mercoledì, marzo 28, 2012

NO DEBITO, NO MONTI, NESSUNO TOCCHI L’ART 18!

Oggi la lotta inizia soltanto.
Essa dovrà proseguire fino alla cacciata di Monti e al ripudio del debito verso le banche.
Il vasto schieramento di opposizione sociale e politica oggi in piazza raccoglie il testimone delle decine di scioperi spontanei e mobilitazioni operaie di questi giorni in tutta Italia in difesa dell’art. 18. E lo rilancia con la potente richiesta dello sciopero generale prolungato.

IL DEBITO
L'ideologia dominante presenta l'esplosione del debito pubblico come effetto di un eccesso di concessioni sociali e “privilegi” alle classi subalterne. E' vero l'opposto. Il debito pubblico è esploso come conseguenza della crisi del capitalismo, della caduta del saggio di profitto, e delle politiche antioperaie e antipopolari tese a contrastarla.
L'intera politica delle classi dominanti europee e dei loro governi si impernia attorno al pagamento degli interessi sul debito. Le stesse banche che hanno concorso alla voragine del debito pubblico diventano beneficiarie del pagamento del debito promuovendo attraverso governi di fiducia un autentico massacro sociale.
Un massacro sociale che non solo non contrasta la crisi, ma concorre a cronicizzarla, lungo una spirale senza fine: recessione, crescita del debito, tassi d'interesse usurai, nuove rapine sociali, nuove spinte recessive.
Non è il “fallimento del liberismo”. E' il fallimento di tutte le politiche borghesi di fronte alla crisi del capitalismo.
Il caso italiano è esemplare. Da un lato il governo Monti ha garantito con risorse pubbliche le banche italiane, per consentire loro di incassare l'enorme regalia di 116 miliardi dalla BCE. Dall'altro lato l'economia italiana cade in recessione, con l’immiserimento dei lavoratori e delle classi subalterne. Mentre i tassi di usura praticati dalle banche restano altissimi o addirittura crescono.
Non si può uscire da questa spirale distruttiva senza ripudiare il debito pubblico, nazionalizzare le banche senza indennizzo verso i grandi azionisti, unificarle in un'unica banca pubblica sotto controllo sociale.
La verità è che il capitalismo è fallito e non è riformabile. Non è possibile “una nuova politica economica senza affidare il potere decisionale ai lavoratori rovesciando la dittatura di industriali e banchieri.
Per questo rivendichiamo:
• il debito non va pagato: lo paghi chi l’ha creato (banche, finanza, CONFINDUSTRIA e chiesa);
• la nazionalizzazione delle banche e delle assicurazioni sotto controllo operaio salvaguardando i piccoli risparmiatori;
• il controllo operaio sulla produzione, attraverso l’abolizione del segreto commerciale e l’apertura dei libri contabili;
• la nazionalizzazione dei grandi gruppi capitalistici dell’industria, come la FIAT;
• un grande piano di opere sociali di pubblica utilità invece di opere inutili e dannose come la TAV o il ponte sullo stretto.

L’ART.18
Dopo aver distrutto le pensioni di anzianità, il Governo Monti mira al cuore dei diritti del lavoro: il diritto al reintegro se sei licenziato senza giusta causa. A ciò si aggiunge il mantenimento di tutte le forme di precarizzazione del lavoro, e addirittura la drastica riduzione degli ammortizzatori sociali per 4 milioni di lavoratori.
Ma la partita in realtà non è “chiusa” come vorrebbe Monti. Può essere riaperta dalla forza di 16 milioni di lavoratori. Se solo quella forza sarà dispiegata. I sindacati non possono sottrarsi a questa responsabilità. A cominciare dalla CGIL. Il rinvio a fine maggio dello sciopero generale come annunciato dalla Camusso è più di un grave errore: è il segno della subalternità all’esigenza di trovare un “compromesso” che salvi il PD e di riflesso il governo
Al contrario tutti i lavoratori d’avanguardia e con essi tutti i settori popolari colpiti dal massacro sociale, sono chiamati contrastare questa prospettiva e questa logica:

; L'articolo 18 definisce un diritto inviolabile del lavoratore. Questo diritto non può essere manomesso. I diritti degli operai non possono essere terreno di mercanteggiamento.
; Migliaia di lavoratori, in questi giorni hanno già intrapreso l'azione di sciopero.. Questo è il momento di proclamare lo sciopero generale.

SCIOPERO GENERALE SUBITO, AZIONE DI MASSA PROLUNGATA CHE BLOCCHI l'ITALIA SINO AL RITIRO DELLE MISURE ANNUNCIATE

ASSEMBLEA NAZIONALE DI DELEGATI ELETTI PER DEFINIRE UNA PIATTAFORMA DI LOTTA UNIFICANTE E APRIRE UNA VERTENZA GENERALE DI TUTTO IL MONDO DEL LAVORO, DEI PRECARI, DEI DISOCCUPATI


VIA IL GOVERNO DELLA CONFINDUSTRIA E DELLE BANCHE. GOVERNINO I LAVORATORI.

MONTI CONFONDE I CAPITALISTI ASIATICI CON I LAVORATORI ITALIANI

Con crescente arroganza il Presidente del Consiglio Mario Monti ha definito “una medicina amara” la propria riforma del mercato del lavoro, dicendosi “fiducioso” sul fatto che alla fine sarà “ingoiata” com'è avvenuto “sulle pensioni”. Mario Monti si illude.
E' possibile ed anzi probabile che la ingoieranno, con qualche ritocco, gli stessi partiti di maggioranza- come il PD - che hanno consentito la macelleria vergognosa sulle pensioni. Ma non la ingoieranno i lavoratori e la maggioranza della società. Il tecnocrate Mario Monti confonde il plauso dei capitalisti asiatici con quello dei lavoratori italiani. Ma le piazze gli riserveranno un amaro risveglio. A partire dalla grande manifestazione del 31 Marzo a Milano per “occupare Piazza Affari”.

martedì, marzo 27, 2012

CAMUSSO RINVIA LO SCIOPERO GENERALE IN FUNZIONE DEL COMPROMESSO COL PD ( E COL GOVERNO)

L'annuncio dello sciopero generale per “fine maggio” da parte di Susanna Camusso, non stupisce. E' in funzione del calendario istituzionale della discussione parlamentare e di una prospettiva di possibile compromesso che “salvi” il PD e di riflesso il governo: un compromesso “alla tedesca” che rimetta l'articolo 18 nelle mani del giudice, rimuovendolo dalle mani del lavoratore, com'è oggi.
 
Il giornale della Fiat ( La Stampa) è oggi prodigo di previsioni favorevoli per questa “soluzione”. Che, dietro le quinte, avrebbe già il benestare non solo di Bonanni e Angeletti, ma anche dei nuovi vertici di Confindustria ( che entreranno in funzione proprio a Maggio) e degli stessi vertici di UDC e PDL, che otterrebbero in cambio la riduzione dei contributi delle imprese sui contratti a termine.
 
