venerdì, giugno 29, 2012

Balotelli e Monti


“Hanno vinto i due Mario” proclama a reti unificate la propaganda dominante. In realtà si cerca di usare l'emozione sportiva per dare ossigeno al governo delle banche italiane.
Se il Fondo Salva Stati può ricapitalizzare direttamente le banche in crisi e sostenere in funzione anti spread i titoli pubblici, vuol dire che i patrimoni dei banchieri italiani e spagnoli- infarciti di titoli- verranno garantiti da nuove immense risorse: pagate indirettamente da più pesanti sacrifici sociali.
Mario Balotelli ha segnato brillantemente nella porta tedesca. Mario Monti ha segnato nella porta dei lavoratori italiani per conto delle banche italiane, dopo un negoziato con i banchieri tedeschi. Il tricolore della retorica bipartisan non basterà a nascondere questa verità.

giovedì, giugno 28, 2012

VENDOLA: TUTTO E IL SUO CONTRARIO, PUR DI NON ROMPERE COL PD

Di fronte all'annunciato accordo tra PD e UDC per la prossima legislatura, Nichi Vendola non sa che fare. Per questo da un lato dichiara che “non intende fare il gregario”, dall'altro che “è disponibile a un compromesso”. Dipende dal giornale che lo intervista.
La verità è che Vendola non vuole rompere col PD neppure nel momento in cui Bersani vota lo smantellamento dell'articolo 18. E dunque è disposto a prender parte anche ad un governo con la UDC, secondo i desiderata del PD: semplicemente vorrebbe alzare il prezzo di questa disponibilità, evitando di apparire troppo “subalterno” ( quale indubbiamente sarebbe), e di suicidarsi elettoralmente (rischio reale). Di certo per il “vendolismo” è il momento della verità: o con i partiti di Monti contro il lavoro, o col lavoro contro i partiti di Monti. Questo è il bivio. La retorica immaginifica è giunta ormai al capolinea.

giovedì, giugno 21, 2012

LE ELEZIONI DEL 17 GIUGNO IN GRECIA

Polarizzazione ed impasse: crescita della Sinistra, vittoria di Pirro per la Destra

