martedì, marzo 19, 2013

NO ALLA TAV, MANGIATOIA DI PROFITTI. PER UNA SOLUZIONE ANTICAPITALISTA, UNICA ALTERNATIVA

La TAV non è solamente un'opera inquinante e dannosa. E' una gigantesca mangiatoia di profitti per grandi industrie, banche,speculatori di ogni risma. Questo spiega l'unità nazionale tra tutti i principali partiti padronali ( PD, PDL, Monti..) a sostegno della TAV. Tutti i partiti che stanno sul libro paga di industrie e banche ( basta vedere i loro bilanci) proteggono, com'è naturale, gli interessi dei propri finanziatori e committenti. L'unica “crescita” di cui si occupano è quella dei profitti dei capitalisti. 



Ma se è così allora la nostra battaglia contro la TAV può e deve essere parte di una battaglia più generale per un'alternativa anticapitalistica di società: che rovesci l'attuale dittatura di industriali e banchieri, e imponga un governo dei lavoratori. Un governo che riorganizzi da cima a fondo l'intera società, in base alle esigenze della sua maggioranza, non di una piccola minoranza di sfruttatori e parassiti. 


Questa prospettiva passa, a sua volta, per la saldatura della lotta anti TAV con le ragioni e le lotte del mondo del lavoro, dei precari, dei disoccupati. Unire tutte le lotte in una lotta sola, prolungata, radicale, di massa, capace di rovesciare i rapporti di forza, e di aprire dal basso uno scenario nuovo: questa è l'univa via che possa spazzare via assieme alla TAV, l'intero parassitismo del capitale finanziario e dei suoi sprechi ( 85 miliardi annui di debito pubblico alle banche, 31 miliardi annui di trasferimenti pubblici alle imprese, 25 miliardi annui di spese militari, 9 miliardi annui di regalie al Vaticano dello IOR..). Non a caso la rivolta sociale è l'unica cosa che le classi dominanti temono. 
Questa prospettiva e le sue ragioni non hanno nulla a che spartire con i vecchi partiti padronali, a partire dal PD; ma neppure con i comici milionari come Grillo, e col suo guru Casaleggio. Che sono sicuramente avversari della TAV, ma sono anche avversari delle ragioni del lavoro. Propongono l'abolizione pura e semplice del sindacato in quanto tale ( “roba dell'800” )proprio nel momento della massima aggressione padronale contro i lavoratori e i diritti sindacali. Rivendicano il taglio delle pensioni e dei posti di lavoro nel pubblico impiego, per ridurre le tasse ai padroni ( IRAP). A Parma, dove governano, alzano le rette di asili e mense per pagare gli interessi alle banche.. Sarebbero questi i paladini della giustizia sociale? 


Se tanta popolazione povera ha finito con l' affidarsi a Grillo (e Casaleggio) è solo perchè si è sentita priva di riferimenti, rappresentanza, prospettive. E' solo perchè è stata sistematicamente abbandonata e tradita dalle sinistre politiche e sindacali, dentro la crisi sociale più drammatica del dopoguerra. 
La direzione della CGIL ha prima concertato coi governi di Centrosinistra le politiche antioperaie, e poi ha consentito al governo Monti le peggiori misure contro lavoro e pensioni( pur di coprire il PD di Bersani). Le sinistre cosiddette “radicali” prima hanno votato ( unite) guerre e sacrifici in cambio di ministeri nei governi di centrosinistra, e poi hanno finito col rifugiarsi (divise) sotto il comando del PD o dei pubblici ministeri( Ingroia). C'è da meravigliarsi se una disperazione sociale abbandonata a se stessa ha finito con l'indirizzarsi verso un comico “anticasta”, bravo teatrante e per di più simpatico? 


Ricostruire la rappresentanza indipendente delle ragioni del lavoro; ricostruire tra i lavoratori, e in tutti i movimenti di lotta, la coscienza dei propri interessi, della propria forza, della necessità di una soluzione anticapitalista: questa è la ragione d'essere del Partito Comunista dei Lavoratori(PCL). Certo: siamo un piccolo partito, dentro un maremoto, che nuota contro corrente. Ma siamo l'unico partito della sinistra che non si è mai compromesso con le politiche antioperaie. L'unico che non si subordina né al PD, né ai magistrati, né al grillismo. L'unico che si batte, in ogni lotta, per una prospettiva di rivoluzione sociale: la sola rivoluzione vera. 


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