Questa è la ragione del rinvio dello sciopero generale. Lo sciopero fra due mesi serve non solo a diluire e disperdere la rabbia operaia che oggi si esprime, stemperando le “tensioni sociali”, ma anche a presentare il compromesso parlamentare che a Maggio sarà siglato come “vittoria” dello sciopero e della pressione della CGIL. Facendolo meglio digerire agli operai.
 
Tutti i lavoratori d'avanguardia sono chiamati a contrastare questa prospettiva e questa logica:
 
1)L' articolo 18 definisce un diritto inviolabile del lavoratore: quello del reintegro nel proprio posto di lavoro nel caso di licenziamento “ingiustificato”. Questo diritto non può essere manomesso. Non si consentì di farlo a Berlusconi. Non lo si può consentire a Monti. I diritti degli operai non possono essere terreno di mercanteggiamento.
 
2)Lo sciopero generale va indetto subito e dev'essere vero. Milioni di lavoratori, in questi giorni, a modo loro, hanno già intrapreso l'azione di sciopero. E la dinamica si sta allargando. Questo è il momento di proclamare lo sciopero generale. Perchè il ferro dell'indignazione operaia è caldo ora. Perchè ora  è possibile trasformare le mille lotte in ordine sparso di questi giorni in un'unica spallata di massa,continuativa, radicale, capace di far pesare nelle strade e nelle piazze la forza materiale di 16 milioni di lavoratori; capace di bloccare l'Italia sino al ritiro delle misure annunciate,  ribaltando dopo decenni i rapporti di forza tra le classi.
 
I vertici della CGIL si oppongono a questo scenario per cercare di recuperare lo “spirito del 28 Giugno” che non a caso Camusso ha evocato a Cernobbio.
I lavoratori, all'opposto, hanno interesse a spezzare la tela dell'ennesimo compromesso a perdere ( già in gestazione), per provare finalmente a vincere, con un'azione di massa indipendente.
Questa è la posta in gioco.
 
Il PCL e tutti i suoi militanti operai si battono e si batteranno ovunque- nelle fabbriche, nei sindacati, sul territorio- perchè l'occasione di ribellione e di riscatto della classe operaia, dopo 30 anni di sconfitte, non venga ancora una volta dispersa e tradita.

GIORGIO NAPOLITANO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO “OMBRA” CONTRO I LAVORATORI

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è ormai a tutti gli effetti un Presidente del Consiglio “ombra”. Lo stesso Presidente che ha rifiutato di incontrare i sindaci della Val Di Susa per una presunta “incompetenza dei temi”, non esita a intervenire contro l'articolo 18 a difesa del governo Monti.  Evidentemente Napolitano considera di “sua competenza” il sostegno attivo al programma di Confindustria contro il lavoro. Milioni di lavoratori in lotta sono avvisati: il Presidente della Repubblica sta con i loro avversari. E si abitueranno ad affrontarlo come avversario. Il Partito Comunista dei Lavoratori(PCL) porterà in ogni manifestazione operaia l'aperta contestazione a Giorgio Napolitano come a Mario Monti. E invita tutte le sinistre a fare altrettanto. La contestazione che gli abbiamo riservato in Sardegna è solo l'inizio.

SENZA COMPROMESSI, SINO IN FONDO, PER L'ALTERNATIVA OPERAIA

La posta in gioco dello scontro sociale apertosi sull'articolo 18 è semplicemente enorme. Il movimento di lotta di questi giorni ha  mosso le acque della politica italiana, aprendo ovunque contraddizioni nuove. E alimentando una nuova fiera di ipocrisie.
 
L'IPOCRISIA DEL GOVERNO
 
In primo luogo da parte del governo.
Il ministro Fornero, nel mentre simula ( improbabili) sentimenti “umanitari”, continua a rappresentare l'abolizione del diritto al reintegro per licenziamenti ingiusti come un invito ad investire in Italia. Se le parole hanno un senso significa dire ai capitalisti: vi diamo la possibilità di disfarvi di chi volete, perchè investite in Serbia invece che da noi? Dubitiamo che la speranza sia fondata. Perchè “la Serbia” resta per molti aspetti più vantaggiosa. In compenso il messaggio è rivelatore: l'abbattimento dei diritti  è l' obolo offerto ai profitti. Altro che “interesse generale”. Altro che “competizione sul merito” come dice il ministro. La competizione di mercato si gioca sulla distruzione delle conquiste del lavoro. E l'interesse cui si risponde è quello, nudo e crudo, del capitale. “Non tutti gli imprenditori” sono cattivi, ha detto il ministro a Cernobbio. Può essere. Il punto è che è il sistema capitalista ad essere “malvagio”, tanto più quando è in crisi. E sicuramente ha trovato il ministro ( e il governo) che merita. Anche in fatto di.. “cattiveria”.
 
L'OPERAZIONE DEL PD
 
L'intossicazione propagandista della stampa borghese a difesa frottole del governo, non riesce tuttavia a convincere la maggioranza della società italiana. Neppure con l'ausilio di Napolitano. E' un fatto  non scontato e di estrema importanza, che rivela le difficoltà di egemonia della borghesia in tempo di crisi. Quando nello stesso giorno si colpisce il lavoro, mentre si regalano le commissioni alle banche, è difficile persuadere il senso comune.
 
Ma altre, e più pericolose e sottili, sono le manovre in corso.
Il PD cerca di salvare al tempo stesso il proprio elettorato operaio e il governo di Confindustria. Per questo prova a quadrare il cerchio delle proprie contraddizioni puntando a un compromesso parlamentare sul “sistema tedesco” ( il giudice sui licenziamenti “economici”). Una parte del PDL abbozza, chiedendo in cambio una compensazione sul precariato. La CISL di Bonanni si è riallineata a questa logica di scambio, provando a intestarsela. Una parte della borghesia, a partire dalla nuova leaderschip di Confindustria, potrebbe convergere.
 
Il movimento di lotta di questi giorni, non può subordinarsi a questa ipotesi di compromesso. Ovviamente se si realizzasse sarebbe “migliorativa” del provvedimento annunciato. Ma sarebbe anche peggiorativa della situazione attuale. L'agognato compromesso tedesco sancirebbe in ogni caso un arretramento dei diritti, perchè abolirebbe il diritto al reintegro, lasciando al giudice la decisione. Per di più si combinerebbe, per effetto di bilanciamento parlamentare, con ulteriori misure di precarizzazione del lavoro. E infine aprirebbe una breccia mortale nello stesso settore pubblico. Cosa vi sarebbe da festeggiare? Chi potrebbe presentare come “vittoria” la fine, comunque  modulata, dell'attuale articolo 18, oltretutto in una fase di crisi recessiva e di offensiva padronale nelle aziende? Sarebbe davvero paradossale se una soluzione che sarebbe stata denunciata come “golpe” di fronte a un Berlusconi venisse sbandierata alla fine come “successo” di fronte a un Monti.
 
IL MOVIMENTO DI LOTTA NON PUO' SUBORDINARSI A UN MERCIMONIO PARLAMENTARE SUI DIRITTI
 
Eppure Susanna Camusso non fa mistero di perseguire questo esito. Il suo scopo è quello di salvare il PD, più che l'articolo 18. Per questo, nel momento stesso in cui dà il via alla mobilitazione, attiva il freno. L'obiettivo è contenere la mobilitazione operaia nei limiti compatibili con la pressione parlamentare sul PD a favore della soluzione “tedesca”.
 
