lunedì, febbraio 27, 2012

TUTTI DAVANTI ALLE PREFETTURE

Quanto sta avvenendo in Val Susa è la misura della “legalità” borghese. “Legale” è tutto ciò che è benedetto dal profitto, dalla magistratura, dai carabinieri. “Illegale” è tutto ciò che gli si oppone con forza contraria e (purtroppo) diseguale. Un giovane compagno in fin di vita è solo l'”effetto collaterale” di questa odiosa “democrazia”.
Occorre partecipare in massa quest'oggi ai presidi già convocati sotto le prefetture in tutta Italia. E occorre tornarci il 9 Marzo con i metalmeccanici e tutti i lavoratori. Unire nella lotta tutte le ragioni degli oppressi è il primo dovere. Lo sciopero del 9 sia davvero generale e sia solo l'inizio. Via il governo dell'attacco all'articolo 18 e del manganello poliziesco. Governino i lavoratori , rovescino la dittatura del profitto, impongano la democrazia del popolo.

TANTO RADICALI QUANTO MARCHIONNE: NAZIONALIZZARE LA FIAT

L'intervista rilasciata da Marchionne al Corriere richiederebbe a sinistra una risposta altrettanto radicale: una campagna di massa per la nazionalizzazione della FIAT.
Sergio Marchionne,col suo brutale candore,ha rivendicato il diritto di espropriare i lavoratori dei loro diritti individuali(articolo 18),dei loro diritti sindacali(Pomigliano come modello),e persino del loro lavoro(minacciata chiusura di due stabilimenti in Italia).Perchè se FIAT vuole espropriare gli operai, gli operai non possono rivendicare l'esproprio della FIAT? Peraltro una nazionalizzazione della FIAT sotto controllo dei lavoratori sarebbe solo la restituzione alla società italiana di ciò che essa ha già più volte pagato con innumerevoli regalie pubbliche agli Agnelli. Tutte le sinistre politiche e sindacali si battano unitariamente per questo obiettivo, invece di negoziare con Monti e coprire il PD.

lunedì, febbraio 20, 2012

Dichiarazione del Comitato Centrale del Partito Rivoluzionario dei Lavoratori (EEK-Grecia)

Il popolo ha fatto ascoltare la sua voce nelle strade in modo molto chiaro. Non siamo d’accordo con niente di quanto è stato proposto! No ai compromessi e all’appoggio alle proposte! Servi della UE, del FMI e del capitale, prendete i vostri memorandum e andatevene! Tutto il potere ai lavoratori!



Il 12 di febbraio 199 membri del parlamento, un pugno di politici del Pasok e la destra, insieme con due membri fascisti del parlamento, hanno votato ancora una volta “sì” a tutto il corpo di decreti-capestro e agli aumenti imposti dagli usurai internazionali, il FMI e la UE, e dal grande capitale locale, rappresentato dal governo di Papademos.

Al tempo stesso, opponendosi a questi 199 servi, un milione di persone hanno inondato la piazza Syntagma e le strade adiacenti nel centro di Atene, così come altre piazze e strade in tutta la Grecia, marciando contro il memorandum che esprime un cannibalismo sociale. Con i lavoratori e i giovani all’avanguardia, il popolo si è riunito mobilitando tutti i settori sociali popolari, tutte le età, uniti per una lotta comune.

Il governo di Papademos, spaventato dal potenziale di una mobilitazione di massa di questa portata, lanciò un assalto pianificato alle masse, utilizzando la volenza poliziesca e l’arsenale chimico fin dall’inizio della riunione di massa a Syntagma alle 17,15. Né i colpi sferrati dalla brutale polizia antisommossa e dallo squadrone di motociclisti, , né le centinaia di feriti né gli arresti di dozzine di persone fermarono le masse ribelli, che si raggrupparono e tornarono al campo di battaglia più e più volte. Un popolo che è stato trasformato in una nazione di nullatenenti non ha nulla da temere. Il terrorismo di stato non lo può più terrorizzare.

La disperazione sociale è diventata incontrollabile. Il fuoco che arde dentro la società è molto più intenso di tutti i fuochi che incendiano le banche e i negozi. Come sempre, la retroguardia sociale “corretta e prudente” e i leader del KKE (pc greco) e di Syriza ripetono per abitudine dure parole contro i “provocatori” e “teppisti”. Questo non significa che la polizia (per ordine di Papoutsis e Papademos) non invii informatori parapolizieschi a creare un’atmosfera intimidatoria nello sforzo di spaventare la masse, naturalmente questa è una cosa che le masse devono tenere in conto per difendersi. Quelli che, letteralmente, hanno convertito in cenere la vita di milioni di persone sono i veri provocatori, la UE, il FMI e gli sgherri nel parlamento e nel governo che si sono presi gioco della gente e hanno distrutto salari, pensioni, lavoro, ospedali, scuole, alla gioventù e agli anziani. Il 12 febbraio resuscitò la sollevazione e le rivolte del dicembre 2008 e terrorizzò i capitalisti locali e stranieri, sollevando davanti ai loro occhi il fantasma della rivoluzione sociale. Lo stesso sistema politico borghese, gravemente ferito e in bancarotta, ha sofferto questa volta un colpo ancora più forte grazie alla pressione di una mobilitazione di massa senza precedenti, che ha affrontato i tre leader dei partiti – Papandreu, Samaras e Karatzaferis, costringendoli a dimissioni ed espulsioni, anche di alcuni dei loro sostenitori più stretti. Sono più deboli ora di quanto lo siano mai stati.

Però non dobbiamo fermarci a quello che è stato, adesso è cruciale ciò che faremo il giorno dopo. Non dobbiamo permettere che i burocrati e coloro che trattano i lavoratori con condiscendenza continuino a rallentare o boicottare le mobilitazioni future. Le elezioni non porteranno la soluzione, la soluzione risiede nella organizzazione immediata e nella conduzione vittoriosa di uno sciopero generale politico a oltranza che durerà fino alla caduta del governo di Papademos e dei suoi potenziali successori, per rimuovere gli ostacoli che impediscono ai lavoratori di prendere nelle proprie mani il potere e il controllo delle proprie vite .

I lavoratori e i disoccupati non staranno seduti ad aspettare di essere massacrati dal nuovo memorandum. Già gli hanno succhiato il sangue per troppo tempo! I capitalisti devono pagare la bancarotta del loro sistema! No alle riduzioni di salario, pensioni, e posti di lavoro, il recupero del potere di acquisto deve avvenire solo attraverso aumenti cospicui. Immediata cancellazione unilaterale del debito! Nazionalizzazione delle banche e di tutti i servizi pubblici e controllo diretto dei lavoratori di tutte le industrie e imprese che chiudono o licenziano i lavoratori, senza indennizzo per i capitalisti!

