giovedì, febbraio 16, 2012

STALINISMO E IGNORANZA: RISPOSTA DEL PCL A "SINISTRA POPOLARE" SU GRECIA E DINTORNI.

Insulti e calunnie non sempre richiedono risposta.
Ma quando vengono da dirigenti nazionali di un altro partito (fosse pure fantasmatico) al nostro partito e ai rivoluzionari greci, non possono essere passati sotto silenzio. E la risposta può essere in questo caso educativa. Non per l'interlocutore, ma per i lettori. Soprattutto per i tanti giovani comunisti di diversa collocazione ( o di nessuna collocazione) che cercano con sincerità e passione la via della rivoluzione, e magari faticano a districarsi nella molteplicità di sigle e distinzioni della sinistra “radicale”. Finendo a volte col restare imprigionati in formazioni che col comunismo e la rivoluzione non hanno nulla a che spartire. Come nel caso di “Sinistra Popolare”.

L'attacco che viene portato al compagno Marco Ferrando e al PCL da un dirigente nazionale di “Sinistra popolare” a proposito di una nota del nostro portavoce sui fatti di Grecia (14/2), è sotto questo profilo un contributo involontario alla chiarezza. Non per il tono gridato e personalizzato, davvero sgradevole, ma per la sostanza degli “argomenti” e le clamorose falsità con cui sono confezionati. Un consiglio sincero: chi pensasse che le divergenze tra stalinismo e trotskismo siano “menate tra intellettuali” senza rapporto con la realtà attuale, legga con attenzione la nota di Sinistra Popolare. Sarà un utile occasione di scuola.


L'ANTICO REPERTORIO DELLA CALUNNIA CONTRO I RIVOLUZIONARI

Per difendere la politica indifendibile del KKE greco dai rivoluzionari greci dell'EEK, i suoi avvocati italiani sfoderano il migliore repertorio dello stalinismo novecentesco. I “Troskysti greci si contrappongono alla gran massa dei lavoratori, come in tutta la loro storia”; “assaltano i cortei dei lavoratori con armi ed esplosivi” o magnificano chi lo fa; “sono quattro ragazzi” che tirano molotov ad uso telecamere; confondono la rivoluzione con la “sommossa emotiva”, come già “il piccolo Trotsky” contro “il grande Lenin” nel luglio 17; sono loro “i veri controrivoluzionari”, e per questo si contrappongono al grande KKE vera direzione della rivoluzione greca..ecc.ecc.

Sarebbe facile limitarsi a sbugiardare questo impasto di calunnia e ignoranza, a difesa innanzitutto dei nostri compagni greci. Basterebbe ricordare che “i quattro ragazzi” dell'EEK sono una piccola organizzazione storica e prestigiosa nella sinistra greca; che i loro principali dirigenti- come Savas Matsas- sono stati alla testa della rivolta di massa del Politecnico di Atene del 1973, che avviò il rovesciamento della dittatura dei colonnelli; che EEK non ha mai partecipato ai governi della borghesia greca come invece ha fatto il KKE( con l' incredibile partecipazione al governo di unità nazionale del 1989 a braccetto della socialdemocrazia e della destra post fascista);che in questi anni di ascesa della lotta in Grecia, EEK ha avuto sempre una presenza d'avanguardia, partecipando in prima fila a tutte le lotte di massa, ed estendendo anche per questo il proprio radicamento, in particolare ad Atene; che la nostra organizzazione greca ha subito arresti ripetuti di propri militanti, sotto il governo del PASOK, subendo sulla propria pelle la violenza poliziesca: come nel caso di una dirigente molto nota dell'EEK gravemente ferita negli scontri di piazza di un anno fa (fatto che assunse clamore nazionale), che rifiuto' orgogliosamente la visita ipocrita e “riparatrice” in ospedale del Ministro degli Interni..