La classe operaia ha un interesse diverso: difendere l'attuale articolo 18 dal gioco congiunto ( per quanto contraddittorio) di tutte le forze borghesi teso a manometterlo; fare della difesa dell'articolo 18 la leva di una svolta che metta in discussione l'insieme delle politiche dominanti per aprire una stagione nuova.
 
Per questo la mobilitazione operaia deve estendersi e radicalizzarsi. Lo sciopero generale è già in un certo senso iniziato col moltiplicarsi degli scioperi dal basso, i blocchi stradali, i presidi e le occupazioni, sull'intero territorio nazionale. Questa azione di massa ha bisogno di una direzione adeguata, che punti a trasformarla in un fiume inarrestabile. Lo sciopero generale va proclamato subito e deve essere vero. Se la classe lavoratrice lo vuole può bloccare davvero l'Italia, mettendo le classi dominanti spalle al muro.
 
UNA LOTTA A OLTRANZA. UNA PIATTAFORMA DI SVOLTA.
 
Lo sciopero a sua volta non può limitarsi alla pura resistenza. Se vuole durare e tenere la scena, deve combinarsi con la convocazione di una grande assemblea nazionale di delegati eletti nei luoghi di lavoro, che definisca una piattaforma di svolta unificante dopo 30 anni di sacrifici: a partire dal blocco dei licenziamenti, la ripartizione fra tutti del lavoro, il ritorno del sistema previdenziale a ripartizione, un aumento generale di salari e stipendi, la cancellazione di tutte le leggi di precarizzazione del lavoro, un salario vero per i disoccupati che cercano il lavoro e per i giovani in cerca di prima occupazione, un grande piano di opere sociali ( non la Tav) che rimetta in piedi le condizioni di vita e sia finanziato dalla tassazione delle grandi ricchezze...
 
Questa piattaforma darebbe prospettiva alla lotta di difesa dell'articolo 18. Salderebbe attorno alla lotta operaia tutte le domande delle masse oppresse e sfruttate, tra i giovani, i precari, i disoccupati, i mille movimenti sociali di protesta che a macchia di leopardo attraversano l'Italia. Potrebbe dare la stura ad un processo di autentica sollevazione popolare, capace di ribaltare 30 anni di arretramenti e sconfitte e di porre all'ordine del giorno un'alternativa di società: in cui a comandare siano i lavoratori, non i banchieri e i capitalisti.
 
IL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI AL POSTO DI COMBATTIMENTO
 
Il Partito Comunista dei Lavoratori ( PCL) impegna tutte le sue strutture e i suoi militanti, a partire dai militanti operai, su questa prospettiva d'azione. Nel mentre chiediamo pubblicamente alla CGIL di assumersi le sue responsabilità- entrando nelle sue contraddizioni- dobbiamo assumerci le nostre. In ogni luogo di lavoro, in ogni sindacato, in ogni territorio.
 
Il volantino nazionale “per le fabbriche e gli scioperi” va diffuso ovunque in questi giorni, su scala più ampia possibile. In tutte le manifestazioni di lotta, presidi, occupazioni, dobbiamo rivendicare la continuità dell'azione di massa e la sua unificazione. Nelle assemblee dei lavoratori, che si terranno nei prossimi giorni a partire dalla fabbriche, dobbiamo presentare nella forma più efficace e concentrata l'essenziale della nostra proposta: lotta a oltranza, nessun compromesso, svolta generale di azione e prospettiva dopo 30 anni di sconfitte. Le stesse campagne elettorali che condurremo in diverse situazioni locali, anche importanti, devono raccordarsi al nuovo scenario nazionale di lotta, fuori da logiche “amministrative” e localiste.
 
In diverse situazioni di lotta, a livello di fabbrica, di sindacato,  di territorio, i nostri compagni sono già oggi un riferimento esemplare. Dobbiamo cercare di diventarlo ovunque. Dentro il movimento e alla sua testa. Tutto ciò che ci distingue dalle altre forze della sinistra italiana- in fatto di radicalità, coerenza, audacia- deve emergere nelle prossime settimane con la massima chiarezza agli occhi del più vasto numero di lavoratori d'avanguardia.
 
Il nostro partito può fare un salto reale della propria costruzione nella nuova stagione che si apre, nell'interesse dell'intero movimento dei lavoratori. Sta a tutti noi riuscirci. E innanzitutto provarci.

IL 31 MARZO A MILANO CONTRO IL GOVERNO MONTI

Il 31 Marzo a Milano si terrà la prima manifestazione nazionale dell'opposizione di classe al governo Monti, e ai partiti che lo sostengono. Il PCL sarà parte importante di questa manifestazione.
Il governo Monti è emissario diretto delle grandi imprese e delle banche. Prima la distruzione delle pensioni d'anzianità, poi l'attacco frontale all'articolo 18 rispondono al dettato di banchieri e industriali. Se Monti è in sella, e può permettersi ciò che a Berlusconi non era concesso, è solo grazie al sostegno determinante del PD: che viene confermato da Bersani in queste ore, nonostante le “sofferenze” preelettorali. La manifestazione di Milano rivendicherà la convocazione immediata dello sciopero generale contro il governo e l'opposizione ad ogni “compromesso” sull'articolo 18, che va salvaguardato com'è. Non si tratta di “salvare” il PD, ma un diritto non negoziabile.

mercoledì, marzo 21, 2012

ORA UNA LOTTA VERA PER VINCERE

Il governo ha “rotto” con la CGIL. Ora la CGIL deve rompere con il governo,e quindi con i partiti che lo sostengono. Questa è oggi la frontiera di una battaglia di massa su cui impegnare unitariamente tutta la sinistra di classe, sindacale e politica.

Susanna Camusso ha dichiarato che “la CGIL farà tutto ciò che è necessario per contrastare la riforma del mercato del lavoro”. Benissimo. Dovrà essere chiamata alla coerenza con questo impegno solennemente assunto.
“Tutto ciò che è necessario per contrastare” le misure del governo può significare, se le parole hanno un senso, una cosa sola: promuovere una mobilitazione straordinaria per il ritiro di quelle misure. Lo sciopero generale va bene, ma va indetto subito, non rinviato e diluito. E va combinato con una lotta radicale, continuativa, di massa, in tutto il Paese, e con la convocazione di una grande assemblea nazionale di delegati eletti che definisca una piattaforma generale di svolta, capace di dare prospettiva unificante al movimento.

