giovedì, febbraio 28, 2013

UN RISULTATO MODESTO CHE CI RENDE ANCORA PIU' CONVINTI DELLA NECESSITA' DI COSTRUIRE IL PARTITO DELLA RIVOLUZIONE

Prima di tutto vogliamo ringraziare tutti i compagni e tutte le compagne che hanno reso possibile, grazie al loro impegno militante, la partecipazione del PCL alle elezioni. Poi vogliamo ringraziare i militanti, i simpatizzanti e tutti quei compagni che ci hanno aiutato nel condurre una campagna elettorale difficilissima, tra mille difficoltà economiche, con il boicottaggio sistematico dei mass media. Una campagna elettorale fatta da giovani, da lavoratori che hanno impiegato il loro poco tempo libero per attacchinare manifesti, distribuire volantini, realizzare iniziative pubbliche di presentazione del nostro programma, ecc. Infine, ma non per ultimi, vogliamo ringraziare i 1.678 elettori pisani che ci hanno votato al Senato e i 1767 che ci hanno votato alla Camera. Un risultato sicuramente modesto (lo 0,69% alla Camera e lo 0,71% al Senato), ma comunque un risultato concreto da cui ripartire nel nostro lavoro quotidiano di militanti comunisti. 



Il panorama politico che ci troviamo davanti nella nostra città è desolante, le forze di sinistra sono praticamente sparite, chi sotto l'ombra del PD come ha fatto SeL, chi nascosto dietro l'arancione socialquesturino di Ingroia come hanno fatto il PRC ed il PdCI, avanza invece al 25% il populismo reazionario di Grillo che sottrae voti sia alla destra che al centrosinistra e si attesta come secondo partito. . 

Riteniamo che il successo del Movimento 5 Stelle sia un successo momentaneo, un voto spinto dall'indignazione nei confronti di una classe politica corrotta e inefficiente, ma che presto si rivelerà per quello che è, una grande illusione. Il M5S non mette in discussione niente di questa società, anzi si candida a governarla al posto di Monti e compagnia. Il successo del populismo reazionario di Grillo è in parte dovuto anche al tradimento fatto dalla ex "sinistra radicale" che a forza di fare compromessi, di svendere il proprio programma in cambio di poltrone e ministeri, ha contribuito in maniera determinante all'affermarsi di questa forza politica. Grandi responsabilità le ha anche la CGIL che per un anno (coprendo il PD di Bersani) ha di fatto sostenuto il governo dei banchieri di Monti con il triste ed infame ruolo di pompiere delle lotte operaie che si sono sviluppate in questi mesi (Ilva, Alcoa, Fiat, ecc.), un ruolo di copertura a sinistra che ha permesso al governo reazionario di Monti (sostenuto anche dal PD ora alleato con SeL) di portare il peggior attacco nella storia repubblicana agli interessi di classe dei lavoratori. 


Nello sfascio completo della sinistra italiana il PCL è l'unica certezza e l'unico punto di riferimento reale per milioni di sfruttati. L'unico partito comunista con una presenza organizzata in tutta la regione (e in tutto il paese), l'unico partito con un programma chiaramente anticapitalista, l'unico partito che dice in maniera chiara ed inequivocabile che SOLO LA RIVOLUZIONE CAMBIA LE COSE, le elezioni sono solo un passaggio nella costruzione del Partito, pertanto non dobbiamo ne demoralizzarci per un risultato elettorale modesto, ne pensare che i giochi siano già fatti. Anzi questa situazione disastrosa è uno stimolo in più per andare avanti per la nostra strada, con maggiore determinazione di prima, sicuri delle nostre ragioni, facendo tesoro degli errori che abbiamo fatto ma con la sicurezza di essere rimasti l'unico baluardo di resistenza in questo sistema marcio e corrotto e prossimo alla putrefazione. 


Il nostro Partito è un partito rivoluzionario, nel senso che non pensiamo che la società capitalista sia riformabile ne pensiamo che con le elezioni si possa costruire una società diversa, pertanto analizza il risultato elettorale da una prospettiva diversa da quella dei partiti borghesi. La partecipazione elettorale ci ha permesso di far crescere e radicare il partito in nuove situazioni, si è costituita una nuova sezione a Orbetello, ci sono decine di nuovi iscritti in tutta la regione ed anche a Firenze, ci siamo consolidati tra i giovani in varie città (Firenze, Pisa, Garfagnana, Siena), ci sono decine di nuovi contatti e sopratutto abbiamo avuto la possibilità di far conoscere il nostro programma anticapitalista a 3.000.000 di elettori toscani ed il merito di aver mantenuto presente sulla scheda elettorale il simbolo degli oppressi degli sfruttati. Quindi la nostra valutazione del percorso elettorale è positiva e ci rende consapevoli dell'enorme responsabilità che in questo momento ci troviamo sulle spalle, la responsabilità di essere l'unico partito organizzato a livello nazionale che difende in maniera intransigente gli interessi di classe degli sfruttati. Perciò invitiamo le migliaia di proletari, di giovani, di pensionati, di donne, che ci hanno dato la loro fiducia in queste elezioni ad unirsi al nostro Partito per costruire una prospettiva diversa, un governo dei lavoratori che metta fine definitivamente a questa società e ne costruisca una nuova che noi continuiamo a chiamare COMUNISMO. 


