domenica, dicembre 11, 2011

11 dicembre: con le donne o con il capitalismo?




L'11 dicembre avrà luogo una nuova manifestazione indetta dal comitato Se non ora, quando?

Come ben analizzato dalle compagne di Femminismo a Sud

( http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2011/12/05/anche-i-ricchi-piangono-e-a-noi-che-ce-ne-fotte/ ), se quella del 13 febbraio si distingueva per il suo antiberlusconismo che ha accolto anche i più beceri maschilisti da ogni dove, allora facendo due più due si capisce che questa manifestazione sarà a favore del governo Monti e delle sue tre ministre dal curriculum “perbene”.

In questo periodo di grave incertezza politica, in cui, ribadiamo, le donne devono sorbirsi tutto il peso che consegue dal lavoro dentro e fuori casa, e dopo la manovra “lacrime e sangue” che non farà che peggiorare la loro condizione, è facile cavalcare i malcontenti, e ciò sarebbe un bene, solo a patto di essere davvero interessati ai problemi delle donne; peccato che non sia il caso di SNOQ, che nei suoi comunicati parla solo alle italiane (in ultimo, alle straniere), cita il 150° anniversario dell'Unità d'Italia collegandolo all'importanza del genere femminile di rifare, in un modo non meglio specificato, la Patria.

Questo inquietante discorso politico dai connotati autoritari e razzisti, viene accolto sia dalle donne del centro-destra che da quelle di centro-sinistra, evocando ciò che il genere femminile, in barba al fatto che questa società è classista e alla soggettività di ciascuna, dovrebbe avere in comune, cioè la voglia di diventare madri e il loro non-essere, sostanzialmente, delle puttane.



Si alimenta, così, con cognizione di causa, al grido di “Se non le donne (perbene, sottinteso), chi?”, un finto problema vecchio come il mondo: donne perbene contro donne permale. Donne che fanno figli contro donne che scelgono di non farli.



Noi vogliamo superare questo dualismo, e ricordare quali sono i problemi delle donne, al di là delle loro scelte di vita, quelle ignorate dallo stesso comitato che ha indetto la manifestazione.

Ricordiamo le donne rinchiuse nei CIE, quelle senza voce, che vengono stuprate e non possono ribellarsi, in quella terra di nessuno nata grazie all'idea del centro-sinistra stesso che compone una parte del comitato; quelle che arrivano in Italia per farsi una vita migliore e vengono rispedite nel loro Paese di origine. Quelle italiane e non, disoccupate, precarie, quelle che vorrebbero poter decidere della loro vita ma non possono perché quando sei donna sei una potenziale madre, e allora non ti assumono, se non al nero e con una paga di molto inferiore a quella maschile.

Quelle che vogliono la pillola del giorno dopo, ma non riescono ad averla perché c'è chi obietta, quelle che quando abortiscono si ritrovano il movimento per la vita davanti all'ospedale a rivendicare uteri che non sono loro, vite che non li riguardano. Ricordiamo le lesbiche, le bisessuali e le donne che non accettano il ruolo che gli si è imposto da secoli, che vivono in un clima di odio generato dal tempo in cui viviamo; ricordiamo anche tutti gli uomini che non vogliono continuare a far parte di un sistema patriarcale che li vuole machi e maschilisti, padroni delle donne e dei loro figli, li ricordiamo perché sono compagni, e con loro bisogna lottare per rovesciare questo patriarcato.



In questo clima di difficoltà generali, è facile risvegliare la rabbia e indirizzarla contro o a favore di qualcuno, a seconda di come conviene.

Noi crediamo che l'unica lotta possibile è quella contro chiunque attenti alla vita delle donne, al loro futuro, al loro presente, declinato in tutti i modi possibili, nel rispetto della loro soggettività, attentato politico che sicuramente non ha smesso di essere col governo Berlusconi, che continua a esistere col governo Monti, oggi più che mai. I governi cambiano, gli effetti del capitalismo si inaspriscono, ancor più per il genere femminile, e alla domanda-slogan di Se non ora quando, “Se non le donne, chi?”, noi rispondiamo, tutte e tutti insieme; senza negare le differenze sociali e storiche e senza nascondere i problemi che ci sono tra i generi, dai quali anzi si può ricavare un'enorme ricchezza, per costruire un mondo completamente diverso, attraverso la lotta di classe e il socialismo.

Per una piazza delle donne, non alle donne.