giovedì, luglio 28, 2011

NO ALLA GRANDE INTESA CONFINDUSTRIA- ABI-CISL-CGIL

La cappa di piombo della grande concertazione inizia a calare sul movimento operaio italiano e su tutti i movimenti sociali, in funzione di un ricambio politico confindustriale.
 
La clamorosa dichiarazione comune di Confindustria, Associazione banchieri, Cisl, Cgil, sull'”emergenza economica nazionale” è al riguardo eloquente. Dopo una manovra finanziaria di macelleria sociale, industriali e banchieri chiedono “maggiore rigore” ( contro i lavoratori) e “maggiore sviluppo” ( più risorse pubbliche per i propri profitti privati). E la Cgil, dopo aver sottoscritto con Confindustria un accordo restrittivo dei diritti sindacali, tra gli applausi di tutta la stampa padronale, replica oggi con un secondo Sì a Confindustria e banche sulla necessità dei “sacrifici”.
 
La valenza politica della dichiarazione comune è fin troppo scoperta. Di fronte all'aggravarsi della crisi finanziaria e della crisi del berlusconismo, la grande borghesia italiana accentua la sfiducia verso il governo e cerca di predisporre una soluzione politica alternativa, protetta da una larga concertazione sindacale: l'unica soluzione capace di imporre ai lavoratori una nuova più pesante stagione di austerità. La burocrazia Cgil, firmando la dichiarazione, ha detto Sì a questa prospettiva politica. Che essa assuma i caratteri di un governo di “unità nazionale” o di un nuovo governo confindustriale di centrosinistra, poco importa: la Cgil fa sapere al padronato che in ogni caso si “assumerà le proprie responsabilità”.. verso il capitalismo italiano.
 
Lo scontro sociale e politico in autunno conoscerà dunque  un ulteriore salto di qualità. Tutti i fattori di crisi sembrano congiungersi: crisi finanziaria, crisi sociale, crisi politica ed istituzionale, bancarotta “morale” delle classi dirigenti e dei loro principali partiti. E' necessario che il movimento operaio e i movimenti sociali preparino una risposta all'altezza del nuovo scenario.
 
La battaglia nei luoghi di lavoro per il No all'accordo del 28 Giugno è un passaggio importantissimo. Ma va investita in un salto radicale di mobilitazione di massa, e in un programma apertamente anticapitalistico . Solo una svolta unitaria e radicale della mobilitazione può spazzare via Berlusconi, sbarrare la via della concertazione, preparare dal basso un nuovo scenario politico. “Contro rapina e malaffare, sollevazione popolare” gridava il PCL nella manifestazione nazionale di Genova del 23 Luglio. E' e sarà la nostra linea di massa di Autunno.

UNITA' NAZIONALE MILITARE

La stessa unità nazionale che avvolge PDL e PD in fatto di malaffare e obbedienza ai banchieri, trova puntuale conferma nel voto congiunto alle missioni di guerra e nella celebrazione ipocrita delle loro vittime. Il PD resta, oggi come ieri, un inossidabile partito atlantista. Il futuro probabile governo di centrosinistra non solo manterrà tutti gli impegni di guerra del capitalismo italiano, ma consoliderà ulteriormente la collocazione atlantista del Paese. Come possono Vendola e Ferrero continuare a inseguire un patto di governo col PD, senza contraddire ancora una volta la domanda di svolta della loro base persino sul terreno elementare del No alla guerra?

mercoledì, luglio 27, 2011

SILENZIO GENERALE SUGLI SCANDALI VATICANI. DOVE SONO VENDOLA, DI PIETRO E GRILLO?

Negli ultimi giorni, la stampa borghese si è ampiamente concentrata sul tradizionale malaffare politico bipartisan: l'infinita girandola di mazzette, truffe, ruberie, mercimonio di incarichi pubblici, che percorre tutti gli anfratti della seconda repubblica, dell'apparato statale, dei principali partiti borghesi ( dal PDL al PD).
Anche per questo colpisce il parallelo silenzio che, con pochissime e imbarazzate eccezioni, avvolge gli scandali del Vaticano. Eppure emergono alla luce del sole, proprio in questi giorni, fatti clamorosi di criminalità clericale.

Non parliamo dell'ampio coinvolgimento degli interessi vaticani nelle speculazioni immobiliari della cricca di Balducci, Verdini attorno al business della “Protezione civile” e dei cosiddetti “grandi eventi”. Né parliamo della continuità dello scandalo internazionale della “pedofilia”, che pur vede oggi una clamorosa rottura diplomatica tra lo Stato irlandese e il Vaticano, ufficialmente accusato di coprire, tuttora, pratiche di stupri contro bambini. Parliamo invece di vicende forse meno appariscenti ma di certo non meno eloquenti.

Parliamo ad esempio della bancarotta dell'impero di Don Verzè, grande confessore del Cavaliere Berlusconi, ma beneficiato dalle regalie di denaro pubblico da parte di tutti i governi e tutte le amministrazioni locali ( da Formigoni a Vendola): un impero gigantesco, prosperato grazie al sostegno della finanza cattolica, beneficiato dal più impermeabile segreto contabile, e infine seppellito dal crollo del suo ambizioso grattacielo finanziario. Non è cosa da poco, persino dal punto di vista politico: dopo il tramonto del banchiere Geronzi, è il più duro colpo ricevuto dal giro capitalistico berlusconiano, e dunque un pezzo del declino del berlusconismo. Eppure,la notizia ha occupato lo spazio di un giorno, subito inghiottita dalla generale indifferenza. Neanche il suicidio del principale fiduciario di Don Verzè ( addirittura taciuto dall'Osservatore Romano) ha rotto l'incantesimo del silenzio. Lavoratori , contribuenti, piccoli risparmiatori non hanno diritto di sapere in quale giro di speculazioni e malaffare sono finiti i loro soldi ( si tratta cumulativamente di miliardi), girati gentilmente a Don Verzè da governi, banche, pubbliche amministrazioni di centrosinistra e centrodestra?

