martedì, maggio 24, 2011

OCCUPARE GLI STABILIMENTI FINCANTIERI

La Fincantieri ha dichiarato guerra ai lavoratori, con l'annunciata distruzione di migliaia di posti di lavoro in diversi stabilimenti, a partire da Castellamare, Sestri Ponente, Riva Trigoso. Questo piano aziendale va respinto integralmente. Non può esservi negoziato su un piano di annientamento di questa portata. Non si può scaricare sui lavoratori la crisi di sovrapproduzione di un sistema che li sfrutta. Ma per respingere davvero il piano aziendale vi è una sola concreta misura: l'uso della forza da parte dei lavoratori. I lavoratori di Genova e Castellamare, in queste ore, hanno dato una prima risposta. Ora si tratta di svilupparla ed estenderla, con l'occupazione immediata di tutti gli stabilimenti minacciati. Chiediamo alla Fiom di assumersi le proprie responsabilità facendo propria questa indicazione. In ogni caso il PCL interverrà con questa proposta di lotta radicale tra i lavoratori di Fincantieri. Solo la forza operaia può strappare risultati. L'ora delle chiacchiere è finita.

venerdì, maggio 20, 2011

NELLE PIAZZE COME IN SPAGNA

 NELLE PIAZZE COME IN SPAGNA
 
Il vento del nord Africa si affaccia in Europa. Mentre le sinistre italiane chiedono un patto di governo al PD, amico dei banchieri, decine di migliaia di giovani spagnoli occupano le piazze contro il governo Zapatero, contro le banche, contro tutti i partiti dominanti,rivendicando apertamente l'esempio tunisino ed egiziano. La campagna che abbiamo promosso per “Fare in Italia come in Tunisia e in Egitto” trova un clamoroso riscontro. Per questo partecipiamo questa sera a tutte le iniziative di mobilitazione promosse in solidarietà coi giovani di Spagna: a Roma, Torino,Milano, Napoli, Bologna,Padova, Palermo. Ovunque il PCL rilancerà le parole d'ordine della rivolta sociale contro la dittatura del profitto. Cacciare Berlusconi è il primo comandamento, anche attraverso i ballottaggi e il referendum. Ma la vera alternativa a Berlusconi passa per le piazze non per le urne.
 