Questa volta occorre fare sul serio. La distruzione dell'articolo 18 non può essere emendata, può essere solo revocata. Non è un problema di “pressione” su un area parlamentare del PD perchè “prema” a sua volta sul governo con qualche straccio di emendamento o di supplica. Si tratta di rovesciare l'intero impianto di classe dell'attacco in corso. L'esito dello scontro non si gioca in Parlamento, ma sulle piazze. Solo una mobilitazione straordinaria mirata davvero a bloccare l'Italia può piegare il fronte avversario, approfondire le sue contraddizioni, ribaltare lo scenario di una sconfitta annunciata e drammatica. Solo la forza materiale del lavoro salariato in un processo di sciopero generale prolungato attorno ad una piattaforma di lotta unificante, può produrre la massa critica d'urto per riaprire la partita. Detto in termini brutali: o la partita sull'articolo 18 diventa un fatto di ordine pubblico o è davvero “chiusa”, come vorrebbe Monti. Questo è lo snodo, al di là delle chiacchiere.

Gli avvenimenti di questi giorni confermano che le forme tradizionali delle relazioni sindacali, e persino quelle tra sindacati e governo, sono state travolte dalla pressione della crisi capitalista e da un livello di scontro storicamente nuovo. La classica concertazione degli anni 90 e del precedente decennio è ormai un ferro vecchio. Le imprese, a partire dalla Fiat, procedono a una politica d'urto che smantella il contratto nazionale di lavoro e mette la Fiom fuori dalle principali fabbriche come non avveniva dal 45. Il governo, infeudato a Confindustria e banche, procede o per decreti d'urgenza come sulle pensioni, o per audizioni delle parti come sul mercato del lavoro, fuori da ogni tradizionale pattuizione. Il consenso degli apparati sindacali viene sì ricercato: ma per imbrigliare preventivamente le reazioni sociali alla macelleria intrapresa, più che per negoziare il merito della macelleria. Perchè il merito è concordato unilateralmente con i grandi potentati dell'impresa e della finanza, sul piano interno ed europeo. E dunque procede alla fine, in ogni caso, per dinamica propria.

La svolta che oggi si impone alla CGIL, e a tutto il sindacalismo di classe, riflette questo scenario nuovo. Che chiama tutti alle proprie responsabilità. Se la concertazione è finita, sia finita davvero per tutti. Siamo infatti al paradosso. Lo stesso governo che vanta “la fine del diritto di veto” della CGIL, pretende che la CGIL gestisca il proprio “legittimo dissenso” per governare la rabbia dei lavoratori e pilotarla sul binario morto di una protesta puramente dimostrativa, magari partecipata ma impotente. Questa pretesa deve essere respinta. Tanto più oggi. Anni e decenni di condotta “responsabile” verso i governi e i padroni ( o di concertazione delle loro politiche) ci hanno portato di sconfitta in sconfitta, sino al baratro attuale. Ora basta. Ora è il momento di cambiare politica e di porsi allo stesso livello di radicalità di governo e padroni: nella definizione delle forme di lotta, di una piattaforma indipendente , di una vertenza generale di svolta.
Se la CGIL promuoverà una mobilitazione straordinaria contro il governo, rompendo col PD e con Napolitano, si porrà come direzione naturale di un malcontento sociale enorme, rimotiverà tante energie deluse e depresse, agirà come fattore destabilizzante di un governo confindustriale, aprirà una pagina politica nuova. Se invece il dissenso rimarrà imprigionato nelle mezze misure, si voterà alla sconfitta. Questo è il bivio.

Questo bivio interroga infine, a sua volta, l'insieme delle sinistre italiane. La collocazione del PD a sostegno di un governo che distrugge l'articolo 18 non può essere derubricata a divergenza ordinaria, da affrontare con dichiarazioni giornalistiche. L'articolo 18 segna un confine di classe indelebile. E chiama tutti ad una scelta di campo. Come possono SEL e FDS, tanto più in questo quadro, mantenere l'alleanza col PD per le imminenti elezioni amministrative o continuare a perseguirla per le prossime politiche? Una lotta generale contro il governo a difesa del lavoro implica la rottura coi partiti della sua maggioranza. Ciò che vale per la CGIL vale a maggior ragione per una sinistra che si vuole “radicale”. Non si può stare nello stesso momento dalla parte del lavoro e con i partiti del capitale. La linea del doppio binario non regge. E' l'ora della chiarezza, per tutti.

PER UNO SCIOPERO GENERALE PROLUNGATO

In tutta Italia centinaia di migliaia di lavoratori metalmeccanici sono scesi in sciopero contro il governo Monti a difesa dell'articolo 18. Questi scioperi chiedono a Susanna Camusso una cosa semplice: respingere ogni manomissione di un diritto fondamentale, e promuovere un vero sciopero generale per sbarrare la strada al governo. Camusso deve scegliere in queste ore tra questa domanda operaia e la capitolazione al governo , tra la tutela del lavoro e la tutela del PD, tra la propria dignità e l'obbedienza a Napolitano. In mezzo al guado non potrà restare.
Il PCL e i suoi militanti operai sono impegnati in tutta Italia nell'allargamento degli scioperi, con la parola d'ordine dello sciopero generale prolungato. L'unico mezzo che può sbarrare la strada al governo. E a compromissioni scellerate. Facciamo appello a tutte le sinistre perchè si battano unitariamente per questa prospettiva. Invece di coprire Susanna Camusso( e il PD) col silenzio della diplomazia (SEL) o con dissensi letterari (FDS).

L’ARTICOLO 18 NON SI TOCCA! LO DIFENDEREMO CON LA LOTTA!

Testo volantino nazionale PCL in difesa dell' art.18
scaricabile in PDF

Subito sciopero generale prolungato contro il governo Monti!

Dopo avere ottenuto la distruzione delle pensioni di anzianità senza nessuna opposizione il governo sta dando l’affondo, pretendendo dalla CGIL lo scalpo dell’articolo 18 e la distruzione degli ammortizzatori sociali; le disponibilità emergenti della CGIL ad accettare questa “soluzione” sono un fatto gravissimo, il governo sa che non avrebbe la forza per imporre la manomissione dell'articolo 18 senza copertura sindacale e oggi la Camusso regala a Monti ciò che ha negato a Berlusconi, assicurando assieme a CISL e UIL la garanzia della pace sociale.
Ora a fronte di questo disastro annunciato o si produce una reazione tanto radicale quanto radicale è l'attacco in corso o si annuncia una sconfitta storica! Così non si può andare avanti, occorre reagire!

La Cgil rompa subito la trattativa con il governo.
La riuscita dello sciopero e della manifestazione della FIOM è stato un evento che ha ridato ossigeno alla classe lavoratrice e non solo, ma se questo evento rimane isolato, se non si dispiegano fino in fondo le forze di un dissenso organizzato, rischieremo tutti di rimanere sconfitti.
La piazza del 9 Marzo ha chiesto di fatto una svolta vera, e ha messo tutti di fronte alle proprie responsabilità.
Allora la CGIL va chiamata pubblicamente a una scelta chiara, fuori da ogni diplomatismo. Susanna Camusso esca dall'indecisione, non ceda alla modifica dell’articolo 18, rompa con Monti, respinga le pressioni del PD e di Napolitano, promuova una mobilitazione straordinaria. Occorre gettare sul campo l'enorme forza sociale di milioni di lavoratori, in un vero braccio di ferro col padronato e col governo, una mobilitazione prolungata di lavoratori, precari, disoccupati, attorno a una piattaforma rivendicativa unificante che risponda unicamente alle loro esigenze.
Se la CGIL avviasse questa svolta potrebbe unificare attorno a sé un malcontento sociale enorme, rimotivare tante energie depresse, incidere realmente sui rapporti di forza, aprire dal basso una pagina nuova. Altrimenti la resa a Monti sarebbe una disfatta e un clamoroso tradimento.

