mercoledì, aprile 27, 2011

OLTRE LO SCIOPERO DEL 6 MAGGIO: PER UNA VERA AZIONE DI FORZA CONTRO PADRONATO E BERLUSCONI

I lavoratori stanno subendo l'attacco più pesante di tutto il secondo dopoguerra: sul terreno sociale, per mano della Fiat e del padronato; sul terreno politico, per mano di un governo reazionario che domina un Parlamento di nominati e di corrotti.

Eppure le “opposizioni” liberali ( a partire dal PD) si limitano al chiacchiericcio. Volendo rimpiazzare Berlusconi con un governo gradito a Marchionne e Bankitalia, non solo non possono mobilitare le masse, ma finiscono col sostenere la Fiat contro i lavoratori e col salvare il governo in votazioni cruciali ( come sulla guerra e sul federalismo antioperaio).

Mentre la direzione della CGIL, che pur “denuncia” il governo, continua a ricercare una riconciliazione col padronato e con i sindacati asserviti di CISL e UIL: e per questo non solo si limita ad un mini sciopero generale del tutto rituale, ma si dispone al negoziato sull'alleggerimento del contratto nazionale . Cercando di offrire per questa via una sponda utile alle “opposizioni” liberali e alle loro relazioni coi padroni.

Le sinistre politiche ( SEL e FDS), dal canto loro, a parole difendono il lavoro, nei fatti si accodano (“criticamente”) ai liberali: continuando a sognare assessorati, ministeri, o addirittura premierati ( a fianco degli avversari “democratici” dei lavoratori).

Qual'è la risultante di questa catena di Sant'Antonio? Da un lato la sopravvivenza di Berlusconi, addirittura incoraggiato dall'impotenza delle opposizioni al peggiore affondo reazionario anticostituzionale. Dall'altro la continuità dell'offensiva padronale contro la FIOM e gli stessi diritti sindacali.

Il Partito Comunista dei Lavoratori dice che non si può andare avanti così. Che questa deriva suicida va arrestata, prima che sia troppo tardi. Che è possibile farlo in un solo modo: mettendo in campo, unitariamente e sino in fondo, tutta la forza del mondo del lavoro, dei precari, degli studenti, delle donne. Cioè opponendo alla forza avversaria una forza eguale e contraria. In una mobilitazione che non si limiti ad evocare buone ragioni, ma punti a piegare la resistenza dell'avversario. Ossia a vincere.

PER QUESTO diciamo che lo sciopero generale del 6 Maggio non solo va esteso- come già hanno fatto diverse categorie- ma dev'essere l'inizio di una vera svolta di lotta che miri a bloccare l'Italia: con una mobilitazione di massa, radicale, prolungata, che rivendichi innanzitutto il blocco dei licenziamenti, la piena difesa del contratto nazionale di lavoro, l'abrogazione delle leggi di precarizzazione, un salario dignitoso per i disoccupati.

PER QUESTO diciamo, sul piano politico più generale, che “occorre fare come in Tunisia e in Egitto”: con la preparazione di una grande marcia nazionale, operaia e popolare, su Palazzo Chigi per imporre a Berlusconi le dimissioni. Con l'assedio prolungato dei palazzi del potere sino alla caduta del governo.

PER QUESTO abbiamo rivolto e rivolgiamo un appello a tutte le sinistre, politiche, sindacali, di movimento, a favore di una svolta di lotta, unitaria e radicale: una svolta impossibile senza rompere ogni compromissione col PD e con tutti i portavoce “democratici” degli industriali e dei banchieri.

In ogni caso questa nostra campagna- che va registrando ogni giorno di più un consenso crescente- continuerà senza incertezze nei luoghi di lavoro, nelle organizzazioni sindacali e di massa, nei movimenti di lotta, nei confronti politici ed elettorali. Senza altro interesse che non sia lo sviluppo di una sollevazione sociale contro le classi dirigenti del Paese, in direzione un'alternativa di società: in cui a comandare siano finalmente i lavoratori e non i loro sfruttatori.

Governino i lavoratori, non gli industriali e i banchieri!
La costruzione quotidiana del Partito comunista dei Lavoratori- che si va progressivamente estendendo- è al servizio di questo progetto di liberazione.

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