Ma il fatto più clamoroso è un altro. Riguarda la famosa scomparsa di Manuela Orlandi. La Stampa di Torino del 24/7 riporta l'intervista di un vecchio esponente di primo piano della banda criminale della Magliana ( Antonio Mancini) che per la prima volta rivela pubblicamente la complicità del Vaticano con la banda. Afferma che la banda aveva prestato ingenti somme al Vaticano, attraverso il Banco Ambrosiano di Calvi, e che poi queste somme non erano rientrate. Da qui il rapimento della Orlandi, figlia di un alto funzionario vaticano: una forma estrema di pressione e ricatto della banda per avere indietro dallo IOR ( banca vaticana, nota lavanderia di denaro sporco) i soldi dovuti ( 20 miliardi di lire). Questo prolungato braccio di ferro fu risolto dalla mediazione di Renato De Pedis, uno dei capi dalla banda, che ottenne dalla Chiesa, in cambio della cessata ostilità, la promessa della propria sepoltura nel sontuoso e riservatissimo cimitero vaticano di Sant' Apollinare. Dove in effetti il delinquente oggi riposa, in singolare compagnia dei “santi” e dei Papi.

Non è clamorosa questa rivelazione? Non scoperchia finalmente uno dei principali misteri irrisolti della cronaca nera italiana? I familiari di Manuela Orlandi non hanno diritto di conoscere le responsabilità e collusioni di alto livello che prima hanno condannato a ( probabilissima) morte la povera Manuela, e poi hanno segretato la inconfessabile verità del delitto?

Eppure regna sul caso una straordinaria riservatezza. Non solo giornalistica ma politica. Il Vaticano e i suoi crimini restano un tabù della politica italiana. Non solo di quella borghese. Ma anche della politica della “sinistra”. E persino del tradizionale giustizialismo. Il devoto Di Pietro, così fecondo in fatto di denuncia del malaffare ( tranne quello che riguarda la IDV e la sua storia), tace ermeticamente sugli scandali vaticani. Come Nichi Vendola, sa bene che la benedizione di Oltretevere è decisiva per una buona carriera ministeriale. Ma persino il vulcanico Grillo- che pur non sembra ambire a ministeri- si arresta di fronte alla frontiera vaticana: essendo “oltre” la divisione tra destra e sinistra, ha deciso anche di essere “oltre” il vecchio confine tra laicità e clericalismo, e addirittura tra verità e omertà? Oppure teme più semplicemente di avventurarsi su un terreno troppo “imprudente” per le fortune elettorali del suo movimento?

Nei fatti si conferma una realtà inconfutabile: solo i comunisti rivoluzionari, proprio in quanto anticapitalisti , possono sviluppare una opposizione coerente al Vaticano, al capitalismo clericale, ai suoi crimini ( finanziari e comuni), senza alcuna paura e reverenza ipocrita.

venerdì, luglio 22, 2011

LA SECONDA REPUBBLICA E' FALLITA. SE NE VADANO TUTTI!

Rapina sociale e corruzione pubblica segnano la vera unità nazionale. Gli stessi partiti dominanti ( PDL e PD) che hanno varato o avallato- per conto dei banchieri- la più grande operazione di macelleria sociale degli ultimi 20 anni contro lavoratori, giovani, pensionati, sono attraversati da un malaffare disgustoso, che coinvolge con progressione dilagante le loro ramificazioni centrali e periferiche, sino a lambire i massimi livelli di direzione ( ministeri, segreterie di partito, rappresentanze parlamentari).
 
L'indignazione popolare è enorme. Le stesse classi dirigenti temono che esploda: e per questo si prodigano in mille modi o per  confinarla sui binari dello sfogatoio web, o per limitarla alla pura protesta “anticasta”, o per indirizzarla a favore delle Procure ( Di Pietro). In ogni caso per disinnescarla. E per subordinarla alle convenienze elettorali  o alle lotte di potere delle rispettive scuderie.
 
Il PCL si batte per una prospettiva opposta. Quella di un'autentica esplosione sociale, di massa e di piazza, per liberare l'Italia dalle sue classi dirigenti: industriali, banchieri, poteri Vaticani, e tutti i loro governi e i loro partiti. La seconda Repubblica è fallita. Il capitalismo è fallito. Solo la classe operaia, ponendosi alla testa dell'indignazione popolare e della domanda di svolta della giovane generazione, può fare davvero pulizia pulita di sfruttamento, corruzione, privilegi intollerabili.
 
Solo un governo dei lavoratori può ripulire l'Italia.
 
Preparare un vero sciopero generale prolungato sino al ritiro della manovra economica di rapina. Promuovere una marcia nazionale, operaia e popolare, su Palazzo Chigi e sul Parlamento, con la parola d'ordine “ Se ne vadano tutti, governo a chi lavora”. Porre all'ordine del giorno l'abolizione del debito pubblico verso le banche, la loro nazionalizzazione sotto controllo sociale, l'investimento delle immense risorse così risparmiate nella difesa e sviluppo di tutti i beni comuni ( lavoro, ambiente, sanità,istruzione, pensioni)...
Queste sono le necessità straordinarie imposte dalla profondità della crisi italiana ( sociale, politica, istituzionale). Il PCL si batterà per esse in ogni sede: sindacale, politica, di movimento

IL PCL ALLA MANIFESTAZIONE DI GENOVA DI SABATO 23/7

Il PCL parteciperà con un proprio spezzone alla manifestazione nazionale del 23 Luglio a Genova, a conclusione del decennale del G8. Parteciperemo con una proposta di piena autonomia di tutti i movimenti da ogni scenario di “nuovo” centrosinistra. E dunque con una proposta di rottura con quelle “opposizioni” parlamentari che in questi giorni hanno consentito a Berlusconi la più pesante operazione di macelleria sociale degli ultimi 20 anni, al servizio delle banche strozzine. Nello scorso decennio i movimenti hanno pagato a caro prezzo la subordinazione ai cosiddetti “governi amici”, per garantire ministeri e cariche istituzionali agli affabulatori di turno. Non dovrà più accadere.

giovedì, luglio 21, 2011

10 ANNI DOPO, PER UN'ALTERNATIVA RIVOLUZIONARIA


 
Nel 2001 si aprì a Genova una grande stagione di mobilitazioni segnata dalla domanda di “un altro mondo possibile”. La risposta fu un governo di centrosinistra che continuò le politiche di guerra, promosse i macellai della repressione genovese ( De Gennaro), varò finanziarie di sacrifici contro i lavoratori e i giovani. Il tutto per conto di Confindustria e banche. E col sostegno- in cambio di ministri- di tutte le sinistre italiane.
 
10 anni dopo, sullo sfondo di una enorme crisi sociale, si sta preparando un tradimento analogo.
 
