venerdì, settembre 28, 2012

MONTI: IL CANDIDATO ETERNO DEL CAPITALE FINANZIARIO


Non c'è bisogno di attendere le elezioni politiche. Il fronte unico degli industriali, dei banchieri, dei vescovi ha già votato Mario Monti come Presidente del Consiglio della prossima legislatura. Il buon Bersani è invitato a rassegnarsi: avendo detto che il “rigore” di Monti è “un punto di non ritorno” è stato preso in parola dalla borghesia italiana. Che preferisce un proprio diretto esponente a un semplice commesso, per quanto fidato. Quanto a Monti, non si vede per quale ragione dovrebbe declinare l'invito, dopo aver incassato per un anno intero la fiducia unitaria di PD, PDL, UDC contro il mondo del lavoro. 
Spetta al mondo del lavoro unire le proprie forze in una mobilitazione straordinaria contro il governo Monti per la sua cacciata: l'unica via per sparigliare i giochi del capitale finanziario e aprire dal basso uno scenario nuovo.

giovedì, settembre 27, 2012

NAZIONALIZZARE IL GRUPPO ILVA

La nazionalizzazione del gruppo ILVA, senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori, è l'unica soluzione in grado di conciliare la salvaguardia della fabbrica con il diritto alla salute e al lavoro degli operai. 
I fatti dimostrano una volta di più che la riconversione ecologica della produzione è incompatibile con una proprietà criminale. Il cui unico scopo è farsi scudo del diritto al lavoro degli operai per continuare ad avvelenare la loro vita; magari con la benedizione di sindacati complici e di una Chiesa locale sovvenzionata da Riva. 
Solo l'esproprio del gruppo Riva sotto controllo sociale può consentire il risanamento della produzione e dell'ambiente, e dunque il lavoro e il futuro degli operai: che hanno diritto in ogni caso ad un salario pieno per il tempo di interruzione produttiva eventualmente necessario alla riconversione. 
La lotta in corso degli operai di Taranto va sviluppata contro il padrone, non a sua difesa. 
Tutte le sinistre politiche e sindacali possono e debbono battersi per una soluzione anticapitalista della crisi dell'ILVA.

mercoledì, settembre 26, 2012

SOLO UNA REPUBBLICA DEI LAVORATORI PUO' ESTIRPARE CORRUZIONE E MALAFFARE

Gli stessi partiti di governo ( PDL, PD, UDC) che tutelano gli interessi privati dei propri mandanti ( grandi industrie e banche ) incassando i loro profumati finanziamenti, si nutrono a loro volta di corruzione , malaffare, scandalosi privilegi, attraverso il saccheggio delle risorse pubbliche. Corruzione e privilegi istituzionali sono il prezzo che le stesse classi dominanti pagano ai propri partiti, in cambio dei loro servizi: sono un costo del proprio dominio. I Fiorito non sono un incidente di percorso, né la prova di una naturale “corruzione” dei “politici” in quanto tali: sono la carta d'identità di un 'organizzazione dello Stato e del potere che ha un bisogno fisiologico di faccendieri e capiclan come collettori di consenso al servizio dei capitalisti e delle loro politiche di massacro sociale. Sul piano nazionale come a livello locale.

La seconda Repubblica annunciata 20 anni fa nel nome della “moralizzazione” della vita pubblica è dunque fallita proprio sul terreno che aveva evocato. Il Dio mercato che avrebbe dovuto ripulire “la politica” da clientelismi e ruberie, ha moltiplicato clientelismi e ruberie proprio attraverso i canali del mercato: privatizzazioni, esternalizzazioni, edilizia contrattata.. a livello centrale e periferico. Il sistema elettorale maggioritario, la crisi dei vecchi partiti,l' americanizzazione della politica borghese, hanno fatto il resto. La truffa ideologica “federalista” attorno al primato delle Regioni e dei governatorati ha dato a sua volta copertura alla moltiplicazione periferica dei peggiori mercimoni.

