martedì, settembre 27, 2011

15 OTTOBRE: RIVENDICARE IL DIRITTO A MANIFESTARE SOTTO I PALAZZI DEL POTERE

Per il 15 Ottobre si annuncia, com'è noto, una grande manifestazione di massa a Roma, nel quadro della giornata di mobilitazione europea promossa dagli indignati spagnoli contro le politiche dominanti. E' una scadenza di grande importanza, come dimostra l'ampio spettro di soggetti coinvolti e l'attenzione che sta richiamando ovunque. Tutti i soggetti di fatto promotori della manifestazione, incluso il PCL, sono dunque impegnati a garantire il massimo successo di partecipazione popolare all'iniziativa e il suo massimo impatto politico.

Al tempo stesso, nel pieno rispetto del coordinamento unitario promotore che si è costituito, riterrei sbagliata ogni rinuncia pregiudiziale a rivendicare il diritto della manifestazione a dirigersi verso i palazzi del potere: Palazzo Chigi e Montecitorio. Una proposta già avanzata dal PCL in sede di coordinamento, che voglio qui riprendere e argomentare.

IN TUTTA EUROPA SI MANIFESTA DAVANTI ALLE SEDI DEL POTERE

In tutta Europa- tanto più in questa fase- le grandi manifestazioni di massa si dirigono verso le sedi del Governo e del Parlamento. Così ad Atene in piazza Syntagma, così a Madrid, così a Londra.. Ed è naturale: perchè “il popolo” manifesta contro “il potere”. Perchè questa scelta esalta la contrapposizione politica diretta alle rappresentanze degli industriali e dei banchieri, ai loro luoghi istituzionali, ai loro partiti ( di governo e di “opposizione”). Chiedo: perchè in Italia dovrebbe essere diversamente? E soprattutto: perchè dovremmo noi rassegnarci a questa “diversità”? Proprio la giornata europea di mobilitazione contro i governi non dovrebbe costituire il momento ideale per rivendicare anche in Italia il diritto riconosciuto e praticato nel resto d'Europa? Continuare a subire una lesione della stessa democrazia borghese, nel momento stesso in cui rivendichiamo “una democrazia reale” e alternativa sarebbe – mi pare- una contraddizione singolare.

IN ITALIA GOVERNO E PARLAMENTO SCUDO DELLA PEGGIORE REAZIONE

Per di più in Italia abbiamo di fronte il governo più reazionario d'Europa ( se si fa eccezione per l'Ungheria), il Parlamento più corrotto e addomesticato della UE, tra i più alti livelli di condivisione bipartisan delle scelte di fondo della BCE e dell'Unione, sotto la benedizione congiunta di Bankitalia e della Presidenza della Repubblica. Perchè dunque proprio in Italia si dovrebbe rinunciare a manifestare sotto i palazzi del potere?

E' una rinuncia tanto più incomprensibile in questo momento politico. La frattura tra potere politico-istituzionale e senso comune popolare non è mai stata così profonda. Il governo Berlusconi è in caduta libera di consensi. Il suo blocco sociale è in disfacimento. Il Parlamento è un simulacro di complicità e di impotenza, come rivelano i salvataggi spudorati dei più corrotti faccendieri di regime( Milanese). Manifestare oggi sotto Palazzo Chigi e Montecitorio avrebbe dunque un significato politico e simbolico maggiore che in tante altre situazioni ordinarie. Non sarebbe un gesto “ideologico” e minoritario, ma un atto di profonda sintonia col più vasto sentimento popolare ( che non va abbandonato al populismo qualunquista o reazionario). Perchè allora non rivendicare apertamente questo diritto?

I POTERI FORTI VOGLIONO UN RICAMBIO POLITICO “ORDINATO”. PER QUESTO DIFENDONO LA SACRALITA' DELLE ISTITUZIONI

L'argomento ( apparentemente “di sinistra”) secondo cui la manifestazione del 15 non è “contro Berlusconi” ma contro tutte le politiche dominanti in Europa; che “non siamo ansiosi di rovesciare Berlusconi per favorire un governo Montezemolo( o simili)”; che DUNQUE è secondario e “provinciale” dirigersi su Palazzo Chigi e Parlamento, mischia confusamente giuste premesse e conclusioni sbagliate.

Il rovesciamento di massa del “proprio” governo è oggi come ieri-in ogni Paese- non solo il più grande contributo alla propagazione internazionale della ribellione sociale, ma anche un bastone tra le ruote di ogni progetto di alternanza borghese. I poteri forti che stanno lavorando a rimpiazzare Berlusconi con un più diretto governo dei banchieri hanno bisogno di un quadro di pace sociale e di ordine pubblico. Di ritessere la concertazione con la Cgil ( ben ricambiati). Di disporre di una scacchiera sgombra da ogni irruzione di massa. Il loro terrore è che la crisi del berlusconismo e della seconda Repubblica possa trascinare con sé ripresa di conflitto e “disordine” di piazza.. Da qui il cantico della “solidarietà nazionale” attorno alle “Istituzioni”, propagato da tutta la stampa borghese e recitato solennemente da Napolitano. Da qui anche.. la difesa della “sacralità” del Parlamento, di Piazza Montecitorio, di Piazza Colonna, di tutti i luoghi istituzionali. Sino alle grida isteriche e bipartisan di fronte alla più piccola e innocua manifestazione di protesta davanti al Palazzo come è recentemente avvenuto.

UNA MANIFESTAZIONE STRAORDINARIA PER LA RIVOLTA SOCIALE

Per queste stesse ragioni una grande manifestazione di massa davanti a Governo e Parlamento, non è solo un diritto democratico, ma un atto politico che collide con tutta la logica dell'alternanza e dei poteri forti. Perchè è un atto che allude -fosse pure simbolicamente- alla prospettiva della rivolta sociale: l'unico fattore capace di rovesciare Berlusconi dal versante delle ragioni dei lavoratori e non dei banchieri, di spostare i reali rapporti di forza, di aprire la via ad un'alternativa vera.
Il punto vero è se vogliamo PROVARE a investire la manifestazione del 15 Ottobre in una prospettiva di reale ribellione di massa, nel cuore della crisi italiana ed europea, oppure se la concepiamo PREGIUDIZIALMENTE come una ordinaria manifestazione di propaganda: naturalmente importante, naturalmente di massa,
ma destinata di fatto a lasciare le cose come stanno, al pari di tutte le tradizionali manifestazioni d'autunno. Questo è il bivio.

LIBERARSI DA UNA PREGIUDIZIALE RINUNCIATARIA

L'obiezione secondo cui non ha senso chiedere di dirigersi su Palazzo Chigi perchè “tanto non ce lo concedono”, ” rischiamo di aizzare estremismi e avventurismi” “non ci sono i rapporti di forza” ecc., riflette una psicologia politica rinunciataria. Se gli oppressi dovessero rivendicare solo ciò che “viene loro concesso” la storia umana avrebbe fatto pochi passi in avanti. Rivendicare l'”impossibile” è da sempre la condizione decisiva per ottenere “possibili” conquiste: così è stato per il diritto di sciopero, così è stato per il diritto di votare e manifestare. I rapporti di forza si modificano con la lotta politica e di massa, a partire dalla rivendicazione di ciò che è giusto. Non con la rinuncia a rivendicare ciò che è giusto nel nome “dei rapporti di forza”. E ciò è tanto più vero, concretamente, qui e ora: di fronte a un governo reazionario,profondamente indebolito, attraversato da una furiosa guerra per bande, sempre più odiato o detestato dalla maggioranza dei lavoratori e del popolo. Rivendicare pubblicamente il diritto a manifestare sotto i palazzi del potere, fare del prevedibile rifiuto del governo un caso di scandalo pubblico, potrebbe essere di per sé un volano di preparazione della manifestazione di massa contro un governo che “rifiuta ciò che si concede nel resto d'Europa”. Peraltro proprio il rifiuto pregiudiziale a rivendicare pubblicamente questo diritto,a premere per la sua affermazione, a preparare organizzativamente e unitariamente la gestione di piazza di questa rivendicazione, rischia questo sì di lasciare spazio a iniziative avventuriste “fai da te”, magari in ordine sparso, estranee ad una logica di massa, a scapito dell'impatto politico del 15 ottobre.

PREGIUDIZI COSTITUZIONALI E SPIRITO DI ROUTINE

In realtà le resistenze di alcuni settori a rivendicare un diritto democratico così elementare mi pare abbia un sottofondo politico, che sovrappone due elementi diversi.

Su un versante, agisce la lunga tradizione, tipicamente italiana, della mitologia costituzionale, che ha attraversato l'intero dopoguerra, e che ha seminato una cultura reverenziale verso le “istituzioni” dello Stato, maggiore che in altri Paesi ( per cui ad esempio la Presidenza della Repubblica è largamente venerata nella stessa ”sinistra radicale” anche quando sorregge l'odiato Berlusconi e chiede misure più severe i lavoratori).