di Savas Michael-Matsas


La destra di Nuova Democrazia ha riportato, nelle elezioni greche del 17 giugno, una vittoria di Pirro, con un vantaggio molto ristretto rispetto al secondo partito, la riformista Syriza: la Destra ha ottenuto circa il 30% (che non gli permette di formare da sola una maggioranza di governo) e la sinistra riformista circa il 27% (dal 17% del 6 maggio). Questo “successo” estremamente limitato e non incoraggiante della Destra giunge nonostante una gigantesca campagna nazionale ed internazionale di intimidazione del popolo greco ed a favore di Nuova Democrazia, condotta da tutti i media borghesi internazionali e nazionali così come dall’FMI e Lagarde, dalla Germani della Merkel e Schaeuble, da Baroso, Oli Ren e Commissione UE, da Junker, il presidente dell’Eurogruppo, dallo stesso Obama e dalla sua amministrazione. Sebbene i partiti pro-memorandum (Nuova Democrazia, PASOK, la Sinistra liberaldemocratica) possano formare una coalizione di governo sostenuta da una maggioranza parlamentare (grazie anche all’antidemocratica legge elettorale che da al primo partito un premio di 50 seggi), la maggioranza degli stessi elettori ha votato per i partiti anti-Memorandum.
La svolta a sinistra della classe operaia e delle masse popolari nella loro opposizione alla draconiana austerità imposta dall’odiata troika dell’UE/BCE/FMI, che si era già espressa il 6 maggio, continua ancora proiettando SYRIZA al secondo posto raggiunto dall’Opposizione Ufficiale con, questa volta, una percentuale molto più alta.
La polarizzazione delle forze di sinistra anti-Memorandum si è concentrata intorno a SYRIZA. Lo stalinista KKE che ha condotto una campagna elettorale isterica, chiamando il popolo greco a “correggere i propri errori ed il suo voto del 6 maggio” e facendo di SYRIZA il proprio obiettivo principale, se non esclusivo, è stato abbattuto dai risultati elettorali, perdendo metà dei propri voti e precipitando all’ultima posizione tra i partiti parlamentari, con un pessimo 4.5% (ottenuto solo nel 1994, nel periodo immediatamente successivo al collasso dell’URSS e dopo due scissione del KKE nell’1989 e nel 1991). Il fronte centrista ANTARSYA è stato letteralmente polverizzato precipitando dall’1.2% del 6 maggio allo 0.3% del 17 giugno!
In quest’ultimo caso, le ragioni sono politiche e non limitate alla pressione della travolgente ondata in direzione di SYRIZA. Durante le discussioni che l’EEK ha avuto con ANTARSYA prima delle elezioni del 17 giugno, esplorando le possibilità di un blocco elettorale, abbiamo insistito su una valutazione obbiettiva della nuova situazione politica dopo il 6 maggio, sulla necessità di evitare tanto una capitolazione opportunistica nei confronti di SYRIZA quanto una cecità settaria verso il processo politico tra le masse che ha portato alla sua ascesa; su tali basi ponemmo solo tre condizioni: abbiamo proposto di includere nel programma due punti cruciali – quello sulla lotta per un governo dei lavoratori, e sulla necessità di contrapporre all’UE imperialista la lotta per gli Stati Socialisti Uniti d’Europa – e, terzo, di poter mantenere la nostra identità politica e la nostra indipendenza citando il nostro nome a fianco a quello di ANTARSYA nelle schede elettorali. I leader di ANTARSYA hanno risposto che erano generalmente d’accordo con i punti politico-programmatici ma rifiutavano per “ragioni tecniche e politiche” di apporre il nostro nome nelle schede. Così le trattative sono fallite. Malgrado ciò, l’EEK decise di dare un voto critico ad ANTARSYA, facendo fronte unico con coloro che nelle sue file si opponevano alla capitolazione opportunistica nei confronti di SYRIZA ed accettavano i nostri punti programmatici.
Ma in realtà ANTARSYA ha fatto l’esatto opposto di ciò che avevamo discusso durante le trattative. Sono divisi al loro interno e paralizzati tra forze apertamente pro-SYRIZA e anti-SYRIZA; le forze pro SYRIZA (che hanno fatto naufragare il blocco con l’EEK) non hanno nascosto il loro opportunismo verso i riformisti, e le forze anti-SYRIZA hanno seguito piuttosto una linea settaria, non molto differente da quella dello stalinista KKE. Da un punto di vista programmatico, si dichiaravano per “l’accettazione” dei punti programmatici dell’EEK sul potere dei lavoratori e l’unione socialista dell’Europa in alternativa alla dissoluzione dell’UE: nel materiale elettorale e nei principali comizi, con qualche eccezione individuale in alcuni articoli e discorsi, l’urgenza della lotta per il potere dei lavoratori è stata ignorata mentre la linea dell’uscita dall’UE e dell’abbandono dell’euro, senza l’alternativa degli Stati Socialisti Uniti d’Europa, era indistinguibile da quella del KKE.
L’appello ad una rottura dell’euro e al ritorno ad una dracma (svalutata), all’interno del sistema capitalista, sia nel caso del KKE che di ANTARSYA, si scontra totalmente con la volontà della grande maggioranza del popolo greco, che è ostile all’UE a causa delle sue misure d’austerità che distruggono i propri standard di vita ma ciononostante vede il ritorno ad una dracma svalutata come il culmine dell’attuale catastrofe. Un programma per una soluzione rivoluzionaria socialista alla bancarotta del sistema capitalista e per gli Stati Socialisti Uniti d’Europa non è astratto propagandismo ma un compito urgente che deve essere agitato dall’avanguardia tra le masse in lotta.
L’assenza di tale prospettiva è stata usata dalla classe dominante nella sua campagna d’intimidazione non solo contro il KKE e ANTARSYA ma anche contro la stessa SYRIZA. Tsipras e SYRIZA cercano un compromesso impossibile, il rigetto del Memorandum senza una rottura con l’UE e l’euro, e senza rompere la struttura del sistema capitalista. Le borghesie greca ed europea ed il loro personale politico sostenuti da una violenta campagna dei mass media hanno presentato la possibile vittoria elettorale di SYRIZA e la formazione di un Governo della Sinistra ad Atene come il preludio della famosa “Grexit”, l’automatica espulsione dall’UE e l’uscita dall’euro. A dispetto di ogni protesta di Tsipras e SYRIZA per affermare l’opposto, per affermare la loro fedeltà all’UE e all’euro, il loro conciliazionismo, sempre più marcato nel corso della campagna elettorale, codificato anche nel loro programma elettorale rinnovato, che rispettava il capitalismo, l’euro, l’UE, e persino l’appartenenza alla NATO della Grecia, è stato percepito da sempre più persone perlomeno come una vaga aggiunta esacerbandone la loro insicurezza. Così il fatto che SYRIZA non abbia conquistato la posizione di primo partito alle elezioni di giugno come sperava, non si può spiegare solo con le enormi pressioni che certamente l’imperialismo e la classe dominante greca hanno esercitato. In una situazione di crisi sistemica senza soluzione e di approfondimento della polarizzazione sociale, più un polo politico diviene conciliante e più si indebolisce quando il polo contrapposto diventa più radicale ed estremamente violento nella sua opposizione.
Questa è una lezione politica sfruttata dagli stessi fascisti. La nazista “Alba Dorata” è riuscita a conservare la sua elevata percentuale del 7% non malgrado, ma grazie al suo comportamento estremamente provocatorio dopo il 6 maggio, l’escalation dei suoi pogrom criminali contro gli immigrati, e la dimostrazione di violenza predeterminata da parte di un membro dirigente dei Nazi contro due deputate di sinistra durante la trasmissione della stazione televisiva ANTENNA TV. Naturalmente, tutta questa violenza nazista resta impunita grazie alla protezione della polizia e dei servizi di sicurezza che lavorano insieme in armoniosa cooperazione con questi gangster. I partiti borghesi ed i media li coprono “condannando ugualmente entrambi gli estremisti, di destra e di sinistra”, malgrado la sinistra sia, anzi, estremamente legalista e rispettosa del sistema democratico parlamentare borghese.
La rapida disintegrazione della piccola borghesia, la disoccupazione di massa di una gioventù senza un futuro e dal miserabile presente, lo screditato parlamentarismo, la politica conciliatrice della Sinistra di sistema, e l’assenza di una Sinistra rivoluzionaria antisistema, irreconciliabile, forte, profondamente radicata tra le masse della classe lavoratrice, aiuta i controrivoluzionari a camuffarsi da “antisistema”.
La mobilitazione di simili reparti d’assalto da parte della classe dominante è un chiaro segnale d’allerta che si avvicina in Grecia il momento della verità: lo storico scontro tra rivoluzione sociale e controrivoluzione.
La crisi di potere politico, che è emersa nelle precedenti elezioni di maggio, quando entrambi i partiti borghesi che hanno governato la Grecia dal 1974, Nuova Democrazia e il PASOK, sono collassati e si è manifesta una poderosa ascesa della sinistra con la crescita di SYRIZA al secondo posto, non è stata risolta, benché il vuoto di governo sarà colmato, ora, da una coalizione dei ruderi del vecchio sistema borghese bipartisan più i “volenterosi alleati” di una (non tanto) Sinistra (non tanto) Democratica.
Sarà un governo borghese molto debole ed eterogeneo, nel mezzo di una bancarotta capitalistica generalizzata che si sta ora estendendo a Spagna, Italia, a tutta l’Europa ed internazionalmente. Dovrà affrontare una forte Opposizione Ufficiale di Sinistra, e soprattutto un popolo devastato, che è totalmente ostile all’attuazione del memorandum che è il vero programma su cui è servilmente impegnato il nuovo governo, come Samaras, leader di Nuova Democrazia, ha detto per prima cosa nella sua prima dichiarazione immediatamente dopo la sua “vittoria” elettorale … Non c’è dubbio che cercheranno di attuare tutti i loro impegni con l’UE e l’FMI, cioè nuovi enormi tagli da 11.5 miliardi di euro, nuove privatizzazioni ecc. E lo faranno con la forza, attraverso la repressione statale e parastatale. Un governo debole può essere molto brutale e pericoloso proprio per la sua debolezza e le sue caratteristiche semi-bonapartiste.
Nessuno crede che sarà un governo molto duraturo. La crisi del potere politico ha come sua origine la bancarotta del capitalismo e la crescente incapacità di governare delle classi dominanti. Con o senza un governo borghese, la Grecia resta ingovernabile. I lavoratori ed il movimento polare devono prepararsi politicamente, programmaticamente, organizzativamente: autorganizzazione delle masse in assemblee popolari, Centri di Lotta dei Lavoratori, Squadre Operaie di Difesa contro i fascisti, per un Fronte Unico che schiacci il Memorandum ed il governo capitalista del Memorandum dei sostenitori della Troika, per il ripudio del debito, la nazionalizzazione delle banche e dei settori chiave dell’economia senza indennizzo e sotto controllo dei lavoratori, per un Piano di Emergenza di salvataggio del popolo, che solo un governo dei lavoratori ed il potere dei lavoratori possono attuare, alleati con i lavoratori europei che lottano per distruggere l’UE imperialista e costituire gli Stati Socialisti Uniti d’Europa.
Dobbiamo rivolgere questo programma in ogni lotta a tutta la sinistra, compresa la base di SYRIZA, per raggruppare gli elementi più combattivi della classe operaia e della gioventù.
Questa è la linea generale per i militanti dell’EEK, e dell’intera avanguardia rivoluzionaria.