Solo la rivoluzione cambia le cose 
Alla lotta 
Per il comunismo 



sabato, febbraio 23, 2013

INCONTRO TRA COMITATO NAZIONALE NO DEBITO E PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

Su richiesta del Comitato nazionale No Debito, il 20/2 a Roma si è tenuto un incontro tra una rappresentanza del Comitato ( Cremaschi, Casadio, Cararo, Tomaselli) e Marco Ferrando, quale portavoce e candidato premier del PCL. 

Questo confronto si colloca dentro la scelta del Comitato No Debito di incontrare- così è stato detto- “quei soggetti presenti nello scenario elettorale che si collocano al di fuori del Centrosinistra: Lista Ingroia, Movimento 5 Stelle, Partito Comunista dei Lavoratori”. 


Durante l'incontro , il PCL ha sottolineato: 

1)La propria nota internità al Movimento No Debito e alla sua piattaforma rivendicativa unitaria, che peraltro ha contribuito a definire ( abolizione del debito pubblico verso le banche, nazionalizzazione delle banche, abrogazione del Fiscal Compact..): in contrasto con le posizioni profondamente diverse sostenute da “Rivoluzione civile” ( “negoziare” il debito, “negoziare” il Fiscal Compact, mantenimento del sistema bancario capitalista..). 

2)La propria totale autonomia e alternatività al centrosinistra nazionale e locale, dal versante delle ragioni di classe del mondo del lavoro. A differenza di “Rivoluzione Civile”: che non solo subordina il movimento operaio alle procure, ma continua a riproporsi come possibile stampella del PD in alternativa a Monti; ed è infatti interna al Centrosinistra nelle elezioni lombarde e nelle giunte di mezza Italia. 

3)La propria contrapposizione al Grillismo dal versante degli interessi di classe, in aperto contrasto con ogni analisi che rimuova la natura reazionaria del Movimento 5 Stelle e delle sue posizioni programmatiche contro i lavoratori ( a partire dalla rivendicazione dell'abolizione del sindacato in quanto tale e della trasformazione dei lavoratori in azionisti individuali del capitale d'impresa). 


In conclusione. 
Il PCL, quale componente del Comitato No Debito, rispetta la diversità di opinioni e orientamenti elettorali presenti al suo interno, come in ogni organismo unitario. Così come rivendica la specificità del proprio programma anticapitalista e rivoluzionario “per un governo dei lavoratori”, quale fondamento della propria autonomia. 
Ma resta un fatto oggettivo: la piattaforma programmatica unitaria del Comitato e gli stessi contenuti della grande manifestazione unitaria del 27 Ottobre, non sono per loro natura “equidistanti” o “indifferenti” tra comici guru, pubblici ministeri, e comunisti. Nessuno sforzo letterario li potrà rendere tali.

