domenica, dicembre 09, 2012

AL FIANCO DELLA MOBILITAZIONE POPOLARE IN EGITTO, NELLA PROSPETTIVA DEL POTERE DEI LAVORATORI.



Il PCL è al fianco della straordinaria mobilitazione di massa di tanta parte del popolo egiziano contro il presidente Morsi e i suoi progetti reazionari islamico integralisti. 

La Fratellanza musulmana e il suo Presidente cercano di subordinare la società egiziana ad una dittatura islamica. 
A questo mira il progetto di Costituzione che rivendica il primato della legge coranica. 
A questo mira l'auto attribuzione da parte di Morsi di poteri straordinari e insindacabili. 

E' un progetto che usa a proprio vantaggio il sostegno fornito a Morsi dall'imperialismo USA e dagli imperialismi europei ( a partire da quello italiano), interessati oltretutto ai buoni affari offerti dalle politiche sociali di privatizzazione promosse dal governo egiziano. 
E' un progetto che si avvale dell'appoggio delle corporazioni delle classi medie egemonizzate dalla Fratellanza, e di ampi settori di masse arretrate e diseredate organizzate dal clero islamico. 

Ma larga parte delle masse popolari egiziane si ribella coraggiosamente al progetto di fascistizzazione integralista dell'Egitto. 
La classe operaia che ha concorso in modo determinante alla cacciata di Mubarak non vuole finire sotto una nuova dittatura. Le donne che si sono battute in prima fila per i propri diritti democratici non vogliono subordinarsi al dominio della Sharia. 
Milioni di giovani studenti, precari, disoccupati, grandi protagonisti della sollevazione del 2011, non vogliono regalare la “propria” rivoluzione alla Fratellanza musulmana: una Fratellanza che all'inizio si oppose alla rivoluzione, salvo poi rivendicarne l'eredità e capitalizzarne il riflusso. 

Il fronte dell'opposizione di massa al governo islamico è molto vasto. In esso si confrontano ragioni sociali, forze politiche, progetti molto diversi tra loro, com'è naturale in ogni vasta mobilitazione popolare democratica: le bandiere dei socialisti e dei marxisti rivoluzionari egiziani si mescolano, nel movimento di massa, alle bandiere laiche e democratiche. Ma proprio l'ampiezza della resistenza di massa ai Mullah misura retrospettivamente la profondità della rivoluzione popolare contro Mubarak: una massa di popolo che rovesciando Mubarak ha sperimentato sul campo la propria forza non si arrende facilmente a un nuovo despota. Questo è il segno di fondo degli attuali avvenimenti in Egitto. 

Il nostro posto, il posto dei marxisti rivoluzionari di tutto il mondo, è oggi al fianco dei marxisti rivoluzionari egiziani e della ribellione popolare contro Morsi, come fu ieri al fianco della sollevazione contro Mubarak. Oggi come ieri con un obiettivo centrale e indipendente: ricondurre le rivendicazioni immediate laiche e democratiche della mobilitazione alla prospettiva del potere dei lavoratori e delle masse oppresse, sulla base di un programma socialista. 

L'esperienza della rivoluzione egiziana, e dell'insieme della rivoluzione araba, ripropone più che mai un bivio di fondo: o la dittatura dei Mullah o la dittatura del proletariato, alla testa delle masse oppresse e sfruttate. 
Solo la classe operaia e una rivoluzione socialista possono portare a compimento le aspirazioni democratiche delle grandi masse, sconfiggendo la barbarie del fondamentalismo. Tanto più in terra araba, liberazione sociale ed emancipazione laica o marciano insieme o sono entrambe sconfitte.

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