mercoledì, novembre 30, 2011

SI PREPARI LO SCIOPERO GENERALE

Le misure in preparazione da parte del governo Monti rappresentano una vera enormità contro i lavoratori e i pensionati. Chi per trentanni ha fatto sacrifici a vantaggio di industriali e banchieri (bancarottieri) viene chiamato da questi a nuovi e più pesanti sacrifici per pagare gli interessi alle banche. Il ridicolo ritocco a vitalizi (immutati) è solo un inganno penoso per mascherare e giustificare questa macelleria. La verità è che grazie al sostegno di Bersani- Berlusconi - Di Pietro, il governo Monti si candida a fare contro lavoro e pensioni ciò che neppure Berlusconi era riuscito a fare. La CGIL non può limitarsi a “criticare” le misure. Deve assumersi la responsabilità di preparare lo sciopero generale. Senza questa scelta la “critica” si trasformerebbe in complicità. Non si può regalare a Monti ciò che si è negato a Berlusconi.

mercoledì, novembre 23, 2011

UNA RISPOSTA GENERALE ALLA FIAT

La Fiat punta a cancellare la Fiom dai propri stabilimenti per avere mano libera contro i lavoratori. Non è “il ritorno agli anni 50”, come spesso si dice. E' peggio. Negli anni 50 la Fiom, pur discriminata, aveva formalmente una presenza legittima in fabbrica e nella rappresentanza sindacale ( Commissione interna). Ciò che la Fiat oggi vorrebbe assomiglia di più al regime aziendale degli anni 30, con la cancellazione ex lege di ogni presenza sindacale indipendente dal padrone. E' una provocazione gravissima non solo contro i lavoratori della Fiat, ma contro tutti i lavoratori italiani. Una provocazione coperta e avallata dal nuovo governo dei banchieri, sostenuto da Bersani, Di Pietro, Berlusconi.

Contro questa provocazione non bastano iniziative giudiziarie né puri scioperi simbolici. E' necessaria una risposta tanto radicale quanto radicale è l'attacco del padrone: una mobilitazione straordinaria e continuativa, che, partendo dal gruppo Fiat, punti a coinvolgere l'intero mondo del lavoro, collegando la difesa intransigente dei diritti sindacali ad una piattaforma generale e unificante di rivendicazioni sociali. Alla spallata della Fiat deve rispondere una spallata operaia. L'unica che può ribaltare la china discendente degli arretramenti. L'unica che può fermare la valanga avversaria. L'unica che può imporre al centro dello scenario sindacale e politico le esigenze degli operai, non quelle dei padroni.

Parallelamente la natura particolarmente reazionaria dell'attacco Fiat, il suo carattere provocatorio ed extralegale, ripropone la nazionalizzazione del gruppo, senza indennizzo e sotto controllo dei lavoratori, come rivendicazione centrale del movimento operaio. Se una Fiat fuorilegge rivendica l'esproprio dei diritti sindacali dei lavoratori, i lavoratori hanno diritto a rivendicare l'esproprio della Fiat. Il PCL propone a tutte le sinistre politiche e sindacali una campagna nazionale attorno a questo obiettivo. Nella prospettiva di fondo di un governo dei lavoratori che liberi la società dalla dittatura del padronato.

martedì, novembre 22, 2011

SOLIDARIETA' AGLI STUDENTI DEL MACHIAVELLI-CAPPONI AGGREDITI

COMUNICATO DI SOLIDARIETA’ AD I COMPAGNI DEL MACHIAVELLO CAPPONI

Il giorno venerdì 18 novembre alcuni Compagni dell’istituto Machiavelli-Capponi sono stati aggrediti da fascisti legati a Casaggì.
Il PCL Esprime solidarietà ad i Compagni aggrediti e rilancia l’ordine di chiudere Casaggì, un “centrosociale”fascista che porta avanti ideologie xenofobe, sessiste e razziste.
Questi avvenimenti non possono essere trascurati, soprattutto in un momento economicamente critico come quello che stiamo affrontando, perché la Storia ci insegna che il Fascismo non nasce da un giorno all’altro ma si radica nella società grazie all’ignoranza.
Rilanciamo un messaggio di unità a tutte le forze Antifasciste per salvaguardare la storica Resistenza fiorentina premiata con la medaglia d’oro.
Ora e sempre Antifascismo Militante.

