mercoledì, ottobre 16, 2013

VIA IL GOVERNO LETTA ALFANO PER UNA SVOLTA UNITARIA E RADICALE DI LOTTA PER UNA PROSPETTIVA DI RIVOLUZIONE

Vecchio governo, nuova rapina. La “legge di stabilità” di Letta Alfano ripropone.. la stabilità della rapina: quella del capitale ai danni del lavoro. Nuovi tagli sociali, nuove privatizzazioni, nuove regalie di miliardi ai capitalisti e alle banche. Una immutata “unità nazionale” (..con Berlusconi) al servizio del capitale finanziario, italiano ed europeo. Sotto il controllo vigile del Presidente della Repubblica, quale garante supremo dei capitalisti.

La “crisi” di ottobre tra PDL e PD riguardava unicamente l'equilibrio malfermo dei loro interessi politici e le loro contraddizioni interne. Quando la borghesia ha richiamato all'unità i propri partiti, l'unità si è alla fine ( per ora) ricomposta. Contro lavoratori, precari, disoccupati.

LE SINISTRE IMMOBILI O COMPLICI

Ma se la grande rapina può continuare non lo si deve certo alla “forza” della borghesia e dei suoi partiti, più che mai disarticolati e divisi. Lo si deve all'assenza di una reale opposizione di massa, per responsabilità delle sinistre politiche e sindacali: che sono oggi immobili o complici.

I vertici della CGIL hanno usato le contraddizioni tra borghesia e Berlusconi per stringere un patto con Confindustria a vantaggio del PD: facendo lobby coi padroni sul “cuneo fiscale” e concedendo loro la “esigibilità” dei contratti.

I dirigenti FIOM hanno coperto la CGIL, sino a presentare come propria “vittoria” la lesione della libertà di sciopero . Cercando parallelamente un proprio spazio di pressione sul centrosinistra con l'iniziativa del 12 ottobre .

Sinistra e Libertà combina l'”opposizione” a Letta col matrimonio con Renzi- un populista confindustriale amico di Marchionne - prenotando ministeri in un suo (eventuale) futuro governo.

Infine ciò che resta del PRC si aggrappa ora a SEL ora a Landini per cercare di sopravvivere alla propria disfatta.

I VEICOLI DI UNA DINAMICA REAZIONARIA: REPRESSIONE, GAULLISMO, CASALEGGIO

Qual'è il risultato d'insieme di queste politiche? Che 16 milioni di lavoratori sono allo sbando sotto i colpi dei loro avversari, con effetti di ulteriore smarrimento e disgregazione. Che l'ulteriore deterioramento dei rapporti di forza incoraggia il salto della repressione contro settori d'avanguardia e le loro lotte, assieme a nuovi progetti istituzionali gaullisti. Che nel cedimento di un argine di classe, aumenta lo spazio nel senso comune per il qualunquismo reazionario ( e xenofobo) di Grillo e Casaleggio. I quali hanno utilizzato lo sdoganamento offerto loro da tanta parte della sinistra ( con l'eccezione del PCL) per allargare la propria influenza tra i lavoratori: che sono in realtà le vittime designate del loro progetto anti operaio ( scioglimento del sindacato in quanto tale) e plebiscitario ( una Repubblica Web, senza diritti democratici).

PER UN FRONTE UNICO DI CLASSE E UNA SVOLTA RADICALE DI LOTTA

Occorre una svolta, unitaria, radicale, di massa.

Le iniziative di sciopero e manifestazione del 18 e 19 Ottobre sono un'utile espressione di chiara opposizione alle politiche dominanti. Ma occorre andare oltre la dimensione dell'avanguardia e la soglia di iniziative occasionali, per porci all'altezza di un livello di scontro storicamente nuovo.

E' necessario lavorare in ogni lotta per una prospettiva di vera e propria opposizione di massa alla borghesia: una opposizione che unifichi attorno alla classe operaia le ragioni di tutti i movimenti ; che sia tanto radicale quanto radicali sono i padroni e il loro governo; che sia capace di mettere in campo la forza materiale di milioni di proletari e di sfruttati. Perchè solo una forza di massa uguale e contraria alla determinazione avversaria può strappare risultati concreti, approfondire le divisioni nel fronte borghese, aprire dal basso la prospettiva di un'alternativa vera.

PER UNA REPUBBLICA DEI LAVORATORI

Berlusconi, Renzi, Grillo, stanno tutti, in forme e con ruoli diversi, dall'altra parte della barricata. Sono i lavoratori, i precari, i disoccupati, che possono e debbono prendere in mano il proprio futuro. Liberandosi da ogni illusione e imponendo la propria soluzione della crisi.

Questa soluzione non sta nell'eterna attesa di un “governo amico”, di una “borghesia buona”, dei miracoli della Costituzione borghese. E neppure in un puro antagonismo fine a se stesso. Sta nel congiungere le lotte quotidiane di resistenza alla prospettiva del rovesciamento del capitalismo e del potere dei lavoratori, fondato sulla loro organizzazione e la loro forza. Perchè solo una Repubblica dei lavoratori può liberare la società dalla dittatura del capitale, riorganizzare da cima a fondo l'economia, raccogliere le aspirazioni di tutti i movimenti, realizzare una democrazia vera e nuova, in cui a comandare sia la maggioranza della società, non la minoranza che l'opprime. Solo una Repubblica dei lavoratori può essere realmente “fondata sul lavoro”. Solo una rivoluzione può aprirle la via.

Il PCL è l'unico partito che si batte, in ogni lotta e in ogni movimento, per sviluppare la coscienza dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, in direzione di questa prospettiva rivoluzionaria.

CONTRO LA DITTATURA DEGLI INDUSTRIALI E DEI BANCHIERI
PER UNA REPUBBLICA DEI LAVORATORI

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