giovedì, maggio 12, 2011

PER UNA PALESTINA LIBERA E PER UN MEDIO ORIENTE SOCIALISTA


L’attuale situazione in Palestina costituisce per i marxisti rivoluzionari un passaggio fondamentale per porre e proporre una serie di rivendicazioni transitorie che leghino la lotta per l’autodeterminazione del popolo palestinese alla conquista del potere della classe operaia palestinese.
Nel 2004 AMR Progetto comunista ( corrente della sinistra del PRC ossatura fondante del PCL) scriveva a riguardo della questione palestinese: “…Come da sempre le prospettive della rivoluzione palestinese sono difficili. E sempre di più dovrebbe essere evidente  che la soluzione positiva per i palestinesi deve essere cercata nello sviluppo, accanto all’Intifada, di una lotta più ampia nel Medio Oriente. Una lotta contemporaneamente contro il sionismo, l’imperialismo e i suoi agenti borghesi e feudo-borghesi; per una soluzione socialista in Palestina e nel Medio Oriente in generale. Questa è l’unica prospettiva che potrebbe avere la forza per vincere il sionismo e i suoi padroni imperialisti, realizzando le legittime aspirazioni nazionali (ma anche sociali) del popolo palestinese.”
Questa analisi auspicabile poneva, oggi ancora più attuale, la prospettiva della liberazione del popolo palestinese all’interno di una cornice di rivoluzione nel Magreb. Il vento delle rivoluzioni arabe può essere un nuovo detonatore sociale per la questione palestinese. I marxisti rivoluzionari da internazionalisti si oppongono da sempre al nazionalismo, in tutte le salse, che offre soltanto la prospettiva di rovesciare i termini dell’oppressione. L'unica soluzione per il popolo palestinese è la rottura del recinto capitalistico. La via di salvezza per i palestinesi e per la minoranza di lingua ebraica è una rivoluzione proletaria e una federazione socialista del Medio Oriente.
Le proposte di risoluzione sul conflitto palestinese dei vari imperialismi, dagli Usa a quelli europei , non solo ( e del loro braccio diplomatico Onu “Un covo di briganti” come definiva Lenin la SDN padre dell’odierna Onu) sono finte e servono unicamente a tutelare i propri interessi geopolitici in quell’aria, ma sono anche il frutto della più brutale astrazione geografica che non pone soluzione.
La morte di Arrigoni- una doccia fredda per noi tutti che ci opponiamo all’oppressione sionista in Medio Oriente- ha dimostrato ancora una volta lo squallore politico del governo Italiano. IL silenzio sulla tragica vicenda da parte del governo ( e delle opposizioni democratiche) è un fatto. A questo silenzio i poteri forti italiani hanno sommato il proprio sostegno, per bocca di Berlusconi, al regime coloniale d’Israele e il ripudio all’umanitaria missione di Freedom Flotilla ( Berlusconi “bloccheremo la Freedom Flotilla”). Tutto questo rende, oggi più che mai, il nostro impegno a favore del popolo palestinese e della sua lotta prioritario.
Come trotskysti lottiamo per dirigere le masse verso la rivoluzione socialista. Ma non pretendiamo di imporre le nostre specifiche soluzioni a tutti i problemi. In Palestina, al momento della vittoria rivoluzionaria, sarà il popolo palestinese – con la sua libera autodeterminazione e con il rispetto dei diritti del popolo ebraico – a decidere.
•    Per la sconfitta del sionismo e del­l’im­perialismo;
•    No ai compromessi bidone, rivoluzione fino alla vittoria;
•    Per la mobilitazione delle masse arabe contro Israele e l’imperialismo;
•    Per l’abbattimento dello Stato sionista di Israele; per i pieni diritti democratici del popolo ebraico in  Palestina come minoranza nazionale, nel quadro dell’unità del Medio O­riente;
•     Per una federazione socialista del Medio Oriente e del Nordafrica

martedì, maggio 10, 2011

RICAMBIAMO IL LORO ODIO



Confindustria tributa con un applauso Harald Espenhahn, dirigente ThyssenKrupp condannato a 16 anni e mezzo per omicidio volontario.
Gli applausi di una platea di assassini e sfruttatori ad un loro complice, condannato, ma naturalmente a piede libero (perché i padroni in questo sistema non pagano mai ), dimostrano la necessità di una svolta.
I padroni sanno che possono trattare gli operai come utensili e sanno di essere ben protetti dai governi, tanto che il ministro Giulio Tremonti, alcuni mesi fa aveva dichiarato: “robe come la 626 sono un lusso che non possiamo più permetterci”.
Il nemico di classe va combattuto senza esclusione di colpi: loro ci odiano, ricambiamo il loro odio!

Esproprio senza indennizzo e sotto controllo operaio delle aziende che inquinano, licenziano o sono responsabili dei morti sul lavoro.
Se ne vadano tutti, è ora di un governo dei lavoratori!