Partito Comunista dei Lavoratori – Cellula studentesca Firenze

mercoledì, novembre 16, 2011

NASCE IL GOVERNO MONTI-PASSERA, AL SERVIZIO DELLE BANCHE VENERDI' PRESIDIO DAVANTI ALLA CAMERA

Un governo imperniato sulla massima concentrazione dei poteri nelle mani di Banca Intesa, è persino formalmente un governo di banchieri al servizio delle banche. Tecnici confindustriali, ammiragli, fiduciari del Vaticano, completano la sua foto di gruppo. Il governo Monti è semplicemente la sintesi di tutti i poteri forti, sostenuti non a caso da tutti i loro partiti. Il suo mandato è riuscire a spennare le classi subalterne, con la copertura dell'unità nazionale, per garantire la finanza mondiale. Tutte le sinistre politiche, sindacali, di movimento debbono formare il più vasto fronte unico di opposizione al governo. Venerdì il PCL promuove un presidio davanti a Montecitorio all'atto di presentazione di Monti alla Camera. E fa appello a tutte le sinistre per la loro partecipazione.

lunedì, novembre 14, 2011

NO AL GOVERNO MONTI-NAPOLITANO, GOVERNO DELLA CONFINDUSTRIA E DELLE BANCHE

Nasce il governo della Confindustria e delle banche, sotto il commissariamento della BCE e la garanzia della Presidenza della Repubblica
Mai nella storia italiana del dopoguerra un esecutivo è stato espressione così diretta del capitale finanziario.
Mai la Presidenza della Repubblica ha svolto un ruolo tanto determinante e diretto nella sua genesi, sino a travalicare forme, tempi, procedure, del tradizionale parlamentarismo borghese.

Il combinarsi della crisi del berlusconismo e della crisi finanziaria, italiana ed europea- in assenza di una soluzione parlamentare alternativa immediatamente spendibile- ha prodotto questo esito straordinario.

MARIO MONTI FIDUCIARIO DEL CAPITALE FINANZIARIO

Tutti i partiti dominanti hanno compiuto un passo indietro, per lasciare il passo al fiduciario delle banche e degli industriali. L'assetto bipolare tradizionale , già in crisi, ha subito un duro colpo dagli avvenimenti, con il distacco tra PDL e Lega da un lato e l'incrinatura interna al centrosinistra dall'altro.
Berlusconi si è rassegnato alla ritirata sotto i colpi della crisi delle Borse ( e delle sue stesse aziende) e lo sfarinamento della maggioranza parlamentare alla Camera. Bersani ha scelto di sacrificare una vittoria elettorale scontata del centrosinistra e la sua stessa leadership di governo, sotto la pressione dell'emergenza finanziaria e dell'interesse generale di sistema. Affermando che “viene prima il Paese e poi il Partito” il gruppo dirigente del PD ha consacrato con parole auliche la propria vocazione sacrificale di fronte all'interesse superiore del capitale.

