giovedì, maggio 12, 2011

PER UNA PALESTINA LIBERA E PER UN MEDIO ORIENTE SOCIALISTA


L’attuale situazione in Palestina costituisce per i marxisti rivoluzionari un passaggio fondamentale per porre e proporre una serie di rivendicazioni transitorie che leghino la lotta per l’autodeterminazione del popolo palestinese alla conquista del potere della classe operaia palestinese.
Nel 2004 AMR Progetto comunista ( corrente della sinistra del PRC ossatura fondante del PCL) scriveva a riguardo della questione palestinese: “…Come da sempre le prospettive della rivoluzione palestinese sono difficili. E sempre di più dovrebbe essere evidente  che la soluzione positiva per i palestinesi deve essere cercata nello sviluppo, accanto all’Intifada, di una lotta più ampia nel Medio Oriente. Una lotta contemporaneamente contro il sionismo, l’imperialismo e i suoi agenti borghesi e feudo-borghesi; per una soluzione socialista in Palestina e nel Medio Oriente in generale. Questa è l’unica prospettiva che potrebbe avere la forza per vincere il sionismo e i suoi padroni imperialisti, realizzando le legittime aspirazioni nazionali (ma anche sociali) del popolo palestinese.”
Questa analisi auspicabile poneva, oggi ancora più attuale, la prospettiva della liberazione del popolo palestinese all’interno di una cornice di rivoluzione nel Magreb. Il vento delle rivoluzioni arabe può essere un nuovo detonatore sociale per la questione palestinese. I marxisti rivoluzionari da internazionalisti si oppongono da sempre al nazionalismo, in tutte le salse, che offre soltanto la prospettiva di rovesciare i termini dell’oppressione. L'unica soluzione per il popolo palestinese è la rottura del recinto capitalistico. La via di salvezza per i palestinesi e per la minoranza di lingua ebraica è una rivoluzione proletaria e una federazione socialista del Medio Oriente.
Le proposte di risoluzione sul conflitto palestinese dei vari imperialismi, dagli Usa a quelli europei , non solo ( e del loro braccio diplomatico Onu “Un covo di briganti” come definiva Lenin la SDN padre dell’odierna Onu) sono finte e servono unicamente a tutelare i propri interessi geopolitici in quell’aria, ma sono anche il frutto della più brutale astrazione geografica che non pone soluzione.
La morte di Arrigoni- una doccia fredda per noi tutti che ci opponiamo all’oppressione sionista in Medio Oriente- ha dimostrato ancora una volta lo squallore politico del governo Italiano. IL silenzio sulla tragica vicenda da parte del governo ( e delle opposizioni democratiche) è un fatto. A questo silenzio i poteri forti italiani hanno sommato il proprio sostegno, per bocca di Berlusconi, al regime coloniale d’Israele e il ripudio all’umanitaria missione di Freedom Flotilla ( Berlusconi “bloccheremo la Freedom Flotilla”). Tutto questo rende, oggi più che mai, il nostro impegno a favore del popolo palestinese e della sua lotta prioritario.
Come trotskysti lottiamo per dirigere le masse verso la rivoluzione socialista. Ma non pretendiamo di imporre le nostre specifiche soluzioni a tutti i problemi. In Palestina, al momento della vittoria rivoluzionaria, sarà il popolo palestinese – con la sua libera autodeterminazione e con il rispetto dei diritti del popolo ebraico – a decidere.
•    Per la sconfitta del sionismo e del­l’im­perialismo;
•    No ai compromessi bidone, rivoluzione fino alla vittoria;
•    Per la mobilitazione delle masse arabe contro Israele e l’imperialismo;
•    Per l’abbattimento dello Stato sionista di Israele; per i pieni diritti democratici del popolo ebraico in  Palestina come minoranza nazionale, nel quadro dell’unità del Medio O­riente;
•     Per una federazione socialista del Medio Oriente e del Nordafrica

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