mercoledì, gennaio 30, 2013

E' USCITO IL NUMERO 8 DI A PIENA VOCE


-SPECIALE ELEZIONI
-SPECIALE COLLETTIVI STUDENTESCHI RIVOLUZIONARI
-INTERVISTA A SAVAS MATSAS SEGRETARIO EEK GRECIA

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lunedì, gennaio 28, 2013

LE RAGIONI DELLA NASCITA DEL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

Riproponiamo l'intervento di Marco Ferrando al VI Congresso del PRC svoltosi a Venezia nel 2005.





Un intervento durissimo in netta e chiara opposizione a quella mozione dell'(in)Fausto Bertinotti che vincerà quel congresso con una maggioranza piuttosto ristretta, e che aprirà la strada alla partecipazione diretta del PRC – con l'attuale "ingroiano" Ferrero come ministro – al 2° governo Prodi. Un'esperienza dall'esito catastrofico soprattutto per le ragioni dei lavoratori e delle classi subalterne.
Fu da quel Congresso che iniziò il percorso che portò successivamente alla nascita del Partito Comunista dei Lavoratori, all'indomani della costituzione di quel governo.


Da notare la lungimiranza di questo intervento e soprattutto la sua attualità. Perché come ormai tutti dovrebbero aver capito, qualunque governo borghese, quale che sia la sua composizione o colore, è un governo di classe e perciò agisce in nome e per conto delle grandi banche, della grande industria. E dunque in loro favore, non certamente nell'interesse dei lavoratori e delle classi sociali più povere..


Solo un governo dei lavoratori può ribaltare questo stato di cose. Se non ora, quando?



venerdì, gennaio 25, 2013

LEZIONI DI IPOCRISIA: GLI F35 VARATI DA PRODI, COL VOTO DI DI PIETRO, FERRERO, DILIBERTO





L'ipocrisia ha le gambe corte. Ma anche molti seguaci. 


Dopo la recente affermazione ( elettorale) di Bersani sulla opportunità di “risparmiare” sull'acquisto degli aerei da guerra F35, Di Pietro ed Ingroia hanno denunciato l'”ipocrisia” del PD accusandolo di parlare in un modo ma di aver agito in un altro: avendo il PD votato in Parlamento il rifinanziamento dell'acquisto. 


Giusto. Parlare in un modo ed agire in un altro è davvero il massimo dell'ipocrisia. 
Ma che dire se proprio i fustigatori dell'ipocrisia del PD cadono clamorosamente nello stesso “reato”, e per di più in un modo ancor più sfrontato e indecente? 
E' questo il caso. 


La decisione italiana di partecipare al progetto F35 è stata presa nel 1996 dal primo governo Prodi ( ministro della Difesa Andreatta). Col sostegno di Di Pietro e Diliberto, Bertinotti e Ferrero. 
La prima riconferma di questa partecipazione avvenne nel 98 da parte del governo D'Alema ( protocollo chiamato “Memorandum of Agreement” del 23 Dicembre 98). Con il voto del ministro Diliberto. 
La decisione definitiva di passare all'effettiva costruzione del velivolo da guerra è stata presa nel 2007 dal secondo governo Prodi ( ministro della Difesa Parisi, sottosegretario alla Difesa Forcieri). Col voto di Di Pietro e del ministro Ferrero. 


Come la mettiamo? 
La verità è che l'intera politica borghese è professione d'ipocrisia. Tanto più se praticata nel nome della critica dell'ipocrisia altrui. Tanto più se non conosce vergogna. 


La cosa grottesca è che la lista Ingroia, anche con questi mezzi ipocriti e nel nome dell'antimilitarismo ( parolaio), cerca di prendere voti”utili” per negoziare col PD liberale, militarista e ipocrita, nella prossima legislatura. 


A tutti diciamo: aprite gli occhi.

MONTE DEI PASCHI NON E' “UN CASO”. L'UNICA VIA E' LA NAZIONALIZZAZIONE DELLE BANCHE

Non è uno “scandalo”, ma la radiografia del capitalismo. La terza banca italiana, fiore all'occhiello del salotto buono della finanza e del PD, è stata travolta dai suoi stessi giochi finanziari: tesi a coprire una operazione spazzatura ( acquisto di Antonveneta a prezzi triplicati ) e l'insuccesso della cinica speculazione sui titoli pubblici italiani ( operazione “Nota Italia” ). Bankitalia e il ministro dell'Economia, così attenti ai conti pubblici su sanità e pensioni, “non si sono accorti” di nulla: in realtà hanno insieme coperto la truffa ed oggi, non a caso, si rimpallano le responsabilità. Intanto la stessa banca, già beneficiata dai Tremonti Bond, viene salvata dal governo dei banchieri di Mario Monti, con la pubblica regalia di 4 miliardi, pagati dai lavoratori e dai loro sacrifici. 

A questo punto inizia il grande circo dell'ipocrisia politica. 
Il PD, vero azionista politico della banca e finanziato direttamente da Mussari ( 700000 euro di dono personale), finge di non conoscere il Monte dei Paschi. Ma approva il suo salvataggio con denaro pubblico. PDL e LEGA si scagliano contro il PD, per far dimenticare i propri traffici con Fiorani e Fazio, la truffa CredieuroNord, il crac del Credito Cooperativo di Verdini, e l'uso Bancomat della BPM di Ponzellini per tutte le necessità degli amici. Grillo comizia contro “la politica”, difende i piccoli azionisti, ma non indica soluzioni se non il voto a “5 Stelle”. (L'unica vera proposta sociale resta ..“l'abolizione del sindacato”) 

Il PCL rivendica la sola possibile soluzione progressiva: la nazionalizzazione di Monte dei Paschi, senza indennizzo per i grandi azionisti, e sotto il controllo dei lavoratori. E' l'unica misura che può far piazza pulita degli speculatori; risparmiare miliardi di denaro pubblico da destinare alle protezioni sociali; difendere il posto di lavoro dei dipendenti della banca; tutelare i piccoli risparmiatori. Ogni altra “soluzione” è una copertura dei banchieri. Più in generale, va nazionalizzato l'intero sistema di credito italiano. Il “caso” Monte dei Paschi è la cartina di tornasole di tutto il sistema bancario tricolore. Tutte le banche italiane hanno investito nei derivati finanziari spazzatura: Unicredit per 118 miliardi, Intesa San Paolo per 59 miliardi.. Il totale della sola finanza spazzatura ammonta in Italia a 218 miliardi. Ciò significa una cosa sola: che le stesse banche italiane che intascano ogni anno quasi 100 miliardi di interessi sui titoli pubblici ( oltre ai 70 intascati dagli enti locali indebitati) -sottraendole a lavoro, sanità , pensioni- utilizzano il denaro pubblico per finanziare il risiko del casinò finanziario, a caccia di dividendi facili. Intanto lo Stato provvede con ..denaro pubblico in caso di bisogno. 
Questa rapina deve finire. 
Con l'abolizione del debito pubblico verso le banche; la loro nazionalizzazione senza indennizzo per i grandi azionisti; la loro concentrazione in un unica banca pubblica sotto controllo sociale. E' una misura di igiene. Solo un governo dei lavoratori , che rompa col capitalismo, può realizzare queste misure. Solo il Partito Comunista dei lavoratori si batte, da sempre, per questa soluzione rivoluzionaria.

INTERVISTA DI LIBERA.TV A MARCO FERRANDO

giovedì, gennaio 24, 2013

MPS: NAZIONALIZZAZIONE SENZA INDENNIZZO UNICA SOLUZIONE

La vicenda della crisi del MPS è una svolta cruciale. Dopo aver incassato dal governo Monti 4 miliardi di euro tondi tondi, in pratica tutto il gettito dell'IMU sulla prima casa, e tutte svariate regalie fatte dal governo Berlusconi e dagli amici del PD, si scopre in questi giorni che il buco di bilancio del gruppo MPS è mostruoso.
Per troppi anni le perdite, infatti, sono state tolte dai bilanci, e reimmesse nel mercato sotto forma di titoli derivati.
Questa operazione truffaldina, coperta da tutti i governi di sinistra, centro e di destra, ha portato oggi ad una situazione disastrosa. I 4.9 miliardi di euro già annunciati dal governo, ennesimo regalo pagato dai contribuenti e dalle buste paga dei lavoratori, non servirà a salvare la banca da una crisi che perdura da decenni.


L'unica alternativa credibile, per tutelare i piccoli risparmiatori e i lavoratori del gruppo MPS è la nazionalizzazione della banca.

Lo stato non può limitarsi ad elargire denaro pubblico al fine di garantire i profitti dei banchieri facendo ricadere gli oneri sui salari e sulle pensioni. Lo stato deve espropriare tutto il patrimonio della MPS e porre la banca sotto il controllo popolare.