Ma c'è di più. Oggi, come 20 anni fa, il discredito pubblico della politica borghese, viene cavalcato da forze confindustriali e/o populiste in funzione dell'ennesima operazione trasformista: che nel nome della “moralità della politica” e della “fine dei privilegi” chiede in realtà il monopolio del finanziamento privato dei partiti ( già operante da parte di industriali e banchieri) per liberare nuove risorse pubbliche... a favore dei capitalisti( incentivi ai profitti delle aziende, riduzioni fiscali alle imprese, sostegno alle esportazioni come nel caso della Fiat, pagamento del debito pubblico alle banche..). Mentre ai lavoratori e alla popolazione povera si riserva la mannaia del fiscal compact contro pensioni, sanità, scuola, prestazioni sociali. Nel nome del “rigore” e del “risparmio”.

La verità è che la “Terza Repubblica” che da più parti viene invocata è la riproposizione aggravata della seconda: una democrazia censitaria al servizio del capitale finanziario.

Solo una Repubblica dei lavoratori può restituire moralità alla politica: liberandola dalla subordinazione a industrie e banche, e dunque dai comitati d'affari al loro servizio; dando il potere a chi lavora: e dunque erigendo uno Stato a buon mercato, in cui non esistano privilegi e vitalizi per gli eletti, ma in cui ogni eletto abbia uno stipendio non superiore a quello di un impiegato e sia permanentemente revocabile dai propri elettori.

Solo questa prospettiva anticapitalista e rivoluzionaria può estirpare corruzione e malaffare.

E' la prospettiva per cui si batte il PCL: contro i partiti dominanti e contro ogni (ennesima) truffa populista.

venerdì, settembre 14, 2012

UNA BATTAGLIA GENERALE PER LA NAZIONALIZZAZIONE DELLA FIAT


Il movimento operaio non può subire senza reagire l' ulteriore attacco 
frontale della Fiat. Né può attendere passivamente la sentenza di fine 
Ottobre. Tutto è ormai molto chiaro, e da tempo: la famiglia Agnelli e
 Marchionne hanno scelto di liquidare la propria presenza in Italia, 
procedendo con la chiusura progressiva degli stabilimenti, uno alla volta. 
Occorre allora unire i lavoratori di tutti le aziende Fiat in una lotta sola: 
che prepari l'occupazione degli stabilimenti e rivendichi la nazionalizzazione
 della Fiat, senza indennizzo e sotto controllo dei lavoratori. Se  la Fiat
 annuncia l'esproprio del lavoro degli operai, gli operai hanno il diritto 
di rivendicare l'esproprio della Fiat, ripartendo il lavoro tra tutti a parità 
di paga. Una battaglia che può e deve congiungersi alla lotta generale 
per un governo dei lavoratori: l'unico governo che può realizzare queste 
misure; l'unico governo  di vera alternativa.




