martedì, maggio 01, 2012

MORTE SUL LAVORO ANCHE OGGI 1° MAGGIO

L'ennesimo morto sul lavoro in Abruzzo oggi 1° Maggio a Rocca di Cambio in provincia di L'Aquila. L'operaio Vasile Copil di 51 anni stava lavorando in un cantiere di un residence alla periferia del paese, nonostante la giornata di festa, ed è caduto da una impalcatura abbattendosi a terra. Nonostante pare che Vasile fosse dipendente della cooperativa "Rocca di Cambio" di Roma, ci chiediamo, per l'ennesima volta, quanto valga la vita di un lavoratore per i padroni delle villette e per le "cooperative" che autorizzano il lavoro nei giorni di festa. Ci chiediamo dove sia il controllo sulle attività lavorative sul territorio (nazionale) e quale saranno le misure repressive per punire chi fa lavorare i propri dipendenti (non ci venga a dire "soci") proprio in spregio della festa dei lavoratori.
La crisi ha accentuato l'accettazione di ogni condizione per accettare un lavoro, ma come può questo essere lasciato alla mercè di committenti i lavori e le aziende che offrono loro i propri servizi (e le vite dei propri dipendenti), senza che ci siano controlli locali, tanto più in comuni minuscoli e facilmente controllabili da vigili, e forze dell'ordine. O è proprio, come pensiamo noi comunisti, che tutta la società si sta facendo prendere dal "dio denaro" che tutto condiziona, e dalla tendenza a considerare i lavoratori, tutti, come merce o meglio semplici strumenti di lavoro da utilizzare come e quando serve, con o senza una giusta ricompensa, sebbene in tanti casi non esiste neanche questo.

Quando l'intera dirigenza del mondo lavorativo italiano ha incassato nei vari anni, sotto ogni forma di governo, sia esso di centro sinistra sia di destra e con l'avallo di sindacati concertativi e quindi corresponsabili, tutti i vantaggii derivanti dalla precarizzazione del lavoro, dalla frammentazione dell'unità sindacale, dal condizionamento del ricatto individuale nei confronti dei singoli lavoratori riguardo paghe differenziate, fuori busta, vantaggi personalizzate per chi "dice sempre sì"sotto ricatto, dal ridotto numero dei controlli sulla sicurezza, sull'estensione della necessità di dovere produrre e lavorare anche nei giorni di festa, in sfregio in particolar modo a quelle definite "giornate di festa politiche" come il 25 Aprile e il 1° maggio, come necessità importante per la "competitività", come risultato inevitabile si ottiene quanto è successo oggi.
Ricordiamo che questa tendenza, ormai stabilizzata legalmente, con la scusa dell crisi e della deregulation sugli orari d'apertura delle attività commericiali, estende ai lavoratori del commercio l'obbligo di lavorare anche nei giorni festivi, laddove vi sia richiesta delle aziende (in genere centri commerciali).
Fino a quale limite ci si spingerà per assogettare i lavoratori alle nuove direttive che ci giungono da tutte le leggi formulate da tutte le compaggini governative di tutte le latitudini politiche, che si sono succedute e che sono state estremizzate da quest'ultimo in carica, tecnico e con unico obbiettivo "il dio denaro"?
Fino a quando il limite di sopportazione della classe lavoratice terrà? Fino a quando si chiederà solo ai lavoratori di sopportare i sacrifici che ci vengono imposti per corregere, senza speranze, gli effetti del capitalismo che ci ha finora regolamentati l'esistenza?

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