STANNO TRADENDO LA DOMANDA DI CAMBIAMENTO
Si affaccia sulla scena, in forme diverse, una nuova generazione e una nuova preziosa domanda di cambiamento: che chiede non solo la cacciata di Berlusconi, ma una svolta delle politiche sociali, a partire dalla difesa dei beni comuni e dei diritti del lavoro. Ma contro questa domanda, prima si leva un accordo sciagurato tra Confindustria, CGIL,CISL,UIL a scapito del lavoro; poi una gigantesca rapina finanziaria contro tutti i beni comuni ( pensioni, scuola, sanità, servizi..) a sostegno dei banchieri, con la benedizione di Napolitano e la pubblica complicità delle “opposizioni” parlamentari. Sono atti rivelatori. Anticipano già oggi il programma di governo del “nuovo” centrosinistra in gestazione: la continuità (e persino l'aggravamento) dei sacrifici , una ennesima ondata di privatizzazioni, la concertazione della pace sociale. Per non parlare della continuità delle guerre.
 
VIA BERLUSCONI, MA PER UNA VERA ALTERNATIVA
Qui sta il bivio dei movimenti e delle sinistre.
In forme diverse, SEL e FDS vorrebbero subordinare i movimenti al costituendo centrosinistra, a braccetto coi complici della macelleria sociale di Berlusconi e banche. Il PCL avanza invece una proposta opposta: quella della massima unità di lotta dei movimenti e al tempo stesso della loro massima autonomia e contrapposizione al centrosinistra confindustriale. Cacciare Berlusconi è una priorità e un dovere: ma dal versante delle ragioni del lavoro e dei giovani, non da quello di Confindustria e banche, come è avvenuto nel 96 e nel 2006! In direzione di un'alternativa anticapitalista, non dell'ennesima alternanza trasformista in cui “tutto cambia perchè nulla cambi”!
 
Questa prospettiva pone a tutti i movimenti di lotta, a partire dal movimento operaio, l'esigenza di una svolta profonda.
 
UNA SVOLTA DI LOTTA RADICALE E UNIFICANTE
In primo luogo una svolta di lotta, radicale e unificante.
All'unità nazionale delle classi dirigenti e dei loro partiti va contrapposto il più vasto fronte unico di mobilitazione della classe lavoratrice e di tutti i movimenti. Nessun movimento di lotta vincerà da solo, sulle sue sole gambe: solo una grande vertenza generale del mondo del lavoro, e l'unificazione delle lotte in una comune prova di forza contro il governo e le classi dirigenti, possono davvero aprire una pagina nuova. E' ora di dare alla rabbia e all'indignazione popolare una traduzione tanto radicale quanto è radicale è l'offensiva avversaria. Il vento delle sollevazioni di massa in nord Africa, dimostra la potenza della forza del popolo  quando si leva contro l'oppressione. Raccogliere questo vento e questa lezione è condizione decisiva per far saltare non solo Berlusconi ma la stessa trama della concertazione. Il PCL è impegnato a sostenere questa prospettiva in tutte le sedi e in tutte le strutture di massa: nei sindacati e nei comitati del No all'accordo sindacale di Giugno, nei comitati per l'acqua pubblica e nelle strutture No Tav..
 
PER UN PROGRAMMA RIVOLUZIONARIO
Parallelamente la profondità della crisi sociale pone l'esigenza di un nuovo programma. Dieci anni fa i gruppi dirigenti della sinistra propagarono tra i movimenti l'illusione di una possibile “riforma” del capitalismo, grazie all'adozione della Tobin Tax ed altre misure marginali ( coprendo per questa via i propri appetiti di governo nella prospettiva del centrosinistra). Dieci anni dopo la più grande crisi capitalistica degli ultimi 80 anni ha polverizzato la credibilità del riformismo. L'intera società umana è posta di fronte ad un'alternativa storica: o rassegnarsi alla barbarie della crisi, e dunque ad un arretramento progressivo della propria condizione ( sociale, ambientale, di civiltà); oppure rovesciare il capitalismo, le sue classi dirigenti e i suoi governi, per realizzare un governo dei lavoratori. Una terza via non esiste.
Per questo alla radicalità delle ricette antipopolari dettate dagli industriali e dei banchieri, va contrapposta, senza timidezze, la radicalità di un programma anticapitalista: che parta dall' abolizione del debito pubblico verso le banche e dalla loro nazionalizzazione, sotto controllo dei lavoratori, per destinare le immense risorse cosi risparmiate alla difesa e alla cura di tutti i beni comuni, allo sviluppo dei servizi e prestazioni sociali, a un grande piano del lavoro, sotto controllo sociale.. L'opposto esatto delle politiche del capitale, ad ogni angolo del mondo.
 
Sviluppare in ogni lotta la coscienza anticapitalista, unificare le lotte attorno ad una prospettiva antisistema, battersi in ogni sede per un'alternativa rivoluzionaria di società e di potere, è il lavoro quotidiano del Partito Comunista dei Lavoratori. La “sinistra che non tradisce”.

lunedì, luglio 18, 2011

NO ALLA RAPINA. SE NE VADANO TUTTI

Una rapina di 80 miliardi contro la maggioranza della società italiana per rassicurare un pugno di banchieri strozzini e le classi dirigenti italiane ed europee: le stesse che per 30 anni si sono arricchite sulle spalle dei lavoratori. Questo è il senso della “manovra” economica varata.

La rapina ha una firma indelebile. Sicuramente quella di Berlusconi, Bossi, Tremonti e di tutta la loro corte di faccendieri. Ma anche quella del Presidente della Repubblica Napolitano, che ha svolto il ruolo di commissario per conto di Bankitalia. Ed anche quella delle cosiddette “opposizioni” parlamentari ( Bersani, Casini, Di Pietro) che non solo non si sono “opposte”, ma hanno fornito alla macelleria antipopolare un lasciapassare decisivo e complice. Con una penosa recita di ipocrisia, agli occhi del loro stesso popolo.

La verità è che l'”unità nazionale” c'è già, al di là delle finzioni parlamentari. E' l'unità di tutti i partiti dominanti attorno al programma del capitale finanziario: ottenere garanzie di pagamento degli interessi sui titoli di Stato ( 80 miliardi di interessi annui, oggi in ulteriore crescita), grazie al taglio sistematico di pensioni, sanità, servizi pubblici, scuola, lavoro.. Il fatto che questo oggi avvenga per mano di un governo ormai minoritario nel Paese, e contro la domanda di svolta dei referendum, suona come ulteriore provocazione. Non meno della scandalosa salvaguardia, bipartisan, di tutti i privilegi istituzionali di “casta”.