giovedì, febbraio 21, 2013

ANALISI DI UN "MOVIMENTO" REAZIONARIO



Il “Movimento Cinque Stelle” rappresenta uno dei fenomeni a rilevanza di massa degli ultimi anni. Presentato come un insieme di legittime aspirazioni derivanti dalla conseguenza del “marciume” della politica, esso si configura come un’assolutà novità nel panorama politico italiano e come un effettivo strumento “liberatore” dai corrotti, dagli schiavi del sistema, dai ladri di stato, dal malaffare vagamente inteso ecc. La professionalità e la grande capacità artistico-comunicativa di Beppe Grillo agiscono da propulsore fondamentale e da catalizzatore mediatico per tutta una serie di istanze a cui ,dal palco, il comico genovese trova (apparentemente) sempre risposte e soluzioni adeguate (“via tutti!”). Il seguito di massa del suo “Tsunami-Tour” è un dato di fatto e coglie ,nel contempo, un elemento ineludibile: la totale assenza dei suoi eventuali interlocutori politici data la scelta di questi di non misurarsi sul suo stesso terreno (eccezion fatta per il centrosinistra a Milano). Beppe Grillo è, dunque, il “Movimento Cinque Stelle” ma nulla di quanto si affermi e si pensi sulla natura continuamente dichiarata di libera e aperta discussione al suo interno esiste realmente. Le contraddizioni di un “movimento” che nasce e si sviluppa “libero” sono evidenti e si tramutano anche nel farraginoso programma ultrapopulista che dovrebbe rappresentare una carta d’identità precisa visti i consensi potenzialmente ricevibili in termini elettorali ma che non va oltre un serio “cimitero di buone intenzioni” dove trova posto tutto ed il contrario di tutto e dove questo “tutto” manca anche dell’approfondimento di temi sociali legati al disastro storico dell’oggi. 
Alcuni punti essenziali su quanto detto. 
Il M5S si fonda sulla semplice adesione al blog. Sulla condivisione del programma succitato e su un’eticità che deve far risaltare il totale disinteresse per la “politica sporca, per la disonestà nell’affare pubblico ecc”. Il blog è di totale proprietà di Beppe Grillo ed il marchio risulta depositato; il milionario genovese può quindi fare il brutto ed il cattivo tempo agendo addirittura su un cosiddetto “non-statuto” (brevissimo tra l’altro proprio perché inutile) in cui viene definita la stessa associazione come un qualcosa di distante e distinto dai partiti “senza organismi direttivi o rappresentativi” e quindi senza alcun reale dibattito interno, congressi, discussioni aperte, votazioni su assi programmatiche ecc. Nulla di tutto questo: il “nuovo” movimento è soggetto solo al volere di un uomo solo. Decide solo lui. Ovviamente non mancano nei territori i soliti forum di discussione anche specifica su temi tra i più disparati ma la base di fondo dell’intervento politico non viene minimamente messa in discussione da tutto questo. Il bastone di comando appartiene solo alla cerchia più ristretta di Grillo e questo alla faccia dell’antipartitocrazia più sfacciata e propagandata degli ultimi anni. Viene da chiedersi, constatando un minimo di analisi sociale ed economica, chi sia in realtà il “gruppo” di Beppe Grillo e cosa ci sia dietro il suo movimento. 
Grillo è guidato da anni dalla Casaleggio Associati una delle più potenti aziende del ramo informatico oggi in circolazione e soggetto gestore di vari siti d’informazione “libera” circolante nella rete (Cado in piedi,Tze-Tze, Chiare lettere ecc..) 
Ma per capire meglio di cosa stiamo parlando è necessario svelare prima chi sono le figure chiave della Casaleggio Associati oggi partendo da Enrico Sassoon, giornalista, dal 1977 al 2003 nel gruppo Il Sole-24 Ore, già direttore responsabile de L’Impresa-Rivista Italiana di Management, della rivista Impresa Ambiente e del settimanale Mondo Economico. Dal suo curriculum pubblico apprendiamo anche che «è stato direttore scientifico del gruppo Il Sole-24 Ore». Dal 1998 al 2006 Sassoon è stato amministratore delegato dell’American Chamber of Commerce in Italy, di fatto una lobby indirizzata a favorire i rapporti commerciali delle corporation americane in Italia. Nella Casaleggio Associati troviamo anche forti legami con l’Aspen Insitute, un “think-tank” di tutto rispetto made in USA. E l’Aspen Institute pesa, ovunque agisca. Luogo di incontro fra intellettuali, economisti, politici, scienziati e imprese. Nell’Aspen transita l’élite finanziaria italiana, che fa riferimento sia al centro-destra che al centro-sinistra. Con quali finalità? «L’internazionalizzazione della leadership imprenditoriale, politica e culturale del paese attraverso un libero confronto tra idee e provenienze diverse per identificare e promuovere valori, conoscenze e interessi comuni», si legge nella “mission” dell’istituto. E in che modo? «Il “metodo Aspen” privilegia il confronto e il dibattito “a porte chiuse”, favorisce le relazioni interpersonali e consente un effettivo aggiornamento dei temi in discussione. Attorno al tavolo Aspen discutono leader del mondo industriale, economico, finanziario, politico, sociale e culturale in condizioni di assoluta riservatezza e di libertà espressiva». Che la stessa Aspen abbia un ruolo più che rilevante nella Casaleggio Associati è fuori discussione ma col movimento di Beppe Grillo cosa potrebbe portare come elemento di tanta decantata novità per il futuro della classe lavoratrice italiana e per le masse popolari del nostro paese accorse ad ascoltare il “verbo innovatore” dell’ennesimo burattino dei poteri forti internazionali? 
Perché quando si allacciano rapporti con tali multinazionali (Casaleggio Associati) che hanno, a loro volta, rapporti con soggetti come Enamics (al cui interno troviamo organismi come JP Morgan), American Chamber of Commerce in Italy, Sole24 ore (quanti membri del passato governo hanno avuto gli stessi rapporti?) di nuovo c’è solo il silenzio con cui viene accolto tutto questo nei salotti che contano dell’alta finanza. 