UN PROGRAMMA ANNUNCIATO DI MISURE ANTIPOPOLARI

Il programma che si annuncia è la continuità dichiarata della politica d'emergenza varata dal governo Berlusconi, col lasciapassare delle “opposizioni” parlamentari: il rispetto del programma Europlus e dei relativi “impegni” solennemente assunti in sede U.E.. Non è davvero in discussione il programma di fondo del governo italiano, mai come oggi così predefinito. Era semmai in discussione la credibilità della sua esecuzione, il superamento delle sue “lacune”, la rapidità dei suoi tempi. Tutto il mondo capitalista, a partire dal governo tedesco, francese e americano, si è riunito a mani giunte attorno al capezzale del capitalismo italiano, per chiedere un' ulteriore terapia d'emergenza sul malato. Il nome di Monti e l'unità nazionale a suo sostegno sono la rassicurazione data non solo alla borghesia italiana ma al capitalismo internazionale.
Proprio per questo va rimossa ogni eventuale illusione. Il governo proverà a edulcorare la confezione d'immagine del suo programma con qualche innocua trovata “anticasta” a fini mediatici, e una probabile minipatrimoniale richiesta persino da Confindustria e banche in funzione antidebito. Ma dentro la confezione curata starà l'attacco alle pensioni d'anzianità, il salto generale di dismissione e privatizzazione di beni pubblici, il sostegno più marcato alla demolizione progressiva del contratto nazionale di lavoro, le nuove normative sui licenziamenti. Tutto ciò che chiede l'Europa capitalista per rassicurare i banchieri. Questa è e resta la ragione sociale del governo: fare contro i lavoratori ciò che Berlusconi non era più in grado di fare e ciò che il centrosinistra non era ancora pronto a fare. L'unità nazionale è semplicemente la soluzione di mutuo soccorso tra i partiti borghesi per garantirsi la reciproca complicità nell'attacco congiunto alla maggioranza della società. L'”unione sacra” è sempre storicamente una soluzione di guerra. In questo caso di guerra al lavoro.

LA CAPITOLAZIONE DI DI PIETRO E VENDOLA.

Tanto più in questo quadro colpisce la capitolazione al governo Monti di Di Pietro e di Vendola. Il populismo comiziesco, in tutte le sue varianti, si è sciolto come neve al sole di fronte all'emergenza del capitale finanziario, sotto la pressione intimidatoria del PD e di Napolitano. Il populismo giustizialista di Di Pietro è passato in due giorni dalla denuncia della “macelleria sociale” in arrivo alla “fiduciosa attesa” del nuovo governo. Il populismo poetico di Vendola ha surfato come sempre nelle pieghe del vocabolario, per concludere che Monti è degno di un sostegno, seppur “condizionato”. Entrambi hanno scelto di ingannare i lavoratori e i propri elettori accodandosi ai banchieri, e coprendo le spalle al PD: pur di coltivare le proprie ambizioni di governo futuro a braccetto con quel partito.

Dove è assente ogni confine di classe, si dissolve prima o poi ogni confine di opposizione.

VIA IL GOVERNO DEGLI INDUSTRIALI E DEI BANCHIERI

Di fronte alla generale capitolazione al governo di Confindustria e delle banche è necessario il rilancio di una coerente opposizione di classe. All'unità nazionale di tutti i principali partiti borghesi attorno al programma degli industriali e dei banchieri, va contrapposto il fronte unico di tutte le sinistre attorno alle ragioni del lavoro. Alla guerra come alla guerra. Il Partito Comunista dei Lavoratori fa appello a tutte le sinistre di opposizione al governo Monti per la più vasta campagna di mobilitazione contro il governo: nelle fabbriche, negli uffici, nelle scuole e università, nei quartieri. Preparando una prima manifestazione nazionale contro il governo da tenersi a Roma. La cacciata del governo dei capitalisti, per un'alternativa di società, deve diventare un obiettivo centrale del movimento operaio e popolare.

sabato, novembre 12, 2011

Vendola cala definitivamente le braghe. SEL dice "nì" al futuro governo Monti.


