sabato, dicembre 29, 2012

I COMUNISTI “NON STANNO” CON INGROIA

La lista arancione attorno ad Ingroia subordina le ragioni del lavoro alla leaderschip di magistrati o liberal questurini(Di Pietro): che dopo essere stati scaricati dal PD sperano di ricevere la benedizione di un governo Bersani nella prossima legislatura. 

La polemica di Ingroia con Grasso non è solo un battibecco tra magistrati: è la contesa di uno spazio politico al fianco di Bersani. “Rivoluzione civile” è solo una lista..in lista d'attesa presso il centrosinistra. 

La scioglimento elettorale di PDCI e PRC nell' arancione è peggio dell'operazione arcobaleno del 2008: quella era una lista della sinistra ex governativa , seppur mimetizzata; questa è una lista “giustizialista” in cui la sinistra si dissolve. 

Il Partito Comunista dei Lavoratori(PCL) sarà alle prossime elezioni l'unica presenza riconoscibile della sinistra e dei suoi simboli, quali espressione delle ragioni del lavoro e di un programma anticapitalista. 

Altri hanno ragione di nascondersi. Noi no.

venerdì, dicembre 28, 2012

GRILLO IGNORA IL LAVORO PERCHE' VUOLE ABOLIRE IL SINDACATO. LAVORATORI: OCCHIO ALLA TRUFFA!

I 16 punti dell'agenda Grillo ignorano il lavoro.

Nessuna meraviglia: un comico milionario che ha pubblicamente rivendicato l'abolizione del sindacato in quanto “creatura dell'800” non ha nulla a che spartire con i lavoratori. E' un loro avversario. Tanto più in tempo di crisi capitalista e di aggressione frontale ai diritti del lavoro.

Non è un caso che l' agenda Grillo, attenta alla denuncia dell'”arricchimento illecito della classe politica” taccia sull'arricchimento per più sostanzioso degli industriali e dei banchieri che quella “classe politica” ha servito (e dai quali è ben remunerata). Chi denuncia la rapina dei “politici” ma tace sulla rapina sociale dei capitalisti è un truffatore dei lavoratori. Proprio come “i politici” dominanti.

mercoledì, dicembre 26, 2012

AGENDA MONTI E COMMEDIA DELL'IPOCRISIA. IL PCL UNICA VERA ALTERNATIVA.



L'agenda Monti è il sole attorno a cui ruota la politica italiana. E l'ipocrisia di tutti i suoi attori. 


Il “tecnico” Mario Monti investe nella propria ambizione politica il sostegno ossequioso del capitale finanziario, dei suoi partiti, della sua stampa. 
Casini, Montezemolo e la Chiesa gli affidano le proprie fortune e i propri affari. 

Il reazionario Berlusconi, che istruì un anno fa l'agenda Monti senza avere la forza di portarla avanti, finge di opporsi a Monti dopo averlo sostenuto per un anno e dopo avergli proposto la premiership. 

Il liberale Bersani, primo sostenitore del governo Monti, si presenta come il garante della sua agenda di sacrifici presso le cancellerie europee, dopo essersi presentato come difensore del lavoro alle primarie del PD. 

Il governatore Vendola, formale oppositore del governo Monti e critico della sua agenda, realizza un patto di governo col PD, sostenitore di Monti, che ne prevede il rispetto. In attesa di ricompensa ministeriale. 

Il liberal questurino Di Pietro, critico di Monti ( cui pure votò l'iniziale “fiducia”), ma soprattutto scaricato dal PD, affida ad Ingroia la speranza di tornare col PD nel prossimo Parlamento. Col sostegno dell'ex ministro Diliberto. 

L'ex ministro Paolo Ferrero, oppositore di Monti, si accoda alla cordata giustizialista orfana del centrosinistra e desiderosa di ritornarvi, nascondendosi dietro l'arancione per non creare disturbo alla cordata. Mentre si allea col PD nelle amministrative e governa col PD in diverse regioni. 

