giovedì, luglio 28, 2011

NO ALLA GRANDE INTESA CONFINDUSTRIA- ABI-CISL-CGIL

La cappa di piombo della grande concertazione inizia a calare sul movimento operaio italiano e su tutti i movimenti sociali, in funzione di un ricambio politico confindustriale.
 
La clamorosa dichiarazione comune di Confindustria, Associazione banchieri, Cisl, Cgil, sull'”emergenza economica nazionale” è al riguardo eloquente. Dopo una manovra finanziaria di macelleria sociale, industriali e banchieri chiedono “maggiore rigore” ( contro i lavoratori) e “maggiore sviluppo” ( più risorse pubbliche per i propri profitti privati). E la Cgil, dopo aver sottoscritto con Confindustria un accordo restrittivo dei diritti sindacali, tra gli applausi di tutta la stampa padronale, replica oggi con un secondo Sì a Confindustria e banche sulla necessità dei “sacrifici”.
 
La valenza politica della dichiarazione comune è fin troppo scoperta. Di fronte all'aggravarsi della crisi finanziaria e della crisi del berlusconismo, la grande borghesia italiana accentua la sfiducia verso il governo e cerca di predisporre una soluzione politica alternativa, protetta da una larga concertazione sindacale: l'unica soluzione capace di imporre ai lavoratori una nuova più pesante stagione di austerità. La burocrazia Cgil, firmando la dichiarazione, ha detto Sì a questa prospettiva politica. Che essa assuma i caratteri di un governo di “unità nazionale” o di un nuovo governo confindustriale di centrosinistra, poco importa: la Cgil fa sapere al padronato che in ogni caso si “assumerà le proprie responsabilità”.. verso il capitalismo italiano.
 
Lo scontro sociale e politico in autunno conoscerà dunque  un ulteriore salto di qualità. Tutti i fattori di crisi sembrano congiungersi: crisi finanziaria, crisi sociale, crisi politica ed istituzionale, bancarotta “morale” delle classi dirigenti e dei loro principali partiti. E' necessario che il movimento operaio e i movimenti sociali preparino una risposta all'altezza del nuovo scenario.
 
La battaglia nei luoghi di lavoro per il No all'accordo del 28 Giugno è un passaggio importantissimo. Ma va investita in un salto radicale di mobilitazione di massa, e in un programma apertamente anticapitalistico . Solo una svolta unitaria e radicale della mobilitazione può spazzare via Berlusconi, sbarrare la via della concertazione, preparare dal basso un nuovo scenario politico. “Contro rapina e malaffare, sollevazione popolare” gridava il PCL nella manifestazione nazionale di Genova del 23 Luglio. E' e sarà la nostra linea di massa di Autunno.

Nessun commento:

Posta un commento