mercoledì, novembre 13, 2013

IL PROCESSO ELETTORALE IN CILE


da Prensa Obrera, periodico del Partido Obrero Revolucionario, sez cilena del CRQI (nov. 2013)

email: prensaobrera2011@gmail.com

Il POR di fronte alle elezioni del 17 Novembre 

Voto nullo.....che l'unità della sinistra sia per il Governo dei Lavoratori



Questo 2013 si realizzerà nel quadro di una catastrofe capitalista mondiale e storica dove si rivela con chiarezza la tendenza del capitalismo ad auto-dissolversi nell'epoca della sua decadenza. L'umanità sta vivendo una fase di transizione del capitalismo verso una società fondata su nuove relazioni sociali di produzione: il socialismo. Le condizioni oggettive per una rivoluzione socialista mondiale hanno maturato fino a un grado tale, che se non si produce il cambio rivoluzionario possono affondare all'insieme dell'umanità in una grave recessione economica sociale e politica, senza precedenti storici e di una magnitudine che implicherebbe un regresso civile.

L'attuale bancarotta capitalista, che ingloba e si aggiunge a tutte le altre crisi fin dalla seconda guerra mondiale, ha trascinato alle principali economie del pianeta (Unione Europea) a dei processi di recessione di enorme gravità che si prolungano da più di sei anni, e non si scorge la fine, al punto che la sua profondità tiene alla principale economia del pianeta, gli USA al bordo del default.

Le misure economiche prese dagli Stati Uniti e dalla UE in appoggio al capitale finanziario ed alle sue principali banche hanno solo posticipato la soluzione definitiva, ed hanno aggravato l'equilibrio mondiale con la creazione di una bolla finanziaria di tale grandezza che quando scoppierà rivelerà il disastro economico mondiale in tutte le sue dimensioni.

Il FMI e la Banca Mondiale agendo come agenzie dell'imperialismo finanziario usano questa crisi economica per implementare una ristrutturazione dell'economia mondiale (la politica dello shock) scaricando cosi, la crisi sull'insieme della classe operaia e dei lavoratori, attraverso il saccheggio dei diritti sociali dell'insieme degli sfruttati, conquistati in lunghe giornate di lotta (salute,educazione, previdenza sociale....) il saccheggio del salario, l'aumento della disoccupazione ed alla marginalità sociale di milioni di lavoratori. L'insieme di queste misure costituisce un vero cannibalismo sociale ed economico. Su questa politica di Shock si impone, si sostiene e si consolida il sistema ultra liberista che permette al capitalismo nella sua decadenza di recuperare i suoi profitti e cercare di ristabilire con essi un nuovo ciclo di accumulazione del capitale.



Dalla crisi economica alla crisi sociale e la crisi politica

La realtà ha dato uno scossone tale, dove anche il ripetitivo slogan che la crisi capitalista è “solo finanziaria e di carattere limitato”, non regge e solo i più insistenti riformisti possono voltare lo sguardo o disinteressarsi di quello che sta succedendo a livello mondiale. La tendenza alla dissoluzione della UE, il suo cammino a costituirsi in un “protettorato” franco-tedesco, la caduta nei tre ultimi anni di tre governi in Grecia e più di venti nel resto d' Europa, l'emergenza inaspettata e violenta delle masse nel medio-oriente che hanno dato fine alle dittature di Egitto, e Tunisia sono manifestazioni della crisi.

In questo contesto la resistenza delle masse alle misure prese dai governi per superare la crisi, ha raggiunto un protagonismo importante praticamente nella maggioranza dei paesi.

Ribellioni e scioperi generali attraversano l'Europa, l'Asia, l'America Latina, esiste un processo dove si acutizza la lotta di classe, e porta come conseguenza un importante processo di cambio nella soggettività delle masse che la spingono alla ricerca di una uscita distinta da quella imposta dai governi e dagli organismi internazionali, attraverso i quali si mette in atto la politica imperialista.

La fonte della crisi si trova ancorata nel cuore dell'impero, cioè negli USA. La minaccia del default, l'alto tasso di disoccupazione, i cinquanta milioni di persone che ricevono i buoni alimentari, 

i milioni di americani poveri che perdono la casa, rimane perciò difficile pensare alla loro inclinazione come motore dell'economia mondiale.