Sembrerebbe che solo ipotizzando che abbia battuto violentemente la testa, magari sulla Muraglia cinese, visto che in questo momento si trova lì in Cina, si potrebbe fornire una giustificazione alle ultime assurde e stupefacenti sparate alle quali ci ha ormai da tempo abituato Nichi Vendola.
Insomma..., SEL si appresta a dire un "nì" al nascituro governo Monti, cioè al governo che sarà il più conseguente ed efferato applicatore dei diktat lacrime e sangue che UE, BCE e banche stanno imponendo a livello continentale. Governo sostenuto da chi quei diktat avrebbe voluto applicarli ma non ha potuto (PdL) e da chi sta smaniando per poterlo fare in prima persona, in maniera ancora più radicale (PD e UDC). E governo che nasce sotto l'egida, la spinta e l'adesione, anzi per vera e propria volontà, neanche tanto dissimulata (la tempistica della nomina di Monti senatore a vita non lascia adito a dubbi), del vero regista del collaborazionismo con i boia del capitale europeo (l'ineffabile Napolitano, al quale peraltro Vendola non manca di rendere omaggio). Un governo, insomma, che rappresenta ad oggi la via d'uscita più spaventosamente a destra dal quarto - e si spera ultimo - governo Berlusconi, e che costituirà il solco entro il quale il futuro possibile governo di centrosinistra continuerà alacremente l'opera di massacro sociale per i prossimi anni.
Davanti a questo ferreo e innegabile stato di fatti, Vendola rilascia due delle più surreali interviste che abbia mai rilasciato (La Republica e La Stampa; 11/11).
Vendola acconsente all'"urgenza" della manovra, che per lui dovrà essere "un intervento di riforma della struttura della ricchezza" (?!), e fingendo un'ingenuità fin troppo sfacciata per essere presa sul serio, pensa che abbia senso dar vita ad un "governo di scopo" che si faccia carico di "alcuni provvedimenti di equità sociale come una patrimoniale pesante, la tassazione delle rendite finanziarie e il taglio delle spese militari", "a condizione che però sia il Partito Democratico e non il PdL a segnare la strada nelle forme e nei contenuti." (!) All'intervistatore, che giustamente gli rammenta che all'ordine del giorno ci sono contenuti di segno diametralmente opposto (tagli, contoriforme, ecc.), Vendola è costretto ad ammettere: "allora non mi avranno."
Al di là dei ridicoli auspici di Vendola, ai quali è lui il primo a non credere, emerge in tutta la sua evidenza, tra le righe delle due interviste, l'equilibrismo tattico della posizione di Vendola, il cui senso è quello di non discostarsi troppo, per nessun motivo, dal sostegno del PD a Monti; sostegno che è il baricentro assoluto dell'azione del PD di qui ai prossimi mesi (e proprio nel momento in cui persino l'IdV riesce, sia pur del tutto strumentalmente, a non lasciarsi risucchiare dalla morsa delle larghe intese). Il vero significato, quindi, di quest'ultimo riposizionamento (sempre più a destra) di Vendola risiede tutto nella riconferma dell'investimento strategico fatto da SEL nell'alleanza di centrosinistra. Alleanza che avrà il proprio forcipe salvifico proprio nel governo Monti, magari a prezzo di qualche piccolo sacrificio al quale Vendola non si sottrarrà di sicuro.

mercoledì, novembre 09, 2011

CINQUE MISURE STRAORDINARIE CONTRO LA CATASTROFE. SOLO UN GOVERNO DEI LAVORATORI PUO' REALIZZARLE

La crisi del capitalismo italiano é al centro della tempesta economica europea e mondiale.
Le banche italiane sono colpite  dalla crisi di credibilità dei titoli di stato tricolori in cui hanno investito a mani basse. L'azione di strozzinaggio degli interessi sul debito si è rivoltata contro gli strozzini.
 
La U.E. si trova di fronte al dissesto finanziario dell'Italia, senza disporre di risorse adeguate per un eventuale “soccorso”. Mentre la gigantesca ricapitalizzazione delle banche continentali si trasforma inevitabilmente in un nuovo appesantimento dei debiti pubblici.
 
L'unico punto fermo del caos finanziario europeo e mondiale è il programma comune dei governi di ogni colore: salvare i banchieri e i capitalisti facendo pagare la loro crisi ai lavoratori.
 
Questo attacco si aggrava in particolare in Italia, anello debole della catena capitalistica internazionale, sotto la frusta della BCE. Il precipitare della crisi finanziaria- sullo sfondo della crisi politica di Berlusconi- determina un nuovo salto drammatico dell'attacco alle condizioni sociali delle masse. Il progetto Europlus  prescrive, di per sé, la riduzione ogni anno di 45 miliardi di debito pubblico italiano, al netto del pagamento degli interessi: ciò che segnerebbe una autentica regressione storica della già miserabile condizione di milioni di lavoratori, giovani, pensionati. E oggi i “commissari” europei chiedono una stretta ulteriore della morsa per conto delle banche.
 