lunedì, maggio 09, 2011

CONTESTAZIONE NEI CONFRONTI DI FRATTINI AL FESTIVAL DELL'EUROPA IN CORSO A FIRENZE

Il Partito Comunista dei Lavoratori è stato fra i protagonisti della contestazione di Frattini avvenuta oggi a Firenze. In testa al corteo uno striscione rosso con scritto: “No al governo di guerra contro ogni repressione, via Frattini da Firenze”.  E’ stata anche l’occasione per urlare “Liberi tutti”, con riferimento ai recenti arresti e denunce nei confronti di studenti universitari, avvenuti in città.
Dure contestazioni anche contro lo stesso Festival dell’Europa, al quale partecipano i rappresentanti della Commissione Europea, cioè coloro che, in base al Trattato di Lisbona, sono i veri “padroni” dell’Europa. Vogliamo ricordare in che cosa consiste questo Trattato. 
Il Trattato di Lisbona è un insieme di regole, che hanno validità per i Paesi membri dell’Unione Europea, caratterizzato da migliaia di emendamenti, che ne fatto un testo di circa 2800 pagine.
L’intento è quello di formare degli Stati Uniti d’Europa, sul modello americano; quindi avremo una Costituzione Europea, un Governo Europeo, un Parlamento Europeo, e ovviamente una Presidenza Europea.
Questo atto è il colpo definitivo alle sovranità nazionali; tutti noi diventeremo cittadini di questo maxi-stato, senza che nessuno, e qui si capisce la grande truffa, ci abbia interpellato, attraverso gli strumenti (es. referendum) di uno Stato di diritto. La ragione per cui i cittadini europei non sono stati interpellati la possiamo rintracciare in una dichiarazione del parlamentare europeo danese Jens-Peter Bonde : “i primi ministri erano pienamente consapevoli che il Trattato non sarebbe mai stato approvato se fosse stato letto, capito e sottoposto a referendum. La loro intenzione era di farlo approvare senza sporcarsi le mani con i loro elettori”. Oppure del “nostro” Giuliano Amato: “Fu deciso che il documento fosse illeggibile, poiché così non sarebbe stato costituzionale…..Fosse invece stato comprensibile, vi sarebbero state ragioni per sottoporlo a referendum, perché avrebbe significato che c’era qualcosa di nuovo (rispetto alla Costituzione bocciata nel 2005)”
In Italia, il Parlamento ha ratificato, all’unanimità, il Trattato l’8 agosto del 2008. Con l’entusiastica approvazione del Presidente della Repubblica, Napolitano: «L'approvazione unanime della legge di ratifica del Trattato di Lisbona rappresenta un titolo d'onore per il Parlamento italiano e un fattore di rinnovato prestigio per il ruolo europeo del nostro paese. Sono lieto che governo, maggioranza e opposizione abbiano saputo dar prova di una comunanza di vedute e di prospettive su un terreno cruciale per l'avvenire del paese».
Questo Trattato conferisce poteri enormi alle istituzioni comunitarie, le leggi verranno fatte, non dagli organi elettivi (come potrebbe essere il Parlamento),ma dalle Commissioni, gruppi di burocrati (l’Italia sarebbe rappresentata da una certa “Commissione 133”), di cui nessuno sa nulla.
La truffa continua: i membri del Parlamento (da noi votati) non potranno, né proporre leggi e né bocciarle, ma potranno (i potentati europei si prendono proprio gioco di noi!) contestarle con procedure talmente complesse, da far cadere la contestazione sul nascere.
La Corte di Giustizia, che metterà in catene gli Stati con sentenze vincolanti, avrà il potere di far entrare in guerra l’Europa senza il voto dell’ONU; la cosa è seria, dato che il meccanismo delle privatizzazioni, ha ridotto le forze armate, a società per azioni.
Questi poteri sono rivolti a soddisfare le lobby comunitarie, con particolare attenzione a quelle franco-tedesche, e quindi a creare un blocco imperialistico che possa reggere lo scontro, con il ‘’decadente’’ imperialismo yankee; le conseguenze di tutto ciò, per chi conduce una esistenza ‘’normale’’, saranno devastanti: l’attenzione rivolta ai diritti sociali (e che cosa ci dovevamo aspettare!) è praticamente nulla.
Tutte le forze anticapitalistiche - perché questo è un crimine del capitalismo! – devono prendere di petto la questione, muovendo la cittadinanza attiva, e obbligando i tecnocrati che ricattano le nostre esistenze,  a fare marcia indietro e ritirarsi.
Il Partito Comunista dei Lavoratori ritiene che anche la lotta contro questa vera e propria dittatura borghese,
sia un ulteriore importante motivo che giustifica l’appello a tutte le sinistre, politiche, sindacali, di movimento, a favore di una svolta di lotta, unitaria e radicale: una svolta impossibile senza rompere ogni compromissione col PD e con tutti i portavoce “democratici” degli industriali e dei banchieri.
Il PCL combatte l’attuale “Unione Europea”, e rivendica la prospettiva degli Stati Uniti Socialisti d’Europa, quale unica vera alternativa su scala continentale.

