giovedì, novembre 28, 2013

Job Meeting, inserimenti ed egemonia.



Questa mattina (27 Novembre) gli studenti del Collettivo Studentesco Rivoluzionario, insieme al Collettivo AULA R e ai Giovani Rete dei comunisti Pisa hanno contestato il Job Meeting che si è tenuto al palazzo dei congressi di Pisa. 

Ma che cos'è questo Job Meeting? 

Sito alla mano (www.jobmeeting.it) il Job Meeting è "è organizzato da Cesop Communication in collaborazione con il Servizio Job Placement dell'Università di Pisa, struttura promossa dall'Ateneo per facilitare l'inserimento professionale dei giovani laureati." I Job Meeting si tengono in diverse città universitarie, come Milano, Napoli, Padova, oltre ovviamente a Pisa e si rivolgono principalmente ai neolaureati e ai disoccupati. L'Università si presta a questa farsa in cui le aziende espositrici danno bella mostra di se spiegando ai vari visitatori perchè è giusto ed opportuno che questi accettino di farsi sfruttare nei loro stage e tirocini, possibilmente non retribuiti o comunque con una retribuzione da fame. 

Di quale inserimento nel mondo del lavoro stiamo parlando quindi? 

Ad un primo sguardo, il Job Meeting si mostra come un vero e proprio mercato delle vacche. Nell'area principale ci sono gli stand di circa una ventina di aziende tra le più significative del territorio pisano, c'è Continental, c'è l'immancabile Piaggio, c'è Telecom, c'è Lidl, c'è Altran e ovviamente c'è l'Azienda per il Diritto allo Studio stessa, a dimostrazione del fatto che, oltre che ente promotore, si pone anche in qualità di azienda vera e propria. Lo svolgimento è molto semplice, i visitatori portano i loro curricula a tutti gli espositori e questi li valutano e li consigliano nella loro carriera professionale. Si parla proprio di consigli, perchè di assunzioni in stage alla fine dei conti ne sono disponibili poco più di una manciata, quasi nessuna delle quale andrà a buon fine. 

A guardar bene, il Job Meeting ha due principali funzioni.

 La prima e più superficiale è quella il cui funzionamento è spiegato poche righe sopra. Se è vero come dice il sito dell'evento, che al Job Meeting Pisa del 2012 hanno partecipato circa 2.500 visitatori, a fronte di una ventina di aziende, molte delle quali con lavoratori in cassa integrazione e vertenze aperte, appare chiaro come ben pochi di loro siano riusciti a strappare effettivamente uno degli stage o dei tirocini. Sotto la superficie del collocamento temporaneo di qualche decina di neolaureati c'è la seconda funzione, più sotterranea e strisciante e per questo più pericolosa. Il Job Meeting è strutturato come una vera e propria fiera, come un Futurshow, come un Lucca Comics&Games, è colorato, ha gli stand, ha personale addetto all'assistenza per i visitatori, ha un area relax in cui prendere il caffè, ha persino dei tavoli di lavoro, in un area chiamata Career Lab, i cui titoli sono veramente chiarificatori: Cv tradizionale e CV innovativo, comunicare chi siamo all'azienda o ancora, Social Media Marketing: come posso costruire una professionalità o per finire un bel seminario su Il colloquio di lavoro, regole d'oro ed esperienza concreta. Il significato di tutto questo è che il Job Meeting è in prima battuta uno strumento di egemonia della classe dominante. L'obbiettivo strategico per i padroni è erodere i diritti che generazioni di lavoratori hanno conquistato nel corso del secolo scorso e che questi ritengono oggi incompatibili con i loro profitti. Eventi come il Job Meeting servono a far penetrare nelle nuove generazioni l'idea che le nuove condizioni di lavoro rappresentino la normalità, siano dovute. Per massimizzare i loro profitti, i padroni mirano ad minimizzare il diritto di sciopero, il diritto alla salute, il diritto all'organizzazione sindacale. Gli eventi come il Job Meeting, tra gli altri, servono ai padroni e alla loro classe dirigente a naturalizzare, nel senso di rendere indiscutibile, insindacabile, non rifiutabile, l'idea del lavoro su turni spezzati, l'idea che la salute è un accessorio, l'idea che lo sciopero è qualcosa che appartiene al bagaglio culturale dell'ottocento, l'idea che l'attività sindacale sia qualcosa di eversivo o quasi criminale. Viviamo in un contesto di grande contraddizione, in cui ad un aumentare vertiginoso della disoccupazione (Ad ottobre 2013: 12,2% tasso di disoccupazione generale, oltre il 40% tra i giovani) aumentano vertiginosamente anche gli infortuni sul lavoro, le malattie professionali, le morti sul lavoro. Come si spiega che a fronte della diminuzione delle persone impiegate aumentino gli incidenti, le morti e lo sviluppo di malattie professionali? Si spiega con l'aumento dell'età pensionabile, si spiega con l'aumento dei ritmi di produzione nelle fabbriche, a fronte di meno operai impiegati e anche a fronte di minor produzione in generale, segno che il singolo lavoratore viene stritolato esattamente come il protagonista di Tempi Moderni di Chaplin, si spiega con il dilagare del lavoro su turni spezzati, che rende impossibile una vita regolare e moltiplica lo stress dei lavoratori. Si spiega col fatto che i lavoratori non si fanno più curare gli infortuni o i malanni, non si fanno più diagnosticare le malattie professionali, perchè questo potrebbe metterli in cattiva luce col padronato. 

Non è un caso che l'Università stessa sponsorizzi ed organizzi iniziative come il Job Meeting, quell'Università che fa del "Merito" il proprio baricentro orientativo. 

Ma che cos'è il merito dopotutto? 

Il merito è esattamente l'essere docili e lasciarsi massacrare quotidianamente sul posto di lavoro. Perchè ammalarsi è una nota di demerito, perchè denunciare un infortunio o una malattia professionale è una nota di demerito, perchè scioperare è una nota di demerito. Il merito si calcola nei termini della produttività e la produttività non è altro che la cifra dello sfruttamento.
 Università e padronato vanno di pari passo verso la costruzione di una società di meritevoli. Meritevoli, produttivi e sfruttati, fino a quando anche le pensioni non saranno bypassate e moriremo tutti direttamente sul posto di lavoro. 

Nessun commento:

Posta un commento