Questa rivendicazione, mai attuale come oggi, insieme all'abolizione del debito pubblico, è da sempre alla base del nostro programma politico ed è, a maggior ragione oggi, punto centrale del nostro programma elettorale.
 

mercoledì, gennaio 23, 2013

"LA REPUBBLICA", QUOTIDIANO AL SERVIZIO DI BERSANI, MONTI E CONFINDUSTRIA, SI DISTINGUE COME SEMPRE PER LA DISINFORMAZIONE


Ora che la nostra lista è stata ufficialmente ammessa alle elezioni del 24/25 febbraio vogliamo tornare sull'articolo uscito nell'edizione on-line del quotidiano "la repubblica" di lunedi 21 gennaio:



In quest'articolo senza firma il giornalista de "la repubblica" affermava testualmente che ci sarebbero stati problemi per la presentazione di alcune liste minori, tra queste veniva citata anche la lista del PCL, insieme ai partitini neofascisti (CP, FT, FN) ed alla lista Bunga Bunga. Il problema, sempre secondo il pennivendolo, sarebbero state le poche firme raccolte e la presentazione all'ultimo tuffo.
Mettiamo al corrente il pennivendolo che la lista del PCL è stata presentata domenica mattina alle ore 8:30 presso la corte di appello di Firenze, alla camera siamo stati la seconda lista presentata dopo quella del M5S ed al senato la terza dopo il M5S e dopo la lista Monti. Le nostre liste erano accompagnate da 1.600 firme per la camera (il limite minimo era 1.000) e da 1400 per il senato (il limite minimo era 750). La raccolta firme del nostro partito è terminata dieci giorni prima della scadenza grazie al lavoro militante di decine di compagni in tutta la regione che hanno fatto banchetti, volantinaggi, ecc per arrivare a questo risultato.
Consigliamo d'ora in avanti al quotidiano dei poteri forti e grande sponsor dell'alleanza tra Monti e il PD di informarsi meglio prima di scrivere tali baggianate, consigliamo anche di controllare come avvengono le raccolte firme per i partiti principali che fino all'ultimo non chiudono le liste e magicamente si presentano, loro si, all'ultimo tuffo con tutta la documentazione in "regola". 
Non ci stupisce che tali scemenze siano scritte sulle pagine di questo quotidiano sempre in prima fila nell'attaccare la sinistra della nostra città, come dimostrato negli ultimi mesi con gli attacchi scomposti di Mario Neri al movimento studentesco fiorentino.
Noi non ci appelliamo alla correttezza dell'informazione essendo consapevoli che in una società capitalista non può esistere una informazione libera, ma l'informazione, come tutto il resto, è al servizio dei padroni. Ci appelliamo invece ai lavoratori, ai giovani, ai precari, ai disoccupati, a tutti coloro che in questa società marcia e in decadenza non hanno altro che da perdere, non fatevi illudere da questi illusionisti al servizio dei banchieri e dei grandi capitalisti. 


Partito Comunista dei Lavoratori
Coordinamento regionale Toscana

martedì, gennaio 22, 2013

VOTA COMUNISTA


INGROIA: UNA LISTA, UN PROGRAMMA

La “Rivoluzione civile” che chiede un voto di alternativa ai movimenti di lotta della giovane generazione ha scelto i propri candidati eleggibili. Tra i quali: 


-L'ex ministro Di Pietro, primo affossatore della commissione d'inchiesta sulla macelleria messicana di Genova 2001; primo difensore della sentenza favorevole ai poliziotti accusati di tortura alla scuola Diaz e alla caserma di Bolzaneto; primo promotore del progetto TAV in Val di Susa nelle vesti di ministro dei lavori pubblici. 

-Il poliziotto Claudio Giardullo, ex segretario nazionale del Silp Cgil, pubblicamente ostile all'introduzione del reato di tortura in Italia e persino al numero identificativo per i poliziotti. 

-L'avvocato Luigi Li Gotti, ex IDV, difensore di Francesco Gratteri, già capo dello SCO condannato dalla Cassazione lo scorso luglio per i fatti di Genova alla scuola Diaz. 


Tutti gli attivisti dei movimenti di lotta sono avvisati: il “voto utile” che viene loro chiesto è ..“utile” solo all'elezione di avversari dichiarati delle lotte sociali e persino di loro nemici. 
E la composizione di una lista è il primo metro di misura della natura di un programma e della credibilità politica di un'operazione. 


A tutti diciamo solamente: aprite gli occhi.

lunedì, gennaio 21, 2013

LA CONFESSIONE DI INGROIA



“Sono sempre stato incline al dialogo col PD.. Ho sperato che una lista nuova dove partiti già esistenti rinunciano alla loro identità e ai loro simboli, potesse aiutare a superare i conflitti tra i vecchi leader e Bersani..” ( Ingroia su Il Fatto quotidiano 20/1). “Ci rivedremo a dialogare in Parlamento e vedremo se il PD farà ciò che promette, a partire dal conflitto d'interesse” ( Ingroia su La Repubblica del 20/1). 

Questa dichiarazione è una confessione. E un fascio di luce sull'intera operazione “Rivoluzione Civile”. 

1) La stessa nascita della lista civica aveva come fine la ricomposizione negoziale con Bersani. La rinuncia di IDV PDCI e PRC alla propria “identità” e ai propri “simboli” doveva aiutare il PD a imbarcare con meno difficoltà il ceto politico di questi partiti. Il loro trasformismo era funzionale alla svendita. Ma Bersani, tallonato dalla competizione di Monti, non ha potuto acquistare il prodotto. Solo da qui la corsa solitaria di Ingroia. Altro che “intransigenza”! 

2) Il “dialogo” è rinviato alla prossima legislatura. La speranza di Di Pietro e Diliberto ( con Ferrero alla coda) è quella di entrare nelle contraddizioni tra PD e Monti facendo leva sui numeri del Senato, per potersi offrire al PD quale possibile sponda d'appoggio: in altri termini per poter entrare nella maggioranza di governo. Magari usando allo scopo il vecchio mantra liberal dipietrista sul “conflitto d'interesse”. Il “voto utile” che Ingroia chiede a sinistra, è “utile” solo a questo gioco: la ricerca di un compromesso di governo col PD. Col partito che ha votato tutti i colpi al lavoro e alle pensioni, e che ha giurato sul “fiscal compact”. Sarebbe questa la..”Rivoluzione” sia pure “civile”? 

3) Non a caso tutti i soggetti di “Rivoluzione civile” sono alleati di governo del PD nelle giunte di mezza Italia, ed oggi corrono in alleanza col PD nelle elezioni regionali di Lombardia e Lazio, in compagnia del personale politico borghese più squalificato ( in Lombardia persino di ex ministri o assessori leghisti come Cè e Pagliarini!) Non è un caso. Si tratta di una collocazione utile per riprovare a negoziare domani con un governo nazionale di centrosinistra. Altro che “nuova politica”! Semmai il cinismo più vecchio.. 

Depositata la polvere della propaganda, cosa rimarrà dunque a sinistra dopo l'operazione Ingroia? La rinuncia all'”identità” e dunque ai “simboli”. O forse all'opposto, proprio per questo, l'esibizione dell'identità vera: quella di ex ministri pronti a tutto pur di tornare nel gioco della politica borghese. Altro che..”comunismo” e “lavoro”. Ai militanti ed iscritti di PRC e PDCI chiediamo solo una cosa: aprite gli occhi.

ESPROPRIARE RIVA: L'UNICA POSSIBILE SOLUZIONE DEL DRAMMA DELL'ILVA



Espropriare la proprietà Riva, senza indennizzo e sotto controllo dei lavoratori, è l'unico modo di conciliare a Taranto lavoro e salute. 
Non si può chiudere la fabbrica, buttando sul lastrico i lavoratori. Ma neppure si può affidare a un padrone criminale il necessario risanamento della produzione e dell'ambiente: perchè significa di fatto consentirgli di perpetuare il crimine dietro la foglia di fico di “impegni” e “promesse” di carta. 

Il decreto governativo che in nome dell'ambiente ha salvato la proprietà Riva è una truffa contro la salute e i lavoratori. 
Il tentativo aziendale di usare il ricatto del lavoro e dello stipendio per difendere la proprietà e il suo diritto al crimine è una infamia. 
L'operazione referendaria del sindaco di Taranto sul Si o No alla chiusura della fabbrica è una provocazione divisoria contro i lavoratori e la popolazione cittadina. 

I fatti dimostrano che l'unica vera soluzione del dramma dell'Ilva è quella avanzata in questi mesi dal nostro partito: 

Nazionalizzare l'azienda sotto controllo operaio. 
Garantire tutti i posti di lavoro. 
Promuovere, sotto il controllo dei lavoratori, il risanamento della produzione e la bonifica dell'ambiente esterno alla fabbrica: coinvolgendo i comitati di quartiere e le competenze scientifiche e tecniche necessarie. 
Finanziare il risanamento e la bonifica con i profitti realizzati dal padrone criminale; con l'esproprio dei suoi patrimoni immobiliari e finanziari; con un fondo ricavato dalla necessaria soppressione dei trasferimenti pubblici alle imprese private. 
Assicurare a tutti i lavoratori dell'Ilva e dell'indotto la piena continuità dello stipendio, anche in caso di sospensione temporanea della produzione per esigenze di risanamento ambientale. 

Unire le ragioni del lavoro e della salute è possibile e necessario. Ma solo sul terreno anticapitalistico. 
La lotta per una soluzione anticapitalistica del dramma dell'Ilva è inseparabile dalla lotta per un governo dei lavoratori. L'unico possibile governo amico: l'unico che possa espropriare padron Riva e porre sotto controllo operaio l'insieme della siderurgia italiana.

BEPPE GRILLO AMICO DI MARCHIONNE: INGROIA LO CORTEGGIA, IL PCL LO DENUNCIA COME AVVERSARIO DEI LAVORATORI

Invece di rivendicare un sindacato che faccia finalmente il proprio mestiere , Beppe Grillo rivendica l'abolizione del sindacato in quanto tale. Casa Pound applaude. Presumibilmente assieme a Marchionne. Si tratta della proposta sociale più reazionaria attualmente in circolo nel dibattito politico. Tanto più reazionaria di fronte all'aggressione capitalistica contro il lavoro più pesante dell'intero dopoguerra. 

Non inganni la formula” le aziende a chi lavora”: Grillo intende nel migliore dei casi il modello americano, con i lavoratori azionisti del capitale d'impresa. Dove lavoro, sanità, previdenza sono affidati alla roulette russa del mercato: non più diritti, ma variabili del capitale. Il “sindacato” serve tuttalpiù come azionista collettivo complice del capitalista. Che è appunto l'esatto opposto del sindacato. Tutto torna. 

I lavoratori sindacalmente attivi, ed in particolare gli attivisti e iscritti della Fiom e dei sindacati di base, sono avvertiti: il milionario Beppe Grillo non è un alleato, fosse pure pittoresco, ma un loro avversario. Non un interlocutore, ma un nemico. Come il PCL ha sempre detto. 