La rivolta sociale contro tutto questo è la condizione necessaria per salvarsi. Ma la rivolta deve impugnare un programma d'azione alternativo contro la crisi che recida finalmente la sua radice: la dittatura del capitale finanziario sulla vita della società.



CINQUE MISURE RADICALI PER AFFRONTARE LA “CATASTROFE"


"C'è bisogno di un programma d'emergenza contro la crisi” strillano all'unisono tutti i giornali borghesi e i banchieri che li finanziano, mentre invocano la spoliazione dei salariati. “ C'è bisogno di un programma d'emergenza contro la crisi”,  diciamo noi: ma un programma che colpisca il potere delle banche e dei capitalisti, liberando milioni di lavoratori dal loro giogo. Un programma tanto radicale quanto è radicale il programma della BCE.
 
1) Si rifiuti il pagamento del debito pubblico alle banche strozzine. Il debito non è stato prodotto dai lavoratori, ma dalla rapina delle banche contro i lavoratori. Non si vede perchè debbano essere i lavoratori a pagarlo. Per di più.. ai banchieri.  I 90 miliardi di interessi che lo Stato paga ogni anno alle banche- grandi acquirenti dei titoli di Stato- vanno semplicemente cancellati. E cosi' i 70 miliardi versati annualmente dagli enti locali. I piccoli risparmiatori saranno integralmente tutelati. Non i banchieri usurai. La loro rapina deve finire. E le risorse così liberate debbono andare al lavoro, alla sanità, alla scuola..
 
2) Le banche e le assicurazioni vanno nazionalizzate, senza indennizzo per i grandi azionisti, e sotto controllo dei lavoratori, creando un'unica banca pubblica. Non è solo una misura imposta dall'annullamento del debito pubblico verso le banche. E' una misura indispensabile per abbattere i mutui che gravano sulle famiglie. Per portare alla luce la scandalosa evasione fiscale del grande capitale, di cui le banche sono canale e strumento. Per colpire i santuari della grande criminalità. Per acquisire la leva decisiva per una riorganizzazione radicale dell'economia e della società in funzione dei bisogni collettivi, e non del profitto di pochi. Senza la nazionalizzazione delle banche, vero verminaio della società borghese, ogni rivendicazione dell'“alternativa” si riduce ad una frase vuota.
 
3) Va istituito il controllo operaio sulla produzione a partire dall'abolizione del segreto commerciale e dall'apertura dei libri contabili delle aziende. Il segreto commerciale tanto difeso dai custodi della proprietà non vale più da molto tempo nel rapporto tra i grandi capitalisti, che hanno ben pochi segreti tra loro. Vale invece come paravento dei capitalisti nei confronti dei lavoratori e della società, cui debbono nascondere frodi, truffe, raggiri di ogni tipo. Inclusi i costi della pubblica corruzione. Non basta che i conti siano accessibili di tanto in tanto a qualche compiacente istituto borghese di “vigilanza” o alla Agenzia delle Entrate. E' necessario che siano i lavoratori e le loro organizzazioni a mettere il naso nei “segreti” delle proprie aziende. Per quale ragione dev'essere considerato “naturale” che i capitalisti e i loro governi facciano i raggi x agli stipendi, ai risparmi, alla vita dei lavoratori, e invece uno “scandalo” se i lavoratori vogliono controllare i capitalisti , i loro conti, le loro ruberie?
 
4) Vanno nazionalizzati i grandi gruppi capitalistici dell'industria, senza indennizzo e sotto controllo operaio, a partire dalle aziende che licenziano o colpiscono i diritti sindacali. Quindi a partire dalla Fiat. E' una misura indotta dalla nazionalizzazione delle banche, dato lo stretto intreccio fra capitale industriale e capitale bancario. Ma è soprattutto un provvedimento indispensabile per bloccare i licenziamenti, riorganizzare la produzione, ripartire il lavoro fra tutti, avviare una riconversione dell'economia a fini ecologici e sociali, secondo un piano democraticamente definito. E sarebbe oltretutto un provvedimento di risparmio straordinario per l'intera società: perchè annullerebbe la montagna di 40 miliardi annui di trasferimenti pubblici a quelle stesse imprese private che distruggono posti di lavoro. E che dunque sono già state “comprate” dai lavoratori, in quanto principali contribuenti. A proposito di “lotta agli sprechi”.
 