Insieme dobbiamo espellere la troika, la UE e il FMI dal nostro paese e chiedere l’appoggio di tutti i popoli che già sono stati messi in ginocchio da queste stesse politiche: i lavoratori portoghesi, 300000 dei quali marciarono l’11 febbraio; i lavoratori spagnoli che hanno proclamato uno sciopero generale per il 17 febbraio e che stanno scendendo in strada; i lavoratori italiani, i lavoratori di tutta Europa. Per evitare le conseguenze del Memorandum finanziario che impone Bruxelles e dei decreti che propongono Berlino e Schauble, dobbiamo lottare per la scomparsa e la dissoluzione della UE imperialista, dobbiamo lottare per gli stati uniti socialisti d’Europa!

sabato, febbraio 18, 2012

SOLO MISURE ANTICAPITALISTE POSSONO STRONCARE EVASIONE E CORRUZIONE

La Corte dei Conti ha certificato di fatto il fallimento storico dello Stato borghese italiano di fronte a evasione e corruzione. Tutte le promesse e annunci roboanti degli ultimi 20 anni si sono risolti nel nulla. Quando si loda come “successo” il recupero dall'evasione di 11 miliardi nel 2011 a fronte di un evasione accertata di 120 miliardi l'anno (e di una corruzione per 60 miliardi) si confessa qualcosa di più di un fallimento. Si confessa l'impotenza dello Stato e la sua complicità col fenomeno. La verità è che il grosso dell' evasione e della corruzione si concentra ai piani alti della società. Ed è inseparabile dall'espansione del capitale finanziario, dal suo dominio sulla società, dal suo intreccio col potere politico. Uno Stato che amministra queste regole del gioco è complice attivo della criminalità finanziaria. Rivendica solennemente l'”onestà”, nel momento stesso in cui copre e gestisce la legge del furto.

Solo misure radicali anticapitaliste possono stroncare alla radice evasione e corruzione: la punibilità penale dello sfruttamento del lavoro nero, fonte gigantesca di evasione fiscale e contributiva; l'abolizione del segreto commerciale e l'apertura dei libri contabili delle aziende al controllo dei lavoratori e dei consumatori, colpendo alla radice fondi neri, sottofatturazioni e “frodi carosello”; la nazionalizzazione della grande industria edilizia e il controllo operaio e popolare sull'intera rete dei lavori pubblici, abbattendo alla radice il mercato degli appalti e il suo sottobosco; la nazionalizzazione delle banche, vero tempio e canale della grande evasione, e la loro concentrazione in una unica banca pubblica sotto controllo sociale, centralizzando contabilità finanziaria e controllo patrimoniale.

Senza l'insieme di queste misure evasione e corruzione saranno inespugnabili. Ma solo un governo dei lavoratori può realizzarle. Dunque solo una rivoluzione può imporle. Il resto è chiacchiera e mistificazione.

RIVOLTA O DISFATTA

Siamo in un momento drammatico per il movimento operaio italiano. O si produce una reazione tanto radicale quanto radicale è l'attacco in corso, o si annuncia una disfatta storica.

 

La Fiom è sbattuta fuori dalle principali fabbriche come non accadeva dagli anni 30. Il contratto nazionale è in via di smantellamento ovunque. Le pensioni sono ridotte a carne da macello da offrire ai banchieri.  A milioni di giovani, già precarizzati per 20 anni da tutti i governi, si nega un futuro e si regalano insulti. Mentre il governo Monti- governo di Confindustria e banche- porta in dote alla U.E. “i sacrifici impressionanti” dei lavoratori “con sole tre ore di sciopero”. E la promessa di consegnare a breve termine anche lo scalpo dell' articolo 18.

 

La verità è che il governo e le classi dominanti possono permettersi tutto questo perchè non incontrano opposizione. Non solo dispongono del sostegno congiunto di PD, PDL, UDC, tutti sul libro paga di grandi imprese e banche. Ma si avvalgono del cuscinetto protettivo della concertazione sindacale. CGIL inclusa. Visto che Susanna Camusso, dopo la resa di fatto sulle pensioni, continua a negoziare al tavolo di Monti sulla maggiore “flessibilità in uscita”, in compagnia di Bonanni e Angeletti, e con la benedizione di Napolitano e del PD. Lungo un piano inclinato dall'esito annunciato: un nuovo accordo a perdere per il lavoro o, in ogni caso, la rinuncia a contrastarlo.

 

Così non si può andare avanti. Occorre reagire.

Lo sciopero generale convocato dalla FIOM per il 9 Marzo è una scelta molto positiva e importante. Ma non basta. Non bastano più scioperi isolati, che manifestano dissenso ma non dispiegano la forza. Occorre gettare sul campo l'enorme forza sociale di 16 milioni di lavoratori, in una vero braccio di ferro col padronato e col governo. O l'insieme del sindacalismo di classe lavora a questa svolta, o tutto continuerà a rotolare all'indietro col rischio di una disfatta storica.

 

La CGIL va chiamata pubblicamente ad una scelta chiara, fuori da ogni diplomatismo: disdica l'accordo disastroso del 28 Giugno, rompa col governo Monti, si liberi dell'abbraccio soffocante del PD e di Napolitano. E promuova finalmente una mobilitazione prolungata di milioni di lavoratori, precari, disoccupati, attorno ad una piattaforma rivendicativa unificante che risponda unicamente alle loro esigenze: a partire dal blocco dei licenziamenti, dalla ripartizione generale del lavoro a parità di paga, dalla cancellazione di tutte le forme di precariato, da un grande piano di opere sociali finanziato dalla tassazione progressiva delle grandi ricchezze. E accompagni questa mobilitazione straordinaria con la occupazione di tutte le aziende che licenziano e il loro coordinamento nazionale.

 

Se la CGIL avviasse questa svolta potrebbe unificare attorno a sé un malcontento sociale enorme, rimotivare tante energie depresse, incidere realmente sui rapporti di forza, aprire dal basso una  pagina nuova. Se la CGIL farà altre scelte, dovranno essere la FIOM e l'insieme del sindacalismo di classe ad assumersi le proprie responsabilità sul terreno della mobilitazione, come punto di riferimento di tutto il mondo del lavoro: investendo in una lotta vera il prestigio accumulato in questi anni di resistenza. Proprio l'esperienza della FIAT e di centinaia di altre fabbriche dimostra che la pura resistenza in ordine sparso, fabbrica per fabbrica, non regge: o c'è un salto in avanti sul terreno dell'unificazione radicale delle forze o si va tutti a sbattere, uno alla volta.