ORA BASTA! E' necessaria la più ampia mobilitazione di lavoratori e di popolo per liberare l'Italia dalla dittatura degli industriali, dei banchieri, e di tutti i loro partiti e portaborse. Il capitalismo è fallito. E' ora di imporre l'unica vera alternativa: quella che mette al posto di comando le ragioni del lavoro. Quella che abolisce il debito pubblico verso le banche; nazionalizza le banche, senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori; investe le immense risorse così risparmiate ( a proposito di lotta agli sprechi!) nella difesa e nella cura dei beni comuni,( lavoro, ambiente, sanità, istruzione..); libera la giovane generazione dalle leggi del precariato, restituendo a tutto il mondo del lavoro la pienezza dei diritti e la libertà dallo sfruttamento... Fuori da questo programma anticapitalista, ogni ricambio di governo si ridurrà ad una truffa come è sempre accaduto in passato. Ed è proprio l'ennesima truffa quella che stanno preparando i capi del centrosinistra, complici di Berlusconi e dei banchieri.

venerdì, luglio 15, 2011

LA GIUSTIZIA DELLA FIAT E QUELLA DEGLI OPERAI

L'accoglimento del ricorso della Fiat a favore del licenziamento di tre operai della Fiom a Melfi, è un fatto gravissimo. E' la copertura giudiziaria di un licenziamento politico. “I tre operai hanno l'unica colpa di essere iscritti alla Fiom” gridavano ieri davanti al tribunale di Melfi numerosi lavoratori durante un presidio di solidarietà. Hanno ragione.
I lavoratori colpiti e la Fiom hanno la piena solidarietà del PCL. La Fiat ha praticato il licenziamento dei tre operai per ammonire e intimidire l'insieme dei suoi dipendenti e l'intera classe operaia italiana. Il “giudice” del lavoro ha messo il timbro della legge a questa infamia, dopo aver ignorato persino formalmente la documentazione difensiva degli operai. E' l'ennesima riprova non solo del cinismo dei padroni, ma anche della natura di classe dello Stato: contro tutte le illusioni “giustizialiste” che tanto hanno circolato in questi anni anche a sinistra. Naturalmente fa bene la Fiom a ricorrere in appello contro la sentenza e ad esperire ogni spazio legale per ribaltarla. Ma al tempo stesso è sempre più evidente che il terreno  della rivincita generale degli operai non sarà mai l'aula di tribunale, ma la lotta di massa per difendere i propri diritti, per rovesciare questa società di sfruttamento, per imporre il potere dei lavoratori. Che sarà la vera giustizia degli operai.

mercoledì, luglio 13, 2011

BERSANI E DI PIETRO AI PIEDI DI BERLUSCONI E DEI BANCHIERI

Lo scenario politico è grottesco quanto rivelatore.
 
Mentre un governo delegittimato e travolto dagli scandali vara una nuova operazione di macelleria sociale per pagare gli interessi ai banchieri strozzini, Bersani e di Pietro non solo non si oppongono ma danno il via libera. Confermando una volta di più la propria candidatura a governare per conto degli industriali e delle banche. Il risultato è che Berlusconi sopravvive, i lavoratori versano sangue, il parassitismo finanziario ringrazia.
 
E' la riprova che solo una rottura col centrosinistra può liberare una opposizione vera a Berlusconi e una vera alternativa alle classi dirigenti bancarottiere.

NON SI ESCE DALLA CRISI SENZA LIBERARCI DEL CAPITALISMO


 
 
A quattro anni di distanza dal suo inizio, la grande crisi del capitalismo permane e si aggrava in Europa.
I governi di ogni colore ( da Berlusconi a Zapatero a Papandreu) sanno solo chiedere sacrifici sempre più grandi ai lavoratori e alle proprie popolazioni . Rivelando  la bancarotta politica e morale di un intera organizzazione della società.
 
IL CAPITALISMO E' FALLITO
 
“Rassicurare i mercati finanziari”: questo è il passaporto universale del taglio ai salari, al lavoro, alla sanità, alle pensioni... Ma chi si cela dietro questi anonimi “mercati”? I banchieri e gli industriali.
Sono loro che da 30 anni ordinano i sacrifici sociali a vantaggio dei propri profitti.
Sono loro i cinici giocatori d'azzardo che nelle crisi  distruggono in tutto il mondo centinaia di milioni di posti di lavoro, e le ricchezze prodotte dal lavoro che sfruttano.
Sono loro che in questi anni di crisi hanno chiesto e ottenuto  una nuova montagna di risorse pubbliche, pagate dai lavoratori, per reinvestirle nella speculazione finanziaria: dissestando sempre più i bilanci pubblici, a spese della società. Sono loro che oggi, di fronte al dissesto dei bilanci pubblici,  hanno il coraggio di chiedere ulteriori “garanzie” di pagamento degli interessi sui titoli statali acquistati: presentando il conto ancora una volta alla maggioranza della società, al solo fine di nutrire il proprio ruolo di parassiti.
 
Occhio alla truffa. Vogliono far passare la crisi come “crisi dell'economia”, quasi fosse un fatto naturale e ineluttabile. La verità è che è la crisi della LORO economia, basata sulla legge del profitto. Questa economia non ha più nulla da offrire e neppure da promettere alle giovani generazioni: può solo condannarle ad un futuro sempre peggiore. Dentro le sue regole del gioco, non c'è cambiamento di uomini, né di partiti, né di governi, che possa mutare l'ordine delle cose. Ogni governo di questo sistema è un comitato d'affari di banchieri e industriali, e può solo gestire il declino della società.
 
Per questo l'alternativa o è anticapitalistica o non è. O mette in discussione il potere dei banchieri e degli industriali o si riduce ad una truffa.
 
L'ALTERNATIVA E' POSSIBILE.
 
L'alternativa è possibile. Ma deve essere radicale quanto è radicale l'attuale potere, rovesciando come un guanto tutte le sue politiche.
 
Vogliono tagliare lavoro, scuola, pensioni, per pagare gli interessi ai banchieri ( il cosiddetto “debito pubblico”)? Occorre fare l'opposto: annullare il debito pubblico smettendo di pagare i banchieri, nazionalizzare l'intero sistema bancario, investire le enormi risorse così liberate in nuovo lavoro, ambiente, sanità e scuola.
Vogliono continuare a privatizzare i beni comuni ( aziende , trasporti, acqua, istruzione..) per offrire ai profitti una nuova frontiera di speculazione e di saccheggio? Occorre fare l'opposto: ripubblicizzare tutto quello che è stato privatizzato negli ultimi 20 anni ( senza indennizzo per i grandi azionisti), e porre tutti i beni comuni sotto diretto controllo sociale.
Vogliono continuare a essere “liberi” di calpestare diritti sindacali, licenziare, inquinare l'ambiente, ignorare la sicurezza sul lavoro? Occorre fare l'opposto: nazionalizzare sollo controllo dei lavoratori tutte le aziende responsabili di morti sul lavoro, di licenziamenti, di manomissione dei diritti.
Vogliono continuare a sfruttare il lavoro nero, precari senza futuro, migranti senza permesso, evadendo il fisco a danno della società? Occorre fare l'opposto: cancellare tutte le leggi di precarizzazione del lavoro, trasformare in reato penale lo sfruttamento del lavoro nero, dare a tutti i lavoratori la pienezza dei diritti contro ogni forma di discriminazione...
 