Tutte le aperture al grillismo fatte a piene mani da tanti ambienti della sinistra ( politica e sindacale) si sono rivelate per quello che sono: un' effetto ( fra i tanti) della deriva politica e culturale della sinistra italiana. 

Il Dottor Ingroia, assieme a Di Pietro, continui pure a vezzeggiare Grillo e a proporgli intese. Non farà che confermare natura ed equivoco della sua lista, e dell'Arca di Noè che si ritrova a bordo. Il Partito Comunista dei lavoratori continuerà più di prima la propria battaglia contro il grillismo. Dal versante decisivo delle ragioni del lavoro e dei diritti sindacali.

venerdì, gennaio 18, 2013

Vota Comunista Vota Partito Comunista dei Lavoratori


BERSANI TUTELA IL CAPITALE FINANZIARIO


SALDI

Escludendo “la patrimoniale”, Bersani ha voluto rassicurare, in particolare, il grande capitale finanziario. Lo stesso Bersani che ha rivendicato sul Financial Times il rispetto religioso del fiscal compact- col suo gravame di lacrime e sangue per i lavoratori- ha sentito il bisogno di garantire il mondo delle banche, delle assicurazioni, delle grandi imprese. In diretta competizione con Monti
All'opposto il PCL si batte, dalla parte dei lavoratori, per far pagare il costo della crisi al capitale: con una patrimoniale ordinaria e straordinaria sulle grandi ricchezze, l'abolizione del debito pubblico verso le banche, la nazionalizzazione delle banche, sotto controllo sociale. Liberando così enormi risorse per il lavoro , i servizi, le protezioni sociali. Solo un governo dei lavoratori potrà realizzare queste misure di svolta. Non certo un governo Bersani- Vendola, appoggiato da Ingroia.

HOLLANDE VA ALLA GUERRA




L'intervento militare della Francia in Mali ha un solo scopo: preservare il controllo neocoloniale francese sul Centro Africa. Il governo Hollande interviene in Mali, come Sarkozy in Costa d'Avorio. I governi cambiano, l'imperialismo resta. Con la benedizione unanime dell'ONU, copertura diplomatica dell'imperialismo. 

E' vergognoso che le sinistre plaudano o tacciano. Sia in Francia dove lo stesso Fronte de Gauche copre l'intervento di Hollande. Sia in Italia, dove la guerra di Hollande registra il silenzio impacciato di sinistre subalterne al PD o imboscate nell'arancione delle Procure (.. in attesa del PD). 

Il PCL denuncia la guerra coloniale dell'imperialismo francese in Africa ;respinge l'annunciato sostegno politico e militare di Monti, Bersani, e Prodi alla guerra; propone una mobilitazione immediata contro la guerra e contro ogni coinvolgimento italiano in essa.

GRILLO E CASA POUND

Le dichiarazioni di apertura di Beppe Grillo a Casa Pound non ci sorprendono. Come non ci ha sorpreso la rivendicazione di “abolizione del sindacato” da parte del comico milionario. Sorprendono forse quella sinistra alla deriva che ha vezzeggiato il grillismo come movimento democratico progressista. Non noi che ne abbiamo denunciato da subito, controcorrente, gli equivoci reazionari. Gli arancioni di Ingroia e Di Pietro continuino pure ad inseguire Grillo proponendogli “un fronte comune”. Il Partito Comunista dei Lavoratori lo tratterà per quello che è: un avversario del mondo del lavoro.

Conferenza Stampa nazionale sulla presentazione delle liste elettorali del PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

Stamane a Roma, presso il centro congressi Cavour, il Partito Comunista dei lavoratori ha presentato alla stampa le proprie liste per Camera e Senato ed il proprio candidato premier Marco Ferrando. "Il nostro è un programma rivoluzionario, per una repubblica dei lavoratori" ha detto il leader Ferrando. "Rivendichiamo la nazionalizzazione, senza indennizzo e sotto controllo operaio, delle aziende che licenziano -- cominciando dalla Fiat -- e del sistema bancario/assicurativo e l'annullamento del debito pubblico verso le banche". 

IN ATTESA DEL VIDEO COMPLETO: 

http://www.radioradicale.it/scheda/370383/politiche-2013-conferenza-stampa-di-presentazione-delle-liste-del-partito-comunista-dei-lavoratori 

da qui puoi scaricare il file mp3

CENTROSINISTRA: PROPAGANDA A ROMA, VERITA' A LONDRA

Le dichiarazioni di Stefano Fassina al Financial Times e di Pierluigi Bersani al Washington Post rassicurano il capitale finanziario internazionale circa il programma reale del PD e del centrosinistra: continuità del Montismo, religioso rispetto del fiscal compact e del pareggio di bilancio, e persino “congelamento dei salari” per “favorire gli investimenti esteri”. La propaganda elettorale del PD in Italia sulla “difesa del lavoro” è dunque sbugiardata, clamorosamente, dalla verità del PD all'estero: il centrosinistra si candida come in passato a rappresentanza politica e di governo del grande capitale contro i lavoratori. Le sinistre che si coalizzano col PD si subordinano al capitalismo italiano e internazionale. Al di là delle chiacchiere.. “sul lavoro”.

RISOLUZIONE DEL SEGRETARIATO INTERNAZIONALE DEL COORDINAMENTO PER LA RIFONDAZIONE DELLA QUARTA INTERNAZIONALE



Risoluzione del Segretariato Internazionale del Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale 
(Atene 19 dicembre 2012) 