 

Ma questa svolta necessaria ha implicazioni più generali di prospettiva.

Il capitalismo è fallito, il riformismo anche. L'illusione che la crisi capitalista possa essere risolta a vantaggio dei lavoratori dall'immancabile “governo amico” (  Prodi, Zapatero, Obama..) si è rivelata una truffa. Le sinistre cosiddette “radicali” che hanno avallato o alimentato questa truffa ( in cambio talvolta di sottosegretariati e ministeri) sono complici della truffa. La loro pretesa di rinverdire oggi l'ennesima prospettiva di accordo di centrosinistra col PD, nel momento stesso in cui il PD vota contro il lavoro tutte le porcherie del governo Monti, dimostra solamente la irrecuperabilità di quei ceti politici.

 

E' necessaria, anche qui, una svolta di fondo. Non c'è soluzione della crisi senza il rovesciamento del capitalismo. Senza ripudiare il debito pubblico verso le banche. Senza nazionalizzare le banche, unificandole in una unica banca pubblica. Senza espropriare, sotto il controllo dei lavoratori, le grandi aziende, a partire da quelle che licenziano o colpiscono i diritti sindacali ( FIAT in testa).

Ma questo programma può essere realizzato solo per via rivoluzionaria. Solo per via di una grande sollevazione operaia e popolare che imponga un governo dei lavoratori: un governo unicamente basato sulla loro forza. L'unica vera alternativa.

 

La Grecia ci dice che la pentola bolle in Europa. Ma alla rabbia sociale occorre dare una direzione politica, un programma coerente, un partito. Un partito rivoluzionario: l'unico partito di cui gli sfruttati hanno bisogno. Il Partito Comunista dei Lavoratori- l'unico che non ha mai tradito gli operai- è impegnato, controcorrente, in questa impresa.

giovedì, febbraio 16, 2012

STALINISMO E IGNORANZA: RISPOSTA DEL PCL A "SINISTRA POPOLARE" SU GRECIA E DINTORNI.

Insulti e calunnie non sempre richiedono risposta.
Ma quando vengono da dirigenti nazionali di un altro partito (fosse pure fantasmatico) al nostro partito e ai rivoluzionari greci, non possono essere passati sotto silenzio. E la risposta può essere in questo caso educativa. Non per l'interlocutore, ma per i lettori. Soprattutto per i tanti giovani comunisti di diversa collocazione ( o di nessuna collocazione) che cercano con sincerità e passione la via della rivoluzione, e magari faticano a districarsi nella molteplicità di sigle e distinzioni della sinistra “radicale”. Finendo a volte col restare imprigionati in formazioni che col comunismo e la rivoluzione non hanno nulla a che spartire. Come nel caso di “Sinistra Popolare”.

L'attacco che viene portato al compagno Marco Ferrando e al PCL da un dirigente nazionale di “Sinistra popolare” a proposito di una nota del nostro portavoce sui fatti di Grecia (14/2), è sotto questo profilo un contributo involontario alla chiarezza. Non per il tono gridato e personalizzato, davvero sgradevole, ma per la sostanza degli “argomenti” e le clamorose falsità con cui sono confezionati. Un consiglio sincero: chi pensasse che le divergenze tra stalinismo e trotskismo siano “menate tra intellettuali” senza rapporto con la realtà attuale, legga con attenzione la nota di Sinistra Popolare. Sarà un utile occasione di scuola.


L'ANTICO REPERTORIO DELLA CALUNNIA CONTRO I RIVOLUZIONARI

Per difendere la politica indifendibile del KKE greco dai rivoluzionari greci dell'EEK, i suoi avvocati italiani sfoderano il migliore repertorio dello stalinismo novecentesco. I “Troskysti greci si contrappongono alla gran massa dei lavoratori, come in tutta la loro storia”; “assaltano i cortei dei lavoratori con armi ed esplosivi” o magnificano chi lo fa; “sono quattro ragazzi” che tirano molotov ad uso telecamere; confondono la rivoluzione con la “sommossa emotiva”, come già “il piccolo Trotsky” contro “il grande Lenin” nel luglio 17; sono loro “i veri controrivoluzionari”, e per questo si contrappongono al grande KKE vera direzione della rivoluzione greca..ecc.ecc.

Sarebbe facile limitarsi a sbugiardare questo impasto di calunnia e ignoranza, a difesa innanzitutto dei nostri compagni greci. Basterebbe ricordare che “i quattro ragazzi” dell'EEK sono una piccola organizzazione storica e prestigiosa nella sinistra greca; che i loro principali dirigenti- come Savas Matsas- sono stati alla testa della rivolta di massa del Politecnico di Atene del 1973, che avviò il rovesciamento della dittatura dei colonnelli; che EEK non ha mai partecipato ai governi della borghesia greca come invece ha fatto il KKE( con l' incredibile partecipazione al governo di unità nazionale del 1989 a braccetto della socialdemocrazia e della destra post fascista);che in questi anni di ascesa della lotta in Grecia, EEK ha avuto sempre una presenza d'avanguardia, partecipando in prima fila a tutte le lotte di massa, ed estendendo anche per questo il proprio radicamento, in particolare ad Atene; che la nostra organizzazione greca ha subito arresti ripetuti di propri militanti, sotto il governo del PASOK, subendo sulla propria pelle la violenza poliziesca: come nel caso di una dirigente molto nota dell'EEK gravemente ferita negli scontri di piazza di un anno fa (fatto che assunse clamore nazionale), che rifiuto' orgogliosamente la visita ipocrita e “riparatrice” in ospedale del Ministro degli Interni..

RIVOLUZIONE E CONTRORIVOLUZIONE IN GRECIA

Potremmo continuare a lungo a parlare di questa organizzazione.. “controrivoluzionaria”. Ma i nostri compagni greci, a differenza dei vertici del KKE, non hanno bisogno di avvocati. Parla la loro storia. Non solo non si sono mai “contrapposti alla massa dei lavoratori in lotta”, ma hanno cercato di liberare quella massa dal controllo di apparati burocratici; hanno lavorato ad unire quella massa nelle lotte e nelle piazze ( con la politica leninista del “fronte unico”) contro il PASOK e contro tutte le pratiche assurde di divisione condotte dal KKE ( manifestazioni di partito sempre separate e a distanza.., iniziative sempre distinte dalle iniziative unitarie e di massa del movimento); hanno contrastato l'uso sistematico della calunnia da parte del KKE contro l'insieme dell'estrema sinistra greca (“teppaglia di provocatori”, “agenti del nemico”, “agenzia dello straniero”), calunnia ben usata dai governi greci e dalla loro stampa per giustificare la repressione dello Stato; infine si sono difesi, al pari di altre forze di estrema sinistra ( e a volte in loro soccorso) dalla frequente aggressione militare dei servizi d'ordine del KKE: che sono giunti nel Settembre 2011 a a “proteggere” il Parlamento greco in piazza Syntagma dalla massa dei giovani indignati, con un robusto cordone sanitario applaudito dalla polizia. A proposito di chi (e contro chi) usa.. “armi ed esplosivi”. A proposito di chi è rivoluzionario e controrivoluzionario in Grecia.