Le sinistre sindacali facciano sbarramento da subito con una mobilitazione diffusa in tutta Italia.
Ma se la CGIL dovesse fare altre scelte dovranno essere la FIOM e l'insieme del sindacalismo di classe - come punto di riferimento di tutto il mondo del lavoro - ad assumersi le proprie responsabilità. Di fronte all’unità di tutti i poteri forti e di tutti i loro partiti, è necessario costruire la più ampia unità di lotta di tutto il mondo del lavoro e di tutte le loro organizzazioni. Il Partito Comunista dei Lavoratori è impegnato con tutte le sue forze militanti perché fin da subito si organizzi la mobilitazione in ogni luogo di lavoro, nelle scuole, nelle università - a partire dalle seppur modeste 2 ore di sciopero proclamate dalla FIOM e dai presidi con scioperi che in queste ore si sono sviluppati a Genova a Pontedera e in altre importanti realtà del paese - perché il dissenso sull’operato del governo rispetto alla trattativa in corso con le parti sociali diventi la miccia per lo sviluppo di una lotta conseguente contro il governo, i partiti che lo sostengono e il padronato!

Nessuno può salvarsi l'anima dietro la bandiera di un “dissenso” passivo.
Ognuno è chiamato ad assumersi sino in fondo le proprie responsabilità.
Ogni compromissione con l'avversario va revocata. Si rompa subito la trattativa e si respinga l’azione del governo con un vero sciopero generale di carattere prolungato.
Di fronte alla piazza del 9 marzo o si lavora a questa svolta o tutto continuerà a rotolare all'indietro col rischio di una sconfitta storica.

GENERALIZZARE LO SCIOPERO DI GENOVA. SOLO LA FORZA OPERAIA PUO' SBARRARE LA STRADA AL GOVERNO

Il governo Monti vuole completare la controriforma sociale degli ultimi 30 anni con la liquidazione di fatto dell'articolo 18.
Occorre una risposta operaia e di massa tanto radicale quanto è l'attacco subito. Lo sciopero operaio di Genova contro il governo apre la via a tutti i lavoratori italiani.

La CGIL non può regalare a Monti ciò che ha negato a Berlusconi, al solo fine di coprire il PD. Non può accettare alcuna forma di manomissione dell'articolo 18, perchè il diritto al reintegro per chi è stato licenziato illegittimamente non è negoziabile, e va semmai reso universale. Tanto meno può subire passivamente una provocazione del governo, limitandosi al distinguo, come ha fatto sulle pensioni.
La CGIL ha il dovere di imporre l'altolà al governo e al padronato con l'unico linguaggio che capiscono: quello della lotta radicale e della forza di massa.

La ribellione sociale è l'unico evento che il governo teme, perchè è l'unico che può sbarrargli la strada. Per questo Monti cerca la complicità dei sindacati o almeno la loro passività.
Per questa stessa ragione la CGIL ha il dovere di negargliele, intraprendendo una lotta vera: non per testimoniare un dissenso. Ma per vincere.

Nei prossimi giorni una responsabilità storica graverà sul gruppo dirigente della CGIL. Deve scegliere tra una vera risposta operaia e la compromissione disastrosa in una disfatta. In mezzo al guado non potrà restare.

Tutte le sinistre italiane debbono mettere la CGIL di fronte alle proprie responsabilità, assumendosi le proprie. Solo rompendo col PD si può essere credibili quando si chiede a Camusso di rompere con Monti. Perchè Monti si appoggia sul PD e il PD si è votato a Monti e ai poteri che lo sostengono.
Di fronte all'attacco di Monti e della sua maggioranza all'articolo 18, tutte le sinistre rompano col PD , a tutti i livelli, e stringano un fronte comune di lotta. Di fronte alla massima linea di scontro tra capitale e lavoro, non si può stare coi piedi in troppo scarpe. O di qua o di là.
E' l'ora della chiarezza agli occhi di tutti i lavoratori.

GIORGIO NAPOLITANO CONTRO I LAVORATORI

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha sentito nuovamente il bisogno di schierarsi col governo e col padronato contro i lavoratori. Il suo intervento ha un solo scopo: premere sulla CGIL per imporle la capitolazione sull'articolo 18. Un Presidente della Repubblica che sostiene di fatto la cancellazione del diritto al reintegro di un lavoratore ingiustamente licenziato smentisce una volta di più la propria pretesa neutralità istituzionale e conferma il proprio ruolo filopadronale. Peraltro dal 1956 ungherese ai giorni nostri Giorgio Napolitano ha sempre mostrato una coerenza incontestabile: si è sempre schierato contro gli operai. Non dovrà dunque sorprendersi se un numero crescente di operai inizierà a contestarlo come è avvenuto in Sardegna.

giovedì, marzo 15, 2012

ARTICOLO 18:LA CGIL TUTELA I DIRITTI DEL LAVORO O L'UNITA' DEL PD? LE SINISTRE SINDACALI FACCIANO SBARRAMENTO DA SUBITO CON UNA MOBILITAZIONE DIFFUSA IN TUTTA ITALIA.

Lo stesso governo che si genuflette alle banche, garantendo loro i miliardi delle commissioni, regala a Confindustria lo svuotamento dell'articolo 18, con la piena e attiva copertura del PD. L'idea di cancellare l'obbligo del reintegro in caso di licenziamenti ingiusti “disciplinari” o “economici” porta la targa di Bersani in appoggio a Bonanni. Ed è devastante per i diritti del lavoro.
Le disponibilità emergenti della CGIL ad accettare questa “soluzione” sono un fatto gravissimo. Se la CGIL finisse col regalare a Monti ciò che ha negato a Berlusconi, segnerebbe perciò stesso la capitolazione politica non solo al padronato ma al PD.
E' un'ipotesi inaccettabile. Tutte le sinistre sindacali, a partire dalla FIOM, hanno il dovere di reagire, promuovendo da subito la mobilitazione nei luoghi di lavoro e un'azione preventiva di sbarramento. Nessuno può salvarsi l'anima dietro la bandiera di un “dissenso” passivo. Ognuno è chiamato ad assumersi sino in fondo le proprie responsabilità, di fronte alla piazza del 9 Marzo.

