lunedì, gennaio 30, 2012

LA CGIL LASCI QUEL TAVOLO

Il governo Monti offre ai sindacati una trattativa a perdere. Il suo oggetto è chiaro: come aumentare la “flessibilità in uscita”, ossia la licenziabilità dei lavoratori. Le diverse ipotesi “tecniche” ruotano tutte attorno a questa pretesa. Questa pretesa è inaccettabile per qualsiasi sindacato degno di questo nome. Ogni scambio su questo terreno è improponibile. Tanto più nel quadro di una crisi devastante, di centinaia di migliaia di licenziamenti in atto, di una normativa che già assicura purtroppo al padronato italiano una “libertà” di licenziare con pochi uguali in Europa.

La CGIL deve dunque lasciare quel tavolo negoziale, rifiutando compromissioni disastrose. E deve preparare una risposta di lotta eccezionale attorno ad un programma che rivendichi il blocco dei licenziamenti, la fine di ogni precarietà, la ripartizione del lavoro, un vero salario sociale ai disoccupati. Milioni di lavoratori e di giovani la seguirebbero su questa piattaforma in una lotta vera, continuativa, radicale: una lotta per vincere, finalmente. Mentre una capitolazione a Monti avrebbe conseguenze drammatiche sulle condizioni e sul morale delle masse. Con riflessi non solo sindacali.

domenica, gennaio 29, 2012

IL VATICANO, ASSOCIAZIONE A DELINQUERE. DOVE SONO GRILLO, DI PIETRO E LE SINISTRE?

Il silenzio pubblico è clamoroso. Anche sul fronte dipietrista e grillino.

Giovedì scorso una trasmissione televisiva ( “Gli intoccabili”) ha documentato in modo inoppugnabile la gigantesca corruzione e malaffare che attraversa lo Stato Vaticano. In due parole. Il vescovo Viganò era stato incaricato dai massimi vertici ecclesiastici di riportare l'ordine nelle casse dissestate del Vaticano. Messosi all'opera ha verificato una situazione di diffusa criminalità finanziaria: appalti affidati sempre alle stesse ditte con commissioni faraoniche ( un Presepe da un milione di euro, per fare un esempio) in cambio di un vortice di mazzette da far impallidire Tangentopoli. Viganò ha provato a mettersi di traverso richiamando ( riservatamente) l'attenzione della segreteria di Stato vaticana ( Bertone) sulla situazione e chiedendo il suo sostegno. Ma Bertone e Ratzinger, in tutta risposta, lo hanno destituito e inviato nei lontani Stati Uniti, per impedirgli di disturbare il normale corso dei “lavori”. Questi i fatti: documentati, nero su bianco, dalle lettere di Viganò a Bertone e al Pontefice, e che NESSUNO ha potuto smentire nel merito ( salvo le indignate proteste vaticane per le “indiscrezioni”).

Bene. Non si tratta forse di una conferma clamorosa di quella verità inconfessabile che il PCL controcorrente ha sempre denunciato? Il Vaticano non è semplicemente il baluardo di culture regressive e reazionarie in fatto di diritti civili e sessualità, come la cultura laica borghese (talvolta) ammette. E' una potente articolazione del capitale finanziario, nazionale e internazionale, e della sua ordinaria attività criminale ( corruzione, rapina, frodi..). Eppure questa verità non fa notizia. Con la breve eccezione de Il Fatto Quotidiano, tutta la stampa ha taciuto sullo scandalo, essendo largamente dipendente dalle banche cattoliche. Ha taciuto naturalmente il governo dei professori del capitale, a difesa dell'onorabilità del Papato. Hanno taciuto i partiti della nuova maggioranza di governo (PD, PDL, UDC), impegnati a garantire al Vaticano la continuità delle innumerevoli prebende che lo Stato italiano gli offre ( esenzioni fiscali, trasferimenti pubblici nazionali e locali, privilegi concordatari..). Ma hanno taciuto anche, significativamente, tutte le cosiddette “opposizioni” o “mezze opposizioni”. Ha taciuto VENDOLA, noto fan di Padre Pio, interessato a incassare la non ostilità del Vaticano alla propria scalata politica. Ha taciuto il valdese Paolo FERRERO, forse per non bruciarsi le chance residue di una futura alleanza col PD. Ha taciuto il giustiziere cattolico DI PIETRO, solitamente pronto a denunciare il malaffare ai magistrati di turno, per non compromettere “la foto di Vasto” e le proprie ambizioni ministeriali. Ha taciuto infine Beppe GRILLO, che preferisce prendersela con i figli dei migranti piuttosto che con i papaveri vaticani ( essendo oltretutto interlocutore dichiarato del genovese Bagnasco).

E' l'ennesima riprova: solo un partito anticapitalista può essere coerentemente anticlericale. Non gli oppositori a mezzo servizio (in attesa di governo) o gli ambigui strilloni via Web.

venerdì, gennaio 27, 2012

Volantino del PCL diffuso alla manifestazione nazionale di Roma del 27 gennaio, in occasione dello sciopero contro il governo del sindacalismo di base

VIA IL GOVERNO DELLE BANCHE E DI CONFINDUSTRIA

Il Partito Comunista dei Lavoratori saluta questa manifestazione e lo sciopero realizzato oggi. Il nostro Partito ha pienamente aderito a questa iniziativa di lotta, invitando tutt@ i/le suoi/e iscritt@ a parteciparvi, indipendentemente dal sindacato di iscrizione.
Il governo Monti ha dimostrato ampiamente la sua, del resto evidente, natura. Un comitato d’affari, rappresentante diretto delle banche e della Confindustria.
La sua politica ha espresso un fanatismo estremista, in senso liberista, quale mai nessuno prima. Le lacrime di coccodrillo dell’ineffabile “professorina-vampiro” Fornero, non mascherano certo la realtà. Se ce ne fosse stato bisogno il decreto mille proroghe, con la vergognosa norma ad personam per Luca Montezemolo (distruzione per legge del contratto nazionale delle ferrovie), ne ha dato una dimostrazione evidente.
L’attacco attuale allo strumento, pur contraddittorio, della cassa integrazione, in un momento di recessione (incentivata anche dalla politica recessiva del governo) esprime un cinismo infame verso i lavoratori, le loro famiglie e la loro vita.
Se la pesantezza dell’attacco del governo è evidente, quello che dovrebbe essere logico sarebbe una risposta di segno uguale (nella forza) e contrario (negli obbiettivi), da parte del movimento dei lavoratori. In realtà siamo ben lungi da ciò.
Le cause sono certo molteplici e il peso delle sconfitte passate, con l’indebolimento della forza della classe, gioca un ruolo centrale. Ma, da un lato, queste sconfitte sono state il prodotto non di un dato strutturale, ma della politica cosciente dei partiti della sinistra, nella spasmodica ricerca dei loro dirigenti di sedere, come servi di alto livello, alla grande tavola della borghesia, e dalla subordinazione al padronato e al centro sinistra delle burocrazie sindacale. D’altra parte, anche oggi ci sarebbero le possibilità di risposta radicale da parte della classe operaia, se ci fossero da parte delle direzioni maggioritarie indicazioni di lotta adeguate. Invece chi potrebbe darle, in primo luogo le burocrazie dirigenti della CGIL e delle sue varie categorie, non lo fa. Questo vale, in linea generale, anche per i settori di sinistra, come la FIOM, che ha fallito, ad oggi, la sua battaglia contro la FIAT, non dando al momento giusto, cioè due anni fa, quando Marchionne ha iniziato la sua offensiva, l’indicazione dell’occupazione delle fabbriche FIAT; a partire da dove perfettamente possibile, cioè Termini Imerese, facendo fare un salto di qualità allo scontro sociale, e di conseguenza politico, nel nostro paese.
Dobbiamo constatare che spesso anche il sindacalismo di base non ha saputo uscire dalla propria autocentratura, privilegiando scioperi di pura “bandiera”, senza cercare di sfidare, con un approccio al contempo unitario e radicale, le organizzazioni maggioritarie della classe, in funzione del tentativo di costruire lotta radicali di massa, anche a partire da movimenti di delegati autoconvocati.
Questa tradizione, formalmente “radicale”, nei fatti rinunciataria, è stata mantenuta da quei sindacati di base, in primo luogo la CUB, che non partecipano a questa giornata di lotta. Noi auspichiamo invece, proprio a partire dall’importante sciopero di oggi, che le organizzazioni convocanti sappiano superare i limiti del passato. In ogni caso ci batteremo per questo, con i nostri compagni militanti e i simpatizzanti attivi in esse.
Una risposta radicale, centrata intorno alla classe operaia, è condizione indispensabile perché la rabbia popolare contro le misure del governo, non si esprima prevalentemente da parte di settori di altre classi sociali, egemonizzati da forze reazionarie, se non apertamente fasciste, come l’attuale movimento dei “forconi”. E che essi riescano, rovesciando la logica sociale, a egemonizzare settori giovanili o addirittura di lavoratori.
E’ la classe operaia che deve porsi in grado di egemonizzare la rabbia, largamente giustificata, dei settori piccolo borghesi.
Ma riuscirà a farlo solo se saprà porsi, per sé stessa, su un terreno di radicalità di forme di lotta e di obbiettivi.
E’ necessario lottare per l’unificazione delle lotte; per l’occupazione coordinata di tutte le aziende in crisi, con la richiesta di loro esproprio senza indennizzo; per un grande vero sciopero generale, a tempo indeterminato, per respingere tutte le misure antioperaie e antipopolari del Governo.
E’ necessario, di fronte alla crisi del capitalismo, fenomeno internazionale che sottolinea la necessità urgente di abbattere tale sistema, sviluppare un programma di obbiettivi transitori.
Sono vitali ( e le indicazioni non sono esaustive) rivendicazioni come il non pagamento del debito; la nazionalizzazione, senza indennizzo e sotto controllo dei lavoratori, delle banche e delle assicurazioni; la riduzione a 30-32 ore dell’orario di lavoro a parità di salario; un salario minimo di almeno 1500 euro netti; un salario sociale per i disoccupati di almeno l’80% del salario minimo; l’abolizione di tutte le forme di precarizzazione del lavoro; un grande piano di opere pubbliche ecologicamente sostenibili, finanziato da un drastico aumento della tassazione sui grandi redditi di capitalisti e manager e sui loro patrimoni, con una patrimoniale straordinaria.
E’ chiaro che questa impostazione pone il problema del rovesciamento di questa società. Ma proprio questo è oggi il punto. Senza porre in agenda la questione, non di un nuovo governo di “sinistra” borghese, ma quello di un governo dei lavoratori che apra la transizione al socialismo e senza porre il problema di distruggere la Unione Europea, per costruire gli Stati Uniti Socialisti d’Europa, non c’è soluzione strutturale possibile per la classe operaia e gli altri settori sfruttati ed oppressi.
E’ un obbiettivo difficile, ma l’unico realistico e razionale, ed è solo con chiarezza su questa visione strategica che, con la radicalità nelle forme di lotta e negli obbiettivi, i lavoratori potranno ottenere successi parziali - soprattutto difensivi, ma non solo - in questa fase drammatica. Altrimenti, con la politica del “realismo” che in forme diverse propongono tutti gli ex sostenitori di “sinistra” del governo borghese e imperialista di Prodi, (da SEL a Sinistra Critica, passando per PdCI, Rifondazione e il minipartito stalinista-kimilsunghista di Marco Rizzo) il movimento operaio sconterà sempre e solo sconfitte.
E’ giunto il momento di cambiare sul serio. Se non ora quando ?

giovedì, gennaio 26, 2012

La repressione contro i militanti NO TAV non passerà!