Ma tutto questo non spiega l'essenziale. L'essenziale nello stalinismo, e nella sua storia, non è l'uso della calunnia e della violenza contro altre forze del movimento operaio, ed in particolare contro i rivoluzionari. Se questo fosse il metro di misura, i nostri compagni greci potrebbero considerarsi privilegiati, se si pensa alla sorte riservata dallo stalinismo a intere generazioni di comunisti rivoluzionari: a partire dall'annientamento fisico di TUTTI i dirigenti della Rivoluzione d'Ottobre ( tutti definiti “agenti del nazismo” e “ banditi controrivoluzionari al soldo dello straniero”) o di intere organizzazioni rivoluzionarie nella guerra di Spagna (36/39). No. L'essenziale sono le ragioni e i fini della calunnia e della violenza. Che sono ragioni connesse alla difesa del proprio apparato, del proprio controllo sul movimento operaio, delle proprie relazioni dirette o indirette con le Istituzioni dello Stato.

AUTODIFESA D'APPARATO E MOVIMENTO DI MASSA.

Il caso greco è esemplare.
Il KKE difende in Grecia, anche con le armi della calunnia e della violenza, il proprio controllo d'apparato su un pezzo importante del movimento operaio greco: la propria burocrazia sindacale, il proprio gruppo parlamentare, la propria stampa. La sua politica di massa è in funzione di QUESTA ragione prioritaria: da un lato contro Nuova Democrazie e Pasok, suoi concorrenti elettorali, e la loro politica d'austerità; dall'altro contro l'estrema sinistra, i rivoluzionari, ed ogni possibile dinamica “incontrollabile” del movimento di massa.

L'opposizione aperta del KKE alla parola d'ordine dello “sciopero prolungato”;la sua politica di separazione a distanza dei propri cortei dalle manifestazioni unitarie del movimento operaio greco, (e a maggior ragione dalle occasioni di scontro di massa con l'apparato dello stato), obbediscono a questo fine: preservare le proprie forze dal rischio di contagio dell'esplosione sociale. Difendere il proprio apparato dal.. rischio della rivoluzione greca. Spesso all'ombra di parole terribilmente “rivoluzionarie” da investire.. nelle successive elezioni.

Gli argomenti usati dagli avvocati italiani del KKE a sostegno di quella politica negli ultimi giorni in Grecia, non solo sono del tutto inconsistenti, ma sono un clamoroso autogol. Di cui i loro assistiti farebbero volentieri a meno.

LE RESPONSABILITA' DEL KKE ALLA PROVA DELLA PIAZZA

Sinistra Popolare ci ricorda che “il KKE e il PAME organizzano diverse decine di migliaia di lavoratori”. Lo sappiamo bene. Ma è proprio per questo che le sue responsabilità sono proporzionali alla sua forza. Nelle giornate del più alto livello di scontro di massa tra il movimento operaio e le istituzioni dello Stato greco ( Parlamento e polizia) in tutta la storia degli ultimi 40 anni, il KKE ha tenuto congelata la forza organizzata di “diverse decine di migliaia di lavoratori”. Ha tenuto fuori dallo scontro i propri servizi d'ordine ( così.. efficaci contro l'estrema sinistra), a tutto vantaggio dei massacratori ( sociali e polizieschi) del popolo greco. Questa è la verità.

Erano “frange di teppisti!” dice il KKE e (a pappagallo) Sinistra popolare. É una vergognosa menzogna. Si usano le azioni marginali di alcuni piccoli gruppi , a CONCLUSIONE dello scontro di massa, per negare la realtà dello scontro di massa. TUTTE le testimonianze di piazza Syntagma, TUTTI gli osservatori interni e internazionali, hanno documentato in modo inoppugnabile le dimensioni dello scontro: una “folla mai vista” aveva stretto d'assedio il Parlamento; il grande Theodorakis, alla sua testa, chiedeva di poter portare in Parlamento l'appello del popolo ai parlamentari; la polizia ha attaccato la massa dei manifestanti con tutta la sua forza; la massa si è difesa con tutti i mezzi disponibili ( purtroppo pochi). Ed ha applaudito fragorosamente le azioni di contrattacco di migliaia di giovani contro la polizia, come mai era avvenuto in passato. Questa, e non altra, è stata la dinamica del 13 febbraio ad Atene.
Ebbene: cosa ha fatto il KKE? Ha posizionato le fila dei propri manifestanti, già raggruppati in una piazza separata, a un chilometro di distanza. Non solo non ha messo la propria forza organizzata al servizio della grande massa dei manifestanti contro la brutalità dello Stato, ma ha osservato coi binocoli la mattanza di lavoratori, giovani, pensionati, donne. Non solo non ha lavorato ad organizzare la piazza contro lo Stato, assumendosi le proprie responsabilità di possibile direzione politica e organizzativa della piazza, ma l'ha privata di un sostegno potenzialmente decisivo. Come caratterizzare questa politica? Come controrivoluzionaria. Non esiste altro termine disponibile se si vogliono chiamare le cose con il loro nome.