5) Va varato un grande piano di opere sociali di pubblica utilità che dia lavoro e risani le condizione di larga parte della società italiana. E' assurdo registrare da un lato la disoccupazione del 30% dei giovani e il licenziamento dei lavoratori, e dall'altro la straordinaria penuria (e distruzione) di beni e servizi sociali. Il lavoro che c'è va ripartito fra tutti in modo che nessuno ne sia privato, con la riduzione generale dell'orario a parità di paga. Ma non basta. E' necessario un grande piano di nuovo lavoro. La nazionalizzazione delle banche e della grande industria, la fine della dipendenza dal debito, possono liberare un piano di investimenti pubblici, sotto controllo sociale, in fatto di risanamento ambientale, energie alternative, riparazione della rete idrica, sviluppo della rete ferroviaria, messa in sicurezza dell'edilizia scolastica e residenziale, estensione della rete ospedaliera e di assistenza agli anziani..: investimenti capaci di utilizzare a pieno le capacità lavorative e le professionalità di milioni di disoccupati, di dare lavoro ai migranti,di cambiare volto all'ambiente di vita. Impedendo oltretutto crimini sociali come quelli compiuti  nei nubifragi di Genova e Liguria.
 
 
SOLO UN GOVERNO DEI LAVORATORI PUO' REALIZZARLE.
 
Nessuna di queste misure è derogabile, ai fini di una vera svolta. Senza queste misure non solo non vi è alcuna possibile via d'uscita dalla crisi, ma la crisi continuerà ad abbattersi con intensità sempre maggiore sulle condizioni dei lavoratori e del popolo. Al tempo stesso nessuna di queste misure è compatibile col capitalismo. Nessuna di queste misure è realizzabile da parte dei governi borghesi, tutti legati a doppio filo agli interessi dell'industria e delle banche. Solo un governo dei lavoratori, basato sulla loro organizzazione e la loro forza, può realizzarle. E solo una sollevazione operaia e popolare può imporre un governo dei lavoratori.
 
La crisi politica del berlusconismo, dentro il precipitare della crisi capitalista, è un occasione preziosa per il movimento operaio: ma alla sola condizione di imporre la propria agenda per la soluzione della crisi politica e sociale. Senza questa azione indipendente, senza un autonomo programma, tutto è destinato a risolversi contro i lavoratori. Come prima e peggio di prima. O per mano di un governo Monti, o per mano di un resuscitato centrosinistra.  Prima delle elezioni, o dopo le elezioni.
 
Il momento di agire è ora. Il PCL fa appello a tutte le sinistre politiche, sindacali, di movimento, a tutte le organizzazioni popolari e di massa, per un fronte unico d'azione attorno a questo programma di svolta. E' ora di porre fine una volta per tutte a compromissioni senza futuro col PD ,coi partiti borghesi, con la Confindustria. E' l'ora di assumersi una responsabilità indipendente. All'altezza della straordinarietà del momento.

Contro il comunicato della Fiom Nazionale, regionale e provinciale sulla bocciatura della piattaforma Fiom in Piaggio



Il comunicato della Fiom Nazionale, regionale e provinciale sulla bocciatura della piattaforma Fiom sul rinnovo del contratto nazionale in Piaggio é lesivo della dignità del voto dei lavoratori.
Quando si dice "volantini farneticanti" e "mancanza totale di rispetto per l'assemblea nazionale dei delegati e delle delegate della Fiom a Cervia che con 506 voti a favore, 1 contrario e 7 astenuti, ha varato la piattaforma" si offende pesantemente chi è andato a votare liberamente e ha votato "no". Si mette in discussione quella libertà stessa che la Fiom dice di voler difendere, Quella di un voto libero. Se votare liberamente "no" è mancanza totale di rispetto per un organismo Fiom, anche il più rappresentativo, significa che si grida al referendum e alla democrazia solo quando fa comodo alle maggioranze. Farneticante sarà la firma della CGIL sull'accordo del 28 giugno che apre alle deroghe sugli orari e chiama a un voto che non serve a niente.