mercoledì, maggio 04, 2011

SOLIDARIETA' AI COMPAGNI VITTIME DELLA REPRESSIONE A FIRENZE

Il Partito Comunista dei lavoratori della Toscana esprime la propria solidarietà nei confronti dei compagni e delle compagne vittime dell'ennesima operazione repressiva della Questura di Firenze. Oltre 80 compagni indagati e ventidue arresti per una operazione dal chiaro intento intimidatorio nei confronti delle avanguardie delle lotte studentesche e sociali dello scorso autunno. I reati per i quali i compagni sono stati arrestati vanno dalla manifestazione non autorizzata al blocco stradale, dal travisamento all'accensione di fumogeni, tutti reati commessi durante manifestazioni di piazza alle quali hanno partecipato migliaia di persone.
Il PCL chiede l'immediato ritiro di tutte le misure cautelari emesse contro i compagni e denuncia il clima sempre più cupo che si sta respirando in Toscana, dai fatti di Pistoia a quelli di via della Scala fino ad arrivare alla maxi operazione di oggi sono centinaia i compagni sotto indagine. Il governo cerca in questo modo di bloccare
possibili mobilitazioni di massa che possano esprimersi nella richiesta condivisa della sua caduta. Berlusconi teme che la richiesta “fare come in Tunisia ed Egitto”
si concretizzi e che sia totalmente condivisa da parte dei lavoratori.  

Solidarietà con i compagni vittime della repressione

lunedì, maggio 02, 2011

GRAVE IL SI' DELLA FIOM ALLA EX BERTONE L'ARRETRAMENTO SUBITO E' IL PREZZO PAGATO A UNA MANCATA SVOLTA GENERALE DELL'AZIONE DI CLASSE.

Il Sì della dirigenza Fiom all'accordo con Fiat nella ex Bertone segna un arretramento grave del principale sindacato dell'industria: ben al di là della specifica vicenda di quella fabbrica.

Dire Sì alla Fiat “ per non subire il ricatto” significa contraddire clamorosamente la battaglia di Pomigliano e Mirafiori, e fare un regalo insperato a tutti gli avversari della Fiom: la Confindustria, i sindacati asserviti di CISL E UIL, la stessa direzione della CGIL. Ma non solo.

La Fiom ha rappresentato nell'ultimo anno una forma di resistenza al padronato e alla concertazione, e per questo un fatto di incoraggiamento per milioni di lavoratori: ma senza tradurre questa resistenza in una linea d'azione unificante e in una prospettiva radicale complessiva di carattere alternativo per il movimento operaio. Questa gestione empirica del conflitto paga oggi, nella vicenda ex Bertone, un prezzo salato, anche nel rapporto con l'immaginario generale dei lavoratori. Ammainare la bandiera del No a Marchionne non significa solo disarmare la resistenza negli altri stabilimenti Fiat, ma disorientare e indebolire la lotta di classe dell'intero movimento operaio italiano. E questo nel momento di massima difficoltà.

La verità di bilancio è che non si può reggere isolatamente fabbrica per fabbrica. Ma questo deve significare generalizzare e radicalizzare il fronte di lotta, come il nostro partito ha sempre rivendicato; non ripiegare all'indietro e in ordine sparso.
La svolta del Sì nella ex Bertone dimostra dunque, una volta di più l'esigenza di una svolta radicale del movimento operaio, oltre la soglia del sindacalismo tradizionale. Il bivio è sempre più netto: o una svolta unitaria e radicale per rompere l'assedio, o il rischio di una Caporetto disastrosa. O si avanza o si arretra: in mezzo al guado non si può restare.

Il PCL si batterà sino in fondo per la svolta radicale e complessiva dell'azione di classe , in piena continuità con la propria battaglia sindacale e di massa.

LA TORINO OPERAIA CACCIA I SINDACATI GIALLI SERVI DEI PADRONI

domenica, maggio 01, 2011

CACCIATA LA CISL DAL CORTEO DEL 1 MAGGIO A TORINO IL PCL PARTECIPA ALLA CONTESTAZIONE E AL COMIZIO CHE LA RIVENDICA.

Il 1 Maggio a Torino si annunciava da giorni molto caldo.
Nella città della massima aggressione padronale contro il lavoro, la direzione CGIL sceglieva di celebrare i primo maggio a braccetto di CISL E UIL: i sindacati sodali degli Agnelli e del governo. Non solo: era annunciata la presenza nel corteo dei massimi dirigenti berlusconiani della Regione, incluso il candidato a sindaco del PDL: un certo Coppola ( un nome, un programma). E tutto questo alla vigilia del nuovo referendum ricatto alla ex Bertone ( 2 Maggio) e dello sciopero generale contro il governo ( 6 Maggio). Era davvero troppo.