IL PD GETTA L'ENNESIMA MASCHERA

Siamo giunti al punto in cui l’ennesimo tradimento perpretrato dal PD nei confronti delle istanze dei cittadini e dei lavoratori non fa e non può fare piu’ notizia. Non ci può essere alcuna meraviglia nel constatare che anche a San Giuliano Terme il consiglio comunale ha respinto la mozione, in questo caso promossa da IDV e Sinistra Unita, per discutere della decisione dei sindaci dell’ATO 2 di prorogare, senza sentirsi in dovere di avvertire nessuno, neppure i consigli comunali, i contratti di gestione del servizio idrico con i privati, facendo carta straccia dei voti del referendum.
Il PD che appoggia il governo Monti e le sue manovre di macelleria sociale, che è a favore della TAV, che non partecipa allo sciopero della FIOM, che per bocca di Fassino sostiene il SI ai diktat di Marchionne in FIAT, che apre alle richieste del ministro Fornero di cancellazione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, trova perfetta continuità nelle politiche portate avanti sui territori:

E' il caso della Toscana, dove il Partito Democratito supporta e avalla investimenti nella spesa militare che andranno ad incidere sulla composizione stessa del territorio che subirà un ingigantimento della militarizzazione, come la costruzione del gigantesco HUB militare a Pisa al servizio delle necessità imperialiste della NATO, come la commissione alla WASS di Livorno (del gruppo Finmeccanica) per la costruzione di siluri di nuova generazione con cui armare i sommergibili U-212, per una spesa di 87,5 milioni di euro.
La stessa Toscana in cui le amministrazioni comunali facenti capo al PD, come nel caso di Pisa, promuovono iniziative in cui i bambini delle scuole elementari vengono portati in orario scolastico a visitare le caserme e a stare a stretto contatto con l'ambiente militare, spacciando queste per iniziative di solidarietà.
La stessa Toscana in cui un fascista militante di Casapound può uccidere due migranti che stavano lavorando e la sua organizzazione fascista venire comunque difesa strenuamente dalle amministrazioni comunali di centrosinistra, che al contempo si adoperano per sgomberare Centri Sociali e Spazi Autogestiti che fanno anche dell’antifascismo una delle loro battaglie cardine, come nel caso dello sgombero di Via dei Conciatori a Firenze, la minaccia di sgombero al CPA FI-SUD e la recente vicenda di Rebeldia a Pisa. (fino alle assurde dichiarazioni di Martina Nardi, vicesindaci di Massa per SEL, che ha difeso Forza Nuova e Casapound in seguito ad un corteo di contestazione organizzato da gruppi antifascisti, tacciando poi gli stessi antifascisti di fascismo.)
La stessa Toscana in cui il PD lavora per la privatizzazione del servizio dei trasporti con gestore unico, nel nome del profitto.
Il PD si sta sforzando giorno dopo giorno di diventare a livello nazionale quel referente privilegiato di Confindustria che è già in Toscana e questo passa anche dalla completa sottomissione alle logiche militariste e di finanziamento all'industria bellica.
Con la costruzione dell'HUB militare a Pisa di fianco a Camp Darby, la gigantesca base americana che come abbiamo appreso dai cablogrammi rivelati da wikileaks contiene anche armi di distruzione di massa come le cluster bombs, la Toscana si appresta a diventare il nodo nevralgico dell'intervento delle forze armate della NATO ed un gigantesco affare per Confindustria e Finmeccanica e chi come loro, vuol lucrare e prosperare sull'industra bellica.

Come Partito comunista dei Lavoratori della Toscana ribadiamo la necessità che tutte le forze della sinistra rompano con il PD, un partito che in Toscana, come nel resto d’Italia, non fa che eseguire gli ordini di Confindustria, vera regista della subordinazione del modello di sviluppo del territorio toscano agli interessi della NATO, dell'industria bellica e della privatizzazione in nome del profitto.

ALLARME ROSSO. NESSUN NEGOZIATO SEGRETO ALLE SPALLE DEL LAVORO

L'incontro segretato fra il ministro Fornero e CGIL CISL UIL non promette nulla di buono. Quali sarebbero le “cose positive” che starebbero “maturando” come afferma Camusso? Fornero ha ribadito che proporrà “sacrifici” per i lavoratori, Bonanni ha garantito che l'articolo 18 “sarà ristrutturato”, Confindustria trasuda “ottimismo”. Che stia prendendo corpo uno scambio tra qualche soldo in più sugli ammortizzatori e la liberalizzazione dei licenziamenti? Chiediamo a tutte le sinistre italiane- politiche, sindacali, associative, di movimento- di sbarrare immediatamente la via a qualsiasi capitolazione della CGIL al governo Monti e al PD. E, nel caso, di assumersi sino in fondo le proprie responsabilità sul terreno della mobilitazione contro il governo.

PIU' CHE UNA “PACCATA”, UNA PATACCA. E' L'ORA DI UN VERO SCIOPERO GENERALE.

Il governo presenta come estensione degli ammortizzatori sociali la distribuzione su più soggetti di risorse eguali o addirittura minori, con la conseguente riduzione delle tutele. Più che una “paccata” di miliardi, una patacca. Che per di più viene offerta come merce di scambio di una più ampia licenziabilità dei lavoratori. E' una volgare truffa. Un governo che ama presentarsi come campione di sobria professionalità indossa i panni del baro.
La CGIL non può rimanere inchiodata al tavolo dei bari. Rovesci quel tavolo una volta per tutte, si liberi dei condizionamenti del PD, promuova un vero sciopero generale contro governo e padronato.
Non basta il dissenso, va messa in campo la forza

martedì, marzo 13, 2012

VENDOLA AI PIEDI DI BERSANI. UN FUNAMBOLISMO TRASFORMISTA.

Nel momento stesso in cui Mario Monti attacca frontalmente il mondo del lavoro, coi voti del PD, Nichi Vendola rilancia il patto di governo col PD per la prossima legislatura. Non solo: elogia la “generosità” del PD nel suo appoggio a Monti, e apre alla UDC di Casini, principale sponsor di Monti e Confindustria. E' la misura plastica di una politica svincolata da qualsiasi principio di classe. Come si può stare nello stesso momento a fianco dei metalmeccanici e a fianco di un partito liberale che diserta le loro manifestazioni e sostiene il governo che li colpisce? Come si fa ad illudere le masse sul fatto che un governo con PD e UDC- sui libri paga entrambi di imprese e banche- possa rappresentare le esigenze dei lavoratori, per di più nel momento della massima crisi sociale?

Il vendolismo è solo una forma leggera di funambolismo trasformista, sospinto da ambizioni ministeriali. I lavoratori d'avanguardia aprano gli occhi. Per tempo. Per 15 anni (94/2008)hanno pagato un prezzo altissimo- politico e sociale- alla messa illusionista di Bertinotti e dei suoi diversi cardinali di tante stagioni( Vendola, Ferrero, Diliberto, Rizzo), subendo col loro voto le leggi di precarizzazione del lavoro, le finanziarie lacrime e sangue “per entrare in Europa”, la detassazione dei profitti, il sostegno alle guerre. Perseverare oggi alla corte di un altro Papa sarebbe davvero diabolico, e suicida. Tanto più dopo la verifica drammatica dell'esperienza.