Il Partito Comunista dei Lavoratori(PCL), la sinistra che non ha mai tradito gli operai, si presenta alle elezioni politiche come l'unica coerente opposizione di classe all'agenda dei capitalisti, e come unica alternativa al trasformismo dilagante. 
Mentre il comico milionario Beppe Grillo giunge a rivendicare l'abolizione del sindacato ( “roba dell'800”), scavalcando persino Marchionne ( ma sulla sua scia), il PCL fa della difesa del mondo del lavoro, come sempre, la ragione della propria presenza. Sulla base di un programma anticapitalista e della prospettiva del governo dei lavoratori.

domenica, dicembre 23, 2012

PAOLO FERRERO E L'ARANCIONE. L”ESSENZIALE” DI UNA CAPITOLAZIONE POLITICA.

Per giustificare l'annegamento del PRC nell'arancione, Paolo Ferrero invita a “evitare di soffermarsi sui particolari” e a “guardare l'essenziale”. 
Accettiamo l'invito. 

L'essenziale è che il PRC: 
-accetta di subordinarsi a soggetti politici orfani del centrosinistra, apertamente desiderosi di ritornarvi. 
-Aderisce a un programma che non solo ignora l'opposizione all'architrave delle politiche dominanti ( fiscal compact), ma apre persino a contenuti liberisti( la “libertà degli imprenditori da burocrazia e tasse”!). 
-Dissolve il profilo autonomo e riconoscibile della sinistra politica, quale rappresentanza del lavoro, dentro un calderone indistinto diretto da ex magistrati in cerca di ricollocazione o apertamente questurini ( Di Pietro). 

Secondo Ferrero tutto questo rappresenterebbe “un passo indietro per farne due avanti”. Povero Lenin. 
La verità è che il PRC accetta di arruolarsi come ultima ruota di scorta in una operazione politica mirata a negoziare con Bersani l'ingresso in maggioranza nel prossimo Parlamento, a partire dal Senato. Di Pietro e Diliberto dirigono, Ingroia ci “mette la faccia”, Ferrero ( in incognito) assicura un po' di salmerie. 

Non sappiamo, e nessuno può sapere, se questa umiliazione condurrà in Parlamento qualche deputato del PRC. Sappiamo che non ha niente a che vedere con i principi di classe più elementari. E che una ( eventuale) rappresentanza parlamentare costruita sull'equivoco, e nata da una prostituzione politica, prepara solo sfracelli. Come l'esperienza insegna. 
Diliberto e Ferrero ..“Ci stanno”. Oggi come ieri. 

I comunisti no.

giovedì, dicembre 20, 2012

IL BLOCCO ARANCIONE DISSOLVE LA SINISTRA E LE RAGIONI DEL LAVORO. SI CONFERMANO UNA VOLTA DI PIU LE RAGIONI DELLA PRESENZA ELETTORALE DEL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

L'annullamento delle sinistre nel blocco “arancione” con Di Pietro segna la liquidazione persino simbolica, sul terreno elettorale, di una presenza indipendente del mondo del lavoro: dissolta nell'abbraccio subalterno con un ex magistrato questurino, e subordinata all'egemonia culturale di un indistinto civismo progressista. 

La disastrosa esperienza arcobaleno viene dunque replicata in peggio. 

Il fatto che ciò accada nel momento della massima aggressione capitalistica contro i lavoratori, e della massima crisi della loro rappresentanza politica, rende questo atto liquidatorio ancora più grave. Tanto più a fronte dell' apertura al centrosinistra liberale e al suo probabile futuro governo da parte delle forze guida del blocco arancione. 

Da un lato la subordinazione di SEL al PD liberale, dall'altro l'annullamento di PDCI e PRC nel blocco arancione, confermano e rilanciano le ragioni della presenza elettorale autonoma del Partito Comunista dei Lavoratori. Che, a maggior ragione, si configura nelle prossime elezioni come l'unica espressione indipendente delle ragioni del lavoro e di un programma anticapitalista.

lunedì, dicembre 17, 2012

AGENDA NO MONTI: IL PCL PROPONE UNA GRANDE GIORNATA DI LOTTA CONTRO IL PROSSIMO GOVERNO



INTERVENTO DI EUGENIO GEMMO A LIBERA TV 
http://www.libera.tv/videos/3972/agenda-no-monti-eugenio-gemmo-%28pcl%29


