Iraq nel 2003 e la Libia nel 2011 senza dimenticare il recente supporto all'invasione francese del Mali, ma è anche quello di stordire l'opinione pubblica pisana e farle accettare il ruolo predominante che l'economia e l'industria di guerra hanno nello sviluppo della nostra città.
Pisa è una città militarizzata di fatto.
La presenza già ingombrante di Camp Darby, sul cui contenuto in termini di tipologie di armamenti non si è mai riuscito a fare chiarezza è stata appesantita dalla creazione del gigantesco HUB Militare presso l'areoporto Dall'Orso di Pisa, che ha trasformato la nostra città nel principale snodo tattico di tutte le operazioni militari che si svolgono o partono dal mediterraneo. Sui nostri cieli passano continuamente aereoplani carichi di armamenti di ogni tipo tra cui armi a base di uranio impoverito. Mentre le cosiddette università di eccellenza stringono accordi di ferro con Finmeccanica non solo a scopo di ricerca militare, ma anche con l'intento di formare personale qualificato alla gestione delle relazioni internazionali di tipo militare.
La Giornata della Solidarietà è stata contestata oggi da un nutrito gruppo di cittadini e di militanti che non accetta che Pisa venga spacciata dalla sua amministrazione come città della pace e della cultura quando in realtà l'impronta di sviluppo che le si vuol dare è sempre più quello della città della guerra.
Contemporaneamente al presidio contro la Giornata della Solidarietà oggi è andata in scena la contestazione al Ministro Profumo e ad Amato nella scuola Sant'Anna.
Mai circostanza poteva essere più chiara.
Da un lato professori e ministri vengono a spiegarci perchè i tagli ai servizi e alla ricerca sono necessari e a rifilarci i loro farfugliamenti sul merito, mentre dall'alto lato vengono sprecate non si sa quante risorse per una kermesse militarista.
Come Partito comunista dei lavoratori eravamo presenti al presidio e ribadiamo oggi come sempre la necessità dell'abbattimento delle spese militari e il ritiro immediato da ogni scenario di guerra e l'utilizzo delle risorse liberate nella creazione di nuovo lavoro attraverso il finanziamento di un grande piano di investimento nei servizi sociali, gratuiti e popolari.

martedì, aprile 23, 2013

SE NE VADANO TUTTI, GOVERNINO I LAVORATORI

UN PARLAMENTO E UN PD SOTTO SCHIAFFO PRESIDENZIALE

Dopo aver emanato il governo tecnico di Mario Monti nel novembre 2011, il Presidente rieletto della Repubblica ha incorniciato funzioni e indirizzi del futuro governo politico di unità nazionale: subordinazione ai patti col capitale finanziario italiano ed europeo, continuità delle missioni di guerra, revisione istituzionale e costituzionale per garantire la massima governabilità delle politiche dei sacrifici. 

Non solo: ha fustigato direttamente singole forze politiche, ed in particolare il PD, alzando la minaccia delle proprie dimissioni o dello scioglimento del Parlamento in caso di mancata subordinazione all'unità nazionale. La Direzione Nazionale del PD convocata domani è sotto schiaffo presidenziale. I capigruppo del PD sono già sull'attenti. 

Il presidenzialismo ha fatto un nuovo passo in avanti nella costituzione materiale del Paese: in attesa di una riforma gaullista che tenga a battesimo la Terza Repubblica, con la benedizione di Berlusconi e di Renzi, mentre monta il progetto reazionario della setta Grillo/Casaleggio. 

Nulla di buono per i lavoratori e gli spazi democratici. 
Solo il movimento operaio può sbarrare la strada a questa deriva.

RENZI E VENDOLA: PATTO DI SPARTIZIONE OGGI E DI GOVERNO DOMANI.

Il “contatto” bilaterale tra Renzi e Vendola, confessato dal Sindaco di Firenze sulle pagine odierne di Repubblica, è molto indicativo. Renzi e Vendola vorrebbero concordare una spartizione del PD e delle sua spoglie attorno a due assi alternativi di raggruppamento ( i liberali con un PD a guida Renzi, i socialdemocratici in una “nuova sinistra di governo” assieme a Vendola) per attrezzarsi domani a governare insieme, portando ognuno la propria dote. 

L'operazione matrimoniale è semplice e spregiudicata. 
Renzi sposa il nuovo governo di unità nazionale con Berlusconi e la riforma istituzionale presidenzialista: inveendo contro il massimalismo di Vendola. Vendola, cerca di polarizzare l'opposizione di sinistra all'Unità nazionale, polemizzando contro l'”inciucio” con Berlusconi da parte del PD e di Renzi. Alla fine, dopo un anno, o quando si tornerà al voto, ognuno proverà a portare la propria dote di nozze al ritrovato alleato. Renzi, la dote di un PD “ringiovanito”, riconciliato coi poteri forti ed elettoralmente vincente. Vendola, la dote di una sinistra rafforzata, e meglio attrezzata a coprire il fianco sinistro di un governo con Renzi agli occhi dei lavoratori. La suddivisione dei ministeri seguirà. 