 
Questa mattina è scattata una pesante operazione di polizia nei confronti dei compagni impegnati nella lotta in Val di Susa che ha portato a decine di arresti.
I reati contestati spaziano dalla violenza, fino alla resistenza a pubblico ufficiale.
Il Governo Monti ha intrapreso la strada del pugno di ferro contro ogni dissenso al suo programma in difesa degli interessi delle banche e del capitalismo internazionale.
Non possiamo tollerare questo tipo di accuse e rivendichiamo il nostro diritto e dovere di resistere ad uno stato borghese che ha come finalità quella di legittimare speculazioni come quella della Tav, che come ben sappiamo provocherà un grave danno economico e ambientale al territorio della Val di Susa.
Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime la propria solidarietà nei confronti degli esponenti dei centri sociali torinesi colpiti, dall’Askatasuna con il suo storico leader Giorgio Rossetto, all’El Paso, al Barrocchio e al Metzcal , e di tutti i compagni arrestati in ogni parte d’Italia, per i quali ci batteremo per l’immediata scarcerazione.

Contro la repressione del governo Monti
a Pugni chiusi e testa alta.
Partito Comunista dei Lavoratori

martedì, gennaio 24, 2012

IL MONDO DEL LAVORO IMPUGNI I FORCONI

Il tavolo di negoziato con Confindustria e governo sul mercato del lavoro va rovesciato. Non si può negoziare una più ampia licenziabilità dei lavoratori attraverso l'abbattimento della cassa integrazione e per di più- per ammissione del ministro- senza reale indennizzo per i licenziati “in assenza di risorse”.Più in generale non si può continuare a negoziare, come da trentanni a questa parte, sul programma del padronato ( “quanto costa il lavoro per il capitale”) Occorre aprire una vertenza generale su un programma dei lavoratori per i lavoratori ( “quanto costa il capitale per il lavoro”). Occorre un vero sciopero generale contro il governo e la Confindustria che unifichi operai,impiegati, precari, disoccupati in un grande fronte comune, apertamente contrapposto al capitale finanziario e alla sua dittatura.

E' una necessità non solo sindacale, ma politica. L'esasperazione cresce in ampi strati di popolazione colpiti dalla crisi capitalista e dalle politiche del governo. O il movimento operaio prende la testa della protesta popolare unificando attorno a sé tutte le domande di riscatto sociale delle masse impoverite dal capitale- inclusi gli strati inferiori della piccola borghesia- oppure cresce il rischio di regalarle a forze reazionarie. O il movimento operaio impugna “i forconi” guidando e unificando la ribellione popolare , o rischia di consegnare la disperazione sociale ai Ferro, ai Morsello , ai Pappalardo, e persino ai Fiore. Questo è lo snodo.

DUE RISPOSTE OPPOSTE ALLA CRISI DELLE CLASSI MEDIE

Il caro benzina, il caro assicurazioni, la pressione di mutui usurai, uniti al crollo dei commerci e alla restrizione delle regalie clientelari di governi nazionali e locali, sta spingendo alla ribellione ampi settori delle classi medie. Ma alle loro domande si possono dare risposte di classe di segno esattamente opposto.

Si può dare la risposta piccolo borghese reazionaria, che sventola la nostalgia del vecchio privilegio corporativo: chiede lo sconto sulle accise per sé ( isola o categoria) ma non per altri, il rispetto delle regalie clientelari promesse ( e tradite) di un Lombardo qualunque, il diritto all'evasione fiscale “per non fallire”, il diritto allo sfruttamento del lavoro nero “per pagare i debiti alle banche”, il blocco delle importazioni dal Nord Africa e persino il respingimento alle frontiere degli stranieri “per reggere la concorrenza”, il rifiuto dei controlli ambientali sui rifiuti trasportati ( Sistri)per “abbreviare i tempi di consegna”...

Oppure si può dare una risposta anticapitalista e rivoluzionaria: che rivendica l'esproprio dei banchieri strozzini come condizione di accesso al credito e di liberazione dal debito; un abbattimento del debito pubblico verso le banche, e la tassazione progressiva dei grandi patrimoni, rendite, profitti, come condizione di una riduzione delle tasse; la nazionalizzazione sotto controllo popolare delle compagnie petrolifere e di tutta la filiera degli idrocarburi ( estrazione, produzione, distribuzione) come condizione dell'abbattimento delle accise e del prezzo della benzina; un controllo popolare sulla formazione dei prezzi alimentari, con l'apertura dei libri contabili dell'industria alimentare e della grande distribuzione, per stroncare speculazioni e truffe; la nazionalizzazione delle compagnie di assicurazione, sotto controllo sociale, come condizione di abbattimento del costo auto e trasporto...

O LA DITTATURA DELLE BANCHE, O IL GOVERNO DEI LAVORATORI

La prima risposta appare forse “concreta” ma è illusoria. E' quella che segna una frattura con le ragioni sociali del lavoro dipendente, subordina le classi medie al capitale e al suo cappio, in cambio (oltretutto) di speranze senza futuro: è la risposta dei politicanti reazionari che guidano i Forconi siciliani o le organizzazioni dell'autotrasporto. Il cui unico scopo non è né la tutela reale della propria base sociale, né tantomeno una “rivoluzione”: ma più modestamente il rilancio del proprio futuro politico/elettorale attraverso una qualche mediazione con i vecchi ambienti borghesi dominanti. Gli stessi che garantiscono industrie e banche contro lavoratori, artigiani, pescatori.

La seconda risposta può apparire più “astratta”, ma è l'unica reale. E' quella che può saldare la domanda di salvezza degli strati inferiori delle classi medie all'interesse generale del mondo del lavoro e ad una prospettiva di alternativa sociale: l'unica che può assicurare un futuro diverso non solo all'operaio, ma anche al piccolo borghese in via di proletarizzazione. E' la risposta che chiede di fatto una rivoluzione sociale: il rovesciamento della dittatura degli industriali e dei banchieri a favore di un governo dei lavoratori e della maggioranza della società. Questa prospettiva può marciare solo sulle gambe di una ripresa generale del movimento di classe, di una rivolta del mondo del lavoro. Non solo perchè solo la forza d'urto di milioni di lavoratori dipendenti può rovesciare la forza del capitale. Ma perchè solo una rivolta di milioni di lavoratori può polarizzare attorno a sé tutte le domande delle masse oppresse, liberandole da demagoghi reazionari e perditempo.

Oggi più di ieri una svolta unitaria e radicale del movimento operaio contro i sacrifici e il governo Monti, e contro ogni politica di concertazione, diventa una necessità politica decisiva. Questa è la necessità che porremo con forza in tutti gli appuntamenti di lotta della prossima fase: a partire dallo sciopero del 27 Gennaio e dalla manifestazione nazionale dell'11 Febbraio.

SCIOPERO GENERALE DEL 27 GENNAIO

 Il Partito Comunista dei Lavoratori sostiene ed aderisce allo sciopero nazionale convocato, contro la politica del governo Monti, per il prossimo venerdì 27 gennaio dall' Unione Sindacale di Base (USB), SLAI-Cobas, SI-Cobas e da altre sigle. Invita tutti i suoi iscritti e simpatizzanti ad aderire allo sciopero, indipendentemente dall'organizzazione sindacale cui sono iscxritti ed a partecipare alla manifestazione nazionale che si svolgerà a Roma, la mattina di questa giornata di lotta. IL PCL vede lo sciopero del 27 come un tassello della più generale lotta da svillupare, con il più ampio fronte sociale e politico, per respingere la misure antioperaie ed antipopolari del governo delle banche e di confindustria, attraverso uina mobilitazione generale della classe operaia e  dei suoi alkleati sociasli, fino alla caduta del governo, nella prospettiva di una alternativa dei lavoratori, basata su un programma anticapitalistico di uscita dalla crisi.

domenica, gennaio 22, 2012

UNA TRUFFA PER I LAVORATORI E LA POVERA GENTE. UN VANTAGGIO PER BANCHE, INDUSTRIALI, COSTRUTTORI, ASSICURAZIONI, PETROLIERI

DECRETO LIBERALIZZAZIONI
 
UNA TRUFFA PER I LAVORATORI E LA POVERA GENTE.
UN VANTAGGIO  PER BANCHE, INDUSTRIALI, COSTRUTTORI, ASSICURAZIONI, PETROLIERI
 
 
 
Il governo vara le “liberalizzazioni” e tutta la stampa borghese confeziona uno spot propagandistico trionfale: “tutelati i consumatori”,”provvedimenti per la crescita”, “ colpite le corporazioni ”.. Il tentativo è quello di vendere all'opinione pubblica, ed in particolare al lavoro dipendente, l'immagine di un governo che compensa i sacrifici imposti sulle pensioni, sulle prima casa, sull'IRPEF, con un colpo ai privilegi dei “ricchi”.
 