18 giugno 2012

PCL ADERISCE ALLO SCIOPERO E ALLE MANIFESTAZIONI DEL 22 GIUGNO

Il PCL aderisce allo sciopero e alle manifestazioni promosse dal sindacalismo di base il giorno 22 Giugno.


L'attacco concentrico del padronato e del governo contro il mondo del lavoro segna un passaggio decisivo con l'azione di smantellamento dell'articolo 18, l'umiliazione degli “esodati”, la riduzione delle protezioni sociali, la nuova offensiva contro il pubblico impiego, la sanità, le ferrovie, i servizi.
 
L'avanzata di questo attacco è resa possibile dalla connivenza vergognosa della CGIL, che pur di coprire Bersani e il PD, è giunta a revocare persino formalmente l'indicazione virtuale di “sciopero generale” avanzata due mesi fa: una indicazione peraltro unicamente funzionale a rimuovere il movimento di lotta a difesa dell'articolo 18 e a spezzare la dinamica di uno sciopero generale vero e di massa.
 
Tanto più in questo quadro, lo sciopero e le manifestazioni indette a Roma e Milano dal sindacalismo di base per il 22 Giugno rappresentano, al di là dei loro limiti, l'unica azione di contrasto oggi in campo contro governo e padronato e dunque un riferimento importante per l'avanguardia di classe.
Il PCL e i suoi militanti parteciperanno alla giornata di mobilitazione portandovi la propria proposta generale: quella di una svolta unitaria e radicale di lotta del movimento operaio attorno ad un programma unificante, nella prospettiva di un governo dei lavoratori, unica vera alternativa.

lunedì, giugno 18, 2012

IL PCL ROMA HA OCCUPATO NEI GIORNI SCORSI, INSIEME AD ALTRE ORGANIZZAZIONI UNO SPAZIO

SPAZIO APERTO ROBERTO SCIALABBA
 
Un governo di ministri milionari, al soldo di Confindustria e banche, sta rapinando il mondo del lavoro e la popolazione povera: distruzione delle pensioni d'anzianità, elevamento dell'età pensionabile, smantellamento dell'articolo 18, Imu sulla prima casa, saccheggio della sanità pubblica...