mercoledì, settembre 12, 2012

CACCIARE MONTI, PER UN GOVERNO DEI LAVORATORI


Dopo aver distrutto le pensioni d'anzianità e l'articolo 18, il governo Monti e i suoi ministri milionari affondano il colpo contro i dipendenti pubblici, la sanità, i servizi. La ragione è una sola: ottenere in sede europea la garanzia di una nuova possibile ricapitalizzazione delle banche italiane (oltre i mille miliardi già avuti in regalo) e un possibile acquisto straordinario di Titoli di Stato (oggi posseduti dalle banche). Non è che il governo “non fa pagare i sacrifici anche ai ricchi” come qualcuno piagnucola a “sinistra”. E' che i banchieri e gli industriali sono i diretti mandanti e beneficiari della politica del governo: che è in realtà il loro comitato d'affari, col sostegno di PD, PDL, UDC.Così è in tutta Europa.
 L'Unione Europea è solo l'Unione dei capitalisti europei contro i lavoratori di tutta Europa. Il famoso Fondo Salva Stati su cui si accapigliano è solo una cassa di mutuo soccorso tra banchieri europei. Ogni Stato e ogni governo fa il maggiordomo dei propri capitalisti e dei propri banchieri nel negoziato con gli altri governi. E tutti presentano il conto ai propri lavoratori, con l'argomento che ...“ciò accade anche nel paese vicino”.E così molti lavoratori si convincono che la crisi, in quanto internazionale, è una peste naturale che si può solo subire. E' falso!
Questa crisi è solo il fallimento internazionale del capitalismo e di ogni pretesa di riformarlo. Semplicemente, in tutta Europa, industriali e banchieri cercano di far pagare la bancarotta del capitalismo alla maggioranza della società.
E' necessario ribellarsi a tutto questo, con una radicalità pari a quella dei capitalisti. E' necessario unire tutte le lotte in una lotta sola. Solo unendo oggi il mondo del lavoro in ogni Paese contro i propri sfruttatori e il loro governo, sarà possibile unire domani i lavoratori di tutta Europa contro l'Unione dei capitalisti europei. Per costruire, in ogni Paese e su scala europea, una nuova società, liberata dal profitto e governata dai lavoratori: gli Stati Uniti Socialisti d'Europa.

 Ma per far questo bisogna liberarsi dei tanti miti con cui si è cercato e si cerca, da decenni, di ingannare i lavoratori. Quanti inganni per i lavoratori italiani! Il mito del capitalista miliardario, che in quanto miliardario “salva l'Italia” (Berlusconi). Il mito truffaldino della Lega… “ladrona”. Il mito di un possibile “governo amico” di centrosinistra, esteso oggi a... Casini, cui si candida Nichi Vendola, nella speranza di un ministero. Ma anche il mito dell'ex magistrato Di Pietro (e del suo partito delle Procure), che dopo aver varato da ministro le peggiori leggi contro il lavoro, cerca oggi il consenso dei lavoratori. O il nuovo mito del guru milionario Beppe Grillo, che dall'alto delle sue ville, difende gli evasori “a cinque stelle” di Cortina, e con essi il proprio mondo di riferimento e di vita.Bisogna scrollarsi di dosso questa montagna di inganni.

I lavoratori possono e debbono recuperare la fiducia nella propria forza, che è l'unica vera arma di cui dispongono. E conquistare la coscienza di poter rovesciare la dittatura degli industriali, dei banchieri, dei loro partiti o cortigiani: prendendo il potere politico nelle proprie mani.Solo un governo dei lavoratori può realizzare una vera alternativa: abolendo il debito verso le banche, nazionalizzandole sotto il proprio controllo, espropriando le aziende che licenziano e inquinano, ripartendo fra tutti il lavoro in modo che nessuno ne sia privato, abolendo le leggi vergogna sul precariato, organizzando un grande piano di opere sociali che crei nuovo lavoro per tutti.

E' necessario unire tutte le lotte di resistenza e ricondurre tutte le rivendicazioni immediate del mondo del lavoro a questa prospettiva rivoluzionaria.Il Partito Comunista dei Lavoratori è impegnato, in ogni lotta, nella costruzione di questa prospettiva. 

NAZIONALIZZARE ALCOA, SENZA INDENNIZZO E SOTTO CONTROLLO OPERAIO

Il PCL è incondizionatamente a fianco degli operai dell'Alcoa, contro le manganellate del governo, complice della proprietà. 
Solo la nazionalizzazione dell'Alcoa, senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori, può salvare il posto di lavoro degli operai. Alcoa ha sfruttato per molto tempo le risorse pubbliche a vantaggio del proprio profitto privato. Il suo esproprio senza indennizzo è solo la restituzione del maltolto. Non vi sono altre “soluzioni” per la difesa dei posti di lavoro. Che non può essere negoziata o svenduta.

