mercoledì, luglio 10, 2013

Manifestazione dei lavoratori Indesit: il grande corteo di Fabriano è solo l’inizio, ora un coordinamento nazionale di lotta ed una piattaforma unitaria

nazionale dei lavoratori Indesit svoltosi venerdì scorso a Fabriano è stata un’ottima dimostrazione di forza e di unità del movimento operaio. 
Ora però bisogna uscire dall’ombra dei politici di centrosinistra che guidavano il corteo e ritirare le deleghe in bianco concesse ai sindacati confederali, altrimenti non potremo che andare incontro all’ennesima sconfitta. 
Infatti, mentre i lavoratori chiedevano a gran voce il blocco dei licenziamenti ed il ritiro dei piani di delocalizzazione, il sindaco di Fabriano (ndr Sagramola - PD) ad un’intervista sul tg1 dichiarava che i lavoratori erano disposti a compiere sacrifici (leggi svendita dei diritti) in cambio di una revisione dei tagli dell’azienda: in parole povere una riproposizione della “Fabbrica Italia” di Marchionne che, come sappiamo, in cambio dei soliti “sacrifici” ha portato solo licenziamenti e cassa integrazione. 
Inoltre non possiamo cancellare la recente storia del gruppo Antonio Merloni e del suo indotto, dove gli stessi sindacati confederali che oggi stanno concertando con l’azienda, tenendo a freno gli operai con finte promesse di riassunzione, si sono resi complici della rovina di almeno 3000 famiglie. 
Il Partito Comunista dei Lavoratori, che già da mesi denuncia un piano “sotterraneo” di tagli per la Indesit, mentre tutti i sindacati ci accusavano di allarmismo, è stato l’unico partito presente con un suo spezzone organizzato composto da decine di compagni. 
La nostra presenza si è contraddistinta per la proposta, portata avanti con l’affissione di manifesti e la diffusione di centinaia di volantini: 1)della costituzione immediata di un coordinamento nazionale di lotta con rappresentanti di tutti gli stabilimenti a prescindere dal sindacato di appartenenza, che organizzi da subito lo sciopero ad oltranza e l’occupazione degli stabilimenti 2)di una piattaforma unitaria che preveda i quattro punti minimi del blocco di tutti i licenziamenti, dello stop a tutte le delocalizzazioni, della divisione del lavoro esistente tra tutti a parità di salario ed infine della nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio. 
La Proprietà, gli azionisti e la direzione dell’Indesit hanno un “piano” ben preciso: attraverso i licenziamenti, la cassa integrazione, le delocalizzazioni vogliono incrementare i proprio profitti a discapito di 1500 (per cominciare) famiglie di operai ed impiegati. Noi dobbiamo rispondere, con la forza dei numeri e dell’unità dei lavoratori, con un piano radicalmente opposto: garantire il lavoro a tutti a discapito degli interessi di proprietari e azionisti. Solo così potremo vincere e non finire tutti per strada. 
Il PCL si batte per questo. Ed a riprova che la nostra lotta non rimane lettera morta alla fine del corteo, insieme ad alcuni esponenti dei centri sociali, abbiamo provato a forzare, pur senza alcuna violenza, il blocco della polizia per occupare fin da subito gli stabilimenti dell’Indesit: e ce l’avremmo fatta se il servizio d’ordine dei sindacati, nel ruolo di guardia bianca a difesa degli interessi dei Merloni, non ci avesse respinto impedendoci l’occupazione. Ma molti operai non hanno apprezzato questa nefasta scelta, che ha smascherato una volta di più la natura delle burocrazie sindacali di queste organizzazioni, e la prossima volta non falliremo! 
[ a questo link un filmato dello spezzone del PCL http://marcherosse.blogspot.it/2013/07/manifestazione-nazionale-lavoratori.html ] 
Con preghiera di massima diffusione

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