ABBASSO L’UNIONE EUROPEA IMPERIALISTA DELL’AUSTERITÀ, DELLA DISOCCUPAZIONE, DEL RAZZISMO E DEL CANNIBALISMO SOCIALE! 
ABBASSO I GOVERNI MERKEL, MONTI, SAMARAS, RAJOY, E TUTTI I GOVERNI CAPITALISTI! 
TUTTO IL POTERE AI LAVORATORI! PER I GOVERNI DEI LAVORATORI E GLI STATI UNITI SOCIALISTI D’EUROPA! 
L’Unione Europea e la sua Eurozona sono divenuti l’epicentro della peggiore crisi capitalista della storia esplosa più di cinque anni fa, a partire dal centro stesso del sistema mondiale, gli Stati Uniti. 
Il tracollo del sistema finanziario mondiale, seguito al collasso della Lehman Brothers, il precipitare mondiale in una Grande Depressione, l’intervento senza precedenti, ma infruttuoso, dei governi e delle banche centrali con l’iniezione di gigantesche dosi di liquidità per salvare le banche, hanno portato all’esplosione della crisi del debito sovrano europeo, prima spezzando il suo primo anello più debole, la Grecia, e ora diffondendosi e minacciando di disintegrare l’intera eurozona e l’UE stessa. 
L’interminabile serie di Summit dell’UE e di pacchetti connessi con i Memoranda di feroci misure antipopolari ha completamente fallito il compito non solo di porre termine alla “tragedia Greca” ma anche di prevenire il tanto temuto “contagio” dell’Europa meridionale colpendo anche lo zoccolo duro dell’UE, Francia e Germania. Dopo Grecia, Irlanda, Portogallo, ora Spagna e Italia, la quarta e la terza più forte potenza economica dell’Europa continentale sono sul punto di precipitare nel medesimo abisso con conseguenze incalcolabili per l’intera economia europea e mondiale. 
L’economia UE, compresa la sua potenza industriale, la Germania, è entrata in una recessione, che peggiorerà nel 2013. 
CROLLO INDUSTRIALE IN EUROPA 
“Con la bassa marea si vede chi nuotava nudo”. La fine della “bolla” finanziaria e la contrazione internazionale del credito, hanno messo in evidenza il nucleo fondamentale della bancarotta capitalista: la sovrapproduzione di capitali e di merci. Questo è il caso dell’Italia e della Francia, dove l’industria automobilistica, dell’acciaio, e delle costruzioni e varie altre, sono state costrette a chiudere stabilimenti, licenziare gli operai in massa e anche mette in discussione la continuità di numerosi polpi internazionali. La FIAT ed il suo indotto in Italia, Peugeot e Arcelor Mittal in Francia, affrontano una situazione estrema, in cui si pone una riorganizzazione completa di mezzo secolo di sviluppo industriale. In Francia, solo negli ultimi tre anni hanno chiuso i battenti 900 fabbriche. Il peso del settore industriale nel PIL è calato dal 25 al 13%. La nazionalizzazione dell’industria è divenuto il centro del dibattito nazionale, che per il capitale ed il governo Hollande costituisce una manovra per riscattare i polpi. La stampa di gala, chiede che si proceda come ha fatto Obama con GM e AIG: iniettare fondi in maniera massiccia nelle imprese in fallimento, per produrre una riduzione del personale su larga scala e ridurre i salari. Il CRQI chiama tutta l’avanguardia della classe operaia di Francia e Italia a lanciare una campagna per l’esproprio senza indennizzo dei polpi dell’industria e preparare le condizioni per un’occupazione generale delle imprese in funzione di questo obbiettivo. Le illusioni “keynesiane” diffuse dal “socialismo” francese si sono sciolte come neve al sole, di fronte alla prova che aggraverebbero la crisi globale di sovrapproduzione e porterebbero ad una guerra commerciale senza precedenti. Al contrario, un recente articolo di Wolfgang Münchau, editorialista di primo piano del Financial Times, avverte che la cura di austerità imposta da Monti, minaccia di portare l’Italia ad una disintegrazione economica completa. Per Münchau, un ritiro dell’Italia dall’euro sarebbe un “male minore”! 
Il progetto di “unione bancaria”, dare una soluzione unificata alla crisi finanziaria dell’Europa, ha aperto un nuovo fronte di crisi. Il presidente della Banca di Francia ha annunciato l’intenzione di spostare la centralità del mercato finanziario di Londra, e l’inglese Cameron ha minacciato di portare la Gran Bretagna fuori dall’UE. Dall’altra parte, l’intenzione di convertire la BCE nell’autorità unica che decida nei casi delle crisi bancarie è naufragata, di fronte alla resistenza delle banche centrali nazionali. Si dimostra ancora una volta che il tentativo di risolvere in termini capitalisti la grande questione storica dell’unità dell’Europa, è “un’utopia reazionaria”. La Grecia è stata costretta a ricomprare il debito pubblico, che si trova, soprattutto, nelle mani delle banche greche, con un utile del 200%, secondo il Financial Times, per i titolari privati. 
Forze monetarie, fiscali, economiche, finanziarie, politiche e sociali centrifughe e centripete, tendenze contraddittorie di disintegrazione ed integrazione stanno mettendo da parte l’iniziale progetto dell’UE. Ogni mossa per promuovere un’ulteriore integrazione, come l’unione bancaria e fiscale per fronteggiare gli effetti disastrosi della frammentazione finanziaria e degli squilibri tra gli Stati membri, produce più disintegrazione. Ciò alimenta tutti gli antagonismi nazionali ed imperialisti: tra Germania e il blocco nordista con i paesi dell’Europa meridionale; tra la Germania e la Francia; tra la Gran Bretagna e le potenze dell’Europa continentale ecc. Ciò sta intensificando il processo di disintegrazione. 
Il ruolo egemone della Germania, ed il suo tentativo di imporre il suo selvaggio Ordo-liberalismus in una “Germania Europa” integrata, dominante su una serie di Protettorati UE senza alcuna traccia di sovranità economica si scontra con gli interessi imperialistici nazionali, con la forte resistenza popolare ed operaia, così come con i limiti storici del capitalismo tedesco stesso. La Germania è più potente di ogni altro paese europeo ma più debole degli altri paesi europei presi insieme. La sua economia orientata all’esportazione è seriamente colpita dalla contrazione della domanda in Europa e nel mercato mondiale, compresa la Cina. Una rottura dell’Eurozona o un ritorno al marco tedesco avrebbero effetti disastrosi per il capitalismo tedesco. 
Più di vent’anni dopo l’implosione dell’Unione Sovietica e la svolta della restaurazione capitalista dell’Europa dell’Est e della Cina, assistiamo alla disintegrazione del blocco imperialista che avevano creato i capitalisti europei, intorno all’asse franco-tedesco, sulla base del trattato di Maastricht e del lancio di un’eurovaluta comune, per “l’integrazione” degli ex stati operai nel mondo capitalista. Mentre aspettano una via d’uscita per il capitalismo in declino, si è aperto un nuovo capitolo della crisi del capitalismo mondiale. 
LA CINA 
Lo stimolo fiscale gigantesco che la Cina ha applicato nel 2008 – 25% del PIL – non solo si è esaurito come fattore di riattivazione, ma soprattutto ha aumentato l’eccesso di capacità industriale del paese e generato una speculazione immobiliare dalle dimensioni e dalle caratteristiche della “bolla” che ha prodotto la crisi dei mutui ipotecari negli Stati Uniti. La crisi industriale in Europa è legata alla contrazione della domanda cinese, che si manifesta anche nell’importazione di minerali, che ha colpito in maniera molto forte anche il Brasile. La Cina è sotto la pressione di una grave crisi sociale, come conseguenza della transizione dall’economia agraria a quella industriale, con i metodi dell’esproprio dei contadini e dello sfruttamento dei lavoratori senza alcun genere di protezione giuridica. La lotta dei lavoratori percorre tutta la sua vasta geografia; si sta formando, con ritmi diversi, un movimento operaio indipendente dallo Stato e dalla burocrazia. L’esperienza della Comune di Wukan, che ha resistito agli espropri dei contadini e all’assedio della polizia, per concludere con una elezione relativamente libera dalle autorità è una metafora della tendenza alla rivoluzione politica e sociale in Cina. 
Il CRQI sottolinea l’importanza delle rivendicazioni del lavoro in Cina; mette in evidenza la necessità di combattere l’esproprio dei contadini mediante i metodi della rivoluzione politica che rovescino le autorità locali e stabiliscano comuni popolari; e chiama ad appoggiare la formazione di un movimento operaio indipendente attraverso una forte mobilitazione della solidarietà internazionale. 
MEDIORIENTE 
Alle porte dell’Europa ed in interazione con la sua crisi c’è la crisi del mondo arabo. 
In Egitto la sollevazione recente contro il tentativo del governo Morsi di imporre una Costituzione ristretta e reazionaria, ha aperto una nuova fase della rivoluzione, che mette a nudo i limiti dell’islamismo nel controllare le masse. Si tratta di un dato esplosivo, poiché i Fratelli Musulmani appaiono come la pietra angolare per tutti i movimenti di resistenza, gli shock, le crisi e le guerre civili nel mondo arabo. I Fratelli Musulmani, hanno sostenuto, in Egitto, un governo di compromesso con l’apparato di Mubarak, hanno il sostegno della classe capitalista e si sono trasformati nello strumento dell’imperialismo. Nel paese che è stato il punto di partenza della rivoluzione araba, la Tunisia, si estende ora la protesta operaia contro il governo provvisorio islamista del Partito Ennahda. L’accordo tra i Fratelli Musulmani e l’FMI, per la rimozione dei sussidi al consumo e dirigere le risorse statali verso la borghesia locale, hanno reso la crisi economica esplosiva, al punto che si sono visti costretti a ritardare la loro applicazione di alcune settimane, di fronte al pericolo di un’insurrezione nazionale. 
Il CRQI sostiene la lotta del popolo egiziano per la convocazione di un’Assemblea Costituente libera e sovrana; sottolineiamo l’importanza della classe operaia nelle rivoluzione egiziana e concludiamo che la vittoria della rivoluzione democratica sarà possibile solamente, in un processo di rivoluzione permanente, attraverso un governo operaio sostenuto dai poveri delle città e dai contadini poveri. 
Il CRQI fa appello alle masse popolari della regione così come alla classe operaia dei paesi imperialisti dell’Europa e dell’America a opporsi in maniera intransigente agli interventi politico militari di USA, UE, e dell’imperialismo sionista, della Turchia, dell’Arabia Saudita e del Qatar per assumere il controllo della rivolta popolare in Siria. Fa appello ad un movimento popolare rivoluzionario contro la tirannia di Assad politicamente indipendente dall’imperialismo e dalla reazione locale. Facciamo appello alla lotta contro tutti i tentativi reazionari di approfondire le divisioni etniche e settarie, in particolare il contrasto sunnita-scita, così come contro la preparazione di una guerra di aggressione sionista contro l’Iran. Noi lottiamo per sconfiggere tutti questi interventi e macchinazioni, il cui obiettivo è ristabilire il controllo imperialista sull’intero Medio Oriente sconfiggendo la rivoluzione araba i corso. 
Il CRQI condanna la nuova aggressione sionista contro il popolo palestinese di Gaza sotto costante assedio, e saluta la valorosa resistenza del combattenti palestinesi. Appena l’intera struttura geopolitica, politica e sociale del Medio Oriente è stata drammaticamente modificata dall’eruzione della Primavera Araba rivoluzionaria, lo Stato sionista isolato è precipitato in una profonda crisi. L’estensione dei nuovi insediamenti nella West Bank ed a Gerusalemme Est decisa dal regime di Netanyahu non è un atto di consolidamento ma piuttosto una fuga in avanti in preda al panico. Tuttavia, dimostra l’impossibilità della cosiddetta “soluzione dei due stati”, e da ragione alla sola via d’uscita progressiva da questa trappola sanguinosa per i palestinesi e gli ebrei: la necessità storica di una Palestina unita, laica e socialista, dove il diritto al ritorno alle proprie case di tutti i rifugiati palestinesi sia garantito e dove le popolazioni arabe palestinesi ed arabe possano vivere in pace ed eguaglianza. Come non mai è attuale il compito di una lotta per la costituzione di una Federazione Socialista di tutti i popoli del Medio Oriente, compreso il popolo Curdo, con la piena garanzia dei proprio diritto di autodeterminazione nazionale. 
AMERICA LATINA 
L’America Latina ed i suoi governi nazionalisti non rappresentano un “modello alternativo” che eviti la crisi o una via d’uscita da essa. L’America Latina non è stata risparmiata dalla crisi globale, come hanno reso evidente le recessioni del 2008-2009; i suoi governi (Messico, Brasile, Perù) hanno dovuto essere riscattati dalla Federal Reserve, o dalla Banca di Cina (nel caso dell’Argentina). Dopo il salvataggio, in America Latina, come in altre regioni della periferia capitalista, la crisi capitalista si manifesta in maniera contraddittoria, perché contrariamente a ciò che accadde nella crisi degli anni ’30, al posto di una crisi agraria passa attraverso un “boa” dei prezzi e delle esportazioni delle materie prime. È la conseguenza della comparsa della Cina nel mercato mondiale e dell’uso delle materie prime dell’agricoltura per produrre biocombustibili con i sussidi statali. L’enorme rendita fondiaria generata da questo processo, non è servita, tuttavia, all’industrializzazione locale, ma per venire in soccorso del capitale fallito delle metropoli, mediante la fuga di capitali. D’altra parte, ha lasciato esposta la produzione industriale alla concorrenza straniera: ovunque è crollata la partecipazione dell’industria al PIL. In definitiva, nella forma transitoria di un incremento della produzione globale e del commercio, si è accentuato il parassitismo delle economie sottosviluppate. Le borghesie nazionali hanno letteralmente sprecato le opportunità offertegli dalla crisi mondiale per sviluppare le forze produttive interne; perché avrebbero dovuto, come primo passo, nazionalizzare il sistema bancario ed il commercio estero, e promuovere una rivoluzione agraria e l’unità dell’America Latina. Gli investimenti non crescono, ed il consumo interno è guidato da una crescente ipoteca sulle famiglie. Il Mercosur è retrocesso; l’inflazione in dollari è cresciuta come conseguenza dell’impatto dell’emissione monetaria della Federal Reserve e della svalutazione del dollaro. Sono falliti i due principali progetti di integrazione – il gasdotto continentale e il Banco del Sur. I primi sintomi di recessione della domanda cinese stanno configurando le condizioni di una nuova crisi finanziaria. 
Il ciclo dei governi nazionalisti latinoamericani si sta esaurendo. Si succedono gli scioperi e le ribellioni giovanili lungo l’America Latina. Il recente sciopero generale in Argentina, segnala un processo di rottura della classe operaia con il governo kirchnerista. Il processo per corruzione del PT del Brasile è l’ultimo colpo su un partito che ha portato il Brasile ad un maggiore coinvolgimento con il capitale finanziario internazionale. I limiti dei cosiddetti partiti dei lavoratori (partiti operai centristi), come nel caso del PT, sono stati messi a nudo da molto tempo, in quanto mezzi per l’indipendenza di classe, e hanno reso evidente il loro ruolo confusionista e controrivoluzionario. Il CRQI dichiara che l’unità dell’America Latina sarà possibile solamente attraverso la rivoluzione sociale. Facciamo appello ad opporre al nazionalismo borghese l’indipendenza politica del proletariato mediante la fusione della sinistra rivoluzionaria e del movimento operaio che si emancipa dalla burocrazia sindacale. L’ascesa del Frente de Izquierda y de los Trabajadores in Argentina dimostra la possibilità della sinistra rivoluzionaria di penetrare tra le masse, compreso durante gli eventi elettorali. Non si tratta, tuttavia, soltanto di una tattica frontista: è la conseguenza e lo sviluppo sistematico di una politica di costruzione di un partito rivoluzionario da parte del Partido Obrero de Argentina. 

