giovedì, ottobre 20, 2011

NON C’E’ NIENTE DA CELEBRARE

Oggi 20 Ottobre 2011 il Presidente Napolitano viene a Pisa a benedire i lavori del PIUSS (Piani Integrati di Sviluppo Urbano Sostenibile) e ad inaugurare l’anno accademico.

COME SI FA PER OGNI VISITA MERAMENTE CELEBRATIVA, L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE FA SFOGGIO DELLE PROPRIE VETRINE, DEI NASTRI E DEI LUSTRINI E NASCONDE SOTTO IL TAPPETO QUELLA CHE CONSIDERA SPAZZATURA.

Pisa è una città che investe ingenti risorse in un progetto di sviluppo dettato da confcommercio e lobby dei palazzinari e non è un caso che proprio qualche giorno fa la confcommercio si sia arrogata il diritto di dettare l’agenda politica chiedendo che le logge dei banchi vengano rifiutate ad ogni utilizzo politico. Pisa viene superficialmente ripulita e tirata a lustro quando nei quartieri fuori dal centro l’edilizia popolare è lasciata allo sfacelo e dove le scuole  cadono a pezzi. Gli studenti, universitari e non solo, vedono sempre piu’ ridotti i propri spazi di aggregazione perchè ciò che l’amministrazione di Pisa vuole è che siano rinchiusi nelle loro minuscole camere per cui pagano affitti esorbitanti a consumare e sopravvivere. Lo studente, per l’amministrazione di Pisa, non è che una merce che viene strizzata e munta per quei cinque o sei anni e poi sputata fuori per far spazio a un nuovo carico. L’amministrazione comunale di Pisa ha accolto e avallato come un “ONORE” il progetto di costruzione del piu’ grande HUB militare al servizio della NATO in territorio europeo, che verrà costruito e reso operativo presso l’aereoporto militare dall’Oro di Pisa da cui anche in questi stessi minuti stanno partendo aerei che vanno a portare morte e distruzione in Libia sulle cui macerie si aprirà poi la corsa alla speculazione della ricostruzione.
E’ questo lo sviluppo che vogliono dare al territorio pisano, quello dell’economia e del lucro sulla guerra.

Pisa è una città su cui si riversano tutti gli effetti della grande crisi del capitalismo che banchieri e padroni vogliono scaricare sulle classi piu’ deboli ed in particolare sui lavoratori.
Le aziende in crisi nella provincia pisana si moltiplicano, licenziamenti e cassaintegrazione sono divenuti la normalità
quotidiana insieme ad un precariatò sempre piu’ dilagante in ogni settore. Le condizioni di lavoro peggiorano giorno dopo giorno e al contrario di quello che la retorica di stampa e amministratori vuol far credere, gli infortuni sul lavoro si moltiplicano giorno dopo giorno oltre a un generale peggioramento della salute dei lavoratori e delle lavoratrici, dovuta a turni massacranti per numero di ore e condizioni del posto di lavoro a cui ci si sottomette di fronte al ricatto del licenziamento, della cassa integrazione, della delocalizzazione, della chiusura di fabbriche e aziende, si fanno turni spezzati, figli della cosiddetta “flessibilità”, che comportano un peggioramento netto della qualità della vita e che rendono impossibile anche solo pianificare la spesa per la cena o l’andare a prendere i figli a scuola.


Per tutti questi motivi come Partito comunista dei lavoratori riteniamo che NON CI SIA NIENTE DA CELEBRARE e che anzi ci sia da costruire un’unica grande vertenza generale dei lavoratori e degli studenti, che unifichi le lotte dei lavoratori sparpagliate tra le varie aziende con quelle degli studenti nelle diverse facoltà, una vertenza che possa portare avanti con forza la parola d’ordine che noi NON PAGHEREMO IL DEBITO A BANCHIERI E PADRONI, perchè è un debito che non ci riguarda ma è anzi un cappio che i padroni hanno messo al collo dei lavoratori e delle classi subalterne, e che quindi rifiutiamo conseguentemente la logica che la crisi e il pagamento del debito si risolva attraverso manovre lacrime e sangue che scaricano completamente i costi della crisi sulle spalle dei lavoratori,  una logica condivisa tanto dal centrodestra quanto dal centrosinistra quanto da tutte le istituzioni, compreso il presidente della Repubblica Napolitano, lo stesso Napolitano che si è impegnato in prima persona per vincere i dubbi del governo Berlusconi e trascinare l’Italia nella guerra in Libia e lo stesso Napolitano che si è fatto non solo garante delle manovre che impongono tutti i sacrifici ai lavoratori per salvare banchieri e padroni, ma che si è di fatto posto come cinghia di trasmissione tra le volontà della Banca Centrale Europea e il governo italiano, tanto questo quanto il prossimo.
NOI IL DEBITO NON LO PAGHIAMO

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