I LAVORATORI AL POSTO DI COMANDO
 
In una parola: vogliamo che al posto di comando vadano i lavoratori, per riorganizzare da cima a fondo l'ordine della società. Questa è la vera alternativa. Ed è anche l'unica via di uscita dalla crisi. E' la legge del profitto a distruggere ricchezza, lavoro, sapere, natura. Se al suo posto subentrasse la legge dei bisogni sociali, delle necessità della popolazione, l'economia riprenderebbe a scorrere su basi nuove: tutti potrebbero lavorare per  produrre ricchezza e sapere, secondo un piano democraticamente definito, in nuovo rapporto con l'ambiente e con la vita.
 
Questa alternativa può essere realizzata solo attraverso una grande ribellione sociale, che cacci le attuali classi dirigenti , rovesci i loro governi , imponga la forza della maggioranza della società: che è poi l'autentica democrazia. Peraltro solo un governo dei lavoratori, liberando la società dall'inquinamento del profitto, può liberare la politica da affarismo, corruzione, mercimonio, restituendola alle ragioni della società.
 
Lottare per questa alternativa, in Italia, in Europa , nel mondo, è il programma del Partito Comunista dei Lavoratori. La sinistra che non tradisce.

lunedì, luglio 11, 2011

ANNULLARE IL DEBITO PUBBLICO VERSO LE BANCHE

La profondità della crisi economica e sociale richiede una risposta anticapitalista e liberatoria.
 
Il governo Berlusconi-Tremonti-Milanese vara l'ennesima operazione di macelleria sociale per continuare a garantire ai banchieri strozzini il pagamento, ogni anno, di 80 miliardi di interessi. E' la politica commissionata da Bruxelles, invocata da Napolitano, condivisa da opposizioni parlamentari sempre più complici.
 
A questa radicalità dei poteri forti va contrapposta una soluzione egualmente radicale: annullare il debito pubblico verso le banche, nazionalizzare il sistema bancario, investire le enormi risorse così liberate nei servizi sociali, nel lavoro, nella cura dell'ambiente e della vita. E' l'unica via d'uscita da una china rovinosa e senza fondo.
 
Altro che continuare a sacrificare la condizione del popolo sull'altare di un pugno di banchieri! E' ora di rovesciare il tavolo della loro dittatura, per affermare una vera democrazia: che richiede, più che mai, un governo dei lavoratori.

PROVOCAZIONE FASCISTA ALLA CAMERA DEL LAVORO DI MILANO, FERITO UN SINDACALISTA

A poco tempo dalla provocazione portata all'iniziativa in ricordo di Brasili, assistiamo ad un altro episodio preoccupante. E' chiaro che perso il carro delle coperture politiche cittadine, con il cambio a Palazzo Marino la destra cittadina deve cercare un profilo che permetta loro di apparire attivi nella politica e le divisioni che il centro destra registra in questa fase potranno solo rendere più aggressivi i gruppi gregari che da una parte non devono più sottostare a vincoli per mantenere le relazioni di necessità con la destra governativa, e contemporaneamente potranno per l'appunto servire a mantenere l'attenzione politica a destra.

Esprimiamo solidarietà ai compagni della CGIL fatti bersaglio di questa provocazione e invitiamo tutti a riprendere un'attenzione politica e un'attività costante contro l'attività della galassia di gruppi fascisti e di destra in città.Non basta chiudere le sedi ma bisogna cercare d'impedire a gruppi fascisti e nonazisti d'intervenire nella nostra citta'. Milano e' e deve rimanere una citta' antifascista.

IL SIGNIFICATO POLITICO DELL'ACCORDO CAMUSSO-MARCEGAGLIA. ALCUNE DOMANDE A VENDOLA E FERRERO..

A tutti i militanti operai e attivisti d'avanguardia, risulta chiara la valenza sindacale profondamente regressiva dell'accordo Camusso- Marcegaglia- Bonanni- Angeletti. Ma è bene chiarire sino in fondo il suo significato squisitamente politico.
 
Paradossalmente l'accordo è figlio indiretto della sconfitta di Berlusconi alle elezioni amministrative e nel referendum. Quella sconfitta ha infatti materializzato agli occhi di Confindustria, come a quelli delle burocrazie sindacali, la chiusura di una stagione politica e il delinearsi di una prospettiva politica nuova. Da qui l'esigenza, da entrambi avvertita, di un cambio di registro.
 
CONFINDUSTRIA SI PREPARA AL CENTROSINISTRA
 
Confindustria sa che si avvicina la probabile “svolta” di centrosinistra. E sa che il nuovo governo dovrà gestire una stretta sociale drammatica: non solo il grosso del lavoro sporco ereditato da Berlusconi e Tremonti in ordine al pareggio di bilancio ( 2013-2014); ma anche la successiva cura da cavallo- dettata dai banchieri europei e fatta propria da tutti i partiti dominanti- in ordine all'abbattimento accelerato del debito pubblico sino al 60% del PIL. Come sarebbe possibile gestire una simile stretta appoggiandosi sulle fragili spalle di Bonanni e Angeletti, senza un coinvolgimento della Cgil? L'apertura di Marcegaglia a Camusso ha esattamente questo significato. Non solo cercare di imbriglare e subordinare la Fiom dentro un nuovo patto sociale, restringendo e possibilmente annullando ogni suo spazio di manovra. Ma preparare la strada della ennesima compromissione della Cgil nella politica antioperaia del futuro governo confindustriale di centrosinistra.
 
