venerdì, settembre 02, 2011

GLI OPERAI DELLA IRISBUS OCCUPANO LA FABBRICA IL PCL DAVANTI AI CANCELLI

I 700 operai Irisbus hanno votato in Assemblea la occupazione della fabbrica. L'appello alla “virtù della prudenza” lanciato da De Mita è fallito.
 
La trattativa intrapresa il 30/31 Agosto a Roma in presenza del Ministro Romani è finita su un binario morto. Il ministro aveva proposto alle parti uno stallo di due mesi, lasciando in realtà alla Fiat le mani libere per procedere alla vendita dello stabilimento. I lavoratori hanno respinto questa cosiddetta “mediazione”. La Fiom e le rappresentanze sindacali aziendali hanno avallato la posizione dei lavoratori. Da qui l'occupazione della fabbrica: una ipotesi che circolava da tempo tra gli operai e che il PCL aveva sin dall'inizio sostenuto.
 
L'occupazione ha subito mosso le acque. Una parte della stampa borghese nazionale ha riferito il fatto con “preoccupazione”. Il ministro Romani si è affrettato a dichiarare il proprio “rammarico” per la mancata accettazione della “mediazione”. Appellandosi ai sindacati nazionali “ perchè evitino il prodursi di situazioni estreme irrecuperabili”, e confidando sul loro “ruolo positivo”. “Garantisco per la salvaguardia del sito produttivo e dei redditi dei lavoratori”, ha aggiunto il ministro.
 
Ma proprio questa dichiarazione rivela la truffa : il governo accetta la vendita della Irisbus, e in cambio “assicura” a parole i lavoratori che non saranno lasciati su una strada. E' la stessa promessa ingannevole che era stata fatta due anni fa agli operai Fiat di Termini Imerese. I lavoratori Irisbus non sembrano disposti a subire l'inganno: la fabbrica deve rimanere, senza alcuna svendita, a garanzia del lavoro, dell'indotto, del territorio.
 
Il 7 Settembre scenderanno alla Irisbus occupata quelle  segreterie nazionali dei sindacati, cui Romani si è appellato. Alla assemblea generale dei lavoratori sarà presente Marco Ferrando, portavoce nazionale del PCL.
 
La posizione del PCL è chiara. Non solo va sostenuta senza riserve, e senza retromarce, la occupazione della fabbrica. Ma questa scelta di lotta può e deve essere estesa a centinaia di altre situazioni analoghe. La generalizzazione dell'occupazione delle aziende che licenziano, che dismettono, che attaccano la occupazione e i diritti sindacali, deve diventare uno dei motori della mobilitazione straordinaria d'Autunno contro governo e padronato. E l'unica via per ottenere risultati, e aprire la via di una vera alternativa.

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