Questo è il calcolo. 
E' forse un calcolo un pò temerario, e di incerta fortuna, come insegna la storia di un analogo patto tra Veltroni e Bertinotti nel 2005. Ma certamente chiarisce una cosa: che un Vendola pronto sino a 10 giorni fa a confluire nel PD ( se solo il PD avesse retto) non ha compiuto alcuna “svolta a sinistra”. Tiene ferma la rotta ministeriale di SEL a futura memoria, anche a costo di allearsi con Renzi, a sua volta corteggiato da Monti. 

Per tanti attivisti di SEL c'è spazio di riflessione. Per l'entusiasmo c'è tempo.

LA CRISI DELLA REPUBBLICA


La rielezione straordinaria del presidente Napolitano misura la crisi straordinaria della seconda Repubblica. 

L'onda lunga del voto del 24/25 febbraio non si arresta. 
Con le sue sole forze, il Parlamento eletto si è rivelato incapace di esprimere sia un nuovo governo, sia una nuova Presidenza della Repubblica. 

La crisi verticale del PD e della sua rappresentanza parlamentare ha rappresentato l'epicentro della crisi politico istituzionale. La supplica corale a Napolitano di accettare il reincarico è stata la confessione pubblica della debolezza del Parlamento. 


LA NUOVA FORZA DELLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA, AL SERVIZIO DELL'UNITA' NAZIONALE 

Nessun “golpe è in atto da parte dei partiti”, come dichiara un buffone reazionario. E' vero invece che proprio l'empasse delle relazioni tra i partiti borghesi, e in essa la dinamica potenziale di dissoluzione del PD, hanno fornito alla Presidenza Napolitano una forza politica nuova nel suo rapporto coi partiti borghesi e indirettamente col Parlamento. 

La soluzione politica di “Unità nazionale” che prima si rivelava impossibile, ora diventa possibile e probabile. Napolitano ha condizionato la stessa accettazione della sua rielezione alla disponibilità dei partiti ad una soluzione d'emergenza. E l'ha ottenuta. 

Forme ed equilibri di questa soluzione non sono ancora definiti. Il terreno resta minato. In particolare la crisi senza rete del PD , alla vigilia del suo congresso, si riverbera sugli equilibri parlamentari e lascia aperte alcune incognite sull'ampiezza della base di sostegno del nuovo governo. Né si possono escludere nuove imprevedibili precipitazioni della crisi politica. Ma la Presidenza della Repubblica mira ad usare tutta la sua nuova forza per dettare la soluzione di emergenza. E ha buone possibilità di riuscita. 


L'UNITA' NAZIONALE CONTRO I LAVORATORI, AL SERVIZIO DI INDUSTRIALI E BANCHIERI 

La soluzione che si prepara rappresenterà un nuovo attacco alle condizioni sociali dei lavoratori e della maggioranza della società. Dentro una crisi capitalista e una crisi sociale drammatica che si vanno cronicizzando. Il programma del nuovo governo di unità nazionale è già scritto, nelle sue linee di fondo. I cosiddetti “saggi” nominati da Napolitano lo hanno già predisposto persino formalmente: conferma dei patti sottoscritti col capitale finanziario italiano ed europeo, una nuova valanga di soldi alle imprese, un'ulteriore precarizzazione del lavoro, dentro la continuità della politica di Monti. 

Peraltro il nuovo governo non si limiterà alle politiche di rapina sociale, per conto della grande industria e delle banche. Proprio la crisi politica straordinaria di cui è figlio lo spingerà a ricercare un riassetto istituzionale: che garantisca “un quadro più certo e stabile di governabilità” delle politiche di rapina. 

Grandi sono e restano le contraddizioni paralizzanti fra i partiti borghesi su questo terreno. Tanto più in rapporto ai tempi incerti di durata e consistenza politica del prossimo governo. Ma il tema della “terza Repubblica” tenderà ad assumere in prospettiva un peso centrale. E non si limiterà alla sola ridefinizione della legge elettorale. La questione degli equilibri fra i poteri entrerà di petto nel confronto politico. Lo stesso tema dell'elezione diretta del Presidente della Repubblica, secondo il modello della Quinta Repubblica francese, è ormai entrato nel campo del confronto politico pubblico dei circoli dominanti. Il presidenzialismo informale di Napolitano ha trascinato con sé lo sdoganamento formale del gaullismo, oltre il confine del vecchio costituzionalismo parlamentare. 


RODOTA' E IL DISEGNO REAZIONARIO DI CASALEGGIO 

Dentro la crisi del movimento operaio, il grillismo resta il principale beneficiario della crisi politico istituzionale della Repubblica. E ancor più tenderà a capitalizzare a proprio vantaggio, dall'opposizione, un prossimo governo di unità nazionale. 

Per un'intera settimana,le convulsioni di un partito borghese liberale allo sbando come il PD hanno consentito a Grillo/Casaleggio di utilizzare la bandiera di una personalità “democratica”( Rodotà) in funzione del proprio progetto reazionario “contro tutti i partiti” per la loro “abolizione”. Questo era il segno egemone della piazza di Montecitorio. 