sabato, marzo 10, 2012

Con il Centro Popolare Autogestito contro la giunta del democristiano Renzi


La giunta Renzi, il sindaco che la destra ci invidia, continua imperterrita nella sua politica reazionaria di svendere ai privati il patrimonio immobiliare pubblico. E' di questi giorni la notizia di altri immobili pubblici "in disuso" da mettere all'asta per vendere alle grandi compagnie immobiliari. Negli immobili posti in vendita c'è anche la ex scuola di via Villamagna, attuale sede del CPA Firenze Sud che ci pare tutto fuorchè un immobile in disuso. Il Cpa, occupato da oltre dieci anni, è uno dei principali centri di aggregazione per giovani e meno giovani di tutta la città, al CPA si svolgono attività culturali, ricreative e politiche aperte a tutti. Dopo lo sgombero della storica occupazione di via de' Conciatori, gli sgomberi contro gli occupanti del Movimento di Lotta per la Casa, adesso il sindaco Renzi ci prova con il CPA Firenze Sud. Questa ennesima provocazione del sindaco contro tutto il movimento fiorentino deve vedere una risposta adeguata da parte di tutta quella parte della città che in questi ultimi tempi ha dato vita alle mobilitazioni contro il razzismo dopo l'uccisione di Samb Modou e Diop Mor, contro il fascismo di Casaggi e Casapound, contro le grandi opere inutili come la TAV, quella parte di Firenze che non si è arresa alla logica reazionaria ed antipopolare del Partito Democratico e della giunta Renzi.
Noi pensiamo che per riqualificare (termine che viene usato spesso da Renzi quando si tratta di svendere o regalare patrimonio pubblico ai privati) Firenze ci sia un solo modo possibile, cacciare la giunta Renzi e portare avanti una opposizione frontale ai poteri forti di questa città (PD, banche, massoneria, speculatori vari) che non sono altro che quelli che in questi ultimi mesi stanno portando avanti, su scala nazionale con il governo dei banchieri presieduto da Monti ed appoggiato dal PD-PDL, un attacco senza precedenti alle condizioni di vita dei lavoratori, dei giovani, dei disoccupati, degli immigrati
Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime solidarietà incondizionata e pieno appoggio a tutte le iniziative che i compagni e le compagne del CPA intenderanno portare avanti per fermare questo progetto infame.
Il CPA non si tocca, lo difenderemo con la lotta!!
Giunta di destra, giunta di sinistra, chi sgombera gli spazi è sempre un fascista!!

Partito Comunista dei Lavoratori
Sezione Olga Valdambrini - Firenze

BUONA MANIFESTAZIONE FIOM. IL PROBLEMA E' E RESTA LA PROSPETTIVA

La manifestazione FIOM del 9 Marzo a Roma ha visto una partecipazione dei lavoratori vasta e combattiva. Innumerevoli i fischi al PD. Significativa la contestazione di buona parte della piazza all'oratore della CGIL ( Scudieri) in occasione di ogni riferimento alla trattativa nazionale sul mercato del lavoro e al governo Monti. La parola d'ordine dello sciopero generale è stata costante lungo il corteo e sotto il palco conclusivo.
 
Di certo,la manifestazione della FIOM  ha rappresentato un obiettivo spartiacque politico. Il rifiuto del PD di prendervi parte è naturale e chiarificatore: un partito nato per rompere col movimento operaio, ed oggi prima stampella di un governo antioperaio di Confindustria e banche, non aveva nulla a che spartire con una manifestazione di lavoratori contro il padronato e contro Monti. La sua presenza avrebbe rappresentato un equivoco, non la sua assenza. Ora le sinistre politiche e sindacali traggano la naturale conclusione: rompano col PD, col Centrosinistra, con Napolitano e uniscano le proprie forze in una mobilitazione straordinaria e continuativa che dia prospettiva allo sciopero di oggi.
 
Perchè il problema non è esibire i numeri di una manifestazione. Ma investirla nella lotta di classe, con una svolta unitaria e radicale di forme di lotta e di obiettivi. Questa resta, dopo il 9 Marzo, la vera e urgente necessità.

venerdì, marzo 09, 2012

COSTITUZIONALIZZAZIONE DEL PAREGGIO DI BILANCIO: UNA CLAVA DELLE BANCHE CONTRO I LAVORATORI

La costituzionalizzazione del pareggio di bilancio, in omaggio al patto fiscale europeo, è una misura reazionaria e antipopolare. Non solo è assunta senza neppure la verifica formale del consenso popolare, come dovrebbe essere in materia costituzionale. Non solo è assunta da un governo di nomina presidenziale e votata da un Parlamento di nominati, nel segno del più volgare abbraccio trasformista fra PD e PDL. Ma ha una sola funzione: consentire a questo governo e ai governi futuri di realizzare per decreto qualsiasi misura di tagli sociali o di svendita del patrimonio pubblico nel nome della Costituzione. Il pagamento degli interessi alle banche acquirenti dei titoli di Stato diventa  una clava costituzionale contro la popolazione povera. IL PD si è fatto garante di un crimine, politico e sociale, pur di ingraziarsi industriali e banchieri. Cosa aspettano Camusso, Vendola e Ferrero a rompere col PD?

BASTA IPOCRISIA. OPPOSIZIONE APERTA A NAPOLITANO

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è oggi il principale sostegno del governo Monti, governo della Confindustria e delle banche. É un fatto incontestabile.

Napolitano investe pubblicamente il “prestigio” della propria immagine pubblica per garantire a Monti il consenso d'opinione necessario a gestire le peggiori operazioni antioperaie e antipopolari. Quanto più tali operazioni sono impopolari, o virtualmente tali, tanto più Napolitano fa irruzione diretta sullo scenario politico per sponsorizzarle in prima persona.

Così è stato in occasione della distruzione delle pensioni d'anzianità. Così è oggi a fronte dell'attacco all'articolo 18 o della gestione del progetto TAV. In ogni passaggio cruciale la Presidenza della Repubblica offre il petto a difesa del governo contro l'opposizione sociale ( o il rischio che si produca). Di più: Napolitano incoraggia pubblicamente il governo a procedere contro i lavoratori e le resistenze sociali; chiede pubblicamente alla CGIL fedeltà incondizionata al governo e alla concertazione dei sacrifici; delegittima pubblicamente ogni movimento di opposizione di massa al governo, come i No TAV. Con un tasso alto di doppiezza: lo stesso Presidente che interviene da primo attore nel sostenere le ragioni della Fiat e delle banche, italiane ed europee, rifiuta persino l'ascolto dei sindaci della Val di Susa perchè la questione non sarebbe ”di sua competenza”. Salvo rivendicare parallelamente la propria.. “competenza” nel chiedere ai No TAV la resa incondizionata. Quanta ipocrisia!

Come PCL, non siamo meravigliati del ruolo della Presidenza della Repubblica, non avendo mai creduto a differenza di tutte le altre sinistre, alla “neutralità” di un istituzione borghese.
Men che meno siamo meravigliati del ruolo specifico di Giorgio Napolitano, figlio legittimo di una storia politica che l'ha sempre contrapposto ai proletari: nella veste di dirigente stalinista contro la rivoluzione degli operai ungheresi nel 1956; nella veste di attivo sostenitore della politica berlingueriana di compromesso storico e di austerità antioperaia negli ultimi anni 70; nella veste di dirigente migliorista filocraxiano del PCI degli anni 80 a sostegno dei licenziamenti FIAT (80) e contro la scala mobile dei salari (84/86); nella veste di fondatore e dirigente liberale del PDS, DS, PD,- negli anni 90 e nell'ultimo decennio- a sostegno della distruzione progressiva di tutti i diritti conquistati dalle precedenti generazioni del movimento operaio. L'attuale Presidente della Repubblica è diventato tale, col voto di tutti i partiti borghesi, anche in virtù di questo “corso Honorum”. Ed è comprensibile voglia concludere degnamente la propria storia quale “salvatore” della Patria borghese in cui ha sempre militato. E' umano.