CRISI E CRISI DI POTERE 
Il processo di disintegrazione dell’UE ha sfatato il mito di un “ultra-imperialismo” di tipo europeo che superasse gli stati nazione e le loro frontiere. Al contrario, gli stati nazionali europei si stanno scontrando gli uno con gli altri, e alcuni di loro affrontano tendenze centrifughe nazionaliste e separatiste, dalla Scozia ai Paesi Baschi alla Catalogna, dove esistono problemi storici irrisolti e legittime richieste del diritto all’autodeterminazione nazionale. 
L’UE, strumento dell’imperialismo europeo e del grande capitale, non può essere riformato o convertito in una “Europa sociale” a beneficio dei lavoratori e dei popoli d’Europa. Deve essere distrutta prima che ci sommerga nelle rovine della sua bancarotta. Ma rompendo la prigione dell’UE, la soluzione non è il ritorno alla camicia di forza dello stato capitalista nazionale in bancarotta bensì lottare per una prospettiva internazionalista alternativa: la comune lotta di tutti i lavoratori e gli oppressi d’Europa per un’unificazione socialista del Continente, gli Stati Socialisti Uniti d’Europa, Russia compresa. 
L’UE sta agonizzando in un’impasse. Il circolo vizioso di debito – austerità - recessione - e maggiore debito produce eserciti di milioni di disoccupati mentre il resto della popolazione è sotto il giogo di forme più sfruttatrici di lavoro precario in condizioni di quasi servaggio. Il panorama sociale europeo è devastato. La giovane generazione è condannata ad una disoccupazione permanente. Salute ed educazione stanno andando i rovina. Vi sono sfratti innumerevoli (dalle case comprate con i mutui durante la bolla immobiliare speculativa) che producono una massa di nuovi senza casa e di nuovi poveri. L’austerità draconiana e la precarietà del lavoro riducono selvaggiamente salari e pensioni. La repressione statale si intensifica. La persecuzione razzista degli immigrati e di tutte le minoranze diviene sempre più brutale. Le gang fasciste proliferano. Le truppe d’assalto della Nazista “Alba Dorata”, che in Grecia agiscono sistematicamente contro comunità immigrate, ebrei, Rom, omosessuali, organizzazioni e persone di sinistra, sono un nuovo elemento nella politica europea, non una replica del tipo di estrema destra del Front National di Le Pen. È un segnale d’allarme per tutta l’Europa poiché sfruttano la disperazione sociale prodotta dalla decomposizione sociale, sono finanziati dai grandi capitalisti, sponsorizzati dai media convenzionali borghesi, e agiscono sotto la protezione di uno stato capitalista, nelle condizioni di un permanente “Stato di eccezione”, cercando di controllare una crescente popolazione impoverita, rabbiosa, indignata, in altre parole, incontrollabile da parte di un sistema parlamentare borghese screditato. 
I governi borghesi, sia quelli eletti di recente come il governo Samaras in Grecia, ed il governo Rajoy in Spagna, o quelli “tecnocratici” come il precedente governo Papadimos in Grecia o il governo Monti in Italia hanno fallito. 
La costituzione a novembre 2011, di questi governi “tecnocratici” non eletti, arbitrariamente imposti dall’UE è una chiara manifestazione del declino della democrazia parlamentare borghese e dell’aperta dichiarazione dello “Stato di eccezione”. Il tentativo dell’UE e della classe dominante greca di mantenere al potere il governo Papadimos e rinviare le elezioni indefinitamente, “fino al completamento del suo lavoro, l’attuazione del Memorandum sottoscritto con la troika” ha fatto fiasco perché le resistenze sociali minacciavano di disintegrazione i partiti che sostenevano questo governo. Infine, le elezioni anticipate del maggio 2012 divennero inevitabili, e durante quelle stesse inconcludenti elezioni, così come nelle elezioni del giugno 2012, il sistema politico bipartisan dei due partiti borghesi che hanno governato la Grecia dal 1974, Nuova Democrazia e il PASOK, si è disintegrato, il terzo partner del governo Papadimos, il LAOS di estrema destra si è polverizzato. Da queste elezioni e dalle rovine dei precedenti partiti dominanti, la maggior parte delle masse si è spostata a sinistra, catapultando la piccola coalizione riformista di sinistra Syriza alla posizione di Opposizione Ufficiale; ma, d’altra parte, un'altra parte dell’elettorato ha contribuito alla minacciosa ascesa della Nazista “Alba Dorata”. 
In Italia l’omologo di Papadimos, Monti, e il suo “governo tecnocratico” hanno espresso la decomposizione della Seconda Repubblica italiana ma non hanno offerto alcuna soluzione al deteriorarsi della crisi economica, politica e finanziaria. 
Le crisi di regime esplodono in tutta Europa partendo dal suo Sud, dalla Grecia in rivolta contro l’odiata troika e i suoi servizievoli governi, alla Spagna di Rajoy in tumulto. 
Si è aperto, su scala continentale, un periodo transitorio di convulsioni sociali, crisi politiche di regime, scontri di classe, urti con la repressione statale, così come con una crescente Estrema Destra, comprese le truppe d’assalto fasciste, di emergenza di situazioni pre-rivoluzionarie e rivoluzionarie dove la questione del potere si pone obiettivamente, così come l’attualità di una lotta per dei governi dei lavoratori. La crisi è divenuta una crisi del potere politico. 
La recente ascesa elettorale della Sinistra – Syriza in Grecia, Bildu nei Paesi Baschi, Esquera Republicana e CUP in Catalogna e altri- manifestano senza dubbio una svolta della masse popolari alla ricerca di una fine alle loro condizioni disastrose portando la Sinistra stessa al governo. 
Sfortunatamente, diverse tendenze di sinistra traggono conclusioni opportuniste dall’esperienza greca. Prendiamo come esempio il caso del Bloco de Esquerda de Portugal, che ha concepito la parola d’ordine del Governo di Sinistra in un senso puramente elettorale e parlamentare ed in funzione di un programma che difende l’Unione Europea. Se in Grecia tale parola d’ordine ha acquisito notorietà e forza, lo è stato perché era utilizzata dalle masse per distruggere i partiti tradizionali e porre al primo punto dell’agenda la deroga al memorandum di austerità. Il Bloco de Esquerda, invece, ha votato nel parlamento portoghese il piano della troika per la Grecia. 
GRECIA 
Più le masse popolari volgono a sinistra più i partiti di sinistra avvicinandosi al potere attraverso le elezioni si spostano a destra. L’esperienza della Grecia è su questo punto molto chiara. 
Sei mesi dopo le elezioni del giugno 2012, il governo di coalizione dei tre partiti pro memorandum, Nuova Democrazia- PASOK- DIMAR mostra sintomi di esaurimento e disintegrazione, espressi dall’espulsione di deputati e da spaccature di ogni genere. Le resistenze sociali stanno crescendo poiché la depressione raggiunge i livelli della Grande Depressione degli anni ’30 negli USA ed i servizi sociali, in particolare la sanità e l’istruzione sono in rovina. Ci sono nuovi Scioperi generali e mobilitazioni di massa (il 26 Settembre, il 6/7 Novembre, il 17 novembre, il 6 dicembre), scioperi ed occupazioni di edifici pubblici contro i licenziamenti dei dipendenti pubblici, scioperi nella sanità e nell’istruzione, mobilitazioni contro la chiusura delle fabbriche come quella metallurgica BIOME a Salonicco, molteplici attività di autorganizzazione di reti sociali di solidarietà, assemblee popolari di quartiere, attività antifasciste ecc. si discute di nuove elezioni anticipate la prossima primavera, dove, come mostrano i sondaggi, Syriza giungerà al primo posto, insieme alla prospettiva di un governo della Sinistra. 
Syriza si è spostata negli ultimi mesi ancora più a destra. I “pragmatisti” della sua leadership non solo dichiarano continuamente di avere fiducia nell’UE e nell’Euro ma anche che ritengono che la parola d’ordine del ritiro dalla NATO non è “opportuno”, nel recente conflitto tra l’FMI e l’UE sulla sostenibilità del debito greco, sostengono l’FMI. Mentre negli ultimi anni si è costituita un’alleanza tra Atene-Nicosia-Tel Aviv per lo sfruttamento comune dei giacimenti di petrolio-gas nella “Zona di Sfruttamento Esclusivo” del Mediterraneo orientale, il presidente di Syriza Tsipras è ufficialmente ed emblematicamente per la continuità di una tale alleanza, si è incontrato con il presidente sionista di Israele Shimon Peres in visita in Grecia. Il nuovo programma di Syriza, sebbene rifiuti il Memorandum, accetta nuovi negoziati sul debito estero, e un “Audit” per cancellare la sua parte “illegittima”, non la cancellazione dell’intero debito in sé. Inoltre, Tsipras promuove uno schema utopico totalmente reazionario per “una soluzione della crisi del debito sovrano greco ed europeo” sulla falsariga degli accordi post bellici del 1953 per risolvere la questione dei debiti con la Germania e per lanciare un nuovo “Piano Marshal” in Europa – ignorando completamente la distanza abissale che separa l’oggi dalle condizioni storiche degli anni ’50… 
L’attuale crisi capitalista mondiale senza precedenti distrugge questi illusori falsi schemi riformisti. Si pone sempre la questione vitale: quale forza sociale, basata su quali alleanze sociali può prendere il potere e aprire la via d’uscita dall’impasse storico? 
Quelli che stanno “sopra” non possono più governare come prima poiché le elite dominanti capitaliste degli speculatori finanziari, dei banchieri, industriali, armatori e il loro personale politico non possono offrire alcuna soluzione al peggioramento della devastazione sociale delle masse ma solo maggiore devastazione. Non il popolo ma loro devono pagare per la bancarotta del loro sistema sociale di sfruttamento. 
Quelli che stanno “in basso”, lavoratori disoccupati e occupati, pensionati, gli strati popolari impoveriti delle città e delle campagne, e, primi fra tutti, una giovane generazione condannata dalla bancarotta capitalista, non possono più accettare di essere governati dai loro distruttori. Sono sempre più nelle mobilitazioni quelli che hanno una spiccata tendenza alla rivolta sociale. Solo quelli che stanno in basso, sia attraverso la propria autorganizzazione nei propri organi di lotta come le Assemblee Popolari, le Reti Sociali di Solidarietà, le Squadre di Difesa Operaie, ecc, cosi come le vecchie e nuove organizzazioni sindacali, con una propria mobilitazione su un programma di rivendicazioni transitorie, e la prospettiva della conquista del potere e della riorganizzazione dell’economia su nuove basi sociali secondo i bisogni sociali della grande maggioranza e non dei profitti di una minuscola minoranza di capitalisti, può fornire una reale via d’uscita dalla catastrofe sociale. 
Un Fronte Unico d’azione degli sfruttati, degli oppressi, e delle loro organizzazioni è urgentemente necessario. Il ruolo attivo di un’organizzazione politica di lotta dell’avanguardia rivoluzionaria della classe lavoratrice in questo processo è cruciale e la sua costruzione non può essere rinviata ad un altro momento. 