Su un altro versante, anche in ambiti di “estrema sinistra”, opera uno spirito di routine, che fa della contestazione del potere uno spazio di propria caratterizzazione più che un investimento nella prospettiva di rivoluzione: per cui spesso il problema centrale di una manifestazione, al di là delle parole d'ordine formali, non è il suo investimento nell'azione di massa e nel suo sviluppo, ma solo la conquista di uno spazio d'immagine a livello mediatico e di una buona critica di opinione della stampa “democratica”. Utile magari in qualche caso per negoziare a futura memoria un accordo col centrosinistra, in altri casi a strappare solo lo scampolo di una benevola intervista. Ma sempre in un ottica segnata dall'interesse autoconservativo di un piccolo o grande “ceto politico”, non dall'interesse generale di una prospettiva di emancipazione e liberazione.

Questo retroterra culturale, sempre distorto, rischia di diventare tanto più conservatore nei momenti straordinari della vita politica e sociale : quando non si tratta di vivere di routine, ma di assumersi le proprie responsabilità di fronte a snodi politici di fondo. La crisi della seconda Repubblica e la “catastrofe” italiana, dentro la più grande crisi dell'Europa capitalista, è esattamente uno di questi momenti.

IN CONCLUSIONE

Parteciperemo dunque col massimo impegno alla manifestazione del 15 Ottobre, nel rispetto del suo spirito unitario e delle scelte che il coordinamento promotore - di cui siamo parte- farà. Ma senza rinunciare al nostro punto di vista. Senza rinunciare a proporre la massima combinazione di unità e radicalità. Senza rinunciare a lavorare perchè ogni manifestazione di questo autunno sia investita nella prospettiva di una sollevazione di massa per una svolta vera. Fuori e contro ogni forma di conservatorismo, e di ogni logica rinunciataria.
MARCO FERRANDO

venerdì, settembre 23, 2011

DOPO IL VOTO SU MILANESE: LA MANIFESTAZIONE DEL 15 OTTOBRE HA DIRITTO A DIRIGERSI VERSO MONTECITORIO

Il salvataggio del faccendiere Milanese conferma la corruzione e l'impotenza di un Parlamento di nominati di fronte a un governo pronto a tutto pur di salvare il suo Capo.
 
Ma la piazza può riuscire dove il Parlamento ha fallito. Solo una mobilitazione sociale straordinaria, continuativa e radicale, può  cacciare il governo e aprire dal basso una pagina nuova.
 
La manifestazione di massa del 15 Ottobre si configura come un passaggio cruciale. Questa manifestazione può e deve reclamare il proprio diritto a dirigersi verso Palazzo Chigi e Montecitorio, al pari delle manifestazioni di Atene e di Madrid, tutte puntate sui palazzi del potere.
 
Di Pietro ha dichiarato di voler scongiurare una “rivolta sociale” che ritiene “possibile”. Il PCL conferma che solo una “possibile rivolta sociale” può sgomberare il campo da Berlusconi e da ogni ipotesi di “nuovo” governo dei banchieri, per affermare un alternativa vera. Più che mai oggi i diritti della democrazia passano per il diritto alla ribellione, come in tanti momenti della storia.
 

LAMPEDUSA: DALLA PARTE DEI MIGRANTI

I fatti di Lampedusa denunciano la natura dell'Europa dei banchieri.

Le cosiddette “democrazie” europee, prima complici dei vecchi regimi di Ben Alì, Mubarak, Gheddafi contro i popoli da loro oppressi, poi interessate a subordinare le nuove leaderschip ai propri interessi coloniali sotto le bandiere dei “diritti umani”, non esitano a rinchiudere in un ghetto disumano e ad espellere con la forza chi fugge dalla fame e dalle guerre, o chi semplicemente rivendica il proprio diritto alla libertà. Quella libertà- inclusa la libertà di emigrazione- per cui sono insorte le giovani generazioni del Nord Africa.

A ciò si aggiunge in Italia il ruolo cinico e odioso della Lega Nord e del suo ministro degli interni- tanto corteggiato dal centrosinistra- che hanno scelto di fare di Lampedusa un centro di raccolta e di segregazione di “masserizie umane”- in attesa di espulsione- contro gli stessi principi elementari di assistenza: al fine di evitare travasi di migranti nel Nord, favorire lo scontro con la popolazione locale, speculare infine sulla campagna d'ordine antimigranti.

Le ultime ore nell'isola sono solo l'effetto ultimo di queste scelte. Di cosa sono colpevoli i migranti ammassati a Lampedusa? Di aver rivendicato il diritto all'umanità e alla libertà. Di essersi ribellati all'espulsione coatta, coi metodi dell'inganno e della forza. Di aver distrutto i locali della loro prigione, come atto di dignità e di resistenza all'espulsione. Contro questo “reato” lo Stato democratico ha brandito l'arma del manganello, dei blindati, della disperazione della popolazione locale che è anch'essa vittima e ostaggio della segregazione dei migranti.

Il PCL sta dalla parte dei migranti tunisini e maghrebini. Rivendica la loro libertà di fuga dalla fame come diritto inalienabile. Sostiene il loro diritto alla autodifesa e alla ribellione contro l'oppressione. Lavora per l'unità e la solidarietà di tutti gli sfruttati contro l'attuale ordine sociale e politico internazionale: quello per cui banchieri ed industriali ( e i loro Stati) hanno il diritto “democratico” di invadere altri popoli ed altri paesi( senza richiedere alcun “permesso di soggiorno”), con le armi del capitale e/o dei propri bombardieri. Salvo poi contrastare l'”invasione” di chi fugge dalla loro rapina o dalle loro bombe, a difesa dei propri confini ( magari “padani”)

Per questo la nostra battaglia per i diritti dei migranti è inseparabile dalla battaglia più generale per un alternativa anticapitalista internazionale: l'unica che possa restituire ad ogni essere umano il diritto di scegliere la propria vita.


mercoledì, settembre 21, 2011

SOLO I LAVORATORI POSSONO “SALVARE L'ITALIA

Capitalisti e banchieri stanno affondando l'Italia. Solo i lavoratori la possono salvare.

IL CAPPIO DEL DEBITO PUBBLICO

L'Italia sta affondando per pagare gli interessi alle banche, interne ed estere, grandi acquirenti dei titoli di stato. Il costo del debito pubblico è il cappio al collo degli stipendi, dei servizi sociali, del lavoro: tutto viene sacrificato sull'altare delle banche. Le quali, mai soddisfatte, continuano ad imporre rendimenti sui titoli sempre più alti come condizione del loro acquisto. E' una pratica di usura. Che però invece di essere condannata, diventa il riferimento centrale dei programmi del governo e dell'”opposizione”: entrambi dediti a “rassicurare i mercati”, cioè i banchieri, col taglio e la svendita dei beni comuni. Lungo un piano inclinato senza fine.

Solo l'irruzione di una rivolta sociale può spezzare questa spirale di rovina: rifiutando il pagamento del debito pubblico alle banche e nazionalizzandole. In tutto il mondo il debito pubblico è stato alimentato dalle banche e dalle imprese: prima con la detassazione dei loro profitti e patrimoni ( anni 80 e 90), poi col gigantesco soccorso pubblico da parte degli stati nel momento della crisi. Non possono essere le vittime sociali di queste politiche a pagare, per la seconda volta, il conto lasciato dai capitalisti e dai banchieri. Rovesciare la dittatura dei capitalisti e dei banchieri è la sola via per uscire dalla crisi. In Italia, in Europa, nel mondo. Ogni altra “soluzione” politica è semplicemente un inganno, che maschera la difesa del presente.

LA CRISI POLITICA E MORALE DELLA SECONDA REPUBBLICA

In Italia la crisi finanziaria si intreccia sempre più con la crisi politica e morale delle classi dirigenti. La crisi del berlusconismo sta precipitando nel gorgo del malaffare e della corruzione pubblica ( bipartisan). Lo stesso governo che impone la più pesante macelleria sociale del dopoguerra- al servizio degli industriali (art8), dei banchieri ( costituzionalizzazione del pareggio di bilancio), del Vaticano ( e dei suoi scandalosi privilegi)- è un comitato d'affari di impresentabili faccendieri: che scambiano donne con appalti, evadono il fisco, lucrano soldi pubblici per affari privati. Dentro una vorticosa guerra per bande che attraversa lo stesso governo e l'intero apparato dello Stato (  Polizia, Guardia di Finanza, Magistratura, vertici di aziende pubbliche). La seconda Repubblica è in frantumi.

