lunedì, settembre 19, 2011

LA BATTAGLIA DELLA FIAT DI TERMINI IMERESE

La lotta dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese merita il sostegno di tutto il movimento operaio.

La Fiat sta procedendo all'annunciata chiusura della fabbrica. 1800 operai, incluse le tre aziende dell'indotto, stanno per essere buttati su una strada. Il progetto di acquisto del faccendiere molisano Di Risio- già coinvolto nel mancato rilevamento di Fiat Irisbus di Avellino- è semplicemente una truffa. A questo signore interessa solamente mettere le mani su 67 milioni di soldi pubblici, non il rilancio della produzione. E in ogni caso, se anche Di Risio andasse avanti nell'operazione, 1200 operai a conti fatti resterebbero comunque senza lavoro. Una tragedia sociale.

La politica dominante è muta davanti a questa tragedia. Non a caso. Il governo, come si è visto in finanziaria, si aggrappa a Marchionne per cercare di sopravvivere ( o resuscitare). Il PD cerca anch'esso il benestare della Fiat per tornare al governo. Gli Agnelli si servono da entrambi i forni.

Così in campo sindacale. Cisl e Uil sono ormai dipendenti di casa Agnelli. La maggioranza della Cgil ha appena siglato con Confindustria un ( pessimo) accordo sulle deroghe al contratto nazionale, e cerca di salvare questo accordo con Marcegaglia dai giochi di Sacconi( art.8). Per questo evita ogni radicalizzazione dello scontro sociale.

Solo la Fiom ( e il sindacalismo di base) si oppone realmente alla Fiat, tenendo aperto un varco prezioso. Ma sconta la scelta sbagliata di 2 anni fa di non procedere alla occupazione degli stabilimenti. Ed oggi si trova sulla difensiva, in ordine sparso, nelle diverse trincee: Pomigliano, Mirafiori, Bertone, Irisbus, Sevel, e innanzitutto Termini Imerese. Dove la Fiom è maggioritaria. E dove l'occupazione della fabbrica nel 2009, come tanti operai chiedevano, avrebbe potuto configurare un altro rapporto di forza e un altro scenario nazionale complessivo.

Ma la battaglia, per quanto difficilissima, non è ancora persa. Alla condizione di realizzare un immediato cambio di rotta.

A Termini Imerese, come in tutti gli stabilimenti Fiat.
Gli operai possono contare solo sulla propria forza. Questo è l'insegnamento di due anni. Promesse di padroni, politicanti, burocrati e faccendieri hanno dimostrato di essere solo un inganno. La forte reazione di lotta degli operai di Termini in questi giorni, con blocchi di strade e autostrade, è anche una prima ( sacrosanta) risposta a questo inganno. E' l'unica via per ribaltare la situazione. Nel quadro della crisi, solo se la lotta operaia pone un problema di ordine pubblico, può strappare risultati, costringendo padroni e governo a un passo indietro. Lo dimostra il caso recente della lotta di Fincantieri ( Castellamare e Sestri). Rendere ingovernabile il caso Termini: questo dev'essere dunque il primo obiettivo della lotta. Mostrare coi fatti che i lavoratori sono disposti a tutto pur di respingere la distruzione del proprio lavoro e del proprio futuro. Governo nazionale, vertici Fiat, giunta Lombardo, partiti dominanti di ogni colore, tutti debbono essere avvisati, perchè nessuno si illuda.

Ma essenziale diventa, parallelamente, rompere l'isolamento della lotta. Se gli operai di Termini Imerese occupassero gli stabilimenti, al pari delle fabbriche dell'indotto, non solo bloccherebbero lo smantellamento annunciato degli impianti, ponendosi di traverso all'operazione Fiat. Ma darebbero un esempio prezioso ai lavoratori degli altri stabilimenti del gruppo interessati a processi di ristrutturazione antioperaia. Potrebbero collegarsi all'occupazione in atto alla Irisbus contro gli stessi padroni ( Fiat e Di Risio). Darebbero incoraggiamento agli operai di Mirafiori, di Pomigliano, della Sevel, favorendo l'unificazione della lotta. Attirerebbero l'attenzione di tutto il movimento operaio, di migliaia di aziende in lotta per il lavoro, proprio nel momento di massima tensione politica e sociale nazionale. L'occupazione generale di tutte le aziende che licenziano o colpiscono i diritti sindacali è il solo modo di unificare il fronte operaio della resistenza sociale. L'unico modo di reagire all'attacco dei padroni con una radicalità pari alla loro. L'unico modo di cercare di vincere.

Infine va definita una piattaforma unificante della vertenza Fiat. La proprietà e i suoi Marchionne sono totalmente inaffidabili. Il loro progetto, sempre più chiaro, è quello di ridimensionare drasticamente la propria presenza industriale in Italia. La battaglia per la nazionalizzazione della Fiat, sotto controllo dei lavoratori, diventa dunque centrale per la difesa del lavoro, e la ripartizione del lavoro. E può essere una battaglia “popolare”. I lavoratori e la maggioranza della società italiana hanno già “comprato” di fatto la Fiat, con i vagoni di soldi pubblici versati dallo Stato agli Agnelli, sotto i governi di ogni colore. Si tratta di restituire ai lavoratori ciò che è loro. E di costruire attorno a questo obiettivo una campagna nazionale. Che richiama l'esigenza di una riorganizzazione anticapitalista dell'intera società, e di un governo basato sulle ragioni del lavoro.

Questa svolta complessiva- di azione e di obiettivi- interroga le responsabilità di tutte le sinistre politiche e sindacali. Il PCL chiede a tutte le sinistre, a partire dalla Fiom, di fare della battaglia di Termini Imerese un punto di svolta nazionale. La situazione è difficilissima. Si può ribaltare solo unendo le forze attorno a una svolta radicale. Non vi sono alternative reali, se non la rassegnazione a una sconfitta rovinosa. Quella che gli operai di Termini, come dimostrano le lotte di questi giorni, non sono disposti ad accettare.

In ogni caso il Partito Comunista dei Lavoratori darà pieno e attivo sostegno a tutte le azioni di lotta che gli operai di Termini e la Fiom vorranno intraprendere per difendere il lavoro. Sino in fondo.

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