RIVOLUZIONE E CONTRORIVOLUZIONE IN GRECIA

Potremmo continuare a lungo a parlare di questa organizzazione.. “controrivoluzionaria”. Ma i nostri compagni greci, a differenza dei vertici del KKE, non hanno bisogno di avvocati. Parla la loro storia. Non solo non si sono mai “contrapposti alla massa dei lavoratori in lotta”, ma hanno cercato di liberare quella massa dal controllo di apparati burocratici; hanno lavorato ad unire quella massa nelle lotte e nelle piazze ( con la politica leninista del “fronte unico”) contro il PASOK e contro tutte le pratiche assurde di divisione condotte dal KKE ( manifestazioni di partito sempre separate e a distanza.., iniziative sempre distinte dalle iniziative unitarie e di massa del movimento); hanno contrastato l'uso sistematico della calunnia da parte del KKE contro l'insieme dell'estrema sinistra greca (“teppaglia di provocatori”, “agenti del nemico”, “agenzia dello straniero”), calunnia ben usata dai governi greci e dalla loro stampa per giustificare la repressione dello Stato; infine si sono difesi, al pari di altre forze di estrema sinistra ( e a volte in loro soccorso) dalla frequente aggressione militare dei servizi d'ordine del KKE: che sono giunti nel Settembre 2011 a a “proteggere” il Parlamento greco in piazza Syntagma dalla massa dei giovani indignati, con un robusto cordone sanitario applaudito dalla polizia. A proposito di chi (e contro chi) usa.. “armi ed esplosivi”. A proposito di chi è rivoluzionario e controrivoluzionario in Grecia.

Ma tutto questo non spiega l'essenziale. L'essenziale nello stalinismo, e nella sua storia, non è l'uso della calunnia e della violenza contro altre forze del movimento operaio, ed in particolare contro i rivoluzionari. Se questo fosse il metro di misura, i nostri compagni greci potrebbero considerarsi privilegiati, se si pensa alla sorte riservata dallo stalinismo a intere generazioni di comunisti rivoluzionari: a partire dall'annientamento fisico di TUTTI i dirigenti della Rivoluzione d'Ottobre ( tutti definiti “agenti del nazismo” e “ banditi controrivoluzionari al soldo dello straniero”) o di intere organizzazioni rivoluzionarie nella guerra di Spagna (36/39). No. L'essenziale sono le ragioni e i fini della calunnia e della violenza. Che sono ragioni connesse alla difesa del proprio apparato, del proprio controllo sul movimento operaio, delle proprie relazioni dirette o indirette con le Istituzioni dello Stato.

AUTODIFESA D'APPARATO E MOVIMENTO DI MASSA.

Il caso greco è esemplare.
Il KKE difende in Grecia, anche con le armi della calunnia e della violenza, il proprio controllo d'apparato su un pezzo importante del movimento operaio greco: la propria burocrazia sindacale, il proprio gruppo parlamentare, la propria stampa. La sua politica di massa è in funzione di QUESTA ragione prioritaria: da un lato contro Nuova Democrazie e Pasok, suoi concorrenti elettorali, e la loro politica d'austerità; dall'altro contro l'estrema sinistra, i rivoluzionari, ed ogni possibile dinamica “incontrollabile” del movimento di massa.

L'opposizione aperta del KKE alla parola d'ordine dello “sciopero prolungato”;la sua politica di separazione a distanza dei propri cortei dalle manifestazioni unitarie del movimento operaio greco, (e a maggior ragione dalle occasioni di scontro di massa con l'apparato dello stato), obbediscono a questo fine: preservare le proprie forze dal rischio di contagio dell'esplosione sociale. Difendere il proprio apparato dal.. rischio della rivoluzione greca. Spesso all'ombra di parole terribilmente “rivoluzionarie” da investire.. nelle successive elezioni.

Gli argomenti usati dagli avvocati italiani del KKE a sostegno di quella politica negli ultimi giorni in Grecia, non solo sono del tutto inconsistenti, ma sono un clamoroso autogol. Di cui i loro assistiti farebbero volentieri a meno.

LE RESPONSABILITA' DEL KKE ALLA PROVA DELLA PIAZZA

Sinistra Popolare ci ricorda che “il KKE e il PAME organizzano diverse decine di migliaia di lavoratori”. Lo sappiamo bene. Ma è proprio per questo che le sue responsabilità sono proporzionali alla sua forza. Nelle giornate del più alto livello di scontro di massa tra il movimento operaio e le istituzioni dello Stato greco ( Parlamento e polizia) in tutta la storia degli ultimi 40 anni, il KKE ha tenuto congelata la forza organizzata di “diverse decine di migliaia di lavoratori”. Ha tenuto fuori dallo scontro i propri servizi d'ordine ( così.. efficaci contro l'estrema sinistra), a tutto vantaggio dei massacratori ( sociali e polizieschi) del popolo greco. Questa è la verità.