Ma ora, gli stessi industriali, banchieri, vescovi che hanno riscosso i servigi di Berlusconi, si rendono conto che quella barca affonda, e lavorano a cambiare cavallo. Perchè solo cambiando cavallo possono continuare la stessa corsa. Ed anzi, solo cambiando cavallo, possono puntare ad intensificare la propria rapina ai danni dei lavoratori e del popolo. Questo è lo snodo politico del momento. Non sappiamo- e nessuno può sapere- i tempi della svolta. Non sappiamo se prenderà la forma di un governo antioperaio di responsabilità nazionale a guida Monti, o di un governo di “larghe intese” come chiede Casini, o di un ricomposto centrosinistra confindustriale dopo una prova elettorale. Sappiamo solo che il suo programma, in ogni caso, è e sarà il programma della BCE e dei padroni: nuove centinaia di miliardi da destinare al pagamento degli interessi alle banche, nuova flessibilità in uscita per i lavoratori ( licenziamenti), nuova ondata di privatizzazioni, ulteriore colpo alle pensioni ( elevamento età pensionabile, cancellazione delle pensioni di anzianità, colpo alla reversibilità). Così come sappiamo che il PD è e sarà, in ogni caso, parte decisiva dell'operazione trasformista.

Come in occasione della crisi della Prima Repubblica, le classi dominanti cercano di risolvere a proprio vantaggio l'attuale crisi politica e istituzionale. Va impedito.

SOLO UN GOVERNO DEI LAVORATORI PUO' FARE PULIZIA

Ma può essere impedito solo dall'irruzione sulla scena di una sollevazione operaia e popolare: che precipiti la crisi di Berlusconi dal versante delle ragioni del lavoro e spiani la via ad una alternativa dei lavoratori. L'abbiamo detto e lo ribadiamo: solo la classe operaia e le più larghe masse possono fare piazza pulita di sfruttamento e malaffare, e costruire un ordine nuovo della società. Che tagli il cappio del debito pubblico, espropri le banche ( con garanzia per il piccolo risparmio), blocchi i licenziamenti, ripartisca il lavoro, realizzi il controllo dei lavoratori sulla produzione, promuova un grande piano di piccole opere al servizio del lavoro, dell'ambiente, dei beni comuni. Un ordine nuovo, in cui a comandare siano i lavoratori e non i banchieri.

Questo è il progetto con cui attraverseremo tutte le mobilitazioni nazionali previste in calendario per l'Autunno, e tutte le lotte e i movimenti, nelle fabbriche, nelle scuole, sul territorio. Radicandoci in ogni lotta parziale, anche la più minuta, ma sempre con una prospettiva generale: l'unità degli sfruttati per un programma anticapitalista , per la rivoluzione sociale, per il governo dei lavoratori.



PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

Le contraddizioni di una sinistra cerchiobottista.

 Esprimiamo tutta la nostra solidarietà ed appoggio ai contestatori della festa di Futuro e Libertà in logge dei banchi avvenuta sabato 17 settembre a Pisa. I cosiddetti futuristi cercano disperatamente di pulirsi la faccia dopo anni di asservimento al berlusconismo che li hanno visti protagonisti e promotori delle leggi piu’ infami e dei tagli piu’ vergognosi. Una condivisione di fondo con le politiche padronali che è stata confermata anche dopo che la rottura, del tutto personalistica, con il PDL si era già consumata, con il voto alla riforma Gelmini. Il vero scandalo della due giorni futurista, non è stata assolutamente la sacrosanta contestazione, ma piuttosto la ampia e diffusa partecipazione dei partiti della sinistra istituzionale al gran completo, dal PD a Rifondazione comunista, passando per SEL e IDV.
In questa fase in cui l’aggressione padronale e confindustriale ai lavoratori e ai diritti sociali è ai suoi massimi storici, in cui si riversano sulle spalle già provate di milioni di lavoratori i sacrifici imposti da banchieri e finanzieri internazionali e nostrani, che possibile interlocutore rappresenta un partito come FLI, che si è schierato sistematicamente contro i lavoratori e a favore di politiche padronali, xenofobe, repressive e carcerarie?
La risposta è drammaticamente semplice: FLI rappresenta un interlocutore per tutte quelle forze della pseudosinistra che gravitano intorno al PD e che mirano esclusivamente alla spartizione della torta delle poltrone sulle rovine del berlusconismo giunto al suo epilogo, al fine di sostiture le destre come garante degli interessi confindustriali nel paese. Non è un caso che il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero abbia rilanciato al PD la proposta di un’alleanza simil-ulivo, perchè ciò che piu’ teme è di essere escluso dal treno di un centrosinistra in grado nuovamente di sostituire Berlusconi nel cuore di confindustria. In questa dinamica di mercanteggio (che si esercita sulla pelle dei lavoratori), anche FLI diventa un interlocutore legittimo.
Come Partito comunista dei lavoratori non smetteremo mai di ribadire che l’unica soluzione a questa crisi epocale del sistema capitalista non passa attraverso manovre di lacrime e sangue e sacrifici continuamente imposti da padroni e potenti alle classi subalterne, ma passa attraverso la forte e chiara rivendicazione della bancarotta dei banchieri, una rivendicazione che non può essere portata avanti da nessun governo asservito alle volontà di confindustria e finanza, sia esso di centrosinistra o di centrodestra, ma esclusivamente da un governo di lavoratori che agisca esclusivamente nell’interesse dei lavoratori.
 

lunedì, settembre 19, 2011

LA BATTAGLIA DELLA FIAT DI TERMINI IMERESE

La lotta dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese merita il sostegno di tutto il movimento operaio.

La Fiat sta procedendo all'annunciata chiusura della fabbrica. 1800 operai, incluse le tre aziende dell'indotto, stanno per essere buttati su una strada. Il progetto di acquisto del faccendiere molisano Di Risio- già coinvolto nel mancato rilevamento di Fiat Irisbus di Avellino- è semplicemente una truffa. A questo signore interessa solamente mettere le mani su 67 milioni di soldi pubblici, non il rilancio della produzione. E in ogni caso, se anche Di Risio andasse avanti nell'operazione, 1200 operai a conti fatti resterebbero comunque senza lavoro. Una tragedia sociale.

La politica dominante è muta davanti a questa tragedia. Non a caso. Il governo, come si è visto in finanziaria, si aggrappa a Marchionne per cercare di sopravvivere ( o resuscitare). Il PD cerca anch'esso il benestare della Fiat per tornare al governo. Gli Agnelli si servono da entrambi i forni.

Così in campo sindacale. Cisl e Uil sono ormai dipendenti di casa Agnelli. La maggioranza della Cgil ha appena siglato con Confindustria un ( pessimo) accordo sulle deroghe al contratto nazionale, e cerca di salvare questo accordo con Marcegaglia dai giochi di Sacconi( art.8). Per questo evita ogni radicalizzazione dello scontro sociale.

Solo la Fiom ( e il sindacalismo di base) si oppone realmente alla Fiat, tenendo aperto un varco prezioso. Ma sconta la scelta sbagliata di 2 anni fa di non procedere alla occupazione degli stabilimenti. Ed oggi si trova sulla difensiva, in ordine sparso, nelle diverse trincee: Pomigliano, Mirafiori, Bertone, Irisbus, Sevel, e innanzitutto Termini Imerese. Dove la Fiom è maggioritaria. E dove l'occupazione della fabbrica nel 2009, come tanti operai chiedevano, avrebbe potuto configurare un altro rapporto di forza e un altro scenario nazionale complessivo.

Ma la battaglia, per quanto difficilissima, non è ancora persa. Alla condizione di realizzare un immediato cambio di rotta.

A Termini Imerese, come in tutti gli stabilimenti Fiat.
Gli operai possono contare solo sulla propria forza. Questo è l'insegnamento di due anni. Promesse di padroni, politicanti, burocrati e faccendieri hanno dimostrato di essere solo un inganno. La forte reazione di lotta degli operai di Termini in questi giorni, con blocchi di strade e autostrade, è anche una prima ( sacrosanta) risposta a questo inganno. E' l'unica via per ribaltare la situazione. Nel quadro della crisi, solo se la lotta operaia pone un problema di ordine pubblico, può strappare risultati, costringendo padroni e governo a un passo indietro. Lo dimostra il caso recente della lotta di Fincantieri ( Castellamare e Sestri). Rendere ingovernabile il caso Termini: questo dev'essere dunque il primo obiettivo della lotta. Mostrare coi fatti che i lavoratori sono disposti a tutto pur di respingere la distruzione del proprio lavoro e del proprio futuro. Governo nazionale, vertici Fiat, giunta Lombardo, partiti dominanti di ogni colore, tutti debbono essere avvisati, perchè nessuno si illuda.