La sezione torinese del PCL proponeva alle altre sinistre cittadine- ed in particolare al blocco FED-Sinistra Critica- di promuovere congiuntamente una contestazione di piazza della presenza CISL nel corteo e una conclusione separata della manifestazione. Ma la proposta unitaria veniva respinta.

Come era prevedibile, la contestazione della CISL è avvenuta ugualmente, e in termini dirompenti. Centinaia di lavoratori della Cgil e dei sindacati di base, centinaia di giovani del centro sociale Askatasuna e delle Università hanno giudicato insopportabile la presenza degli avversari del lavoro alla festa del lavoro: ed hanno sbarrato loro la strada con un muro umano di slogan di denuncia e di epiteti dissuasivi. Piero Fassino, uomo di Marchionne, e il servizio d’ordine del PD hanno fatto di tutto per difendere la presenza della Cisl e dei berluscones. Ma invano. Persino quel pezzo di base CGIL che non ha partecipato alla contestazione, si è rifiutato di attivarsi a difesa degli avversari. Il risultato è stato che dopo mezzora di stallo la polizia ha scortato l’uscita della CISL dal corteo, tra i plausi di giubilo di tanto giovani e operai. I berluscones hanno seguito a ruota.

Il PCL ha partecipato alla contestazione e ne ha rivendicato la giustezza. Lungo tutto il corteo ha animato uno spezzone combattivo che rivendicava la rottura col sindacalismo filo padronale ( “CISL e UIL servi dei padroni, non bastano le uova, ci vogliono i bulloni”) e con tutti i partiti padronali ( “Coppola e Fassino stanno con Marchionne, contro gli operai, uomini e donne”). E alla fine ha partecipato al comizio conclusivo animato da Askatasuna e dai settori partecipi della contestazione, con l’intervento del nostro compagno Daniele Debutto, operaio, unico candidato a sindaco intervenuto: il quale non solo ha pubblicamente rivendicato la contestazione della Cisl , ma ha concluso l’intervento- molto applaudito- col richiamo al “Fare come in Tunisia e in Egitto”, quindi alla prospettiva della rivoluzione. Il tutto davanti a non meno di 2000 lavoratori e giovani.

Più in generale, la parola d’ordine del “ Fare come in Tunisia e in Egitto” ha raccolto lungo tutto il corteo un vasto consenso di pubblico, con ripetuti applausi di settori di manifestanti. E’ la riprova di come una parola d’ordine di rivoluzione possa essere declinata in forma popolare, rendendosi accessibile al senso comune di vasti settori di avanguardia e persino di massa. Per questo la rilanceremo in occasione delle imminenti manifestazioni del 6 Maggio. Lungo quella linea di “autonomia, unità di classe, prospettiva rivoluzionaria” che, nel suo insieme, segna la differenza di fondo tra il nostro partito e ogni altro soggetto della sinistra.

LA LEGA SI ALLINEA, BERLUSCONI SI SALVA, IL PD COPRE

L'annunciata mozione parlamentare della Lega ha un solo significato: la Lega accetta la continuità dei bombardamenti in Libia dietro la foglia di fico di parole vuote, e a futura memoria; in perfetta continuità col sostegno decennale di Bossi alla guerra afghana. Altro che “pacifismo” leghista!
Eppure, proprio nel momento in cui si dovrebbe affondare la lama contro l'ipocrisia di guerra di Bossi e Berlusconi, le cosiddette “opposizioni” liberali coprono clamorosamente il governo: il PD addirittura scavalcando a destra un governo reazionario in fatto di interventismo militare; la IDV restando impiccata al suo primo voto favorevole alla missione di guerra. Le “opposizioni” liberali si confermano di fatto ancora una volta,al di là delle parole, come il miglior alleato del peggiore governo. Cosa aspettano Vendola e Ferrero a rompere col PD e a intraprendere una vera opposizione per una vera alternativa?