Colpisce invece l'ossequiosa reverenza di cui Napolitano continua a godere a sinistra, presso gli stessi gruppi dirigenti della sinistra cosiddetta “radicale”. Nel migliore dei casi si “dissente” rispettosamente ( e “con dispiacere”) dalle “parole” del Presidente. Ma sempre assumendolo come interlocutore istituzionale cui appellarsi con dovizia di riguardi. Sempre aprendo i propri Congressi nazionali con la lettura compunta e solenne del comunicato di augurio della Presidenza della Repubblica, come nel caso dei Congressi del PDCI, del PRC, di Sinistra Popolare (Rizzo), con tanto di applauso di rito. Sempre partecipando in varie forme al clima di ossequiosa reverenza che si deve ad una Istituzione “superiore”, depositaria di un ruolo di rappresentanza costituzionale “universale”, e possibile garante di “giustizia”.

Noi non partecipiamo a questo coro.
Siamo rivoluzionari, non riformisti. Combattiamo l'ipocrisia, non l'avalliamo. Da marxisti, consideriamo lo Stato e le sue istituzioni, Presidenza della Repubblica inclusa, come strumenti di dominio degli industriali e delle banche sulla classe operaia e la popolazione povera. Tanto più denunciamo il diretto ruolo politico di classe che questo Presidente sta svolgendo contro i lavoratori, in un momento drammatico della loro condizione e in un passaggio decisivo della lotta di classe.

Per questo il Partito Comunista dei Lavoratori intraprende e intraprenderà un'azione pubblica di denuncia costante di Giorgio Napolitano e del suo ruolo. Non c'è reale opposizione a Monti senza un'aperta opposizione a Napolitano. Poniamo e porremo la necessità di una rottura aperta con Napolitano in tutti i movimenti e in tutte le organizzazioni di massa. Ogni viaggio istituzionale di Napolitano in giro per l'Italia vedrà in varie forme la sua contestazione pubblica da parte del PCL. Abbiamo iniziato a Cagliari e Sassari, suscitando scandalo nell'isola e imbarazzo nel Presidente. Proseguiremo ovunque. E chiameremo ovunque le altre sinistre e i movimenti a condividere la contestazione alla Presidenza della Repubblica, quale controparte della classe lavoratrice. Al pari di Monti, Confindustria, banche.

giovedì, marzo 08, 2012

A ROMA CON LA FIOM IL 9 MARZO

Il Partito Comunista dei Lavoratori dà pieno sostegno allo sciopero generale e alla manifestazione nazionale a Roma dei lavoratori metalmeccanici( 9 Marzo). E invita i lavoratori, i giovani, i movimenti di lotta, alla più ampia partecipazione.

Come sempre, stiamo dalla parte dei lavoratori contro i loro sfruttatori . A maggior ragione stiamo col principale sindacato della classe operaia industriale: tanto più nel momento in cui il padronato, a partire dalla FIAT, vuole cacciarlo dalle fabbriche, come non avveniva dagli anni '30. La difesa della FIOM contro il padronato è oggi la difesa dei diritti sindacali di tutti i lavoratori italiani, e del diritto al futuro delle giovani generazioni.

Ma lo sciopero e la manifestazione della FIOM possono e debbono porsi anche, con chiarezza, in aperta contrapposizione al governo Monti: che oggi unisce contro i lavoratori l'intero blocco sociale dominante e tutti i suoi partiti di riferimento (PD, UDC,PDL).

Confindustria e Governo attaccano insieme frontalmente i diritti individuali , sociali, sindacali del mondo del lavoro.
Il contratto nazionale di lavoro è in via di smantellamento, dai metalmeccanici ai ferrovieri. Le pensioni d'anzianità sono state distrutte. Si costringono le persone a lavorare sino a 70 anni( in una fabbrica, in un cantiere, in un ospedale, su un treno..), per dare loro una pensione sempre più miserabile. L'articolo 18 è sotto attacco. La precarietà viene ulteriormente aggravata con l'estensione del lavoro interinale e con la criminale riduzione dei controlli sulla sicurezza del lavoro nelle fabbriche e nei cantieri. La disoccupazione giovanile dilaga, a partire dal Sud e dalle isole.

Tutto questo è possibile perchè non c'è opposizione reale.
Napolitano benedice ogni giorno il Governo. Il PD sostiene Monti senza riserve, per ingraziarsi banchieri e industriali, in compagnia di Berlusconi. IDV e SEL criticano Monti ma senza opporsi troppo, per non rompere col PD. La CGIL continua a sedere al tavolo di Monti per non rompere col PD,con Confindustria, con Napolitano: al punto da subire passivamente senza reagire gli insulti più rivoltanti ( “difendete i ladri e i fannulloni”) e le minacce pubbliche (“l'articolo 18 lo toccheremo comunque, anche se non siete d'accordo”). Il PRC, infine, denuncia Monti ma si accorda in tutta Italia, alle elezioni, col PD che lo sostiene; appoggia i metalmeccanici ma si accorda in tutta Italia con un partito Confindustriale che sta coi padroni.

E' necessario spezzare questa catena di Sant'Antonio di complicità o di ambiguità. E' necessario rilanciare un'opposizione sociale e politica vera, degna di questo nome. Un'opposizione che sappia stare con tutti e due i piedi dalla parte dei lavoratori. Che sia autonoma dai loro nemici. Che sappia essere tanto radicale contro padroni e governo, quanto padroni e governo lo sono contro i lavoratori. Che sappia sviluppare una grande vertenza generale unificante di lavoratori, precari, disoccupati attorno ad un programma indipendente che risponda solo alle loro ragioni. Che sappia unificare in un solo fronte tutte le lotte di resistenza alla dittatura del capitale( dal movimento per l'acqua pubblica al movimento No Tav). Che sappia ricondurre ogni lotta immediata alla prospettiva della rivoluzione sociale, per fare piazza pulita di ogni oppressione e sfruttamento. Che voglia battersi per un governo dei lavoratori, al servizio di un'altra società.

Il Partito Comunista dei Lavoratori(PCL)- l'unico partito che non ha mai tradito gli operai- porterà nello sciopero della FIOM e nella manifestazione di Roma questa istanza radicale.
Lo sciopero FIOM è importante perchè rompe il torpore, smuove le acque, dà riferimento unitario a tutte le mobilitazioni in atto, chiama tutti di fatto ad una assunzione di responsabilità. Ma una manifestazione non basta. Occorre investirla in una prospettiva coerente. La resistenza fabbrica per fabbrica non regge più. Occorre una lotta generale, radicale, continuativa. Il 9 Marzo sia solo l'inizio.