giovedì, giugno 06, 2013

intervento di Claudio Ferro (PCL Alessandria) sull' adesione al PCL da parte di ex militanti del PRC



Lettera ai giornali








Spett. le Redazione, 

mi sento in dovere d’intervenire a sostegno della decisione presa dal consigliere comunale di Novi Ligure Franco MORO e di molti altri compagni che stanno aderendo al Partito Comunista dei Lavoratori, lasciando quel che resta dell’ “ex” Rifondazione, ormai in via di estinzione dentro il nuovo movimento politico personale promosso dal magistrato Ingroia. 

Ricordo che circa 22 anni fa, correva l’anno dell’ Occhetto 1991, un gruppo esiguo ma determinato di compagni comunisti, che comprendeva oltre al sottoscritto anche Franco Moro, riusciva in breve tempo a costituire una sua federazione provinciale di Rifondazione Comunista in Alessandria con dodici sezioni territoriali e circa milleduecento iscritti locali. Ebbene, in quell’anno grande fu l’entusiasmo che spinse molti di noi compagni delusi e traditi a riprendere l’impegno diretto in nuova militanza comunista. Speravamo di poter imprimere non solo la “rifondazione” del comunismo ma soprattutto la “rifondazione della politica”, ovvero, più propriamente, del “modo” di fare politica. Purtroppo, allora, nel 1991, Rifondazione Comunista nacque con “un peccato originale”: la sua “costituente” fu subito egemonizzata da ex burocrati del vecchio PCI estinto, divenuti presunti “leader” che imponevano una svolta “verticistica” al nascituro movimento politico. Ricordo le sprezzanti parole di Sergio Garavini, quando, parlando insieme agli altri autoreferenziali “dirigenti” Cossutta, Libertini, Salvato, Magri, Russo Spena, Vendola, si lamentava del fatto che al primo congresso di Rifondazione c’era molta “truppa” (leggasi come troppa base) ma carenza di “generali” (leggasi come poco vertice). E fu così che il “ristretto” vertice, approfittando della passività e subalternità culturale ed ideologica indotta per consuetudine già nel vecchio PCI, riuscì a plagiare la maggioranza della base alla volontà e alla linea politica dei successivi Bertinotti di turno, i quali garantivano sì la crescita del business elettorale ma anche l’inizio della parabola discendente come perdita di iscritti, raggiungendo il massimo del “cretinismo parlamentare” col sostegno al governo Prodi e le espulsioni dei dissidenti “trotskysti”. 

Basti ricordare come venne approvata, in Parlamento la famigerata Legge n. 223 del 1991: questi primi “disonorevoli” parlamentari sedicenti “comunisti rifondati”, anziché erigere barricate ostruzionistiche contro la promulgazione della suddetta legge di “controriforma del mercato del lavoro” (la quale istituì le liste di mobilità e abrogò, di fatto, le graduatorie dei disoccupati per gli avviamenti al lavoro presso tutti i datori di lavoro privati) e promuovere lotte sociali e politiche in difesa dei diritti economici, cosa fecero ? Insieme al PDS sostennero tale prima controriforma, additandola addirittura come una “conquista” per i lavoratori. 

Questo è solo un esempio, tra i tanti ormai innumerevoli e seguenti, di complicità col potere capitalista, che da sempre coloro che si appropriano indebitamente del nome e del simbolo storico dei comunisti si rendono responsabili. Ora grazie ad Ingroia, novello Occhetto, spero che i tanti sinceri comunisti ancora esistenti sappiano cosa fare: seguire subito l’esempio dei compagni di Novi Ligure, i quali, insieme a Franco Moro, hanno deciso di aderire al Partito Comunista dei Lavoratori, l’unico a non aver mai tradito la lotta di classe e a proporre con coerenza una vera rivoluzione democratica per far rinascere la speranza nella liberazione di tutti gli sfruttati.

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