Date sommariamente queste premesse, ne consegue appunto un “programma” per il M5S estremamente variopinto, interclassista e profondamente retorico sui punti dedicati ai grandi temi del nostro tempo. Grillo non dice assolutamente nulla sul dramma del lavoro se non la sterile affermazione dell’abolizione della legge Biagi (276/03) come se l’ultima riforma stessa dell’ex-ministra Fornero (quella dell’abolizione dell’articolo 18 e dello smantellamento del contratto nazionale) avesse portato solo benefici ai lavoratori italiani, non cita nemmeno una volta gli esiti nefasti della controriforma pensionistica dello stesso precedente governo (i disastri degli “esodati” non lo riguardano a quanto pare), non menziona mai i dettami del “fiscal compact” e gli obblighi di pagamento del debito legati alle grandi speculazioni finanziarie su cui i colossi bancari mondiali hanno responsabilità enormi e non mette nemmeno per un istante in discussione i rapporti di produzione-proprietà a riguardo della necessità di nazionalizzare sotto controllo operaio le più grandi aziende che oggi licenziano ed inquinano( ILVA, ALCOA, FIAT, ELECTROLUX, BENETTON ecc) se non un minimo riferimento alla necessità di acquistare a “prezzo di costo” tutta la dorsale telefonica in mano a Telecom Italia. Nel “programma” si esprime per il contenimento delle tariffe ma anche per porre fine ai monopoli “di fatto” (come sia possibile raggiungere concretamente questo obiettivo resta però un mistero vista la suddetta intangibilità delle loro proprietà), si scaglia (a parole) contro l’invasione della finanza nell’economia ma poi,oltre ad altri “palliativi”, propone la costituzione di “quote di rappresentanza di piccoli azionisti nelle società quotate” ovvero una parvenza di controllo azionario delle stesse società che puntualmente gettano sul lastrico milioni di famiglie dando via libera a licenziamenti di massa. Di più, nelle proposte del M5S è presente non la completa ripubblicizzazione dei vari servizi sociali largamente intesi bensì la tiepida e “pericolosa” offerta di ritornare ai consigli di amministrazione per “limitare l’influenza dei direttori generali delle ASL”. Grottesco! 
Quest'“album di vecchi ricordi”, adattato ai tempi nostri con tanto di retorica falsamente antisistemica, ricorda molto qualcosa di già visto e di estremamente tragico per la storia del nostro paese. Rilevando elementi di rimembranza poco spassosa viene da ricordare quanto poi fu effettivamente applicato del vecchio programma fascista presentato il 23 marzo del 1919 in piazza San Sepolcro a Milano in cui tra l’altro vi trovavano posto punti molto più avanzati di quanto si senta dire dagli show permanenti di Grillo. Egli, nelle sue sceniche esibizioni, non lesina bordate allo stesso strumento sindacale di rappresentanza diretta degli interessi dei lavoratori in quanto tale (non ponendosi contro la linea che ,di questo, i vari dirigenti opportunisti di marca PD hanno pressoché reso inutile), non rifiuta la scelta di capitali compartecipativi dei lavoratori nel pacchetto azionario delle loro imprese (scelta che gli stessi minatori dell’Alaska sul caso Parmalat o i lavoratori della stessa Enron, in passato, hanno dovuto rimpiangere visto il fallimento delle loro aziende), e non cita nemmeno una volta il problema dell’immigrazione su cui ,più volte, ha invece sporto attenzione ma con accenti del tutto lugubri e assolutamente xenofobi. 
Posizioni, quindi, che ricalcano quelle di un soggetto politico chiaro e preciso a tutti gli effetti, da un ancoraggio sociale ben definito e radicato e dagli interessi specifici evidenti seppur limati da un carisma geniale ben plasmato sulla presunta totalità generale: quello della piccola e media impresa alle prese con la crisi più devastante dell’ultima storia recente. Ma non solo. Da una parte la speranza, quindi, di risalire la china abbattendo “i costi della politica, le corruzioni, i drammi sociali tagliando sugli sprechi, i costi, le tasse inutili”, dall’altra la rassicurazione verso il grande capitale che, in verità, nulla sarà realmente messo in discussione e l’affermazione dello stesso Grillo circa la necessità dell’esistenza del suo movimento come “argine” per un malcontento sociale che, senza di lui, avrebbe preso “ben altri sbocchi” è eloquente sulla stessa prospettiva del grillismo in quanto tale: contenere la rabbia operaia e popolare esattamente come fece la lega del primo periodo ed aprire un canale d’interlocuzione verso cui veicolare apparentemente istanze di massa per poi tradirle ed agire per nome e per conto dei soliti noti. Non a caso gli show di Grillo hanno come corollario diversi confronti col ramo imprenditoriale a seconda del territorio in cui opera;l’incontro con la piccola impresa di Treviso addirittura preceduto da una riunione a porte chiuse con un gruppo ristretto di imprenditori, tra cui il presidente della Confartigianato locale Mario Pozza e l’ex patròn Permasteelisa Massimo Colomban, leader di Confapri lo ha visto proferire addirittura l’abolizione dell’Irap come estremo regalo elettorale. 
In conclusione: facendo i dovuti raffronti storici non serve nemmeno ricordare le continue aperture di Grillo ai vari movimenti o partiti di estrema destra oggi presenti in Italia tra cui spiccano le affermazioni di benevolenza per il M5S da parte di Casapound Italia, ma solo leggerne in controluce gli esiti che non tarderanno a presentare quest’ennesima ondata populistica per quello che realmente è: un grande bluff per milioni di lavoratori, pensionati, studenti e disoccupati del nostro paese che con ciò che recita (è proprio il caso di dirlo) Grillo non hanno assolutamente nulla da spartire. Il comico milionario affonda le sue radici nel vuoto più totale di ciò che lasciano decenni passati di governi di centrodestra e centrosinistra (con annesse ali più o meno radicali). 
Il compito che spetta ai comunisti di questo paese è scardinare anche queste illusioni e tentare ben altre vie ben sapendo che la china da risalire è molto lunga e che il sistema, come si vede, trova sempre abili vie d’uscita. Un sistema che va combattuto non con la retorica o le illusioni di un comico truffatore ma con la lotta di classe che solo i comunisti potranno condurre vittoriosa verso il socialismo.