La verità non è “diversa”: è opposta.
Le misure del governo colpiscono duramente solo i settori popolari della piccola proprietà e dei servizi ( tassisti, edicolanti, gestori non proprietari delle pompe di benzina). A tutto vantaggio di banche, assicurazioni, industriali, costruttori, petrolieri: che ingrassano ulteriormente le proprie posizioni sociali e di potere.
Basta leggere il decreto.
 
 
UN DECRETO PER LE BANCHE
 
Le banche escono rafforzate. Incassano l'obbligo di apertura dei conti correnti “base” di milioni di pensionati poveri ( già varato dal decreto salva Italia) senza alcuna gratuità del servizio: il governo prevede unicamente un possibile “tetto” alle commissioni. Risultato? Un guadagno netto per i banchieri sulla pelle di tanta povera gente. Non solo. Le banche ottengono assieme alle imprese il libero ingresso dei capitali privati nel “finanziamento, realizzazione,gestione” delle infrastrutture ( project financing). Cosa significa? Che avranno la possibilità di partecipare agli utili di gestione per rifarsi, con gli interessi, delle spese di finanziamento. Come? Per esempio spingendo per elevare i prezzi del servizio ( altro che protezione dei consumatori!).
Ancora. Le banche possono entrare nel nuovo business dei servizi pubblici locali e delle ferrovie. I servizi pubblici locali dovranno essere messi a gara a partire dai 200000 euro di contratto ( non più 900000). Chi possiede oggi i capitali adeguati  per mangiarsi la torta? Le banche innanzitutto che si rifaranno sui prezzi. Le ferrovie a loro volta diventano libero mercato non solo sull'alta velocità, ma sugli stessi treni pendolari che dovranno essere messi a gara: è facile immaginare che essendo meno “appetibili” per i profitti saranno comprati a prezzi stracciati, e quindi richiederanno costi del lavoro altrettanto stracciati. Soluzione: consentire ai privati acquirenti di calpestare il contratto nazionale ferrovieri. Domanda: chi sono i primi soggetti titolati ad entrare nel nuovo mercato? I capitalisti e i banchieri. Che con Banca Intesa partecipano già a pieno titolo all'impresa di Montezemolo e Della Valle in fatto di treni di lusso. Chi è il ministro che ha varato il decreto? L'ex amministratore delegato di Banca Intesa. I conti tornano.
Nel frattempo le banche continueranno a gestire il binomio ricattatorio mutuo/polizza ( il “dovere” di esibire altre possibili polizze è ridicolo). Mentre i lavoratori bancari si ritrovano un contratto che allunga l'orario di lavoro, abbatte i salari dei nuovi assunti, accresce i poteri delle banche nella gestione dei rapporti di lavoro. Ecco la “liberalizzazione”: la massima libertà ..dei banchieri contro lavoratori e clienti.
 
PETROLIERI: LA LIBERALIZZAZIONE DELLA TRIVELLA
 
I petrolieri plaudono al decreto. Hanno ragione. La propaganda li annunciava come vittime designate dell'operazione. Ne escono rafforzati. La vendita annunciata delle azioni detenute nella rete di trasporto del gas( Snam) era già stata proposta dalla stessa Eni e può essere un buon affare per la compagnia ( v. intervista di Scaroni al Corriere del 22/1). Per il resto, tutto come prima, e meglio di prima per i petrolieri. I petrolieri ottengono la libertà di trivellare nelle stesse “aree protette” ( articolo 17 del decreto). E sapete la ragione? Il fatto che le famose agenzie di rating nel valutare la solvibilità di un paese verso le banche, e quindi le sue potenzialità di sviluppo economico, misurano il suo grado di autosufficienza in  tema di idrocarburi. Più alto è il numero delle trivelle ( e lo scempio di ambiente e salute), più i banchieri apprezzano! Il resto del decreto in tema di benzinai, si pone sullo stesso solco. Solo i proprietari degli impianti di distribuzione del carburante potranno scegliere la compagnia da cui servirsi. Ma sono 500 su 25000. Per gli altri 24500 le cose peggiorano: i petrolieri potranno fissare le condizioni contrattuali che vogliono con ogni singolo benzinaio, senza nessuna tutela, nessuna contrattazione collettiva. Ecco la “liberalizzazione”: la massima “libertà”.. dei petrolieri. Contro i gestori non proprietari, più servi di prima delle compagnie, e contro i consumatori: che continueranno a pagare un costo enorme per un litro di benzina.
 
MENO TASSE AI COSTRUTTORI
 
I costruttori non sono da meno. Il decreto riduce la tassa dell' IMU sui cosiddetti immobili di “magazzino”, cioè sugli immobili invenduti. Siccome i tempi delle compravendite di case sono più lunghi in tempi di crisi, si tratta di un bel regalo. Cui si aggiunge la parallela riduzione dell'IVA, e l'abolizione della tassa prevista dal 1949 che imponeva ai costruttori di accantonare il 2/% di un opera pubblica per il suo abbellimento ( opere d'arte, giardini, e simili). La qualità della vita può attendere, assieme all'estetica di un quartiere. Sommando a tutto questo il libero ingresso nella partita del project financing, in particolare nella costruzione delle nuove carceri, si tratta di un bottino rilevante. In compenso continueranno a crepare senza cura migliaia di lavoratori supersfruttati che affollano i cantieri edili, privi di tutela e di riconoscibilità. La “liberalizzazione” riguarda la libertà.. dei loro padroni, non la loro.
 
LE ASSICURAZIONI.. RASSICURATE
 
Le Assicurazioni partecipano all'affare. Ed è buffo. Per anni si è blaterato sulla necessità di porre un freno all'arroganza delle assicurazioni, al caro auto, all'”onnipotenza” del settore. Persino la stampa borghese liberale ha chiacchierato spesso al riguardo. Risultato? Il decreto rassicura.. le Assicurazioni. Dà ad esse la possibilità di riparare direttamente il guasto legato all'incidente con proprie officine convenzionate. Chi non si fidasse dell'assicurazione, chi temesse una riparazione al ribasso per qualità dei pezzi ( ed è indubbio che un officina legata alla assicurazione lavorerebbe al massimo ribasso), ha la possibilità di chiedere il contante: ma alla condizione di rinunciare al 30% di ciò che gli è dovuto. In altri termini: per difendere l' assicurazione dal rischio frode da parte del cliente, si espone il cliente alla probabile frode dell'assicurazione.  Quanto al vantaggio per i consumatori,solo un cretino può pensare che tutto questo comporti un abbassamento delle tariffe delle assicurazioni. Lo stesso vale per la trovata dell'esibizione da parte dell'agente  assicurativo di tre diverse polizze di altre compagnie. Siccome l'agente è dipendente della propria compagnia ( “monomandatario”) è del tutto evidente che non farà propaganda  per la concorrenza, a meno di non voler perdere il posto. Persino Sole 24 Ore, grande sponsorizzatore delle liberalizzazioni, non ce l'ha fatta a vendere quest'ultima patacca(v. Sole 24 Ore 21/1). Si conferma dunque la regola generale: l'unica libertà che si tutela è quella del capitale.
 
LA “GIUSTIZIA” DEGLI INDUSTRIALI
 
Gli industriali sono, assieme ai banchieri, i sostenitori più entusiasti del decreto. Lo credo. Alla vigilia dell'annunciato incasso sulla maggiore libertà di licenziamento, assaporano le delizie delle liberalizzazioni. Dopo aver ottenuto dal governo la riduzione dell'IRAP ( a danno della sanità pubblica), la riduzione dell'IRES per gli investimenti di capitalizzazione, 6 miliardi di incentivi ACE, 20 miliardi per il fondo di garanzia dei crediti alle PMI, Confindustria ottiene oggi altre regalie. Innanzitutto l'apertura del mercato delle infrastrutture e dei servizi pubblici locali. E poi l'incasso annunciato di 60/80 miliardi di rimborsi da parte delle pubbliche amministrazioni: 5 miliardi sono subito stanziati come acconto, gli altri si pensa di darli, eventualmente ( e su richiesta delle imprese), attraverso BOT e BTP. Le imprese venderebbero a loro volta questi titoli, capitalizzando il ricavato. Lo stesso ministro Passera che ha bastonato lavoratori e pensionati per ragioni di “debito pubblico”, oggi dichiara che il mastodontico rimborso pubblico agli industriali non insidierà il debito italiano. E' la riprova che il debito è solo questione di classe e non di numeri. Ma c'è dell'altro. Confindustria ottiene la sua “riforma della Giustizia”: una magistratura speciale e rapida chiamata a dirimere in tempi record le controversie societarie. I comuni cittadini che attendono da anni, e forse invano, la soddisfazione delle proprie ragioni nelle aule di giustizia, non solo dovranno ancora aspettare, ma dovranno mettersi in coda agli industriali, cui lo Stato borghese da la precedenza. Gli industriali sono più uguali degli altri. Per loro si trovano a tambur battente quelle risorse, strutture, uomini, che non si trovano per la “Giustizia” ordinaria. Perchè? Perchè- si osserva- i “mercati” finanziari giudicano le opportunità di investimento in un paese anche in base ai tempi di risoluzione delle controversie giudiziarie in cui le imprese possono incappare. Insomma: è il mercato che fa il tribunale. Non poteva esserci illustrazione  simbolica più semplice della natura di classe della “Giustizia” in regime capitalista.
 
 
IL MONDO DEL LAVORO PRENDA LA TESTA DELLA DISPERAZIONE SOCIALE
 
E' necessario denunciare e contrastare questa truffa.
Tutti i partiti borghesi la sostengono, a partire dal PD.
Di Pietro apre nuovamente al governo ( dopo il voto di fiducia iniziale) dichiarando che.. ha finalmente copiato il suo programma.
Le sinistre balbettano. Con Vendola unicamente interessato ( assieme a Di Pietro) a non farsi scaricare dal PD. E la burocrazia CGIL unicamente interessata a non essere scaricata da Confindustria. E' penoso e irresponsabile.
 
