martedì, marzo 27, 2012

SENZA COMPROMESSI, SINO IN FONDO, PER L'ALTERNATIVA OPERAIA

La posta in gioco dello scontro sociale apertosi sull'articolo 18 è semplicemente enorme. Il movimento di lotta di questi giorni ha  mosso le acque della politica italiana, aprendo ovunque contraddizioni nuove. E alimentando una nuova fiera di ipocrisie.
 
L'IPOCRISIA DEL GOVERNO
 
In primo luogo da parte del governo.
Il ministro Fornero, nel mentre simula ( improbabili) sentimenti “umanitari”, continua a rappresentare l'abolizione del diritto al reintegro per licenziamenti ingiusti come un invito ad investire in Italia. Se le parole hanno un senso significa dire ai capitalisti: vi diamo la possibilità di disfarvi di chi volete, perchè investite in Serbia invece che da noi? Dubitiamo che la speranza sia fondata. Perchè “la Serbia” resta per molti aspetti più vantaggiosa. In compenso il messaggio è rivelatore: l'abbattimento dei diritti  è l' obolo offerto ai profitti. Altro che “interesse generale”. Altro che “competizione sul merito” come dice il ministro. La competizione di mercato si gioca sulla distruzione delle conquiste del lavoro. E l'interesse cui si risponde è quello, nudo e crudo, del capitale. “Non tutti gli imprenditori” sono cattivi, ha detto il ministro a Cernobbio. Può essere. Il punto è che è il sistema capitalista ad essere “malvagio”, tanto più quando è in crisi. E sicuramente ha trovato il ministro ( e il governo) che merita. Anche in fatto di.. “cattiveria”.
 
L'OPERAZIONE DEL PD
 
L'intossicazione propagandista della stampa borghese a difesa frottole del governo, non riesce tuttavia a convincere la maggioranza della società italiana. Neppure con l'ausilio di Napolitano. E' un fatto  non scontato e di estrema importanza, che rivela le difficoltà di egemonia della borghesia in tempo di crisi. Quando nello stesso giorno si colpisce il lavoro, mentre si regalano le commissioni alle banche, è difficile persuadere il senso comune.
 
Ma altre, e più pericolose e sottili, sono le manovre in corso.
Il PD cerca di salvare al tempo stesso il proprio elettorato operaio e il governo di Confindustria. Per questo prova a quadrare il cerchio delle proprie contraddizioni puntando a un compromesso parlamentare sul “sistema tedesco” ( il giudice sui licenziamenti “economici”). Una parte del PDL abbozza, chiedendo in cambio una compensazione sul precariato. La CISL di Bonanni si è riallineata a questa logica di scambio, provando a intestarsela. Una parte della borghesia, a partire dalla nuova leaderschip di Confindustria, potrebbe convergere.
 
Il movimento di lotta di questi giorni, non può subordinarsi a questa ipotesi di compromesso. Ovviamente se si realizzasse sarebbe “migliorativa” del provvedimento annunciato. Ma sarebbe anche peggiorativa della situazione attuale. L'agognato compromesso tedesco sancirebbe in ogni caso un arretramento dei diritti, perchè abolirebbe il diritto al reintegro, lasciando al giudice la decisione. Per di più si combinerebbe, per effetto di bilanciamento parlamentare, con ulteriori misure di precarizzazione del lavoro. E infine aprirebbe una breccia mortale nello stesso settore pubblico. Cosa vi sarebbe da festeggiare? Chi potrebbe presentare come “vittoria” la fine, comunque  modulata, dell'attuale articolo 18, oltretutto in una fase di crisi recessiva e di offensiva padronale nelle aziende? Sarebbe davvero paradossale se una soluzione che sarebbe stata denunciata come “golpe” di fronte a un Berlusconi venisse sbandierata alla fine come “successo” di fronte a un Monti.
 
IL MOVIMENTO DI LOTTA NON PUO' SUBORDINARSI A UN MERCIMONIO PARLAMENTARE SUI DIRITTI
 
Eppure Susanna Camusso non fa mistero di perseguire questo esito. Il suo scopo è quello di salvare il PD, più che l'articolo 18. Per questo, nel momento stesso in cui dà il via alla mobilitazione, attiva il freno. L'obiettivo è contenere la mobilitazione operaia nei limiti compatibili con la pressione parlamentare sul PD a favore della soluzione “tedesca”.
 
