domenica, febbraio 12, 2012

La Grecia siamo noi

“Siamo giunti al punto zero”, ammette Papademos. Peccato non si renda conto che quel punto zero è relativamente misurabile, a seconda che il termometro siano i parametri di Euro-Plus o il grado di logoramento dei lavoratori greci (e non solo) da un anno a questa parte. E che, a seconda del termometro, i margini di manovra di cui dispone non solo l’Europa del capitale per portare avanti e completare il suo affondo, ma anche, specularmente, i lavoratori per rimettersi in piedi e magari passare al contrattacco, potrebbero sensibilmente variare, e non di poco.
Che la situazione non preveda, d’altra parte, una seppur momentanea soglia di “appoggio” su quel grado zero, magari tatticamente utile o rassicurante per il capitale, è costretto a riconoscerlo Papademos stesso, nel paventare uno sbocco - per restare alla metafora termica - sotto zero, che, anche senza (o prima di) arrivare al default, non potrebbe che portare con sé dei risvolti di esplosione esponenzialmente maggiori rispetto a quelli di oggi.

Siamo al punto zero, è vero. E ciò che rende questo punto zero ancora più drammaticamente concreto e visibile è che, diversamente dal passato, gli stessi capitalisti e le loro guardie pretoriane che sono i governi e le istituzioni non vedono all’orizzonte una via d’uscita più o meno immediata dalla “loro” crisi: la più grande crisi capitalistica e di conseguenza la più grande offensiva capitalistica da più di tre quarti di secolo è un piano inclinato potenzialmente senza fine.
Mai come oggi la distruzione furiosa messa in atto dal capitale sospinge milioni di persone, intere nazioni al di là del crinale della “sostenibilità” vitale non di questa o quella manovra finanziaria nazionale o di questo o quel patto internazionale, ma di questo sistema, che si chiama capitalismo. Mai come oggi il massacro sociale è potenzialmente prossimo a trasformarsi in un collasso di civiltà materiale. Mai come oggi quei riformismi che, nelle loro diverse anime e nei loro vari e lunghi itinerari, avevano ieri accompagnato quando non promosso i presupposti della catastrofe, sono oggi i cadaveri ambulanti impotenti e disarmati che si aggirano mestamente e silenziosamente fra le macerie. Mai come oggi la risposta può essere solo quella anticapitalista e rivoluzionaria: cioè comunista.

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