Il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL)- sin dall'inizio all'opposizione del governo e del PD che lo sostiene- pone tanto più oggi la necessità di una mobilitazione generale del mondo del lavoro contro il governo degli industriali e dei banchieri. Non è possibile continuare a subire passivamente l'onda d'urto della politica dominante e della sua propaganda. E non è possibile limitare la protesta a qualche ora di sciopero o a qualche manifestazione ordinaria. La crisi sociale va precipitando, e si annunciano due anni di nuova recessione. La distruzione del contratto nazionale di lavoro è in atto, e non solo tra i metalmeccanici. La FIOM viene sbattuta fuori dalle fabbriche, come non accadeva dagli anni 30. Vasti settori di piccola borghesia impoverita e allo sbando, subiscono i colpi congiunti della crisi capitalista e del governo del capitale: e accumulano un senso di disperazione. Se a tutto questo non corrisponderà una opposizione di massa, unitaria , radicale, continuativa, da parte del mondo del lavoro, capace di unificare attorno a sè la disperazione sociale delle più grandi masse popolari, questa disperazione cercherà prima o poi nuovi riferimenti e canali contro i lavoratori italiani. Questo è il rischio.

E' dunque l'ora della svolta. Il PCL si batterà in questa direzione, con tutte le proprie forze, e in ogni sede.

sabato, gennaio 21, 2012

UN DECRETO A VANTAGGIO DI BANCHE , INDUSTRIALI, ASSICURAZIONI

Le cosiddette “liberalizzazioni” di Monti hanno il plauso entusiasta della stessa stampa borghese che chiede la licenziabilità degli operai. Non è un caso.
 
Il decreto liberalizzazioni risponde agli interessi del capitale finanziario. Da un lato bastona i tassisti aprendo il mercato dei taxi a speculatori faccendieri. Dall'altro premia le banche, le assicurazioni, le imprese. Le banche incassano il nuovo business dell'obbligo di contocorrente di milioni di pensionati poveri e delle relative commissioni, l'ingresso più libero nella partita delle infrastrutture ( proiect financing) e dei servizi locali, la tranquilla continuità dell'abbinamento ricattatorio tra  mutui e polizze. Le assicurazioni incassano un più rigido “controllo” dei propri clienti a vantaggio dei propri profitti ( riparazione diretta con proprie officine senza controllo sui pezzi di ricambio, o riduzione del risarcimento al cliente). Le imprese incassano addirittura una magistratura speciale e più rapida per le proprie controversie ( i comuni cittadini possono aspettare in coda), e il libero ingresso, assieme alle banche, nel nuovo mercato delle ferrovie senza rispetto del contratto nazionale ferrovieri.
 
Altro che “fase due”: continua l'eterna fase uno dell'ingrassamento dei banchieri e degli industriali a spese del lavoro.
Altro che “sviluppo e crescita”: l'unica crescita prevista e programmata è quella dei profitti del capitale, mentre FMI annuncia due anni di nuova recessione con la distruzione di altri milioni di posti di lavoro.
Altro che “difesa dei consumatori”: si difendono gli interessi del capitale contro i consumatori e i lavoratori.
 
Si conferma la necessità di una risposta di lotta generale al governo dei banchieri, che unifichi attorno al mondo del lavoro l'insofferenza sociale degli strati inferiori delle classi medie e della popolazione povera. E' ora che sia il movimento operaio a impugnare i forconi mettendosi alla testa delle protesta popolare e sottraendola al rischio di egemonie reazionarie. Altrimenti, se la CGIL si subordina al PD e dunque al governo, se la FIOM si subordina alla CGIL ( limitandosi ad una manifestazione), se le sinistre si subordinano alla CGIL per non rompere col PD, il rischio si va grosso. Sia socialmente, sia politicamente.
 
Per questo il PCL rilancia a tutte le sinistre, politiche, sindacali, di movimento, la necessità di un vero sciopero generale dei lavoratori  contro  governo e Confindustria e su un programma di lotta indipendente.

venerdì, gennaio 20, 2012

SUL MOVIMENTO DEI FORCONI IN SICILIA PER UN METODO D'APPROCCIO MARXISTA RIVOLUZIONARIO

La crisi del movimento operaio e la pressione sociale della crisi capitalista concorrono, nel loro intreccio, ad allargare il campo d'azione delle classi medie e a favorire un egemonia reazionaria su di esse. E' una dinamica cui stiamo assistendo sul piano nazionale in risposta alle “liberalizzazioni” capitaliste. E' una dinamica che può assumere espressioni diverse e più radicali nel Sud e nelle isole, sullo sfondo di una situazione sociale particolarmente drammatica. La mobilitazione dei pastori e dei commercianti in Sardegna nel 2011, l'attuale “movimento dei forconi” in Sicilia rappresentano al riguardo due esempi diversi e significativi . L'essenziale per i rivoluzionari è non perdere la bussola. Evitando due errori simmetricamente opposti: quello di mettersi alla coda delle classi medie e delle loro leaderschip, sull'onda emotiva della indistinta “rivolta”, o quello di attestarsi su una posizione di disinteresse passivo per lo scontro in atto, nel nome del carattere piccolo borghese e non proletario delle mobilitazioni. La linea del marxismo rivoluzionario non può essere né subalterna, né puramente “sindacalista”: deve saper combinare l'autonomia irrinunciabile delle ragioni di classe e del programma comunista, con la logica dell'egemonia proletaria sugli strati inferiori delle classi medie in funzione della rivoluzione socialista. Combinare queste due istanze è sempre molto complesso. Ma complessa è per l'appunto la politica rivoluzionaria. Tanto più per un piccolo partito come il nostro.

LA NATURA DI CLASSE DEL “MOVIMENTO DEI FORCONI”

Partiamo dall'analisi del movimento in atto in Sicilia: della sua natura sociale, dell'economia dei rapporti politici al suo interno, della sua dinamica.

Il “movimento dei forconi” in Sicilia è nato come movimento piccolo borghese. Alla sua testa sono classi proprietarie della città e della campagna ( padroncini dell'autotrasporto, piccola proprietà contadina, pescatori ..). Naturalmente all'interno di questi ceti proprietari vi è una rilevante stratificazione sociale: diverso è lo status del padrone di una piccola flotta di pescherecci e quello del padrone di una piccola imbarcazione, tra un agricoltore facoltoso e il proprietario di un piccolo appezzamento, tra chi sfrutta lavoratori salariati e chi no.

Le ragioni sociali del movimento si riassumono nell'impoverimento legato alla crisi drammatica dell'isola entro la più generale crisi capitalista: crollo dei commerci, aumento del prezzo della benzina, peso “insopportabile” dei mutui bancari, chiusura dei canali di credito, aumento della pressione fiscale, crisi del sostegno clientelare del governo regionale e dei margini tradizionali di scambio politico/ elettorale con i partiti al potere.
Le sue rivendicazioni egemoni sono quelle classiche della piccola borghesia impoverita: riduzione delle tasse ( IVA), ripresa delle facilitazioni regionali promesse ( e in tempi di crisi “tradite”), ripresa del credito.
Il suo linguaggio è segnato dalla contrapposizione apparente alle classi dirigenti nazionali e isolane nel nome della denuncia della “classe politica” e della rivolta contro di essa.
I suoi metodi sono quelli dell'azione diretta: a partire dal blocco delle vie di comunicazione e delle ferrovie.

In questo contesto hanno trovato una collocazione naturale e un ruolo di direzione organizzazioni, associazioni, soggetti politici o parapolitici reazionari: il partito di Zamparini ( padrone del Palermo), il giro di Morsello a Marsala ( allevatore, ex assessore socialista poi apparentato con Lombardo, oggi tra gli sponsor di Roberto Fiore), il cosiddetto “partito delle aziende”, settori del MPA , e persino forze fasciste come Forza Nuova: che sta investendo nazionalmente questa esperienza come fattore di propria costruzione. Insomma: le forze politiche della reazione, in concorrenza tra loro, si disputano l'egemonia sul blocco delle classi medie, che sono la loro storica base sociale.


IL PCL NON E' PARTE DI QUESTO MOVIMENTO

Il nostro partito ha scelto di non essere parte di QUESTO movimento, nei suoi assetti e composizione originaria . Il fatto che ad esso abbiano aderito qua o là elementi o gruppi di sinistra ( come nel caso di un paio di centri sociali palermitani) non muta di per sé la natura del movimento dei forconi. Semmai misura lo stato di disorientamento e confusione a sinistra.

C'è una differenza importante col movimento dei pastori sardi del 2011. Quel movimento dei pastori entrò nel varco aperto dalle lotte operaie della Sardegna ( Alcoa, Eurallumina, Polo chimico) dentro la dinamica di un possibile blocco sociale alternativo ( cui si contrapposero non a caso le direzioni piccolo borghesi del movimento dei pastori). In Sicilia il movimento dei forconi si è levato dopo la drammatica sconfitta del movimento operaio isolano e sullo sfondo di una sua sostanziale passività.

Il fatto che un blocco politico e sociale reazionario cerchi di dare la PROPRIA traduzione di classe al disagio sociale della popolazione siciliana non solo non va rimosso ma dev'essere apertamente denunciato e contrastato. Va detta la verità: l'immobilità delle direzioni nazionali del movimento operaio e della sinistra di fronte alla crisi, la sconfitta del movimento operaio isolano ( Termini Imerese) per responsabilità preminenti delle sue direzioni, il peggiore trasformismo della tradizionale “sinistra” siciliana e dei suoi epigoni liberali ( PD), hanno aperto la strada a forze reazionarie. E' un classico dei tempi di crisi: se il movimento dei lavoratori non dà la propria soluzione alla crisi, sono le forze reazionarie che si candidano a farlo sul proprio versante di classe.

PER LA RIPRESA DEL MOVIMENTO DI CLASSE IN SICILIA

Ma proprio per questo il PCL non solo non può disimpegnarsi dall'intervenire sui temi sociali del movimento dei forconi, ma deve indicare la necessità di dare uno sbocco di classe e anticapitalista alla crisi sociale siciliana: che è l'unico modo di contrastare la deriva in corso, sottrarre i settori proletari al pericolo dell'egemonia reazionaria, ricomporre e favorire un ALTRO movimento, su un ALTRA prospettiva. Di più. Il nostro partito deve entrare nella frattura sociale prodotta dal movimento dei forconi per spingere all'azione altri soggetti popolari e di classe: soggetti sino ad oggi rimasti ai margini della scena ma il cui ingresso in campo potrebbe segnare una svolta decisiva per lo sviluppo e l'indirizzo della rivolta popolare.