Rodotà non ha nulla a che vedere con Casaleggio, di cui denunciava mesi fa con parole inequivoche la natura reazionaria. Così Casaleggio non ha nulla a che spartire con Rodotà: al punto da inserirlo due anni fa nell'indistinta “casta” da spazzare via. Il punto è che un movimento populista che mira alla conquista del potere nel nome del “popolo” contro la “casta”, dei “cittadini” contro i “politici”, usa spregiudicatamente ogni possibile arma propagandista per costruire attorno a sé un consenso popolare. Oggi l'arma Rodotà era la più indicata per affondare la lama nell'elettorato del PD. Così come, in altri contesti, la campagna anti migranti appariva lo strumento più conveniente per capitalizzare un elettorato leghista allo sbando. Del resto, i comizi “pro Berlinguer” in Emilia e i civettamenti con Casa Pound a Roma , danno la misura di un populismo senza confini al servizio dell'unico vero progetto ideologico di Casaleggio: quello di uno sfondamento di massa ( “il 100/% del Parlamento”..) in funzione di una Repubblica plebiscitaria. ( Che innanzitutto abolisca il sindacato in quanto “roba dell'800”.) 

La verità è che il pellegrinaggio che Casaleggio sta conducendo in prima persona presso le associazioni territoriali di Confindustria per promettere loro l'”abolizione dell'IRAP” ( pagato dal taglio di stipendi e pensioni) documenta la natura reale del grillismo assai più che qualsiasi posa propagandistica d'occasione. Il fatto che buona parte del popolo della sinistra non lo comprenda misura al tempo stesso il disorientamento del movimento operaio e la pericolosità del grillismo. Assieme alle responsabilità di una sinistra sindacale e politica muta ( o compiacente) verso il M5S. 


LA CRISI VERTICALE DEL PD LIBERA NUOVI PROCESSI POLITICI 

La crisi verticale del PD può mettere in moto nuovi processi nella geografia politica italiana. 

Per la prima volta dalla sua nascita il PD si trova realmente di fronte a un possibile processo di frantumazione: frutto del fallimento dell'”amalgama” liberale posticcio che ne ha segnato l'origine; della sconfitta elettorale, sospinta dal rigetto delle politiche di Monti cui il PD si è associato; di una gestione politica folle della fase post voto da parte di un gruppo dirigente allo sbando. 

Vedremo se questo processo si svilupperà e, nel caso, con quali tempi, dinamiche, sbocchi. Lo stesso posizionamento verso il nuovo governo sarà una cartina di tornasole di questi sviluppi. Di certo il coinvolgimento del PD in un governo di convergenza con Berlusconi, sulla base di una politica di austerità, sarà un nuovo capitolo del calvario di questo partito, nelle sue relazioni interne, nei suoi rapporti di massa. 

Ad oggi l'unità nazionale attorno all'elezione di Napolitano ha rotto il vecchio patto centrosinistra. Una Sinistra e Libertà che sino a 10 giorni fa annunciava la propria disponibilità a confluire nel PD, annuncia il cantiere di una “nuova sinistra di governo” ai danni del PD candidandosi a polarizzare ciò che può liberarsi a sinistra dalla sua crisi. Non è il segno di una “svolta a sinistra” di Vendola. E' il segno della profondità della crisi del PD e di un possibile terremoto politico in gestazione negli equilibri interni al centrosinistra. E che può investire gli assetti della stessa sinistra italiana. 


SOLO IL MOVIMENTO OPERAIO PUO' DARE SOLUZIONE PROGRESSIVA ALLA CRISI SOCIALE E ISTITUZIONALE 

L'intero scenario politico conferma un giudizio di fondo: la crisi del movimento operaio, dentro la crisi capitalista, è il vero carburante dei processi reazionari in atto in tutte le loro varianti. 

Solo un' irruzione della classe operaia nello scenario politico, con la sua forza di massa e con un suo programma indipendente, può alzare una diga contro la reazione e indicare l'unica possibile soluzione progressiva della crisi sociale ed istituzionale: quella di un alternativa dei lavoratori. 
Solo questa irruzione può unificare il mondo del lavoro, dei precari, dei disoccupati, offrendo un punto di riferimento alternativo ai sentimenti di “rabbia” e di “rifiuto” che si agitano in vasti settori popolari e che oggi tendono a raccogliersi attorno al grillismo. 
Solo questa irruzione può rovesciare i rapporti di forza e aprire dal basso un nuovo scenario politico. 

Il PCL porterà questo indirizzo nella manifestazione nazionale che la FIOM ha convocato per il 18 Maggio. L'appuntamento non può ridursi ad una manifestazione sindacale ordinaria. Deve assumersi la responsabilità di rilanciare una prospettiva indipendente del movimento operaio: in aperta contrapposizione all'unità nazionale e a tutti i partiti che ne faranno parte; ma anche al grillismo e al suo progetto sociale e politico reazionario. E dovrà indicare un piano straordinario di mobilitazione di massa a sostegno di questa prospettiva. Perchè il bivio di fondo è molto netto: o il movimento operaio darà la propria soluzione alla crisi politica e sociale, sul terreno anticapitalistico, o sarà la reazione a darla, in un modo o nell'altro, contro il movimento operaio. 

La necessità di una sinistra rivoluzionaria che si batta per un alternativa di potere della classe operaia- contro tutti i suoi avversari- è dunque riproposta dal carattere straordinario della crisi politica e sociale. 
Non è tempo di una “nuova sinistra di governo” che poi si allei con ciò che resta del PD, come vorrebbe Nichi Vendola. Né è tempo di nuove sinistre “nè carne, nè pesce”, già fallite, che ripropongano “unità” attorno a programmi riformisti (o di puro antagonismo). E' tempo di una sinistra di rivoluzione. Quella che il PCL ovunque lavora a costruire, controcorrente, con grande determinazione. 