Ma essenziale diventa, parallelamente, rompere l'isolamento della lotta. Se gli operai di Termini Imerese occupassero gli stabilimenti, al pari delle fabbriche dell'indotto, non solo bloccherebbero lo smantellamento annunciato degli impianti, ponendosi di traverso all'operazione Fiat. Ma darebbero un esempio prezioso ai lavoratori degli altri stabilimenti del gruppo interessati a processi di ristrutturazione antioperaia. Potrebbero collegarsi all'occupazione in atto alla Irisbus contro gli stessi padroni ( Fiat e Di Risio). Darebbero incoraggiamento agli operai di Mirafiori, di Pomigliano, della Sevel, favorendo l'unificazione della lotta. Attirerebbero l'attenzione di tutto il movimento operaio, di migliaia di aziende in lotta per il lavoro, proprio nel momento di massima tensione politica e sociale nazionale. L'occupazione generale di tutte le aziende che licenziano o colpiscono i diritti sindacali è il solo modo di unificare il fronte operaio della resistenza sociale. L'unico modo di reagire all'attacco dei padroni con una radicalità pari alla loro. L'unico modo di cercare di vincere.

Infine va definita una piattaforma unificante della vertenza Fiat. La proprietà e i suoi Marchionne sono totalmente inaffidabili. Il loro progetto, sempre più chiaro, è quello di ridimensionare drasticamente la propria presenza industriale in Italia. La battaglia per la nazionalizzazione della Fiat, sotto controllo dei lavoratori, diventa dunque centrale per la difesa del lavoro, e la ripartizione del lavoro. E può essere una battaglia “popolare”. I lavoratori e la maggioranza della società italiana hanno già “comprato” di fatto la Fiat, con i vagoni di soldi pubblici versati dallo Stato agli Agnelli, sotto i governi di ogni colore. Si tratta di restituire ai lavoratori ciò che è loro. E di costruire attorno a questo obiettivo una campagna nazionale. Che richiama l'esigenza di una riorganizzazione anticapitalista dell'intera società, e di un governo basato sulle ragioni del lavoro.

Questa svolta complessiva- di azione e di obiettivi- interroga le responsabilità di tutte le sinistre politiche e sindacali. Il PCL chiede a tutte le sinistre, a partire dalla Fiom, di fare della battaglia di Termini Imerese un punto di svolta nazionale. La situazione è difficilissima. Si può ribaltare solo unendo le forze attorno a una svolta radicale. Non vi sono alternative reali, se non la rassegnazione a una sconfitta rovinosa. Quella che gli operai di Termini, come dimostrano le lotte di questi giorni, non sono disposti ad accettare.

In ogni caso il Partito Comunista dei Lavoratori darà pieno e attivo sostegno a tutte le azioni di lotta che gli operai di Termini e la Fiom vorranno intraprendere per difendere il lavoro. Sino in fondo.

domenica, settembre 18, 2011

Intervento di Marco Ferrando alla festa nazionale della FIOM

Padova 15 Settembre 2011

In attesa del video completo:
una sintesi


PAOLO FERRERO RILANCIA LA ALLEANZA COL CENTROSINISTRA

L'intervista rilasciata da Paolo Ferrero a Il Manifesto di oggi è molto significativa.
 
Dopo la celebrazione del patto di governo del centrosinistra siglato a Vasto fra Bersani, Di Pietro e Vendola, la Federazione della Sinistra teme di essere scaricata dal nuovo Ulivo in occasione delle prossime elezioni politiche. E si affretta a chiedere conferma degli accordi già raggiunti a suo tempo col PD. Chiede Ferrero:” L'Ulivo è disponibile come lo erano i partiti che l'hanno fondato a fare l'accordo con noi?” Il senso dell'intervista sta tutto in questo messaggio.
 
L'argomentazione di Ferrero è molto confusa. Da un lato afferma che “la Fds non vuole partecipare all'Ulivo ma costruire una nuova sinistra”. Dall'altro propone all'Ulivo di definire un programma comune di governo attraverso le cosiddette “primarie di programma”. Infine dichiara che “L'accordo con l'Ulivo per battere le destre vale a prescindere” dal programma e dalle stesse primarie di programma. Capisca chi può.
 
Ma se l'argomentazione è confusa, l'intento è molto chiaro. La Federazione della sinistra vuole un accordo “a prescindere” col centrosinistra per puntare alla soglia del 2% e al ritorno in Parlamento. L'accordo prevede necessariamente la convergenza della FDS sul candidato premier del Centrosinistra e la formale sottoscrizione del suo programma. L'accordo dunque investe necessariamente il rapporto col nuovo governo: non l'ingresso della FDS nell'esecutivo, che Bersani rifiuterebbe, ma un “leale” sostegno parlamentare al governo per la legislatura. Ciò che peraltro Grassi, Diliberto, Salvi e Patta- soci della FDS- esplicitano da tempo con minori scrupoli e pudore.
 
In sintesi: la FDS chiede al centrosinistra.. di poter sostenere il suo futuro governo antioperaio e imperialista con un proprio gruppo parlamentare. Come già aveva fatto il PRC nel 96/98 ( votando il lavoro interinale, i campi lager per i migranti, le finanziarie lacrime e sangue per “entrare in Europa”). E' questa la “svolta a sinistra” che Ferrero aveva promesso ai militanti del PRC?
 
Certo, il fatto che questa alleanza col centrosinistra venga rilanciata proprio nel momento della massima subordinazione del PD al programma dei banchieri( e del suo massimo coinvolgimento tangentizio), dimostra sicuramente che essa è davvero “a prescindere”:.. dalle ragioni dei lavoratori e della decenza.

IL SIGNIFICATO DEL “CASO CAFFO” LA NECESSITA' DI UNA CAMPAGNA NAZIONALE

La revoca del distacco sindacale a Mauro Caffo da parte della CGIL di Parma è un caso sindacale e politico grave, che riveste un significato generale.

Mauro Caffo è un militante della sezione di Parma del Partito Comunista dei lavoratori, molto attivo sia sul piano dell'impegno sindacale, sia sul terreno politico, con un ruolo molto attivo ad esempio - assieme a tutta la sezione del PCL - all'interno della mobilitazione cittadina contro la giunta Vignali per la sua cacciata. Mauro è dunque una figura pubblica, riconosciuta e riconoscibile, della vita sindacale e politica di Parma.

All'interno della CGIL il nostro compagno milita nella Rete 28 Aprile e nell'area di minoranza “La CGIL che vogliamo”, in opposizione aperta alla prospettiva neoconcertativa promossa dalla Segreteria nazionale della Confederazione e sostenuta dalla Segreteria locale della Camera del Lavoro. In occasione dell'ultimo Congresso, la categoria della Funzione Pubblica di Parma, dove la minoranza nazionale è risultata maggioritaria, ha deciso di dare un distacco sindacale a Mauro riconoscendogli il ruolo avuto nella battaglia congressuale e nelle lotte dei lavoratori. La locale Camera del Lavoro aveva osteggiato questa decisione, pur dovendola alla fine subire. Oggi ha voluto prendersi la sua “rivincita”. Ma ha scelto l'occasione più imbarazzante, e i metodi più inqualificabili.

Il Giro della cosiddetta “Padania” è la buffonata propagandista di un partito xenofobo, nemico dei lavoratori e dei loro diritti, vocato alla loro divisione, al soldo di padroni e padroncini del Nord. La contestazione di questa buffonata è un diritto e un dovere di ogni sindacalista fedele alle ragioni di unità e di solidarietà della propria classe, e a maggior ragione di ogni militante comunista.

Mauro Caffo ha pertanto partecipato alla contestazione del “giro”, al fianco di un settore di lavoratori e di popolo e in un clima di grande fermento antileghista: ciò che peraltro aveva indotto la stessa CGIL provinciale ad aderire formalmente alla protesta.

Durante l'iniziativa di protesta, si produce uno scontro tra lavoratori e militanti leghisti, in un confuso parapiglia cui partecipano polizia e carabinieri. Mauro e un carabiniere cadono incidentalmente insieme, come tutte le testimonianze riferiscono. Ma una parte della stampa cittadina e i partiti borghesi di Parma (di ogni colore) lanciano contro Mauro una campagna isterica di criminalizzazione. La Segreteria camerale della CGIL, invece di sostenere un dirigente del proprio sindacato dalla volgare campagna anticomunista e antisindacale, lo scarica pubblicamente: accusando Mauro di aver “danneggiato la pubblica reputazione della CGIL” (!!?) e chiedendo la revoca del suo distacco. La categoria della Funzione Pubblica- diretta dalla parte più moderata della minoranza interna- non regge purtroppo la pressione della Camera del Lavoro e capitola, ritirando a Mauro il distacco.

Il significato simbolico di tutto questo è inequivocabile. La stessa CGIL che sigla coi padroni il patto del 28 Giugno a favore delle deroghe al contratto nazionale di lavoro , punisce un suo sindacalista scomodo nel momento stesso in cui è sotto attacco del fronte reazionario e antioperaio. Una vergogna. Ma anche la misura della stretta interna contro il dissenso. E l'anticipazione delle logiche che si potrebbero scatenare all'interno della CGIl e del movimento operaio in un quadro futuro di concertazione consolidata, a seguito di un “nuovo” governo di centrosinistra o di unità nazionale.

Per questo la battaglia sul “caso Caffo” deve interessare tutti i militanti d'avanguardia e assumere una valenza generale.