Enrico Pellegrini

lunedì, febbraio 18, 2013

DOVE GOVERNA GRILLO

Nessun partito polemizza con Beppe Grillo per le politiche anti popolari della sua giunta a Parma. La ragione è semplice. Sono le stesse politiche praticate dalle tradizionali giunte di centrosinistra e centrodestra: contro i lavoratori e al servizio dei poteri forti. 

Parlano i fatti. 
Per pagare gli interessi sul debito alle banche, la giunta Pizzarotti-Grillo ha alzato massicciamente le rette degli asili e delle mense scolastiche, a vantaggio delle scuole private; ha cancellato le agevolazioni sociali per le famiglie povere ( “quoziente Parma”); ha mantenuto ai massimi livelli l'IMU sulla prima casa e l'addizionale Irpef, a danno dei salari e dei redditi popolari; ha svenduto ai privati strutture assistenziali pubbliche, col plauso della Confindustria locale... 

Eppure proprio a Parma, durante la campagna elettorale di sostegno al candidato Pizzarotti, Beppe Grillo aveva solennemente annunciato : ” Noi non andremo in ginocchio dalle banche”. Com'era facile prevedere, ...sono andati esattamente in ginocchio dalle banche. E per questo, non a caso, la giunta grillina è oggi esposta, a pochi mesi dal suo esordio, a una crescente contestazione sociale in città. 

Nella sua semplicità questa vicenda è clamorosa: misura lo scarto tra le parole e i fatti, tra il palcoscenico del comizio e il contenuto reale del grillismo. 

Ai lavoratori diciamo: aprite gli occhi.

sabato, febbraio 16, 2013

PREDICARE BENE E RAZZOLARE MALE

La FIOM regionale della Lombardia, con l’avallo di Landini, esclude il PCL dall’incontro dei delegati con i rappresentanti delle forze politiche di “sinistra”.

Poche settimane fa si è sviluppata una ampia polemica per la decisione della segreteria CGIL di permettere l’intervento alla sua Conferenza di programma dei soli rappresentanti dei partiti del centrosinistra (Bersani, Vendola e Tabacci).
Senza prendere posizione ufficiale sulla questione, la FIOM aveva lasciato intendere un suo, sia pur moderato, dissenso rispetto a tale scelta di esclusione.
Ma, evidentemente, le buone intenzioni hanno i loro limiti.
Così la FIOM regionale della Lombardia ha pensato bene di organizzare, la mattina del 15, un incontro dei delegati della regione con Vendola, Ingroia e Mucchetti (del PD), incontro concluso da Landini, escludendo il nostro partito.
Non sono valse le nostre sollecitazioni a ritornare su tale decisione, né la protesta personale con Landini.
Ciò nonostante precedenti occasioni in cui Landini e Ferrando avevano condiviso la tribuna in occasioni analoghe, ma lontane dalle scadenze elettorali, ad esempio in Veneto.
Il motivo ci pare evidente: nonostante la sua fraseologia radicale, il gruppo dirigente della FIOM è interessato ad avere rapporti solo con forze che possano domani contare sul terreno governativo o parlamentare, nella speranza che la aiutino ad uscire dall’empasse in cui una politica, contraddittoria e inadeguata ai livelli di scontro, la ha portata nei confronti del padronato.
Una forza realmente operaia e rivoluzionaria viene percepita quindi oggi come un problema ed è quindi preferibile ignorarla e cercare che sia ignorata dai lavoratori.
Ma nonostante questi burocrati “di sinistra”, il PCL non si fa annullare. E’ stato presente a questa iniziativa con un massiccio volantinaggio, così come è presente in questi giorni di fronte a tutte o quasi tutte le più importanti fabbriche metal meccaniche, nello specifico della Lombardia, per indicare un progetto alternativo a quello dei Vendola e degli Ingroia-Di Pietro- Ferrero- Diliberto e la necessita che la classe operaia e la sua avanguardia rilancino su di essa una radicale battaglia anticapitalistica.
Nè i riformisti politici governisti , né i burocrati “di sinistra” ci potranno impedire di sviluppare con coerenza tale battaglia.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

martedì, febbraio 12, 2013

ABROGARE IL CONCORDATO



Le dimissioni del Papa sono le dimissioni di un Monarca , a capo del regime teocratico assolutista della Chiesa e del Vaticano. 