MARCO FERRANDO

martedì, aprile 16, 2013

LETTERA SULLA GIUNTA 5 STELLE/PIZZAROTTI DI PARMA DAL SITO DELLA RETE 28 APRILE



lettera di un compagno del PCL Parma

Pubblichiamo una lettera che ci è stata inviata sulla Giunta grillina a Parma. Di Cristiano Antonini (...)



Parlare della Giunta Pizzarotti significa addentrarci a piedi nudi nella più grossa truffa elettorale degli ultimi vent’anni. Perché l’Elezione dei Cinque Stelle è stata accompagnata da una straordinaria speranza di partecipazione da parte di una grande parte dei parmigiani. Una speranza tradita come non mai da un’amministrazione che sta agendo in maniera speculare all’odiato (a parole) Governo Monti. 

Un tradimento che è iniziato immediatamente, da parte di un gruppo di persone che diceva “Noi non siamo politici”, e le cui prime azioni sono consistite nel sistemare parenti ed amici: Marco Vagnozzi, che prima era “consulente presso il Gruppo assembleare regionale del Movimento 5 stelle”[1], è stato messo a forza a Presidente del Consiglio Comunale per garantirgli uno stipendio ed un lavoro che non avrebbe. Gabriele Folli, impiegato di un’azienda metalmeccanica, è diventato assessore all’ambiente perché leader di un’associazione che ha portato un pacchetto di voti a Pizzarotti (GCR). Cosi come le nomine di Cristiano Casa, Nicoletta Paci. E sorvoliamo anche sui famosi curricula[2], che dovevano essere la base su cui selezionare le persone: a Parma stiamo ancora attendendo la loro pubblicazione, che è avvenuta in modo parziale ed accuratamente censurata. Nessuno a Parma ha ancora capito su che base sia stata selezionata l’assessore alla cultura Ferraris, con i disastrosi risultati cui stiamo assistendo al Teatro Regio:il solo Festival Verdiano si è chiuso con un passivo da 650 mila euro a fronte di un investimento da 1 milione e 450 mila… fate un po’ voi![3]. 

Sorvoliamo anche sui famosi Consulenti gratuiti, non pervenuti a Parma, ma che salutiamo caldamente. Meno calorosi invece siamo nei confronti dei più numerosi consulenti a pagamento, quei famosi articoli 90 e 110[4] su cui sputavano fuoco e fiamme i Cinque Stelle prima di dover nutrire parenti ed amici. 

Voliamo oltre alle polemiche odierne, e non approfondiamo il legame di grande amicizia che da molti anni lega Marco Bosi, portavoce in consiglio comunale dei Cinque Stelle, e Pier Paolo Mora, responsabile parmigiano di Casa Pound Italia (Mora che prima delle Elezioni indicò proprio come i grillini fossero l’unico partito quasi votabile del panorama parmigiano, dalle pagine di un settimanale parmigiano, Zerosette, il cui direttore diventerà poi casualmente anche l’attuale portavoce di Federico Pizzarotti). Evitiamo anche per questioni di tempo il tema della Democrazia Partecipata, che oramai ogni parmigiano ha compreso essere solo una tecnica aziendale di gestione e rimodulazione del dissenso. 

Concentriamoci invece sul reale livello amministrativo dell’amministrazione Pizzarotti, sulle sue complicità, e sulla sua sovrapponibilità con il Governo Monti. 

1) Come il Governo Monti l’assunto di base è uno stato debitorio insostenibile [5]. Che lo sia o meno. Dico che lo sia o meno perché i conti del Comune di Parma sono nebulosi ed astratti in barba ad una millantata trasparenza . A Parma si è chiesto all’opposizione di votare il Bilancio Comunale senza visionare praticamente i conti delle Partecipate[6], le quali forniscono documentazioni spesso incomplete e prive di un qualsiasi Piano Industriale. Il Debito a Parma è mal definito perché DEVE essere alto: solo se è al limite del Default si possono giustificare quei tagli allo Stato Sociale cosi aggressivi ed indistinti che Pizzarotti sta portando avanti da tempo. 

Una documentazione incompleta anche per occultare il comportamento di una Giunta Pizzarotti che vede il Sindaco e l'assessore al Bilancio Capelli mutuare comportamenti IDENTICI come pratiche e come finalità, a quelli adottati dalla precedente e inquisita Giunta Vignali, sia che si parli delle lettere di Patronage[7] che semplicemente ora non riguarda Spip (cui dedicherò un paragrafo a parte), sia che si parli di illeciti passaggi di denaro da una Partecipata all'altra (che se mi permetti è ancora illegale!)[8]. 
Chi ha protestato, come la ex dirigente di Stt Piermarioli (di nomina prefettizia, ci tengo a sottolineare che non era un'eredità del Pdl) è stato fanculizzato. A favore sempre ed immancabilmente non di qualcuno di più preparato, ma di un ignorante lacché obbediente agli ordini, leciti o illeciti. Sulle Partecipate in tal senso credo che l'avvocato Vento sia arrivato a 3 o 4 poltrone da Amministratore Unico. 