A Parma, la riconoscibilità pubblica del nostro compagno, unita alla volgarità della campagna ai suoi danni, sta richiamando attorno a Mauro una vasta solidarietà. Innanzitutto tra i lavoratori, che l'hanno conosciuto e apprezzato in tanti anni di battaglie comuni. Ma anche all'interno della CGIL, a partire dalla FIOM , e nella stessa sinistra cittadina ( FDS). La stampa e i media locali peraltro stanno dando al caso molto risalto.

Parallelamente la vicenda ha fatto il suo primo ingresso nel commentario nazionale, con l'intervista odierna de Il Manifesto a Mauro, e una nota su Liberazione.
Ora è il momento di una campagna nazionale sul caso: con l'estensione nazionale della raccolta di firme già intrapresa a sostegno di Mauro. Una campagna rivolta a tutti, a partire dai militanti della CGIL che vogliono opporsi ad un abuso antidemocratico. I compagni e le compagne del PCL possono svolgere ovunque un ruolo utilissimo di diffusione dell'appello ( pubblicato su questo sito, assieme ad altri materiali relativi al caso).

Il 3 Ottobre si terrà a Parma un importante iniziativa pubblica sulla vicenda con la presenza dei compagni Franco Grisolia e Giorgio Cremaschi.

APPELLO: SOLIDARIETA’ AL COMPAGNO MAURO

SOLIDARIETA’ AL COMPAGNO MAURO

In merito a quanto successo in occasione del passagio del cosidetto “Giro della Padania”
nella nostra provincia, i firmatari di questo appello vogliono esprimere completa solidarietà
al compagno Mauro Caffo che con altri compagni stava protestando contro una gara
ciclistica che di sportivo non ha nulla e che la Lega Nord usa per diffondere il suo
populismo mentre a Roma è corresponsabile di una manovra finanziaria da macelleria
sociale che la stessa CGIL sta contrastando. Come firmatari siamo assolutamente contrari
al provvedimento di sospensione del distacco preso nei confronti del compagno Mauro
principalmente perché preannunciato a mezzo stampa precorrendo le stesse decisioni
della categoria ( F P ) e senza aver considerato a fondo quello che è realmente successo.
Consideriamo questa una operazione squisitamente politica che ha l’obbiettivo di
spegnere ogni voce dissonante interna alla CGIL. Non ci stiamo, chiediamo il ritiro del
provvedimento e invitiamo le delegate, i delegati, le iscritte, gli iscritti ad aderire a questo
appello
Parma, 13/09/11
I firmatari:
Ugo Bertinelli Dir. Prov. CGIL
Marco Cleri Dir. Prov. CGIL
Walter Aiello Dir. Prov. CGIL
Massimiliano Bocchi Dir. Prov. CGIL
Andrea Mozzoni Dir. Prov. FIOM-CGIL
Paolo Bettuzzi Dir. Prov. FIOM-CGIL
Marco Trapassi Dir. Prov. FISAC-CGIL
Roberta Roberti Dir. Prov. FLC
Enrico Sitta Dir Prov. FIOM-CGIL Latina
Michele Ziveri Iscritto FIOM-CGIL
Valeria Ghiso Dir- prov. e Reg. FLC-CGIL Savona
Rossella Porticati RSU FIOM PIAGGIO
Fabrizio Zinelli Iscritto FIOM-CGIL
Silvia Marisco Università degli studi di Torino
Massimo Cappelli RSU FLC/CGIL Torino
Mario Iavazzi Dir. Naz.le FP CGIL
Daniele Chiavelli Dir.Prov. FLC-CGIL
Alberto Giannini PRC di Parma
Anna Pierpaola Gallo Iscritta CGIL
Angela Recce Rsu fiom piaggio
Antonio Seu Dir. reg. Fisac/CGIL Puglia)
Antonio Grassedonio Direttivo Prov FLC CGIL Torino
Federico Oliveri Iscritto FLC
Pratesi Enzo Iscritto alla CGIL
Mirko Sighel Lavoratore
Fausto Grispo Dir prov FILCAMS CGIL
Francesco Caffarra Dir. Provinciale CGIL
Dario Rovelli Dir. prov. CGIL
Luca De Crescenzo Studente
Alda Colombera Dir FP CGIL Bergamo
Ilario Poloni Dir. Prov. CGILBergamo
Elisabetta Maria Falgares Dir. Prov. Fisac CGIL - Bologna
Achille Zasso Dir. Camera del Lavoro di Milano
Per adesioni scrivere a mrcwtsn@gmail.com

venerdì, settembre 16, 2011

“Funzionario scomodo della CGIL protesta contro la Lega” LICENZIATO

Il compagno della sezione di Parma del PCL Mauro Caffo che contestava l' assurda pagliacciata della Lega denominata "Giro della Padania", prima viene fermato e poi licenziato dalla CGIL
Sono il funzionario CGIL coinvolto nei tafferugli dello scorso 08 settembre a


Salsomaggiore. La mia vicenda, balzata agli onori della cronaca nazionale come un qualcosa di fuori dal comune, e che ha lasciato tutti basiti, ha creato un terremoto mediatico durato poche ore.

Come è noto la vicenda in sè per sé quasi banale, è stata riportata su quasi tutti i quotidiani nazionali. Perché? La risposta è semplice e scontata: Un funzionario della CGIL non può permettersi di esporsi in questo modo, ne

va l’immagine dell’organizzazione.

Fortunatamente la dinamica dei fatti accaduti quel pomeriggio, è molto chiara, anche grazie alle registrazioni video, facilmente reperibili anche su internet. Quel giorno insieme ad altri compagni ci siamo ritrovati per attuare un’azione pacifica di dissenso nei confronti di una manifestazione che aveva ben poco di sportivo e molto di mera propaganda politica, a tal proposito ci tengo a specificare che i partecipanti alla competizione sono vittime come tutti, ma anche complici, in quanto avevano comunque

la possibilità di rifiutarsi di partecipare. La protesta si stava risolvendo come nel più classico dei modi, come spesso avviene nelle manifestazioni non violente, quando un gruppo di persone non identificate, ha preso parte allo sgombro del presidio, e con insulti e violenza fisica, ha cominciato a creare disordine e tensione, sotto lo sguardo compiacente delle forze dell’ordine presenti, e reputate a mantenere l’ordine pubblico.

Tutto ciò è durato pochi, ma molto concitati attimi, sinchè mi sono sentito strattonare e sono caduto a terra, con un uomo dell’arma. Immediatamente dopo, senza nemmeno avere il tempo di realizzare ciò che era accaduto, mi sono ritrovato afferrato da due uomini in borghese che, senza essersi identificati, pretendevano di portarmi via.

Vengo strattonato e trattato come un pericoloso criminale, tutto ciò sotto l’occhio vigile delle telecamere e dei fotografi, con le conseguenze mediatiche e “politiche” a tutti note con grave compromissione della mia immagine, sia pubblica che privata. Ci tengo a specificare che attualmente a mio carico non esite alcuna imputazione, attendo a riguardo l’esito degli eventi, ed eventuali notifiche da parte degli organi preposti.

Quello che credo sia importante sottolineare in questa mia vicenda, e che spero faccia riflettere, è il comportamento adottato da parte della CGIL nei miei confronti. Come è noto, è stato immediatamente emanato un comunicato stampa in cui il sindacato si diceva completamente estraneo alla vicenda accaduta, tutto ciò senza nemmeno avermi dato la possibilità di chiarire l’accaduto, confrontandomi con i compagni per fornire la mia versione dei fatti.

Non ho alcun rimorso rispetto a quanto accaduto, in quanto penso sia palese che io non abbia colpe, ma come esponente di un sindacato, in special modo della CGIL la cui storia è di lotta attiva, per la difesa dei diritti dei lavoratori e come militante del Partito Comunista dei Lavoratori è per me un dovere nei confronti di chi, prima di me non ha esitato ad esporsi, a lottare anche a rischio di perdere la libertà e di trovarsi

isolato, intraprendere azioni che siano di rottura con il servilismo di chi invece di difendere i nostri diritti è schiavo e servo della classe dirigente ed economica di questo nostro povero e martoriato Paese. La mancanza di democrazia all’interno della CGIL è ormai evidente, la sudditanza di questo sindacato nei confronti delle scellerate azioni antisindacali di questo governo, (non ultimi gli articoli contro il diritto del lavoro

inseriti nella manovra economica appena varata) anch’esso ha contribuito a darmi la forza e il coraggio di intraprendere la mia azione. Si tenta in tutti i modi di mettere a tacere la voce del dissenso, di far finta che non esista, quando al contrario è sempre più forte e chiede una spaccatura nell’attuale sistema, e proprio ciò che è accaduto lo

scorso 8 settembre a Salsommaggiore in occasione dell’iniziativa di propaganda,

attuata dalla Lega Nord col “giro di padania” ha fornito l’occasione di portare alla luce un conflitto sociale, economico e politico che ormai da tempo cova all’interno della nostra società. Manifestazioni sportive organizzate con l’unico scopo di distogliere l’attenzione dalle condizioni socioeconomiche del nostro paese, per cercare di rilanciare l’immagine di un partito che negli ultimi 15 anni ha contribuito ad impoverire

il popolo italiano, sostenendo il governo Berlusconi, lanciando da sempre proclami razzisti e di divisione sociale, mi hanno dato l’occasione per far venire alla luce la voce di chi, ha ancora il coraggio di dire NO!!!!



