lunedì, novembre 05, 2012

Il tradimento della lotta dell’Alcoa

Lo spegnimento delle ultime celle elettrolitiche ancora attive dello stabilimento Alcoa segna l’ultimo atto di oltre due anni di tradimenti della lotta della classe operaia del Sulcis Iglesiente. I vertici di CGIL, CISL e Uil mostrano il loro vero volto rifiutando l’ultima proposta di mobilitazione a Roma avanzata dall’RSU della fabbrica, con il pretesto del rifiuto di autorizzazione della piazza e delle questioni di ordine pubblico. Quando mai una lotta legittima e degna di questo nome ha avuto bisogno di chiedere l’autorizzazione o si è arrestata dietro le questioni di ordine pubblico? 
Bisogna denunciare senza mezzi termini di fronte a tutti i lavoratori i responsabili di questo tradimento: i burocrati locali e nazionali che dirigono i tre sindacati CGIL, CISL e UIL. 
Essi hanno minato la lotta sin dall’inizio, alimentando continuamente l’illusione dei lavoratori sulla possibilità di nuovi acquirenti della fabbrica. Sono loro che hanno permesso che gli operai del Sulcis, in questi anni, sprecassero enormi energie e risorse per inseguire le promesse ed i tavoli dei governi e dei ministri di turno, in un gioco delle parti che è servito solo al padrone per procedere allo spegnimento dello stabilimento in maniera quasi indolore. Costoro hanno sempre impedito che si lottasse per la sola soluzione possibile della vertenza Alcoa: l’esproprio della fabbrica senza indennizzi e sotto il controllo dei lavoratori sardi. 
Come operai e lavoratori rivoluzionari denunciamo il ruolo della burocrazia sindacale in tempo di crisi quale strumento antioperaio ed antisindacale più subdolo del padrone all’interno del sindacato. I burocrati occultano la loro funzione di agenti padronali dentro il sindacato sfruttando la fiducia dei lavoratori verso il loro ruolo dirigente o il semplice fatto del legame di solidarietà che deriva dall’appartenenza alla stessa organizzazione. 
Come lavoratori iscritti al PCL alla prossima mobilitazione regionale del 24 novembre chiederemo conto ai burocrati di questo tradimento, ed invitiamo tutti gli altri lavoratori a fare lo stesso. 
I lavoratori Alcoa devono chiudere il bilancio di questi anni di battaglie e comprendere che la soluzione alla loro vertenza può venire solo da una lotta combinata e decisa contro i burocrati, da una parte, per cacciare quei dirigenti del sindacato responsabili di tradimento e sostituirli con rappresentanti degli interessi dei lavoratori direttamente espressi dalle loro lotte; e, dall’altra, contro il padrone, per imporre l’immediato esproprio dell’azienda senza indennizzi. 
La lotta dell’Alcoa non è ancora perduta e può essere rilanciata purché i lavoratori abbandonino la linea fallimentare sino ad ora seguita e lottino da subito per imporre, a partire dall’occupazione della fabbrica e da un programma di unificazione delle lotte in corso, l’esproprio dello stabilimento senza indennizzi ed il proseguimento della produzione sotto il loro controllo e finanziata dalla SFIRS e della Regione Sarda. 
Il primo passo della lotta antiburocratica e antipadronale è quello di imporre questa nuova linea al sindacato. 

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