domenica, luglio 28, 2013

Brasile: quello che c’è e quello che sta per arrivare



Lo sciopero generale dell’11 luglio non è stato la continuità delle mobilitazioni popolari di massa di giugno. Molto parziale nella maggior parte delle grandi città, quasi inesistente fuori dalle stesse, non è riuscito a fermare, eccetto Porte Alegre il sistema dei trasporti. Le interruzioni stradali dove ci sono state (poche) sono state realizzate da un piccolo numero di persone. Le manifestazioni per la strada sono state scarse in relazione alle marce multitudinarie di giugno: 8mila persone massimo nella Avenida Paulista (San Paolo). Buona parte dei manifestanti aveva ricevuto soldi da qualche centrale sindacale per partecipare e pagamenti extra per chi aiutava a portare bandiere e cartelloni. 
La giornata però era stata convocata dalle sette sigle sindacali, qualcuna come la CUT-Fuerza sindical con enormi possibilità finanziarie. Nei pochi posti dove ci sono state attività di lotta (Fortaleza,Porto Alegre, San Josè dos campos, Belem, Natal) è ben nota l’attività della CSP-Conlutas (in lotta) tenendo presente che rappresenta solo il 2% del movimento sindacale. 

Il PSTU però ha dichiarato che “l’11 luglio è stato la continuità delle manifestazioni di giugno” (Opinion Socialista del 17-7) questo non lo direbbe nemmeno lo studente meno informato. 
I movimenti responsabili delle giornate di giugno, il MPL in primis, hanno ignorato lo sciopero. 
La CUT (Centrale Unica dei Lavoratori) ha pagato i “suoi” manifestanti per portare bandiere (industrialmente confezionate) come appoggio al governo ed hanno dominato ogni atto pubblico (a giugno non si è vista nessuna, nemmeno somigliante). 
La risposta di Dilma Rousseff “alle voci della strada” si è ridotta praticamente al niente. 
La promessa di offrire il 100% delle entrate del petrolio di alto mare (meno dell8% della rendita petrolifera, nelle mani del capitale privato internazionale) è stata tagliata e posticipata dal parlamento. La riforma politica annunciata come assemblea costituente e dopo ridotta ad una modifica reazionaria per un paio di meccanismi elettorali, è stata semplicemente affossata nel Congresso Nazionale. Dilma non ha avuto tempo di andare alla riunione della Direzione Nazionale del PT, ma lo ha trovato per ricevere pubblicamente un rappresentante parlamentare del PSOL (Partido Socialismo y Libertad) che le ha manifestato il suo appoggio. Di fronte alle ovvie critiche il PSOL ha emesso un comunicato distanziandosi dal suo deputato, però appoggiando l’affossata riforma politica. I principali partiti di sinistra si sono schierati pubblicamente in divergenza o collisione con il movimento popolare. 
Lula è uscito dal suo mutismo (dalle pagine del New York Times….) per caratterizzare le mobilitazioni come il prodotto del progresso dell’ultima decade: le macchine di privati cittadini avrebbero invaso le strade ostacolando il trasporto pubblico. Nemmeno una parola sui lucri e sul monopolio dei trasporti privatizzato, ha anche auspicato ad una rinnovazione del PT (Partito dei Lavoratori) la riunione della direzione a metà di luglio è stata un episodio di crisi: ha manifestato la sua insoddisfazione per l’assenza di Dilma, ad ha ufficializzato nove liste per le elezioni interne del 10 di novembre, con sei candidati alla presidenza del partito. La sinistra del PT, un apparato estraneo al movimento popolare ha scommesso molto su questo processo. 
Tutta la porcheria accumulata dallo Stato (regime) brasiliano sta adesso apparendo. I poco più di 5.500 municipi del paese usano niente di meno che 510 mila “incarichi di fiducia” (noquis), molti con salari mensili superiori a 10,000 dollari. Professori e medici municipali soffrono allo stesso tempo salari da fame, per non parlare delle infrastrutture. La corruzione e la crisi economica si incrociano nel BNDES: banca statale con i crediti al settore privato aumentati di R$ 25,7 miliardi, US$ 12 miliardi (2001) a R$ 168,4 miliardi, US$ 84 miliardi (2010), con una tasso di crescita decrescente degli investimenti privati, attualmente uguale a zero. 
La maggioranza delle imprese beneficianti registrano perdite o sono in bancarotta. La più importante è la EBX di Elke Batista, “il capitalista di Lula”, beneficia di R$ 10,5 miliardi di denaro pubblico. La crisi capitalista sta illuminando il buco nero della corruzione brasiliana. 
Il papa Francesco viene nel “più grande paese cattolico del mondo” dove la proporzione di cattolici è caduta del 92% nel 1970 e per il 65% nel 2010, a beneficio delle sette mafiose evangeliche che hanno governato il paese nell’ultima decade insieme al PT. Il “corvo-maggiore” viene anche a contenere il movimento giovanile, deviandolo, chiamando al governo del PT ad “ascoltare la voce della strada” aprendo più spazio alla chiesa cattolica e riducendo quello degli evangelici. 
I teologi della liberazione (i fratelli Boff, Frei Betto...) si sono uniti clamorosamente a questa operazione politico-religiosa. Il Vaticano ha messo le immense spese papali in conto allo Stato, gli evancelici hanno fatto pressione sul governo per ridurli. La sinistra si gira dall’altra parte. 

Di fronte all’immobilità della politica il PMDB (Partido do Movimento Democrático Brasileiro) 
Cerca di trasformarsi nell’asse del regime, confermando la sua alleanza con il PT e l’appoggio di Dilma, allo stesso tempo però bombarda in parlamento le sue iniziative politiche. 
Nelle attuali condizioni è quasi un gioco alla roulette russa. Le centrali sindacali hanno convocato un nuovo sciopero generale per il 30 agosto. Isolato e privo di connessione con qualsiasi piano di lotta, la giornata sarà un nuovo saluto alla bandiera. La gioventù in lotta va per altri camini. 
Dopo Belo Horizonte i giovani di Porto Alegre organizzati in un Blocco di Lotta hanno bloccato il Municipio, dal quale si sono ritirati solo dopo un compromesso scritto di passaggio gratuito in bus e treni per studenti e disoccupati, senza sgravi fiscali per le imprese concessionarie. Il caldo sta fermentando. 
La vittoria ai punti nel primo ruond può trasformarsi in un knok’out nei prossimi attacchi. 

Contributo di Osvaldo Coggiola ( Brasile )

Nessun commento:

Posta un commento