La crisi della istituzione dittatoriale e del blocco politico nel governo e nel parlamento in Cile

A quaranta anni dal golpe militare contro la classe operaia e dei suoi alleati, il capitalismo ultra-liberista impiantato durante la dittatura e perfezionato dai governi della concertazione e dell'alleanza per il Cile, ha compiuto pienamente il suo obiettivo: recuperare i profitti dei capitali dei monopoli esterni ed interni, ma soprattutto i profitti del capitale finanziario. Il consolidamento del sistema capitalista ultra-liberale costruito in base al sovra-sfruttamento del lavoro e delle risorse naturali, la privatizzazione di tutti i diritti acquisiti mediante le lotte popolari, l'appropriazione/saccheggio delle imprese dello Stato, l'abbandono da parte di uno “Stato sussidiario” delle minoranze etniche, degli strati medi dei lavoratori, l'apertura costante al mercato mondiale, hanno raggiunto una scandalosa concentrazione della ricchezza e del potere nelle mani di poche famiglie. L'impoverimento sistemico delle regioni, il sostenuto impoverimento dei lavoratori in relazione alla ricchezza creata in queste quattro decadi hanno aggravato le loro condizioni di vita, grazie agli alti livelli di indebitamento per l'acquisto della casa e poter cosi sopravvivere. La popolazione percepisce in tutto questo una mostruosa disuguaglianza. Una economia di reddito e di saccheggio è ormai arrivata a toccare i propri limiti ed esprime il suo sfinimento. Non ci sono più gli effetti del terremoto del 26 febbraio 2010 che hanno prodotto l'aumento della domanda interna. Il prezzo del rame oscilla e tende a cadere, la cosiddetta “solidità economica” cade a pezzi. Gli effetti positivi per gli “affari” e le statistiche capitaliste della ricostruzione del dopo terremoto sono terminate.

Quello che al momento fu un malessere maggiore nel paese, si manifesta nel secondo anno del governo Pinera attraverso numerosi scontri sociali, di diversa indole, da quella ambientalista, passando da ribellioni regionali, scioperi operai nazionali, lotte etniche,lotte salariali, e marce contro il lucro sull'educazione. Il rifiuto non arriva solo alla disuguaglianza sociale ed economica, ma all'insieme dell'istituzione politica fino alla costituzione, il parlamento, i partiti tradizionali, l'apparato giuridico, le Forze Armate, e tutto il blocco al potere.



Il popolo lavoratore cileno deve imparare dalla sua storia e prepararsi a modificarla

La profonda ristrutturazione del capitalismo contro i lavoratori e la classe operaia iniziata dalla dittatura, si è consolidata con i quattro governi della Concertazione. La Concertazione, coalizione politica votata dalle masse, come uscita democratica dalla dittatura e con un programma che prometteva una revisione di tutto quello fatto da essa durante i suoi diciassette anni, specialmente in materia di privatizzazioni delle imprese pubbliche, dopo poco si distacca da questi obiettivi, argomentando come alibi il pericolo militare per prima cosa, e dopo l'impossibilita del “sistema binominale” che non permette una maggioranza parlamentare necessaria per realizzare le trasformazioni promesse al popolo. La concertazione rivela cosi il sua carattere reazionario e controrivoluzionario con il quale si dedicò precisamente a perfezionare il regime economico, politico e sociale stabilito dalla dittatura. Questo conferma che la concertazione fin dal suo inizio fu un'uscita ben pianificata dall'imperialismo di fronte al pericolo che la lotta delle masse contro la dittatura si proiettasse verso un'uscita operaia, socialista e rivoluzionaria. Cosi la concertazione si è costituita come un fronte popolare preventivo, politica di conciliazione di classe, destinata a tirare fuori le masse dalla strada, che desse governabilità al sistema e si consolidasse come regime sociale, economico e politico. La concertazione arricchita dalla DC e dal PS e seguita dal PPD (partito strumentale creato nell'occasione per raggruppare gli usciti dal PC,PS,Mapu,MIR ecc.) ebbe pieno esito nel suo lavoro, ma perse la capacità di coinvolgere le masse e culminò i suoi venti anni di governo in un profondo processo di decomposizione. La fine del ciclo della concertazione come uscita democratica dalla dittatura militare esprime da una parte, lo sfinimento nazionale e mondiale del capitalismo come regime economico, politico e sociale, in qualsiasi delle sue forme (neoliberismo, Stato sociale) ed apre come spesso è successo il passo ad un governo di destra, e dall'altra parte di fronte al fracasso di questo governo, di dare una risposta alle contraddizioni del sistema e un nuovo inizio verso un ordine sociale distinto e ben diverso.

