mercoledì, maggio 22, 2013

ESPROPRIO DELL'ILVA E CONTROLLO OPERAIO

Come volevasi dimostrare. Quando il PCL, un anno fa, avanzò controcorrente la parola d'ordine della nazionalizzazione dell'ILVA e dell'intera siderurgia, senza indennizzo per i padroni, e sotto controllo operaio, fu subissato di obiezioni dal “buon senso realista” delle sinistre politiche e sindacali. Un anno dopo sono tutte in coda a sussurrare, timidamente, la parola proibita: “nazionalizzazione”. Nel momento stesso in cui il ladrocinio sfrontato dei Riva e le sentenze della magistratura spingono persino esponenti liberali del PD ad abbozzare questa ipotesi, pur di “salvaguardare la siderurgia italiana”. Tutto bene, dunque? Meglio tardi che mai? Niente affatto. Sulla bocca dei liberali e dei loro reggicoda di “sinistra”, l'evocazione di “commissariamenti” e persino di “nazionalizzazioni” maschera soluzioni di classe di altro segno. “COMMISSARIAMENTO”? OCCHIO ALLA TRUFFA Si evoca un “commissariamento” dell'Ilva con passaggio all'”amministrazione straordinaria”. Ma l'amministrazione straordinaria dovrebbe essere richiesta dagli stessi padroni dell'azienda, secondo la legge Marzano. Oppure dalle banche creditrici. Oppure potrebbe rientrare nelle competenze del governo, in base alla legge “salva Ilva” del 2012 ( legge 231). In ogni caso il commissariamento tutelerebbe la proprietà. Un commissario (super pagato) avrebbe la funzione di saldare i debiti dell'azienda con le banche attraverso i soldi ricavati dalla vendita di pacchetti azionari sul mercato: dove già si affollano tanti possibili acquirenti( capitalisti russi, ucraini, brasiliani, indiani..). La proprietà criminale dei Riva intascherebbe parte dei soldi. I lavoratori resterebbero in balia di nuovi capitalisti senza scrupoli, svincolati da qualsiasi impegno, e pronti a rivendere a nuovi compratori ( magari dopo l'immancabile tosatura di posti e condizioni di lavoro), dentro un mercato siderurgico internazionale in piena sovrapproduzione. Il risanamento dell'ambiente e la salute dei lavoratori resterebbero fiabe: perchè occorrono almeno 10 miliardi; il governo PD/PDL non li mette perchè impegnato a pagare gli interessi sul debito alle banche ( tra le quali le creditrici di Riva) dentro le sacre compatibilità di bilancio dell'Unione Europea; mentre gli 8 miliardi (virtualmente) confiscati ai Riva saranno congelati dal ricorso giudiziario della famiglia e dai tempi infiniti del contenzioso civilistico. Risultato? Capitalisti in sella e lavoratori sacrificati al profitto. E' comprensibile che la stampa padronale rivendichi il commissariamento quale “migliore soluzione”. Ma perchè gli operai dovrebbero applaudire? LA “NAZIONALIZZAZIONE” IN BOCCA AI LIBERALI Lo stesso vale, in forma diversa, per la cosiddetta “nazionalizzazione”. Questa parola solleva lo scherno arrogante del Presidente di Federacciai Antonio Gozzi:”.. E' una stupidaggine. I Riva restano tuttora i proprietari e certo non possono essere espropriati dalla magistratura, se il diritto ha ancora un senso. Se esproprio dev'essere, serve una legge. Ma non credo che l'Europa lo consentirebbe” ( La Stampa,27/5). Il sindacato dei padroni siderurgici sa difendere bene i suoi associati. E soprattutto conosce bene la natura di classe della legge e del “diritto”, in Italia e in Europa. La verità è che dentro le compatibilità delle leggi borghesi, le nazionalizzazioni si riducono a una finzione. La nazionalizzazione dell'Ilva che oggi piace ad esponenti del PD e della..UIL, significa solo nel migliore dei casi la partecipazione azionaria dello Stato alla proprietà aziendale. Lo spiega sull'Unità l'economista Giulio Sapelli:”..Resta la nazionalizzazione secondo il modello delle partecipazioni statali, in cui l'Italia è stata maestra in Europa. Il che vuol dire l'ingresso del pubblico, ma senza escludere il privato in compartecipazione. La strada è percorribile..”(27/5). In parole povere: lo Stato acquisterebbe con soldi pubblici pacchetti azionari dell'Ilva, ingrassando gli azionisti privati venditori, e contribuendo al risanamento dei conti. Parallelamente altri azionisti privati continuerebbero i propri affari nell'azienda risanata, siano essi i Riva o nuovi pescecani. Garanzie per lavoratori, posti di lavoro, salute? Nessuna. L'unica garanzia sarebbe per le banche creditrici, meglio assicurate dalle partecipazioni statali. Naturalmente anche i lavoratori potrebbero sul momento beneficiarne, grazie alla continuità produttiva. Ma la favola del risanamento resterebbe tale: lo Stato che acquista azioni, a maggior ragione risparmierà sull'ambiente. E gli azionisti privati continueranno a tutelare l'unico bene che a loro interessa: i propri profitti. Grazie anche alla compartecipazione dello Stato. Del loro Stato. L'ESPROPRIO DEI RIVA, UNICA VIA La verità è che l'unica traduzione progressiva della parola “nazionalizzazione” è quella dell'esproprio. Cioè della nazionalizzazione senza indennizzo della proprietà dei grandi azionisti. Un esproprio sotto controllo operaio: perchè solo il controllo dei lavoratori può garantire l'interesse operaio, sia sul versante del lavoro che su quello della salute. Ciò è tanto più vero nel caso dell'Ilva. La pretesa di affidare a un padrone criminale il risanamento della fabbrica e del territorio è fallita. Le illusioni pietose seminate a sinistra in questa direzione si sono rivelate una truffa. Quel padrone va espropriato, nelle sue proprietà produttive, azionarie, immobiliari, finanziarie. Senza alcun onere per lo Stato. Solo i lavoratori possono garantire, sotto il proprio controllo, un piano vero di risanamento ambientale. Con la collaborazione e l'aiuto di tecnici e ambientalisti affidabili, proprio perchè autonomi dalla proprietà. PER UN GOVERNO DEI LAVORATORI A sua volta la lotta per l'esproprio dei Riva, è inseparabile dalla rivendicazione della nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio dell'intera industria siderurgica, nella prospettiva anticapitalista del governo dei lavoratori: l'unico governo che può espropriare padroni criminali e investire le risorse espropriate a vantaggio del lavoro e della salute. L'unico governo che può fare leggi a favore dei lavoratori, perchè fa dei lavoratori gli estensori delle leggi. L'unico governo che può cambiare il volto dello Stato perchè fa dei lavoratori l'architrave di un nuovo Stato, basato sulla loro organizzazione e sulla loro forza. L'unico governo che può rompere con L'Unione Europea dal versante dei lavoratori, perchè fa dei lavoratori il soggetto costruttore di una nuova Europa: unita e socialista.

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