LA BUROCRAZIA CGIL SI PREPARA A GESTIRE I SACRIFICI
 
Per la burocrazia CGIL è valso un giudizio analogo e speculare. La sua vocazione al patto sociale è strategica ed organica. Ma nei due anni passati, a fronte di un governo Berlusconi stabilmente in sella (e attestato sul blocco pregiudiziale con la Cisl ), questa vocazione non poteva svilupparsi come avrebbe voluto. Oggi la crisi verticale del berlusconismo apre alla burocrazia uno spazio nuovo di reinserimento nel “gioco”. La Cgil si offre preventivamente a Confindustria e al futuro probabile governo di centrosinistra, come ammortizzatore indispensabile del conflitto sociale a fronte della nuova annunciata stagione di sacrifici. Il suo accordo con Confindustria, naturalmente, offre anche un vantaggio contingente al governo decrepito di Berlusconi. Ma l'interlocutore vero e strategico dell'accordo non è il Cavaliere, bensì il centrosinistra. Che infatti, a partire da Bersani, si spertica di lodi nei confronti della “responsabilità” della Cgil. Infatti proprio la sponda della Cgil, come già in passato, potrà permettere al “governo amico” di cercare di bastonare pesantemente i lavoratori, col minimo di reazione sociale.
 
Se così stanno le cose- e così stanno- poniamo alle sinistre italiane un interrogativo molto semplice: come possono continuare a perseguire come se nulla fosse un accordo di governo col PD, grande sponsorizzatore dell'accordo antioperaio Marcegaglia- Camusso?
 
IL SILENZIO DI NICHI VENDOLA E'IL SUO PEGGIOR COMIZIO
 
Nichi Vendola, così loquace nei pubblici comizi, tace totalmente sul nuovo accordo Camusso- Marcegaglia. E' un caso? Una disattenzione? O magari una forma di rispetto della cosidetta “autonomia sindacale”, come spesso si dice in questi casi? Nulla di tutto questo. Quando si trattò di criticare pubblicamente le ( sacrosante) contestazioni degli operai alle sedi Cisl, Vendola fece ben sentire la propria voce. E così quando lamentò il mancato coinvolgimento della Cisl nello sciopero generale del 6 Maggio.. Peraltro non è proprio l'autonomia sindacale della Cgil da Confindustria che andrebbe difesa contro la burocrazia dirigente del sindacato? Invece, silenzio tombale.
 
La ragione vera è assai semplice. Un candidato premier ( in pectore) del centrosinistra- tanto più in tempi di stretta sociale- non può contrastare la concertazione, cioè la subordinazione dei lavoratori ai padroni. Perchè la concertazione è esattamente la ragione costitutiva del centrosinistra. E un suo Presidente del Consiglio, comunque si chiami, dovrebbe semplicemente gestirla, nel nome di quei poteri forti che sono fisiologicamente i veri mandanti del governo e del suo programma. Del resto, perchè mai lo stesso Vendola che tace sull'accordo, ha recentemente dichiarato sul Corriere della Sera che “la sinistra non può più attestarsi sulla difesa del vecchio Welfare”? Oppure perchè ha più recentemente affermato che “ solo una classe dirigente moralmente legittimata può chiedere sacrifici”? Non sono proprio i sacrifici dei lavoratori ad essere immorali, dopo 20 anni di arretramenti? Evidentemente la preparazione al premierato è lastricata di segnali inequivoci. Inclusa la rivendicazione di una possibile unificazione di Sel col PD liberale.
 
Ma tutto questo non è forse una pugnalata preventiva alla FIOM, contro tutte le recite elettorali sulla propria vicinanza ai metalmeccanici? Nel momento in cui la burocrazia della Cgil si accorda coi padroni contro i metalmeccanici e il loro principale sindacato, il silenzio di Nichi Vendola non è forse un avallo alla politica della burocrazia? E' indubbio. Ma è appunto il prezzo pagato- senza particolare sofferenza- alla propria ambizione presidenziale. Se tutto questo accade già oggi, quando il premierato è ancora un'ambizione virtuale, ognuno può immaginare casa accadrebbe quando Vendola si trasformasse in un Presidente reale del Consiglio, a braccetto di Bersani e D'Alema. Siamo al Bertinottismo parte seconda. Altro che nuova speranza a sinistra!
 
LE ACROBAZIE DELL'EX MINISTRO FERRERO
 
Ma una domanda s'impone anche alla FDS e a Paolo Ferrero.
A differenza di Vendola, Ferrero ha attaccato l'accordo tra Cgil e Confindustria, con parole inequivoche. Così come pochi giorni or sono ha attaccato, senza ambiguità, la macelleria poliziesca in Val di Susa. Bene. Anzi, benissimo. Ma poiché resta il fatto che sia la strage di democrazia sindacale, sia l'aggressione militare ai No Tav abbiano avuto il benestare determinante del PD- che anzi è stato per molti aspetti il vero ispiratore di entrambe- chiediamo pubblicamente a Ferrero: come puoi continuare a rivendicare “il patto democratico” col PD per la prossima legislatura? Come puoi ricercare l'accordo programmatico con un PD  che è dall'altra parte della barricata rispetto ai movimenti sociali, persino nella stagione di Berlusconi, (figuriamoci col centrosinistra)? Sostieni che non si può avere una posizione pregiudiziale. Ma la vera posizione pregiudiziale non è forse quella che ignora “pregiudizialmente” la vera natura del PD, la sua collocazione confindustriale, i suoi rapporti col potere finanziario, sino alla corruzione fisiologica che non a caso attraversa i suoi ambienti dirigenti e le loro commistioni d'affari ( v. D'Alema e la Fondazione Italiani Europei)?
 
Dunque perchè  Paolo Ferrero parla in un modo e agisce in un altro? Perchè l'ex ministro non ha cessato di vivere sotto le  spoglie dell'oppositore sociale o dell'amico dei movimenti. E se per avere la speranza di un pugno di parlamentari eletti,  si deve accordare col PD, firmare il programma borghese della sua coalizione di governo, sostenere il candidato premier di quella coalizione, impegnarsi a votare la fiducia a quel governo confindustriale, ben venga questo “sacrificio”. I metalmeccanici possono aspettare. E la verità con loro.
 
O DI QUA O DI LA, IN MEZZO AL GUADO NON SI PUO' STARE
 
L'accordo Camusso Marcegaglia non è solo un fatto sindacale. E' il biglietto da visita del nuovo centrosinistra che si prepara. Contestare in ogni sede quell'accordo, impegnarsi a contrastarlo tra i lavoratori, creare le condizioni di massa per farlo saltare non è solo un impegno sindacale. E' il primo atto di opposizione preventiva al nuovo governo confindustriale in gestazione.
Per questo a tutte le sinistre diciamo :” O di qua o di là,in mezzo al guado non potete stare”. Né ripiegando in un assordante silenzio. Né usando parole biforcute, contraddette dalla realtà dei fatti.
Rompere col PD e il Centrosinistra, grandi sponsorizzatori del tradimento sindacale; unire tutte le sinistre politiche e sindacali in una mobilitazione vera contro governo e il padronato; preparare per questa via un'alternativa di classe a Berlusconi e alle classi dirigenti del Paese. Questa è la proposta e la linea di massa del Partito Comunista dei Lavoratori, nei luoghi di lavoro, nei sindacati, in tutti i movimenti.
 