PER UNA CONFERENZA INTERNAZIONALE 
Il Comitato di Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale (CRFI) si rivolge a tutti i lavoratori in lotta ed alle organizzazioni popolari e le collettività in Europa impegnate nelle lotte sociali, in particolare alle loro avanguardie, cosi come alle forze della sinistra rivoluzionaria e lancia l’appello per una Conferenza Internazionale sulla crisi in Europa per discutere un Programma di Emergenza per resistere e sconfiggere la catastrofe sociale e un piano di azioni comuni non controllate e libere dai “soliti” apparati burocratici di controllo, e la costruzione di una nuova leadership rivoluzionaria urgentemente necessaria. 
Il CRFI a rispondere all’attacco degli usurai internazionali, alla dittatura dei “mercati”, delle banche e del capitale finanziario, attraverso la cancellazione di TUTTO il debito pubblico che rapina e manda in rovina la vita di milioni di persone, e per l’esproprio delle banche sotto controllo dei lavoratori. 
Tutti i piani di “austerità” da cannibalismo sociale imposti dall’UE, dalla BCE, dall’FMI e dai governi capitalisti devono essere immediatamente arrestati. I capitalisti devono pagare per la crisi del loro sistema di sfruttamento, non gli sfruttati! Dobbiamo lottare per reintegrare i salari, le pensioni, ed i diritti sociali del popolo lavoratore secondo i bisogni sociali, non per il profitto di pochi. 
Contro la disoccupazione di massa, chiamiamo alla lotta per impedire i licenziamenti, per la distribuzione delle ore di lavoro tra tutti i lavoratori. Lavori pubblici di costruzione di infrastrutture, che sono in ogni caso vitali e urgentemente necessari, devono essere sviluppati per creare nuovi posti di lavoro. 
I baroni della grande industria minacciano continuamente i lavoratori che o accettano maggiori tagli dei salari e dei posti di lavoro o chiuderanno o “de-localizzeranno” le proprie fabbriche all’estero; la nostra risposta dovrà essere l’occupazione di tutte le fabbriche che chiudono o licenziano in massa i lavoratori, per espropriarle, senza indennizzi, continuando a farle funzionare sotto il controllo e la gestione dei lavoratori. 
Il CRFI fa appello ad una lotta risoluta contro il fascismo, il razzismo e la discriminazione di tutte le minoranze! Difende gli immigrati e tutte le comunità di oppressi! Eguali diritti per tutti i lavoratori, indipendentemente dal colore, dall’origine etnica o dalla religione! I lavoratori ed i movimenti popolari devono organizzare Guardie Operaie di Difesa contro le bande fasciste e la repressione statale. 
Per lo smantellamento dell’apparato statale borghese di repressione, della NATO e delle basi e alleanze militari imperialiste - piena solidarietà a tutte le lotte antimperialiste delle nazioni oppresse in Africa, Medio Oriente, Asia e America Latina! 
Per ogni rivendicazione immediata vitale della classe lavoratrice e delle masse popolari, il nostro grido di battaglia dovrà essere: 
Abbasso tutti i governi capitalisti! Per i governi dei lavoratori e il potere dei lavoratori! 
Abbasso l’Unione Europea degli imperialisti! Per gli Stati Socialisti Uniti d’Europa! 


Atene, 19 dicembre 2012



PER UNA AGENDA ANTICAPITALISTA DALLA PARTE DEI LAVORATORI CONTRO INDUSTRIALI, BANCHIERI, VATICANO.



Il Partito Comunista dei Lavoratori ( PCL)- in queste elezioni unica forza autonoma e riconoscibile della sinistra di classe e del movimento operaio- contrappone all'agenda capitalistica rivendicata da Monti, e difesa da Bersani, una agenda anticapitalista che parta unicamente dalle ragioni del lavoro. Un'agenda di mobilitazione e di lotta, ben al di là del voto. Un'agenda che riconduce le rivendicazioni immediate alla prospettiva di una Repubblica dei Lavoratori: in contrapposizione alla Repubblica dei capitalisti, o dei magistrati, o dei comici milionari. 



GIU' LE MANI DAL LAVORO. 
NAZIONALIZZAZIONE DELLE AZIENDE CHE LICENZIANO, CHE INQUINANO, CHE COLPISCONO I DIRITTI SINDACALI: A PARTIRE DA FIAT, ALCOA, ILVA. 

Alla più grande aggressione capitalistica contro il lavoro dell'intero dopoguerra, va contrapposto un programma anticapitalistico altrettanto radicale che parta dalla difesa dei lavoratori: 

1)Abrogazione dell'articolo 8 sui contratti di lavoro e della manomissione dell'articolo 18 sui licenziamenti illegittimi. 
Pieno ripristino del contratto nazionale di lavoro e pieni diritti sindacali nelle aziende. 

2)Salario minimo intercategoriale per legge di almeno 1500 euro netti. 
Abolizione di tutte le leggi di precarizzazione del lavoro, varate dal centrosinistra ( Pacchetto Treu ), dal centrodestra (Legge 30), dal governo Monti: con la trasformazione dei rapporti di lavoro precari in rapporti di lavoro a tempo pieno e indeterminato. 
Parità di diritti tra lavoratori italiani e migranti. 

3)Blocco dei licenziamenti, nell'industria e nei servizi pubblici. 
Ripartizione fra tutti del lavoro esistente attraverso la riduzione progressiva dell'orario di lavoro a parità di paga ( 30 o 32 ore settimanali). 
Nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio delle aziende che licenziano, che inquinano, che colpiscono i diritti sindacali: a partire da Fiat, Ilva, Alcoa. 

4)Mantenimento del salario contrattuale ai lavoratori in mobilità senza limiti di tempo. Un vero salario sociale di almeno 1200 euro netti ai giovani in cerca di prima occupazione e ai disoccupati che cercano lavoro sino all'ottenimento del lavoro a tempo indeterminato. Un forte recupero salariale, tramite aumenti e detassazione del salario contrattuale. 

5)Un grande piano di nuovo lavoro in opere sociali, in particolare nel Sud ( a partire da risanamento ambientale, servizio idrico, edilizia popolare, trasporto pubblico). 

6) L'insieme di queste misure va finanziato dalla tassazione progressiva dei grandi redditi e patrimoni; dalla soppressione dei trasferimenti pubblici alle grandi imprese private; dalla soppressione di grandi opere faraoniche, dannose o inutili (v. Tav);dall'abbattimento delle spese militari; dalla cancellazione dei privilegi clericali; da un controllo operaio e popolare sul fisco che colpisca alla radice l'evasione fiscale, a partire dall'abolizione completa del segreto bancario e dall'apertura dei libri contabili delle aziende. 
Per una somma complessiva di risorse che ammonta a circa 200 miliardi. 