Mauro Caffo



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COMUNICATO DELLA SEZIONE PCL DI PARMA
 
In merito alle contestazioni avvenute ieri in occasione della tappa


parmigiana del “Giro della Padania”, manifestazione sportiva organizzata

con il sostegno e l’appoggio della Lega Nord, il Partito Comunista dei

Lavoratori di Parma desidera esprime il suo appoggio e la sua solidarietà al

funzionario della CGIL che, suo malgrado, si è ritrovato coinvolto nei

tafferugli.

Il PCL sezione di Parma, si trova in totale disaccordo con la posizione

assunta dalla segreteria della locale sezione della CGIL. In un comunicato

diffuso in data odierna, dalla stessa organizzazione sindacale, si critica

apertamente il comportamento del funzionario, e se ne prendono le

distanze, senza, per altro, avere ancora accertato la dinamica reale dei

fatti, e dato modo al funzionario coinvolto di fornire la sua versione dei

fatti, come sarebbe opportuno accadesse.

Molti militanti del PCL erano presenti per sostenere la mobilitazione che

accompagnava l’evento sportivo (di chiara matrice politica), e già più volte

contestato, come testimoniano i fatti avvenuti nelle precedenti tappe e

già alla partenza della tappa con arrivo a Salsomaggiore. Purtroppo si è

messo l’accento su ciò che è accaduto ad un singolo individuo piuttosto

che analizzare i fatti nella loro interezza, ponendo particolare attenzione

alla gestione dell’ordine pubblico, permettendo a persone non

appartenenti a nessuna associazione o partito politico, di creare occasioni

di disordine pubblico, che hanno poi coinvolto anche chi era intervenuto

per manifestare pacificamente il proprio dissenso, in un clima di assoluta

non violenza.

Ci auguriamo che la segreteria della locale sezione della CGIL svolga al più

presto un’indagine approfondita atta a verificare con attenzione

l’accaduto, dando a tutti i soggetti coinvolti la possibilità di fornire una

dettagliata descrizione dei fatti, anche avvalendosi delle registrazioni

video, in cui appaiono palesi le azioni di contestazioni di frange di

provocatori infiltratesi tra i manifestanti, e non prontamente isolate dalle

forze dell’ordine presenti, reputate a mantenere l’ordine pubblico.





Partito Comunista dei Lavoratori Parma





A FIANCO DEGLI OPERAI DELLA IRISBUS E DELLA LORO LOTTA

La decisione della Fiat di chiudere la Irisbus è socialmente criminale: nei confronti dei lavoratori e del territorio irpino.
Il Partito Comunista dei lavoratori esprime pieno sostegno agli operai della Irisbus e alla loro lotta.

Com'era prevedibile il negoziato con la Fiat e col governo è finito in un vicolo cieco. La Fiat vuole chiudere Irisbus dentro un piano più generale di ridimensionamento della sua presenza in Italia: come dimostra la chiusura di Termini Imerese e degli stabilimenti di Modena, nonché la ritirata annunciata a Mirafiori. Quanto al governo, è impegnato ad abbattere la spesa pubblica, nazionale locale, e dunque le risorse utili per le commesse di autobus.

A questo punto solo la lotta radicale degli operai della Irisbus e la sua propagazione può fermare l'attacco al lavoro. La decisione degli operai della Irisbus di occupare di fatto gli stabilimenti è esemplare. La loro lotta deve diventare un riferimento nazionale. Tutte le organizzazioni dei lavoratori, politiche e sindacali, davvero solidali con questa lotta, debbono lavorare ad estenderla a tutte le fabbriche interessate a dismissioni e chiusure. Solo se la lotta Irisbus diventa un caso serio di ordine pubblico, sarà possibile ottenere risultati e salvare il lavoro. Gli operai possono vincere solo se uniti, e molto dipenderà dalle loro direzioni.

mercoledì, settembre 14, 2011

SCONTRI ALLA CAMERA: PCL E FERRANDO IN PRIMA LINEA



FONTE: Uniroma.tv

ANNULLAMENTO DEL DEBITO E RIVOLUZIONE SOCIALE

Solo l'annullamento del debito pubblico verso le banche può liberare la società italiana e le giovani generazioni.

Le banche sono responsabili del debito pubblico: perchè i bilanci pubblici sono stati dissestati prima dalla ventennale detassazione di banche e imprese, poi dal soccorso pubblico alle banche. Perchè mai i lavoratori e i giovani dovrebbero continuare a pagare di tasca propria un debito costruito contro di loro?

Governo e “opposizioni” vogliono rassicurare le banche. Le sinistre debbono rassicurare i lavoratori DALLE banche e DAL padronato. C'è un solo modo per farlo: imporre l'annullamento del debito pubblico verso i banchieri e nazionalizzare le banche senza indennizzo per i grandi azionisti. Lo può fare solo un governo dei lavoratori, su un programma di rottura col capitalismo. Ciò che richiede una rivoluzione sociale.

Questa è la posizione che il PCL porterà all'assemblea nazionale del 1 Ottobre a Roma.

venerdì, settembre 09, 2011

E' NATO DI FATTO IL GOVERNO BERLUSCONI-NAPOLITANO

Mentre lo sciopero generale di milioni di lavoratori ha sfiduciato Berlusconi e la sua manovra, Giorgio Napolitano si presenta come il garante dei sacrifici sociali a vantaggio delle banche e dello stesso governo: sino al punto di chiedere e ottenere un ulteriore appesantimento antipopolare della manovra e il suo varo immediato, a scapito delle stesse prerogative parlamentari.
Il Presidente della Repubblica è di fatto il presidente dei banchieri. Il governo Berlusconi è oggi di fatto il governo Berlusconi - Napolitano.

sabato, settembre 03, 2011

BEPPE GRILLO E “I SACRIFICI” LA CRISI CAPITALISTA DENUDA IL GRILLISMO

Sono passati tre mesi dal successo elettorale del grillismo: presentatosi come “la vera alternativa”, e soprattutto così percepito da un pezzo di giovane generazione, giustamente nauseato dalle politiche bipartisan, e alla ricerca di un riferimento “antisistema”.

Eppure sembrano passati tre anni. La nuova precipitazione della crisi economica e sociale del capitalismo internazionale, e l'esplosione della crisi finanziaria in Italia, hanno relegato Beppe Grillo al silenzio. Non si tratta di un effetto mediatico. Si tratta di qualcosa di più profondo: l'emergere, di fronte all'enormità della crisi, del carattere minimalistico ed evanescente del programma stesso del grillismo. Che non ha nulla da dire sulla crisi sociale. E quel che dice è clamorosamente subalterno alla politica dominante.

GRILLO: “TUTTI I CITTADINI DEVONO FARE I SACRIFICI”

La riprova di questo si ha guardando la proposta di Beppe Grillo sulla manovra economica, depositata sul suo celebre sito ( 20 agosto).
L'impostazione critica di Grillo verso la manovra del governo è molto semplice :” I cittadini fanno i sacrifici. I parlamentari decidono i sacrifici. I parlamentari non fanno sacrifici”. Occorre cambiare le regole, protesta Grillo : “ Tutti i cittadini devono fare i sacrifici. I cittadini decidono i sacrifici. I parlamentari debbono fare i sacrifici”. E dopo aver impostato così le cose, il programma di Beppe fa un lungo elenco di sacrifici da chiedere ai “politici” ( dimezzamento del numero, rinuncia ai vitalizi, abolizione delle doppie o triple pensioni ecc. ecc.). Tutto qui? Si, tutto qui. Al punto che Grillo stesso rivela che sono giunti al sito 500 messaggi di sostenitori scontenti che avanzano molte proposte aggiuntive: tra cui principalmente- è sempre Grillo che lo rivela- la tassazione dei beni ecclesiastici e il “default immediato”. Grillo abbozza, fa un sommario delle proposte aggiuntive, dice che le sottoporrà a referendum via Web, conclude che la proposta definitiva sarà inviata.. ai parlamentari,sperando che ne tengano conto.

Questo scenario racchiude in sé tutti gli equivoci del grillismo, svelandone la natura truffaldina.