Il risultato è che mentre i profitti trimestrali delle banche raggiungono cifre da capogiro, aumenta la disperazione sociale dei lavoratori.

Tutti i principali partiti- dal PDL al PD- continuano ad abbracciare il governo di Confindustria e banche e a votare le sue misure di rapina. La ragione è semplice: sono tutti sul libro paga di industriali e banchieri, e tutti si contendono la loro rappresentanza e i loro favori ( e spesso le loro mazzette). Chi può meravigliarsi della nausea popolare verso partiti che sommano i propri privilegi istituzionali e la propria corruzione col sostegno alla rapina dei ricchi contro i poveri?

Diciamo basta

IL nostro obiettivo è quello d'opporci come partito a questa politica e come spazio d'opporci socialmente a queste politiche interagendo con il popolo del quartiere.  Rendiamo fruibile questo spazio chiuso da 27 anni!

 

Questi i nostri programmi che da subito, dovrebbero partire:

 

centro antiviolenza per le donne e gblt

corsi popolari di matematica, fisica e francese.

Spazio per la socializzazione dei Giovani.

 

 

PER INFO

 

PASSATE IN VIA CALPURNIO FIAMMO 136,

SPAZIO APERTO ROBERTO SCIALABBA.

domenica, giugno 17, 2012

16 GIUGNO 2012: MONTI CONTESTATO A BOLOGNA

All'indirizzo
https://sites.google.com/site/pclbologna/approfondimenti/16giugno2012ungridodabolognamontivattene
(copia e incolla l'indirizzo nella barra degli indirizzi)
si trovano alcune immagini della dura contestazione del Presidente del Consiglio in occasione della sua visita a Bologna per partecipare alla festa "La Repubblica delle idee"