Durante il governo di Pinera e dell' Alleanza per il Cile, la concertazione è stata incapace di elaborare una opposizione coordinata, visto il suo completo accordo con la coalizione di governo.

La forza del movimento delle masse si porta fuori dal controllo del governo e fa pressioni sull'insieme del blocco politico al potere. Si configura cosi una nuova tappa politica in Cile, dove le masse sfiduciano le due coalizioni politiche e criticano nel suo insieme il regime impiantato durante la dittatura, (capitalismo ultra-liberista). Per l'imperialismo e il suo ordine in America Latina è fondamentale smobilitare e spegnere ogni incendio sociale, togliere le masse dalle strade, e ritornare alla governabilità. Per loro quando è necessario, ricorrono alla figura leader di stanza alla ONU: Michelle Bachelet. Servendosi dell'apparato scomposto e semi distrutto della concertazione ed accettando infine l'incorporazione del PC (che ha sempre appoggiato dall'esterno la concertazione per “frenare la destra” cosa che non riuscì) si formò un apparato in appoggio alla candidata, una nuova coalizione,“Nuova Maggioranza”. Questa nuova trovata “democratoide”, fronte-populista e di carattere reazionario con evidenti segni bonapartisti di sinistra, è satura di forti contraddizioni interne, che dipendendo dalla pressione dei movimenti di massa e dal corso che prenda la catastrofe mondiale del capitalismo, implicherà un profondo riordinamento politico in Cile. 

La concertazione al suo inizio era un fronte popolare egemonizzato dalla DC (partito golpista, filo imperialista e capitalista) seguito e sorretto dal PS (socialdemocratico) apertamente riconvertito, che abbandona ogni sua caratteristica popolare per passare al campo dell'imperialismo e dei grandi capitali. L'attuale Nuova Maggioranza è una coalizione con due tendenze che divergono solo nell'affrontare l'emergenza dei lavoratori e delle mobilitazioni sociali, ed hanno posticipato convenientemente le sue contraddizioni per il dopo elezioni. Ambedue perciò sono per la difesa del regime imposto e dissentono solo nella profondità delle riforme necessarie per non cambiare nulla.

L'”ala di sinistra” se la gioca con una specie di Stato di benestare, senza via storica, una specie di “socialismo bolivariano”, che nei paesi dove si è attuato è in aperta retrocessione ed è il cammino verso governi filo-imperialisti e controrivoluzionari. L'altra coalizione con a capo la DC e il PS non vuole “avventurieri” di nessuna specie e gioca con riforme di facciata per calmare il malessere popolare, “non le piace fumare oppio” come ha detto Camilo Escalona, (senatore del PS) ed è più vicina a posizioni di centro-destra. Una volta al governo, queste tendenze approfondiscono le loro discrepanze, accelerano gli antagonismi presenti in ognuno dei partiti di coalizione, minacciano con un fallimento che dipenderà dalla forza delle mobilitazioni e dal corso che prenda la catastrofe dell'economia mondiale e i paesi con essa coinvolti.

La Alleanza per il Cile, l'altra coalizione politica del blocco al potere retrocede in completo disordine. Le sue spaccature si approfondiscono a causa della repressione del movimento delle masse e della crisi del capitale. Questa situazione li divide a causa di due visioni differenti. L'Unione Democratica Indipendente (UDI) spinge per uno Stato di polizia repressivo, con misure di rettifica nell'economia che assicurano positive e ci portano a un passo ad essere un “paese sviluppato” dicono. Per loro è necessario approfondire le privatizzazioni per avere più crescita nell'aumento della produzione interna. Rinnovo Nazionale (RN) se la gioca per la fondazione di una “nuova destra” che si allontani dal laccio della dittatura e approfondisca “l'economia sociale di marcato”. Prima RN e dopo Alleanza per il Cile hanno dato per perse le elezioni presidenziali e si sforzano per evitare un risultato devastante. Al di là dei discorsi della Bachelet per avere un doppio turno nelle parlamentari, vari personaggi di Nuova Maggioranza hanno manifestato la loro preoccupazione se si produce un grosso disequilibrio in parlamento, rompendo cosi il co-governo che nei fatti si è stabilito in questi venticinque anni di governi “democratici”. Nei fatti questa nuova destra si sfiderà per attrarre i voti conservatori della DC nelle future guerre parlamentari ed in futuro 

