venerdì, marzo 08, 2013

L'8 MARZO NON E' UNA RICORRENZA, E' UNA GIORNATA DI LOTTA

Oggi,come in passato,le donne si trovano a dover fronteggiare innumerevoli difficoltà,sovente sminuite,sovente considerate pressochè inesistenti, ma comunque evidenti e tangibili in ogni ambito che le coinvolga o le escluda. 
Il peso della disoccupazione,del precariato, la progressiva abolizione dei servizi sociali gravano sulle fragili spalle delle donne,che si trovano a dover lottare con quanta più forza,al fine di ottenere un contratto di lavoro a tempo indeterminato. 
Tuttavia,una volta ottenuto,la lotta deve protrarsi per fuggire dai frequenti soprusi,per evitare di scegliere tra la necessità di un impiego fisso e il desiderio di maternità. La condizione si presenta drammatica anche per le lavoratrici indipendenti,prive di ogni tutela sociale,mentre alle donne immigrate si nega la possibilità di ottenere gran parte degli impieghi. E il tasso di femminicidi cresce smodatamente di anno,in anno:nel 2012 le vittime superano il centinaio. 
A sostegno della cultura maschilista,radicata saldamente e da tempo nella società occidentale,ma spesso goffamente nascosta sotto le parole di una democrazia pseudo-paritaria, vi sono le donne appartententi a classi sociali superiori,che affidano la cura della casa e della famiglia a salariati. Infatti,oltre alla marcata differenza di genere, ve n'è una ancor più evidente e lacerante : quella di classe. I compromessi interclassisti sono falliti! Sono le donne dei ceti più bassi a dover condurre una lotta,dapprima contro l'orrido sfruttamento di classe e,quindi, contro lo sfruttamento di genere. All'impostazione maschilista del pensiero dei pochi ( che si ripercuote sull'intero sistema sociale,un sistema malato,quello del capitalismo),si somma la responsabilità dell'altrettanto radicata cultura cattolica,che si accanisce sulla discendente di Eva,negandole perfino la possibilità di decidere sulle sorti della propria vita. La legge 194 è l'obiettivo polemico di molti e,per conseguenza,pone le donne decise ad abortire di fronte ad innumerevoli difficoltà. Per coloro che devono affrontare l'aborto terapeutico o che hanno problemi di infertilità l'unico barlume di speranza è all'estero. 
In Italia persino la cosiddetta "pillola del giorno dopo" è pressochè introvabile. UNA NUOVA PROSPETTIVA E' POSSIBILE! Si può procedere verso una maternità pienamente pagata per il primo anno,verso una tutela delle donne in maternità e di coloro che le sostituiscono,assicurando loro una priorità nell'assunzione all'interno dell'azienda in cui lavorano,o in un'altra. Tutto questo E' POSSIBILE, ma è necessaria una progressiva tassazione dei grandi redditi e patrimoni e la soppressione di "eroiche" opere,quali la Tav,e delle inutili,ma ingenti spese militari. I soldi ci sono, ma sono concentrati unicamente nelle sporche mani della Grande Borghesia, a ovvio discapito dei proletari: una reale dittatura economica, che deve essere abbattuta. Per questo,donne e uomini devono unirsi nella lotta di classe,che condurrà alla morte di ogni forma di sessismo.

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