Erano “frange di teppisti!” dice il KKE e (a pappagallo) Sinistra popolare. É una vergognosa menzogna. Si usano le azioni marginali di alcuni piccoli gruppi , a CONCLUSIONE dello scontro di massa, per negare la realtà dello scontro di massa. TUTTE le testimonianze di piazza Syntagma, TUTTI gli osservatori interni e internazionali, hanno documentato in modo inoppugnabile le dimensioni dello scontro: una “folla mai vista” aveva stretto d'assedio il Parlamento; il grande Theodorakis, alla sua testa, chiedeva di poter portare in Parlamento l'appello del popolo ai parlamentari; la polizia ha attaccato la massa dei manifestanti con tutta la sua forza; la massa si è difesa con tutti i mezzi disponibili ( purtroppo pochi). Ed ha applaudito fragorosamente le azioni di contrattacco di migliaia di giovani contro la polizia, come mai era avvenuto in passato. Questa, e non altra, è stata la dinamica del 13 febbraio ad Atene.
Ebbene: cosa ha fatto il KKE? Ha posizionato le fila dei propri manifestanti, già raggruppati in una piazza separata, a un chilometro di distanza. Non solo non ha messo la propria forza organizzata al servizio della grande massa dei manifestanti contro la brutalità dello Stato, ma ha osservato coi binocoli la mattanza di lavoratori, giovani, pensionati, donne. Non solo non ha lavorato ad organizzare la piazza contro lo Stato, assumendosi le proprie responsabilità di possibile direzione politica e organizzativa della piazza, ma l'ha privata di un sostegno potenzialmente decisivo. Come caratterizzare questa politica? Come controrivoluzionaria. Non esiste altro termine disponibile se si vogliono chiamare le cose con il loro nome.

LE SCIOCCHEZZE SUL LUGLIO 17: UN ARGOMENTO SFORTUNATO

Né valgono giustificazioni storiche tanto pietose quanto ignoranti. Il “Luglio 17” dimostra l'esatto opposto di quanto Sinistra Popolare sostiene. E' vero: nel Luglio 17 la popolazione di Pietrogrado scese in piazza prematuramente contro il governo provvisorio di Kerensky. Lenin e Trotsky- che non avevano sul punto ALCUNA divergenza- avevano sconsigliato la manifestazione di Luglio. Ma quando gli operai scesero in strada, il partito bolscevico non voltò loro le spalle, non si tenne in disparte, non disse che l'azione era frutto di “teppaglia prezzolata”, non preferì anteporre la difesa proprio apparato alle incognite della lotta, calunniando la lotta. Fece l'opposto. Scese in strada con la propria forza organizzata, si pose alla testa delle manifestazioni, partecipò agli scontri sanguinosi con l'apparato militare del governo, garantendo grazie alla propria organizzazione la minimizzazione delle perdite e una ritirata ordinata della piazza. Questa coerenza costò ai bolscevichi una repressione spietata da parte del governo Kerensky e della sua polizia ( saccheggio della Pravda, mandato di cattura verso i dirigenti bolscevichi, distruzione delle sedi..). Ma questa coerenza fu anche quella che avrebbe permesso ai bolscevichi, pochi mesi dopo, la conquista delle masse e la rivoluzione d'Ottobre.
Certo: non si può pretendere dallo stalinismo il metodo del bolscevismo. Né ai suoi epigoni la conoscenza della storia o l'onestà di rivelarla. Ma, come si vede, la lotta per la verità contro la menzogna non riguarda solamente il bilancio del 900; riguarda le prospettive della rivoluzione futura. I principi e il programma del Partito comunista da costruire, in Grecia come in Italia.

“SINISTRA POPOLARE”: LA LORO STORIA E LA NOSTRA

Infine ( ma proprio infine) un riferimento dovuto alla credibilità degli implacabili accusatori del PCL e del EEK. Non parliamo dei “numeri” organizzativi di Sinistra Popolare( anche se chi parla di “quattro ragazzi” del EEK greco dovrebbe magari esibire i propri numeri in Italia, e non nelle conferenze stampa ma nelle piazze, nelle manifestazioni nazionali, nei movimenti di lotta: laddove la presenza di Sinistra Popolare è sostanzialmente inesistente). Parliamo piuttosto della coerenza del gruppo dirigente di Sinistra Popolare, visto che la coerenza è sempre un metro di misura decisivo di una formazione politica, delle sue parole, delle sue accuse. L'organizzazione che oggi accusa i troskisti di “controrivoluzione, come in tutta la loro storia” è fondata, guidata, interpretata, da chi ( Marco Rizzo) ha sostenuto tutti i governi borghesi di centrosinistra degli ultimi 15 anni in Italia; ha sostenuto e votato tra il 96 e il 98 il lavoro interinale e i campi lager per i migranti ( primo governo Prodi); ha fatto la scissione a destra del PRC nel 98 per sostenere il governo D'Alema e i suoi bombardamenti su Belgrado; ha sostenuto “criticamente” il secondo governo Prodi ( 2006-2008)... E tutto questo in aperta contrapposizione ai fondatori del PCL: che sempre , senza eccezioni, hanno combattuto e denunciato queste politiche di tradimento dei lavoratori. E che per questo hanno subito innumerevoli vessazioni, prima nel PRC e poi fuori dal PRC.