giovedì, giugno 14, 2012

Le prossime elezioni del 17 giugno in Grecia

Poco meno di due settimane ci separano dalle nuove cruciali elezioni parlamentari in Grecia, il 17 giugno, e la polarizzazione, i timori e le speranze dominano il clima politico. Le forze a confronto sono polarizzate principalmente sulla questione del “chi e se” prevarrà la Destra guidata da Samaras o la sinistra riformista di Syriza condotta da Tsipras e sarà in grado di formare un nuovo governo per far fronte alla bancarotta del paese.
Nelle recenti elezioni del 6 maggio, la furia popolare e il massiccio rifiuto del “memorandum” di draconiane misure d’austerità concordato dai precedenti governi e dai principali partiti borghesi ha fatto esplodere il vecchio sistema politico borghese bipartisan che ha dominato la Grecia degli ultimi 38 anni, dopo il collasso della dittatura militare. Le masse si sono orientate decisamente a sinistra, soprattutto a sostegno di Syriza e del suo programma di ripudio del Memorandum e di formazione di un governo della Sinistra. Tutti gli sforzi e le pressioni dell’UE, dell’FMI, e dei centri locali del potere politico ed economico per formare un governo “di unità nazionale d’emergenza”, che includesse Syriza, sono falliti, e sono state convocate nuove elezioni per colmare il pericoloso vuoto nella struttura di potere. La resistenza di massa al programma UE/FMI di cannibalismo sociale ha trasformato la Grecia in un paese ingovernabile. Nessuno crede seriamente, qualsiasi sia il risultato del 17 giugno, che la crisi del potere politico, specialmente quando l’intera euro-zona sta precipitando nell’abisso trascinata dalla Spagna, sarà risolta; piuttosto si aggraverà.
Samaras, il leader del partito di destra Nuova Democrazia, ha formato in fretta un “Fronte della destra europeista” estremamente eterogeneo chiamando sotto le sue bandiere estremisti neoliberisti, come il suo tradizionale rivale politico Dora Bakoyanni, liberali di centro destra e fascisti dichiarati ex militanti del LAOS, utilizzando una vecchia retorica anticomunista da Guerra Fredda per “salvare la patria da una “conquista comunista” da parte di…Tsipras! Il partito apertamente neonazista “Alba Dorata”, che ha avuto una spettacolare crescita elettorale al 7% in maggio, parla della “minaccia del trotskysmo” e dei “trotskysti che agiscono dietro Tsipras”!!
A questo ridicolo ma pericoloso circo anticomunista e anti-Syriza si è aggiunto il… Partito Comunista di Grecia (KKE), che ha fatto di Syriza il principale, se non l’unico, obbiettivo nella sua campagna elettorale. Non c’è da sorprendersi quindi che nei sondaggi il KKE stia sempre più perdendo il proprio consenso da quasi l’8% delle elezioni di maggio a circa il 4-5% di adesso.
Al contrario, nello stesso periodo, Syriza è balzata dal 17% delle elezioni del 6 maggio al 30% degli attuali sondaggi, contendendo alla Destra spaventata il primo posto e la possibilità di costituire un governo. Ma anche in questo caso, la formazione di una maggioranza di governo della sinistra non è così facile. Il KKE ha già brutalmente respinto ogni idea di entrare a far parte di un governo di coalizione dei partiti della Sinistra. Sinistra Democratica è più una formazione di centrosinistra che un raggruppamento della sinistra riformista e chiede la partecipazione a questo governo di ciò che resta del totalmente discreditato neoliberista PASOK, se non della stessa Nuova Democrazia di destra. La centrista ANTARSYA non può svolgere alcun ruolo; non ha alcuna speranza di entrare in Parlamento, poiché i sondaggi rilevano che è regredita dall’1,2% dello scorso maggio ad un magro 0,5 % oggi.
La tendenza principale si sta orientando a sinistra verso un voto a Syriza. Siccome le elezioni e la possibilità di assumere incarichi di governo si avvicinano, Syriza diviene sempre più conservatrice cercando di placare sia l’UE che la borghesia greca.
Il suo rinnovato programma, presentato il primo giugno continua a chiedere un impossibile compromesso tra un rifiuto del Memorandum e le esigenze dell’ UE, dell’euro, e dell’FMI, mantenendo intatte la partecipazione all’UE e le basi sociali capitalistiche della Grecia.
Ancora, rispetto all’insostenibile debito sovrano, Syriza chiede una moratoria dei pagamenti, una loro rinegoziazione, e un’Inchiesta Internazionale per un Audit del debito che valuti “la sua parte illegittima”, seguendo l’esempio di Correa in Ecuador.
Sulla questione della banche, Syriza non ha mai chiesto la loro nazionalizzazione senza indennizzo e sotto contro dei lavoratori; chiede solamente un “controllo pubblico”, cioè una parziale “nazionalizzazione” della banche greche ricapitalizzate dall’EFSF, sulla linea dello schema di Cristina Kirchner per la YPF in Argentina.
Inoltre, il programma si spinge ancora più a destra. Presenta una versione molto modesta anche delle rivendicazioni immediate. Ad esempio, chiede il ristabilimento del vecchio salario minimo di circa 700 euro mentre per una vita minimamente decente è necessario il doppio. In relazione all’apparato repressivo dello Stato, la polizia e l’Esercito ha timidamente avanzato una vaga proposta di “democratizzazione”. La visita ufficiale di Tsipras ai Generali nel Quartier generale dello Stato Maggiore dell’Esercito, della Marina e dell’Aereonautica ha ricordato a molte persone (compreso alla stazione radio di Syriza) la visita di Salvador Allende (eroe di Tsipras) a Pinochet prima del golpe in Cile.
Malgrado tutto ciò, una sorta di “Tsipromania” ( la definizione è di un sostenitore di Syriza) domina sia i mass media borghesi internazionali che tutte le sfumature della sinistra democraticista internazionale. I mass media imperialisti presentano Tsipras come il “fantasma del comunismo” che ritorna sull’Europa; la democraticista sinistra riformista e/o centrista lo considera come l’ultima reincarnazione della Speranza di Emancipazione. Gli scorsi giorni sono giunti ad Atene come pellegrini a La Mecca di Syriza, per sostenerla pubblicamente ed entusiasticamente, una serie di ben note figure dell’intellighenzia di sinistra internazionale come Slavoi Zizek (ha parlato insieme a Tsipras ad un grande raduno elettorale pubblico), Leo Panitch, e Tariq Ali (ha parlato ad un incontro pubblico in centro organizzato da NAR e ANTARSYA per invitare l’uditorio a votare… per Syriza, non ANTARSYA; ha ricevuto fragorosi applausi da metà del pubblico presente all’incontro mentre l’altra metà era atterrita!)
Il nostro partito, l’EEK, combatte sia l’adattamento opportunista che la cecità settaria nei confronti di Syriza. Noi teniamo un constante rapporto, alcune azioni comuni e un dialogo principalmente con la base e le persone che si volgono a Syriza. Lottiamo per sconfiggere la Destra; ci opponiamo alla caccia alle streghe anticomunista e alla campagna diffamatoria degli stalinisti contro Syriza, mentre continuiamo a criticare il suo programma, il suo attaccamento all’UE imperialista ed al sistema capitalista, ed il contenuto borghese di quella sorta di “fronte popolare” collaborazionista di classe avanzata dai riformisti. Noi contrapponiamo il nostro programma di un’uscita socialista rivoluzionaria dalla crisi (ripudio di tutto il debito, nazionalizzazione della banche e dei settori strategici dell’economia, senza indennizzi e sotto il controllo dei lavoratori, riorganizzazione dell’economia su nuove basi in accordo ai bisogni sociali, squadre di difesa dei lavoratori contro i fascisti, rottura dell’apparato repressivo dello Stato borghese, potere operaio e governo dei lavoratori, rottura dell’UE e lotta comune con i lavoratori dell’Europa per un unificazione socialista del Vecchio Continente ecc.) chiarendo che un vero governo della sinistra potrebbe e dovrebbe essere solo un governo dei lavoratori.
L’EEK voleva lottare per questo programma anche in queste elezioni. Ma l’antidemocratico sistema delle classe dominante impone enormi ostacoli finanziari che divengono talvolta insostenibili: dopo la campagna per le elezioni del 6 maggio, avremmo, di nuovo, dovuto raccogliere in tempi molto brevi, circa 60 mila euro per le elezioni del 17 giugno – una somma enorme per un piccolo Partito della classe operaia senza risorse materiali e la cui maggioranza dei membri sono giovani disoccupati. Malgrado gli sforzi ed il sacrificio dei nostri compagni non potremo raccogliere quel denaro prima della scadenza. Così, l’EEK, non potendo, non presenterà proprie liste indipendenti alle prossime elezioni.
Mentre conducevamo la battaglia per raccogliere le risorse necessarie ad una partecipazione indipendente, abbiamo accettato l’invito fatto da ANTARSYA a valutare le possibilità di un comune blocco elettorale. Nelle nostre discussioni bilaterali, abbiamo proposto di includere nel programma comune due punti programmatici, estremamente essenziali per l’EEK: la necessità della lotta per il potere dei lavoratori e per un governo operaio della sinistra, non per uno frontista popolare borghese; e la necessità di combattere il nazionalismo e l’isolazionismo nazionale combinando la rivendicazione della rottura con l’UE imperialista con l’appello per gli Stati Socialisti Uniti d’Europa. Insieme a questi punti, chiedevamo che il nome del nostro Partito, EEK fosse aggiunto chiaramente dopo il nome ANTARSYA, per chiarire che si tratta di una collaborazione elettorale, non di una fusione con una colazione da cui ci separano importanti questioni programmatiche. Alla fine ANTARSYA ha affermato che se poteva essere d’accordo con i punti programmatici, era fuori questione inserire indipendentemente il nome del nostro partito nelle schede elettorali. Dovevamo semplicemente essere inclusi in ANTARSYA pur non facendone parte! L’ultimatum è stato respinto e la discussione è fallita.
In realtà, ANTARSYA era ed è nel pieno di una crisi esplosiva: due delle sue organizzazione provenienti dalla tradizione della sinistra eurocomunista e una parte del NAR guardano ad un accordo, addirittura ad una fusione con Syriza; le principali forze del Nar più l’SWP di Tony Cliff sono contrarie a Syriza. Le forze pro-Syriza hanno boicottato ogni accordo con l’EEK e gli altri si sono adattati a loro. In realtà, non sono mai stati d’accordo con i due punti programmatici principali presentati dall’EEK (potere dei lavoratori, Stati Socialisti Uniti d’Europa) come il loro materiale elettorale per le elezioni del 17 giugno chiaramente dimostra. Probabilmente, un serio rovescio del loro voto il 17 giugno sarà devastante per questa coalizione centrista che è così aperta all’elettoralismo – ma anche allo stalinista KKE.
L’EEK, in questo periodo, intraprende la propria campagna per il “giorno dopo” connessa alle elezioni di giugno. La prossima settimana il Comitato Centrale dell’EEK in una riunione speciale renderà pubblico il proprio manifesto sulla situazione complessiva, specificando anche la propria tattica rispetto al voto nelle prossime elezioni.