PER UNA MOBILITAZI​ONE INDIPENDEN​TE DEL MOVIMENTO OPERAIO CONTRO LA NUOVA ANNUNCIATA MACELLERIA

CONTRO OGNI SOLUZIONE BORGHESE DELLA CRISI POLITICA
PER UNA MOBILITAZIONE INDIPENDENTE DEL MOVIMENTO OPERAIO

CONTRO LA NUOVA ANNUNCIATA MACELLERIA
PER IMPORRE UNA SOLUZIONE ANTICAPITALISTA DELLA CRISI SOCIALE

 Un Presidente del Consiglio ormai privo di maggioranza parlamentare ottiene dal Presidente della Repubblica il permesso non solo di andare avanti, ma di gestire la nuova macelleria sociale commissionata dai banchieri europei. Mentre le “opposizioni” parlamentari non solo assicurano preventivamente il loro lasciapassare alla “legge di stabilità” e al suo ulteriore appesantimento, ma si candidano a continuare l'opera in nuovo governo di “unità nazionale” quale supremo garante delle banche, della Commissione Europea, del FMI.
 La verità è che si cerca di ridurre la fine annunciata di Berlusconi ad un passaggio di testimone tra ceti dirigenti e comitati d'affari dei poteri forti. In un clima di trasformismo maleodorante, compravendite parlamentari, compromissioni istituzionali. In cui persino le regole borghesi del parlamentarismo vengono sacrificate all'urgenza dei “mercati” e della crisi, pur di continuare a colpire il lavoro, le pensioni, i servizi sociali. Calpestando la stessa volontà del referendum di Giugno.
 Non sappiamo se l'operazione in corso, sotto la regia di Napolitano, avrà successo, o se sfocerà in elezioni anticipate. Ma certo è un'operazione contro i lavoratori, i giovani, i movimenti di lotta di questi anni. Chi si è mobilitato per cacciare Berlusconi, non l'ha fatto nel nome di Draghi, di Monti, della BCE. Quella stessa parte di popolo di sinistra accorso ad applaudire Bersani il 5 Novembre non lo ha fatto per ritrovarsi in un governo d'emergenza con il PDL o suoi settori, né per inchinarsi ai banchieri. Quale che sia lo sbocco della crisi politica, si conferma una volta di più la natura liberale del PD quale carta di ricambio della borghesia contro il movimento operaio e contro tutte le ragioni sociali dell'opposizione.
 Tanto più oggi, le sinistre politiche e sindacali non possono stare a guardare. Né limitarsi a chiedere elezioni per cercare di essere imbarcate dal PD in un nuovo vecchio centrosinistra ( confindustriale), come fanno in forme diverse i gruppi dirigenti di SEL e FDS. O per essere recuperate stabilmente al tavolo di concertazione con Confindustria, come fanno i vertici della CGIL. E' ora di finirla con vecchie compromissioni senza futuro.

E' l'ora di una mobilitazione unitaria e radicale  contro ogni soluzione borghese della crisi politica,  per affermare un punto di vista indipendente del movimento operaio, per fermare la nuova macelleria in gestazione, per trasformare la crisi del berlusconismo nella cacciata delle classi dirigenti bancarottiere della seconda Repubblica, e di tutti i loro partiti. Solo un governo dei lavoratori può liberare l'Italia dalla dittatura del capitalismo e aprire davvero una pagina nuova per la giovane generazione.
 

martedì, novembre 08, 2011

SOLIDARIETA' AL COMPAGNO ANDREA MALPEZZI


Apprendiamo che il segretario provinciale del PRC di Firenze ha ricevuto un avviso di garanzia per una manifestazione sotto la Banca d’Italia di Firenze.
In questi mesi, mentre la crisi economica colpisce sempre più duramente i lavoratori, i giovani, i disoccupati, lo stato reprime con forza tutte quei soggetti politici e sociali che si ribellano.