Gli enormi scandali morali e finanziari che hanno investito la Chiesa internazionale, a partire dal “caso pedofilia”; La feroce lotta interna alle gerarchie ecclesiastiche, senza esclusioni di colpi, attorno al controllo del potere clericale e dell'enorme capitalismo ecclesiastico, rappresentano lo sfondo di questo fatto inedito. 

La battaglia anticapitalista per l'abrogazione del Concordato, dei privilegi fiscali del clero, dell'assistenza pubblica alle casse vaticane ( otto per mille, insegnanti di religione, scuole e cliniche ecclesiastiche, oneri di urbanizzazione girati alla Chiesa..) è oggi, dunque, più attuale di ieri. 

La rivendicazione dell'esproprio dello IOR, santuario della finanza criminale, implicato in tutti gli scandali della Prima e Seconda Repubblica ( dall'Ambrosiano al Monte dei Paschi), è parte integrante della lotta al capitale finanziario, per un'alternativa anticapitalista. 

Pertanto il PCL non partecipa alla recita commossa del “dolore” o dell'”elogio” reverente verso il Papa dimissionario da parte di liberali, sinistre, giustizialisti. Continua e rilancia la propria lotta contro il potere clericale come parte della lotta più generale per un governo dei lavoratori.

Livorno. Dove stanno i “buoni” dove stanno i “cattivi”. Un teorema, un’ inchiesta e la criminalizzazione del dissenso

36 indagati, 10 perquisiti e 8 misure cautelari questo è l’ epilogo di un operazione tutta politica portata avanti dalla questura e dal giudice PM Masini in seguito ai fatti accaduti nei tre giorni tra il 30 novembre e 1 e 2 dicembre. 
Livorno ha assistito all’atteggiamento provocatorio delle forze dell’ordine durante la contestazione a Bersani, la carica violenta e immotivata il giorno dopo in Piazza Cavour contro cittadini inermi e la conseguente manifestazione di un migliaio di cittadini sdegnati la stessa domenica terminata con la forte contestazione davanti alla Prefettura. 
In queste settimane è partita la propaganda politica e moralistica contro quella parte di cittadini, giovani e lavoratori che si è sempre opposta ai soprusi, le ingiustizie e si è sempre schierata per la difesa dei diritti sociali devastati da chi in città detiene le leve del potere politico amministrativo. 


Si è cercato di dividere i buoni dai cattivi criminalizzando il dissenso. 
I “buoni” per i moralisti dell’ ultima ora sarebbero forse quelli che hanno devastato l’ ambiente a favore di industrializzazione selvaggia? Del rapido profitto? Quelli che hanno minato la salute dei cittadini? Quelli che licenziano e sfruttano, quelli che porteranno altra distruzione con megainceneritori, rigassificatori? 
Quelli che speculano sulla vita dei cittadini? 
Livorno è una città che sta morendo a favore dei progetti finanziari e confindustriali. 
Ma viene ribaltata la realtà con la mistificazione. 
I “cattivi” vengono teorizzati da un’ altra parte. Vengono criminalizzati i giovani e i cittadini che lottano per i diritti in una città dove questi sono diventati solo un opzione tra chi si piega agli interessi dei poteri forti e chi si ribella. 


Il Partito Comunista dei Lavoratori oltre a mobilitarsi contro gli assurdi teoremi polizieschi, porta la sua solidarietà agli indagati, a favore delle lotte per l’ occupazione, l’ ambiente e la salute che anche gli stessi indagati hanno da sempre portato avanti.

domenica, febbraio 10, 2013

FUORI BORGHEZIO E TUTTI I FASCIOLEGHISTI DALLE CITTA'


Il razzista leghista Borghezio, noto per le sue frequentazioni con i fascisti di mezza europa (e si, incredibile a dirsi, anche per la sua convinzione che gli alieni siano in loschi affari con i governi occidentali) ha tentato di mettere piede a Pisa oggi e inscenare un comizio elettorale a base del solito becero razzismo.