traduzione G.S. pcl sassari

LA SUBORDINAZIONE DELLA CGIL AL PD E' LA POLIZZA SALVAVITA DEL GOVERNO

Un governo segnato dalla precipitazione del suo consenso sociale e dal discredito della sua maggioranza parlamentare, si regge  sempre più sulla latitanza dell'opposizione sociale. La subordinazione della CGIL al PD è il cappio al collo dell'opposizione e la polizza salvavita del governo. La copertura di Susanna Camusso a Bersani ha liquidato il movimento di lotta a difesa dell'articolo 18, consentendo a Monti e Fornero non solo di proseguire il proprio cammino contro il lavoro, ma persino di annunciare un nuovo salasso su sanità e beni comuni. Così non può andare avanti. Tutte le sinistre politiche e sindacali debbono assumersi le proprie responsabilità. La FIOM non può limitarsi a criticare la CGIL senza rompere col PD e il Centrosinistra. Non può esservi opposizione a Monti senza opposizione al PD che lo sostiene. Le chiacchiere ormai stanno a zero. E' l'ora di un vero sciopero generale.

martedì, giugno 12, 2012

PER CACCIARE FORNERO NON BASTANO LE PAROLE, SERVE LO SCIOPERO GENERALE

La truffa del governo sugli esodati è tanto grossolana quanto odiosa. Tuttavia ciò che impressiona non è la nota spregiudicatezza del ministro Fornero, ma il balbettio impotente di sindacati che si limitano a “criticarla”, senza neppure chiederne le dimissioni. La verità è che il governo Monti e i suoi ministri si reggono ormai non sulla propria forza- che sta declinando- ma sulla complicità determinante del PD e delle burocrazie sindacali che coprono il PD. E' necessario e urgente che tutte le sinistre sindacali e politiche rompano col PD e costruiscano uno sciopero generale vero che blocchi la controriforma del lavoro e imponga le dimissioni del governo: un governo confindustriale di ministri cinici e bugiardi.

venerdì, giugno 01, 2012

IL PD PLAUDE ENTUSIASTA ALL'ELIMINAZIONE DELL'ARTICOLO 18.