attrarre la DC in un conglomerato di centrodestra che si presenti con forza per le elezioni del 2017. Intanto questi partiti (DC e RN) arrivano ad accordi nei corridoi del parlamento con una tattica di “riformismo da gattopardo” (legge binominale, accordo tra DC e RN) fatta per confondere, e deviare la volontà delle masse, e dei suoi metodi di lotta ed evitare profonde riforme del capitalismo ultra liberista-dittatoriale.



Le vedove e i vedovi del Partito Comunista

La trasformazione tramite mimetismo della Concertazione in Nuova Maggioranza per l'incorporamento opportunista del PC (che con questo passo ha finalizzato il suo lungo cammino contro l'esclusione) ha significato lasciare orfani di candidati i suoi vecchi alleati a queste elezioni, i quali lo hanno obbligato a riformarsi senza oltrepassare i limiti dell'instituzionalità pinochetista.

Il Partito dell'Uguaglianza (PI) presenta la candidatura di Roxana Miranda (dopo una rottura della militanza piccolo borghese nazionalista dietro a Marcel Claude e la sua base popolare legata alla “lotta per la casa y il debito ipotecario”) concentrando le sue critiche al sistema da un punto di vista populista, nelle profonde ingiustizie che vive il popolo quotidianamente, centra la sua forza nell'organizzazione dei cittadini e in un cambio costituzionale elaborato da un assemblea costituente dove possano dominare posizioni popolari e sociali. Come dice molto graficamente “è la candidatura dei nessuno, dei niente e dei senza denti” (“es la candidatura de los ningunos,

los nadie y los sin dientes”). 

Gli ecologisti con Alfredo Sfeir propongono una “nuova organizzazione sociale” dove senza abbandonare le relazioni capitaliste si concentrerebbe in una nuova relazione tra società e natura. Con il fine di fermare il comportamento sfruttatore del capitalismo dove nella sua decadenza e crisi si bilancia sulle risorse naturali, senza che le importi del profondo danno causato e dello squilibrio ambientale che provoca. Propone di far ricadere i costi economici,sociali e umani dello sfruttamento ambientale sui grandi monopoli sfruttatori. Si tratta solo di un approccio di rettifica al capitalismo in decadenza, senza via politica ne storica.

La candidatura di Marcel Claude riunisce ai più frammentati della sinistra in scomposizione (Partito Umanista, correnti nazionaliste bolivariane, correnti trotskiste come il MTS e IC, collettivi vari, dirigenti sindacali..) e a correnti sorte dal calore delle lotte degli studenti. E' questa “sinistra” che dopo quaranta anni è stata incapace di fare un bilancio delle sconfitte della classe operaia, dei lavoratori, dei settori popolare, e del 1973, e dell'arrivo tramite plebiscito della Concertazione. 

Siamo stati testimoni durante decine di anni di come si sono dedicati ad allontanarsi il più possibile dal marxismo rivoluzionario e dalla lotta per il socialismo. Insistono senza dubbio con tattiche e strategie di sconfitta, già abbastanza provate nelle lotte del movimento operaio nazionale e mondiale. Nostalgici di un capitalismo in versione “Stato Sociale che sta per essere ritirato dalle centrali ideologiche ed economiche del capitalismo, perché obsoleto ormai in tutta Europa (chiaramente obsoleto per i profitti che il capitale ha bisogno per rivalorizzarsi) o il socialismo del XXI secolo che rende statica la massa operaia, che fa nazionalizzazioni alla stile Kirchner e Chavez 