PRESENTATECI UN BLACK-BLOC

" Una lettera "provocatoria" di militanti PCL,  molto attivi nei movimenti di lotta"
Chiediamo pubblicamente al Ministro Maroni, al Presidente Napolitano, al Sindaco Fassino, al Prefetto Di Pace, al Questore Faraoni di presentarci uno degli ottocento Black block che Domenica 3 Luglio 2011 hanno dato vita agli scontri di Giaglione (TO).
Nonostante ormai da tempo la nostra strada si incroci con quella di questi temibili guerrieri metropolitani, puntualmente ne veniamo a conoscenza soltanto ventiquattro ore dopo attraverso gli informatissimi organi di stampa. Ammettiamo di essere piuttosto imbarazzati, ma noi non ne abbiamo mai visto neanche uno, così abbiamo deciso di ammettere i nostri limiti e rivolgerci direttamente alle autorità costituite le quali, evidentemente, hanno assoluta contezza del fenomeno.
Per agevolare il compito tenteremo di fornire qualche modesta informazione in nostro possesso.
L'ultima volta che i black-bloc sono stati avvistati, prima di Domenica, era il 14 Dicembre 2010, in occasione della fiducia al Governo Berlusconi, quando questi soggetti hanno dato vita ad una vera e propria guerriglia nel centro di Roma.
Noi eravamo in prima fila durante lo scambio di cortesie tra manifestanti e forze dell'ordine, eppure non siamo riusciti a riconoscere alcuno di questi soggetti: probabilmente utilizzano tecniche di mimetizzazione all'avanguardia.
Cercando di tracciare un identikit dei manifestanti in quell'occasione, si trattava di soggetti ambosessi; età compresa tra i 15 ed i 35 anni; incensurati; nazionalità italiana; provenienti da ogni parte della penisola; professione in gran parte studenti, con presenze di precari, disoccupati, cassa-integrati; qualche testimonianza da parte di movimenti in difesa della salute e del territorio; generalmente persone tranquille ma informate.
L'invisibile mano dei black-bloc è spuntata quando il lunghissimo corteo ha manifestato, lungo il percorso, l'intenzione di arrivare vicino i palazzi del parlamento, dove si stava effettuando la responsabile trattativa dei voti degli onorevoli Scilipoti, Cesario e Calearo. L'obiettivo era manifestare ai rappresentanti istituzionali una vaga sfiducia, un pizzico di contrarietà alla riforma dell'Università ed una sostanziale poca approvazione nei confronti delle politiche economiche del Governo.
In quel frangente Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, i quali a differenza di noi altri sono addestrati per riconoscere questi pericolosi soggetti, hanno individuato qualcuno di questi malfattori ed hanno prontamente dato inizio ai lavori di bonifica del corteo. Probabilmente alcuni equivoci e cattive interpretazioni hanno fatto in modo che le forze dell'ordine utilizzassero le proprie risorse belliche contro tutta la sterminata folla di ragazze e ragazzi, e non contro questi fantomatici black-bloc, arrestando numerosi fra studenti medi appena diciottenni alla prima manifestazione.
Probabilmente i sofisticati strumenti a disposizione delle forze dello stato hanno permesso di riconoscere in anticipo, come in un famoso film di fantascienza, i blackbloc del futuro, seppure questo ha creato un certo malumore nei manifestanti i quali, piuttosto contrariati, sono arrivati ad esultare in migliaia e migliaia quando una delle camionette della guardia di finanza ha preso fuoco, ma si è trattato, come detto, di un equivoco.
Anche Domenica in Val Di Susa, dopo lo sgombero militare dell'area del cantiere grazie all'ausilio di duemila uomini e mezzi blindati, portavamo solidarietà alla gente della valle con la nostra modesta presenza.
L'appello a partecipare alla manifestazione dei cittadini della Val Di Susa ha ricevuto effettivamente risposta da numerose parti d'Italia, ma il corteo comunque era composto sostanzialmente dalla gente proveniente dalla provincia torinese e dalla valle.
Gli animi esasperati dopo l'azione militare, con conseguente morte di una donna anziana tra i manifestanti, hanno reso il corteo piuttosto movimentato, ed anche in questo frangente, almeno da quanto apprendiamo dalla stampa di Lunedì, i black bloc si sono insinuati tra i manifestanti e la polizia per provocarne reazioni violente. Come
sia stato possibile non aver visto neanche uno di questi 800 malfattori francamente ci sfugge, certo è che la loro azione ha provocato un moto di rabbia da parte dei tutori dell'ordine, i quali si sono abbandonati anche a reazioni spropositate, come picchiare un manifestante ferito quando era già sulla barella. Per quel poco che abbiamo visto noi, ad ingaggiare il duello con gli indivisati erano persone ambosessi, età compresa tra i 15 ed i 70 anni, tipico accento piemontese, apparentemente tipici abitanti della valle. Che disdetta non aver capito che si trattava di spagnoli, olandesi, cileni. A giudicare dalle frasi utilizzate durante la manifestazione, anche nei momenti più concitati, ad animare questa gente sembrava non essere la vocazione violenta ed antipolitica.
Piuttosto serpeggiava un leggero senso di rabbia nei confronti delle
istituzioni che hanno deciso di bucherellare la loro montagna senza sentire minimamente l'opinione di chi vi abita. Addirittura ci è parso di capire che questa storia della TAV sia solo una maniera per fare soldi, visto che per perseguire gli stessi obiettivi basterebbe potenziare la linea che esiste già. I black-bloc hanno una spiccata capacità di integrarsi tra la gente del luogo per confondere gli inesperti come noi, ma questi trucchi non hanno minimamente confuso le polizie, le quali hanno risposto ai malfattori con attacchi mirati di lacrimogeni al CS nella folla, ovvero armi chimiche vietate in guerra. A questo punto chiediamo alle istituzioni di aiutarci a riconoscere questi pericolosi soggetti per imparare a riconoscerli ed isolarli: ci basterebbe poco, presentatecene qualcuno, anche uno soltanto.
A giudicare dalle modalità di analisi ed intervento, è nostra ferma convinzione chenquesti soggetti continueranno a presidiare la Val Di Susa se il progetto della TAV nonnsarà bloccato, almeno finchè uno degli abitanti originali della valle sarà vivo: in caso contrario non avrebbero nessuno con cui mimetizzarsi. Inoltre riteniamo probabile che questi gruppi eversivi potrebbero agire anche in altri luoghi. Ipotizziamo lo stesso scenario, per esempio, se lo stato dovesse avere bisogno di avviare i lavori del Ponte sullo Stretto con un'operazione militare. Queste frange sono già a lavoro e si stanno mimetizzando tra gli abitanti calabresi e siciliani, fino a somigliare ad essi in tutto e
per tutto.
Per disinnescare queste insensate manifestazioni violente, suggeriamo di assecondare le popolazioni dei territori, investendo nelle tantissime opere richieste: si pensi alla fine della Salerno Reggio Calabria, alla messa in sicurezza della Statale 106, al potenziamento delle ferrovie del meridione, magari evitando di costruire di nuovo sugli scogli. Oppure investire in ospedali, in università, in servizi sociali. Inoltre suggeriamo di evitare atteggiamenti che potrebbero essere interpretati come provocazioni: tirare costantemente in ballo la legalità, per esempio, dal pulpito di camere e consigli regionali continuamente coinvolti in corruzioni, appalti truccati,prostituzioni, abusi di potere, clientelismo e quant'altro, è percepito da qualche cittadino come appena contraddittorio.
Terminati i suggerimenti, vorremmo mettere in guardia tutti gli italiani: state attenti a chi vi ritrovate nello specchio, potreste avere un black-bloc in casa!
 