“Mi congratulo pubblicamente con il ministro Fornero per la  tenacia e determinazione mostrate nel portare a conclusione una riforma del mercato del lavoro che rappresenta, nelle condizioni date, un esempio di riformismo”. Con queste parole, Anna Finocchiaro, presidente del gruppo parlamentare del PD al Senato, ha motivato in aula  il voto  favorevole del proprio partito all'abolizione dell'articolo 18. Milioni di lavoratori e lavoratrici che si sono mobilitati per anni e decenni contro Berlusconi e padronato a difesa di un diritto “irrinunciabile” sanno ora chi ringraziare: il Partito Democratico, che oggi consente a Monti ciò che i lavoratori avevano impedito a Berlusconi. E che per di più in uno slancio pietoso di zelo “si congratula” addirittura col governo per la sua “tenacia e determinazione” antioperaia. Peraltro nessuna sorpresa, a parte i toni: un partito padronale si colloca coerentemente con la borghesia italiana, come ha sempre fatto in passato.
 
Ora vorremmo chiedere a  Nichi Vendola : come puoi  da un lato rivendicare le ragioni del lavoro e dall'altro continuare a invocare l'alleanza col PD , nel momento stesso in cui il PD colpisce il lavoro e loda i suoi nemici? Quante parti in commedia vuoi continuare a recitare sul teatro della politica italiana?
 
Così vorremmo chiedere a Ferrero e Diliberto: come potete continuare a bussare alla porta di Vendola per negoziare “insieme”.. un accordo col PD, nel momento stesso in cui il PD si accorda coi padroni contro i lavoratori? Come potete continuare a puntare ad un accordo col PD ( dopo esservi alleati in tutta Italia nelle amministrative),  quando il PD plaude all'avversario di classe, vota le sue peggiori misure, e per di più ne rivendica pubblicamente il merito?
 
Continueremo con maggior forza a chiedere pubblicamente a tutte le sinistre politiche e sindacali un atto di chiarezza indispensabile e indifferibile: la rottura col PD, a tutti i livelli politici e istituzionali. Perchè non si può stare coi piedi in troppe scarpe: tra i metalmeccanici e i partiti dei padroni occorre scegliere. Tanto più quando i partiti dei padroni bastonano i metalmeccanici.
 
Quanto a noi, non dobbiamo scegliere oggi da che parte stare. La costruzione di un partito rivoluzionario, alternativo al PD perchè fedele ai lavoratori, si conferma giorno dopo giorno come una necessità ineludibile.

PRECIPITA LA CRISI DELLA POLITICA DOMINANTE, AL SOLDO DI MONTI, INDUSTRIALI E BANCHIERI.

Un governo di ministri milionari, al soldo di Confindustria e banche, sta rapinando il mondo del lavoro e la popolazione povera: distruzione delle pensioni d'anzianità, elevamento dell'età pensionabile, smantellamento dell'articolo 18, Imu sulla prima casa, saccheggio della sanità pubblica...

Il risultato è che mentre i profitti trimestrali delle banche raggiungono cifre da capogiro, aumenta la disperazione sociale dei lavoratori.

Tutti i principali partiti- dal PDL al PD- continuano ad abbracciare il governo di Confindustria e banche e a votare le sue misure di rapina. La ragione è semplice: sono tutti sul libro paga di industriali e banchieri, e tutti si contendono la loro rappresentanza e i loro favori ( e spesso le loro mazzette). Chi può meravigliarsi della nausea popolare verso partiti che sommano i propri privilegi istituzionali e la propria corruzione col sostegno alla rapina dei ricchi contro i poveri?

Ma l'alternativa non è Beppe Grillo, e il miliardario Casaleggio che si nasconde dietro di lui. I lavoratori non possono affidarsi a un comico “guru” che non si occupa del mondo del lavoro, difende i ricchi evasori di Cortina, chiede l'abolizione del valore legale del titolo di studio o la privatizzazione delle ferrovie.
Chi è esterno ed estraneo al mondo del lavoro (e alle sue lotte), non può né rappresentarlo né difenderlo. Può solo lucrare elettoralmente sulla sua oppressione.

E' necessaria invece un'alternativa vera, nel mondo reale non su internet. Un'alternativa che sappia tracciare il confine tra la classe lavoratrice e tutti i suoi avversari. Che sappia denunciare il fallimento del capitalismo, di tutti i suoi governi e partiti. Che sappia promuovere, organizzare, dirigere, la ribellione sociale e di massa alla dittatura degli industriali e dei banchieri, contro ogni spirito di rassegnazione. Che punti ad imporre un governo dei lavoratori, basato unicamente sulle loro ragioni e sulla loro forza.

Tutto questo non passa per lo strillonaggio di un comico. Passa per la lotta e l'organizzazione degli sfruttati contro gli sfruttatori. E per la costruzione di un partito rivoluzionario, radicato nei luoghi di lavoro e sul territorio, che riconduca le lotte di ogni giorno alla prospettiva di un'alternativa di società: in cui tutte le leve dell'economia siano sotto il controllo dei lavoratori e del popolo, e non invece uno strumento di rapina di un pugno di parassiti contro i lavoratori e contro il popolo, come avviene in ogni società capitalista e sotto ogni governo.