LE SCIOCCHEZZE SUL LUGLIO 17: UN ARGOMENTO SFORTUNATO

Né valgono giustificazioni storiche tanto pietose quanto ignoranti. Il “Luglio 17” dimostra l'esatto opposto di quanto Sinistra Popolare sostiene. E' vero: nel Luglio 17 la popolazione di Pietrogrado scese in piazza prematuramente contro il governo provvisorio di Kerensky. Lenin e Trotsky- che non avevano sul punto ALCUNA divergenza- avevano sconsigliato la manifestazione di Luglio. Ma quando gli operai scesero in strada, il partito bolscevico non voltò loro le spalle, non si tenne in disparte, non disse che l'azione era frutto di “teppaglia prezzolata”, non preferì anteporre la difesa proprio apparato alle incognite della lotta, calunniando la lotta. Fece l'opposto. Scese in strada con la propria forza organizzata, si pose alla testa delle manifestazioni, partecipò agli scontri sanguinosi con l'apparato militare del governo, garantendo grazie alla propria organizzazione la minimizzazione delle perdite e una ritirata ordinata della piazza. Questa coerenza costò ai bolscevichi una repressione spietata da parte del governo Kerensky e della sua polizia ( saccheggio della Pravda, mandato di cattura verso i dirigenti bolscevichi, distruzione delle sedi..). Ma questa coerenza fu anche quella che avrebbe permesso ai bolscevichi, pochi mesi dopo, la conquista delle masse e la rivoluzione d'Ottobre.
Certo: non si può pretendere dallo stalinismo il metodo del bolscevismo. Né ai suoi epigoni la conoscenza della storia o l'onestà di rivelarla. Ma, come si vede, la lotta per la verità contro la menzogna non riguarda solamente il bilancio del 900; riguarda le prospettive della rivoluzione futura. I principi e il programma del Partito comunista da costruire, in Grecia come in Italia.

“SINISTRA POPOLARE”: LA LORO STORIA E LA NOSTRA

Infine ( ma proprio infine) un riferimento dovuto alla credibilità degli implacabili accusatori del PCL e del EEK. Non parliamo dei “numeri” organizzativi di Sinistra Popolare( anche se chi parla di “quattro ragazzi” del EEK greco dovrebbe magari esibire i propri numeri in Italia, e non nelle conferenze stampa ma nelle piazze, nelle manifestazioni nazionali, nei movimenti di lotta: laddove la presenza di Sinistra Popolare è sostanzialmente inesistente). Parliamo piuttosto della coerenza del gruppo dirigente di Sinistra Popolare, visto che la coerenza è sempre un metro di misura decisivo di una formazione politica, delle sue parole, delle sue accuse. L'organizzazione che oggi accusa i troskisti di “controrivoluzione, come in tutta la loro storia” è fondata, guidata, interpretata, da chi ( Marco Rizzo) ha sostenuto tutti i governi borghesi di centrosinistra degli ultimi 15 anni in Italia; ha sostenuto e votato tra il 96 e il 98 il lavoro interinale e i campi lager per i migranti ( primo governo Prodi); ha fatto la scissione a destra del PRC nel 98 per sostenere il governo D'Alema e i suoi bombardamenti su Belgrado; ha sostenuto “criticamente” il secondo governo Prodi ( 2006-2008)... E tutto questo in aperta contrapposizione ai fondatori del PCL: che sempre , senza eccezioni, hanno combattuto e denunciato queste politiche di tradimento dei lavoratori. E che per questo hanno subito innumerevoli vessazioni, prima nel PRC e poi fuori dal PRC.

Il fatto che oggi, dopo la defenestrazione subita dal PDCI, un sostenitore per 15 anni del governismo antioperaio del centrosinistra, rivendichi improvvisamente l'opposizione al PD e ai suoi vecchi alleati liberali e riformisti, è naturalmente un fatto positivo ( ed anche comprensibile nel mercato politico elettorale). Ma da qui ad accusare di “controrivoluzione storica”.. i troskisti e “l'inveterato Ferrando” ci sembra francamente un po' troppo. Tutto ha un limite, anche la decenza. Certo, visto che si è voluta mobilitare la storia, confessiamo di preferire la nostra storia a quella di Marco Rizzo. Di preferire la scuola di Lenin e di Trotsky a quella del regime dinastico nordcoreano (che forse offre altri vantaggi.. non proprio “rivoluzionari” ).
Ma ognuno ha i suoi gusti legittimi. Basta non scomodare il comunismo. Con la calunnia o con l'imbroglio.


PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

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Di seguito riportiamo per intero il documento di Alberto Lombardo per conto di CSP:

Attacco isterico e provocatorio del PCL ai compagni greci del KKE e del PAME .

Nell'articolo l'inveterato trozkista Ferrando non solo sostiene avventuristicamente lo sciopero "a oltranza" promosso dai suoi compagni del EEK,
che ben si sa non può essere retto a lungo, al posto degli scioperi a intermittenza proposti dal PAME, ma - anziché fare di questo una questione di divergenza tattica - se ne fa motivo per schierarsi contro la gran massa di lavoratori in lotta, come hanno sempre fatto i trozkisti nella loro storia.

Non pago di ciò, Ferrando magnifica certe frange che hanno provocato e provocano non scontri con la polizia, ma veri e propri assalti ai cortei
dei lavoratori con armi improprie e esplosivi, accusando - udite bene - il KKE di "difendere i palazzi del potere".

Certo, caro Ferrando, se quelli che i tuoi amici troskisti greci organizzano sono quattro ragazzi - certamente e giustamente incazzati - fanno presto a fare qualche bella fiammata, questa sì a beneficio delle telecamere di tutto il mondo.
Ma se devi organizzare decine e decine di migliaia di lavoratori, pensionati, giovani, donne in cortei che tengono la piazza per giorni e giorni, come fanno da mesi i compagni "stalinisti" del KKE e del PAME, non puoi giocare a cowboy e indiani, ma hai anche la responsabilità della loro sicurezza e soprattutto che questi restino in piazza per molto molto tempo.
Ciò lo capisce anche un bambino ma non Ferrando.

Chi pensa che la rivoluzione possa essere frutto solo di dimostrazioni di piazza e non di un'opera di organizzazione e radicamento in tutti i luoghi di lavoro, chi pensa che la rivoluzione non la faccia il popolo, guidato dal suo partito comunista, alla testa del proletariato, ma sia il frutto di un'onda emotiva, magari sacrosanta e spontanea, non vuole la rivoluzione ma la sommossa, come sempre hanno operato i trozkisti nella loro storia
(per chi è appassionato di storia si ricordi lo scontro nel luglio del 1917 quando il grande Lenin si oppose al piccolo Trozky che voleva fare la sommossa subito e invece non era il momento, come invece lo fu nel novembre).
I controrivoluzionari sono loro e non il KKE e il PAME, che stanno organizzando la vera RIVOLUZIONE in Grecia, cioè quella fatta e appoggiata da milioni di lavoratori, giovani, donne, e che possa davvero rovesciare non solo questo governo ma anche il sistema in modo duraturo.
O, cari trozkisti, credete ancora che il socialismo non si possa fare in un solo paese, anche piccolo ma valoroso come la Grecia?

martedì, febbraio 14, 2012

LA GRECIA IN FIAMME

I peggiori timori delle classi dominanti greche ed europee si stanno avverando. Un'esplosione sociale incontrollabile è in corso in Grecia. Quando queste righe vengono scritte, nella notte a cavallo tra il 12 e il 13 febbraio, i violenti scontri di strada tra manifestanti e la polizia, nel centro di Atene e in altre città in tutto il paese, continuano.