accompagnate de una scia nazionalista piccolo borghese di diverse origini (militari, indigene ecc). Siamo in presenza del tradizionale “frontismo democratizzante” che ha provato equivocatamente e collocarsi come la continuazione storica di Unidad Popular di Allende considerando il suo fallimento storico. Il fenomeno di Marcel Claude non è una novità come lo vogliono presentare, ma è la manifestazione reazionaria della scomposizione di chi fin dai suoi inizi ha preteso condurre i lavoratori ad abbandonare la lotta per il socialismo in cambio dell'alternativa “democrazia e giustizia sociale” con a capo il PC. La ricerca continua di entrare nel parlamento e lo Stato dittatoriale del PC è il prodotto della sua storica posizione controrivoluzionaria da una parte e la necessità di rafforzare l'apparato marcio della concertazione, con il fine di arrivare a cooptare la mobilitazione popolare. La lotta per l'esclusione del PC culmina con l'ingresso in Nuova Maggioranza e lascia orfana la sinistra democratizzante. La lotta del Partito Umanista che incorpora da anni nel fronte “Insieme possiamo” è stata quella di far salire un caudillo per la sinistra democratizzante (Hirsh e Arrate), ma oggi cerca in Marcel la chiave per coinvolgere fondamentalmente i giovani più ribelli e combattivi che hanno partecipato nella giornata contro il lucro nell'Educazione pubblica, verso una via piccolo borghese nazionalista all'attuale crisi capitalista in Cile. Si pretende in breve tempo l'unità delle diverse organizzazioni in questo conglomerato, è una nuova prova di queste la formazione del MPT (Movimento del Popolo e dei Lavoratori) senza arrivare all'unità a causa della sua diversità e la mancanza di chiarezza, prodotto dall'assenza di analisi e bilanci della sua azione e origine. Quando sarà concreta questa unità si arriverà ad avere un nuovo referente della “sinistra democratizzante”.

Sotto l'attuale correlazione di forze tra la classe operaia ed i suoi alleati il programma eretto per la candidatura di “Todos a la Moneda” non sarà altro che una lista di riforme nell'universo del “chi offre di più” senza realizzazione per il suo carattere spontaneista, movimentista e anti partito.

La candidatura di Marcel Claude non è altro che il “terzo tempo” del fronte “Insieme possiamo”



Le mobilitazioni, le elezioni e le sue prospettive

Le mobilitazioni del 2011-13 sono costituite principalmente dalla ribellione degli strati medi di salariati del paese contro il capitalismo liberista. Quest'ultimo aveva promesso una ascesa sociale ed economica tale da liberare dalle angustie e dalla povertà. Queste classi salariate hanno aspettato decine di anni fino a rendersi conto che il regime costituitosi privilegia solo ad una minoranza estremamente ricca e potente. Con la ribellione questi settori si allontanano dal blocco sociale al potere e rompono l'unità raggiunta dai grandi monopoli esteri ed interni intorno al capitalismo ultraliberista e cercano una risposta propria alla crisi. Però il carattere di classe del movimento di massa, cioè degli strati medi di lavoratori non riesce a superare i limiti dell'ideologia borghese, e lotta con i suoi propri metodi. Proprio da li si vede il suo carattere spontaneista, movimentista, la rinuncia alla costruzione del partito della classe operaia, la tendenza alla formazione di collettivi senza grandi principi ne programmi, e il suo rifiuto ai mezzi più duri della lotta popolare.

Le mobilitazioni di questo periodo hanno il merito di aver installato nuovamente tutto un programma di rivendicazioni tendenti a smantellare il regime ereditato dalla dittatura.

Detto questo ci possiamo aspettare che gli strati più alti della piccola borghesia, si muovano verso la destra più recalcitrante, cioè quella golpista e fascistoide. 

In questo processo la coalizione Nuova Maggioranza cercherà di guadagnare tempo, per cercare di approfondire quello che il modello reclama (privatizzazioni di CODELCO “Corporazione Nazionale del Rame”, della metro, flessibilità del lavoro ecc). Dall'altra parte questa ribellione degli strati medi è il preambolo dell'incorporazione dei lavoratori e della classe operaia, i quali con il suo programma dovrebbero affrontare e sconfiggere la denominazione ideologica e politica della borghesia.



La ri-articolazione del movimento operaio e popolare

Le mobilitazioni hanno approfondito la tendenza a far riapparire con più forza le rivendicazioni, sia immediate che storiche, sia economiche che politiche della classe sfruttata. Questo periodo elettorale è caratterizzato da questa tendenza. Da un po' le numerose candidature a presidente riflettono la ri-articolazione del movimento operaio e di massa, cercano di detenerlo in minor o maggior misura, con il riordinamento tra le classi, i suoi strati e i loro rappresentanti politici tra questi e il governo, il parlamento, e lo Stato nel suo insieme.