VIA GLI STROZZINI. 
ANNULLAMENTO DEL DEBITO PUBBLICO VERSO LE BANCHE. 
NAZIONALIZZAZIONE DELLE BANCHE, SOTTO CONTROLLO SOCIALE. 


Allo strozzinaggio usuraio praticato dal capitale finanziario contro i lavoratori e la popolazione povera va contrapposto un piano di misure altrettanto radicali: 

1)Annullamento del debito pubblico verso le banche. 
Ripudio unilaterale del “fiscal compact” e dei trattati dell'Unione Europea ( Unione degli industriali e dei banchieri contro i lavoratori europei). 

2)Soppressione delle misure finanziarie e fiscali antipopolari connesse: a partire dai tagli alle pensioni, alla sanità, alla scuola, ai trasferimenti pubblici ai Comuni; dall'imposizione dell'IMU sulla prima casa di normale abitazione; dall'aumento dell'IVA e delle imposte indirette. 

3)Nazionalizzazione delle banche, senza indennizzo per i grandi azionisti e con la tutela dei piccoli risparmiatori. 
Unificazione delle banche in una unica banca pubblica, sotto controllo sociale. 

4)Investimento delle risorse così risparmiate nella scuola pubblica; nell'università pubblica; nella sanità pubblica; nel ripristino di un sistema pensionistico a ripartizione, con la cancellazione di tutte le controriforme realizzate negli ultimi 20 anni, in fatto di trattamenti previdenziali, da parte di centrosinistra e centrodestra. 

5)Abolizione dei finanziamenti pubblici per scuola privata, università privata, sanità privata. Loro nazionalizzazione, sotto controllo sociale. 


ROTTURA COL VATICANO. 
ABOLIZIONE DI TUTTI I PRIVILEGI CLERICALI. 
ESPROPRIO DELLE GRANDI PROPRIETA' ECCLESIASTICHE. 

Al potere debordante del capitalismo ecclesiastico va contrapposto un insieme di misure coerentemente democratiche, anticlericali, anticapitalistiche 

1)Abrogazione unilaterale del Concordato col Vaticano. 
Abolizione di tutti privilegi, fiscali, giuridici, normativi, assicurati alla Chiesa cattolica: a partire dalla truffa dell'8 per mille. 
Abolizione dell'insegnamento religioso confessionale nella scuola pubblica. 
Investimento delle risorse così risparmiate nell'assistenza sociale, nei servizi pubblici, nel reddito ai disoccupati. 

2)Esproprio dello IOR e commissione popolare d'inchiesta sui crimini finanziari vaticani. 
Esproprio delle grandi proprietà immobiliari ecclesiastiche e loro destinazione ai servizi sociali e alla realizzazione del diritto alla casa. 

3)Rifiuto di ogni forma di sessuofobia, omofobia, discriminazione di genere, a favore della piena parità di diritti e libertà per tutti gli esseri umani, contro ogni oscurantismo clericale. Diritto al matrimonio omosessuale. 



PER LA PIENEZZA DEI DIRITTI DEMOCRATICI 
PER UNA REPUBBLICA DEI LAVORATORI. 

Al tentativo di uscire dalla crisi della seconda Repubblica con una nuovo progetto reazionario- funzionale alle politiche sociali antioperaie e antipopolari- va contrapposto un programma di misure radicalmente democratiche e la prospettiva di un altro Stato basato sulla democrazia dei lavoratori. 

1)Abrogazione di tutte le leggi elettorali a carattere maggioritario, a favore del principio democratico integralmente proporzionale, ad ogni livello. Una testa, un voto. Cancellazione di ogni distorsione del principio democratico di rappresentanza ( premi di maggioranza, sbarramenti..). 

2)Abolizione del Senato. Abolizione di ogni forma di privilegio connesso alla rappresentanza politica, sul piano nazionale e locale: nessun privilegio degli eletti rispetto agli elettori. Equiparazione dello stipendio di Deputato o di consigliere regionale allo stipendio medio di un impiegato. Revocabilità permanente degli eletti da parte degli elettori. 

3)Superamento della burocrazia statale come corpo separato. Elettività di manager e dirigenti della pubblica amministrazione e dei servizi. Soppressione di ogni loro privilegio economico e pensionistico. Loro revocabilità permanente. 

4)Investimento delle risorse così risparmiate nella piena garanzia ed ampliamento dei diritti democratici dei lavoratori e del loro potere di controllo: nella loro effettiva libertà di riunione, di stampa, di confronto, di partecipazione diretta al controllo dell'economia e all'amministrazione della società. Con l'eliminazione di tutti gli impedimenti oggi frapposti dalla legge del profitto e dalla democrazia borghese. 

5)Revisione radicale del sistema penale e giudiziario. Depenalizzazione dei reati minori. Penalizzazione dei reati di criminalità finanziaria , ambientale, e di sfruttamento sociale: a partire dall'introduzione del reato penale di sfruttamento del lavoro nero, con la misura di esproprio dei beni degli sfruttatori. 


PER UN GOVERNO DEI LAVORATORI, BASATO SULLA LORO FORZA E SULLA LORO ORGANIZZAZIONE. PER IL SOCIALISMO. 

Questo è nel suo insieme l'unico programma generale che può segnare una svolta vera. 

Solo un governo dei lavoratori basato sulla loro forza , che liberi l'Italia dalla dittatura degli industriali, dei banchieri, del Vaticano, può pienamente realizzarlo, in congiunzione con la lotta dei lavoratori degli altri Paesi: nella prospettiva degli Stati Uniti Socialisti d'Europa, quale unica via d'uscita progressiva dalla crisi del vecchio continente. Dentro una politica di sostegno incondizionato alle lotte dei lavoratori degli altri paesi, al di là di ogni divisione di frontiera, e alla lotta di liberazione di tutti i popoli oppressi, a partire dal popolo palestinese. 

Solo una mobilitazione rivoluzionaria della classe lavoratrice e di tutti gli sfruttati può condurre alla realizzazione di questo governo. 
Costruire in ogni lotta la coscienza di questa prospettiva è il lavoro quotidiano del PCL. 
La nostra presenza elettorale è in funzione di questo lavoro, ben al di là del voto. 

Perchè solo la rivoluzione può cambiare le cose.


PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

venerdì, gennaio 11, 2013

UNIRE LE LOTTE PER RISPONDERE ALL'ATTACCO




Il PCL esprime la sua incondizionata solidarietà a tutti i lavoratori delle aziende in crisi del territorio fiorentino, per i quali si sono già verificati o si preannunciano licenziamenti (Richard Ginori, ATAF, Maggio Fiorentino, ecc.).
Offriamo tutto il nostro supporto a sostegno delle varie vertenze nei quali i lavoratori sono impegnati, nella convinzione che solo attraverso la lotta e la mobilitazione si possano ottenere dei risultati.
Esprimiano al tempo stesso la convinzione che tutte le vertenze e le mobilitazioni debbano essere unificate in una piattaforma generale, perché solo l'unità della classe operaia può permettere di far fronte all'attacco padronale, di difendere i diritti acquisiti e di conquistarne di nuovi. Gestire ogni vertenza separatamente, come una questione a sé stante, fa solo l'interesse del padrone, perché riduce la forza che possiamo mettere in campo: da una parte a causa della mancanza di coordinamento fra le varie iniziative (tanti piccoli presidi o scioperi o cortei, uno per ogni azienda, fatti in momenti diversi, sono ininfluenti; una grande manifestazione su cui convergano tutti ha un impatto ben maggiore), dall'altra perché senza l'unità nelle mobilitazioni non saremmo in grado di sostenere a lungo il costo dei vari strumenti di lotta che potremmo utilizzare (scioperi prolungati, occupazioni, eventuale prosecuzione della produzione sotto il controllo dei lavoratori, ecc.). Inoltre, anche il supporto che può venire alle lotte da parte delle organizzazioni di classe è maggiore se queste si coordinano fra sé, piuttosto che agire ognuna indipendentemente dalle altre. Il padrone ci vuole divisi, perché così può gestire e stroncare più facilmente le nostre lotte; è nostro compito unirci, perché solo con una lotta unita e coordinata possiamo riuscire a mettere in difficoltà la borghesia, e a invertire la tendenza che da anni vede il proletariato arretrare sul terreno della lotta di classe.
Riteniamo pertanto prioritario (e drammaticamente urgente) instaurare nel tempo più breve possibile su queste tematiche una riflessione congiunta, magari a mezzo di un'assemblea cittadina, con i lavoratori e le varie realtà anticapitaliste attive sul territorio, nell'ottica di creare un coordinamento delle lotte per gestire unitariamente le vertenze e le mobilitazioni, a partire naturalmente da quelle ritenute più urgenti.


Partito Comunista dei Lavoratori Firenze

lunedì, gennaio 07, 2013

L'ARANCIONE STA A META' TRA IL ROSSO ED IL GIALLO


IL PCL ALLE ELEZIONI CON UN PROGRAMMA ANTICAPITALISTA

Il Partito Comunista dei Lavoratori(PCL) si presenta alle elezioni politiche sulla base di un programma anticapitalista: l'unico programma realmente contrapposto all'”agenda Monti”, a partire dalle ragioni del lavoro e di tutti gli sfruttati. L'Agenda Monti è il programma degli industriali, dei banchieri, del Vaticano, già votato in Parlamento da tutti i principali partiti ( PD, PDL, UDC). L'ipocrisia che la circonda regna oggi sovrana. Berlusconi finge di opporsi dopo averla istruita. Bersani ambisce solamente a gestirla in prima persona, dopo essersi presentato alle Primarie come difensore del lavoro. Vendola, oppositore di Monti, si è subordinato a Bersani sostenitore del governo Monti, in cambio di un ministero. Le altre sinistre si accodano al liberal questurino Di Pietro e ai magistrati, che a loro volta vogliono accordarsi col prossimo governo Bersani.. Mentre il comico milionario Beppe Grillo che striglia “i politici” non solo ignora il lavoro, ma rivendica addirittura l'abolizione del sindacato ( “roba dell'800”) scavalcando Marchionne. Senza che nessun partito “democratico” muova scandalo. La verità è che tutti accettano la Repubblica dei capitalisti ( inclusi i magistrati e i comici), ognuno con la propria parte in commedia. A questa Repubblica dei capitalisti il PCL contrappone la prospettiva della Repubblica dei lavoratori: l'unica vera soluzione alternativa della grande crisi sociale e politica. 