domenica, settembre 09, 2012

Solo l’occupazione e requisizione della fabbrica può salvare i posti di lavoro

Compagni e fratelli lavoratori dell’Alcoa, il PCL sostiene la vostra lotta ma mette in guardia dalle truffe, dagli inganni e dalle sempre più inutili perdite di tempo. Quella della Glencore, o di altri eventuali acquirenti privati non è che l’ennesima truffa. La verità è che il governo si sente alle strette e non avendo soluzioni da offrire cerca solo di prende tempo con i tavoli e le “proposte” di acquirenti privati per portarvi al logoramento. L’esperienza della classe operaia sarda dei poli chimico e tessile del nord e centro Sardegna dimostrano quanto realistiche e degne di fiducia siano le proposte di acquirenti privati: oggi lì è tutto chiuso!
Basta! L’unica soluzione è lottare per la requisizione immediata della fabbrica e la sua nazionalizzazione senza indennizzi da parte dello Stato centrale o della regione Sardegna, e la sua gestione insieme a tutto il settore industriale del Sulcis sotto il controllo democratico diretto dei lavoratori del Sulcis.
In questa situazione l’aver accettato di iniziare lo spegnimento delle celle è stato un errore. Così come è assolutamente inutile continuare con atti dimostrativi, dolorosi e inutilmente nocivi per i lavoratori, come salire su torri, ciminiere e tetti, perché non impietosiscono i nostri governanti ed i padroni! I cuori di questi cinici avvoltoi è gelido e torbido come i profitti e gli intrallazzi che fanno sulla pelle e con il sangue dei lavoratori e degli sfruttati sardi e delle altre nazioni.
La prima soluzione interrompere immediatamente lo spegnimento delle celle e occupare subito la fabbrica Alcoa e tutti gli altri stabilimenti indispensabili alla produzione dell’alluminio, a partire dalla centrale Enel che alimenta le fabbriche, per continuare a mantenere in piedi la produzione sotto la gestione diretta dei lavoratori stessi. Questo è il primo passo per mantenere in vita la fabbrica e tutto il settore produttivo che vi gravita. Da questo primo passo indispensabile, bisogna estendere immediatamente la lotta per imporre la nazionalizzazione senza indennizzi e sotto il controllo dei lavoratori della fabbrica e dell’intero settore produttivo dell’alluminio, ad opera dello stato centrale o della regione Sardegna. Ogni altra soluzione serve solo a farvi perdere tempo, logorarvi e portavi alla morte nel modo più indolore e meno faticoso per il governo ed il padrone.
Non sarete isolati in questa lotta perché avrete l’appoggio immediato della classe operaia e del popolo del Sulcis ed in breve anche quello della classe operaia e del popolo sardo che in questa vostra presa di posizione vedrebbe una soluzione realistica, dopo anni di illusioni, anche per la propria situazione. Anche gli operai delle fabbriche del continente che stanno chiudendo o vengono smantellate per effetto della crisi, guarderanno con sempre maggiore fiducia unendosi alla vostra lotta e alla vostra soluzione per la requisizione, se solo avrete il coraggio e la forza e la fede di portarla avanti. Il sindacato, inoltre,h a tutti i mezzi per mettere a disposizione il sostegno materiale e la forza di tutta la classe operaia dello stato italiano se solo vuole utilizzarli.
Non fatevi ingannare dai discorsi che dicono che non ci sono i soldi per nazionalizzare le fabbriche. I soldi ci sono e sono quelli che il governo dei professori e dei banchieri sta usando per salvare le banche dalla crisi che hanno esse stesse causato. E sono soldi dei lavoratori sardi e dello stato italiano! Si tratta solo di decidere come usarli: per salvare i profitti o per salvare la produzione ed i posti di lavoro.
Lavoratori Alcoa, non fatevi rubare altro tempo inseguendo fantasmi o false soluzioni, perché ogni giorno che passa e ogni sconfitta che si subisce rende sempre più difficile la possibilità di rialzarsi e vincere la lotta.