mercoledì, gennaio 26, 2011

PROVE TECNICHE DI EPIDEMIA DEL PIANO MARCHIONNE IN ITALIA ED IN TOSCANA

All’alba del referendum sull’accordo di Pomigliano, il segretario del PD Bersani aveva espresso con ben scarsa lungimiranza (e con evidente malafede) il suo appoggio al progetto, con l’augurio che si trattasse di un caso isolato, dovuto alle necessità particolari dello stabilimento di Pomigliano.
All’alba del referendum sull’accordo di Mirafiori, tutto il PD si è schierato dalla parte di Marchionne senza nemmeno piu’ tentare di mascherare la sua scelta di campo, consapevole che la manovra di Marchionne non è un’eccezione, ma è un diktat, un attacco generalizzato, che vuol imporre un nuovo modello di rapporti di lavoro, non solo in tutto il settore metalmeccanico, non solo in tutti i rapporti di lavoro in ambito industriale,  ma tutto il mondo del lavoro.
Ne è prova che si stanno muovendo i primi passi anche nell’ambito del commercio.
Carrefour si è posta esattamente come il corrispondente di FIAT nel mondo del commercio, sbandierando la minaccia di ritirare gli investimenti in italia per costringere i lavoratori ad accettare un riassetto aziendale che comporta, tra gli altri termini, il salario variabile per i neo-assunti in relazione alla produttività.
In nome della salvaguardia degli investimenti della multinazionale francese in italia (dove conta quasi 22.000 dipendenti), i sindacati confederali sono tutti proni alle sue richieste, CGIL compresa.
Ma l’effetto Marchionne si propaga anche in Toscana e nelle nostre realtà locali.
La stessa Unicoop Firenze(8.000 dipendenti) ha presentato ai sindacati un progetto di riorganizzazione aziendale che fa proprie le direttive del piano Marchionne.
Il primo effetto sarà quello di realizzare una New.Co. in cui far confluire i vari punti vendita meno redditizi, si tratta di 17 negozi diffusi tra le province di Arezzo, Pisa, Prato e Firenze. I lavoratori che passeranno alla New.Co si vedranno aumentare l’orario da 37 a 40 ore lavorative e perderanno il contratto nazionale di categoria.
Risulta chiaro come la manovra di Marchionne non sia un attacco limitato e circoscritto alla FIAT, ma sia la testa di ponte di un’aggressione generalizzata e feroce a tutto il mondo del lavoro.
Per questo motivo lo sciopero del 28 e gli scioperi che necessariamente seguiranno dovranno essere generali e prolungati, con il chiaro obbiettivo di far saltare gli accordi di Mirafiori e di Pomigliano ed impedire che questo modello di ipersfruttamento dei lavoratori, a cui vengono fatte scontare tutte le colpe dei padroni e la loro crisi, si diffonda a tutte le relazioni di lavoro e colpisca tutti i lavoratori italiani.
Per questo come Partito comunista dei lavoratori della Toscana chiediamo a tutte le forze politiche e sindacali della sinistra anticapitalista di rompere con il centrosinistra e chiediamo specialmente alla Federazione della Sinistra di rompere l’alleanza elettorale stipulata in Toscana con il PD, che rappresenta unicamente gli interessi di confindustria in totale antagonismo con quelli dei lavoratori.

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