Il primo terreno d'intervento è quello della ripresa di una mobilitazione indipendente dei lavoratori salariati della Sicilia, nel settore privato come nel settore pubblico e dei servizi. Senza una ripresa del movimento di classe ogni prospettiva alternativa è impossibile. Nel 1970 una grande rivolta popolare guidata dai fascisti di Ciccio Franco scosse Reggio Calabria. Fu l'avanzata del movimento operaio su scala nazionale e nel meridione a riassorbire l'urto ed ad affermare un egemonia alternativa del proletariato sulle domande popolari del Sud. E' una lezione che va recuperata. Tanto più in un contesto sociale e storico assai più difficile.

Va articolata una piattaforma di vertenza unificante che possa aggregare tutti i lavoratori, i precari, i disoccupati dell'isola. Una piattaforma che parta dall'opposizione radicale ai tagli sociali del governo nazionale e regionale; rivendichi la difesa e ripartizione del lavoro, con la occupazione delle aziende che licenziano e il loro coordinamento regionale ( la mancata occupazione di Fiat Termini Imerese due anni fa ha pesato e pesa drammaticamente sul movimento operaio isolano e nazionale); rivendichi la difesa degli ospedali in via di smantellamento, con azioni di occupazione popolare delle strutture minacciate ( in Puglia nel 2004 la difesa popolare degli ospedali fu un formidabile traino di radicalizzazione di massa); faccia l'inventario ( città per città, paese per paese) delle spese pubbliche necessarie per risollevare la condizione dei servizi sociali dell'isola ( scuole, ferrovie, trasporti regionali, asili, servizio idrico, assetto geologico del territorio) definendo a questo scopo un grande piano di opere sociali che possa dare lavoro ai disoccupati siciliani, e che sia pagato dalle grandi ricchezze; rivendichi l'assunzione a tempo indeterminato di tutti i lavoratori precari e un vero salario sociale per i disoccupati in cerca di lavoro...(Il documento congressuale nazionale offre molti spunti possibili per l'articolazione di una proposta rivendicativa e di mobilitazione per il Sud e le isole. Le nostre sezioni siciliane, che già intervengono su molti fronti, possono fare un lavoro prezioso di elaborazione al riguardo).

Questa proposta rivendicativa, una volta definita, va avanzata formalmente a tutte le sinistre isolane ( politiche, sindacali, di movimento) come terreno di fronte unico d'azione. E in ogni caso va assunta come nostro strumento di intervento in ogni situazione possibile ( luoghi di lavoro, comitati territoriali, strutture di movimento...) e come oggetto di nostra presentazione pubblica ( conferenze stampa, campagne elettorali..). Si tratta di articolare la nostra campagna sull'asse della nostra politica generale: solo una prospettiva rivoluzionaria, solo un governo dei lavoratori può realizzare un programma di vera svolta per gli sfruttati.

SOSTENERE E GENERALIZZARE L'INGRESSO IN LOTTA DEGLI STUDENTI SICILIANI

Parallelamente dobbiamo sviluppare un nostro intervento diretto tra gli studenti e i giovani. E' oggi una questione centrale. La prima irruzione di lotta - in queste ore- di significativi settori studenteschi in tutta la Sicilia PUO' essere il segno d'avvio di una svolta di eccezionale importanza per la dinamica del movimento, tanto più se combinata con la defezione di alcuni settori padronali dell'autotrasporto. Dobbiamo entrare con tutte le nostre forze in questa contraddizione nuova, inserendoci a fondo nel movimento studentesco, sostenendo l'indicazione della occupazione generale delle scuole ( già emersa in alcuni settori di studenti), e avanzando le nostre parole d'ordine indipendenti: a partire dalla rivendicazione di un piano di rinascita della scuola siciliana contro i tagli delle finanziarie nazionali e locali, finanziato dal rifiuto del debito pubblico verso le banche ( “Fondi alle scuole non ai banchieri!”). Questo intervento tra gli studenti può essere un ponte prezioso per l'intervento sul mondo del lavoro. Infatti proprio l'intervento tra gli studenti in lotta ci consente di immettere nel movimento la nostra proposta generale di vertenza generale unificante tra lavoratori, studenti ,disoccupati, nella prospettiva di un cambio di pelle della rivolta siciliana, e dunque di un cambio di egemonia sociale sulla rivolta.

PER UN INTERVENTO ANTICAPITALISTA SULLA CRISI SOCIALE DELLA PICCOLA BORGHESIA

In questo quadro generale dobbiamo anche dire che il movimento operaio (e studentesco) siciliano non deve limitarsi alla difesa delle proprie ragioni sociali. Deve cercare di offrire una risposta generale alla crisi più vasta della popolazione povera della Sicilia, e della stessa piccola borghesia isolana, fornendole una sponda politica e sociale alternativa.

Questo è un punto importante della nostra politica. Non siamo sindacalisti, siamo comunisti. Non ci limitiamo alla difesa immediata dei salariati. Li vogliamo alla testa di un blocco sociale alternativo in funzione della rivoluzione socialista. Ciò che significa dare una risposta rivoluzionaria a tutte le forme di oppressione sociale: anche a quelle vissute dagli strati inferiori delle classi medie. E' l'impostazione che Trotsky rivendica nel programma di Transizione ( “Le sezioni della IV Internazionale devono elaborare..programmi di rivendicazioni transitorie per i contadini e la per la piccola borghesia cittadina, a seconda della condizione di ciascun paese. Gli operai avanzati devono imparare a dare risposte chiare e concrete agli interrogativi dei loro futuri alleati..”). Ed è l'impostazione che è tanto più attuale nel momento della crisi capitalista, nel momento in cui la dittatura del capitale finanziario minaccia le stesse acquisizioni tradizionali della piccola borghesia, provocandone la disgregazione e disponendola a reazioni radicali.

La nostra proposta programmatica deve lavorare a condurre la piccola borghesia ad una conclusione di fondo: tutte le sue esigenze di fondo sono incompatibili con la preservazione del capitalismo in crisi. Non si tratta di recuperare vecchi privilegi contro i lavoratori ( magari in materia fiscale o contrattuale),o di illudersi di poter ripiegare in una dimensione separatista o “microeconomica”: perchè queste soluzioni, al di là di ogni illusione, lascerebbero i piccoli proprietari nelle grinfie del capitale finanziario e della sua crisi. Solo rompendo col capitale finanziario, in alleanza e sotto la direzione dei salariati, è possibile uscire dalla crisi.

Proprio i temi della crisi siciliana delle classi medie offrono uno spunto rilevante a questa impostazione.
Le banche prendono per il collo decine di migliaia di piccoli commercianti, artigiani, contadini, con tassi da usura, con affitti esorbitanti, con la negazione del credito. Solo la nazionalizzazione delle banche e la loro unificazione in un unica banca pubblica sotto controllo sociale può tagliare quel cappio, liberarli dai debiti contratti verso i banchieri, e assicurare loro il credito necessario.
I petrolieri, le grandi aziende agricole, le industrie alimentari, i centri della grande distribuzione- cui le banche non hanno mai rifiutato il credito e di cui spesso sono comproprietarie- impongono ai piccoli proprietari prezzi insostenibili , al solo scopo di incrementare i propri profitti. Solo la nazionalizzazione delle grandi imprese e della grande distribuzione può consentire un controllo popolare sulla stessa formazione dei prezzi, la definizione di prezzi amministrati, l'avvio di un economia democraticamente pianificata liberata dalle incognite ( e dalle angosce) del mercato.
Così in materia fiscale. Per decenni lo Stato borghese e le pubbliche amministrazioni hanno coperto e favorito l'evasione fiscale della piccola borghesia in funzione antiproletaria per ottenerne voti e favori. Oggi lo stesso Stato borghese accresce la pressione fiscale sulla piccola proprietà ( oltre che in primo luogo sul lavoro dipendente) per pagare gli interessi alle banche, cioè agli oppressori dei piccoli proprietari. I circoli reazionari propongono ai piccolo borghesi la nostalgia del privilegio della vecchia evasione antisociale. Al contrario, noi dobbiamo rivendicare l'abolizione del debito pubblico verso le banche ( attraverso la loro nazionalizzazione) come unica via di liberazione fiscale dei piccolo proprietari, chiamandoli a pagare regolarmente per una società liberata non per i banchieri strozzini.

Per tutto questo dobbiamo presentare l'alleanza sociale col mondo del lavoro come interesse stesso degli strati inferiori delle classi medie: perchè solo quel blocco sociale può rovesciare il capitale finanziario, i suoi governi, i suoi partiti, liberando la piccola borghesia impoverita dalla rovina.
Per questo dobbiamo apertamente CONTRAPPORCI alle leaderschip reazionarie del movimento dei forconi. Alle loro suggestioni ideologiche “piccolo proprietarie” ( la microeconomia), alle loro mitologie populiste ( la “Nazione” al di sopra delle classi), ai loro traffici sottotraccia coi governi nazionali o locali ( Lombardo) magari in vista delle prossime elezioni.

RIVOLUZIONE O REAZIONE

Queste considerazioni generali non rimuovono la necessità di un monitoraggio costante dell'evoluzione della situazione, ai fini del nostro intervento. Né risolvono i problemi pratici di scelta nelle situazioni locali. Semplicemente cercano di indicare un metodo complessivo cui fare riferimento.

Siamo oggi a un possibile snodo in Sicilia.
Noi abbiamo scelto di non accodarci al movimento piccolo borghese dei Forconi. E abbiamo fatto bene. Ma SE il “movimento dei forconi” dovesse fare obiettivamente da stura ad una reale sollevazione popolare dell'isola aprendo il varco all'irruzione sull'arena del mondo del lavoro e delle masse studentesche e giovanili, allora è evidente che ci troveremmo di fronte ad un ALTRO movimento e a un ALTRA dinamica. Noi lavoriamo esattamente per questa prospettiva.

Forza nuova sta agendo per fare del movimento dei Forconi la leva di una rivolta popolare reazionaria, in Sicilia, nel Sud, in Italia. Il PCL, nei limiti delle sue forze, lavora per la prospettiva esattamente opposta: entrare nel varco aperto dalla rivolta dei forconi in funzione della rivolta sociale contro la dittatura degli industriali e delle banche; della sua estensione e propagazione a partire dal meridione e dalle isole; dell'egemonia di classe e anticapitalista sulla rivolta popolare ; della prospettiva generale del governo dei lavoratori.