POLITICI CONDANNATI, CAPITALISMO ASSOLTO

l male sta nei “Politici” ( italiani), la soluzione sta nei sacrifici dei “Politici” . Questa è la proposta del grillismo di fronte alla più grande crisi del capitalismo mondiale degli ultimi 80 anni. Ciò che colpisce non è solo la totale inconsistenza dell'approccio, o la sua grettezza provinciale. E neppure il fatto che tra le tante proposte di merito sui privilegi istituzionali sia assente quella più elementare e democratica: la riduzione dello stipendio di un parlamentare a quello medio di un impiegato. Ciò che colpisce è l'assoluzione silenziosa della società capitalista, proprio nel momento del suo massimo disfacimento, immoralità, irrazionalità.

I privilegi intollerabili dei parlamentari non sono la negazione della buona società civile, da cui chiamare la buona società a liberarsi. I privilegi dei parlamentari sono il riflesso in ultima analisi dei privilegi sociali di quelle classi che il Parlamento e Governi difendono: i capitalisti, i banchieri, i rentiers, e tutta la corte sociale che gravita attorno ad essi ( manager, grandi azionisti, giocatori di Borsa..). E' la classe che vive di profitto e di rendita. E' la classe che vive di sfruttamento e rapina. E' la classe che ha ridotto l'economia del mondo ( e dell'Italia) a un gigantesco Casinò, in cui una piccola minoranza di faccendieri d'azzardo si disputa quotidianamente sul tavolo di gioco lavoro, pensioni, stipendi della maggioranza della società.
E' un caso che questa classe paghi i partiti dominanti, sia con regolari donazioni, sia con mazzette bipartisan? Gli stessi stipendi dorati dei parlamentari- non solo in Italia- sono un investimento di garanzia nella loro fedeltà. E l'investimento è sicuramente ben riposto.

Cosa accade oggi? Accade che questo gigantesco casinò che si chiama capitalismo mondiale è in crisi rovinosa. E così le classi dominanti di tutto il mondo si appellano ai propri governi e ai propri parlamentari, perchè impongano ( enormi) “sacrifici” alla maggioranza della società. A quella stessa maggioranza che paga da trentanni le rapine dei capitalisti e dei banchieri, sotto i governi di ogni colore.

GRILLO SI SUBORDINA ALLA RAPINA DEI BANCHIERI

Ma se è così, dire- come Grillo- “tutti i cittadini debbono fare i sacrifici” non significa forse subordinarsi alla rapina dei banchieri? Altro che alternativa antisistema. E' esattamente l'accettazione del sistema. E per di più dei gravami della sua crisi sulle condizioni della povera gente. Perchè un operaio, un precario, un disoccupato, oppure un impiegato, un insegnante, un pensionato, dovrebbe continuare a fare “sacrifici” per consentire allo Stato di pagare ogni anno 80 miliardi di interessi ai banchieri detentori di Titoli di Stato? Cioè a quegli stessi banchieri che ogni giorno, da trentanni, chiedono tagli a stipendi, istruzione, sanità, pensioni? Eppure questo è il senso della manovra del governo Berlusconi e delle manovre “lacrime e sangue” di tutti i governi al mondo. Questa è la logica su cui convergono in tutto il mondo le cosiddette “opposizioni”. Non sapevamo che anche Grillo si fosse allineato al coro. Ora lo sappiamo.

Il fatto di aggiungere che “i sacrifici li devono fare anche i Parlamentari”, non sposta di una virgola il problema. Perchè un conto è rivendicare l'abbattimento dei privilegi intollerabili dei parlamentari dentro un programma e una prospettiva anticapitalista e antisistema che parta dal rifiuto dei “sacrifici” popolari. ( E' quello che noi facciamo). Cosa opposta è dire che “anche i parlamentari” debbono fare i sacrifici, “come tutti i cittadini”. Questa è semplicemente una truffa. E per di più subalterna proprio alla truffa propagandista oggi in voga per far digerire i “sacrifici” alla povera gente. E' un caso che le richiesta di “sacrifici anche per i parlamentari e i politici” sia oggi così diffusa nei circoli dominanti e sulla loro stampa? No, non è un caso. I partiti parlamentari si rendono conto che rischiano la rivolta sociale se nel momento in cui chiedono nuovi sacrifici ai lavoratori non danno una spuntatina ai propri privilegi. Confindustria e banche sanno che per far ingoiare i sacrifici alla povera gente, nel proprio interesse di classe, è bene che i (propri) parlamentari facciano un po' di dieta. In un caso come nell'altro, il tema dei “sacrifici della politica” è solo il bordo di zucchero su un calice amaro offerto agli sfruttati. In altri termini un inganno sociale. Non sapevamo che Grillo, a modo suo, si subordinasse di fatto a questo inganno. Ora lo sappiamo.

Se a questo si aggiunge l'invio della proposta dei “sacrifici dei Parlamentari”.. agli stessi Parlamentari che dovrebbero “sacrificarsi”- tramite letterina o via web- ci pare davvero superfluo il commento. I destinatari della missiva rideranno di gusto. Evidentemente un soggetto politico come il grillismo che rifiuta ogni forma di lotta di massa, nei luoghi di lavoro, nelle strade, nelle piazze, pensa di surrogare tutto questo con la potenza del web. Sino a rendere pura letteratura dell'impotenza e dell'illusione, le sue stesse proposte già di per sé subalterne. Un soggetto presentatosi come “alternativa radicale” si riduce a postino verso il potere. Ma questo non significa prendere in giro le aspettative e domande, infinitamente più serie,di tanti suoi sostenitori?

PER UNA ALTERNATIVA ANTICAPITALISTA

In conclusione. Di fronte alla grande crisi che investe la società del mondo, il grillismo è nudo.
Lo schifo autentico per la politica dominante ( bipartisan), l'ansia di un alternativa vera e di una vera democrazia, da parte di tanti sostenitori del Movimento a 5 stelle, non devono essere abbandonati nelle mani di un comico guru e di una meteora elettoralista. Meritano la risposta seria di un programma anticapitalista, di un'organizzazione socialmente radicata che lo persegua, di una prospettiva reale di rivoluzione. Che liberi l'Italia della dittatura degli industriali, dei banchieri, del Vaticano, e quindi dei loro partiti. Che rivendichi l'abolizione del debito pubblico verso le banche, e la loro nazionalizzazione sotto controllo sociale; la soppressione di tutti i privilegi clericali e istituzionali; il potere reale della maggioranza della società nel governo del proprio destino . In altri termini: un governo dei lavoratori come leva di un'autentica rifondazione dell'intero ordine della società.

E' questa la ragione del Partito Comunista dei Lavoratori.

MISURE “ANTI EVASIONE": TRUFFA DEL GOVERNO, SILENZIO DELLE “OPPOSIZIONI”

Colpisce il dibattito pubblico sulle cosiddette misure “anti evasione” di Tremonti.

La preoccupazione dell' “opposizione” parlamentare è che le misure siano insufficienti a “garantire i saldi”: cioè a garantire le banche che gli interessi sul debito saranno loro pagati. Come se il pagamento degli strozzini ( a scapito dei lavoratori) fosse il Primo Comandamento.

L'opposizione di classe muove da una ragione opposta: le misure indicate sono acqua fresca contro l'”evasione”. Sono pura cortina fumogena per far digerire alle masse sacrifici sociali insopportabili. E' lo stesso governo che lo confessa: quando prevede, nel migliore dei casi, l' introito aggiuntivo di un paio di miliardi a fronte di un evasione complessiva di 120 miliardi annui.

La verità è che lo Stato non solo ha fallito contro l'evasione del capitale- nella prima e nella seconda Repubblica- ma ne è stato il custode. Solo la nazionalizzazione delle banche, l'abolizione del segreto bancario, l'accesso dei lavoratori ai libri contabili delle aziende, un controllo operaio e popolare su redditi e patrimoni, possono tagliare le radici dell'evasione vera. Solo un governo dei lavoratori potrà realizzare queste misure di svolta.

venerdì, settembre 02, 2011

GLI OPERAI DELLA IRISBUS OCCUPANO LA FABBRICA IL PCL DAVANTI AI CANCELLI

I 700 operai Irisbus hanno votato in Assemblea la occupazione della fabbrica. L'appello alla “virtù della prudenza” lanciato da De Mita è fallito.
 
La trattativa intrapresa il 30/31 Agosto a Roma in presenza del Ministro Romani è finita su un binario morto. Il ministro aveva proposto alle parti uno stallo di due mesi, lasciando in realtà alla Fiat le mani libere per procedere alla vendita dello stabilimento. I lavoratori hanno respinto questa cosiddetta “mediazione”. La Fiom e le rappresentanze sindacali aziendali hanno avallato la posizione dei lavoratori. Da qui l'occupazione della fabbrica: una ipotesi che circolava da tempo tra gli operai e che il PCL aveva sin dall'inizio sostenuto.
 
L'occupazione ha subito mosso le acque. Una parte della stampa borghese nazionale ha riferito il fatto con “preoccupazione”. Il ministro Romani si è affrettato a dichiarare il proprio “rammarico” per la mancata accettazione della “mediazione”. Appellandosi ai sindacati nazionali “ perchè evitino il prodursi di situazioni estreme irrecuperabili”, e confidando sul loro “ruolo positivo”. “Garantisco per la salvaguardia del sito produttivo e dei redditi dei lavoratori”, ha aggiunto il ministro.
 