La cittadinanza pisana ha saggiamente reagito disertando in massa l'appuntamento, al quale erano presenti non più di sei o sette celoduristi dal fazzoletto verde asserragliati in piazza La Pera, blindatissima da un nutrito dispiegamento di forze dell'ordine.
La sceneggiata leghista è durata giusto il tempo che una cinquantina di manifestanti iniziasse a contestare Borghezio, che in pochi minuti ha fatto sbaraccare tutto e si è fatto scortare fuori dalla piazza.
La contestazione è proseguita e quando i manifestanti hanno incrociato Borghezio in via San Martino, la polizia non ci ha pensato due volte a caricare i manifestanti.
Nel parapiglia un compagno è stato fermato è il presidio è continuato, prima in corso italia e poi sul lungarno, bloccando il traffico fino a che il fermo non è stato revocato e il compagno rilasciato.

Pisa, una città che ha subito la vergogna della razzistissima ordinanza antiborsoni, che ha per mano del suo sindaco firmato il Patto per Pisa Città Sicura con l'allora ministro dell'interno Maroni, leader del partito di Borghezio, non ha certo bisogno che razzisti e fascisti di qualsiasi colore vengano a vomitare la loro xenofobia nelle sue piazze.
Come non nè ha bisogno la Toscana, una regione che ha visto poco più di un anno fa l'omicidio di Samb Modou e Diop Mor per mano del militante di CasaPound Casseri e che più recentemente ha visto l'ennesima provocazione di Forza Nuova contro un gruppo di bambini migranti a Pontedera.


Il PCL sezione di Pisa, presente alla contestazione, si schiera senza dubbi a fianco dei manifestanti, contro la presenza di razzisti e fascisti nella nostra città e contro ogni forma di razzismo e di fascismo

venerdì, febbraio 08, 2013

CONTRO OGNI REPRESSIONE: SOLIDARIETA' AI COMPAGNI DENUNCIATI



Apprendiamo dal quotidiano "la repubblica" che la questura di Firenze ha fatto partire una nuova ondata di denunce per le ultime manifestazioni studentesche che ci sono state a Firenze. Si parla di circa 20 compagni denunciati, giovani studenti che hanno contestato prima la privatizzazione dell'università e poi la presenza del banchiere Visco (che veniva a tenere una lezione!!!) dentro il polo universitario di Novoli.
La tattica usata dalla repressione è quella di colpire i protagonisti delle lotte con decine di denunce per reati spesso ridicoli e totalmente insussistenti, questo per sfiancare chi tutti i giorni si impegna sul terreno della difesa dei diritti dei più deboli. A Firenze si viene denunciati per antifascismo (mentre si proteggono le sedi e le iniziative dei fascisti), per difendere il diritto a vivere in una casa, si viene denunciati per difendere il posto di lavoro, per difendere il diritto allo studio. Ormai sono centinaia i compagni che si trovano a dover fare i conti con una giustizia sempre più di classe, una giustizia forte con i deboli e debole con i forti.
In un periodo di crisi irreversibile del capitalismo i poteri forti, impauriti da un risveglio delle lotte, cercheranno di difendersi con tutti i mezzi a loro disposizione e cercheranno di far ricadere le conseguenze della crisi sui lavoratori, sui giovani, sui migranti. La nostra arma è la solidarietà di classe e l'unità contro l'attacco repressivo. Non ci divideranno ne ci faranno paura, anzi questi attacchi ci rafforzeranno e ci daranno ancor più coraggio per proseguire nella strada intrapresa.
Come PCL e CSR esprimiamo la nostra totale ed incondizionata solidarietà a tutti i compagni colpiti nuovamente dalle denunce.

La repressione non ci fa paura la nostra lotta sarà sempre più dura
La crisi la paghino i padroni
Operai e studenti uniti nella lotta

PCL Firenze
CSR Firenze

mercoledì, febbraio 06, 2013

LISTA INGROIA /DI PIETRO: UNA “RIVOLUZIONE”.. IN ATTESA DEL PD E DEI MINISTERI

In nome della “Rivoluzione civile”, Antonio Ingroia continua a rivendicare una prospettiva di governo col PD: col partito che ha sostenuto Monti e ha votato le peggiori misure contro il lavoro e le pensioni. Dunque la.. “Rivoluzione” si riduce alla speranza di fare da stampella a un governo Bersani, con qualche ministero, al posto di Monti. Mentre De Magistris, il più “a sinistra” degli ex PM arancioni, rivendica a Ballarò la “collaborazione tra imprenditori e lavoratori”. Cosa ha a che fare il movimento operaio e l'opposizione sociale con una operazione truffa, trasformista, e neo dipietrista?