Di certo, al di là delle sue particolarità, la vicenda siciliana sta misurando il salto di qualità dello scontro sociale sullo sfondo di una drammatica crisi capitalista. E' l'avvisaglia dei tempi nuovi che si preparano. Reazione e rivoluzione torneranno a confrontarsi, come in tutte le epoche storiche di crisi. Le sinistre riformiste o centriste saranno costrette alla balbuzie. I comunisti rivoluzionari faranno sino in fondo il proprio dovere. Come oggi stanno facendo, egregiamente, i nostri compagni siciliani.

giovedì, gennaio 19, 2012

SOLIDARIETA’ PER I COMPAGNI DI VIA DEI CONCIATORI


Oggi, per l’ennesima volta, Firenze è stata investita da una violenta onda di repressione scatenata dall’ormai famoso imprenditore-sindaco Matteo Renzi.
In questa occasione è stata sgomberata la storica occupazione di Via dei Conciatori, ormai unico spazio culturale e sociale del centro fiorentino per fare largo a speculazioni in favore del turismo dalle tasche rigonfie. 
Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime solidarietà nei confronti dei Compagni colpiti da questo grave attacco.

Contro lo stato dei padroni 10, 100, 1000 Occupazioni.

mercoledì, gennaio 18, 2012

NIGERIA E ROMANIA: UNA LEZIONE DI “CONCRETEZZA”.

In Romania, l'ascesa della protesta sociale di piazza contro le politiche d'austerità ha costretto il governo a sospendere il varo della privatizzazione della sanità. In Nigeria, cinque giorni consecutivi di sciopero generale hanno costretto il governo a ritirare il taglio dei sussidi della benzina, con la riduzione del 30% del suo prezzo. Ancora una volta solo la sollevazione popolare e la minaccia della rivoluzione strappa la concessione di riforme. La verità è che le classi dominanti conoscono solo il linguaggio della forza, cioè il linguaggio della lotta di classe. A tutti i soloni riformisti di casa nostra che denunciano le nostre “astrazioni” rivoluzionarie” nel nome della “concretezza”, proprio l'esperienza concreta delle cose assegna l'ennesimo schiaffone: i risultati concreti non sono stati ottenuti con qualche tavolo di concertazione, o con “tre ore” di sciopero, o con qualche ordinaria manifestazione. Sono stati ottenuti dalla forza concentrata e dirompente di una rivolta di massa. Il proletariato nigeriano e i giovani rumeni hanno qualcosa da insegnare ai lavoratori d'occidente ( a proposito di.. razzismo italico o “padano”).

martedì, gennaio 17, 2012

AUTOSPED G SPA LIVORNO I LAVORATORI IN LOTTA OCCUPANO GLI UFFICI E IL PIAZZALE

una lotta con il più ampio sostegno del PCL delle sezioni di Livorno e di Pisa


(17 Gennaio 2012)La sospensione del lavoro degli impiegati e degli autisti che operano nel ramo container dellla filiale Autosped di Livorno è iniziata alla mezzanotte tra il 15 ed il 16 gennaio 2012 e durerà ad oltranza. La mattina di lunedì è avvenuta una manifestazione con occupazione degli uffici e del piazzale. Nei giorni scorsi, la società aveva comunicato alle organizzazioni sindacali l'avvio di un processo di ristrutturazione, che prevede anche la chiusura della filiale di Livorno ed il trasferimento di tutto il personale che opera nei container nella sede di Tortona. Resta escluso dal provvedimento il personale che opera nella distribuzione dei carburanti. Lo scorso dicembre, era stato siglato un accordo tra sindacati ed impresa per aumentare la professionalità ed il rendimento dei lavoratori dell'Autosped. Secondo i rappresentanti sindacali FILT, il lavoro a Livorno non mancherebbe, anzi sul porto toscano opererebbero anche automezzi delle altre filiali di Autosped.  Il lavoratori dell' Autosped G Spa che stanno occupando la loro sede di Via Sacco E Vanzetti ( angolo Via Aiaccia - dove c' è il terminale del rigassificatore ) a Stagno, stanno presidiando ( occupando la sede stradale ) le vie vicine e necessitano di un appoggio immediato. 
Hanno l’ appoggio nella loro lotta dei compagni del PCL . La stessa RSA che dirige la lotta è del PCLavoratori.
Questi lavoratori sono tutti dipendenti autotrasportatori del Gruppo Gavio legato alla holding Aurelia S.p.A. di settori diversificati, implicata nella tangentopoli che ha visto implicato l' esponente del PD Penati. Ora il Gruppo ha chiuso la sede di Livorno obbligando questi lavoratori ad accettare il trasferimento in una sede del Nord o licenziarsi.
( quindi un licenziamento mascherato ) Tutto questo perché il gruppo li vuole sostituire con padroncini non sindacalizzati in una realtà con forte richiesta di trasporti e non assolutamente in crisi.

Sono in trenta: hanno passato le prime notti di lotta occupando gli uffici e non demordono. L' occupazione è a oltranza. Ieri c’ è stata molta tensione tra i lavoratori in lotta e gli autisti delle cisterne bloccati non coinvolti nei provvedimenti. Infatti la direzione aziendale ha cercato provocatoriamente lo scontro tra gli stessi lavoratori.
Questa è una lotta che necessita del massimo di solidarietà e sostegno.

domenica, gennaio 15, 2012

NASCONDERE UN DISASTRO AMBIENTALE PERICOLOSO PER LA SALUTE DELLA POPOLAZIONE E' UN CRIMINE. I SINDACI DI LIVORNO E PISA SI DEVONO DIMETTERE

Per 12 giorni i sindaci di Pisa e Livorno, responsabili della sicurezza e salute dei cittadini, hanno tenuto nascosto la perdita dalla nave Eurocargo Venezia Grimaldi in un tratto di costa imprecisato tra Livorno e Pisa di più di 40 tonnellate di composti chimici altamente pericolosi e tossici (pare costituiti in gran parte da ossidi di Cobalto e Molibdeno infiammabili e molto pericolosi al contatto)
contenuti in fusti metallici.

Perdita avvenuta durante una tempesta mentre partita dal porto di Catania viaggiava verso il porto di Genova. Questo è quello che è emerso dai documenti ufficiali riportati in questi giorni dagli organi di stampa.

Dal 17 dicembre 2011 le amministrazioni comunali, provinciali e regionali sapevano quello che era accaduto. Ma quello che risulta di enorme gravità è questo:



Per 12 giorni hanno tenuto tutto nascosto alla cittadinanza.



Non hanno attivato la procedura di protezione civile e tanto meno hanno diramato

allarmi per eventuali spiaggiamenti dei fusti.



Non hanno attivato nessuna azione per la localizzazione precisa dei fusti tossici e quindi ad oggi non si conosce la posizione di mare interessata.



Non si sono attivati per conoscere l' esatta composizione del carico indicata genericamente nella documentazione dalla sigla internazionale (codici UN 3191 e IMDG 4.2 e la sigla COMO).



Ad oggi non si sanno quali contromisure verranno prese per la bonifica di un tratto di costa frequentato tutto l' anno da migliaia di frequentatori.



Ad oggi non sono state effettuate analisi biochimiche alla fauna, flora marina ed acqua

marina.



Queste omissioni hanno in sé delle pesantissime responsabilità politiche che vanno anche a coprire i principali responsabili della sicurezza della Regione Toscana.



Per questo motivo individuiamo nei Sindaci di Livorno e Pisa la loro precisa e indubbia grave responsabilità politica in merito. Gli unici atti possibili per chi sta mettendo a repentaglio la salute e la sicurezza dei cittadini, delle coste, dei territori sono le dimissioni immediate.


Partito Comunista dei Lavoratori  sezione Pisa  sezione Livorno

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i documenti ufficiali:



art. senzasoste:


