mercoledì, marzo 06, 2013

16 MARZO 2003 – 16 MARZO 2013 DIECI ANNI DALL’ASSASSINIO DI DAX

Nella notte tra il 16 ed il 17 marzo 2003 veniva accoltellato a morte in via Brioschi il compagno Davide Cesare Dax, di soli 26 anni, militante del Centro sociale O.R.So del quartiere Ticinese. Altri due amici di Dax rimasero feriti in quella occasione, uno dei quali gravemente. La stampa e gli organi di informazione cercarono in principio di accreditare la versione della “rissa tra balordi” o dello “scontro tra giovani dell’area antagonista” che avrebbe originato il delitto, ma da subito è stato chiaro che gli aggressori facevano riferimento al mondo del neonazismo milanese. Responsabili dell’aggressione sono stati riconosciuti i fratelli Federico e Mattia Morbi, quest’ultimo minorenne all’epoca dei fatti, spalleggiati dal padre Giorgio. 

Al di la delle conclusioni della vicenda processuale, risulta chiaro che ancora una volta i fascisti si sentono sicuri nel compiere aggressioni e delitti anche sotto casa propria (la famiglia di aggressori abitava infatti proprio in quartiere). Un clima di impunità che ha segnato tante aggressioni ed omicidi a Milano che hanno preceduto quella a Dax, un elenco purtroppo molto lungo. Un clima di impunità che è frutto della collaborazione di classe tra padroni ed ambienti neofascisti, la cui manovalanza è storicamente usata per contrastare lotte e presenza sociale dei lavoratori, dei giovani proletari e delle loro organizzazioni. La morte di Dax ci chiama quindi a riflettere sulla pericolosità della destra radicale nel Paese ma soprattutto sulle connivenze e coperture delle quali può godere. 

Soprattutto in questo momento di crisi economica e di situazione di incertezza che la stessa crisi produce in larghi settori popolari le politiche razziste, omofobe, qualunquiste dell’estrema destra possono trovare terreno sempre più fertile e si saldano con la necessità di un controllo sociale da parte dello Stato. 

Ai giovani lavoratori e studenti e alle loro organizzazioni spetta perciò il compito di saper contrastare tali organizzazioni in primo luogo sul piano politico, ma senza trascurare la strutturazione della propria autotutela ed autodifesa dalla violenza fascista.

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