"Dalla sezione di Cosenza del PCL"

Il comunicato stampa di M.Ferrando ripreso dal Corriere della Sera

Maroni: in Val Susa è tentato omicidio

Il ministro dell'Interno: azione di stampo terroristico, la magistratura vada in fondo e colpisca i responsabili

MILANO - «Mi auguro che la magistratura vada fino in fondo e colpisca duramente chi si è reso responsabile», degli incidenti in Val di Susa. «Sono d'accordo con chi sui giornali ipotizza il reato di tentato omicidio». È quanto affermato dal ministro dell'Interno Roberto Maroni, durante una conferenza stampa a Milano per la presentazione del numero unico per le emergenze in Lombardia.

«AZIONE DI STAMPO TERRORISTICO» - «Non è stata solo una violenza eversiva quella messa in atto dai No Tav, ma un'azione di stampo terroristico», ha commentato il ministro. Secondo Maroni, è successo che «un gruppo di delinquenti ha cercato la vittima, ha cercato di ammazzare poliziotti e carabinieri che altro non facevano che il loro dovere difendendo la legalità, il che significa attentare alla loro vita». Per questo il ministro dell'Interno ha ribadito, come ieri in Val di Susa si sia scritta una nuova «pagina molto, molto brutta». Il ministro ha rivolto il «ringraziamento più sincero» da parte del governo alle forze dell'ordine «a chi ha gestito la situazione della sicurezza». Maroni ha poi concluso che «la violenza non ha giustificazione, va condannata da tutti, e noi intendiamo contrastarla con ogni mezzo».

REAZIONI - «Impressiona che il ministro Maroni, facente capo a un partito che ha più volte rivendicato 'migliaia di fucili' bergamaschi al servizio di una possibile secessione 'padana', si atteggi, con tale disinvoltura, a custode della legalità, contro i No Tav. Ma la menzogna ha un limite». È il duro commento di Marco Ferrando del Partito comunista dei lavoratori, che replica al ministro dell'Interno sugli scontri avvenuti in Val di Susa. «Avendo ieri partecipato, con una delegazione del PCL, al corteo No Tav partito da Giglione - prosegue Ferrando - sono stato diretto testimone, al pari di migliaia di persone, dell'uso metodico di lacrimogeni ad altezza d'uomo e persino del lancio mirato di macigni dall'alto dell'autostrada, da parte di agenti dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, contro i manifestanti. E ho visto sulla pelle di decine di manifestanti i segni inequivocabili di pallottole di gomma. Questa testimonianza, se ritenuta utile, è al servizio del movimento No Tav, contro la intossicante ipocrisia bipartisan». Sul fronte opposto il deputato piemontese del Pdl Enrico Pianetta, parla di violazione dei diritti umani: «Quando si arriva a lanciare bottiglie molotov con ammoniaca, quando si arriva ad attaccare da tutte le parti, lavoratori delle forze dell' ordine e lavoratori dei cantieri - sostiene Pianetta - si ledono i diritti sacrosanti della persona umana: il lavoro, costituzionalmente garantito, e la propria incolumità. I black-bloc sembravano i khmer rossi».

VAL DI SUSA: LA MIA TESTIMONIANZA A DISPOSIZIONE CONTRO LE BUGIE DI MARONI

Impressiona che il ministro Maroni, facente capo a un partito che ha più volte rivendicato “migliaia di fucili” bergamaschi al servizio di una possibile secessione ”padana”, si atteggi, con tale disinvoltura, a custode della legalità, contro i No Tav. Ma la menzogna ha un limite.
Avendo ieri partecipato, con una delegazione del PCL, al corteo No Tav partito da Giglione, sono stato diretto testimone, al pari di migliaia di persone, dell'uso metodico di lacrimogeni ad altezza d'uomo e persino del lancio mirato di macigni dall'alto dell'autostrada, da parte di agenti dei Carabinieri e della Guardia di Finanza,  contro i manifestanti. E ho visto sulla pelle di decine di manifestanti i segni inequivocabili di pallottole di gomma. Questa testimonianza, se ritenuta utile, è al servizio del movimento No Tav, contro la intossicante ipocrisia bipartisan.
 
MARCO FERRANDO

venerdì, luglio 01, 2011

ADESIONE E PARTECIPAZIONE ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE NO TAV

Il Partito Comunista dei lavoratori (PCL) aderisce e partecipa alla manifestazione nazionale convocata dal movimento No Tav in  Val di Susa per Domenica 3 Luglio, con la presenza di Marco Ferrando, suo portavoce nazionale: in coerenza col pieno sostegno che il PCL ha sempre dato alla lotta della popolazione della valle in opposizione ai governi di centrodestra e centrosinistra, e alle loro aggressioni poliziesche. Questa lotta ha tanto più oggi un valore emblematico generale. Nel momento in cui il governo, senza reale opposizione, vara un salasso di quasi 50 miliardi di tagli sociali per pagare i banchieri europei, il rifiuto dello spreco di 20 miliardi destinati alla mangiatoia della Tav, solleva l'esigenza di un altra organizzazione della società: che rovesci la dittatura del profitto, privilegi l'investimento pubblico nei beni comuni, rispetti la volontà del popolo, faccia pagare chi non ha mai pagato.