La falsa "maggioranza" che ha appena votato in Parlamento il nuovo pacchetto di misure di cannibalismo sociale imposte dalla troika Unione europea, Banca centrale europea, e FMI non potrà fermerà il fuoco selvaggio, né potrà impedire la sua espansione al resto del paese, in tutta Europa e a livello internazionale.

La manifestazione popolare di Domenica 12 febbraio in Piazza Syntagma era letteralmente gigantesca: quasi un milione di persone si sono ritrovate nella piazza davanti al Parlamento, venendo da tutti i quartieri della capitale greca, in una mobilitazione di massa, che ha superato in grandezza e spirito combattivo ogni manifestazione precedente, comprese le grandi manifestazioni in occasione degli scioperi generali di giugno e ottobre 2011.

La scorsa settimana si sono svolti altri due scioperi generali, il 7 febbraio e il 10-11 febbraio ma, per quanto significativi, non sono paragonabili con quello che è successo il 12 febbraio, quando le masse hanno invaso le strade di Atene e quasi tutte le altre città dando alla mobilitazione un carattere quasi insurrezionale.

La polizia antisommossa, con un piano ben orchestrato, ha attaccato i manifestanti a piazza Syntagma sin dall'inizio della manifestazione, alle 17:15. Quando i Theodorakis noto compositore, e l'eroe della resistenza anti-nazista Manolis Glezos, entrambi quasi 90 anni, hanno tentato di entrare nel Parlamento per consegnare una dichiarazione di protesta congiunta, la polizia antisommossa ha attaccato loro e tutti i manifestanti con tonnellate di sostanze chimiche.

Da quel momento il centro di Atene è stato trasformato in un campo di battaglia, mentre la gente continuava a venire in massa da tutte le direzioni. Persino di fronte al Parlamento alcuni contingenti di EEK, di ANTARSYA, e della gioventù di SYRIZA, hanno resistito fino alle 22:30. Ma tutte le strade e i viali, da piazza Syntagma a Omonia a anche intorno all'Acropoli, sono stati occupati da persone che hanno resistito fino a dopo la mezzanotte alla selvaggia brutalità della polizia .

Barricate sono state erette in alcune strade. Banche, grandi negozi, cinema ecc, circa 40 edifici, sono stati dati alle fiamme. La stazione di polizia in Exarchia è stata attaccata. Un centinaio di cittadini di tutte le età sono rimasti feriti, alcuni dei quali in modo grave e portati in ospedale. Un altro centinaio sono stati arrestati, inclusi i manifestanti che avevano occupato il municipio di Atene. Il centro di Atene appare come una città bombardata.

E' degno di nota il fatto che il KKE staliniano, ancora una volta, ha tenuto la sua manifestazione separata in Piazza Omonia (il KKE afferma che c'erano 50mila persone), e hanno evitato di unirsi alle centinaia di migliaia di persone dentro e intorno a Piazza Syntagma e sono rimasti ben lontani dalla battaglia. Alla fine il KKE ha sciolto pacificamente la propria manifestazione. Come si sa, il mantra stalinista è che ogni scontro violento con le forze di polizia, qualsiasi forma di azione diretta, sono "delle provocazioni di Stato" .

La ribellione popolare non si limita ad Atene, si estende a tutta la Grecia, da Corfù nel Nord Ovest a Salonicco nel Nord, a Patrasso a Ovest e a Creta nel Sud. Ci sono state e sono in corso mobilitazioni, manifestazioni, occupazioni di edifici pubblici, di municipi, di prefetture, ecc. Diversi gli attacchi da parte di manifestanti infuriati contro le sedi politiche dei partiti del parlamento borghese, in particolare a Corfù, ad Agrinio, ad Iraklion. Gli uffici dei parlamentari sono state distrutte.

La furia popolare si è ripercossa anche in Parlamento: sta esplodendo il sistema parlamentare borghese in vita da 38 anni. Anche se una maggioranza di due terzi dei deputati hanno votato per il barbaro Memorandum imposto dalla troika e per il sostegno all'attuale governo Papademos, il voto contrario di parlamentari di primo piano è stato seguito da espulsioni di massa dai partiti che sostengono Papademos.

46 deputati, tra cui ministri, membri fondatori e i portavoce parlamentari dei partiti di governo, sono stati espulsi nel cuore della notte, sia dal neo-liberale PASOK "socialista", che dal partito di destra di Nuova Democrazia, che da quello di estrema destra del LAOS. Ora in Parlamento il "Partito degli espulsi" è il secondo partito con ben 63 deputati. Il Pasok ha ora 130 deputati, ne aveva 158, Nuova Democrazia 62. Il numero totale dei deputati è 300. L'estrema destra del LAOS, vedendo la sua influenza ridursi drasticamente , ha votato contro il nuovo "salvataggio", espellendo due dei suoi membri più importanti che sono rimasti nel governo come ministri.mTuttavia, il Führer del LAOS, Karatzaferis ha detto che continuerà a sostenere il governo Papademos per "salvare la patria dal comunismo!"

Una dichiarazione simile è stata fatta dal leader di Nuova Democrazia Nuova Antonis Samaras, affermando che il suo partito è l'ultimo baluardo contro "the mob rules", cioè le masse povere ribelli che vanno sempre più a sinistra.

Il personale politico della borghesia è decimato. Molti tentativi sono stati fatti negli ultimi mesi per creare nuovi partiti politici borghesi e più tentativi di certo verranno nel prossimo periodo visti i tanti politici borghesi che hanno perso il posto a causa dell' espulsione, ma non avranno successo.

La sfida politica viene da sinistra. Ma il KKE stalinista continua la sua egocentrica politica concentrandosi principalmente sul suo elettorale, dando priorità al rafforzamento della sua propria organizzazione, avanzando lo slogan del "popolo lavoratore al potere ", uno slogan vago per un futuro molto lontano. Il Synaspismos, principale forza della coalizione SYRIZA, si concentra invece sugli esclusi dal PASOK per costruire una sorta di "fronte popolare" con ambizioni governative, mentre la "Sinistra Democratica", scissione dell'ala destra del Synaspismos, grazie ai suoi buoni risultati nei sondaggi, diventa un polo di attrazione per tutti i transfughi moderati del PASOK, nella speranza di diventare partner in un futuro governo borghese di coalizione borghese, sostituendosi all'estrema destra del LAOS.