Era già incredibile che la prima riunione ufficiale sulla faccenda dei bidoni si fosse tenuta dodici giorni dopo l’incidente. A quella riunione, com’è noto, non ha partecipato il Sindaco di Livorno, che sosteneva di non essere stato invitato e di aver saputo la cosa solo quel giorno.
Ma i documenti in nostro possesso, che qui presentiamo, dimostrano invece che la Capitaneria di Porto l’aveva avvisato subito dopo l’incidente.
La clamorosa novità di oggi dunque è che il sindaco sapeva. La massima autorità sanitaria della città, un medico per di più, ha tenuto nascosto alla popolazione per più di dieci giorni un disastro ambientale le cui proporzioni sono ancora ben lontane dall’essere definite. I livornesi sono stati esposti in modo irresponsabile a un grave pericolo per la propria salute, dai pescatori che lavorano nelle acque dove sono stati scaricati i bidoni, agli appassionati del mare o tutti coloro che hanno comprato e mangiato del pesce ”nostrale” pensando magari che sia più buono e più sano di quello che viene da chissà dove.
Stavolta per fortuna non ci sono stati morti ma il cocktail micidiale di omertà, incapacità e menefreghismo è lo stesso della tragedia del Moby Prince, 140 vittime che aspettano ancora giustizia.
Ci sembrava impossibile. E invece è andata proprio così. È l’apoteosi di uno stile di governo locale poco trasparente, poco competente e del tutto incurante del bene pubblico e dell’interesse della città.
E che può prosperare solo sull’esclusione dei cittadini dalle principali scelte politiche e da qualsiasi istanza partecipativa. Ce li ricordiamo quando hanno negato il referendum sul rigassificatore, o quando esultavano per il mancato raggiungimento del quorum a quello sul nuovo ospedale.
Tutta la politica ambientale di questi anni è da buttare: discariche sotto sequestro e con avvisi di garanzia per funzionari e imprenditori, neanche un tentativo serio di superare l’incenerimento dei rifiuti, di riconvertire o almeno allontanare dalle zone abitate le industrie inquinanti, di limitare le colate di cemento, di valorizzare il territorio e le sue potenzialità. Tutto in nome del profitto di pochi, a cui è stata sacrificata la salute di tutti.
E neanche la Regione, che oggi strepita sulla faccenda dei bidoni, può chiamarsene fuori: è da lì che parte il “modello Somalia”, che punta a localizzare nella nostra città le attività più nocive e inquinanti. È stato il “governatore” Rossi a citare come esempio virtuoso di innovazione produttiva, da riproporre ancora una volta nel nostro territorio, le navi dei veleni Karin B e Deep Sea Carrier.
È tutto un modello di sviluppo che sta franando e che dimostra sempre di più la sua incompatibilità con il benessere pubblico e la sua insostenibilità ambientale.
Queste autorità impresentabili che vanno puntualmente in crisi ad ogni emergenza vorrebbero anche appiopparci una bomba galleggiante come il rigassificatore, un impianto di tipo nuovo la cui gestione comporterebbe problemi di sicurezza su cui ancora non vi sono esperienze concrete e per la cui progettazione sono state disattese in modo arrogante e superficiale decine di raccomandazioni presentate da esperti e commissioni competenti. Vanno fermati, c’è ancora tempo.
L’affaraccio dei bidoni può e deve costituire un punto di svolta. Lo diciamo senza nessun giro di parole: i responsabili di questo pasticcio devono dimettersi, primo fra tutti il sindaco perché non è concepibile che si raccontino balle alla popolazione che si amministra e che la si lasci in balia di una catastrofe ambientale come questa.
E adesso vedremo se i professionisti del mal di pancia, che votano sempre controvoglia ma alla fine si mettono sull’attenti, cambieranno registro o se anche questa volta finirà tutto a tarallucci e vino. Stavolta no, i livornesi non devono permetterlo.
Ma per chi ancora non avesse chiari i contorni del pasticcio dei bidoni, ripercorriamo un attimo la storia: una nave si mette in viaggio in condizioni proibitive portando in coperta due semirimorchi con un carico di bidoni del valore di 500mila euro. Nonostante la tempesta, prosegue la rotta e i semirimorchi volano in mare. Il comandante non se ne accorge fino all’arrivo, quando dichiara che il fattaccio probabilmente è accaduto poco dopo le 4.
Iniziano le ricerche nel punto dove poteva trovarsi la nave a quell’ora, ma il comandante dopo qualche giorno ritrova la memoria e parla di un’onda anomala che alle 5,20 ha quasi fatto rovesciare la nave.
Un operatore portuale smentisce entrambe le versioni dichiarando che l’allarme era stato dato intorno alle 3.
I proprietari del carico interpellati dalla stampa dichiarano che dell’incidente non ne sapevano niente.
La nave continua tranquillamente a navigare, non è stata sequestrata e non risulta neanche che tramite ispezioni a bordo sia stata accertata la dinamica dell’incidente.
La compagnia di navigazione dopo due settimane di silenzio fa sapere di avere un piano per il recupero dei bidoni, ma senza scendere nei dettagli.
Viene fuori che i bidoni erano dentro un container, quindi a cadere in mare è stato un container.
Oggi si cambia versione perfino sul carico dei bidoni: spunta fuori il nichel al posto del cobalto.
Potremmo continuare: perché la vicenda dei bidoni tossici persi dal cargo “Venezia” ha veramente dell’incredibile, e ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Nelle dichiarazioni ufficiali le autorità locali minimizzano, mentre la prefettura tace.
Ma la stampa ormai parla apertamente di disastro ecologico e il presidente della regione si mostra molto preoccupato (forse dopo averci imposto di tutto vuole rifarsi un’immagine ambientalista).
A Livorno arriva perfino il Ministro dell’Ambiente. Qualcosa non quadra. Perché una tale caterva di menzogne e silenzi non può che nascondere affari inconfessabili, forse peggiori di quelli che già sono noti, e che un pescatore ha denunciato in un’intervista rilasciataci ieri. Di seguito i documenti che mostrano come il Comune di Livorno e tutte le altre autorità od enti preposti sapessero tutto fin dall'inizio: la dichiarazione di Cosimi circa il fatto di non aver ricevuto la notizia fino al 29 dicembre, 1 fax inviato dalla Capitaneria di porto di Livorno ad enti e autorità il 17 dicembre, 1 fax inviato dalla Direzione Marittima di Genova sempre il 17 dicembre con particolari raccomandazioni circa la tossicità della sostanza e un ulteriore fax della Capitaneria di porto di Livorno il 19 dicembre. red. 13 gennaio 2012


sabato, gennaio 07, 2012

MONTI NON TORCHIA GLI EVASORI. TORCHIA I LAVORATORI

Mario Monti cerca di consolare 16 milioni di lavoratori dipendenti, che reggono sulle proprie spalle il carico fiscale,  con iniziative da Cinepanettone contro qualche decina di evasori. Impresa vana. Tanto più da parte di un governo che non vara una patrimoniale perchè dichiara di non poter accertare.. i patrimoni. Chi tollera l'evasione legale delle grandi ricchezze non ha alcuna credibilità contro l'evasione illegale. C'è di più. Il decreto “Salva Italia” non solo mette le mani nelle tasche del lavoro con IMU, addizionali IRPEF, aumento di tariffe pubbliche, nuovi aumenti IVA: ma travasa il raccolto nei portafogli delle banche ( con garanzie statali e pagamento di interessi) che sono il tempio della evasione fiscale. Il governo dei banchieri non può combattere una evasione garantita dalle banche . Solo una nazionalizzazione delle banche può stroncare alla radice l'evasione.

GRILLO SI SCOPRE A FIANCO DEGLI EVASORI

Beppe Grillo ha sentito il bisogno di dichiarare di fatto la propria solidarietà agli evasori di Cortina. “ D'ora in poi dovremo andare in vacanza a Cortina col commercialista, al posto dell'amante..” protesta Beppe sul proprio Blog. Sollevando per la prima volta una sacrosanta rivolta di tanta parte dei suoi lettori e fans.
 
Ciò che sta emergendo è il vero volto del Grillo pensiero. Quello di un ricco borghese che di fronte alla crisi sociale del capitalismo reagisce col riflesso condizionato del suo mondo: solidarizza col governo dei banchieri quando torchia gli operai e taglia i servizi (“ Monti deve mettere a posto i conti”), ma protesta sdegnato se gli chiedono lo scontrino o rovistano nei suoi conti fiscali. Immagino che a Cortina- che Grillo frequenta-  sia questo in effetti il senso comune di tanti spensierati vacanzieri ( uomini di impresa, giocatori di borsa, pirati della finanza..) in naturale sodalizio di usi e costumi con i ricchi commercianti e albergatori del luogo . Ma non è affatto il senso comune di tanti lavoratori, giovani precari, pensionati, disoccupati colpiti dalla crisi, che a Cortina non possono andare ( o che a Cortina vivono da sfruttati) e che avevano cercato nel grillismo un riferimento alternativo.
 
Grillo e qualche suo devoto militante può anche consolarsi insultandoci sul suo Blog con un linguaggio volgare e “anticomunista” degno di un Cicchitto qualunque. Ma non può cancellare la verità che sta emergendo. Che è assai più robusta degli  insulti. E che aprirà gli occhi a tanti giovani in gamba che frequentano il suo movimento.

I CONTI DEL GRILLO, L'EVASIONE FISCALE, E.. “LA REPUBBLICA DEI SOVIET”


Dopo aver aperto al governo Monti, avergli chiesto un incontro, aver lodato il suo esordio, avergli domandato il “dialogo” con i movimenti ( si ascoltino le registrazioni che sbugiardano le “smentite”), Beppe Grillo si è scoperto per un attimo  oppositore del governo. “Siamo a un passo dalla Repubblica dei soviet!” ha gridato sdegnato sul suo blog ( 20 Dicembre). Qual'è la ragione  dello scandalo? Il fatto che il governo dei banchieri abbia annunciato il controllo fiscale sui conti correnti. “Non sopporto che i miei conti di persona onesta che paga il fisco siano a disposizione di centinaia di funzionari. E' un'intollerabile violazione della privacy” dichiara Grillo. E poi” I grandi evasori non ricorrono mica ai conti correnti bancari”.
 
GRILLO: UNA CONCEZIONE SINGOLARE DELLA PRIVACY
 
Naturalmente è vero- come poi diremo- che la grande evasione ricorre ad altri metodi e canali. E tuttavia colpisce che lo sdegno di Grillo per le misure fiscali di Monti, non si indirizzi contro l'imposizione della IMU sull'abitazione su cui si paga il mutuo, contro l'aumento dell'IVA, della benzina, di tutte le tariffe pubbliche e bollette, contro le nuove addizionali IRPEF, contro il fatto che i lavoratori dipendenti e i pensionati si vedono colpiti persino sul terreno fiscale dopo aver retto sulle proprie spalle negli ultimi trentanni l'aumento del 13% delle tasse, a fronte dell'evasione sempre più larga delle classi proprietarie (e persino della loro detassazione). No. Grillo si indigna per la possibile violazione della propria privacy di contocorrentista. E' interessante. Quando si trattava di intercettazioni Grillo gridava ”intercettatemi pure”: la privacy poteva essere violata indiscriminatamente. Ma quando si tratta di conti correnti il principio della privacy torna granitico. Come dire che, secondo Grillo, lo Stato ha diritto a controllare persino la vita affettiva e personale di un cittadino(!), ma non la sua regolarità di contribuente. Concezione singolare, ma non casuale: riflette la classica visione del mondo di un piccolo borghese arricchito che s'infuria non quando lo Stato torchia i lavoratori dipendenti, vere bestie da soma del carico fiscale, ma quando minaccia di mettere il naso nella sua “libertà” di potenziale evasore. Lì scatta la reazione irrefrenabile contro..”la Repubblica dei Soviet”. Lì persino Mario Monti, uomo delle banche, diventa lo spettro.. di Vladimir Lenin, senza alcun timore del ridicolo: soprattutto quando il piccolo borghese esercita il mestiere di comico.
 
