giovedì, luglio 18, 2013

SCIOPERO FINCANTIERI DI MARGHERA



La Fincantieri per mantenere i propri margini di profitto, minacciati dalla crisi capitalista mondiale, sta attuando un piano industriale che prevede nel contempo licenziamenti, cassa integrazione, aumento della flessibilità, dei ritmi e dello sfruttamento attraverso l'applicazione dell’orario plurisettimanale e la distribuzione dell'orario di lavoro su sei giorni. A questo principio obbediscono i recenti accordi firmati da Fiom, Fim e Uilm, uno dietro l’altro, negli stabilimenti del gruppo industriale (Castellammare di Stabia, Sestri Ponente, Ancona, ecc). L’Azienda con questi accordi potrà imporre, in modo unilaterale, l’orario secondo le proprie esigenze produttive; la pausa mensa è portata a fine turno, mentre l’aumento della produttività e dei ritmi provocheranno inesorabilmente un aumento delle malattie professionali e degli infortuni sul lavoro. Inoltre le organizzazioni sindacali e le RSU dovranno garantire i termini di consegna delle navi nei tempi previsti sostenendo l’azienda nella richiesta di straordinari e, in particolare, s’impegneranno a evitare l’attuazione di scioperi e iniziative di lotta nei momenti più sensibili del processo produttivo, cioè il varo delle navi, le prove a mare e il momento della consegna. In pratica sarà fortemente limitato il diritto di sciopero, che è stato in questi anni lo strumento che ha permesso ai lavoratori di Fincantieri di impedire la chiusura di stabilimenti, come quello di Sestri, o la collocazione in Borsa dell’Azienda. Questi accordi colpiscono tutti i lavoratori, interni ed esterni. Ma per i lavoratori delle ditte esterne, sottopagati e privi di tutele, nei confronti dei quali la politica degli appalti al ribasso è una realtà operante, significherà maggiore super-sfruttamento e maggiore incertezza. 

Il piano aziendale è stato attuato con una accorta strategia, colpendo per prima gli stabilimenti dove la classe operaia era resa debole dalla mancanza di navi in costruzione. A questa strategia bisogna rispondere con l’unificazione delle vertenze, la concentrazione e la centralizzazione delle lotte, costruendo un vero coordinamento dei lavoratori della cantieristica con il compito prioritario di elaborare un piano nazionale di mobilitazione e di lotta sulla base di una piattaforma votata dai lavoratori. 

I lavoratori di Marghera resistono al piano industriale 
In questi giorni l’azienda sta colpendo i lavoratori dello stabilimento di Marghera, ma la risposta dei lavoratori grazie ad una direzione conseguente ha coraggiosamente respinto l’attacco padronale. Da oltre un mese contro le provocazioni aziendali i lavoratori organizzano scioperi e blocchi dei cancelli. L’unità dei lavoratori ha compattato in un solo fronte di lotta la totalità delle maestranze: impiegati e lavoratori, lavoratori interni e degli appalti, una partecipazione alla lotta che non si vedeva da tempo, con una radicalità e disciplina esemplare. 
Ma per essere vittoriosa questa lotta va approfondita ed estesa! Devono scendere in campo gli altri reparti della classe operaia di tutti gli stabilimenti. 

L’accordo sulla cassa integrazione del 10 luglio deve essere respinto! 
Nell’accordo che proroga la cassa integrazione per altri dieci mesi, firmato dai sindacati con l’azienda, si recepiscono esplicitamente tutti gli accordi locali sottoscritti unitariamente. Quindi di fatto anche gli accordi al ribasso strappati da Fincantieri negli stabilimenti sotto ricatto. Questa operazione deve essere respinta con la lotta! 

Il piano industriale di Fincantieri potrà essere sconfitto solo dalla mobilitazione ad oltranza! 

 Costruire comitati aziendali di sciopero, eletti dai lavoratori, che affianchino nella mobilitazione i delegati e i rappresentati sindacali; Costruire nel territorio la solidarietà attiva attorno alla lotta dello stabilimento di Marghera; Sostenere la lotta con le casse di resistenza; 
 Costruire un vero coordinamento nazionale dei lavoratori del gruppo Fincantieri, eletto dai lavoratori, che elabori una piattaforma nazionale di lotta da sottoporre al voto dei lavoratori; 
 Fincantieri, Fiat, Alcoa, Ilva, Indesit è la stessa lotta delle migliaia di vertenze in atto nel Paese, in tutti i settori e in tutte le categorie. Questa forza deve essere organizzata, concentrata e centralizzata nella mobilitazione ad oltranza contro il governo e il padronato, fino all’esproprio, senza indennizzo e sotto controllo operaio, delle aziende che licenziano e non rispettano i diritti dei lavoratori. Un programma che solo un governo dei lavoratori può attuare. 

Il PCL, ha sostenuto e sostiene con tutte le proprie forze militanti i lavoratori della Fincantieri. Non solo intervenendo nelle assemblee, nei presidi, nelle manifestazioni e negli scioperi, ma anche con l’impegno delle proprie forze nel sindacato a difesa della democrazia operaia e del protagonismo dei lavoratori. 
Per un governo dei lavoratori! per il socialismo!

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