Il piano che fu varato a Bruxelles ha avuto come fine ultimo quello di proteggere le banche continentali, addossando ai salariati i costi dell’operazione. Il capitalismo europeo ha offerto solo sacrifici al mondo del lavoro. Come fu prima per entrare nell’Euro, a vantaggio di banchieri e grandi imprese. Poi venne l'ora delle finanziare per il salvataggio pubblico dei banchieri, tutto questo è accaduto per salvare le loro truffe ai danni della povera gente. Gli interessi delle Banche, a scapito dei salariati, sono l’alfa e l’omega dell’Europa capitalista...come hanno dimostrato le riforme reazionarie sulle pensioni e art 18. 
Dopo aver massacrato il mondo del lavoro Pierluigi Bersani si trova oggi a rivestire il ruolo del salvatore della patria... 

Leggere nel successo di Pierluigi Bersani alle primarie “l'onda vincente della sinistra”, come fa Nichi Vendola (dopo aver abbandonato i testi di Marx per quelli del Cardinal Martini), significa confondere la realtà con l'aspirazione di tanti elettori. 
Il segretario del PD è stato il principale garante della nascita del governo Monti, il sostenitore determinante delle sue peggiori misure antioperaie (su pensioni e articolo 18, di nuovo), il garante dell'assenza di una reale opposizione sociale al governo grazie alle procurate disponibilità della CGIL. 

Le prime parole di Bersani a poche ore dal suo successo, sono state: “occorrerà vincere e governare dicendo la verità agli italiani, senza demagogie perché la crisi è drammatica” preannunciano in gergo la continuità delle politiche di lacrime e sangue istruite da Monti e già prefigurate dalla Carta d'intenti del Centrosinistra che Vendola ha accettato. Sarebbe questa la sinistra? Mi chiedo. La verità è che Vendola è prigioniero di Bersani, in attesa di contropartite ministeriali. E copre questa realtà con parole alate di fronte alla propria base. 
Ma più a sinistra, se così possiamo dire, non va meglio 


L'appello “Cambiare si può per una lista alternativa alle elezioni del 2013”, si presenta come “una iniziativa politica nuova, e non come la raccolta dei cocci di esperienze fallite..”. E' una lodevole intenzione. Disgraziatamente il testo dell'appello ripropone esattamente, in forma concentrata, tutti i luoghi comuni delle esperienze fallite del riformismo. Nei loro presupposti teorici. Nella loro traduzione politica. Persino nel loro vocabolario simbolico. 

L'appello rivendica “un'alternativa forte, sobria e convincente alla politica liberista”. Indica come suo fondamento la Costituzione italiana del 1948. Propone “il Welfare” come “la strada che ha portato alla soluzione delle grandi crisi economiche del secolo scorso”. Si diffonde in un lungo elenco di “possibili” azioni virtuose in fatto di politiche solidali, di cura dell'ambiente e dei beni comuni, di onesta amministrazione della cosa pubblica. Propone infine “una nuova rappresentanza politica, preparata, capace, disinteressata, al servizio della comunità”. 

La fisionomia d'insieme di questa impostazione è inequivocabile: si tratta di un tradizionale appello democratico progressista, ricalcato su un'infinità di appelli analoghi circolati negli ultimi 20 anni. Certo un appello di opposizione a Monti e (oggi) al PD domani. Ma del tutto estraneo sia alla centralità della lotta di classe ( rimpiazzata dall'impegno di un'indistinta “cittadinanza attiva” ), sia, e tanto più, ad una prospettiva anticapitalista. 

Il capitalismo non è neppure citato nell' appello. L'anticapitalismo neppure evocato. E non si tratta di lacune letterarie. Siamo in presenza dell'ennesima versione del vecchio canovaccio del progressismo: che da un lato fa la sommatoria delle esigenze e domande reali di trasformazione ( sociali, ambientali, democratiche..), dall'altro le appende all'albero sempre verde del “Keynesismo”. Spiegando che un nuovo New Deal, un nuovo roosveltismo, non solo è possibile ma è la vera “soluzione della grande crisi, come nel 900”. E che dunque un capitalismo riformato dal volto umano è l'unico orizzonte concreto per cui battersi 

Ora noi come comitato, che a presto dovrà cambiare nome da NO MONTI ad Opposizione sociale e politica alle politiche dell'imperialismo italiano ed europeo...dovremmo come stiamo facendo proporre una piattaforma di lotta che abbia la vera intenzione di rompere e far cadere i governi della borghesia. A Tutti i levilli...sul piano sociale. 
Rivendichiamo la nazionalizzazione delle banche sotto il controllo operaio 

La scuola, l'università e la formazione pubblica devono essere rilanciate e rifinanziate cancellando il finanziamento alle scuole private. 