La classe operaia ha un interesse diverso: difendere l'attuale articolo 18 dal gioco congiunto ( per quanto contraddittorio) di tutte le forze borghesi teso a manometterlo; fare della difesa dell'articolo 18 la leva di una svolta che metta in discussione l'insieme delle politiche dominanti per aprire una stagione nuova.
 
Per questo la mobilitazione operaia deve estendersi e radicalizzarsi. Lo sciopero generale è già in un certo senso iniziato col moltiplicarsi degli scioperi dal basso, i blocchi stradali, i presidi e le occupazioni, sull'intero territorio nazionale. Questa azione di massa ha bisogno di una direzione adeguata, che punti a trasformarla in un fiume inarrestabile. Lo sciopero generale va proclamato subito e deve essere vero. Se la classe lavoratrice lo vuole può bloccare davvero l'Italia, mettendo le classi dominanti spalle al muro.
 
UNA LOTTA A OLTRANZA. UNA PIATTAFORMA DI SVOLTA.
 
Lo sciopero a sua volta non può limitarsi alla pura resistenza. Se vuole durare e tenere la scena, deve combinarsi con la convocazione di una grande assemblea nazionale di delegati eletti nei luoghi di lavoro, che definisca una piattaforma di svolta unificante dopo 30 anni di sacrifici: a partire dal blocco dei licenziamenti, la ripartizione fra tutti del lavoro, il ritorno del sistema previdenziale a ripartizione, un aumento generale di salari e stipendi, la cancellazione di tutte le leggi di precarizzazione del lavoro, un salario vero per i disoccupati che cercano il lavoro e per i giovani in cerca di prima occupazione, un grande piano di opere sociali ( non la Tav) che rimetta in piedi le condizioni di vita e sia finanziato dalla tassazione delle grandi ricchezze...
 
Questa piattaforma darebbe prospettiva alla lotta di difesa dell'articolo 18. Salderebbe attorno alla lotta operaia tutte le domande delle masse oppresse e sfruttate, tra i giovani, i precari, i disoccupati, i mille movimenti sociali di protesta che a macchia di leopardo attraversano l'Italia. Potrebbe dare la stura ad un processo di autentica sollevazione popolare, capace di ribaltare 30 anni di arretramenti e sconfitte e di porre all'ordine del giorno un'alternativa di società: in cui a comandare siano i lavoratori, non i banchieri e i capitalisti.
 
IL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI AL POSTO DI COMBATTIMENTO
 
Il Partito Comunista dei Lavoratori ( PCL) impegna tutte le sue strutture e i suoi militanti, a partire dai militanti operai, su questa prospettiva d'azione. Nel mentre chiediamo pubblicamente alla CGIL di assumersi le sue responsabilità- entrando nelle sue contraddizioni- dobbiamo assumerci le nostre. In ogni luogo di lavoro, in ogni sindacato, in ogni territorio.
 
Il volantino nazionale “per le fabbriche e gli scioperi” va diffuso ovunque in questi giorni, su scala più ampia possibile. In tutte le manifestazioni di lotta, presidi, occupazioni, dobbiamo rivendicare la continuità dell'azione di massa e la sua unificazione. Nelle assemblee dei lavoratori, che si terranno nei prossimi giorni a partire dalla fabbriche, dobbiamo presentare nella forma più efficace e concentrata l'essenziale della nostra proposta: lotta a oltranza, nessun compromesso, svolta generale di azione e prospettiva dopo 30 anni di sconfitte. Le stesse campagne elettorali che condurremo in diverse situazioni locali, anche importanti, devono raccordarsi al nuovo scenario nazionale di lotta, fuori da logiche “amministrative” e localiste.
 
In diverse situazioni di lotta, a livello di fabbrica, di sindacato,  di territorio, i nostri compagni sono già oggi un riferimento esemplare. Dobbiamo cercare di diventarlo ovunque. Dentro il movimento e alla sua testa. Tutto ciò che ci distingue dalle altre forze della sinistra italiana- in fatto di radicalità, coerenza, audacia- deve emergere nelle prossime settimane con la massima chiarezza agli occhi del più vasto numero di lavoratori d'avanguardia.
 
Il nostro partito può fare un salto reale della propria costruzione nella nuova stagione che si apre, nell'interesse dell'intero movimento dei lavoratori. Sta a tutti noi riuscirci. E innanzitutto provarci.

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