IL GOVERNO DEI BANCHIERI NON PUO COMBATTERE UN'EVASIONE GARANTITA DALLE BANCHE
 
La nostra visione delle cose è esattamente opposta a quella di Grillo. Perchè opposta è la ragione sociale e di classe da cui muove. Non critichiamo il governo dei banchieri perchè “annuncia” a parole la lotta all'evasione. Ma perchè si limita appunto alle parole o a iniziative pubblicitarie( Cortina). Perchè usa quelle parole e iniziative come specchio per allodole per far digerire ai lavoratori nuovi sacrifici ( incluse altre tasse ). Perchè accetta di fatto l'evasione di massa degli stessi redditi delle classi proprietarie ( meno dell'1% dichiara più di 100.000 euro l'anno).  Perchè un governo che garantisce l'evasione legale delle grandi ricchezze, rifiutando di imporre ogni reale patrimoniale, non ha alcuna credibilità quando minaccia l'evasione illegale. Perchè l'apparato dello Stato, su cui ogni governo borghese si appoggia, è strutturalmente incapace di combattere l'evasione, esposto com'è alla endemica corruzione, imprigionato nella sua burocrazia, spesso oltretutto paralizzato dai suoi stessi tagli di spesa a risorse e strumenti di controllo tributario ( tra il 2006 e il 2011 il 2000% di controlli fiscali in meno). Perchè il grosso di quel poco di evasione che accerta non riesce a riscuoterlo ( v. “I soldi  rubati” di Nunzia Penelope”). Perchè  oltretutto quel pochissimo che riscuote dagli evasori scovati ( appena 10 miliardi nel 2011 a fronte di 150 miliardi evasi) lo investe non a favore dei lavoratori ma per ridurre l'IRAP alle grandi imprese, per ridurre l'IRES ai capitalisti, per offrire garanzia statale alle banche e pagare gli interessi sul debito pubblico ai banchieri: a quei banchieri che sono i principali garanti dell'evasione fiscale del capitale , ma a cui Monti vorrebbe assegnare, guarda caso, poteri primari in fatto di di contrasto..all'evasione ( “Siano le banche a informare l'Agenzia delle Entrate sui movimenti di conto..” recita il Decreto Salva Italia).
 
Qui sta il vero scandalo. Non semplicemente nelle numerose vessazioni inquisitorie e brutali di Equitalia contro lavoratori, artigiani, piccoli commercianti indebitati con le banche e condannati dalla crisi alla rovina. Ma nel fatto che queste vessazioni intollerabili siano compiute come esattori di uno Stato garante delle banche; di quelle banche che sono custodi di tutti i traffici, marchingegni, truffe, raggiri  della grande fuga capitalistica dal fisco: bancarotte tributarie, trader princing, società fantasma, paradisi offshore, fondi neri e via discorrendo. Di quelle banche che sono, tanto più in periodo di crisi, il cappio al collo di milioni di contribuenti onesti.
 
LO STATO BORGHESE HA FALLITO CONTRO L'EVASIONE FISCALE
 
Questo Stato ha irreversibilmente fallito contro l'evasione. Gli stessi dati forniti dalla stampa borghese sono inequivocabili. Negli ultimi 20 anni di propaganda anti evasione, di annunci storici “risolutivi”contro gli evasori, di infinite chiacchiere elettorali contro “chi ruba a tutti noi”, l'evasione fiscale è semplicemente.. quintuplicata. Lo dice testualmente la Corte dei Conti, e la stima è forse sbagliata per difetto. L'espansione dell'evasione è talmente grande che lo Stato non riesce neppure a stimarla in cifre definite. Lo sviluppo del capitale finanziario, la sua espansione mondiale dopo l'89, la diffusione delle nuove tecnologie informatiche, la precarizzazione dilagante del lavoro, l'intreccio sempre più vasto tra capitale ”legale” e criminale, hanno rappresentato nel loro insieme un volano moltiplicatore inarrestabile dell'evasione dei ricchi. Così è in tutto il mondo capitalistico, e persino in Germania ( dove l'evasione accertata è salita nel 2011 a 50 miliardi). Così è sicuramente in Italia. Per tranquillizzare Beppe Grillo, gli ricordiamo che il “terribile” sistema tecnologico Serpico contro cui ha inveito non è un invenzione di Monti. Fu istituito dal primo governo Prodi nel 97, naturalmente nel nome della “svolta antievasione”. I suoi risultati? Nulli. Altro che  difesa della privacy dei conti correnti dallo Stato.. bolscevico!
 
SOLO MISURE RIVOLUZIONARIE POSSONO STRONCARE L'EVASIONE DEI CAPITALISTI
 
La verità è che la stroncatura alla radice dell'evasione fiscale- all'opposto di quanto pensa Grillo- richiede esattamente misure anticapitaliste e rivoluzionarie. Attribuzione del reato penale per lo sfruttamento del lavoro nero e regolarizzazione di tutti i lavoratori, combinate con la ripartizione del lavoro tra tutti e un grande piano di nuovo lavoro per opere sociali; controllo capillare, operaio e popolare, del territorio per scovare ogni forma di evasione fiscale e contributiva da parte di aziende e speculatori, ad ogni livello ( dalle aziende fantasma alle milioni di case sfitte neppure registrate); nazionalizzazione senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori di tutte le aziende che evadono fisco e contributi;  abolizione del segreto commerciale, apertura dei libri contabili delle aziende,  controllo operaio e popolare sui conti aziendali; nazionalizzazione delle banche( senza indennizzo per i grandi azionisti e con la piena tutela dei piccoli risparmiatori) e loro unificazione in un unica banca pubblica, sotto controllo sociale. Guerra internazionale ai paradisi fiscali, a partire dall'esproprio d'autorità delle banche situate a San Marino, dello IOR vaticano, delle centinaia di filiali in Italia delle banche offshore, tutte grandi lavanderie di denaro sporco esentasse.
 
Sono queste le prime vere misure da prendere contro l'evasione. La loro incisività sta nel fatto che colpiscono al cuore il potere delle banche e che ricorrono alla mobilitazione e alla forza dei lavoratori e del popolo: uno strumento infinitamente più efficace, più rapido,più economico,più onesto della somma di Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza, ed Equitalia ( con le loro infinite lunghezze burocratiche e il loro carico inseparabile di corruzione e stipendi d'oro). Certo: le classi dirigenti inorridite griderebbero allo “Stato di Polizia”. Ma uno “Stato di polizia”della classe lavoratrice contro banchieri e capitalisti libererebbe milioni di persone dall'usura delle banche, dalla criminalità fiscale del capitale, dalle vessazioni del SUO Stato. E sarebbe dunque un fatto di libertà e di democrazia, oggi negata.
 
Resta il fatto che senza queste misure, l'evasione fiscale non sarà mai domata. E queste misure, a loro volta, possono essere realizzate solamente da un governo dei lavoratori. Da un governo che si basi unicamente sulla autorganizzazione democratica delle masse. Da un governo che rompa con le vecchie classi dominanti e lavori a costruire un altro ordine sociale: in cui a comandare non sia più una piccola cricca di industriali e banchieri, ma il mondo del lavoro e la maggioranza della società. In cui l'intera economia sia riorganizzata in funzione dei bisogni sociali e non del profitto.
 
LENIN E GRILLO
 
Non a caso fu proprio la Repubblica dei Soviet a realizzare  concretamente quelle misure dopo la rivoluzione d'Ottobre , colpendo alla radice evasione e corruzione della vecchia Russia borghese, e radendole al suolo. Ai capitalisti e banchieri che si ribellarono, alla loro stampa inorridita, e.. ai Beppe Grillo dell'epoca che invocavano la propria privacy, Lenin rispose anticipatamente con parole molto semplici:
 
” Quando un banchiere pubblica le entrate e le spese di un operaio, i dati sul salario e la produttività del suo lavoro, nessuno pensa di vedervi l'intromissione nella vita privata dell'operaio o una delazione.. E se accadesse l'inverso?  Se gli operai e gli impiegati controllassero le spese dei capitalisti e pubblicassero i loro conti e i loro dati? Quali grida selvagge contro lo spionaggio e la delazione!.. Quando i capitalisti controllano gli operai, si considera tutto naturale. Ma quando gli oppressi vogliono controllare gli oppressori, svelarne le entrate e le uscite, oh no, la borghesia non tollera lo spionaggio.. La questione si riduce sempre a questa: il dominio della borghesia è incompatibile con una democrazia vera. E nel XX secolo una democrazia vera è impossibile se si ha paura di marciare verso il socialismo” ( Lenin, la Catastrofe imminente e come lottare contro di essa”- Settembre 1917).
Questa verità è, se possibile, ancor più attuale nel nuovo secolo che si è aperto. Grillo permettendo, naturalmente...

lunedì, gennaio 02, 2012

GLI OPERAI FINCANTIERI CHIEDONO CONTO A MONTI

La decisione assunta stamane dai lavoratori della Fincantieri di Sestri Ponente di promuovere uno sciopero a oltranza e il presidio degli stabilimenti costituisce un riferimento esemplare per centinaia di vertenze in corso a difesa del lavoro. Ha ragione Mario Monti a temere la diffusione di “tensioni sociali”. Di fronte all'annuncio di una nuova valanga di licenziamenti, il movimento operaio può rispondere solamente con la unificazione del fronte di resistenza. Peraltro solamente l'esplosione di un conflitto sociale radicale può mettere in discussione il governo dei banchieri, scompaginare la politica italiana, e aprire dal basso uno scenario nuovo. La decisione degli operai di Sestri è una buona inaugurazione del nuovo anno. Il PCL si impegnerà in ogni lotta per generalizzare il loro esempio.

domenica, gennaio 01, 2012

DISOBBEDIRE ALL'APPELLO DI NAPOLITANO

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano- quale supremo garante delle banche e dei capitalisti- ha cercato di convincere milioni di lavoratori che gli intollerabili sacrifici imposti da Monti e dalla  BCE assicureranno loro un futuro migliore. E che quindi vanno subiti in silenzio. Disgraziatamente è lo stesso messaggio a reti unificate che ogni giorno i lavoratori si sentono propinare da trentanni e che li ha condotti all'attuale catastrofe sociale. La verità è che Napolitano cerca di sorreggere col proprio falso “prestigio” di salvatore della patria il governo della Confindustria e delle banche: un governo condannato alla caduta di consenso, sullo sfondo di una crisi senza sbocco. Disobbedire all'appello presidenziale alla rassegnazione sociale, ritrovare la fiducia nella propria forza, ribellarsi alla dittatura degli industriali e dei banchieri, è la condizione decisiva perchè il mondo del lavoro  possa risalire la china e costruire un'altra società e un altro futuro.