Per l'ambiente e i Beni comuni, la salute nel lavoro e nel territorio. 

Ci opponiamo ad una crescita distorta fondata sullo sfruttamento dell'ambiente come delle persone, alla politica delle cosiddette Grandi opere che va abbandonata e sostituita da quella delle migliaia di piccole e medie opere davvero necessarie per risanare l'ambiente 

Salario garantito 

Per le 32 ore 

abolizione delle leggi precarizzanti 

Per i diritti verso le minoranze sessuali 

Proponiamo una grande manifestazione a 60 giorni dal prossimo Governo contro le politiche di austery 

Per fare questo serve un grande movimento unitario nelle azioni di lotta, perchè l'unica soluzione è la mobilitazione di masso...Solo la Rivoluzione cambia le cose.


Eugenio Gemmo D.N. 
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

domenica, dicembre 09, 2012

AL FIANCO DELLA MOBILITAZIONE POPOLARE IN EGITTO, NELLA PROSPETTIVA DEL POTERE DEI LAVORATORI.



Il PCL è al fianco della straordinaria mobilitazione di massa di tanta parte del popolo egiziano contro il presidente Morsi e i suoi progetti reazionari islamico integralisti. 

La Fratellanza musulmana e il suo Presidente cercano di subordinare la società egiziana ad una dittatura islamica. 
A questo mira il progetto di Costituzione che rivendica il primato della legge coranica. 
A questo mira l'auto attribuzione da parte di Morsi di poteri straordinari e insindacabili. 

E' un progetto che usa a proprio vantaggio il sostegno fornito a Morsi dall'imperialismo USA e dagli imperialismi europei ( a partire da quello italiano), interessati oltretutto ai buoni affari offerti dalle politiche sociali di privatizzazione promosse dal governo egiziano. 
E' un progetto che si avvale dell'appoggio delle corporazioni delle classi medie egemonizzate dalla Fratellanza, e di ampi settori di masse arretrate e diseredate organizzate dal clero islamico. 

Ma larga parte delle masse popolari egiziane si ribella coraggiosamente al progetto di fascistizzazione integralista dell'Egitto. 
La classe operaia che ha concorso in modo determinante alla cacciata di Mubarak non vuole finire sotto una nuova dittatura. Le donne che si sono battute in prima fila per i propri diritti democratici non vogliono subordinarsi al dominio della Sharia. 
Milioni di giovani studenti, precari, disoccupati, grandi protagonisti della sollevazione del 2011, non vogliono regalare la “propria” rivoluzione alla Fratellanza musulmana: una Fratellanza che all'inizio si oppose alla rivoluzione, salvo poi rivendicarne l'eredità e capitalizzarne il riflusso. 

Il fronte dell'opposizione di massa al governo islamico è molto vasto. In esso si confrontano ragioni sociali, forze politiche, progetti molto diversi tra loro, com'è naturale in ogni vasta mobilitazione popolare democratica: le bandiere dei socialisti e dei marxisti rivoluzionari egiziani si mescolano, nel movimento di massa, alle bandiere laiche e democratiche. Ma proprio l'ampiezza della resistenza di massa ai Mullah misura retrospettivamente la profondità della rivoluzione popolare contro Mubarak: una massa di popolo che rovesciando Mubarak ha sperimentato sul campo la propria forza non si arrende facilmente a un nuovo despota. Questo è il segno di fondo degli attuali avvenimenti in Egitto. 