Il fatto che oggi, dopo la defenestrazione subita dal PDCI, un sostenitore per 15 anni del governismo antioperaio del centrosinistra, rivendichi improvvisamente l'opposizione al PD e ai suoi vecchi alleati liberali e riformisti, è naturalmente un fatto positivo ( ed anche comprensibile nel mercato politico elettorale). Ma da qui ad accusare di “controrivoluzione storica”.. i troskisti e “l'inveterato Ferrando” ci sembra francamente un po' troppo. Tutto ha un limite, anche la decenza. Certo, visto che si è voluta mobilitare la storia, confessiamo di preferire la nostra storia a quella di Marco Rizzo. Di preferire la scuola di Lenin e di Trotsky a quella del regime dinastico nordcoreano (che forse offre altri vantaggi.. non proprio “rivoluzionari” ).
Ma ognuno ha i suoi gusti legittimi. Basta non scomodare il comunismo. Con la calunnia o con l'imbroglio.


PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

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Di seguito riportiamo per intero il documento di Alberto Lombardo per conto di CSP:

Attacco isterico e provocatorio del PCL ai compagni greci del KKE e del PAME .

Nell'articolo l'inveterato trozkista Ferrando non solo sostiene avventuristicamente lo sciopero "a oltranza" promosso dai suoi compagni del EEK,
che ben si sa non può essere retto a lungo, al posto degli scioperi a intermittenza proposti dal PAME, ma - anziché fare di questo una questione di divergenza tattica - se ne fa motivo per schierarsi contro la gran massa di lavoratori in lotta, come hanno sempre fatto i trozkisti nella loro storia.

Non pago di ciò, Ferrando magnifica certe frange che hanno provocato e provocano non scontri con la polizia, ma veri e propri assalti ai cortei
dei lavoratori con armi improprie e esplosivi, accusando - udite bene - il KKE di "difendere i palazzi del potere".

Certo, caro Ferrando, se quelli che i tuoi amici troskisti greci organizzano sono quattro ragazzi - certamente e giustamente incazzati - fanno presto a fare qualche bella fiammata, questa sì a beneficio delle telecamere di tutto il mondo.
Ma se devi organizzare decine e decine di migliaia di lavoratori, pensionati, giovani, donne in cortei che tengono la piazza per giorni e giorni, come fanno da mesi i compagni "stalinisti" del KKE e del PAME, non puoi giocare a cowboy e indiani, ma hai anche la responsabilità della loro sicurezza e soprattutto che questi restino in piazza per molto molto tempo.
Ciò lo capisce anche un bambino ma non Ferrando.

Chi pensa che la rivoluzione possa essere frutto solo di dimostrazioni di piazza e non di un'opera di organizzazione e radicamento in tutti i luoghi di lavoro, chi pensa che la rivoluzione non la faccia il popolo, guidato dal suo partito comunista, alla testa del proletariato, ma sia il frutto di un'onda emotiva, magari sacrosanta e spontanea, non vuole la rivoluzione ma la sommossa, come sempre hanno operato i trozkisti nella loro storia
(per chi è appassionato di storia si ricordi lo scontro nel luglio del 1917 quando il grande Lenin si oppose al piccolo Trozky che voleva fare la sommossa subito e invece non era il momento, come invece lo fu nel novembre).
I controrivoluzionari sono loro e non il KKE e il PAME, che stanno organizzando la vera RIVOLUZIONE in Grecia, cioè quella fatta e appoggiata da milioni di lavoratori, giovani, donne, e che possa davvero rovesciare non solo questo governo ma anche il sistema in modo duraturo.
O, cari trozkisti, credete ancora che il socialismo non si possa fare in un solo paese, anche piccolo ma valoroso come la Grecia?

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