Ma proprio questa dichiarazione rivela la truffa : il governo accetta la vendita della Irisbus, e in cambio “assicura” a parole i lavoratori che non saranno lasciati su una strada. E' la stessa promessa ingannevole che era stata fatta due anni fa agli operai Fiat di Termini Imerese. I lavoratori Irisbus non sembrano disposti a subire l'inganno: la fabbrica deve rimanere, senza alcuna svendita, a garanzia del lavoro, dell'indotto, del territorio.
 
Il 7 Settembre scenderanno alla Irisbus occupata quelle  segreterie nazionali dei sindacati, cui Romani si è appellato. Alla assemblea generale dei lavoratori sarà presente Marco Ferrando, portavoce nazionale del PCL.
 
La posizione del PCL è chiara. Non solo va sostenuta senza riserve, e senza retromarce, la occupazione della fabbrica. Ma questa scelta di lotta può e deve essere estesa a centinaia di altre situazioni analoghe. La generalizzazione dell'occupazione delle aziende che licenziano, che dismettono, che attaccano la occupazione e i diritti sindacali, deve diventare uno dei motori della mobilitazione straordinaria d'Autunno contro governo e padronato. E l'unica via per ottenere risultati, e aprire la via di una vera alternativa.

NON PUO' FINIRE QUI. PER UNA LOTTA VERA CHE VADA SINO IN FONDO ! SE NE VADANO TUTTI, GOVERNINO I LAVORATORI !


Lo sciopero di oggi contro la macelleria sociale di Berlusconi-Tremonti-Bossi non può ridursi a
un atto rituale. Né può rimuovere il bilancio delle scelte dei vertici CGIL.

GOVERNO DI BANDITI, “OPPOSIZIONI” COMPLICI

L'operazione del governo- spalleggiata da Confindustria, banche, CISL, UIL- è semplicemente
infame. Un governo di faccendieri ed evasori scarica la più imponente manovra economica del
dopoguerra sul lavoro dipendente: a vantaggio degli industriali ( Art.8), dei banchieri( tagli
pesanti su pubblico impiego, pensioni, servizi), del Vaticano ( i cui privilegi scandalosi restano
intatti).
Tutto ciò è avvenuto con l'avallo delle “opposizioni”. Che hanno prima consentito la manovra
di Luglio in 3 giorni. Poi hanno accettato l'anticipazione del pareggio di bilancio e il suo
inserimento in Costituzione. Infine hanno addirittura presentato “emendamenti” che in
qualche caso aggravano l'attacco sociale: il PD propone privatizzazioni per 25 miliardi, alla
faccia del referendum di giugno; la UDC un attacco ancor più pesante alle pensioni dei
lavoratori. La verità è che PD e UDC stanno dalla parte degli industriali e dei banchieri nel cui
nome vogliono tornare a governare!

LE SCELTE GRAVISSIME DI SUSANNA CAMUSSO:DIMISSIONI!

E la CGIL? Gli accordi firmati da Susanna Camusso con Confindustria, banche, CISL,UIL,
prima a favore della derogabilità dei contratti nazionali( 28 Giugno), poi a favore
dell'anticipazione e costituzionalizzazione del pareggio di bilancio( 4 Agosto), sono di una
gravità inaudita. Sia in sé. Sia perchè hanno spianato la strada all'attuale macelleria di ragioni
sociali e diritti. Sia perchè hanno rappresentato il segnale di futura disponibilità della Cgil ai
“sacrifici” in occasione di un eventuale ricambio politico di Governo. Il fatto di essere stata
usata e poi scaricata da Marcegaglia, non assolve (semmai aggrava) le responsabilità
politiche dell'attuale segreteria della Cgil. Che va chiamata alle dimissioni.

PER UNA SVOLTA DI LOTTA, UNITARIA E RADICALE

Tanto più oggi occorre una svolta vera del movimento operaio e sindacale: di metodi,
programma, direzione.
Ogni concertazione col padronato è fallita. Al tempo stesso non si regge l'urto drammatico
della crisi capitalista e dell'offensiva del governo senza contrapporre la forza alla forza. Senza
mettere in campo una radicalità uguale e contraria. Senza rompere con tutti i partiti padronali
unendo il movimento operaio attorno ad un proprio programma indipendente di vera svolta.
Solo una sollevazione sociale di massa può sbarrare la strada al governo, strappare risultati,
aprire la via di un'alternativa vera. Solo un programma anticapitalista che punti ad un
governo dei lavoratori, e ad un 'Europa dei lavoratori, può incarnare questa alternativa.

BLOCCARE L'ITALIA, ASSEDIARE I PALAZZI, CACCIARE IL GOVERNO

Lo sciopero di oggi sia solo il punto di partenza. Occorre puntare a bloccare l'Italia sino al
ritiro della manovra. Occupare le aziende che licenziano. Preparare uno sciopero generale
prolungato, su una piattaforma di lotta unificante. Contestare in tutta Italia i sindacati
padronali di Cisl e Uil. Costruire una marcia nazionale, operaia e popolare, su Palazzo Chigi e
Parlamento, che assedi i palazzi del potere sino alla loro resa. Ad attacco straordinario,
risposta straordinaria!

NON UN EURO AI BANCHIERI! GIU' LE MANI DAL LAVORO!

Lo stesso vale sul programma. Vogliono spogliare il lavoro per pagare gli interessi ai
banchieri. E' ora di spogliare i banchieri per salvare il lavoro.
Si rifiuti il pagamento del debito pubblico alle banche, strumento di rapina. Si nazionalizzino
le banche, senza indennizzo per i grandi azionisti, sotto controllo dei lavoratori. Si investano
le enormi risorse così liberate in un grande piano del lavoro per la rinascita sociale di servizi,
sanità, istruzione. Si distribuisca tra tutti il lavoro, con la riduzione dell'orario a parità di paga,
in modo che nessuno ne sia privato.
Si abroghino tutte le leggi di precarizzazione del lavoro, si blocchino i licenziamenti, si
nazionalizzino, senza indennizzo e sotto controllo dei lavoratori, tutte le aziende che
licenziano, calpestano i diritti, ignorano la sicurezza dei lavoratori.
Si abbattano gli scandalosi privilegi Vaticani, i veri lussi della “casta” parlamentare, le enormi
spese militari. Si colpisca davvero l'evasione fiscale con l'abolizione del segreto bancario e il
controllo operaio e popolare su redditi e patrimoni: per finanziare un salario sociale ai
disoccupati che cercano lavoro, ritornare alla previdenza pubblica a ripartizione, estendere le
protezioni sociali.
Si lotti per un governo dei lavoratori, basato unicamente sulle loro ragioni e sulla loro forza :
l'unico governo che possa realizzare queste misure di svolta.

PER LA SINISTRA CHE NON TRADISCE

Questo programma è “troppo” radicale? No. E' tanto radicale quanto radicale è l'offensiva dei
padroni. In compenso è l'unico che indichi una via d'uscita da questo sistema capitalista: che
è interamente fallito, non è riformabile, non ha più nulla da offrire se non disperazione e
miseria. In Italia e nel mondo.
Ricondurre ogni lotta parziale a questa prospettiva generale di rivoluzione è l'unica risposta
vera all'offensiva in atto.
Questa è e sarà la linea di intervento, in ogni lotta, del Partito Comunista dei Lavoratori(PCL):

“la sinistra che non tradisce”.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

ASSALTO AL LAVORO PER GARANTIRE BANCHIERI E INDUSTRIALI

Una manovra estiva complessiva di 104 miliardi- la più pesante della storia repubblicana- viene scaricata sul lavoro, a vantaggio di industriali, banchieri, Vaticano. Con la complicità diretta di Bonanni e delle “opposizioni” parlamentari.
 
Ai capitalisti si offre il cadavere dello Statuto dei lavoratori e la libertà di licenziamento. Ai banchieri, italiani ed europei, si offre l'attacco frontale al pubblico impiego, la distruzione di fatto delle pensioni di anzianità, la macelleria dei servizi sociali sul territorio. Al Vaticano si garantisce l'assoluta intangibilità di privilegi scandalosi.
 
Solo un'autentica rivolta sociale può sbarrare la strada a tutto questo. Lo sciopero generale del 6 Settembre non può limitarsi ad un atto di testimonianza, per salvare la faccia alla Segreteria CGIL. Dev'essere l'inizio di una lotta radicale e ininterrotta, di uno sciopero generale prolungato sino al ritiro della manovra, di un assedio di massa a Palazzo Chigi e Parlamento sino alla loro resa.
 
Il PCL porterà in tutte le manifestazioni dell'opposizione di massa le parole d'ordine : ” Non un euro ai banchieri, giù le mani dal lavoro, se ne vadano tutti, governino i lavoratori”