Il tutto spesso con l’avvallo silenzioso di un’opposizione che talvolta approva perché parte della precedente amministrazione, e talvolta perché politicamente interessata a far risaltare una mala gestione dei predecessori del Pdl. Situazioni di speculazione politica ridicole (è evidente il livello amministrativo del Pdl: alcuni sono finiti in carcere, altri sono indagati…che c’è da capire?) che non giustificano in alcun modo i tagli che vengono perpetrati. 

2) Se passa, come è passato, il messaggio che il Debito è da Default allora sono lecite o giustificabili le seguenti azioni: 

- tagli non orizzontali[9] ma sperequativi dei Servizi Sociali, prima erogati gratuitamente alle Fasce più Deboli, soprattutto quelli agli Anziani, letteralmente sfrattati da alcune strutture[10] messe in vendita da Pizzarotti. I grillini a Parma si stanno vendendo scuole, asili e case di riposo[11]. E stanno applicando una impietosa Spending Review in salsa parmigiana. 

- sospensione (o cancellazione, chissà) del cosiddetto Quoziente Parma[12], un sistema integrato di dati fiscali che permetteva ai cittadini di Parma di pagare i Servizi Sociali sulla base delle proprie condizioni di vita. La giustificazione dell’assessore Rossi è stata che i servizi sociali costano. Vorremmo farle sapere che lo sapevamo già, e che lei è uno di quei costi: che provveda a guadagnarsi il panino, invece che cazzeggiare. Il Sociale non può e non deve essere percepito come un costo, perché è il perno su cui si costruisce una Società Civile. 

- Alienazione di strutture pubbliche, messe all’asta con prezzi ridicoli in un momento di depressione storica, quando non palesemente svenduti a creditori con risibili artifici contabili[13], che peraltro sono oggetto delle attenzioni della Corte dei Conti. 

- Vendita dei Beni Comuni, dall’ Acqua Pubblica alle azioni di Iren. Quest’ultimo punto merita una particolare attenzione, perché racconta il reale grado di inserimento dei grillini in talune tematiche, percepite come semplici trampolini per una poltrona politica. 

Nella Previsionale di Bilancio 2013-2016 hanno inserito persino la vendita dei pozzi (e quindi non solo delle tubature), mediante l’inserimento nel Piano di Alienazioni delle società partecipate Ascaa e Emiliambiente[14]. Se un consigliere comunale PD (Massimo Iotti), ed un militante del Pcl (Cristiano Antonino, modestamente) non si fossero accorti di cosa volevano in modo truffaldino svendere noi avremmo mandato all’asta l’acqua. Scoperto, l’assessore Folli ha sedato le proteste del Comitato Acqua Pubblica parlando di “un equivoco interno al Comune”[15], come se mettere in vendita aziende partecipate fosse una cosa che può capitare distrattamente. 

Altri Beni Comuni hanno avuto minore fortuna: è il caso delle azioni Iren, la partecipata in cui il Comune di Parma detiene il 6,8%, di cui Pizzarotti ha consentito dapprima un pignoramento parziale da parte di talune banche e successivamente la messa in vendita a copertura del Bilancio di una megaholding comunale, STT. 

L’unico ostacolo alla vendita è stata la clausula ereditata dai grillini con iren di una non dismissione delle quote prima del 2015. Cosi per ora vengono solo date in pegno[16]. Racconta molto dell’ambientalismo grillino, rispetto alla nostra Acqua, ai nostri Rifiuti, al nostro Gas, alla nostra Energia Elettrica. 
Da notare anche come sia un autogoal economico, oltre che un favore agli amici banchieri del grillino Pizzarotti: è grazie ai 4,8 milioni di euro dei dividendi Iren che il Comune di Parma non è finito gambe all’aria quest’anno. 

Tutta una serie di manovre sottese a garantire, o meglio ad ipergarantire, un Sistema Bancario che è stato correo nella creazione del disastroso quadro economico parmigiano. Ne è una prova il caso Spip, che del buco delle Partecipate è il caso più eclatante: Spip rappresentava circa 108 dei 670 milioni di Debito diretto o indiretto del Comune di Parma. Un crac, quello di Spip, che vede tra gli indagati anche alcuni ex amministratori di Parma. Questi hanno potuto operare anche grazie a procedure bancarie sulla cui legittimità la Magistratura ha indagato a lungo, come per esempio delle inconsistenti lettere di Patronage, una delle quali firmate dall’ex sindaco Elvio Ubaldi (anch’esso a processo). 

Poteva Pizzarotti mandare a fallimento una Partecipata cosi intossicata da illecite pratiche politiche, procedura che peraltro avrebbe azzerato i conteggi giudiziari per la conclusione del processo, che pare avviato alla prescrizione. Ed invece no: ha offerto un piano di concordato, che significa oltre alla già citata prescrizione per eventuali responsabili, anche un esborso di soldi pubblici da circa 60-70 milioni (nessuno ha avuto la possibilità di vedere l’offerta fatta all’assemblea dei creditori) di euro. Offerta che peraltro è stata cassata l’8 febbraio dagli stessi creditori, visto che il Comune non ha erogato nemmeno la tranche natalizia da 2,8 – 5 milioni (anche qui le cifre ballano a seconda tu senta il Comune o i creditori). 