La mancanza di una reale alternativa radicale al crollo del sistema sia in Parlamento che nella sinistra extraparlamentare, rende il raggruppamento dei lottatori d' avanguardia (in particolare quelli della giovane generazione) in un partito rivoluzionario internazionalista del proletariato, rappresenta la sfida principale e il compito urgente per il nostro partito, il EEK**.

Siccome l'esplosione è in atto, con ancora più determinazione confermiamo la lotta per uno sciopero politico generale a tempo indeterminato, per rovesciare il governo, per rompere con la dittatura della UE e del FMI, per cancellare il debito degli usurai internazionali e per ri-organizzare l'intera economia su nuove basi, socialiste, conil potere dei lavoratori. Le nostre speranze sono concentrate sui nostri fratelli e sorelle di classe in Europa e in tutto il mondo. affinché si uniscano a noi nella lotta rivoluzionaria e in una Internazionale rivoluzionaria di cui oggi c'è più che mai bisogno.

** EEK, Partito Operaio Rivoluzionario, partito fratello del pcl italiano
Savas Michael-Matsas* EEK

lunedì, febbraio 13, 2012

Situazione rivoluzionaria in Grecia

SITUAZIONE RIVOLUZIONARIA IN GRECIA
I NOSTRI COMPAGNI DELL'EEK IN PRIMA FILA NEGLI SCONTRI DI MASSA IL KKE STALINISTA STA A GUARDARE IN DISPARTE 
    In Grecia si concentrano tutti i sintomi classici di una situazione obiettivamente rivoluzionaria.   1)Le classi dominanti non possono più governare come prima, coi  vecchi schemi politici tradizionali ( alternanza tra Nuova Democrazia e Pasok):   sono state costrette a ricorrere ad un governo d'emergenza di salute pubblica per cercare di imporre alle masse la ricetta massacrante della BCE . Ma oggi lo stesso governo d'emergenza è scosso da ripetute defezioni e contraddizioni ( abbandono di ministri, riduzione della sua base parlamentare, uscita dell'estrema destra del Laos). Non siamo alla disgregazione dell'esecutivo, che probabilmente terrà. Ma le nuove crepe scuotono una stabilità istituzionale che sembrava scontata e aprono varchi alla reazione popolare. Le prime contraddizioni apertesi nei corpi di polizia – dove un sindacato di categoria ha invocato l'”arresto della Troika”- indicano la profondità della crisi dello Stato greco.   2)Le classi dominate non possono più vivere come prima, sotto il peso di misure finanziarie insostenibili e di una disperazione sociale dilagante .Il movimento operaio e popolare, dopo varie oscillazioni, riprende la propria ascesa, come dimostra la riuscita plebiscitaria dello sciopero generale del 10/11/2, sia nel settore pubblico che nel settore privato.  Questa ascesa si carica, a sua volta, di una nuova radicalità di massa: gli scontri con la polizia davanti al Parlamento nella giornata di ieri non hanno impegnato, come a volte in passato, settori limitati e marginali, ma hanno coinvolto una massa grande  di lavoratori, giovani, pensionati, che rivendicavano il proprio diritto ad occupare il Parlamento. Dentro la più grande manifestazione popolare che la Grecia abbia conosciuto dalla caduta della dittatura dei Colonnelli.   3)Le classi medie delle città e della campagna, impoverite dalla crisi, mostrano segni di crescente inquietudine e disagio. Lo sciopero generale ha visto, come mai in precedenza, la partecipazione di numerose categorie professionali del commercio, dell'artigianato, come dell'intellettualità e della cultura. Ciò riduce la base del consenso sociale del governo in un momento cruciale. E contribuisce a spostare i rapporti di forza a favore dei lavoratori.   Ma questa situazione non durerà a lungo. O sfocerà in una dinamica aperta di rivoluzione, con l'assalto al palazzo del governo e del Parlamento, sviluppando sino in fondo le potenzialità della giornata di ieri. O finirà col ripiegare nella rassegnazione e nell'abbandono, dopo un esaurimento infruttuoso di tante energie popolari. Questo è il bivio.  Proprio per questo diventa decisivo, come sempre, il fattore soggettivo: la direzione politica e sindacale del movimento operaio e popolare. E qui vengono i problemi. Nessuno degli stati maggiori del movimento operaio greco si pone sul terreno della rivoluzione. Tutti gli stati maggiori del movimento si pongono CONTRO la rivoluzione greca.   Le direzioni delle principali Confederazioni del settore pubblico e privato, di derivazione Pasok, e il sindacato controllato dal KKE stalinista ( Pame) hanno respinto la parola d'ordine dello “sciopero generale prolungato” sino al resa del governo, avanzata dai nostri compagni  ( EEK), a favore di scioperi generali intermittenti: nei fatti hanno lavorato e lavorano in una logica di pressione sul governo, non di rovesciamento del governo. I ripetuti scioperi generali degli ultimi anni hanno sicuramente raccolto e rappresentato la rabbia dei lavoratori: ma non l'hanno trasformata  nella forza, leva risolutiva dello scontro ( col rischio alla lunga di esaurire e disperdere energie preziose , senza frutto).   Sul piano politico gioca un ruolo disastroso e controrivoluzionario il KKE stalinista. Non ingannino i suoi striscioni di propaganda affissi sull'Acropoli o le sue parole d'ordine apparentemente radicali “contro i capitalisti e i banchieri”. Un conto è l' evocazione dell'immagine, un conto è l'azione concreta nella lotta di classe. Il KKE agisce contro la rivoluzione. Non solo si oppone alla sciopero prolungato, ma divide abitualmente il fronte degli scioperi e delle manifestazioni di massa, organizzando sistematicamente “proprie” iniziative separate. Non solo si sottrae ad ogni scontro di massa con l'apparato dello stato, ma è giunto a difendere con propri servizi d'ordine i palazzi del Parlamento contro la gioventù ribelle (  sempre calunniata come massa di “agenti provocatori”) e contro la rabbia popolare.  Ieri, nella più grande battaglia di massa tra popolo e Stato degli ultimi 40 anni in Grecia, il KKE si è tenuto religiosamente lontano dagli scontri come osservatore distaccato: sottraendo alla forza d'urto della piazza energie potenzialmente decisive ( Salvo appendere il solito striscione ad uso telecamere in cui invita a  insorgere...gli altri popoli d'Europa).   La nostra organizzazione del EEK- che ha raddoppiato i propri militanti negli ultimi due anni tra i lavoratori e i giovani – è l'unico partito che in Grecia si pone sul terreno della rivoluzione. L'unico che rivendica lo sciopero ad oltranza, pone la necessità dell'autorganizzazione democratica dei lavoratori e del popolo, indica il governo dei lavoratori quale unica reale alternativa. E soprattutto l'unico che agisce in questa direzione. Non a caso ieri, mentre il KKE guardava da lontano col binocolo, i nostri compagni erano in prima fila nella battaglia di strada e di piazza, al fianco di migliaia di giovani combattenti, con la parola d'ordine dell'assalto al Parlamento e del potere operaio. Certo, EEK è ancora lontano dal disporre della  forza sufficiente per dirigere il movimento di massa. Ma è l'unico partito che la rabbia popolare oggi merita. L'unico su cui può contare il futuro della rivoluzione greca e la giovane generazione di Piazza Syntagma.