INTERVENTO DI MARCO FERRANDO SU RAI TRE

lunedì, febbraio 04, 2013

LA SPARATA DI BERLUSCONI SULL'IMU E' LA FOGLIA DI FICO CHE NASCONDE UN PROGRAMMA ANTIOPERAIO

L'annuncio di Berlusconi sull'IMU, serve a coprire l'impatto ben più devastante del suo programma generale: 80 miliardi di tagli alla spesa pubblica, con cui finanziare l'ulteriore taglio dell'IRES e dell'IRAP a vantaggio dei profitti. In poche parole un altro colpo annunciato alle prestazioni sociali,per ingrassare chi già si è arricchito negli anni di crisi. Nel quadro di quel fiscal compact e pareggio di bilancio in Costituzione che Berlusconi ha votato assieme a Bersani , a sostegno di Monti. 

L'abolizione dell'IMU sulla prima casa ( varata da Monti, Bersani, Berlusconi), e la restituzione del maltolto, assumono un valore positivo e importante solo in contrapposizione al programma generale di Berlusconi: dentro un programma generale di tassazione progressiva dei grandi redditi, di patrimoniale ordinaria e straordinaria sulle grandi ricchezze, di ripudio del fiscal compact, di abolizione del debito pubblico verso le banche. In altri termini, fuori e contro il programma generale del capitalismo italiano, condiviso da tutti i partiti padronali. 

Solo un governo dei lavoratori può restituire al mondo del lavoro e alla popolazione povera il maltolto degli ultimi 20 anni.

TRE PROPOSTE


domenica, febbraio 03, 2013

VIA I BANCHIERI E TUTTI I LORO PARTITI

Mentre Napolitano presidia Bankitalia e la sicurezza dei banchieri, Ingroia sa solo chiedere indagini della Magistratura e l'”allontanamento dei partiti dalle banche”. Quasi dovessimo tutelare l'”autonomia” dei banchieri, proprio nel momento in cui l'intero sistema bancario si configura come “associazione a delinquere”, ben al di là della presenza o meno delle fondazioni. 

E' la riprova che i “giustizialisti” sono solo liberali travestiti. 

Il movimento operaio ha interesse ad assumere un'altra parola d'ordine:” Via i banchieri e tutti i loro partiti”. Solo la nazionalizzazione delle banche,senza indennizzo per i grandi azionisti, può liberare la popolazione povera dalla rapina dei banchieri e dai partiti finanziati dalle banche. 

Solo una soluzione anticapitalista può estirpare alla radice corruzione e malaffare.

venerdì, febbraio 01, 2013

PERCHE' IL PCL NON PARTECIPA ALLA TRASMISSIONE DI ANTENNA 5 EMPOLI DI VENERDI 1 FEBBRAIO

Il Partito Comunista dei Lavoratori non parteciperà alla trasmissione “faccia a faccia” in onda venerdi primo febbraio su Antenna 5 Empoli. La decisione è stata presa perchè a questo dibattito parteciperà anche un esponente di Casapound Italia, partito di estrema destra e dichiaratamente fascista.
Noi da antifascisti coerenti non vogliamo avallare lo sdoganamento di Casapound quale legittimo partito con cui ci si confronta democraticamente. Noi riteniamo Casapound un pericolo per i giovani, per i migranti, per le donne, per i lavoratori. Una forza politica neofascista (loro stessi si dichiarano fascisti del terzo millennio) che fa dell’odio, della discriminazione razziale, della violenza contro i cosiddetti diversi il suo credo politico, come dimostrano gli arresti di alcuni giorni fa a Napoli di alcuni militanti di estrema destra (tra questi diversi esponenti di Casapound, tra cui una candidata alla camera, che stavano progettando lo stupro di una ragazza ebrea).
Ad un anno dalla strage di piazza Dalmazia in cui un militante di Casapound Pistoia, Gianluca Casseri, ha barbaramente assassinato Samb Modou e Diop Mor e gravemente ferito altri tre ragazzi (di cui uno, Moustapha, ancora in gravi condizioni e ricoverato all’ospedale di Careggi da oltre un anno) non ce la sentiamo di sederci accanto a esponenti di un partito che si porta addosso la responsabilità politica di tale atto. Nonostante il tentativo fatto dal capetto fiorentino di CP, Saverio Di Giulio (candidato alla camera alle prossime elezioni nelle liste di CP), di prendere le distanze dal Casseri, dichiarando di conoscerlo appena e allontanando la figura di questo infame assassino dal partito CP le prove contrarie sono invece schiaccianti, ci sono diverse fotografie reperibili su Internet in cui si vede il Casseri ad iniziative pubbliche di Casapound, in una foto si vede il Casseri che sta distribuendo volantini di CP all’università di Novoli insieme a Saverio Di Giulio, in un altra lo si vede insieme ai militanti di CP Pistoia ad un presidio. Insomma non una conoscenza occasionale ma un militante attivo di CP.
Secondo noi non ci può essere nessun confronto e nessun dialogo con questa forza politica come con tutte quelle forze che si richiamano esplicitamente al fascismo e che purtroppo si stanno moltiplicando in questi mesi in Italia come nel resto d’Europa. Per noi l’antifascismo è una discriminante imprescindibile.