Pizzarotti ha voluto fin da subito salvare questa Partecipata[17] nonostante il Concordato implicasse innanzitutto evitare agli Imputati l'accusa di Bancarotta Fraudolenta (che ora grazie alla Procura hanno, e godo,cazzo!) e dall'altro significasse imporre alla città tagli spaventosi a Rette degli Asili, servizi ai Disabili, Taglio di alcune voci in busta paga dei Dipendenti Comunali e via dicendo. E chiunque protestasse è stato letteralmente linciato dai commentatori grillini, al punto che il segretario di Funzione Pubblica a Parma, Sauro Salati (non esattamente un pasdaran, per capirci) alla fine ha dovuto definire il comportamento dell'amministrazione per ciò che era: Squadrismo. Cioè bugie (plateali) davanti alle videocamere, richiami a colloqui privati dei dipendenti, in assenza dei Sindacati, che intendano bypassare[18]. Con questa reazione (link video[19]). 

Pizzarotti si è nascosto dietro alla necessità di tutelare i Fornitori, che significano Lavoratori, ma dei 108 milioni di euro del Crac Spip solo una decina vanno ad aziende, ed il resto va alle 15 banche d’appoggio, come ben denunciato dalla Commissione Audit[20] che pure per un lungo periodo ha guardato con pazienza e tolleranza Pizzarotti. 

Tutte queste azioni hanno alienato la simpatia reale dei parmigiani verso questa amministrazione, che è oramai percepita per ciò che è, e cioè la diretta prosecuzione economico/finanziaria della precedente. Con viva delusione dei Comitati e delle Associazioni, spiazzate da un cosi rapido amore per la poltrona dei Grillini parmigiani. 
A fronte di questo modo di agire, credi forse che Pizzarotti abbia preso una singola iniziativa che fosse sperequativa e volta a far pagare di più a chi ha di più? No, nemmeno una: non si è avvalso di nessuna deroga del Patto di Stabilità nel Sociale, e nemmeno della possibilità di introitare il 100% dell’evasione fiscale che ora rimane totalmente in carico ai Comuni. Nessuna iniziativa ha tutelato le fasce più deboli, al netto delle chiacchiere. Solo vaghi e maldefiniti intenti cui non è mai conseguito nulla. Per non indispettire gli amici di destra e tra gli Industriali, sosteniamo in molti, qui a Parma. 
Un ambientalismo fatto di chiacchiere e poco altro, in cui i permessi per entrare in città costano 10 euro, perché sia ben chiaro a chiunque che se hai i soldi non è che inquini poi tanto. 

Se è vero che Parma è stata laboratorio politico di una parte d’Italia, lo è anche oggi che Pizzarotti agonizza, vittima di sé stesso, e del proprio leader. 
Pizzarotti ha vessato un'intera città per potersi vantare di aver approvato il Bilancio prima di tutti. Chiunque si opponesse è stato oggetto della violenza grillina, che è stata sia mediatica che in termini di mobbing vero e proprio. Il tutto per accantonare soldi che sono andati per la maggior parte a gruppi bancari, e grandi aziende edili. Intendiamoci, Giorgio: i pagamenti alle aziende sono un'ottima cosa se si alternano all'erogazione di nuovi lavori sul territorio. Altrimenti sono quei giochini di merda (scusa il francesismo) con i quali si fanno giungere soldi alle banche in modo indiretto. Un esempio pratico? Volentieri: una quota importante degli 82 milioni di euro accantonati in conto capitale dal Comune a Cinque Stelle sono finiti ad aziende come Unieco e Coopsette, che hanno portato i libri in Tribunale a Reggio. In pratica sono soldi buttati, o quasi. E non si sono trovati 250 mila euro per i bambini in connotazione famigliare tale da rientrare nel Quoziente Parma (una armonizzazione delle graduatorie Isee). 

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-01-04/pizzarotti-perde-anche-battaglia-132702.shtml?uuid=Ab1xpIHH 

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-04-02/paradosso-pizzarotti-anno-rigore-124341.shtml?uuid=Ab17EcjH 

Se vorrai altro materiale questi sono i canali Youtube mio personale e del Pcl Parma: senti il materiale a tua disposizione. 

http://www.youtube.com/channel/UC1FRS4X6YUB9hT9fRVjEm3A 

http://www.youtube.com/channel/UCn7hTiW_g-jrArfYp-4iP0g? 
feature=watch 

Molti Compagni nelle fabbriche votano Movimento Cinque Stelle? Già, sticazzi: finché non sei governato, dal M5S è facile...pare un Eldorado. E' quando si sei dentro, e delibera dopo delibera ti rendi conto che è semplicemente una fottuta Lobby all'americana per la manipolazione del consenso e per la re-distribuzione di incarichi, consulenze e stipendi che diventa meno bello essere governati dai grillini. 

Ti faccio presente che non ti ho raccontato nemmeno un quinto (puoi credermi) delle porcate che hanno combinato qui a Parma. E tutte hanno lo schema che ti ho prefigurato con Spip: 

a) noi DOBBIAMO fare una cosa, qualsiasi essa sia! 
Es: non dobbiamo far fallire Spip, altrimenti andiamo in downgrade bancario[21] 

b) Chi si oppone, a qualsiasi titolo è un ideologico, un lottizzato, o un superficiale disinformato[22]. 

c) Se va storta e accade esattamente il contrario di ciò che avevano promesso non è che avessero ragione quelli che prima sono stati sminuiti, sviliti,smerdati: hanno comunque ragione loro" 

Es: Spip non doveva fallire, pena il downgrade (come avrai letto). Tutta la città (audit, Pcl, Pd, Funzione Pubblica, Associazioni) a dirgli "ma che cazzo dici?". Spip fallisce per decisione della Procura. Reazione[23] 

Comunque Giorgio (Cremaschi ndr): è veramente inutile appartenere al No Debito o organizzare un No Monti Day e avvallare i grillini, di cui Pizzarotti rappresenta la punta di diamante. E non perché lo dico io...perché lo dicono loro. 

