mercoledì, ottobre 09, 2013

L'UNICA REPUBBLICA “FONDATA SUL LAVORO” E' UNA REPUBBLICA DEI LAVORATORI.


La manifestazione del 12 Ottobre registrerà sicuramente la domanda di svolta di parte importante del popolo della sinistra. 
Ma l'interrogativo è: quale traduzione e prospettiva offrono a questa domanda i promotori della manifestazione? 


NO AL GOVERNO LETTA/ALFANO. E QUINDI ANCHE AL PD E A NAPOLITANO 

Ogni rivendicazione sociale e democratica, che voglia essere progressiva, va indirizzata contro gli avversari della classe lavoratrice . Tra questi avversari c'è sicuramente il frodatore fiscale Berlusconi. Ma c'è anche il Partito Democratico, che al fianco di Berlusconi ha votato le politiche di Monti/ Fornero su pensioni , articolo 18, pareggio di bilancio in Costituzione, così come le politiche di Letta/Alfano per aumentare la precarizzazione del lavoro ( abolizione della causale sui contratti a termine). E che oggi nella cosiddetta “nuova maggioranza” al fianco di Sacconi, Formigoni, Giovanardi ( e.. assieme a Berlusconi) vota il programma di nuove privatizzazioni, regalie fiscali alle imprese , ulteriori tagli di spesa. Col plauso di Borsa, Confindustria, vescovi, e in primo luogo di Napolitano, in questi anni supremo garante della “governabilità” del capitale. 

É dunque necessaria una chiara opposizione non solo al governo Letta, ma al PD e al Presidente della Repubblica. La pretesa di SEL di stare all'opposizione del governo Letta ma di prenotare l'accordo col populista confindustriale Renzi, è un inganno per i lavoratori in attesa di ministeri. L'eterna illusione- sempre smentita- di un possibile “governo amico” di centrosinistra, va tanto più oggi definitivamente archiviata. 

Le sinistre politiche, sindacali, di movimento, debbono fare fronte comune, in piena autonomia, contro tutti gli avversari dei lavoratori, senza ambiguità o silenzi. 


NO AL PATTO CGIL /CONFINDUSTRIA 
PER UN FRONTE UNICO DI LOTTA CONTRO IL PADRONATO E IL SUO GOVERNO 

La mobilitazione per i diritti democratici è inseparabile da una mobilitazione di classe. Che richiede, innanzitutto, la piena autonomia dal padronato. Il patto dei vertici CGIL con Confindustria è un fatto grave. Sia quando si traduce in una comune lobby di pressione sul governo attorno alle richieste dei padroni (”cuneo fiscale”). Sia quando concede ai padroni la lesione di libertà sindacali, come il divieto del diritto di sciopero contro contratti di lavoro ( “esigibilità”). Colpisce che lo stesso gruppo dirigente della FIOM copra oggi questa politica e addirittura la rivendichi come propria “vittoria”. 

C'è bisogno di una politica opposta. Che rompa definitivamente con la concertazione, e che promuova una mobilitazione di massa contro il padronato e il suo governo, attorno ad una piattaforma di lotta indipendente. La linea di resistenza azienda per azienda, in ordine sparso, porta solo alla sconfitta. E' necessaria una mobilitazione generale, tanto radicale quanto radicali sono i padroni . Senza questa svolta di lotta unificante c'è non solo il disarmo sociale dei lavoratori, ma l'arretramento ulteriore della loro coscienza politica. Se il programma reazionario di Grillo e Casaleggio- che mira ad una repubblica plebiscitaria via web- inganna tanti operai, è perchè tanti lavoratori si sentono abbandonati dai propri gruppi dirigenti nella crisi sociale più profonda del dopoguerra. 


SENZA ILLUSIONI COSTITUZIONALI, PER UNA REPUBBLICA DEI LAVORATORI 

La lotta contro ogni deriva reazionaria è sicuramente una necessità. Ma questa lotta dev'essere coerente. Non può né tacere sulla natura del M5S ( tanto meno abbellirla), nè subordinarsi alle impostazioni populiste ben poco democratiche ( Travaglio) che sostengono le Procure e leggi elettorali maggioritarie ( Mattarellum). Al contrario: deve battersi per la difesa di ogni movimento che sia oggetto della repressione,per l'amnistia verso i cosiddetti reati di lotta, per una legge elettorale interamente proporzionale. Contro l' impianto della seconda Repubblica. 

Al tempo stesso non crediamo davvero che l'alternativa alla seconda Repubblica stia nello sventolio della Costituzione del 48. Naturalmente, da comunisti, siamo per la difesa di tutti i diritti democratici sanciti dalla Costituzione, contro ogni loro arretramento. Ma senza tacere sulla natura borghese di quella Carta, figlia del compromesso tra Togliatti e De Gasperi a garanzia del capitalismo italiano. La verità è che se si vogliono “applicare” i principi progressivi richiamati dalla Costituzione, bisogna mettere in discussione quella società capitalista che la Costituzione tutela. “Diritto al lavoro”, “diritto alla casa”, “diritto all'istruzione” sono incompatibili, tanto più in tempi di crisi, con la tutela della proprietà privata. Sono incompatibili con un' organizzazione sociale, che dietro il sipario di una finta democrazia, è fondata sulla dittatura degli industriali e dei banchieri. Richiamano l'esigenza di un altro Stato , di un'altra Costituzione, di un'altra democrazia: in cui siano realmente i lavoratori e la maggioranza della società a decidere del proprio destino, non la Borsa e il Mercato . Ma questa democrazia può solo significare potere dei lavoratori: un potere basato sulla loro organizzazione e la loro forza. Solo una Repubblica dei lavoratori può essere realmente “fondata sul lavoro”, liberando la società dal capitalismo e riorganizzandola su basi socialiste.

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