Lo abbiamo visto nei mesi scorsi a Firenze con decine di arresti ed oltre cento indagati per le manifestazioni antifasciste, lo abbiamo visto in maniera ancora più chiara il 15 ottobre a Roma dove la polizia ha prima caricato selvaggiamente un corteo di decine di migliaia di compagni e poi ha proceduto all’arresto arbitrario di circa dieci giovani.

La solidarietà è l’unica arma che abbiamo per lottare contro la repressione poliziesca dello stato, non cadiamo nell’errore di dividere il movimento fra buoni e cattivi, fra violenti o non violenti. L’unico e vero violento è lo stato borghese che prima affama i lavoratori ed i proletari e poi se questi protestano li reprime prima con violenza nelle piazze e poi con denunce, arresti, ecc. E’ lo stesso stato che si indigna per una vetrina infranta mentre rifinanzia guerre di aggressione infami come quella della NATO contro la Libia o come le cosiddette missioni di pace in Afganistan e Libano che sono costate decine di migliaia di morti innocenti.
Le vittime della repressione borghese devono essere tutte difese.

Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime la propria solidarietà ai compagni ed alle compagne del PRC di Firenze per questo atto intimidatorio nei confronti del loro segretario provinciale ed estende la propria solidarietà a tutti i compagni vittime della repressione chiedendone l’immediata liberazione.
 

SOLIDARIETA' AL COMPAGNO ANTONINI

Il licenziamento da parte di Ferrovie di Riccardo Antonini ferroviere e consulente dei famigliari delle vittime della strage alla stazione di Viareggio nel processo in corso è un vero atto autoritario immotivato e provocatorio. L' amministratore delegato Moretti del gruppo FS in questo modo non solo cerca di impedire che emerga la verità sulle responsabiltà della tremenda strage, ma dimostra che le vite strocate e la sicurezza dei cittadini per lui non contano nulla. E' la logica del profitto e la sua morale.
La sicurezza viene messa all' ultimo posto. Vengono destinate risorse verso progetti inutili come la TAV e ne vengono tagliate altre destinate alla sicurezza delle linee e ai percorsi destinati al trasporto locale dei lavoratori pendolari.
Il Partito Comunista dei Lavoratori della Toscana esprime la solidarietà verso un lavoratore e sindacalista che ha pagato con il licenziamento la sua volontà di stare dalla parte dei più deboli come le vittime del quartiere Varignano di Viareggio.
Non solo, ma si batterà fino in fondo con la contro informazione nell' inchiesta sulla strage e per il reintegro immediato di Riccardo Antonini nel suo posto di lavoro.

Partito Comunista dei Lavoratori Coordinamento Regionale Toscana

domenica, novembre 06, 2011

TRAGEDIA DI GENOVA: CRIMINE DEL PROFITTO

I morti di Genova e la devastazione della città non sono “responsabilità” dei “mutamenti climatici” come dichiara il sindaco Vincenzi, immemore dell'analoga strage del 1970 ( 25 morti). Sono riconducibili alla legge imperante del profitto: che ha tagliato le risorse per la ripulitura dei fiumi, ha tagliato le risorse per lo scollamatore del Bisagno, ha autorizzato costruzioni edilizie sino a tre metri dai corsi fluviali. Governi nazionali di centrosinistra e centrodestra, impegnati a pagare ogni anno 80 miliardi di interessi alle banche strozzine o a finanziare mega speculazioni come la TAV, hanno “risparmiato” sulla protezione della natura e della vita. Per questo sono i responsabili politici e morali di quanto è avvenuto. Assieme ai sindaci e governatori che li hanno coperti e assecondati, e che sono tenuti alle dimissioni. Solo un governo dei lavoratori, rompendo con la legge del profitto e del capitalismo, può investire uomini e risorse nel riassetto idrogeologico del territorio evitando altre tragedie.