Il Partito Comunista dei lavoratori- l'unico partito che non ha mai tradito gli operai- è impegnato con tutte le proprie forze nella costruzione di questo partito: l'unico partito di cui i lavoratori hanno bisogno.

«Mandateci tra i terremotati, non a marciare nella sfilata»

PARLA ANTONIO JIRITANO, VIGILE DEL FUOCO, SINDACALISTA USB E MILITANTE PCL DELLA SEZIONE DI CATANZARO

«Mandateci tra i terremotati, non a marciare nella sfilata»

INTERVISTA - FRANCESCO PICCIONI

Antonio Jiritano è il vigile del fuoco che ha lanciato l'appello al governo «mandateci tra i terremotati, non alla parata militare». È in servizio attivo, anche se è coordinatore nazionale del sindacato Usb.
Avete fatto rumore. Com'è nata l'iniziativa?
Abbiamo contestato la parata in più occasioni; ma nel momento attuale ci sembra davvero inopportuna. Noi abbiamo dovuto raddoppiare i turni di servizio lavorando 24 ore su 24 per fare fronte alle emergenze del terremoto. E poi ci mandano a marciare... Noi siamo un corpo sociale, non militare; non abbiamo bisogno di mostrare che esistiamo. Noi siamo gente che sta in mezzo alla gente, siamo il braccio operativo del cittadino comune. Dove non può arrivare il cittadino, ci siamo noi. Non si capisce perché dovremmo sfilare con chi deve mostrare di avere i carri armati.
Sarete impegnati in molti?
Dovrebbero sfilare 100 pompieri, più altri impegnati comunque a fare il gruppo. Cosa dovranno dimostrare? Di saper marciare? È l'unica cosa, perché di mezzi non ne abbiamo più, quindi non li possiamo sfoggiare. Sono 5 o 6 anni che non se ne comprano di nuovi. Stiamo lavorando con quelli che ripariamo noi stessi, senza collaudo, ecc, per andare a fare il soccorso. Se si rompono, li dobbiamo lasciare per strada, com'è successo per il terremoto in Abruzzo. Tutti fermi sull'autostrada perché i mezzi erano così vetusti, con così tanti chilometri, che li abbiamo dovuti lasciare. Li abbiamo recuperati dopo mesi.
Quanti pompieri sono impegnati in Emilia?
3.500 su un totale nazionale di 27.500, ma quest'ultima cifra va divisa su quattro turni.
C'è anche un problema di fasce di età?
Diciamo che c'è anche un problema generazionale. Ci sono vigili del fuoco che non sono più andati in pensione a causa della riforma Fornero e quindi sono là a fare l'emergenza. Quando invece ci sono tanti ragazzi che aspettano di essere assunti.
Ma che fa un pompiere di 60 anni, guida?
Ma che guida... Dovrebbe dirigere una squadra, ma non lo fa mica da seduto... Noi siamo un'organizzazione che lavora in gruppo. Io non posso dirigere, se sto fermo. Devo essere là, al lavoro. Avete visto nelle foto o nei filmati quei vigili buttati a terra che stavano cercando il ferito sotto le macerie? Quella è gente di 50-60 anni. Perché poi quando c'è una responsabilità da assumere, mica mandi un ragazzino che ha appena finito il corso. Questo è il problema dei vigili del fuoco.
Hanno tagliato i fondi anche a voi?
Non mi soffermo sui salari o le questioni pensionistiche... Parliamo dell'operatività dei vigili del fuoco. Dal 2008 fino ad oggi abbiamo subito tagli incomprensibili: il 32% delle risorse. Il ministro Cancellieri stamattina (ieri, ndr) ha convocato i sindacati per il 5 giugno per illustrare nuovi tagli.
C'è stata riduzione del personale?
Non ci sono assunzioni. I precari dovrebbero essere assunti tramite concorsi. Ma non c'è stata neppure la copertura del turnover. L'amministrazione stessa dichiara che mancano 15 mila pompieri. Non ne assumiamo uno. Quando sentiamo che «ce lo chiede l'Europa»... Per adeguarci agli standard europei, dovremmo avere un vigile del fuoco ogni mille abitanti. In italia siamo a uno ogni 3.100. È stato dimostrato in questi giorni, con il terremoto: non siamo riusciti a fare la sicurezza nei luoghi di lavoro perché manca il personale.
Perché non ci siete riusciti?
Non riusciamo a fare verifiche preventive, sopralluoghi, ecc. O facciamo gli interventi che ci vengono richiesti giornalmente, le emergenze, oppure ci occupiamo della sicurezza. A suo tempo avevamo criticato Matteoli, l'ex ministro, che diceva che la sicurezza poteva essere messa da parte, perché i controlli impedivano alle attività commerciali di esprimersi al meglio.
Che rapporti avete con la protezione civile?
C'è un dualismo senza paragoni altrove. Siamo l'unico paese che ha due dipartimenti che si occupano della stessa cosa. Quindi, se vogliono tagliare le spese, avrebbero dove tagliare... Là c'è una «cabina di regia» - quella di Bertolaso, oggi di Gabrielli. Ma la «manovalanza», in effetti, la facciamo noi.