Scrivere non è la mia forma di comunicazione...spero che guarderai con pazienza alla mia sintassi di fotografo, e di essere riuscito a spiegarti quanto Pizzarotti sia significato aggressione violenta ai miei concittadini, sia per le sue scelte politiche sia per le tecniche aggressive con cui qui gestiscono il dissenso. Qualcosa di vergognoso, che avviene essenzialmente per l'assurda convinzione diffusa che i grillini, in quanto inesperti, siano facilmente manovrabili. Nella realtà sono estremamente tattici, molto incisivi e abili a prendersi tutta la torta. 

09/04/2013 

[1] http://parma5stelle.it/wp/consiglieri-comunali/#mvagnozzi come si autodefinisce 

[2] http://parma5stelle.it/wp/2012/04/assesori-a-5-stelle/ 

[3] http://uncomunea5stelle-parma.blogautore.repubblica.it/2012/11/28/regio-fontana-situazione-grave/comment-page-1/ 

[4] chiamate dirette sindacali: http://parma5stelle.it/wp/2012/04/per-non-dimenticare/ 

[5] http://bit.ly/TThtYM 

[6]http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/dettaglio/1/165954/Iotti%3A_Unaltra_promessa_mancata_dei_grillini%3A_niente_conti_e_piani_industriali_delle_partecipate.index.html 

[7] http://uncomunea5stelle-parma.blogautore.repubblica.it/2013/03/08/scuola-europea-la-lettera-del-sindaco/comment-page-1/ 

[8] http://uncomunea5stelle-parma.blogautore.repubblica.it/2012/09/19/ad-stt-contro-capelli-interpellaznza-guarnieri/ 

[9] http://uncomunea5stelle-parma.blogautore.repubblica.it/2012/11/28/rossi-cambieremo-i-servizi-domiciliari/ 

[10] come il Romanini Stuard http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/dettaglio/1/152040/Pagliari%3A_Anziani_no_alla_vendita_del_complesso_Romanini-Stuard.html 

[11] http://parma.repubblica.it/cronaca/2012/12/07/news/parola_d_ordine_dismettere_il_bilancio_2013_di_capelli-48295248/) 

[12] http://www.parmatoday.it/cronaca/quoziente-parma-rossi-polemiche.html 

[13] leggasi STU Pasubio http://bit.ly/10rHCmz 

[14] http://uncomunea5stelle-parma.blogautore.repubblica.it/2012/12/11/pd-bilancio-asettico-mancano-le-partecipate/ 

[15] http://uncomunea5stelle-parma.blogautore.repubblica.it/2012/12/14/ascaa-ed-emilambiente-non-vogliamo-dismettere-le-quote/ 

[16] http://www.dire.it/DIRE-EMILIA-ROMAGNA/parma_per.php?c=47717&m=14&l=it 

[17] http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/18/pizzarotti-si-oppone-al-fallimento-della-societa-pubblica-ereditata-da-vignali/296575/ 

[18] http://uncomunea5stelle-parma.blogautore.repubblica.it/2013/03/19/indennita-sindaco-non-da-tagliare-ma-da-rivedere/ 

[19] http://www.youtube.com/watch?v=-tlnSGlzr08 

[20] http://www.ilmattinodiparma.it/?p=20096 

[21] http://www.zerosettenews.it/?p=12875 

[22]Es:http://parma.repubblica.it/cronaca/2012/10/26/news/democrazia_incontro_all_astra_confronto_quintavalla-pizzarotti-45409186/ 

[23] : http://uncomunea5stelle-parma.blogautore.repubblica.it/2013/04/08/fallimento-spip-parla-la-giunta/

lunedì, aprile 08, 2013

UNA BUONA ASSEMBLEA UN CONFRONTO APERTO UN CONDIZIONAMENTO NEGATIVO

L'assemblea nazionale del 6 Aprile promossa ad Avellino dal Comitato di resistenza operaia dei lavoratori IRISBUS e dal comitato No Debito ha registrato un buon successo di partecipazione. Con diverse centinaia di lavoratori presenti, provenienti da numerose realtà di lotta, e una significativa partecipazione in particolare dei lavoratori della IRISBUS . 

Comune è stata la valutazione delle grandi difficoltà del movimento operaio italiano di fronte alla crisi capitalista e alle politiche di rapina del padronato e dei suoi governi. Comune è stata la denuncia del quadro di disgregazione e atomizzazione delle vertenze di lotta, per responsabilità preminenti delle burocrazie sindacali, e l'appello ad una unificazione generale del fronte operaio. Il solo fatto di aver aperto un confronto largo nell'avanguardia di classe, al di là delle diverse appartenenze politiche e sindacali, attorno alla necessità di unificare il fronte di lotta, ha rappresentato un fatto importante, valorizzato da tutti gli interventi. 