Il nostro posto, il posto dei marxisti rivoluzionari di tutto il mondo, è oggi al fianco dei marxisti rivoluzionari egiziani e della ribellione popolare contro Morsi, come fu ieri al fianco della sollevazione contro Mubarak. Oggi come ieri con un obiettivo centrale e indipendente: ricondurre le rivendicazioni immediate laiche e democratiche della mobilitazione alla prospettiva del potere dei lavoratori e delle masse oppresse, sulla base di un programma socialista. 

L'esperienza della rivoluzione egiziana, e dell'insieme della rivoluzione araba, ripropone più che mai un bivio di fondo: o la dittatura dei Mullah o la dittatura del proletariato, alla testa delle masse oppresse e sfruttate. 
Solo la classe operaia e una rivoluzione socialista possono portare a compimento le aspirazioni democratiche delle grandi masse, sconfiggendo la barbarie del fondamentalismo. Tanto più in terra araba, liberazione sociale ed emancipazione laica o marciano insieme o sono entrambe sconfitte.

lunedì, dicembre 03, 2012

CCNL E PRODUTTIVITA’: UN’ ACCORDO DA RESPINGERE

Cisl, Uil e Ugl, firmando il recente accordo sulla produttività si sono resi complici della demolizione del CCNL e della estensione, di fatto, del modello Marchionne all’intero mondo del lavoro. Con questo accordo i contratti saranno completamente subordinati alle necessità aziendali, i salari saranno legati alla produttività (salari a cottimo), perciò condizionati dal mercato, dai profitti, dalla concorrenza, ecc.. Il contratto aziendale diventa, di fatto, il principale contratto di riferimento e potrà contenere deroghe ai contratti nazionali e alle leggi vigenti su orario di lavoro, mansione, flessibilità e organizzazione del lavoro. Lo spionaggio elettronico sui lavoratori oggi vietato sarà permesso. La richiesta, tanto cara a Cisl e Uil, di riduzione fiscale per straordinari e premi di produzione, è il contentino che portano a casa. D’altronde Governo e Confindustria compenseranno il mancato gettito fiscale con i prossimi tagli in materia di sanità, scuola, trasporti, pensioni, ecc.. già annunciati per i prossimi anni.! 
In tema di rappresentanza sindacale, il nuovo accordo ricalca il famigerato accordo del 28 Giugno 2011, cioè si delinea un sindacato complice con le esigenze aziendali, che: firma tregue, assicura l’applicazione degli accordi, e accetta eventuali sanzioni nel caso qualcuno non intenda mantenere gli impegni presi. 
La CGIL finora non ha firmato, bene ma non basta, occorre combattere ovunque l’accordo e chi lo sostiene senza pasticci e ambiguità. Per prima cosa la CGIL tolga la firma dall’accordo del 28 Giugno 2011, che ha aperto la strada a questo disastroso accordo.! E subito dopo indica uno sciopero generale ad oltranza fino al ritiro dell’accordo. O sarà solo l’ennesima opposizione di facciata.! 

Per lo sciopero generale ad oltranza fino al ritiro dell’accordo.! 
Per la lotta di classe generalizzata: contro Monti, i suoi mandanti e i suoi complici, nella politica e nel sindacato.!!

DOV'E' “IL PROFUMO DI SINISTRA”?



Bersani vince le primarie


Leggere nel successo di Pierluigi Bersani alle primarie “l'onda vincente della sinistra”, come fa Nichi Vendola, significa confondere la realtà con l'aspirazione di tanti elettori. 
Il segretario del PD è stato il principale garante della nascita del governo Monti, il sostenitore determinante delle sue peggiori misure antioperaie ( su pensioni e articolo 18), il garante dell'assenza di una reale opposizione sociale al governo grazie alle procurate disponibilità della CGIL. 
Le prime parole di Bersani a poche ore dal suo successo, secondo cui “occorrerà vincere e governare dicendo la verità agli italiani, senza demagogie perchè la crisi è drammatica” preannunciano in gergo la continuità delle politiche di lacrime e sangue istruite da Monti e già prefigurate dalla Carta d'intenti del Centrosinistra che Vendola ha accettato. Sarebbe questo “il profumo di sinistra”? La verità è che Vendola è prigioniero di Bersani, in attesa di contropartite ministeriali. E copre questa realtà con parole alate di fronte alla propria base.