Nell'ambito mondiale e nazionale si è definito un problema di potere e tutte le forze concorrono alla sua soluzione. Le masse non devono vacillare è il momento in cui le forze rivoluzionarie hanno la responsabilità di attuare con prontezza attraverso politiche corrette. La partecipazione alle elezioni da parte delle forze rivoluzionarie è un problema tattico, e i problemi tattici si risolvono in funzione a caratterizzazioni concrete della realtà concreta, guidati da una strategia rivoluzionaria di classe. 

Le riforme dei più diversi stampi propongono vie ripetitive segnate da sconfitte, dal sangue operaio e popolare. Sono quelli che cercano trasformazioni rispettando le istituzioni della classe dominante, conquistando spazi dentro della stessa, ricoprendo incarichi dentro al governo, nello Stato borghese. Costituiscono la sinistra democratizzante e gruppi che cercano la conciliazione tra le classi in lotta.

I lavoratori, gli sfruttati sono stati abbandonati dalla loro direzione storica, il PS e il PC (quest'ultimo ha da poco ricordato i suoi cento anni di sconfitte).Il carattere del movimento attuale di ri-articolazione delle masse e della classe operaia ha caratteristiche che nascono da due sconfitte consecutive, l'antipartitismo indica che la classe deve provare nella lotta il suo nuovo partito, lentamente le tendenze che sono dentro di esso si consolideranno o spariranno. Già molti vari gruppi che si dicono “rivoluzionari” dimostrano solo la loro scomposizione. Altre tendenze si fonderanno del pieno della lotta e sotto l'esigenza della classe e delle masse, la lotta per la direzione sarà sul piano pratico politico e teorico.

La sinistra rivoluzionaria deve lottare per fondersi con la classe operaia oggi atomizzata, con il movimento delle masse e guidata dal programma di classe con l'obiettivo strategico della presa del potere , la distruzione dello Stato borghese e la costruzione del socialismo. 

L'attuale scenario elettorale si svolge in un contesto dove la correlazione di forze non è tuttavia favorevole alla classe operaia e al campo popolare, dall'altra parte nessuna delle candidature ha come elemento centrale gli interessi dei lavoratori e la meta socialista, per questo il Partito Operaio Rivoluzionario (POR) propone il voto nullo e lavorerà per riprendere il cammino verso il Governo dei Lavoratori, e l'agitazione per un programma della classe operaia e delle classi sfruttate. 

Per questo faremo in modo che sia chiaro che non siamo “anti-elettorali”, ma lotteremo nella breve distanza a recuperare le elezioni per l'unica cosa che servono, cioè alla militanza socialista, come strumento di propaganda, delimitazione politica e reclutamento rivoluzionario.

La lotta di classe non comincia ne finisce nelle urne, però recuperare le elezioni attraverso un metodo rivoluzionario ci permetterà di far pratica nella lotta insieme ai lavoratori e gli studenti che si propongono di iniziare un cammino verso un Governo dei Lavoratori.

Visto che non siamo anarchici, ricalchiamo che l'importante della lotta politica è dentro tutte le istituzioni dello Stato borghese, dal parlamento, ai sindacati burocratizzati fino ad arrivare nelle scuole e nelle università. Non vedremo mai dentro al parlamento un avanzamento “progressivo verso la distruzione del capitalismo dal suo interno” o “l'avanzamento della democrazia e della giustizia sociale”, siamo socialisti, vogliamo ottenere l'inserimento nella classe operaia e lottare per la sua indipendenza politica, affrontare la burocrazia ed alzare la bandiera del Governo dei Lavoratori, in opposizione alla soluzione capitalista nell'attuale tappa della bancarotta e decadenza del capitale. Per far si che un operaio voti alla sinistra rivoluzionaria, deve attuare una vera e propria ribellione nella sua testa, e nelle sue soggettività. 

L'enorme ritardo politico della sinistra rivoluzionaria in Cile non può essere superato attraverso una forzata unità, nascosta e riservata. Davanti alla necessità dell'unità della sinistra ci opponiamo alla politica opportunista, che colloca i combattenti rivoluzionari dietro la piccola borghesia, e lotteremo fin da oggi per un' unità della sinistra forgiata nella lotta per un Governo dei Lavoratori.














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