Nel merito si sono confrontate di fatto, com'è naturale, diverse proposte di indirizzo. Che pur partendo da obiettivi di lotta immediati comuni, e da comuni proposte di mobilitazione, li hanno inquadrati in prospettive programmatiche differenti. 

Alcuni interventi ( Cremaschi, Sabatini) hanno rivendicato la necessità di “una nuova politica industriale” ed economica fondata sul ritorno dell'”intervento pubblico” nel mercato capitalista, con una aperta valorizzazione dell'esperienza IRI. 
Altri interventi ( di area Carc) hanno rivendicato il modello dell'”autogestione” come modello unificante per la prossima fase, dentro la proposta del “governo di Blocco Popolare”: un governo “non socialista” ma “democratico avanzato” su cui chiedere un impegno al.. Movimento 5 Stelle. 
Il nostro compagno Luigi Sorge ( Fiat Cassino) ha apertamente avanzato la prospettiva anticapitalista come unica reale soluzione alternativa ( l'”alternativa è anticapitalista o non è”). Collocando in questa prospettiva le necessarie parole d'ordine di lotta: occupazione delle aziende che licenziano e loro nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio. Le uniche rivendicazioni in grado di unificare il fronte di lotta al livello di scontro imposto dalla crisi e dall'aggressione padronale, fuori e contro ogni vecchia illusione riformista ( Keynesiana e/o autogestionaria). 
Altri interventi operai ( di Marcegaglia, Maslov, Fiat Pomigliano..) hanno nei fatti espresso un orientamento analogo. 

L'assemblea è stata segnata, ai margini, da un fatto politico emblematico, riconducibile ad una gestione della presidenza dell'assemblea egemonizzata in pratica dai Carc: l'unico intervento politico nazionale “di partito” concesso dalla presidenza nella reale assemblea plenaria è stato quello di un senatore del Movimento 5 Stelle ( peraltro contestato da una parte dell'assemblea stessa). Perchè, com'è noto, il reazionario Casaleggio è l'interlocutore privilegiato(immaginario) dei..Carc e del loro “governo popolare”. 

Dopo aver ringraziato i compagni della IRISBUS per l'importante assemblea promossa, il PCL ha rimarcato criticamente, alla fine dell'assemblea, in forma pubblica, la gravità e non casualità di questo episodio, con ampio consenso dei compagni presenti( tra i quali numerosi attivisti del PRC). 
Di certo la questione del grillismo è e sarà tema dirimente di confronto nella stessa avanguardia dei lavoratori.

martedì, aprile 02, 2013

[FRANCIA]: L'ESCALATION ANTIOPERAIA DELLA PEUGEOT, RENAULT E DELLA BUROCRAZIA SINDACALE

Siamo dinanzi ad un nuovo stadio desolante della crisi mondiale che sta scuotendo la Francia. Diversi mesi fa la Peugeot aveva annunciato la chiusura dell’impianto di Aulnay, nei dintorni di Parigi. Ad oggi l’azienda ha confermato che andrà avanti con i suoi progetti, ignorando le disposizioni cautelari della magistratura. 

Ma la novità si ritrova fra i sindacati che hanno concluso un accordo dove hanno accettato la chiusura. Si tratta di un finale annunciato: le confederazioni sono scese a patti per una riforma del lavoro di portata nazionale con il governo e le camere imprenditoriali, questo implica ribassi salariali ed un sensibile aumento della flessibilità lavorativa. L’accordo con Peugeot smentisce che la riforma del lavoro, come hanno preteso di dimostrare le burocrazie sindacali e politiche, servirà alla salvaguardia dei posti di lavoro. I 3.500 posti di Peugeot sono la punta dell’iceberg, dal momento che la misura impatterà indirettamente su 11.000 lavoratori. Nondimeno, inoltre, questa conclusione ha incoraggiato la classe padronale di Renault, dove lo Stato è fra i suoi principali azionisti, che ha posto un prezzo molto alto per non seguire le orme di Peugeot. Si esige di congelare i salari, la libertà di licenziare i lavoratori di un impianto ed inoltre prolungare la giornata di lavoro. Niente di tutto questo, tuttavia, esclude la possibilità di ulteriori licenziamenti. Nei piani del settore auto, è già stata prevista la perdita di 7.500 posti di lavoro. 

La CGT non ha firmato l’accordo con la Peugeot, ma non per questo è meno responsabile. Anche se sostiene un conflitto strategico per l’unione del movimento operaio, essa non ha fatto valere la sua capacità di mobilitazione volta ad affrontare questo attacco. Ha lasciato dissanguare la resistenza dei lavoratori dello stabilimento di Aulnay, che lo occuparono per diverse settimane. La CGT sta agendo come l’ultima ruota del carro del Fronte de Gauche (socialisti dissidenti fuoriusciti ed attribuiti a Melanchon ed al PC) che spinge per un progetto parlamentare di tutela dai licenziamenti che i sindacalisti utilizzano come pretesto per cercare da un lato di calmare le iniziative di lotta. 

Contemporaneamente, cresce la protesta dei lavoratori contro la burocrazia, l’inquietudine e l’ordinanza. Appaiono anche, sebbene isolate, le iniziative di lotta. In questo modo si è determinata l’occupazione della Peugeot, capeggiata dall’attivismo più combattivo della fabbrica. La temperatura sale sul movimento operaio e sulla fertilità dei campi che prepara il terreno per una nuova fase