IL CAPITALISMO HA FALLITO. Il capitalismo ha fallito, in Italia, in Europa e in tutto il mondo. Ed è fallita ogni pretesa di “riformarlo”. Il suo unico scopo è scaricare il proprio fallimento sui lavoratori e la popolazione povera. Gli industriali distruggono posti di lavoro, abbattono i salari, cancellano i diritti, al solo scopo di difendere i propri profitti. I banchieri impongono la distruzione delle pensioni, della sanità, della scuola, al solo scopo di incassare il pagamento degli interessi sui titoli di Stato in cui hanno investito. Gli uni e gli altri finanziano i propri partiti, di centrodestra o di centrosinistra (in Italia PDL, PD, UDC, Lega) cui dettano lo stesso programma. Questi partiti, a loro volta, saccheggiano le risorse pubbliche con ruberie senza fine, pur di raccattare i voti necessari da mettere al servizio della rapina dei capitalisti. E il cerchio si chiude. Sulla pelle dei lavoratori. 


GOVERNINO I LAVORATORI, NON GLI INDUSTRIALI E I BANCHIERI, E I LORO PARTITI CORROTTI Il PCL è l'unico partito che vuole liberare la società da questa dittatura degli industriali e dei banchieri. Rimpiazzandola con un governo dei lavoratori: che cancelli tutte le leggi contro il lavoro ( innanzitutto su art.18 precariato, pensioni); annulli il debito pubblico verso le banche; nazionalizzi il sistema bancario, senza indennizzo per i grandi azionisti; liberi milioni di famiglie dal cappio al collo di mutui usurai; espropri le aziende che licenziano, inquinano, calpestano i diritti ( a partire dalla FIAT, dall'ALCOA, dall'ILVA) ponendole sotto il controllo dei lavoratori; vari un grande piano di opere sociali ( cominciando dal risanamento dell'ambiente) finanziato dalla tassazione progressiva delle grandi ricchezze , dalla cancellazione di ogni privilegio clericale, dall'abbattimento delle spese militari; organizzi uno Stato di tipo nuovo, a buon mercato, con deputati pagati col salario medio di un impiegato e permanentemente revocabili dai propri elettori. Ricondurre ogni obiettivo immediato a questo programma generale, è la politica quotidiana del PCL: dentro tutte le lotte dei lavoratori e degli sfruttati. 


SOLO UN GOVERNO DEI LAVORATORI PUO ESTIRPARE CORRUZIONE E MALAFFARE Ogni invettiva contro “i politici” che non metta in discussione il capitalismo ( come fa Grillo ) è solo una truffa: usata ciclicamente dagli stessi capitalisti per rafforzare ulteriormente il proprio potere di comando, tagliare ancor più servizi e lavoro ( magari nel nome della “lotta agli sprechi”), accaparrarsi nuove risorse pubbliche ( magari nel nome della “lotta ai privilegi” della “politica”), imporre il monopolio del proprio finanziamento dei partiti ( magari gridando contro “il finanziamento pubblico”). E' accaduto 20 anni fa col varo della seconda Repubblica, nel nome della... “ moralità della politica”, sotto le bandiere di “Mani Pulite” , della Lega, e dell'inganno federalista. E' ciò che tende a riproporsi oggi, in forme diverse, sotto la pressione di mille populismi alla moda. Ai lavoratori diciamo: occhio alla ( ennesima) truffa! Solo una rivoluzione sociale anticapitalista può realizzare una alternativa vera. Non i magistrati o i comici milionari ( che magari plaudono agli evasori fiscali).

IL PCL, L'UNICO PARTITO SENZA MACCHIA Il PCL è l'unico partito che non si è mai compromesso con le politiche di rapina contro il lavoro. In Italia, negli ultimi 20 anni, hanno governato tutti. Tutti sono stati messi alla prova. Da Berlusconi a Bersani, da Fini a Di Pietro, da Storace a Ferrero, tutti hanno fatto i ministri. E tutti hanno i loro eserciti, grandi o piccoli, di assessori. Ebbene, tutti hanno gestito, ad ogni livello, le politiche del capitale finanziario: precarizzazione del lavoro, privatizzazioni di aziende e servizi, guerre “umanitarie” per il petrolio.. Il PCL è l'unico partito della sinistra italiana che ha combattuto dall'opposizione sia il centrodestra che il centrosinistra. L'unico che non si è mai venduto per assessorati o ministeri. L'unico che ha le mani pulite di fronte ai lavoratori. E ciò perchè è l'unico a battersi per una alternativa di società in cui a comandare siano i lavoratori e non gli industriali, i banchieri, i loro partiti, i loro governi.

UNIRE TUTTE LE LOTTE IN UNA LOTTA SOLA, PER APRIRE DAL BASSO UNO SCENARIO NUOVO Il PCL è l'unico partito che ha avanzato e avanza in questi anni di crisi una proposta di mobilitazione straordinaria contro l'aggressione padronale. In ogni mobilitazione, poniamo l'esigenza di unire in un unico fronte l'insieme oggi disperso delle lotte di resistenza. Attraverso una vertenza generale unificante attorno a obiettivi comuni. Attraverso uno sciopero generale prolungato, l'occupazione delle aziende che licenziano, una cassa nazionale di resistenza a sostegno della lotta generale. Non è più tempo di lotte isolate e iniziative simboliche. Solo mettendo in campo una radicalità uguale e contraria a quella del capitalismo, è possibile alzare una diga, strappare risultati, aprire la via ad una prospettiva nuova. Ma ancora una volta, solo una prospettiva di lotta anticapitalista per un governo dei lavoratori può motivare una proposta radicale di lotta e di resistenza. Non certo l'ambizione di ministeri o assessorati a braccetto del PD. 


UNA PRESENTAZIONE ELETTORALE AL SERVIZIO DI UNA PROSPETTIVA RIVOLUZIONARIA.Non a caso il PCL è l'unico soggetto della sinistra italiana presente in queste elezioni con una aperta riconoscibilità di classe e comunista. Sinistra e Libertà ha scelto la coalizione di governo col PD, grande sostenitore del governo Monti, sulla base di una “carta di intenti” che impegna un futuro governo di centrosinistra alla continuità delle politiche di austerità contro il lavoro. PRC e PDCI hanno scelto di dissolvere elettoralmente la sinistra cosiddetta “radicale” nel variopinto contenitore Arancione sotto la guida di ex magistrati- incluso il liberal questurino Di Pietro- orfani del PD e apertamente intenzionati ad allearsi col PD dopo il voto. Il PCL è nato contro questa politica distruttiva. Respinge ogni coalizione con partiti borghesi; ogni mimetismo trasformista; ogni negazione dell'autonomia della sinistra come rappresentanza autonoma delle ragioni del lavoro. A partire da un programma rivoluzionario. Un programma di rivoluzione ha diritto ad essere presente alle elezioni. Perché solo una rivoluzione può cambiare le cose.

venerdì, gennaio 04, 2013

PORTIAMO ALLE ELEZIONI IL PROGRAMMA ANTICAPITALISTA DEL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI.


E’ terminata con successo la campagna di raccolta firme in Toscana: il PCL sarà presente con proprie liste sia alla Camera che al Senato nel collegio elettorale della Toscana candidando come capolista il compagno Marco Ferrando.


Il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) sarà alle prossime elezioni l'unica presenza riconoscibile della sinistra e dei suoi simboli, quali espressione delle ragioni del lavoro e di un programma anticapitalista in quasi tutte le circoscrizioni del territorio nazionale e in particolare in Toscana.
Per questa ragione il nostro ringraziamento va a tutti quelli che ci hanno sostenuto: tutte le avanguardie ovunque collocate, tutti i lavoratori e gli attivisti coerenti della classe operaia e dei movimenti di lotta, i rivoluzionari che si sono raccolti attorno al Partito Comunista dei Lavoratori per il diritto di presenza alle elezioni di un programma di lotte rivolto a milioni di proletari.
 
Il Partito Comunista dei Lavoratori si batterà con tutte le proprie forze per  usare anche le prossime elezioni politiche come megafono rivoluzionario. Contro i portavoce dei padroni, di centrodestra e di centrosinistra. Contro i demagoghi populisti, vecchi e nuovi. Ma anche contro gli eterni illusionisti di un riformismo senza riforme. 

“CAMBIARE NON SI PUO'”… DENTRO IL REGIME CAPITALISTA 
PER UNA SVOLTA RADICALE DI LOTTA 
PER UNA PROSPETTIVA DI RIVOLUZIONE 
PER UN GOVERNO DEI LAVORATORI 


PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI                   
                                                                                   

martedì, gennaio 01, 2013

IPOCRISIA PRESIDENZIALE DI FINE ANNO

Al di là dei toni rituali di fine anno, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha difeso la continuità di quelle politiche di rapina sociale di cui è stato massimo custode istituzionale. Non a caso l'unica cifra indicata nell'eloquio sono gli 85 miliardi di interessi annui sul debito pubblico : l'enorme donazione annua al portafoglio delle banche che Monti e Napolitano hanno assunto come vincolo centrale della politica economica, e che solo il PCL e il comitato No Debito chiedono di abolire. Esibire “dolore” per le sofferenze sociali, ma difendere le politiche che le producono: la retorica presidenziale ha offerto un campionario tradizionale di ipocrisia. Nella quale tutti i partiti padronali, non a caso, possono oggi inzuppare il pane.