Per questo,il PCL saluta con orgoglio i propri compagni greci. E farà del loro esempio una leva di costruzione del partito della rivoluzione in Italia

domenica, febbraio 12, 2012

La Grecia siamo noi

“Siamo giunti al punto zero”, ammette Papademos. Peccato non si renda conto che quel punto zero è relativamente misurabile, a seconda che il termometro siano i parametri di Euro-Plus o il grado di logoramento dei lavoratori greci (e non solo) da un anno a questa parte. E che, a seconda del termometro, i margini di manovra di cui dispone non solo l’Europa del capitale per portare avanti e completare il suo affondo, ma anche, specularmente, i lavoratori per rimettersi in piedi e magari passare al contrattacco, potrebbero sensibilmente variare, e non di poco.
Che la situazione non preveda, d’altra parte, una seppur momentanea soglia di “appoggio” su quel grado zero, magari tatticamente utile o rassicurante per il capitale, è costretto a riconoscerlo Papademos stesso, nel paventare uno sbocco - per restare alla metafora termica - sotto zero, che, anche senza (o prima di) arrivare al default, non potrebbe che portare con sé dei risvolti di esplosione esponenzialmente maggiori rispetto a quelli di oggi.

Siamo al punto zero, è vero. E ciò che rende questo punto zero ancora più drammaticamente concreto e visibile è che, diversamente dal passato, gli stessi capitalisti e le loro guardie pretoriane che sono i governi e le istituzioni non vedono all’orizzonte una via d’uscita più o meno immediata dalla “loro” crisi: la più grande crisi capitalistica e di conseguenza la più grande offensiva capitalistica da più di tre quarti di secolo è un piano inclinato potenzialmente senza fine.
Mai come oggi la distruzione furiosa messa in atto dal capitale sospinge milioni di persone, intere nazioni al di là del crinale della “sostenibilità” vitale non di questa o quella manovra finanziaria nazionale o di questo o quel patto internazionale, ma di questo sistema, che si chiama capitalismo. Mai come oggi il massacro sociale è potenzialmente prossimo a trasformarsi in un collasso di civiltà materiale. Mai come oggi quei riformismi che, nelle loro diverse anime e nei loro vari e lunghi itinerari, avevano ieri accompagnato quando non promosso i presupposti della catastrofe, sono oggi i cadaveri ambulanti impotenti e disarmati che si aggirano mestamente e silenziosamente fra le macerie. Mai come oggi la risposta può essere solo quella anticapitalista e rivoluzionaria: cioè comunista.

INCONTRO VEROSIMILE TRA MONTI E CAMUSSO.

Il “giallo” sull'incontro tra Mario Monti e Susanna Camusso attorno all'articolo 18 è davvero singolare. Ciò che conta paradossalmente non è se la notizia sia vera, ma se sia verosimile. E lo è. Quando si accetta di sedere al tavolo negoziale sull'estensione della “flessibilità in uscita”- cioè sulla più ampia libertà di licenziare- si accetta di fatto il negoziato sull'articolo 18, al di là delle contorsioni verbali. E quando si accetta di negoziare su quel terreno, tutto diventa purtroppo verosimile. In ogni caso c'è un solo modo di mettere davvero a tacere eventuali maldicenze: abbandonare il negoziato a perdere sui licenziamenti, rompere con Monti , intraprendere una mobilitazione vera. Ma questo implica liberarsi dell'abbraccio mortale di Bersani: e ciò purtroppo è più.. inverosimile dell'incontro con Monti.

mercoledì, febbraio 08, 2012

ORA BASTA. SI ROMPA COL GOVERNO E COL PD CHE LO SOSTIENE.

L'attacco di Mario Monti all'articolo 18 è ormai dichiarato. La volontà esplicita di “togliere tutele” a chi starebbe “blindato nella sua cittadella” è una provocazione inaccettabile per centinaia di migliaia di operai licenziati dalle fabbriche in questi anni, o già privati dei propri diritti sindacali (Fiat). Chi oggi “è blindato nella propria cittadella” è proprio il governo Monti, che può colpire liberamente il mondo del lavoro solo perchè “tutelato” da PD e PDL, e dalla concertazione sindacale. Questa è la cittadella che va espugnata.

Susanna Camusso non ha più un solo argomento per continuare a negoziare con un governo che si colloca frontalmente contro il lavoro e i suoi diritti. Si liberi dell'abbraccio soffocante del PD e di Napolitano, tolga le “tutele” al governo, e prepari uno sciopero generale vero. Questo è il momento. Se continuerà a sedere al tavolo di Monti, al di là delle “critiche”, si renderà corresponsabile di una sconfitta storica. E senza alibi.

MONTI DIPENDENTE FISSO DEL CAPITALE. COME FA LA CGIL A CONTINUARE A SEDERE AL SUO TAVOLO?

Mario Monti gode da sempre del “posto fisso” quale tecnico del grande capitale: prima al servizio della Fiat al fianco di Romiti, poi commissario europeo su nomina di Berlusconi, infine Presidente del Consiglio di un governo di Confindustria e banche su nomina di Napolitano. Da questa postazione di dipendente inamovibile del capitale - senza mai “annoiarsi”- ha lavorato a demolire il “posto fisso” dei lavoratori: appoggiando, invocando, gestendo tutte le politiche di precarizzazione del lavoro realizzate da centrosinistra e centrodestra. Ed oggi sfotte una generazione di precari senza diritti, cui ha contribuito, per estendere la licenziabilità di chi lavora. E' rivoltante.

Se la CGIL ha dignità, deve alzarsi seduta stante dal tavolo di concertazione cui è seduta, mandare al diavolo PD e Napolitano, e promuovere un'opposizione radicale al governo. Invece di incassare i suoi complimenti.. per non aver fatto nulla a difesa delle pensioni.